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  • Eventi a Venezia: Punta della Dogana ospita la mostra Elogio del Dubbio

    Da qualche anno la già ampia offerta artistica e museale del capoluogo veneto è stata arricchita da un nuovo museo arte contemporanea Venezia a Punta della Dogana. Ed è proprio a Punta della Dogana che è in corso la mostra “Elogio del Dubbio”, inaugurata il 10 aprile 2011, che si protrarrà fino alla fine del 2012.

    La mostra, tesa a celebrare ed approfondire la dimensione del dubbio, ospita una sessantina di opere realizzate da circa venti artisti del calibro di Maurizio Cattelan, Sigmar Polke, Donald Judd, Runi Horn, Tatiana Trouvé ed Edward Kienholtz, giusto per fare qualche nome. Si tratta in parte di opere già viste nell’ambito di altri eventi ed esposizioni, e in parte di opere create ad hoc per la mostra veneziana. Opere diverse tra di loro, di artisti diversi, ma accomunate dal tema del dubbio, inteso come messa in discussione del concetto di identità e dubbio per quanto riguarda il rapporto tra dimensione intima, personale e dell’opera.

    Ma perché realizzare una mostra d’arte contemporanea Venezia dedicata proprio alla tematica del dubbio? La risposta ci viene da Caroline Bourgeois, curatrice della mostra, che in un’intervista rilasciata a Fabrice Bousteau ha spiegato come il concetto di dubbio sia di estrema importanza, in quanto fa parte della nostra sfera più intima e ci permette di crescere e stimolare il nostro pensiero ad evolversi. Potremmo dunque dire che porse dei dubbi significa, in senso lato, mettersi in discussione senza rimanere incatenati ad una convinzione, alle apparenze, alle credenze e così via. È mettendo in discussione quello che pensiamo essere un dato di fatto, una certezza, che riusciamo ad ampliare la nostra mente e ad espandere il nostro pensiero, e l’arte è sicuramente, e da sempre, uno dei mezzi migliori per spingere le nostre menti sempre più in là.

    Quello di dubbio è un concetto molto ampio e sfaccettato, che può riguardare diversi ambiti e avere varie accezioni. Non è dunque un caso che visitando la mostra di Venezia e soffermandosi sulle singole opere esposte si abbia l’impressione di trovarsi di fronte a varie interpretazioni del concetto di dubbio. Nell’installazione Décor: A Conquest – XIX and XX Century dell’artista belga Marcel Broodthaers, per esempio, il dubbio è da leggersi come contrasto tra apparenza e realtà, tra l’apparente serenità della scena borghese rappresentata e la realtà cruda della guerra del Vietnam. L’opera di Roni Horn è invece tesa ad indagare la dimensione del dubbio anche in senso linguistico, e l’obiettivo dell’artista è comprensibile già dal gioco di parole che caratterizza il titolo dell’opera: Well and Truly, in cui il termine inglese “well” può voler dire sia “bene” che “pozzo”. L’algerino Adel Abdessemed, presente alla mostra con tre opere raccolte in una stanza interamente a lui dedicata, interpreta invece il concetto di dubbio come incertezza ed angoscia quotidiana.

    È possibile visitare la mostra tutti i giorni, tranne il martedì e il 24 e il 25 dicembre, dalle 10 alle 19. Una buona occasione non solo per approfittare di un week end all inclusive in Veneto e per conoscere le opere di alcuni dei più importanti artisti contemporanei, ma anche per visitare Punta della Dogana, ristrutturata nel 2009 da Tadao Ando e diventata, da ex porto monumentale della città, uno degli spazi museali di riferimento di Venezia per quanto riguarda l’arte contemporanea.

    Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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  • L’universo Dalì in mostra a Venezia fino al 18 marzo

    Gli abitanti e turisti che questi mesi di inverno soggiorneranno negli alberghi veneziani hanno l’opportunità di visitare nel Museo Diocesano di Sant’Apollonia una delle mostre più interessanti della città negli ultimi tempi, una esibizione che mostra alcune delle facce più sconosciute del poliedrico artista catalano Salvador Dalì e dalla quale nessuno non esce indifferente.


    La mostra conta infatti con una collezione di sculture in bronzo, vetro e oro elaborate dall’artista in vari periodi della sua vita e che in occasioni vanno a richiamare alcuni dei lavori con i quali Dalì diventò internazionalmente famoso: Torero Allucinogeno, Persistenza della Memoria e Venere Spaziale e Elefante Spaziale sono solo due delle sculture che trovano in questa mostra il contesto perfetto per l’introduzione al grande pubblico in vacanza a Venezia.


    L’esibizione include disegni e grafiche del periodo in cui l’artista manteneva una relazione di amicizia che segnò un momento di profondo cambiamento nella sua vita. Quello con Federico Garcia Lorca fu un rapporto artisticamente stimolante, tossico in occasioni e meno positivo per il poeta che per il pittore. Insieme a lui e ai suoi colleghi dell’accademia di belle arti San Fernando, Dali avrebbe conosciuto il cubismo e il dadaismo, le grandi opere classiche e i grandi temi della letteratura universale, i quali avrebbe riprodotto in queste grafiche, uniche nel mondo, e nei suoi primi passi come illustratore di libri.


    In vetrina anche alcune delle opere influenzate dal psicanalista Sigmund Freud, con il quale Dalì instaurò un rapporto quasi paterno filiale. La Lumaca e l’Angelo è l’ecco della dualità e di quello che si nasconde all’interno di tutto essere. Come l’uovo, altro elemento che fascina Dalì, il guscio della lumaca nasconde sotto l’apparenza dura un interiore debole da proteggere e tutelare e la quale scoperta può portare alla liberazione, seppur rischiosa, alla quale dobbiamo aspirare per diventare come la lumaca toccata dall’angelo, un essere che dall’immobilità passa a volare verso gli dei.


    In mostra anche il popolare Elefante Spaziale, interpretazione daliniana del potere, tentazione alla quale sempre secondo l’artista, Sant Antonio non avrebbe resistito e rappresentata da un obelisco. La scultura oggi in esposizione a Venezia è tratta dallo spettacolare dipinto realizzato a New York nel quale quattro elefanti inseguono attraverso il deserto il cavallo-santo Sant Antonio portando addosso le tentazioni in gambe sottili e alte come trampoli.


    Sculture di periodi posteriori sono esposte nella mostra The Dali Universe a Venezia, alcune delle quali appartengono agli anni 70 e alla collezione che il pittore surrealista realizzò per il suo amico Isidoro Clot. Tra le opere esposte, riproduzioni firmate dall’artista come la Venus Spaziale, rappresentazione della deperibilità della bellezza umana e del carattere invece illimitato della bellezza artistica che è eterna.


    Le sculture di vetro sono frutto dalla collaborazione con il negozio-galleria Daum Cristallerie di Parigi negli anni 60, un materiale al quale Dalì si rivolse con frequenza per la creazione di opere alle quali associava una consistenza quasi olografica, virtuale o onirica come Ciclopi.
    Dalì non era sempre stato amato da tutti, come non lo sarà sicuramente da tutti quelli che visiteranno il museo in occasione di una delle loro passeggiate per le gallery Venezia, ma la realtà è che il pittore, poeta e “artista a 360 gradi” come lo si definisce nella sua patria di Figueres, non lascia indifferente nessuno.


    A cura di Alba L
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