Tag: pasquale bottone

  • Giovanni Ricciardi e Bruno Osimo ospiti del Sal8 delle 6 venerdì 22 marzo


    Viterbo. Variazione di programma nel calendario di “… Tutto è letteratura”, la seconda parte della fortunata edizione 2012-2013 del Sal8 delle 6 dedicata alla migliore narrativa contemporanea.
    L’incontro del 21 marzo slitta al 22: venerdì siederanno al Salotto di Pasquale Bottone gli scrittori Giovanni Ricciardi e Bruno Osimo, che racconteranno all’appassionato e sempre numeroso pubblico, le loro ultime avventure editoriali, rispettivamente “Portami a ballare” (Fazi) e “Bar Atlantic” (Marcos y Marcos).

    “Portami a ballare” è il quarto episodio della serie incentrata sulle indagini del commissario Ponzetti, protagonista già di “I gatti lo sapranno” (2008), vincitore del Premio Belgioso Giallo come miglior opera prima, “Ci saranno altre voci” (2009) e “Il silenzio degli occhi” (2011), tutti usciti per i tipi di Fazi.
    Le indagini del sagace Ponzetti e dell’ispettore Iannotta, alter ego concreto e verace del commissario, si snodano nel romanzo tra Roma, il nostro lago di Bolsena e la Spagna.
    È infatti del proprietario di una isolata villetta sul lago, Andrea Perfetti, di professione ghost writer, il corpo senza vita trovato nel luglio 2010 a Roma nei pressi di Porta Latina, nel pulsante quartiere San Giovanni.
    Nella intricata vicenda relativa all’omicidio viene ad essere coinvolto, oltre al mondo della politica, anche quello delle scuole di tango della capitale, in particolare la figura di Marcelo Morin, un noto ballerino di cui Perfetti ha scritto la biografia.
    In una Roma pigra e indolente, soffocata dalla calura estiva, ma allo stesso tempo così poliedrica e ammaliante, saranno l’intuito investigativo di Ponzetti e la sua anima terrena, impersonata dal fido Iannotta, a dipanare la matassa di un romanzo avvincente e intrigante, in cui la raffinatezza e l’eleganza della scrittura e la trama che si fa leggere in maniera trascinante non passano inosservate.
    In questo quarto episodio Giovanni Ricciardi, professore di Greco e Latino in un liceo di Roma, ha voluto mascherare l’indagine di Ponzetti con un “gioco di fantasmi”, dove fantasma è lo scrittore ammazzato ma fantasma è anche lo stesso commissario, che si trova a gestire un caso non suo, per una richiesta particolare del questore.

    “Tutte le persone che abitano questo romanzo sono fantasmi di altre persone. È questa l’idea del libro” spiega Riccardi, che sullo sfondo della storia staglia la magnifica Roma, grande teatro delle vicende ma anche grande palcoscenico dell’anima, cui l’autore affianca un altro grande simbolo, Santiago de Compostela, meta di ricerca non solo di indizi relativi all’indagine, ma metafora e simbolo della ricerca delle profonde aspirazioni dell’animo umano.

    Bruno Osimo, milanese, traduttore, teorico della traduzione, docente di critica della traduzione, teoria della traduzione e storia della traduzione presso vari atenei, propone in “Bar Atlantic” la storia di un precario della scuola, della vita, dell’amore.

    Adàm, il protagonista trentacinquenne, israeliano, dottore in lingua e letteratura ebraica, ha cinque contratti in cinque università diverse e cinque donne in cinque città diverse. Ogni giorno perciò ricomincia da capo: un treno diverso, un’università diversa, una donna diversa, il travaglio originario che quotidianamente si ripropone.
    Il lunedì parte da Milano all’alba, aspetta la coincidenza a Tortona e va a insegnare ebraico ad Alessandria; poi, dopo gli incontri senza troppo trasporto con Paola, riesce a rientrare in tempo per fare la spesa e preparare la cena per la moglie Hhava.
    Il martedì a Bergamo potrebbe anche non andare, visto che il compenso per le sue lezioni è troppo basso, ma a Bergamo c’è Monica, con il suo naso semitico, i suoi riccioli rossi, la sua voce roca, il suo accento irresistibile.
    Il mercoledì a Pavia lo aspetta la collega Teresa, il giovedì a Treviso fa l’amore con Fernanda nel locale caldaia, il venerdì a Verona sale nel monolocale di Sasha con una fetta di torta altoatesina, ma il sabato finalmente si riposa.
    E il sabato Adàm corre sul lungomare di Levanto, si ferma a scrivere una poesia al bar Sereno, sveglia la moglie con il profumo dei biscotti appena sfornati. La moglie, la casa, la fede.
    Ogni settimana si ripete come una giostra infinita, come un viaggio in tondo da un microcosmo all’altro. Finché un giorno, del tutto inaspettata, si apre anche per lui una via di fuga: la speranza di un’unica vita, di un mondo solo, dove potersi abbandonare in pace.

    Due romanzi molto ben accolti dalla critica, così diversi eppure uniti nella volontà di scandagliare l’animo umano attraverso i simboli, la lingua, la scrittura.
    L’appuntamento con Giovanni Ricciardi e Bruno Osimo al Sal8 delle 6 di Pasquale Bottone, realizzato grazie al contributo di Unindustria, è per venerdì 22 marzo alle ore 18 presso la Sala Conferenze della Biblioteca Consorziale di Viterbo, in viale Trento 18.

  • Mimmo Liguoro (in)canta al Salotto delle 6

    Il giornalista napoletano, già in passato gradito ospite della rassegna di Pasquale Bottone, si è esibito in un One Man Show sui generis: “L’Italia raccontata dalle canzoni” è stata l’occasione per ripercorrere le vicende del Belpaese attraverso la storia della canzone italiana, rivelatasi la vera protagonista della serata. La sorpresa, poi, è venuta direttamente dal pubblico: non solo numerosissimo, ma talmente coinvolto e partecipe da cantare assieme a Liguoro, peraltro molto intonato, i motivi più belli e conosciuti del nostro patrimonio musicale.

    Distinzione necessaria, attacca Liguoro, quella tra la musica classica, legata ai ricordi più profondi, e le canzonette, intese in generale come elemento secondario ma correttamente definite da Eugenio Scalfari “custodi della memoria, il più perfetto contenitore di volti, luoghi, vicende, amori: una biografia della persona”. Le canzoni come segnali di memoria, legate al passaggio delle epoche storiche, come un susseguirsi delle stagioni.

    Dalle villanelle, forme corali di argomento agreste, apparse inizialmente a Napoli poi divenute fenomeno europeo, alla canzone monodica con voce e strumenti musicali.

    Liguoro si sofferma sulla nota “Michelemmà”, che compare nel “Carosello Napoletano” di Giannini. La prima canzone napoletana, conosciuta dal 1660, tra i cui interpreti figura Roberto De Simone, tratta di una invasione dei Saraceni nella capitale del Sud e Liguoro ne percorre con dovizia di particolari la storia: dal falso operato da Salvatore Di Giacomo per far risalire il testo alla scrittura di Salvator Rosa, al significato ancora incerto del titolo e all’ipotesi che la tarantella sia un inno ad una fanciulla nata ad Ischia, e quindi all’isola.

    Ciò che colpisce dell’approccio di Liguoro è la capacità di integrare in modo gradevolissimo l’esegesi e la storia di testi e musica con una narrazione mai pesante, arricchita da toni sempre pacati e attenti agli umori del pubblico, continuamente stimolato da Liguoro a intervenire intonando.

    È la volta poi di “Santa Lucia”, la prima canzone italiana moderna, trascritta da Cottrau e divenuta un successo all’estero. Seguono “Te voglio bene assaje”, “Addio mia bella Napoli”, “E spingole francese”, “Funiculì Funiculà”, “O sole mio”, accompagnate dal costante canto dell’allegro pubblico.

    L’Ottocento secolo d’oro della canzone napoletana, che esplodeva ogni anno nella festa di Piedigrotta: Libero Bovio, Roberto Bracco, Ernesto Murolo, Ferdinando Russo, Rocco Galdieri, Giovanni Capurro, Salvatore Di Giacomo e la finestrella di “Marechiaro”, Salvatore Gambardella, De Curtis e Nicolardi.

    Un accenno a Petrolini e alla canzone romana – da “Come te posso ama’” a “Affaccete Nunziata” –, sicuramente presente in quantità minore rispetto alla napoletana, e un tuffo nella Prima Mondiale con la “Canzone del Piave” di E.A. Mario, inno nazionale dal 1943 al 1946, e le canzoni di protesta di fine guerra come “Gorizia”, che narravano della difficile vita dei soldati.

    Dalla patria allo spettacolo: la figura della sciantosa, intrigante e ammaliatrice, legata a un’immagine peccaminosa della donna, contrariamente a ciò che avveniva Oltralpe.
    Lina Cavalieri e Maria Ciampi, che inventò la “mossa”, il tramonto della sciantosa e il successo delle interpreti nel varietà. Ancora: tabarin, rivista e sceneggiata, da fine Ottocento agli anni tristi della guerra.

    Il 1932 anno del primo festival di Sanremo, in realtà Festival partenopeo di canti, tradizione e costumi, e qui Liguoro non nasconde un certo campanilismo. La fine degli anni Trenta con la rivalutazione della campagna nelle canzoni – “Amor di pastorello”, “Reginella campagnola” – e la Seconda Mondiale: “Lili Marleen” trasmessa da Radio Belgrado ogni sera alla stessa ora, osteggiata da Goebbels, malinconica e struggente, in breve tempo cantata da tutti, quasi una liturgia, lontana dallo spirito marziale del guerriero, vicina troppo vicina all’uomo, tanto da indebolire il soldato.

    Le parodie del Duce, “Il tamburo principale della banda d’Affori”, e i figli della guerra, “Tammurriata nera”.

    Dalle marce militari a una sorridente marcetta di speranza: “Dove sta Zazà”, che nasce in un momento difficile e fa impazzire la gente oppressa da anni dal conflitto armato, un fenomeno epocale con valore catartico. Tra gli interpreti Aldo Tarantino e Nino Taranto, ma Liguoro insiste sull’interpretazione intimista, splendida, di Gabriella Ferri, che ha saputo donarle toni esistenzialisti, una personale intensa riflessione sul malessere.

    Qui si ferma Liguoro, a furor di popolo il pubblico chiede che il racconto vada avanti, ma l’orario non lo permette. “La seconda puntata nella prossima edizione” è la promessa di Bottone.

    Lasciamo la canzone che ha cantato la realtà collettiva e attendiamo la canzone cantautoriale, espressione di singole sensibilità e individualità, una per tutte Luigi Tenco.

    L’appuntamento è al prossimo anno, i ringraziamenti vanno a Unindustria, alla Provincia, alla biblioteca, ai collaboratori, alla caparbia tenacia di Paolo Pelliccia e alla sua incredibile capacità innovativa.

  • Pasquale Bottone presenta a Napoli “Non rompete i castelli di sabbia”

    Napoli. Martedì 26 giugno alle ore 18.30 si terrà la presentazione del libro “Non rompete i castelli di sabbia” del giornalista Pasquale Bottone, all’interno della rassegna “Poetè – ciclo di letture poetiche (e non solo) infuse di teina” presso il Salottino del Chiaja Hotel De Charme in via Chiaja, 216.


    Il volumetto di Bottone, edito da Sette Città, è la improbabile narrazione delle vicende di due amici, Joe Carmelo Villoso e Fedro Maria Guardaspada, che, stanchi della loro monotona vita di istruttori di sirtaki di scuola Theodorakis, entrambi a corto di assegni familiari e di carte di credito ricaricabili, decidono di regalarsi un anno di vacanza in giro per il mondo, con lo scopo di allontanarsi dai disagi di una opprimente quotidianità verso imprecisate, ma stuzzicanti mete…

    Con la prefazione del noto giornalista tv Mimmo Liguoro e la postfazione di Piero Gaffuri, direttore di rai.it, “Non rompete i castelli di sabbia” si delinea come un romanzo corrosivo, esilarante, dalla lettura godibile e spassosa, una vera e propria metafora dell’assurdo che sembra voler ritrovare ordine, come ha suggerito Vittorio Castelnuovo, curatore di Millepagine per Rai.tv, nel suo sembrare una canzone: un libro con un suo canone musicale dal punto di vista ritmico, cosa che dobbiamo sicuramente aspettarci da un critico musicale come Pasquale Bottone.

    Martedì 26 giugno, ore 18.30

    “Non rompete i castelli di sabbia” di Pasquale Bottone

    Salottino del Chiaja Hotel De Charme
    via Chiaja 216, Napoli

    Letture a cura di Cinzia Cordella
    Coordina l’incontro Claudio Finelli

  • Mimmo Liguoro: gran finale esclusivo al Salotto delle 6

    La rassegna di quest’anno, dedicata a “L’Italia che verrà”, ha voluto indagare il malcontento italiano e l’attuale crisi economica, politica e culturale attraverso alcuni passaggi nodali: il confronto con gli antichi con Michele Mirabella, i costi della malapolitica con Nunzia Penelope, l’incompiuta democrazia nostrana con Oliviero Beha, la tecnologia e internet come veicolo di una corretta comunicazione con Piero Gaffuri, lo scempio delle bellezze d’Italia con Roberto Ippolito.

    A chiudere la kermesse un personaggio d’eccezione in una serata d’eccezione.

    Mimmo Liguoro, giornalista e scrittore, redattore capo e conduttore del TG2 e del TG3, vincitore del Premio Regia Televisiva, è docente di Teoria e pratica del giornalismo televisivo nella Scuola di Giornalismo dell’Università di Salerno e di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico nello stesso ateneo. Cultore della canzone napoletana, alla quale ha dedicato vari lavori monografici, ha avuto rapporti di frequentazione e collaborazione con diversi interpreti, tra cui Roberto Murolo, Egisto Sarnelli e Consilia Licciardi. Il suo ultimo libro, “Dove sta Zazà”, edito da Pironti, è un saggio-racconto ispirato all’omonimo classico partenopeo che gli è valso il Premio “Domenico Rea” per la Saggistica.

    Sarà appunto a partire dalla sua profonda conoscenza e fine passione per il mondo musicale che Mimmo Liguoro offrirà al pubblico del Salotto delle 6 un’esibizione del tutto particolare, pensata in esclusiva per la rassegna di Pasquale Bottone: “L’Italia raccontata dalle canzoni”, un viaggio nella storia del Belpaese attraverso le citazioni delle più belle canzoni del nostro repertorio. Approccio antropologico, sociologico e folkloristico, che rende onore agli autori di testi e musiche ma anche alle innumerevoli voci di persone comuni che le hanno intonate, solo fischiettate o più semplicemente ascoltate. Agli italiani, insomma.

    Un vero e proprio “one man show” – rivela Bottone, ideatore e conduttore della manifestazione – un evento speciale crocevia delle arti, in cui le diverse discipline danno vita a una rappresentazione unica. Unite dalla dialettica del grande Liguoro, la scrittura e la parola a stretto contatto dialogano, si accostano, si accoppiano per esprimere in sinergia la letteratura attraverso lo spettacolo, per tradurre in immagine la parola stessa.

    Il libro e il personaggio-scrittore a servizio del racconto. Il Salotto che si trasforma in teatro.

    Un esperimento, una nuova formula, continua Bottone, che potrebbe diventare un elemento fisso delle prossime edizioni del Salotto, dove protagonisti non sono il numero di copie di libri venduti o la popolarità degli scrittori, ma il tema, l’argomento, affrontato e scandagliato da diversi punti di vista.
    Ed è con questo finale in musica, tra l’altro una delle passioni di Bottone, che Il Salotto delle 6 saluta il suo pubblico, con un messaggio intenso, serio e denso di contenuti, ma allo stesso tempo leggero e di speranza, alla luce soprattutto dei tragici eventi che negli ultimi giorni hanno sconvolto il nostro Paese.

    Il Salotto delle 6
    ospita Mimmo Liguoro
    “L’Italia raccontata dalle canzoni”

    giovedì 24 maggio, ore 18
    Sala Conferenze della Biblioteca Consorziale
    viale Trento, 24

    Il Salotto delle 6 – Ufficio Stampa
    Valentina Petrucci
    [email protected]

  • Michele Mirabella One Man Show

    Caldo insolito, qualche minuto d’attesa: dopo l’introduzione di Bottone, Mirabella entra in scena e trasforma la gremitissima Sala Conferenze della Biblioteca di Viterbo in un palcoscenico, il suo palcoscenico. Bisticcia col microfono, scherza coi presenti in sala, non riesce a rimanere seduto. Improvvisa, è un fiume in piena, fa saltare persino la scaletta al conduttore: il “professore” della televisione italiana, autore, critico, ma soprattutto attore e comunicatore, inizia la sua insolita lezione e in veste di aedo narra del suo ultimo libro “Cantami, o Mouse. L’Italia spiegata dagli antichi”, edito da Mondadori. Strabiliante e ipnotica la sua capacità di far dimenticare al pubblico il suo lieve saggio e la scrittura, donando al racconto e all’oralità il ruolo di indiscutibili protagonisti.

    Domi habuit unde disceret, scrive Terenzio negli “Adelphoe”.
    “A casa egli ebbe dove imparare”: la famiglia, l’ombelico, il centro, gli amici, il sangue sono il passato, l’origine, la nostra memoria. In una parola: l’appartenenza, sacra in quel genitivo locativo “domi”, che ne racchiude potentemente l’essenza.
    Mirabella non nasconde la sua di appartenenza: una famiglia coltissima, padrona delle lingue classiche, che sin da bambino gli ha fatto assaporare il piacere del simposio con gli antichi, i cui racconti consistono nell’umana storia.

    Da dove veniamo e con chi ci confrontiamo? Con Alessandro Magno, tanto per iniziare, che con la spada del logos possedette l’Asia tagliando il nodo di Gordio, e il pensiero non può che correre ai nostri comunicatori politici.

    Alla domanda di Bottone “Cosa farebbero gli antichi di fronte all’attuale quadro italiano?”, Mirabella risponde che si disinteresserebbero, perché sì, Catilina era la corruzione del sistema, la cosiddetta antipolitica, ma che si trovò davanti il grande Cicerone, non uno degli attuali interlocutori. Demostene era un avvocato per passione, che andava ad esercitarsi di fronte al mare agitato per riuscire a controllare la voce, un aristocratico forse odierno riformatore di sinistra, ma corretto politicamente.
    E ancora Dante e le sue memorabili invettive.

    A noi cittadini del ventunesimo secolo non rimangono che le diatribe tra Hollande e Sarkozy, constata Mirabella, drammatico dibattito elettorale da provinciali. Gli antichi si meraviglierebbero.

    “Esisteva allora il voto di scambio?” gli chiede il conduttore. Certo, chi meglio di Paride, uno dei numerosissimi figli di Priamo, lo può significare? Una vera e propria campagna elettorale quella di Era, Atene e Afrodite, ma il pomo lanciato da Eris, dea della discordia non invitata al banchetto, venne donato ad Afrodite, che aveva promesso al giovane principe di Troia l’amore della donna più bella della terra, Elena.

    Mirabella poi esce dalla dimensione meramente descrittiva del mito tralasciando l’aspetto più civettuolo di Paride, giovane “sciupafemmine”, per tornare a vestire i panni dell’aedo, ed ecco che Priamo assurge a figura patriarcale florida tanto quanto la figura della moglie Ecuba. Entrambi fino ad Eschilo hanno rappresentato nella narrazione orale la fecondità e la prolificità, genitori di tanti figli, in un meccanismo meraviglioso per cui ogni cantore con le sue storie mitiche feconda Ecuba, da lei fa nascere nuova prole. Ecuba diviene terreno fertile che genera racconti, perché come dice Mirabella, “la vicenda diviene simbolo della trama”.

    Un accenno musicale a “L’aurora di bianco vestita” di Leoncavallo ed ecco apparire Aurora, la dea figlia del Titano Iperione, che si innamora del mortale Titone, per il quale chiede l’immortalità, ma non l’eterna giovinezza e l’eterna salute. Errore gravissimo. Titone allora verrà trasformato nella cicala che canta all’alba, e gli innamorati si ricongiungeranno nell’eternità del racconto, in cui l’inconscio collettivo genera il sapere collettivo.
    Una breve incursione nella contemporaneità – Mirabella predilige la dimenticanza ai segugi di Facebook – e poi ancora un tuffo nel passato, con Shakespeare e la sua Giulietta, possibile testimonial di telefonia mobile.

    Se Giulietta avesse avuto il cellulare, avrebbe sicuramente mandato un sms a Romeo per avvertirlo della messinscena in tempo reale, gli innamorati si sarebbero salvati e avrebbero vissuto felici e contenti. Poi pone al pubblico in sala una domanda: avreste mai rinunciato ad una tragedia così bella per un sms?

    Bottone lo riporta al presente: “Potremmo definire Giulio Cesare un presidenzialista?”
    Dipende da chi lo racconta, appunta Mirabella. Ma non possiamo raccontarlo.
    Perché, come dice Sallustio, “queste cose non sono mai avvenute, ma sempre sono”.
    Pochi accenni all’attualità, Mirabella si esime. Meglio parlare degli antichi.

    Il Salotto delle 6 – Ufficio Stampa
    Valentina Petrucci
    [email protected]

  • Web Land, la Terra “connessa”: Piero Gaffuri, direttore di rai.it, al Salotto delle 6

    Gaffuri parte dall’esperienza di Rai.tv, dall’innovazione tecnologica in un’azienda pubblica, per esplorare quelli che sono i concetti e i linguaggi fondamentali del web: la videorete, quindi i contenuti creativi e il diritto d’autore, e la cybersocialità, l’impatto sociale di internet sulle comunità sparse sul territorio, nuove tribù digitali.

    Con Facebook e i social network ci siamo ritrovati catapultati in nuovi scenari di consumo e di relazione sociale che consentono una nuova diffusione della cultura attraverso una diversa modalità: ai contenuti autoriali si affiancano quelli degli utenti, condivisione e partecipazione le nuove parole d’ordine.

    “Web Land” indaga in una prospettiva sociologica e antropologica l’onnipresenza del web nel nostro quotidiano e auspica che questa combinazione tra internet e territori, la cosiddetta geolocalizzazione dei contenuti, possa essere un “movimento” in grado di recuperare la cultura delle arti e dei mestieri, un connubio reale, non solo virtuale, tra tecnologie innovative e memoria.

    Il Salotto delle 6
    ospita Piero Gaffuri
    ”Web Land, la Terra connessa”

    venerdì 18 maggio, ore 18
    Sala Conferenze della Biblioteca Consorziale
    viale Trento, 24

    Il Salotto delle 6 – Ufficio Stampa
    Valentina Petrucci
    [email protected]

  • Michele Mirabella ospite del Salotto delle 6

    Si apre giovedì 10 maggio con Michele Mirabella la XIII edizione del “Salotto delle 6”

    Un ponte tra mondo classico e società moderna, per indagare di questa vizi e virtù.

    Michele Mirabella, nel suo ultimo libro “Cantami, o Mouse”, attraverso la lente della tradizione applicata alla contemporaneità, ci porta a riflettere sul mito e sulla sua capacità di decifrare e spiegare in quanto archetipo: ecco allora che in questa ermeneutica in continuo divenire, il dialogo tra passato e presente, e soprattutto il confronto, si fa sempre più serrato.

    Cleopatra che dà lezioni di marketing, Venere che insegna la bellezza alle starlette della tv, Pippa Middleton novella Eris, dea della discordia, nel suo aderente abitino bianco, Totti eroe sportivo come il Discobolo di Mirone, Giulio Cesare e Alessandro Magno esemplari comunicatori politici.

    Un continuo gioco di rimandi che dalla classicità al ventunesimo secolo, passando per la psicanalisi moderna, ci mostra quanto sia attuale il mondo antico e quanto invece il nostro mondo sia lontano da esso.

    “L’Italia di oggi spiegata dagli antichi”, appunto, ma con quella leggera irriverenza, nonché irriverente leggerezza, che il “professore” della televisione italiana sa ben calibrare.

    Il Salotto delle 6 di Pasquale Bottone
    ospita Michele Mirabella
    “L’Italia di oggi spiegata dagli antichi”

    10 maggio 2012, ore 18
    Sala Conferenze della Biblioteca Consorziale di Viterbo
    viale Trento, 24

    Il Salotto delle 6 – Ufficio Stampa
    Valentina Petrucci
    [email protected]

  • Il Salotto delle 6 ospita Nunzia Penelope

    Quanto ci costa la malapolitica? Ne parla Nunzia Penelope al “Salotto delle 6”

    Viterbo. Venerdì 11 maggio secondo appuntamento del Salotto delle 6 con Nunzia Penelope, giornalista de “Il Foglio” e “Il Mondo”, che ha indagato nel suo ultimo libro “Soldi rubati”, edito da Ponte alle Grazie, la situazione dell’illegalità in Italia.
    L’illegalità: problema etico e costo.

    Si potrebbe azzerare il debito pubblico in dieci anni, combattendo seriamente evasione fiscale e corruzione, invece di attuare manovre economiche pesantissime per i cittadini e rischiando comunque il default?
    Senza l’economia illegale, sommersa, che funge da rete di salvataggio per quella legale attualmente in crisi, l’Italia sarebbe più ricca?
    Se recuperassimo i soldi dall’illegalità, come andrebbero utilizzati?

    Tutto questo e altro ancora nell’incontro con Nunzia Penelope “… Ma quanto ci costa la malapolitica?”, ospite del salotto letterario di Pasquale Bottone.

    Il Salotto delle 6 di Pasquale Bottone
    ospita Nunzia Penelope
    “… Ma quanto ci costa la malapolitica?”

    11 maggio 2012, ore 18
    Sala Conferenze della Biblioteca Consorziale di Viterbo
    viale Trento, 24

    Il Salotto delle 6 – Ufficio Stampa
    Valentina Petrucci
    [email protected]