Tag: parabrezza auto

  • Breve storia della Maserati

    Storicamente sono pochi i marchi che riescono ad avvicinarsi al design futuristico della leggendaria casa automobilistica americana di lusso Maserati. Per circa un secolo, l’azienda ha prodotto alcune fra le più avanzate e importanti auto al mondo. La Maserati è stata pioniere negli sport automobilistici e crea ancor oggi auto sportive dalle prestazione straordinarie.

    La storia della Maserati inizia nel 1914 nella città di Bologna quando quattro fratelli, Alfieri, Ettore, Ernesto e Bindo Maserati, fondano una casa automobilistica destinata presto a dominare i circuiti e le strade di tutta Europa. I quattro fratelli dedicarono tutta la loro vita allo sviluppo pionieristico del settore motoristico italiano, contribuendo in maniera determinante alla progettazione e allo sviluppo della tecnologia dei motori.

    Durante il primo decennio di vita, Maserati contribuì alla realizzazione delle auto da Gran Premio per il produttore italiano Diatto. Successivamente, dal 1926 l’azienda iniziò la produzione della sua prima autovettura indipendente. La Tipo 26, questo il nome della prima Maserati ad utilizzare il marchio, al suo debutto in pista, riuscì a superare largamente le prestazioni delle altre auto di pari classe. Grazie alle numerose vittorie degli anni successivi, il marchio Maserati si impose rapidamente sulla scena mondiale.

    Nel 1929, la Maserati Tipo V4 si confermò l’automobile più performante al mondo, riuscendo a frantumare il record di velocità della categoria da 3,5 litri mantenendo una velocità media di 246 km all’ora. Il record, allora imbattuto da otto anni, veniva considerato un obiettivo difficilmente battibile, soprattutto alla luce della rapidità con cui la tecnologia motoristica si sviluppava in quel periodo.

    Le vendite Maserati aumentarono rapidamente in tutto il mondo. I modelli più diffusi dell’epoca, come la famosa 26M, venivano considerati fra le migliori auto mai prodotte. I veicoli costruiti in questo periodo erano facilmente riconoscibili dalla loro forma a proiettile, dagli assali sporgenti delle ruote e dal classico cruscotto monoposto, progettato senza alcun parabrezza auto.

    Nel 1937, la Maserati cambiò proprietario passando nelle mani della famiglia Orsi. I fratelli restarono comunque in azienda, ricoprendo ruoli tecnici e contribuendo al continuo successo sui circuiti di gara. Durante la seconda guerra mondiale, la produzione automobilistica si interruppe e la Maserati iniziò a costruire componenti per l’esercito italiano. Una volta ristabilita la pace, l’azienda tornò alla sua attività primaria. Nel dopoguerra vennero creati alcuni fra i modelli più celebri della Maserati, come la 250F e la Tipo 61. In questo periodo tuttavia i quattro fratelli decisero di ritirarsi dall’azienda.

    Alla fine degli anni ’50, l’asset aziendale si spostò dalla produzione di auto da corsa a quella di veicoli stradali come la 3500 2+2, la Mistral e la Spider. Le auto sportive da strada rimasero l’attività principale della Maserati fino all’acquisizione dell’azienda da parte della francese Citroen, avvenuta nel 1968. Nel 1973 la crisi petrolifera fu un duro colpo per l’azienda, che vide diventare impopolari le proprie auto a causa degli alti consumi energetici. Nella metà degli anni 70, Citroen e Maserati furono costrette a dichiarare bancarotta.

    Nel 1975 l’azienda fu salvata da Alessandro de Tomaso, un ex corridore automobilistico che, negli anni 80, riuscì a riportare in auge il marchio grazie ad una serie di coupè ad alte prestazioni e costi di produzione più contenuti. Nel 1993, la Maserati fu acquisita dalla Fiat e di seguito ceduta alla consociata Ferrari, trasformando radicalmente i destini della società. Dal passaggio alla Ferrari del 1997 in poi, la Maserati è tornata ad essere leader mondiale nel settore delle auto sportive ad alte prestazioni, ottenendo un grande successo sia sui circuiti automobilistici che nei mercati commerciali come gli Stati Uniti.

  • La nuova Fiat Panda 2012 arriva sul mercato italiano

    Il 15 settembre 2011, in occasione del Salone di Francoforte, verrà presentata la nuova Fiat Panda 2012, la terza generazione di una delle vetture di maggior successo della casa torinese. La Panda 2012 sostituisce il modello commercializzato nel 2003, che ha venduto ben 2 milioni di unità.

    L’auto presenta numerose somiglianze con la nuova Uno commercializzata in Brasile e uno stile ricercato, equilibrato e gradevole, in grado di proseguire la gloriosa storia dell’utilitaria Fiat, creata nei primi anni 80 dalla geniale matita del progettista Giugiaro. La Panda 2012 conserva grossomodo le proporzioni del modello attuale, aggiungendo linee più arrotondate e morbide in grado di avvicinare l’utilitaria al pubblico più giovane, vero target di questo nuovo interessante prodotto.

    La vettura sarà commercializzata a partire dai primi mesi del 2012 e offrirà dimensioni leggermente più generose rispetto al modello attuale, sfruttando il pianale della nuova Fiat 500 allungato in funzione di una maggiore abitabilità. Complessivamente, la lunghezza del nuovo modello sarà superiore di 10 cm rispetto al precedente, arrivando a 3,64 m, mentre la larghezza arriverà fino a 1,61 m.

    Per quanto riguarda gli interni, l’intenzione dei progettisti Fiat è stata unire lo stile classico dell’auto torinese con i dettami più all’avanguardia in termini di design di interni automobilistici, prestando particolare attenzione alla qualità dei materiali e agli accostamenti cromatici, che rispecchieranno le principali tendenze in voga nel settore automobilistico. L’auto sarà proposta di serie in versione a cinque posti offrendo, rispetto al modello precedente, uno spazio più generoso per i passeggeri posteriori e un vano di carico posteriore in grado di contenere un volume complessivo più ampio. Tali modifiche non sacrificheranno uno degli aspetti più graditi dal pubblico storico del modello originale, ovvero la comoda tasca portaoggetti utile in numerose situazioni della vita di tutti i giorni.

    La revisione stilistica non si limita soltanto gli interni, offrendo un frontale imponente dotato di gruppi ottici e calandra completamente riprogettati, un parabrezza auto dal design interessante e moderno e un aggressivo cofano bombato. La nuova fiancata mostra una linea tradizionale: le somiglianze con il modello attuale appaiono piuttosto marcate, con l’aggiunta di un terzo finestrino più arrotondato e smussato e un passaruota di chiara attitudine sportiva, a sottolineare il carattere aggressivo della vettura.

    La Panda 2012 vanta anche una caratteristica piuttosto singolare, ovvero la possibilità di ripiegare il sedile del passeggero in modo da poterlo utilizzare come tavolino e sfruttare un maggior spazio per il carico di oggetti voluminosi e ingombranti. La nuova Panda conserva la linea del cambio posta al centro della plancia e una posizione rialzata della guida particolarmente utile nel traffico cittadino, in cui la vettura si muove agilmente grazie alle sue dimensioni compatte, a una notevole maneggevolezza e visibilità ottimale.

    Al lancio, la Panda 2012 verrà offerta in quattro motorizzazioni: il 900 cc TwinAir in versione turbo da 85 cavalli, in grado di offrire una guida aggressiva e sensazioni sportive, e l’aspirato da 65 cavalli, entrambe dotate del sistema di risparmio energetico Start&Stop. È disponibile anche il motore a benzina 1,2 Fire da 69 cavalli e il 1,3 MultiJet da 75 cavalli, anche quest’ultimo dotato di Start&Stop.

    Alcuni mesi dopo il lancio saranno disponibili anche i motori bifuel benzina/metano Natural Power e benzina/GPL Easy Power, affiancati dalla versione 4×4 prima della fine del 2012. Concludiamo con la dotazione. La nuova Panda offrirà di serie quattro airbag, ABS, poggiatesta anteriori anti colpo di frusta, proiettori anteriori con funzione di luce diurna, con la possibilità di aggiungere optional come Blue&Me TomTom LIVE, il tettuccio trasparente Skydome, l’impianto hi-fi con lettore MP3 e il servosterzo elettrico Dualdrive con funzione City di serie.

  • Gli incidenti in Italia

    Da nord a sud (soprattutto nel settentrione, con Lombardia, Lazio e Veneto in testa) ogni anno gli incidenti stradali in Italia provocano circa 9.000 morti, 300.000 feriti, 20.000 disabili e 30 milioni di euro di costi sociali. Nonostante la crescente attenzione delle istituzioni al problema, si tratta di numeri enormi, che evidenziano la gravità di un problema ancora non risolto.

    Tra le cause principali degli incidenti stradali figurano il mancato rispetto delle precedenze e dei semafori (rispettivamente con percentuali del 17 e 15%) e la guida distratta e imprudente (dovuta ad esempio all’utilizzo improprio del cellulare). Soltanto Il 12% è dovuto alla velocità. A ciò occorre aggiungere tutte le concause che contribuiscono ad aggravare la situazione, come le cattive condizioni meteo, la scarsa manutenzione dell’auto e la mancata osservanza delle disposizioni del codice della strada.

    Inoltre le statistiche rilevano che,contrariamente a quanto si pensa solo il 10% degli incidenti mortali avviene sulle autostrade italiane (il primato spetta infatti alle strade urbane ed extraurbane) e le ore peggiori per gli incidenti mortali sono comprese tra le 16 e le 19 (rientro da lavoro) e non quelle notturne (a parte le famigerate stragi del sabato notte).

    Infine,nonostante il fenomeno della guida contromano provochi incidenti mortali in numero crescente, sono gli incidenti laterali a provocare il maggior numero di vittime, anche perché le protezioni sono maggiormente orientate a tutelare dai rischi frontali.

    In ogni caso, da un’attenta analisi della dinamica degli incidenti possiamo risalire a quali comportamenti – saggi e corretti – occorre mettere in atto per evitarli o ridurne al minimo i rischi. Di seguito alcuni esempi:

    Mantenere la distanza di sicurezza

    Dall’analisi risulta che molti incidenti causati da avverse condizioni meteo (ad esempio la nebbia) abbiano avuto come concausa la velocità eccessiva e il mancato rispetto della distanza di sicurezza.

    Controllo sistematico dei pneumatici

    Un controllo periodico della pressione a freddo dei pneumatici ogni due mesi, ne raddoppia la durata oltre a ridurre il consumo di carburante. Inoltre, il controllo delle scolpiture del battistrada (non inferiori a 1,6 mm) evita il fenomeno dello slittamento del veicolo sull’acqua (aquaplaning).

    Allacciare le cinture di sicurezza

    In caso di tamponamento una persona di peso medio che viaggia a una bassa velocità (30 km/h) acquista una massa di circa 5 volte il suo peso che, in caso di cinture non allacciate, andrà a schiantarsi direttamente contro il parabrezza auto, con un urto violento e le prevedibili conseguenze. L’ideale sarebbe utilizzare su tutte le strade le cinture di sicurezza in abbinamento ai dispositivi airbag. I bambini piccoli devono sempre essere trasportati negli appositi seggiolini con cintura piuttosto che tra le braccia del genitore.

    Controllo regolare della vista

    La buona salute della vista è senz’altro fondamentale quando si è alla guida. Inoltre,in base al momento della giornata la capacità visiva cambia: ad esempio al crepuscolo o di notte si può perdere anche una diottria e mezzo senza rendersene conto. È bene dunque effettuare una visita oculistica ogni anno, soprattutto dopo i 40 anni, e anche se non si ha l’obbligo delle lenti di guida.

    Niente alcolici e droghe

    Infine, ma non ultimo per importanza, è fondamentale evitare l’assunzione di alcolici e droghe, che, anche in piccole quantità, alterano le percezioni sensoriali del guidatore – in particolare la capacità visiva e la reattività – con conseguenze spesso drammatiche, dovute alla difficoltà di distinzione dei segnali e al coordinamento delle manovre. Non a caso gli incidenti più gravi avvengono di sera dopo cena o dopo la discoteca. Le stragi del sabato notte – peraltro evitabili – sono sovente il tragico epilogo di un’allegra serata tra amici.

  • Quali sono le caratteristiche di una superbike?

    Se siete appassionati di corse motociclistiche, conoscerete sicuramente i campionati della categoria Superbike. Si tratta di gare entusiasmanti e serrate, che vantano la partecipazione di importanti piloti (tra cui diversi campioni della categoria “regina” MotoGP) e marche prestigiose di tutto il mondo. A differenza del campionato MotoGP, a cui possono partecipare prototipi costruiti espressamente per le competizioni, le moto partecipanti al campionato Superbike derivano direttamente dai modelli omologati per la strada, con l’aggiunta di una serie di accorgimenti tecnici che consentono di ottimizzarne le prestazioni al fine di avvicinarle alle moto da competizione. Un’altra caratteristica di questo campionato è che possono partecipare soltanto modelli omologati e prodotti in un numero minimo di esemplari, rendendo ancora più interessante la corrispondenza tra la categoria delle corse e i veicoli normalmente in commercio.

    Esistono numerosi campionati Superbike, sia a livello nazionale sia internazionale e un campionato mondiale che coinvolge le principali case motociclistiche di tutto il mondo. Il campionato Superbike è molto importante per le case produttrici, poiché consente di sperimentare direttamente su pista soluzioni che, in seguito, sarà possibile implementare nelle moto da strada regolarmente in commercio. Il campionato Superbike consente alle case produttrici di aumentare anche il loro prestigio internazionale e presso i clienti, migliorando notevolmente anche le vendite. Infatti, galvanizzati dalle vittorie dei loro beniamini, gli utenti dimostrano spesso un particolare interesse nell’acquisto delle controparti stradali delle moto vincenti nel campionato Superbike.

    Le caratteristiche specifiche delle Superbike variano a seconda del campionato a cui partecipano. In generale le moto devono mantenere alcune caratteristiche di base delle controparti stradali, soprattutto in materia di telaio, che non deve essere modificato in alcun modo. Anche l’aspetto della moto deve ricordare direttamente quello delle controparti stradali, in particolare in relazione al profilo anteriore, posteriore e laterale, in modo da preservare una diretta corrispondenza con i modelli omologati per la circolazione stradale. In termini di motorizzazione, le Superbike sono dotate di motori a quattro tempi con cilindrata compresa tra 850 e 1200 cc per i modelli a due cilindri e di 750 e 1000 cc per i modelli a quattro cilindri. Facendo un paragone automobilistico, se la MotoGP corrisponde alla Formula 1, la Superbike ricorda la categoria automobilistica del Turismo e Superturismo, in cui vengono utilizzate auto direttamente derivate dai modelli omologati per l’uso stradale.

    A differenza di quanto si pensa, la prima Superbike risale ormai a quasi quaranta anni or sono, costruita dai fratelli Ross e Ralph Hannan verso la seconda metà degli anni 70. Il primo campionato mondiale di questa categoria si è disputato nel 1988. Dopo un inizio in sordina, grazie alla partecipazione di importanti campioni della Classe 500 del motomondiale (oggi denominata MotoGP), il campionato Superbike ha iniziato progressivamente a conquistare nuovi appassionati, ottenendo un tale popolarità che ormai insidia quella della classe regina.

    Anche se gli eroi del motociclismo sono celebri per gli appassionanti duelli ruota a ruota in pista, guidando nella vita di tutti i giorni le moto da cui derivano gli spettacolari modelli del campionato Superbike, è assolutamente imperativo rispettare il codice della strada e prestare attenzione anche alle auto che percorrono le strade cittadine ed extraurbane. Infatti, una guida troppo spericolata potrebbe causare gravi conseguenze, oltre che sanzioni e contravvenzioni dovute a infrazioni del codice stradale, inoltre potrebbero verificarsi incidenti in grado di danneggiare il parabrezza dell’auto o di creare danni ancora più gravi alla propria motocicletta. Si consiglia quindi di godersi il proprio mezzo in tutta sicurezza, facendo attenzione alla guida e rispettando attentamente il codice stradale.