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  • Il trattamento dell’onicomicosi

    L’onicomicosi, o micosi delle unghie, può essere definita una comune infezione delle unghie provocata dalla proliferazione di un fungo che si nutre di cheratina, il materiale con cui si compone l’unghia. Il bersaglio più comune di questa infezione micotica che colpisce prevalentemente le unghie dei piedi è l’unghia dell’alluce, colpita nell’80% dei casi. I fattori di rischio della micosi delle unghie sono: uso di scarpe chiuse e non traspiranti, traumi dell’unghia pregressi, compresenza di piede d’atleta, frequente immersione in acqua, diabete mellito, basse difese immunitarie e fumo.

    La diagnosi di onicomicosi si formula da parte del medico specialista mediante l’osservazione diretta dell’unghia colpita e mediante l’analisi di laboratorio. A questo proposito, di norma, viene prelevato un campione di unghia infetta per l’osservazione microscopica diretta e per il successivo invio in laboratorio. In laboratorio verrà effettuata una coltura ai fini della precisa individuazione del microrganismo responsabile dell’infezione.

    Farmaci e cure per l’onicomicosi

    Si distinguono il trattamento topico e l’assunzione di farmaci per via orale.

    Trattamenti topici

    I farmaci da applicare direttamente sull’unghia sono di gran lunga meno efficaci dei farmaci assunti per via orale, ma potrebbero essere indicati in caso di onicomicosi bianca superficiale o in caso di onicomicosi subungueale laterale o distale limitata (due tipiche manifestazioni di onicomicosi) che colpisce meno del 50% dell’unghia. I trattamenti topici sono indicati anche qualora il paziente non possa o non desideri assumere i farmaci antimicotici per via orale. Con gli smalti e le soluzioni antifungine l’applicazione costante è fondamentale. Il trattamento esige applicazioni prolungate, per un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno di trattamento.
    Tra i prodotti topici, l’unico in grado di penetrare con efficacia attraverso l’unghia è l’amorolfina 5% . Questo farmaco va applicato 1-2 volte la settimana fino alla risoluzione dell’infezione (da 6 mesi per le unghie della mano, fino ad 1 anno per il pollice del piede).

    Farmaci da assumere per via orale

    I farmaci orali sono quelli che presentano l’efficacia migliore rispetto ai trattamenti topici nella cura del fungo delle unghie e costituiscono la terapia di prima scelta nel maggior numero dei casi. I trattamenti topici, tuttavia, rimangono quelli più indicati in caso di onicomicosi bianca superficiale.
    La terbinafina è il farmaco consigliato per la cura dell’onicomicosi da dermatofiti, da assumere una volta al giorno (compresse da 250 mg) per una cura di 12 settimane. Questo farmaco non è adatto in alcune particolari situazioni, soprattutto quando il paziente ha complicazioni di tipo epatico.
    L’itraconazolo è il farmaco più indicato in caso di onicomicosi da Candida Albicans. Certamente può essere utilizzata anche la terbinafina, ma essa ha una minore percentuale di successo nella risoluzione della micosi delle unghie. Per il trattamento dell’onicomicosi da Candida, è opportuno assumere 200 mg di Sporanox 1 volta al giorno per 3 mesi. Anche questo farmaco potrebbe non essere indicato in particolari situazioni; per questo motivo, se si dovesse decidere di mettere in atto questo come qualsiasi altro trattamento, è necessario consultare un medico, cioè un laureato in medicina con relativa abilitazione all’esercizio della professione.

  • Ddl sicurezza ed epidemie, i medici confermano la tesi di De Pierro


    Roma – Dopo l’allarme lanciato alcuni mesi fa da Antonello De Pierro sul rischio epidemie causato dall’art. 39 dell’ultimo Ddl sicurezza, la voce autorevole di Enrico Bartolini, presidente dell’ordine dei medici di Genova, dà l’ennesima conferma circa l’ipotesi che gli extracomunitari possano decidere di non andare più dal dottore, anche se gravemente malati, per non incorrere in denunce. Contro quel decreto l’ordine dei medici di Genova ha diramato ieri un comunicato di poche righe in cui si afferma “l’obbligo deontologico di prestare la propria opera a favore di qualsiasi individuo, indipendentemente dallo stato giuridico e senza violare il segreto professionale”. Un vuoto normativo, quello determinato dalla facoltà dei i medici di denunciare un malato extracomunitario, che si scontra con la deontologia professionale che impone di curare le persone senza mai far loro del male. “Ciò significa – ha dichiarato Marco Comaschi, direttore del dipartimento di emergenza del San Martino – che non possiamo denunciare i clandestini in quanto la nostra deontologia professionale è più importante di qualsiasi legge”.
    “Il provvedimento in questione – aveva dichiarato De Pierro non più tardi di tre mesi fa – ha, a mio avviso, una duplice ritorsione. Da un lato la paura scaturita da un’eventuale denuncia porterebbe gli extracomunitari a non curarsi; e in questo caso potremmo tranquillamente parlare di omicidio di Stato. D’altro canto si tratta di un disegno di legge che ha una forte ripercussione a livello sociale poiché genera una diffusione di patologie che possono avere conseguenze davvero dannose come l’insorgere di epidemie. E’ necessario – conclude il presidente dell’Italia dei Diritti – ritirare un Ddl che oltre a essere la manifestazione dell’incoscienza di un governo che non riesce a comprendere la propria incapacità attuativa, ha delle ripercussioni sulle quali si è cercato di stendere il velo pietoso dell’omertà.