E’ prevista per i primi di giugno la prima visita ufficiale in Italia di una delegazione della tribù nordamericana dei Crow, la stessa che nel 2008 ha adottato Barack Obama.
Il legame dei Crow con l’Italia parte da lontano, quando nel 1921 il Generale Armando Diaz fu adottato come membro della Tribù
( cit New York Times http://query.nytimes.com/mem/archive-free/pdf?res=F30813F73B5810738DDDAE0994D9415B818EF1D3 )
Seconda italiana ad essere adottata è stata nel 2010 invece Raffaella Milandri, scrittrice, fotografa e nota attivista per i diritti umani dei popoli indigeni.
Proprio in virtù di questa recente adozione, Cedric Black Eagle, Presidente uscente della Crow Nation, la moglie Audrey e la madre Mary Walks on Ice sono stati
invitati dai Comuni della Riviera delle Palme, San Benedetto del Tronto e Grottammare, dove la Milandri risiede, ad una visita ufficiale che oltre ad
avere lo scopo di uno scambio culturale che porrà in primo piano storia e costumi dei Nativi Americani, culminerà con la cittadinanza onoraria assegnata al capo Black Eagle.
Ma la tribù dei Crow e in particolare la famiglia Black Eagle vantano una altra adozione molto prestigiosa: quella del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
Nel maggio del 2008 infatti, durante la sua prima corsa al seggio presidenziale, l’allora senatore Barack Obama visitò la riserva Crow,
dando un chiaro segno di interesse verso i nativi americani. In quell’occasione, Obama fu adottato nella tribù Crow da Hartford “Sonny” Black Eagle e la moglie Mary.
(cit La Repubblica: http://www.repubblica.it/2008/01/speciale/altri/2008primarie/indiani-obama/indiani-obama.html )
Dopo il 2008, Obama divenne Presidente degli Stati Uniti, e suo fratello Cedric divenne Presidente della Crow Nation;
i due si sono incontrati in seguito alla Casa Bianca(foto), insieme al padre Hartford e a Mary Walks on Ice Black Eagle.
Ha detto Mary, madre adottiva di Obama: “Quando lo adottammo, gli chiesi di ricordarsi di noi se fosse arrivato alla Casa Bianca.
E lui mi disse:”Mamma, sarai là con me.”” Obama è stato fedele alla sua promessa: la famiglia Black Eagle ha visitato molte volte la Casa Bianca in molte occasioni.
La storia dei Crow e della adozione di Obama è narrata nel libro di Raffaella Milandri “La mia Tribù”.
Chiediamo alla Milandri, sorella adottiva di Cedric Black Eagle: ” Possiamo quindi dire che lei è sorella anche del Presidente Obama?”
che risponde: “Nel senso che i Nativi AMericani danno alla adozione, sì, facciamo parte della stessa famiglia. Ma non ho ancora avuto modo di incontrarlo.
Il senso reale della adozione è una fratellanza universale.”
Si prevede una grande affluenza all’evento, che prevede un grande spazio per la cultura nativa americana e richiamerà molti appassionati.
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Prima visita ufficiale della Tribù Crow in Italia
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Nuovo imperdibile libro sugli Indiani d’America
La mia Tribù: storie autentiche di Indiani d’America” di Raffaella Milandri (edito da Polaris, maggio 2013) è ricco di bellissime immagini e di incredibili storie. E conferma, dopo solo un anno e mezzo dalla uscita de “Io e i Pigmei” (Polaris, 2011) la Milandri come valida autrice di opere sui popoli indigeni, e acuta testimone di violazioni dei diritti umani, che sono molto spesso specchio della nostra civiltà occidentale.
La mia Tribù, presentato al salone Internazionale del Libro di Torino 2013, raccoglie incontri e interviste della Milandri sulle condizioni attuali dei Nativi Americani oggi, ma anche rivelazioni sul passato attraverso lo studio di 10.000 pagine degli archivi statunitensi. Dal Dawes Act, alla Legge dei Quarti di Sangue, alla sterilizzazione forzata delle donne Native Americane negli anni ’70, raccontata alla autrice da testimoni viventi. Le lettere degli agenti indiani bianchi
che gestirono le riserve rivelano la loro corruzione, il loro razzismo e le loro opinioni sul “problema indiano”. Attraverso cerimonie, rituali normalmente esclusi ai Bianchi, e amicizie profonde, Raffaella Milandri viene adottata nella stessa famiglia Crow dove il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama fu adottato nel 2008. L’autrice ha modo di scoprire i grandi problemi di oggi nelle riserve indiane: suicidi, alcolismo, disoccupazione ma anche “perchè nelle riserve non ci sono banche nè Mac Donalds”.
Un libro avvincente, imperdibile e rivelatore sui Nativi Americani che ne racconta anche leggende, tradizioni e folklore.
“Il sentimento dominante nel libro è il senso di colpa per il peccato di essere bianchi” dice l’autrice. Le chiediamo il perchè del suo smisurato amore per i Popoli indigeni.
“Tutto è iniziato quando ero bambina e leggevo i fumetti di Tex Willer, dalla parte degli Indiani.
Tra l’altro ho avuto la fortuna di avere una amicizia proprio con il compianto editore di Tex, Zagor, Mister No: Sergio Bonelli, da cui ho appreso lo spirito per l’avventura, ma anche il senso di responsabilità di essere cittadina del mondo e la volontà di lottare
contro le ingiustizie. I miei contatti con i popoli indigeni ai confini del mondo mi hanno arricchito tantissimo, loro sì che hanno lo spirito e le caratteristiche dell’Uomo, e hanno una nobiltà che ancora il denaro e l’avidità occidentale non sono riusciti ad intaccare.
Vanno protetti e salvati, come ultimo patrimonio dell’Umanità.”
Ecco il commento al libro di Dario Celli, giornalista Rai del TG2 :
Ci sono molte cose che colpiscono il lettore leggendo queste pagine. Ma quella che mi ha colpito di più è la capacità di Raffaella Milandri di immergere chi legge in una realtà – quella dei Nativi americani- che mal conosciamo. Ma non solo.
Ci sono pagine – e sono molte – che commuovono. Termine che letteralmente significa “mettere in movimento”. Sono pagine che toccano cuore e mente.
Bene ha fatto, fra le righe (ma nemmeno poi tanto) Raffaella Milandri, a ricordare che la lotta di sopravvivenza dei Nativi americani non fu semplicemente fra coloro che abitavano quelle terre da millenni, e gli americani, ma che nella realtà è stata semplicemente una guerra fra i Nativi americani e l’uomo bianco.
E cioè noi.
La mia Tribù: storie autentiche di Indiani d’America aiuta a capire, a conoscere, ad immergersi in un mondo che l’uomo bianco (e cioè noi) ha cercato di annientare e sottomettere.
Ma descrive anche l’orgoglio e la speranza di un popolo che riesce a conservare e tramandare la propria umanità e le proprie tradizioni, in nome della convivenza e della pace. Al punto di adottare, di accettare in famiglia, una donna entrata nella loro vita in punta di piedi.
Messaggera venuta da un Paese lontano.
Ecco il commento del giornalista e scrittore Fabrizio Buratto:
La mia tribù è tante cose insieme: un punto di vista sul mondo, su se stessi e sul senso di appartenenza. Tu da quale parte stai? Sembra domandare Raffaella Milandri al lettore. La sua è una scelta chiara e consapevole, storicamente documentata: lei ha scelto gli indiani, come fece de Andrè nell’album che aveva in copertina la immagine di un indiano d’America. E gli indiani hanno scelto lei, accogliendola nella loro tribù. Se, con l’11 settembre, siamo stati tutti americani, questo libro può aiutarci a capire perchè siamo tutti indiani.

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Interessanti le analisi rilevate da “Electionpaper.com” e discusse con i vari ospiti in Rai
Interessante il dibattito radiofonico avuto luogo presso la Webradio8 della Rai. Ospiti in studio i ragazzi dell’università Luiss e Roma Tre che hanno posto delle domande ai vari candidati elettorali e Federico Geremicca, vicedirettore de “La Stampa” che ha offerto alcuni importanti approfondimenti sulla comunicazione politica attuale. Sono stati illustrati e discussi i dati rilevati da “Electionpaper.com” il progetto realizzato da Lorenzo ed Eriberto Muscoso che analizza e raccoglie le fonti d’informazione relative ali aspiranti al Senato, Parlamento, Regione Lazio e Lombardia. L’autore è intervenuto riportando alcune cifre considerevoli sul numero di utenti che segue il proprio politico e sul rapporto tra efficacia comunicativa e riscontro del pubblico. Dai dati emersi, Beppe Grillo è dominatore della rete con oltre un milione di seguaci, seguito da Berlusconi e Bersani. Sul fronte youtube, al secondo posto si piazza Oscar Giannino e il suo movimento Fermare il Declino. Dai dati riscontrati è sempre in aumento il numero degli utenti, politici e anche istituti di statistica che accedono al web site per controllare i dati. Per l’elezioni regionali i link da seguire sono : regionelazio.electionpaper.com“,“ regionelombardia.electionpaper.com”. Il progetto si presenta come uno strumento utile sia agli elettori per seguire la campagna politica, sia agli stessi candidati per analizzare la propria strategia comunicativa, nonchè a valutarne l’efficacia. Il web site raccoglie e confronta in un grande foglio virtuale, chiamato per l’appunto “Paper”, tutte le notizie che i politici pubblicano nei propri social network, quali Facebook, Twitter, Google+, Youtube e molti altri ancora. L’interfaccia intuitiva permette facilmente di rimanere aggiornati sul mondo elettorale senza perdersi nella miriade delle informazionisparse per il web. Il web site è in continuo sviluppo ed è stato attivato anche un “Paper” per gli Oscar Academy 2013.
Link : www.electionpaper.com
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Attivista per i diritti umani dei popoli indigeni adottata nella tribù dei Crow: ora è sorella adottiva di Barack Obama
Tornata dal suo ultimo viaggio in solitaria e fuoristrada in Montana,
incentrato sulla visita alle riserve indiane,
Raffaella Milandri, fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni,
è stata adottata come sorella da Cedric Black Eagle, il Presidente della Nazione della Tribù dei Crow.
Dice la Milandri: “Sono fiera di essere ora Raffaella Black Eagle.Poichè il padre di Cedric ha adottato
Barack Obama,
simbolicamente ora sono sorella anche del Presidente americano.”
Anche il popolo di Facebook che segue in diretta i suoi viaggi è andato in visibilio.
Qui il link dove, durante la firma del Tribal Law and Order Act, che va a migliorare
il sistema di giustizia nella riserve indiane, il Presidente Obama racconta anche della
sua adozione come Barack Black Eagle.
http://www.youreporter.it/video_STOP_AI_CRIMINI_NELLE_RISERVE_INDIANE_1
Dice la Milandri : “L’adozione da parte dei Crow è stata molto commovente;
è uno dei loro rituali , ma è un privilegio riservato a pochi. Il mio impegno è e
sempre sarà affiancare i Crow, e tutti i popoli indigeni, nella lotta per i diritti umani e per la giustizia.”
La Milandri ha visitato i popoli dei nativi americani
Crow, Blackfeet e Salish e Kootenai, e anche l’ufficio del Governatore del Montana.
Per raccogliere dati e testimonianze sulla situazione dei nativi americani nelle riserve,
oggi. ” Vi sono nelle riserve indiane molte problematiche che si trascinano da decine di anni:
la disoccupazione, che arriva al tasso del 70%, l’alcolismo, e molte terre all’interno delle riserve che
sono state cedute tanti anni fa a non-indiani, creando alle volte un monopolio sfavorevole alle risorse
turistiche e del territorio. I governi tribali stanno cercando di riacquistare queste terre,
ma ora il prezzo di queste terre che dovrebbero essere loro di diritto è esorbitante” aggiunge la
fotografa umanitaria.
In Canada, invece, nelle riserve indiane non è permesso vivere a persone che non siano
membri riconosciuti delle tribù aventi diritto.
Il quotidiano più popolare del Montana, il Great Falls Tribune, ha dedicato alla viaggiatrice solitaria un
articolo speciale. ( visibile anche on line al link http://www.greatfallstribune.com/apps/pbcs.dll
In modo del tutto autonomo e a scopo umanitario, la viaggiatrice porta
avanti una campagna di sensibilizzazione e di denuncia e ha avuto
contatti anche con il CERD(Commissariato per l’Eliminazione delle Discriminazioni razziali)
dell’ONU grazie al materiale raccolto.
Dice Raffaella Milandri:
“Sono a chiedere supporto e visibilità per la mia
campagna per i diritti umani dei popoli indigeni.
Sto anche divulgando alcune mie produzioni multimediali
(sui Boscimani del Kalahari e sugli Adivasi dell’Orissa), in modo
gratuito, per poter fare opera di sensibilizzazione. Con raccolta di
testimonianze e di denuncia per discriminazione dei diritti umani.”
Pochi giorni fa, la fotografa ha donato ben 140 sue foto per una iniziativa
internazionale a supporto di Save the Children,
curata dalla associazione Quarta Dimensione. -
Popoli indigeni e diritti umani: il caso di Niyamgiri, Orissa, India
di Raffaella Milandri
La storia dei popoli indigeni si ripete, ancora ed ancora.
Sempre si ripete, laddove c’è un popolo indigeno, pacifico, che vive a contatto con la natura,
felice dei prodotti della terra e e di uno stile di vita tradizionale senza ambire ad avere un McDonald’s dietro l’angolo, un SUV parcheggiato sul retro di casa e un iPad
dalle mille funzioni.
Gente semplice, fiera, come potevano essere i nostri antenati.
Eppure, proprio per questa semplicità, invece di essere salvaguardati in quanto unici,
sono oggetto di discriminazioni razziali e,
spesso, di persecuzioni feroci; in particolare quando, nelle loro terre spesso
autentici paradisi terrestri-incontaminati, senza inquinamento, spesso anche senza quei fili
elettrici e telefonici che ovunque scorrono come cicatrici ed elementi alieni-
viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa
da sfruttare-petrolio, foreste.
Poco importa a governi e multinazionali di questi popoli, queste famiglie, queste
culture antiche che sono patrimonio dell’Umanità: lo abbiamo visto
nei secoli-indiani d’America, aborigeni australiani- e lo vediamo oggi-
boscimani, pigmei, adivasi, indios e tante etnie con l’unica colpa di vivere oggi
come centinaia, migliaia di anni fa.
E queste etnie sono a rischio di estinzione: una volta fagocitati dal nostro “Progresso”,
una volta allontanati dalle loro tradizioni e dalle loro terre ancestrali, cadono vittima di alcolismo,
depressione, AIDS, ad una velocità terribile ed impressionante di adeguamento alla nostra “civiltà”.
“Sto investigando su alcune situazioni-Boscimani del Kalahari, Dongria Khond di Niyamgiri-
da vicino, in alcuni casi mi assoggetto ai rischi che corre il testimone oculare di
un crimine” dice Raffaella Milandri.
“E’ un vaso di Pandora orribile e devastante. Popoli che andrebbero subito protetti soggiacciono
a raggiri, ricatti, ingiustizie e crudeltà inimmaginabili. Oggetto di razzismo nei loro stessi
Paesi. ” La storia-e il cinema-ci hanno fatto conoscere la storia degli indiani d’America,
messi nelle riserve dopo un genocidio spietato, oggi tuttora soggetti a leggi diverse.
Il 29 luglio scorso il Presidente Obama ha firmato il Tribal Law e Order Act:
una legge che permette finalmente alla polizia tribale di avere maggiori poteri e
una preparazione adeguata a portare giustizia nelle riserve.
Le statistiche dicono infatti che nelle riserve indiane degli Stati Uniti, ad oggi, il tasso di criminalità è dall 2 alle 20 volte superiore che nel resto del Paese; un dato, ci si augura,
destinato a cambiare.
In Orissa, India, coesistono ben 63 etnie di popoli indigeni diverse, di cui alcune primitive.
“Le tribù Bonda e Dongria Khond, ad esempio, vivono tuttora su remote aree montane,
scendono a valle molto raramente. I loro costumi, le loro usanze si presentano incredibilmente intatti dopo migliaia di anni. L’impatto devastante con il “progresso” in questi casi va mediato
e centellinato, le loro preziose culture vanno preservate così come i loro linguaggi peculiari.”
L’Orissa è un territorio caratterizzato proprio da questa massiccia presenza di popoli indigeni;
ma da pochi anni sono state messe a sfruttamento anche le numerose miniere di bauxite presenti.
Non solo quindi le miniere minacciano -ed in alcuni casi hanno già devastato-le terre ancestrali di
questi popoli, ma le multinazionali-Vedanta e Posco- oltre all’estrazione compiono in loco anche la
lavorazione della bauxite, che causa un pesante inquinamento dell’aria e delle falde acquifere.
E’ il caso di Niyamgiri. Attorno a Niyamgiri Hill, una collina sacra a tutti gli abitanti della zona,
sorgono oltre 300 villaggi di tribù di Dongria Khond , Kutia e altri popoli indigeni.
Oltre a casi di espropriazione illecita dei terreni, nei villaggi in pochi anni l’ambiente divenuto malsano
ha generato molti casi di tumori della pelle, malattie polmonari, e malaria, con decessi e molte
persone ammalate. C’è stata una moria di bestiame, le coltivazioni sono rovinate.
Fieri e combattivi, gli abitanti di Niyamgiri non demordono e lottano strenuamente per difendere
la loro terra, la loro vita. “Ho avuto modo di raccogliere molte testimonianze dalla gente
semplice dei villaggi, che con un incredibile sorriso amaro mi ha raccontato di arresti, torture,
soprusi, ricatti. In alcuni casi sospetti omicidi. Una forma più raffinata e sottile forse, ma molto simile a quella che ha portato gli indiani d’America ad essere quasi decimati.” dice la Milandri.
“Mi hanno raccontato di come emissari di questa multinazionale, la Vedanta, vadano nei villaggi, offrendo alcolici, promettendo lavoro e nuove terre alla gente. Promesse mai mantenute. “
Attorno allo stabilimento, che occupa 62 kmq ed è in espansione, un muro di cinta che ha tagliato
villaggi, distrutto case, e fatto sì che i bambini di alcuni villaggi ora debbano compiere, per andare a
scuola, 8 km a piedi ogni mattina anzichè 1 km. Ironicamente, sui muri dello stabilimento, immagini
che inneggiano ad un futuro migliore per tutti.
“Ho realizzato alcuni filmati di denuncia, con interviste ed appelli. Questa gente semplice ma
fiera merita un aiuto. Il Governo indiano, che dà potere ai singoli Stati del Paese,
non riesce a monitorare la situazione in mano ai politici locali.” All’inizio di luglio 2010
il tempio sulla collina sacra è stato distrutto proprio per indebolire quella fede indomita dei popoli
indigeni locali. Il 16 agosto 2010, il Comitato Saxena, preposto dal Governo indiano ad esaminare il caso, ha emesso un report dove denuncia la Vedanta per la violazione in Niyamgiri del Forest Rights Act, una legge che protegge i popoli indigeni proprio da questi abusi sulle loro terre.
Un lume di speranza? Staremo a vedere. Come dice Kumti Majhi, a capo di una associazione di
oltre 10.000 abitanti di Niyamgiri “Solo la diffusione della informazione ci può salvare”
CHI E’ RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
Sta portando avanti una campagna a difesa dei diritti umani dei popoli indigeni:boscimani, pigmei, adivasi, aborigeni australiani. Con interviste di denuncia anche scioccanti.
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Marea Nera: paradossi della società tecnologica.
Marea Nera: paradossi della società tecnologica.Prosegue inarrestabile, ormai da 49 giorni la fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.
Il nuovo “tappo” installato circa 24 ore fa sembra funzionare parzialmente e riesca ad intrappolare circa la metà del petrolio che fuoriesce dal pozzo sottomarino.Intanto la marea nera continua a diffondersi e sta raggiungendo ormai dimensioni spaventose; si parla di chiazze a macchia di leopardo estese per un raggio di circa 320 Km.
Proprio oggi mentre il WWF si appresta a celebrare la Giornata Mondiale degli Oceani (istituita nel 1992 a Rio de Janeiro ) la CNN diffonde le mappe con le previsioni degli spostamenti della marea che potrebbe essere portata dalla Corrente del Golfo fin sulle coste Nord Europee .
Una scia oleosa di morte che a detta dello stesso WWF provocherà danni rilevabili per i prossimi 50 anni
I danni ambientali oltre che sociali ed economici provocati dalla marea nera sono indubbiamente immensi e destinati a durare per anni e in alcuni casi potrebbero essere addirittura irreparabili.
Si conoscono bene, infatti, gli effetti del petrolio che viene riversato in mare in superficie dalle petroliere ma la situazione qui è molto diversa: il greggio sgorga a 1500 metri di profondità risalendo lentamente verso la superficie !
Ai milioni di litri di petrolio sparsi in mare si aggiungono altrettanti milioni di litri di disperdenti altamente tossici che contribuiscono a creare una miscela mortale per ogni forma di vita.
L’azione dei disperdenti frammenta il petrolio e lo distribuisce lungo tutta la colonna d’acqua (per non farlo apparire in superficie) creando enormi distese di “nuvole” tossiche formate da goccioline di petrolio e disperdenti.Il plankton e i piccoli animali marini come i gamberetti venendo a contatto con queste “nuvole” si contaminano e muoiono e da qui la contaminazione si estende ai predatori lungo tutta la catena alimentare.
Tutti gli animali facenti parte della catena alimentare sono interessati dagli effetti nocivi e ne subiscono le conseguenze per tempi anche molto lunghi.Secondo diversi esperti dell’area, interpellati dal quotidiano Globalpost, la marea nera è arrivata proprio nel momento peggiore poiché in questo periodo dell’anno molte specie scelgono proprio il Golfo del Messico per fare una sosta nelle migrazioni o per riprodursi.
Fra le molte specie a rischio nell’area del Golfo del Messico le prime dieci sono:
TONNO ATLANTICO: questa specie era già a rischio di estinzione, e proprio da metà maggio a metà giugno depone le uova nell’area del Golfo del Messico.TARTARUGHE MARINE: cinque delle sette specie di tartarughe marine conosciute hanno fra le rotte migratorie proprio il delta del Mississipi. Le Caretta Caretta ad esempio si nutre nelle acque calde del Golfo tra maggio e ottobre.
SQUALI: le Chandeleur Islands, vicinissime alla zona dell’incidente, sono una delle ‘nursery’ preferite da diverse specie, che peraltro si nutrono di plancton, anch’esso colpito dalla marea nera.
CETACEI: balene e delfini sono a rischio immediato, perché l’ingestione o l’inalazione di petrolio provoca infiammazioni e danni a diversi organi.
PELLICANO MARRONE: l’uccello simbolo della Louisiana è uscito dalle specie in via di estinzione solo lo scorso anno, ma rischia di rientrarci subito, visto che in questo periodo depone le uova vicino alle spiagge.
OSTRICHE: gli sedimenti intorno alle spiagge della Louisiana sono sede dei principali allevamenti di ostriche del paese, ma per queste specie gli idrocarburi sono altamente tossici.
GRANCHI E GAMBERETTI: in questo periodo questi animali sono nello stadio larvale e giovanile, quello più delicato.
PICCOLI PESCI: diverse specie di piccoli pesci, tra cui gli osteitti
UCCELLI MIGRATORI: moltissime specie di uccelli migratori stanno facendo sosta sulle spiagge della Louisiana, fra cui 96 solo di passeri.
Senza contare i danni alle persone e alle cose questo è il costo ambientale del disatro ecologico che si sta consumando nel Golfo del Messico.
Ancora una volta, come di consueto, senza lanciare critiche o formulare sentenze vorrei fare una riflessione su quello che è successo e sta succedendo.
Partiamo dalla piattaforma Deepwater Horizon che la BP noleggia dalla Transocean per una cifra di 500.000 dollari americani al giorno; è possibile che una piattaforma così tecnologicamente avanzata e all’avanguardia non abbia un sistema di bloccaggio del pozzo a distanza o qualche procedura di recovery in grado di evitare o limitare questo tipo di incidenti ?
Ancora una volta l’interesse economico e la speculazione sono al di sopra della vita umana e dei rischi a cui viene sottoposto l‘intero pianeta ?
Non esiste una legislazione che imponga la presenza di dispositivi di sicurezza su temi che possono generare disastri di queste proporzioni ?E’ veramente frustrante e preoccupante constatare come in questi casi la tecnologia appaia completamente sfuggita dalle mani dell’uomo: da 49 giorni la situazione procede inesorabilmente verso la catastrofe senza che ci sia la possibilità di arrestarla.
A detta di alcuni esperti l’emorragia di greggio non si arresterà ancora per mesi finché non verrà scavato un nuovo pozzo per alleggerire la pressione al pozzo in perdita.
Come è possibile che tutta la nostra tecnologia e le nostre meravigliose macchine siano completamente impotenti davanti ad un incidente creato dalla nostra stessa tecnologia ?
E’ forse questo il paradosso della società tecnologica; il “bel veliero che ci siamo costruiti corre inesorabilmente verso la catastrofe” ?
Inspiegabilmente, d’altro canto, i mass media (almeno in Italia) si disinteressano completamente della vicenda. La notizia non compare più né sui quotidiani né in televisione come se la cosa non ci riguardasse.
La BP inoltre, invece di pensare a risolvere nel più breve tempo possibile il problema, acquista sui principali motori di ricerca (Google e Yahoo) le parole “marea nera” e “oil spill” per poter fornire la “propria versione dei fatti” e per spiegare quanto stanno facendo.Ed infine da più parti si fanno avanti a contare i danni, a calcolare i milioni di dollari di perdita o di ricavo e magari a sfruttare il disastro per i propri interessi economici mentre la politica sta a guardare vincolata e legata dagli stessi interessi e speculazioni.
Tanto fra poco inizieranno i Mondiali di Calcio e, come sempre, calerà finalmente il silenzio anche su questa vicenda.
Intanto gli animali continueranno a morire, le coste saranno devastate, qualche pescatore e qualche operatore turistico perderanno il lavoro e torneremo tutti fiduciosi a guardare alla “green economy” come unico mezzo per uscire dalla crisi economica.
Paradossi della società odierna.
Comincio ad essere stanco di tutte le ipocrisie e le menzogne di questa società miope che in nome di interessi meschini non sa far altro che correre verso il baratro.
Voglio poter continuare a navigare ed immergermi nel blu del mare in compagnia di delfini e creature splendide e non in una chiazza maleodorante nuotando fra i cadaveri.
Non mi interessano i “calci nel sedere” promessi e minacciati dal Presidente Obama, i milioni di dollari di risarcimento che pagherà la BP o lo scarica barile di responsabilità fra compagnie e amministrazioni; quando l’ultimo animale di una specie si sarà estinto, quando l’ecosistema marino sarà distrutto non basteranno i dollari, gli euro o gli atti giudiziari, sarà necessaria una nuova creazione.
…guardo il mare ascoltando la nota cantata dalla prora. E vedo un piccolo gabbiano posato sul mio ginocchio… avvicino lentamente la mano. Mi guarda lisciandosi le penne. Avvicino ancora la mano. Smette di lisciarsi le penne e mi guarda senza timore. Sembra che i suoi occhi parlino. Avvicino la mano ancora un poco… Allora mi parla… e mi racconta del Bel Veliero dove molti uomini sono rimasti ancora marinai. Questi non portano guanti, per sentire meglio la vita delle manovre e delle vele, camminano scalzi e serbano il contatto col loro bastimento, così grande e bello e alto, i cui alberi arrivano lassù fino al cielo. Parlano poco, osservano il tempo, leggono nelle stelle e nel volo dei gabbiani, riconoscono i cenni che i delfini gli fanno. E sanno che il Bel Veliero corre verso la catastrofe… Bernard Moitessier
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Alessandro Marchesi, responsabile commerciale di Mediolanum Comunicazione, in diretta su Mediolanu Channel
La puntata di ieri sera, lunedì 23 novembre, di “Economia, quello che gli altri non dicono”, in onda su Mediolanum Channel, si è aperta con un annuncio stampa veicolante il concetto ‘capovolgi il tuo punto di vista’. È stato subito evidenziato il punto focale della trasmissione: ‘Comunicare positivo ai tempi della crisi’. Proprio a tal proposito Alessandro Marchesi, direttore commerciale Alboran, divisione di Mediolanum Comunicazione, ha sottolineato durante la trasmissione che: “Oggi è importantissimo comunicare ma molte aziende non ne hanno il coraggio ed è un grosso errore perché chi osa può avvantaggiarsi enormemente nei confronti dei competitors. In chiusura ha ribadito come “Tanti nuovi imprenditori sono nati durante una crisi perché si sono ritrovati a dover cercare nuove strade, nuove idee e quindi vincenti”.
Mediolanum Channel è su:
Sky, canale 803
http://www.mediolanumchannel.tv/ -
Alessandro Marchesi ospite di Paolo Liguori su Mediolanum Channel
Questa sera, lunedì 23 novembre, alle ore 21.00 verrà trasmesso in diretta su Mediolanum Channel il programma”Economia. Quello che gli altri non dicono!”, che vuole dare un’alternativa a tutti quei media che, in un momento di crisi come quella che stiamo vivendo, danno un’informazione parziale e fermandosi troppo spesso ai luoghi comuni. Durante la trasmissione, condotta da Paolo Liguori, vengono presentati ospiti che raccontano il loro modo di vivere la crisi, le soluzioni che hanno trovato per non lasciarsi fermare, dando una visione economica “positiva”. Tra gli ospiti della serata Alessandro Marchesi, direttore commerciale Alboran, divisione di Mediolanum Comunicazione: “Comunicare ai giorni nostri vuol dire utilizzare la tradizione con l’innovazione: usare strumenti nuovi ma con criteri tradizionali”.
Satellite: Canale 803 di Sky
Link Sito: http://www.mediolanumchannel.tv


