Tag: omicidio colposo

  • Nove anni e quattro mesi in appello a Spaccarotella, De Pierro avanza dubbi


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Ho delle perplessità sul fatto che l’agente abbia sparato pensando di uccidere Sandri all’interno dell’abitacolo

    Roma – La Corte di Assise d’Appello di Firenze ha inflitto nove anni e quattro mesi di reclusione a Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia che l’11 novembre 2009 uccise Gabriele Sandri nell’area di servizio di Badia al Pino lungo l’autostrada A1, stabilendo una pena più severa rispetto ai sei anni previsti dal giudizio di primo grado.

    “È una sentenza che pone inevitabilmente alcuni interrogativi, il primo, su cui interrogarci, riguarda sicuramente l’equità della giustizia nel nostro Paese, sia da un grado di giudizio all’altro che da un tribunale all’altro della penisola. Spesso, infatti, il destino di un imputato e l’ottenimento di giustizia della parte lesa sono affidati anche alla fortuna. Senza dimenticare che anche i magistrati più bravi possono sbagliare, errare humano est”. Questo il primo commento di Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, alla sentenza di secondo grado per l’omicidio Sandri.

    “Non è facile entrare nel merito di questa sentenza non avendo letto le motivazioni – ha proseguito De Pierro -, sono certo che l’organo giudicante avrà valutato attentamente ogni tassello, anche quello più minuscolo della vicenda”. D’altro canto non è facile neppure per la mente più arguta capire cosa sia passato quella mattina, che ha cambiato drammaticamente le vite della famiglia Sandri e dello stesso Spaccarotella, per la testa all’agente di polizia”.

    “Mi sembra evidente, però, che lui non abbia potuto sparare pensando di uccidere il giovane tifoso laziale che si trovava all’interno dell’autovettura”. Spaccarotella ha sbagliato, è stato incosciente ed è giusto che paghi, ma resto della mia convinzione: non può aver sparato pensando di uccidere la persona all’interno dell’abitacolo, non riesco a pensare che sia stato un atto volontario”, ha voluto sottolineare il responsabile nazionale IdD.

    “Si tratta di una condanna esemplare – ha proseguito De Pierro – che fa a cazzotti con quella comminata ai quattro poliziotti che hanno ucciso Federico Aldovrandi a Ferrara. In base ai fatti e alla conoscenza che ne ho in quel caso sono andati veramente con i guanti di velluti nel giudizio. Personalmente considero molto più grave quell’episodio che non questo provocato da Spaccarotella”.

    La famiglia di Gabriele Sandri, presente in aula al momento della lettura della sentenza di condanna, si è detta soddisfatta.

    “Ritenevo tecnicamente più giusta la condanna di primo grado. Se nell’autogrill dove si trovava Sandri ci fosse stata una rapina con un morto e Spaccarotella avesse ucciso il rapinatore in fuga, l’atteggiamento sarebbe stato lo stesso o l’agente sarebbe diventato un eroe?Ora aspetteremo il giudizio in Cassazione augurandoci che si trovi il giusto compromesso tra la sacrosanta esigenza di giustizia della famiglia della giovane vittima e la pena da comminare all’agente che ha avuto in ogni caso un biasimevole comportamento”, ha concluso il presidente dell’Italia dei Diritti.

  • De Pierro su sentenza condanna poliziotti caso Aldrovandi


    Roma – “Finalmente questa triste vicenda ha raggiunto il suo primo punto fermo.
    Una condanna che naturalmente ancora dovrà trovare conferme nei successivi gradi di giudizio, ma che getta una luce su un fatto molto grave in un moderno stato di diritto e rappresenta sicuramente un primo passo verso la legittima richiesta di giustizia e verità da parte dei genitori che portano su di sé ferite morali profonde che non vedranno mai una cicatrizzazione”. Con questa frase Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, ha commentato la sentenza del tribunale di Ferrara che ha condannato a una pena di 3 anni e 6 mesi i poliziotti che la notte del 25 settembre fermarono il giovane Federico Aldrovandi. Eccesso colposo secondo il collegio giudicante, perché gli agenti ingaggiarono con il ragazzo una colluttazione con successivo ammanetta mento in posizione prona che lo condusse a morte per asfissia posturale. “ Se si è arrivati ad una sostanziale conferma del quadro accusatorio – ha precisato il presidente De Pierro – si è fatta emergere una tragica verità. Quella di 4 poliziotti che avrebbero dovuto tutelare l’ordine e la sicurezza dei cittadini e che invece si sono resi colpevoli di un atto così efferato. Tra l’altro se la verità scritta negli atti processuali corrisponde al reale svolgersi dei fatti, francamente mi sembra piuttosto blanda la formulazione di una condanna per eccesso colposo. A mio avviso le risultanze potrebbero portare a configurare l’omicidio preterintenzionale. In ogni caso, indipendentemente da quella che è la pena applicata che non potrà certo riportare Federico in vita, l’importante è che sempre se il tutto verrà confermato, queste persone non dovranno più indossare la divisa per rispetto a quanti svolgono il loro stesso lavoro con abnegazione, professionalità e umanità. Già ci pensa lo Stato a svilire i compiti istituzionali delle forze di polizia a colpi di ronde, perciò quando pecore nere e deviate gettano fango con la loro condotta sul prestigio del corpo, bisogna usare il pugno duro per rimuoverle prima che si allarghino inesorabilmente in propaggini metastatiche. E’ importante perciò che giustizia venga fatta per non scalfire l’imprescindibile fiducia che i cittadini devono riporre in chi è preposto alla loro sicurezza”.