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  • A “Spoleto incontra Venezia” assolutamente da ammirare le opere di Claudio Scandura

    Claudio Scandura partecipa alle rinomate mostre di “Spoleto incontra Venezia” esponendo i suoi pregiati quadri accanto a personalità di spicco del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì, sotto l’autorevole curatela del critico Vittorio Sgarbi e la direzione del manager Salvo Nugnes. Il periodo di svolgimento va dal 28 settembre al 24 ottobre 2014. L’edificio designato per accogliere l’evento è l’elegante Palazzo Falier, costruito nel XV secolo, a Venezia, sul Canal Grande.

    Pittore di formazione autodidatta, inizia la carriera a 19 anni, raggiungendo fama internazionale. La sua produzione è conservata in pregiate collezioni pubbliche e private. Nelle opere sono rappresentati campi da golf, tavoli da biliardo, interni, istanti di vita quotidiana, scorci suggestivi di Venezia, realizzati con tonalità cromatiche essenziali, che offrono visioni di scenari dall’intenso e armonioso realismo, frutto dell’ispirazione classica in sinergia con l’ambientazione moderna e attuale. L’osservatore deve abilmente compenetrare la scena rievocate e carpire la giusta chiave di lettura interpretativa.

    Sull’ispirazione, che lo guida durante la fase creativa, Scandura spiega “Un’opera nasce dall’idea di rappresentare un paesaggio, una figura, un volto o una scena di vita. A volte ho in mente uno sfondo, a cui conferisco un senso con una figura o una scena di vita. Altre volte l’idea di partenza è una figura o una scena di vita e allora attorno ad esse adatto lo sfondo. Inizio un’opera per raccontare qualcosa alla gente con i colori e cerco di farlo nella maniera più chiara possibile, affinché chiunque possa capire il significato di ciò che sta guardando. L’arte deve essere un piacere per tutti e non per i soli conoscitori. L’arte è l’espressione massima della vita. È espressività, creatività, fantasia. È ricerca di ciò che è bello e armonioso. Per chi fa arte è ricerca di se stesso”.

    Sulle tecniche strumentali di lavorazione utilizzate dice “Non dipingo mai di getto. Prima squadro la tela, poi vi eseguo il disegno base, quindi inizio a dipingere come fosse un puzzle. Quando la colorazione base è completa passo al chiaro scuro e alle sfumature, che amalgamano e armonizzano il tutto”.

  • Il pittore dell’armonia, Alessandro Testa, presente alle mostre di “Spoleto Arte”

    Si può senza dubbio affermare, che il pittore spoletino Alessandro Testa ha meritatamente raccolto gli “onori di casa” per i pregevoli quadri esposti alle mostre di “Spoleto Arte” attualmente allestite fino al 24 Luglio presso il secolare edificio di Palazzo Leti Sansi e inaugurate con trionfale ovazione il 27 Giugno. L’iniziativa è affidata alla curatela del Professor Vittorio Sgarbi e organizzata dal manager produttore Salvo Nugnes.

    Dapprima sperimenta la scultura del legno, lavorando il melo, il tiglio, il noce con particolare predilezione per l’ulivo. Per l’artista, che Sgarbi ha avvicinato al gusto di Tancredi, la pittura costituisce una sfida. Le sue mani desiderano confrontarsi con la corposità e con la superficie del colore. Le tinte, che si espandono sulle tele sono per lui come strumenti musicali, che evocano vibrazioni emotive.

    Al riguardo afferma “Non so dipingere, cerco solo di creare per lanciare un messaggio”. Pone dunque la comunicazione al centro della sua esperienza, che a livello stilistico richiama l’arte informale, pur senza mai riferirsi a una corrente specifica. Le sue opere non sono mai mute. Infatti, la sua anima continua a muoversi, a vibrare tra le cromie con indomita armonia e poetico equilibrio.

  • A GRANDE RICHIESTA LA “MILANO ART GALLERY” PROLUNGA LA MOSTRA DI JOSE’ DALI’ ORGANIZZATA DAL MANAGER SALVO NUGNES FINO AL 5 GIUGNO

    A grande richiesta la rinomata galleria milanese “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 ha prorogato fino al 5 Giugno la prestigiosa mostra di José Dalì, figlio del famoso Salvador Dalì, organizzata dal manager Salvo Nugnes, agente di nomi di spicco della cultura. L’esposizione pittorica, intitolata “La verità surreale” è visitabile con ingresso libero al pubblico e raccoglie un’eterogenea serie di creazioni in stile antologico, per ripercorrere il camaleontico percorso di ricerca dell’eclettico artista. Il professor Vittorio Sgarbi ha visitato la mostra, complimentandosi con entusiasmo e commentando positivamente l’allestimento delle opere, nella loro suggestiva dimensione di surrealismo onirico, che trova significativi punti di contatto con la matrice paterna.


    José Dalì è un moderno e intraprendente trasformista a 360°, che si cimenta con svariati generi espressivi: pittura, scultura, incisione, arte orafa, poesia, scrittura narrativa. Nel suo vivace estro si reinventa di continuo con intensa forza vitale, riuscendo a coniugare in perfetto equilibrio vita professionale e familiare. Di lui racconta “Sono sposato con la stessa donna da tanti anni, mai un tradimento neppure con il pensiero“. Ricordando l’esimio padre rivela “Non voleva che facessi l’artista e aveva ragione. Gli artisti hanno cessato di esistere dopo di lui. Io sono un viaggiatore del tempo. Oggi in troppi credono che l’arte sia un mix di bravura e stravaganze, ma non basta…”.

  • Il pittore Roberto Lando esporrà le sue opere alla Milano Art Gallery nella sede situata nel meraviglioso centro storico di Bassano

    La rinomata galleria bassanese “Milano Art Gallery” sita in via Portici Lunghi 37 nel cuore del centro storico, si prepara ad accogliere la mostra personale “Flusso creativo” dell’eclettico Roberto Lando, con l’organizzazione del noto manager produttore di grandi eventi Salvo Nugnes.

    Sarà presto in esposizione una corposa e variegata produzione pittorica di Lando, che parlando del concetto di arte dice “L’arte è una creatività, che bisogna avere dentro, qualcosa di -strano- che arriva quando meno te lo aspetti. Quando cerchi qualcosa non la trovi, ma la trovi proprio quando non la cerchi“. E proseguendo spiega “Guardo agli altri artisti, ma non mi sono mai ispirato a nessuno in particolare. La passione per l’arte c’è sempre stata dentro di me, fin dalla tenera età. Leggendo Osho ho imparato a non pensare quando creo, a non esserci con la mente nel momento in cui dipingo, in modo che emerga al meglio la mia interiorità più profonda. Mi piace fare il paragone di riferimento con la guida, poiché a volte si fanno parecchi chilometri pensando a tutt’altro, ma si riesce comunque a guidare bene“.

    L’organizzatore Salvo Nugnes afferma “Considero Lando un artista moderno, che unisce l’estemporaneità dell’ispirazione alla consapevolezza tecnica dei mezzi espressivi e della potenzialità del colore. Le sfumature cromatiche sono ben studiate e calibrate e mai utilizzate con casuale banalità, allo scopo di riprodurre un equilibrio di variopinte armonie. Nei suoi quadri cela un vivace universo di messaggi reconditi, che il fruitore deve scoprire con fervida curiosità, proiettandosi oltre lo spazio delimitato e circoscritto dalla tela, per entrare nell’infinito dell’immaginario virtuale. La sua ricerca è progettata in modo sperimentale, innovativo e avveniristico”.

  • Jose Dalì, figlio del grande Salvador inaugura tra pochi giorni alla Milano Art Gallery la sua mostra pittorica

    La storica “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 a Milano, ospita un evento di forte risonanza mediatica accogliendo la mostra pittorica “La verità surreale” di José Van Roy Dalì figlio dell’esimio mentore del Surrealismo Salvador Dalì, organizzata dal noto manager produttore Salvo Nugnes. L’esposizione si terrà dall’11 al 26 maggio 2014, con vernissage inaugurale in data domenica 11 maggio alle ore 18.00. Nell’occasione speciale sarà simbolicamente celebrato l’anniversario dei 110 anni dalla nascita del grande Maestro catalano.

    José Dalì ha un percorso esistenziale intenso e ha sempre saputo portare con consapevole responsabilità e coerenza il suo famoso cognome, dimostrando doti innate di autentica genialità e sviluppando una propria ricerca stilistica personalizzata e innovativa. E’ uno degli artisti di spicco più interessanti del panorama contemporaneo, ma ha scelto di vivere la sua dimensione artistica e professionale con estrema riservatezza, privilegiando la vita familiare e privata. Il suo prorompente DNA ispiratore l’ha stimolato a cimentarsi attraverso ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, dalla poesia alla scrittura narrativa, dall’incisione all’arte orafa.

    Sul periodo dell’infanzia vissuto in Italia racconta “Mia madre era ebrea e allo scoppio della guerra i miei dovettero rifugiarsi negli Stati Uniti. Prima di salire sul transatlantico incontrarono a Mentone la famiglia veronese Rossi, alla quale mi affidarono e con la quale ho vissuto a lungo. Considero la mia infanzia felice a Verona un magnifico regalo del destino e sono immensamente riconoscente ai miei tutori adottivi anche per il fatto di avermi sempre supportato. I miei genitori vennero spesso a trovarmi“.

    Emerge tutto il suo carismatico eclettismo nella significativa frase da lui pronunciata, quando parodiando l’affermazione paterna “La differenza tra un pazzo e me, è che io non sono pazzo” dichiara con ironica provocazione, che “l’arte è anche follia. La differenza sostanziale tra gli altri pazzi e me, è che io lo sono davvero e consapevolmente“.

  • Biografia di Nicola Sacco

    Biografia di Nicola Sacco

    Nicola Sacco nasce a Locri il 26 maggio 1950. Sin da piccolo ha mostrato una grande passione per la natura. Consegue il diploma del Liceo Scientifico e del Liceo Artistico. Non potendo continuare gli studi per motivi economici. studia la natura da autodidatta.

    Tra il 1972 ed il 1977 consegue premi partecipando a estemporanee presso Ardore (RC) e Gioiosa ]. (RC). Nel 1983 a Foggia “Premio Primavera”, a Reggio C. “Porta Dei Leoni” medaglia d’oro. Nel 1985 si dedica alla lavorazione del legno promuovendo un’azienda produttrice di sculture. Partecipa a concorsi a Rubiera; Modenarte: Antoniano di Bologna: Foggia: Premio Biennale di Venezia. Dal 1991-99 partecipa alla fiera campionaria “Macef” Milano.

    Tra il 1992 e il 1997 contribuisce all’organizzazione di varie manifestazioni di carattere culturale con enti pubblici e privati. Nel 1991, riceve un attestato meritorio dall’Accademia Del Fiorino, Prato (F1) e nel ‘94 un attestato meritorio per la sua attività dalla Camera di Commercio di Adelaide (Australia).

    Nel 2000 realizza “Asper 2000”, una scenografia che riproduce l’ambiente naturale del comprensorio aspromontano.

    Dal 2005 al 2010 è impegnato nella creazione di manifesti pubblicitari per l‘associazione “AMPOSDI” poeti e scrittori per tutte le regioni d’Italia.

  • Dal 4 al 18 maggio, a Monterotondo, un’antologica rende omaggio all’artista Guido Aloise, il pittore-poeta dell’animo umano

    Roma, 4 maggio 2013 – Dal 4 al 18 maggio, a Monterotondo, presso lo Showroom di Paola Romano (Via Giovanni Pascoli, 10/A), una mostra antologica dal titolo “Ricordando Guido” rende omaggio a Guido Aloise (1925-1986), “un uomo e un artista” – come ricorda Giuseppe Selvaggi – “di limpida lealtà”.

    Capace di utilizzare tecniche e linguaggi diversi (dall’olio su tela e tavola alla matita, dal carboncino alla tempera, dalla creta alla lavorazione su lastre d’oro), Aloise è un pittore straordinario e dalla sensibilità unica, perfettamente espressa in lavori che, come scrive Ettore Della Giovanna, “sono come i sogni di Baudelaire, che chiedeva alle donne di essere belle di un bellezza che avvince e tristi di una tristezza che soggioga”.

    L’esposizione, a ingresso libero, con la quale la famiglia ha scelto di rendere omaggio all’artista e all’uomo, padre e marito, punta a valorizzare e a divulgare la sua opera e offre al pubblico la possibilità di ammirare uno spaccato importante della sua vasta e ricca attività. In mostra circa 50 pezzi, un’ampia raccolta di lavori pittorici, oli su tela o tavola, che rappresentano un interessante viaggio all’interno delle tematiche della sua produzione espresse dalle variazioni cromatiche dei diversi periodi: dal fortissimo legame con la sua terra d’origine, spesso concepita come madre e ritratta nei pochi paesaggi e nei molti componimenti onirici e di denuncia sociale, al mondo dei sogni e dell’inconscio fino alle atmosfere tristi e raffinate in cui si ritrovano le rappresentazioni simboliche di eroi malinconici e perdenti come Pulcinella e Don Chisciotte.

    Figura eclettica, nell’arte e nella vita, Guido Aloise, calabrese di nascita e romano d’adozione, dimostra fin da bambino un’innata capacità artistica premiata anche da alcuni concorsi indetti per le scuole elementari. Dopo un breve periodo all’Accademia di Belle Arti, incalzato dagli eventi bellici, decide di lasciare gli studi e cercare lavoro. Non per questo abbandona però la passione per l’arte che, anzi, per un lungo periodo riesce addirittura a far convivere con altri mestieri: il disegnatore tecnico-elettronico, il cartellonista cinematografico, l’illustratore di “affiches” pubblicitarie, il fotografo e addirittura l’attore di fotoromanzi. Intanto prende parte a note collettive, che gli valgono consensi di critica e pubblico, e, dal 1960, espone in mostre personali sia in Italia che all’estero. In questo periodo la sua produzione è caratterizzata da atmosfere cupe e da colori scuri, che sono l’espressione delle angosce e dei tumulti di un’epoca carica di conflitti sociali e accadimenti tragici. E’ solo con la fine degli anni ’70 e con il decennio successivo che la tavolozza si accende e la luce si fa strada nelle tele dell’artista, che diventano molto più vibranti e, forse, anche più sicure nel tratto e nella pennellata. Sono queste le opere della maturità, quelle in cui trovano spazio i quadri a carattere onirico, veri e propri racconti dell’inconscio, dove le paure e il trauma infantile per la perdita della madre, vissuto come un abbandono, sono ben visibili e ricorrenti. Intanto dal 1976, rassicurato anche dalla sempre maggiore richiesta da parte di galleristi e mercanti, decide di dedicarsi completamente alla pittura. La ricerca di forme espressive sempre nuove lo porta frattanto a cimentarsi anche nella scultura e nella riproduzione dei suoi lavori su lastre d’oro. Artista autodidatta dallo spiccato talento, Aloise dipinge per un bisogno istintuale, emotivo, quasi terapeutico tanto che la sua pittura è una sorta di “analisi psicologica”, come dimostra anche la sua attenzione verso il mondo dei sogni. Di indole indipendente, non cede ai compromessi o ai sodalizi politici, non si nasconde dietro la tessera di un partito o tra le fila dei pittori maledetti, non frequenta gli ambienti che contano e non è un “radical chic”. La droga non fa per lui così come la sperimentazione di “tecniche estreme”. Tutto questo lo rende poco appetibile agli occhi della Roma pseudo-intellettuale del periodo. Ciononostante il pubblico e alcuni critici attenti riconoscono la profondità del suo talento e ammirano i suoi lavori, sia quando sono volti a rappresentare tematiche sociali o oniriche, sia quando sono soltanto purezza figurativa ed estetica. Da ricordare, tra i suoi lavori, l’affresco dell’altare maggiore nella Chiesa di Sant’Aniello a Cosenza, monumentale e stupenda raffigurazione del Giudizio Universale, e i due dipinti, dedicati all’Ultima Cena e alla Deposizione, nell’abside della Chiesa di Santa Maria Addolorata a Roma. Molte anche le donazioni fatte dall’artista alle istituzioni pubbliche. Tra queste l’omaggio di una “Testa di Cristo” al Pontefice Giovanni Paolo II nel 1979, un murales nella cittadina calabra di Fuscaldo Marina e due bozzetti su tela per il mosaico absidale della Chiesa di San Francesco di Paola a Catona (RC). Scompare a Roma, all’età di soli 60 anni, nel 1986.

    Di lui hanno detto: “Guido Aloise è un pittore. La buon’anima del Vasari forse, non avrebbe detto una parola di più, o una di meno. Un pittore, si, e mi pare molto, poiché lo si può dire di pochi…. I suoi quadri sono come i sogni di Baudelaire, che chiedeva alle donne di essere “belle e tristi”, ma belle di una bellezza che avvince e tristi di una tristezza che soggioga, i gialli si confondono con i verdi, le figure hanno un significato che richiama secoli di passioni e di sofferenze dell’umanità intera, le composizioni sono complete e finite, proprio, “finite”, come diceva la buon’anima del Vasari. Tutto questo è molto bello. Ci rimane un dubbio. Siamo vicino ad un pittore, o a un poeta? O a un filosofo, che è anche pittore di vaglia e poeta senza saperlo?” (Ettore Della Giovanna,1976)

    “L’asse della produzione artistica di Aloise ruota – mi sembra – attorno a due poli: il ricordo struggente dell’infanzia, la sorprendente intuizione di un modo metafisico che egli bene esprime pur rimanendo ancorato al vero, alla realtà di tutti gli uomini, non di una casta, di una élite. Qualunque sia il tema, non c’è tela che lasci perplessi, che non sia intellegibile all’immediato, che non susciti emozioni pervase a volte di dolcezza poetica e di sentimentali abbandoni o cariche invece della drammaticità e del pathos che gli derivano da una sensibilità e una formazione tutte meridionali”. (Marco Raviart, 1977)

    “…Feci il Flaminio, Piazza del Popolo, incalzato dalla ressa, tamponato dai microfoni del comizio: un incubo. Alla fine camminai per via Margutta, fino all’83/A. L’incubo mio era finito; oltre la soglia dell’83/A c’era però l’incubo di Guido: la prima tela, anticipo delle altre in fila sui muri, alla personale di Guido Aloise. In questo incubo pittorico, Guido appare sconvolto e sereno al contempo; le figure incappucciate sui lati del salone dell’antico castello lo sospingono senza minimamente sfiorarlo, verso un’uscita, la liberazione che non è visibile ma esiste: va cercata sulle altre tele, sentiero dopo sentiero. …. Sono i dubbi, le angosce e, al centro di tutto, l’interrogativo su Dio e su Cristo. Il Figlio dell’Uomo è ritratto di profilo, di prospetto, di spalle, in croce e non. Ma è presente in Spirito dovunque: come nel dipinto della pesca: la miracolosa pesca evangelica in tono moderno, calamitante nelle sue positure anatomiche ed espressive. Il Cristo, sorgente di pace e di vita. Da questa sorgente scaturisce l’intera gamma delle suggestive coloriture, regolate da un pennello accortissimo che nel corso del pensoso, faticato ritrarre il mistero esistenziale può anche permettersi il vezzo di porre sulla tela le sembianze di dolcissime creature femminili: il pittore vi trova una fragile tregua. Al tramonto, esco dalla galleria e mi riesce di afferrare un bus. Scossoni, semafori inceppati e tutto il resto. Pazienza. Ero andato per vedere Guido e l’ho visto. Un artista calabrese che, stranamente, non dipinge la Calabria. Ha preferito la ben più vasta e fascinosa regione dell’animo umano: nel bene e nel male, nella gioia e nella tristezza”. (Sepp D’Amore, 1981)

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 4 maggio 2013 dalle 17.30 alle 20.00.

    Showroom & Atelier di Paola Romano – Via Giovanni Pascoli, 10/A Monterotondo (Roma)

    Contatti: 393/1415677 – [email protected]

    Sito: www.guidoaloise.org[email protected]

    Mostra: Ricordando Guido. Mostra antologica di Guido Aloise.

    Vernissage cocktail: sabato 4 maggio 2013, ore 17.30 – 20.00.

    La mostra si protrarrà fino al 18 maggio 2013. Per visitare la mostra durante l’esposizione contattare il numero 393/1415677.

  • PROMOTER ARTE INAUGURA LA MOSTRA DI LODOVICO MORANDO “RICORDI” MERCOLEDI 13 MARZO 2013 PRESSO LA “MILANO ART GALLERY – SPAZIO CULTURALE”

    Inaugurerà Mercoledì 13 Marzo 2013, la mostra personale di Lodovico Morando dal titolo “Ricordi”, che si terrà alle ore 18.00, presso la prestigiosa galleria “Milano Art Gallery – Spazio Culturale”, situata nel cuore del capoluogo lombardo, in via G. Alessi n.11.

    Organizzata da Promoter Arte, di Salvo Nugnes, l’esposizione vedrà una nutrita raccolta delle opere più significative del percorso artistico del noto pittore novecentesco, originario di Castion Veronese, un piccolo borgo a pochi chilometri dalle rive del Garda.

    Lodovico Morando, allievo di Guido Trentini, Egidio Girelli ed Antonio Nardi, si forma presso l’Accademia Cignaroli e, trascorsi gli anni della 2° Guerra Mondiale, inizia a dedicarsi interamente alla pittura, che gli porterà, ben presto, premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.

    La sua pittura è fresca e viva, ricca di una luminosità che svela il suo amore per la naturale bellezza dei paesaggi che hanno più caratterizzato la vita del pittore, che ritrae, con la stessa spontaneità e sensibilità, gesti quotidiani, ritratti e nature morte.

    Morando è un artista che ha saputo rendere ogni suo lavoro unico e sempre più moderno, arricchendo le sue composizioni con una gamma di colori vasta e raffinata, che, attraverso le sue pennellate, diventano espressivi e ricchi di pura carica emotiva.

    “Ricordi” di Lodovico Morando

    Esposizione: dal 13 al 26 Marzo 2013

    Presso Milano Art Gallery – Spazio Culturale

    Via Alessi, 11 – Milano

    www.milanoartgallery.it

    [email protected]