Il segretario regionale del sindacato UNSIAU, Carmine Celardo: “La stampa fa finta di non vedere e il governo specula sui morti”.
Roma, 14 giugno 2010 – “Perché i morti della Thyssen sono morti pesanti come l’acciaio e quelli delle case farmaceutiche sono lievi, impalpabili? Forse perché le case farmaceutiche sono diventate le nuove frontiere delle mafie? O forse perché l’attenzione della stampa infastidisce i colletti bianchi?”. Toni duri quelli di Carmine Celardo, segretario regionale del sindacato autonomo UNSIAU, nel commentare l’incidente accaduto nello stabilimento della multinazionale Sanofi Aventis, di Brindisi.
Un morto e quattro feriti, il tragico bilancio dell’esplosione avvenuta intorno a mezzogiorno lo scorso 10 giugno nello stabilimento industriale. Gli operai della ditta appaltatrice Cos srl stavano saldando un silos contenente acque reflue quando, per ragioni ancora da accertare, si è innescata l’esplosione facendo saltare la copertura del serbatoio.
“Siamo di nuovo in emergenza sicurezza lavoro, e la stampa, a cominciare dalle redazioni televisive – continua Celardo – ha steso un colpevole e impietoso velo di censura e silenzio sulle responsabilità della pubblica amministrazione”. Parole di denuncia per un’informazione che fa distinzione tra le tragedie, “come se ci fossero morti di serie A e di serie B”.
Non solo. “Il governo in carica, ormai una vera e propria tirannia oligarchica – prosegue il segretario regionale – con un colpo di genio da decerebrato allo stadio vegetale, ha cancellato l’unico Ente che, con bilancio praticamente in pareggio, provvedeva seriamente alle ispezioni sanzionatorie sulla evasione dagli obblighi della sicurezza sul lavoro”.
Con la nuova manovra finanziaria, infatti, il governo chiude l’Ispesl (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro), l’unico Ente di ricerca del Paese, nonostante sia in grado di autofinanziarsi per più del 60% dello stanziamento statale. L’Istituto – parafrasando le parole del Presidente Antonio Moccaldi – garantisce un apporto insostituibile di conoscenza, esperienze e formazione al sistema produttivo del nostro Paese nel delicato settore della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. E se è vero che gli infortuni mortali annui sono diminuiti da 1600 a 1200 (per parlare solo delle cosiddette morti bianche) ciò è ascrivibile anche a tutte le innumerevoli iniziative dell’Ispesl, messe in campo attraverso il suo personale.
Celardo conclude: “Il risultato di questo progressivo impoverimento delle energie più preziose della nostra nazione, i cervelli, gli studiosi, i ricercatori, si traduce in morti ed ancora morti sul lavoro. ASSASSINATI, UCCISI dalla negletta incuria, dalla vile omertà”.
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