Tag: ostia

  • Esercito di Silvio: “Marino mortifica e umilia i cittadini di Ostia”

    “Il Sindaco Marino nomina il magistrato Sabella alla guida del governo del X Municipio. Una nomina che umilia e mortifica i cittadini di Ostia – così Massimo Pezzella coordinatore di Roma Capitale del movimento berlusconiano interviene sulla vicenda – e che dovrebbe far indignare soprattutto gli eletti nelle file del centro-sinistra. Mi viene spontaneo pensare a questo punto – prosegue Massimo Pezzella – che tra i comunisti o pseudo tali che governano Roma Capitale non esista uno capace e competente ad assumere l’incarico transitorio al governo del X Municipio. Tutto questo è incredibile”

    “Marino ha commesso un ulteriore errore – continua Giovanni Iacoi coordinatore Lazio de L’Esercito di Silvio – e siamo curiosi di conoscere se questa scelta è frutto di un libero pensiero del Sindaco oppure sia stato il frutto di un qualcosa di più grande che Marino vuole nasconderci sul X Municipio??? Un magistrato, un appartenente all’ordinamento giudiziario, una persona che è Autorità di Polizia Giudiziaria, tra l’altro non scelta dal popolo, non si manda per caso al governo di un Municipio che conta oltre 300 mila abitanti al pari, quasi, di Bologna o addirittura di comuni come Cosenza, Pavia o Latina. Abdicare il proprio potere politico-esecutivo e consegnarlo a chi rappresenta un altro potere dello stato, quello giudiziario (come lo definiscono loro!!!!), ad una persona non scelta dal popolo, mi sembra un atto che non ha eguali in Italia, perché? Cosa c’è sotto?”

    “Ci riuniremo a breve per decidere se manifestare il nostro dissenso con un gazebo – dichiara Giorgia Civitenga coordinatrice provinciale di Roma – predisponendo una raccolta firme per mandare a casa Marino ma soprattutto per rimandare Sabella a svolgere le mansioni per la quale lo paghiamo cioè il magistrato”

  • Si incatena all’Ansa, “i vigili di Ostia hanno coperto persone vicine a un clan”


    L’anziana ex preside Lucia Salvati ha protestato per una storia di vessazioni subite dopo aver chiesto i suoi diritti con un esposto per abusi edilizi: “Da allora è iniziato un calvario con coperture da parte delle istituzioni, in particolar modo di appartenenti ai vigili urbani e all’Ufficio Tecnico, che mi hanno distrutto. Non mi fermerò. Protesterò fino a quando non verrà alla luce la verità e otterrò giustizia”

    Roma – E’ tornata a incatenarsi la 73enne preside in pensione, che già in passato aveva manifestato allo stesso modo, anche di fronte al sindaco Ignazio Marino, per denunciare una lunga serie di omissioni e abusi posti in essere nei suoi confronti e in quelli della sua famiglia da parte di alcuni vigili urbani e dipendenti dell’Ufficio Tecnico di Ostia. Questa volta l’ha fatto davanti alla sede dell’Ansa di Roma, in quella che definisce la prima di una nuova lunga serie che la vedrà coinvolta in altre proteste nei pressi di sedi istituzionali, come ha già fatto in passato, ma questa volta soprattutto presso sedi di organi di stampa, affinché l’assurda vicenda venga alla luce. Il tutto è iniziato nel 2005, dopo un esposto contro i suoi vicini, per degli abusi edilizi.

    Le istituzioni hanno distrutto la mia vita e quella dei miei figli – ha dichiarato la Salvati -. Ci hanno rubato parte del passato, il presente e forse anche il futuro, se non riuscirò a ottenere giustizia. Il tutto per coprire persone in rapporti con il clan Spada di Ostia. Infatti i miei vicini in passato si sono anche presentati sotto casa a minacciare di morte me e i miei figli con un noto esponente del clan. Ho scritto al presidente del Municipio, al difensore civico, alla procura, dopo aver interessato i vigili urbani e l’Ufficio Tecnico, senza avere avuto alcuna risposta da nessuno. Anzi l’unico risultato sono state numerose denunce contro la mia famiglia. I vigili addirittura denunciarono me per inesistenti abusi edilizi, da cui fui assolta con formula piena, e asserirono di aver già sottoposto a controlli la parte da me denunciata e tutto era risultato regolare. Assolutamente falso. Basta fare un’indagine neanche tanto accurata e studiare le carte per rendersene conto. Sono a disposizione di chiunque voglia verificare di persona per dimostrare ciò che affermo e mi auguro che quei tanti giornalisti con la schiena dritta e propugnatori della libera informazione si facciano carico di sollevare il velo di omertà che finora ha coperto l’intera vicenda e mettere a fuoco la verità dei fatti. Tutto ciò per ottenere quella giustizia che dovrebbe essere normale per chi vive in uno stato di diritto e che cerco da nove anni. Finora c’è chi, facendosi scudo del potere conferitogli da un ruolo istituzionale, ha coperto persone vicine ai clan. Questi individui non possono far parte delle istituzioni e mi auguro che finalmente la magistratura si attivi in tal senso per punire chi sta distruggendo la mia esistenza”.

  • Da “Le Iene” è nata una star, Dalila Italiano


    Dopo l’intervista di Enrico Lucci un inaspettato successo è piovuto addosso alla bellissima diciannovenne romana

    Roma – La 19enne Dalila Italiano, maturità classica appena conseguita, ha visto la sua vita cambiare all’improvviso. Da spensierata ragazza, al pari delle sue coetanee, tutta studio e divertimento, proiettata secondo i parametri tradizionali, verso un percorso universitario, si è ritrovata repentinamente ad essere catapultata sotto i riflettori mediatici. Il tutto grazie a un’intervista realizzata da quel mattacchione di Enrico Lucci per “Le Iene”, in merito ad alcune foto sexy postate sul tempio dei social network, Facebook. Da quel momento è stato tutto un susseguirsi di proposte lavorative e un tripudio di entusiasmo per quello che ormai è un esercito di fan dell’avvenente ragazza romana. E Dalila, che non nasconde una certa appagante soddisfazione per l’inaspettata celebrità, confessa di avere sempre avuto una travolgente passione per il mondo dello spettacolo e per il cinema in particolare. Infatti ora ha deciso di intraprendere gli studi di recitazione che affiancherà a quelli universitari, per dare pieno sfogo alle sue aspirazioni professionali. Tra l’altro l’interesse per l’arte pare impresso saldamente nel suo patrimonio genetico, con il padre Nazzareno, di professione medico, ma con un passato da valente musicista e sua madre Laura con significativi trascorsi da corista. Attualmente fervono le trattative, che sembrano destinate ad un epilogo positivo, per posare come protagonista per l’edizione 2014 del calendario di Italymedia.it, il portale di informazione diretto da Antonello De Pierro. Insomma per la conturbante fanciulla di Dragona, la borgata capitolina che ha visto crescere il grande Enrico Brignano, il destino pare avere spalancato una finestra su un roseo futuro nella galassia dello spettacolo, esattamente come sta avvenendo per una sua ex compagna del liceo, Laura Adriani, la Miriam de “I Cesaroni”, lanciata ormai verso un ampio successo.

    (Foto di Massimo Morabito)

  • Denuncia gravi irregolarità X Municipio e viene minacciata da boss Spada, Marino la invita in Campidoglio


    La preside in pensione Lucia Salvati ha protestato in catene a Ostia:”Mi rivolsi a vigili e Ufficio Tecnico per far bloccare alcuni abusi edilizi ai miei danni, ma iniziarono ritorsioni da parte di questi per farmi desistere mentre i reati evidenziati sono rimasti impuniti per le coperture messe in atto. I miei vicini portarono anche Armando Spada sotto casa per minacciarmi”

    Roma – Una pensionata di 72 anni, Lucia Salvati, che nelle settimane scorse ha denunciato gravi irregolarità nel funzionamento degli uffici tecnici di Ostia, sarà ricevuta nei prossimi giorni in Campidoglio.

    Salvati, ex preside, ha protestato stamani con una catena addosso davanti al X Municipio in occasione della visita del sindaco Ignazio Marino a seguito dell’allarme criminalità. Il sindaco non ha potuto incontrarla stamani, ma la pensionata sarà ricevuta presto in Comune, secondo quanto si apprende.

    Salvati denunciò nel 2005 un abuso edilizio dei vicini di casa all’Infernetto, dove abita da molti anni, e da lì iniziò una vicenda di ricorsi, querele e controquerele che ha visto coinvolti anche i due figli della donna. Alcuni anni fa il boss Armando Spada dell’omonimo clan – coinvolto nell’operazione della polizia di alcuni giorni fa – si presentò sotto casa della ex preside per minacciare lei e i figli e indurli a ritirare l’esposto contro i vicini, secondo quanto denunciato. Il figlio minore della Salvati raccontò di essere stato aggredito da Spada con un bastone, ma in seguito furono i vicini a denunciare lui e il fratello per minacce. E Spada venne citato come testimone.

  • Minacce da clan Spada per aver denunciato abuso edilizio a Ostia


    L’anziana ex preside Lucia Salvati, 72 anni, oltre a “essere stata vessata da alcuni vigili urbani e dipendenti dell’Ufficio Tecnico, nel tentativo di coprire gli abusi” da lei portati alla luce, ricevette anche un’intimidazione da parte di un esponente del clan Spada, accompagnato sul posto dai vicini di casa denunciati

    Lucia Salvati

    Roma – “Otto anni fa denunciai un abuso edilizio compiuto dai miei vicini e a gennaio del 2007 mi sono ritrovata un esponente del clan Spada al cancello di casa mia con un bastone, a minacciarmi perché ritirassi l’esposto”.

    A parlare è Lucia Salvati, 72 anni, dirigente scolastica in pensione residente all’Infernetto, nel giorno dell’operazione di polizia sul litorale romano contro la famiglia criminale Spada. L’anziana otto giorni fa si è presentata con delle catene addosso all’ufficio del Giudice di pace di Ostia per denunciare la presunta storia di malagiustizia di cui si ritiene vittima. Da quell’esposto di otto anni fa contro i vicini si é sviluppata una vicenda giudiziaria lunghissima, con ricorsi e controdenunce che hanno coinvolto anche i figli della donna. “Quel giorno del 2007 un esponente del clan Spada arrivò e iniziò a colpire il cancello con un bastone, minacciando me e i miei figli di ritorsioni se non avessimo ritirato l’esposto contro i vicini – racconta la signora Salvati – Alla fine sono stati loro a denunciare noi per minacce, accuse del tutto inventate. E hanno chiamato Spada come testimone. Le cose sul litorale romano vanno così…”. La preside in pensione ha annunciato una nuova protesta nei prossimi giorni al Tribunale di Roma, che ha ereditato le cause dopo la chiusura di quello di Ostia.

  • “Dopo un esposto per abusi edilizi vessata dalle istituzioni per 8 anni”. Anziana preside in catene al Tribunale di Ostia


    Invece della giustizia agognata Lucia Salvati, 72 anni, è piombata in un un incubo. Ora chiede che la magistratura faccia finalmente il suo dovere contro chi “invece di sanzionare gli illeciti mi ha perseguitato con accuse inventate per farmi desistere”

    Lucia Salvati

    Roma – Una preside in pensione, Lucia Salvati, 72 anni, si è presentata stamani con delle catene e un lucchetto sopra il vestito all’ufficio del Giudice di pace a Ostia per denunciare di essere vittima di un presunto caso di ‘malagiustizia’.

    La donna, che abita all’Infernetto, ha presentato 8 anni fa un esposto su un abuso edilizio commesso ai suoi danni, accusando i vicini di casa. Da lì, secondo il racconto di Salvati, “una storia kafkiana di denunce, controdenunce, ricorsi, procedimenti penali e civili con la controparte” – una coppia di alcuni anni più giovane della donna -, che ha coinvolto anche i due figli dell’ex professoressa. “Chiedevo di verificare e sanzionare l’abuso edilizio e mi sono ritrovata a spendere la vita in processi, con danni economici e alla mia salute fisica e psichica enormi – ha raccontato Salvati, andata in pensione come dirigente scolastico -. Chiedo che i vigili urbani, gli uffici tecnici del Municipio, la magistratura facciano finalmente il loro dovere, come non hanno fatto in questi anni”. La donna ha annunciato altri ‘incatenamenti’ nei prossimi giorni, anche davanti al Tribunale di Roma, dove i procedimenti giudiziari saranno trasferiti a seguito della chiusura del Tribunale di Ostia

  • De Pierro, su scandalo vigili urbani da Alemanno solo lacrime di coccodrillo


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Ora il sindaco sembra essersi svegliato da un lungo torpore e lancia l’ipotesi di trasferimenti funzionali e territoriali. Peccato che la proposta l’avevamo lanciata noi quattro anni or sono e ci sono voluti ben diciotto miei incatenamenti di protesta e alcuni scioperi della fame per convincerlo a comunicarci che la condivideva. Ma perché poi non ha dato seguito a quanto aveva detto di approvare?”

    Roma – “Quelle di Alemanno sono lacrime di coccodrillo. Non serve piangere sul latte versato. L’unica cosa certa è che se avesse provveduto a dare seguito a quanto da noi chiesto da quattro anni, ora, probabilmente non saremmo qui a parlare della corruzione nel corpo della Polizia Roma Capitale”.

    E’ quanto dichiarato da Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, in risposta alle ultime dichiarazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo l’arresto di due vigili urbani e un geometra, nell’ambito dell’inchiesta su un presunto giro di tangenti nell’ambito del corpo, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci, sotto la direzione dei pubblici ministeri Ilaria Calò e Laura Condemi.

    Il leader del movimento ha poi proseguito: “Ora il sindaco sembra essersi svegliato da un lungo torpore e lancia l’ipotesi di trasferimenti funzionali e territoriali. L’idea l’avevamo lanciata quattro anni or sono e ci sono voluti ben diciotto miei incatenamenti di protesta e alcuni scioperi della fame per convincerlo a comunicarci che condivideva la nostra proposta, pur essendosi sempre sottratto a un incontro diretto con i nostri rappresentanti. Purtroppo sono passati già due anni e solo ora Alemanno sembra accorgersi realmente di questa sacrosanta priorità. La nostra impressione è che la sua condivisione sia stata un atto di circostanza per indorarci la pillola e tenerci buoni per un po’. Anche ora dubitiamo seriamente del fatto che il Campidoglio proceda con azioni tangibili in merito e che di fatto ci si trovi di fronte a proclami per attenuare l’impatto della vicenda sull’opinione pubblica, chiamata a esprimersi elettoralmente tra circa un anno. Se la lotta alla corruzione per alcuni è solo propaganda per noi è una cosa molto seria da cui non si può prescindere. Tra l’altro Alemanno minimizza l’accaduto, quasi a volerlo far passare come un caso isolato. Purtroppo, pur concedendo il beneficio della presunzione di innocenza ai vigili coinvolti, in base alle nostre acquisizioni informative il fenomeno è più diffuso di quanto si cerchi di farlo apparire, e le mele marce possono contare su una fitta rete di coperture e complicità istituzionali, che producono un atteggiamento manifestamente tronfio e trasudante un fastidioso senso di impunità. Per noi era solo una questione di tempo, prima o poi qualcosa sarebbe emerso e il caso sarebbe scoppiato, ce lo aspettavamo. Auspichiamo che altri episodi, della cui esistenza, prove alla mano, siamo certi, vengano alla luce. Sono personalmente sempre disponibile a essere sentito dagli organi inquirenti su vari atti illeciti da parte di dipendenti del comparto lavorativo de quoe sui molti esposti rimasti incredibilmente inevasi negli anni”.

    Alemanno ha ribadito il fatto di non infangare e criminalizzare l’intero corpo formato da circa 6500 agenti.

    “Questo è l’unico punto su cui concordiamo col sindaco – ha risposto De Pierro – , infatti abbiamo sempre ripetuto che i trasferimenti intermunicipali da noi proposti mirano, oltre che ad assicurare la trasparenza e l’imparzialità nell’espletamento delle funzioni d’istituto, garanzia costituzionalmente codificata dall’art. 97 della legge fondamentale dello Stato, altresì a salvaguardare l’immagine e l’onorabilità di coloro i quali, la maggioranza, svolgono il loro dovere con abnegazione e irreprensibilità”.

    Il leader dell’Italia dei Diritti ha poi concluso: “Dopo aver atteso inutilmente per quattro anni, non crediamo che il primo cittadino capitolino ponga in essere proprio ora quanto sembra aver recepito, anche se si è guardato bene dal citare la paternità riconducibile all’Italia dei Diritti di tale proposta,.ma questo poco importa se procede in tal senso. Il problema è che purtroppo riteniamo che Alemanno e la sua giunta, che finora hanno amministrato malissimo la Capitale, non siano in grado di avanzare verso una soluzione definitiva operando le auspicate rotazioni, quanto mai necessarie per evitare che altri scandali si abbattano sulla città. In tal senso abbiamo le idee chiare e presenteremo un rappresentante del nostro movimento alle eventuali primarie del centrosinistra per decretare il candidato sindaco per Roma Capitale. La gente è con noi e, in tal caso, di una cosa siamo sicuri fin d’ora: le rotazioni intermunicipali degli appartenenti alla Polizia Roma Capitale e dei dipendenti degli uffici tecnici territoriali avverranno in men che non si dica e le tentazioni corruttive verranno notevolmente arginate, restituendo a quei cittadini vessati da vere e proprie estorsioni istituzionali la possibilità di riacquistare la propria legittima serenità e assicurando grande attenzione rispetto alle segnalazioni, cosa che ora spesso resta un miraggio”.


  • Dopo scandalo vigili a Roma De Pierro ritorna su rotazioni intermunicipali triennali


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Se il sindaco Alemanno avesse dato seguito a quanto aveva dichiarato di aver recepito e condiviso, probabilmente le cronache ci avrebbero risparmiato l’ennesimo scandalo corruttivo

    Roma – Esplode a Roma lo scandalo tangenti nel Corpo della Polizia Roma Capitale.

    Dopo numerose denunce presentate da alcuni imprenditori, in particolar modo da Silvio e Paolo Bernabei, noti commercianti trasteverini attivi nel campo enologico, è scattata un’inchiesta divisa in più filoni, a seguito della quale sono finiti sul registro degli indagati numerosi vigili per aver preteso mazzette. Sembrerebbe che la storia di pretese pecuniarie di tipo estorsivo da parte degli agenti si sia trascinata per molti anni con vessazioni che avrebbero turbato pesantemente la serenità lavorativa degli esercenti in questione penalizzandone i profitti.

    Sulla vicenda, una volta delineatisi meglio i contorni, all’inizio apparsi un po’ confusi, soprattutto con le ultime notizie che parlano dell’arresto di due dei vigili indagati e di un geometra, si è pronunciato Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, da sempre in prima linea nel combattere la corruzione dilagante in alcuni settori del corpo ad opera di cellule deviate, contro la quale propone da tempo immemore una rotazione intermunicipale degli agenti e dei dipendenti degli uffici tecnici comunali ogni tre anni. La battaglia di De Pierro è culminata in numerose azioni estreme di protesta consistenti in incatenamenti e scioperi della fame.

    Dopo aver incassato il parere favorevole proprio del comandante Angelo Giuliani, per bocca del vicecomandante Diego Porta, con cui il leader dell’Italia dei Diritti aveva avuto un incontro, la questione si è trascinata per lungo tempo in attesa della decisione del sindaco Gianni Alemanno, che alla fine, dopo che lo stesso De Pierro aveva più volte dichiarato che l’avrebbe considerato politicamente responsabile di qualsiasi comportamento illecito accertato da parte delle figure professionali in questione, ha capitolato dichiarandosi favorevole alla proposta. Ma alle promesse non sono seguiti fatti concreti e dopo circa due anni da quella affermazione, a parte qualche normale avvicendamento fisiologico, non sembra si sia mosso nulla in tal senso.

    Il numero uno del movimento non usa mezzi termini e si rivolge direttamente al primo cittadino capitolino: “Tenendo conto del beneficio afferente alla presunzione di innocenza fino all’ultimo grado di giudizio, baluardo fondamentale della nostra civiltà giuridica, nella congiuntura specifica di quest’ultima vicenda, di fatto la corruzione nel settore in questione ha raggiunto livelli spaventosi, perfettamente in linea col degrado etico-morale generale delle istituzioni del nostro paese. Purtroppo, nostro malgrado, non è possibile negare che, se il sindaco Gianni Alemanno avesse dato seguito a quanto aveva dichiarato di aver recepito e condiviso, anche se con imperdonabile ritardo e solo dopo le nostre ripetute proteste, probabilmente le cronache ci avrebbero risparmiato l’ennesimo scandalo corruttivo. Ci auguriamo che ora proceda nel verso da noi indicato, cosa che dovrebbe essere naturale per chi ha a cuore la trasparenza e la legalità nella nell’apparato istituzionale, altrimenti non avrà più scusanti”.

    De Pierro, che è a conoscenza di elementi probatori schiaccianti, raccolti nel tempo, ha poi aggiunto: “La misura è ormai colma, soprattutto nel campo dell’edilizia e in quello degli esercizi commerciali. Bisogna intervenire con urgenza tramite misure straordinarie. Abbiamo ormai poca fiducia nell’efficacia dell’azione di Alemanno e siamo pronti a scendere in campo direttamente alle prossime amministrative con un nostro candidato sindaco, ma purtroppo c’è ancora molto tempo e il ripristino della legalità non può attendere. Ho parlato personalmente con alcuni esercenti che lamentano una vera e propria estorsione istituzionale da parte di alcuni appartenenti alla Polizia Roma Capitale, in perfetto stile mafioso. Ciò è profondamente ingiusto nei confronti dei cittadini e della maggior parte dei dipendenti del corpo, che al contrario svolgono il loro lavoro con abnegazione e nel rispetto della legalità. Bisogna isolare le mele marce e assicurarle alla giustizia.

    Poi il leader dell’Italia dei Diritti si sofferma sul settore dell’edilizia, in particolar modo sul XIII Municipio che comprende il territorio di Ostia e dintorni: “Sul litorale avevo da tempo denunciato la presenza di una cricca ben organizzata, con un’azione delinquenziale assai collaudata. Purtroppo le conseguenze di tali comportamenti sono devastanti. Problemi che potrebbero risolversi in breve tempo con un intervento efficace da parte degli organi accertatori, Vigili Urbani e Ufficio Tecnico, a seguito delle collusioni e delle deviazioni illecite di alcuni componenti di questi uffici, finiscono col trascinarsi per anni, con grave disagio morale ed economico per i soggetti colpiti ingiustamente, e per la giurisdizione che si trova nelle condizioni di venir gravata da oneri di lavoro aggiuntivi, che vanno a intasare la già debordante mole di controversie da evadere. E’una triste realtà fatta di omissioni, ritorsioni, denunce penali per reati inventati, sentenze quantomeno discutibili, il tutto per fiaccare e indurre quei pochi cittadini che hanno il coraggio e soprattutto la forza economica per difendersi, a desistere e lasciare campo libero alle scorribande di questi personaggi. E chi prova a denunciare lo stato di cose come il sottoscritto e il nostro movimento, si ritrova a subire atti intimidatori di ogni genere, tentati investimenti, aggressioni da parte di noti esponenti della malavita locale, ecc. Ciò nonostante la nostra lotta continua e non ci saranno intimidazioni che fermeranno la nostra voglia di giustizia, a tutela delle persone che purtroppo subiscono ingiustamente tali atti criminali. Sono disponibile a rendere la mia testimonianza ai pubblici ministeri Ilaria Calò e Laura Condemi e ai carabinieri di via In Selci, che stanno svolgendo il loro dovere con grande abnegazione, a dispetto di tanti esposti che spesso restano incredibilmente inevasi, nonché a qualsiasi altro organo inquirente che la ritenga opportuna.

    Poi De Pierro passa a raccontare una circostanza che forse può contribuire a fotografare la situazione reale: “Siamo in possesso della lettera scritta circa 5 anni or sono da una cittadina stremata, dirigente statale in pensione, dove avanza esplicite accuse parlando di ‘angherie per aver denunciato e contrastato evidenti abusi edilizi perpetrati ai miei danni’. La missiva è indirizzata all’allora presidente del XIII Municipio Paolo Orneli, e per conoscenza all’allora sindaco di Roma Walter Veltroni e ai capigruppo dei partiti del XIII Municipio. Ancorché la stessa contenga accuse ben precise, con addirittura nomi e cognomi di persone che sarebbero coinvolte nel mistificare la realtà di evidenti illeciti, ad oggi, a quanto è dato sapere, non pare sia stato fatto nulla rispetto alla denuncia se non l’opposizione di una inammissibile indifferenza, fatta eccezione per l’allora capogruppo dell’Udc Francesco Nelli che sembra abbia fatto pervenire il documento ai vertici della Polizia Municipale del XIII Gruppo, dove si sarebbe incredibilmente arenata senza avere seguito. Eppure la signora, riferendosi a soggetti nominativi ben individuati, dice che ‘le istituzioni nelle quali ho creduto e nelle quali vorrei continuare a credere, anziché bloccare l’abuso lo hanno appoggiato e coperto’, ‘l’Ufficio Edilizia del XIII gruppo vigili urbani, al quale mi sono rivolta più volte ricevendo risposte ambigue fino a verbalizzare a firma di (omissis) e (omissis) che tutto era conforme alla D.I.A, continuando che “quando è stata presentata la D.I.A. i lavori erano abbondantemente avanzati, ma nessuno si è accorto e, comunque, i lavori non sono conformi alla D.I.A’ e ancora che “l’Ufficio Tecnico, a firma dell’ingegnere (omissis) ha confermato che tutto era conforme alla D.I.A., anche se gli abusi erano e sono evidenti’. Poi, palesando la chiara sensazione di sentirsi presa in giro, dichiara che ‘conservo foto e articolo della conferenza stampa che il Comandante Moretti ha tenuto insieme alla S.V. durante la quale ha espresso la sua soddisfazione per i risultati ottenuti nella lotta all’abusivismo’. Quindi incalza con ‘tutti sapevano e hanno taciuto, anzi i vigili sono venuti incessantemente a casa mia per motivi rivelatisi sempre inconsistenti’, ‘le loro visite tendevano a scoraggiarci dall’adire le vie legali’. Poi addirittura tira in ballo un assessore asserendo che ‘dopo il tentativo non andato a buon fine di un assessore del Municipio XIII di farci desistere proponendoci che i sigg. (omissis) avrebbero pagato le spese da noi sostenute per l’avvocato, ci sono piovute addosso querele di ogni genere’. Poi, dopo aver raccontato altri particolari assurdi conclude con ‘ho fiducia in un suo tempestivo intervento, non mi deluda!’. Purtroppo, a quanto è dato sapere l’intervento non c’è mai stato e la signora è rimasta delusa”.

    De Pierro chiude con una considerazione e un appello: “Un episodio del genere, in un paese normale, si sarebbe concluso con un’inchiesta e con delle pene severe, oppure con una denuncia e con una esemplare azione giudiziaria conseguente a carico della signora, ma, a quanto pare non è successo nulla di tutto questo. Probabilmente la signora aveva ragione. Invitiamo tutti i cittadini che abbiano subito soprusi del genere e che si siano imbattuti successivamente nel muro di gomma delle istituzioni colluse o quantomeno distratte, a comunicarci la loro vicenda. E’ tutti insieme che abbiamo il dovere di debellare l’odioso fenomeno della corruzione, contro cui in effetti ci sono gli strumenti giuridici per difendersi, ma che spesso purtroppo si vanno a infrangere contro l’indifferenza di chi dovrebbe procedere ma non comprende o non vuole comprendere”.

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