Tag: morti bianche

  • Riducendo i diritti si riducono i costi???

    Dopo l’incidente sul lavoro in provincia di Bergamo che ieri pomeriggio è costato la vita a Enrico Villa, 47 anni, operaio di Bottanuco (Bergamo), i carabinieri hanno segnalato all’autorità giudiziaria il legale rappresentante della ditta di Brembate Sopra (Bergamo) dove è avvenuta la tragedia. Ne dà notizia l’Ansa. I militari, insieme ai tecnici dell’Asl, avrebbero constatato irregolarità all’impianto elettrico da cui è partita la scarica di ottomila volt che ha folgorato l’operaio. Villa è morto mentre stava riparando un macchinario.

    Articolo riproducibile citando autore e fonte (www.rassegna.it)

  • Ancora morti sul lavoro: la stampa tace e il governo sopprime l’Ispesl

    Il segretario regionale del sindacato UNSIAU, Carmine Celardo: “La stampa fa finta di non vedere e il governo specula sui morti”.

    Roma, 14 giugno 2010 – “Perché i morti della Thyssen sono morti pesanti come l’acciaio e quelli delle case farmaceutiche sono lievi, impalpabili? Forse perché le case farmaceutiche sono diventate le nuove frontiere delle mafie? O forse perché l’attenzione della stampa infastidisce i colletti bianchi?”. Toni duri quelli di Carmine Celardo, segretario regionale del sindacato autonomo UNSIAU, nel commentare l’incidente accaduto nello stabilimento della multinazionale Sanofi Aventis, di Brindisi.

    Un morto e quattro feriti, il tragico bilancio dell’esplosione avvenuta intorno a mezzogiorno lo scorso 10 giugno nello stabilimento industriale. Gli operai della ditta appaltatrice Cos srl stavano saldando un silos contenente acque reflue quando, per ragioni ancora da accertare, si è innescata l’esplosione facendo saltare la copertura del serbatoio.

    “Siamo di nuovo in emergenza sicurezza lavoro, e la stampa, a cominciare dalle redazioni televisive – continua Celardo – ha steso un colpevole e impietoso velo di censura e silenzio sulle responsabilità della pubblica amministrazione”. Parole di denuncia per un’informazione che fa distinzione tra le tragedie, “come se ci fossero morti di serie A e di serie B”.

    Non solo. “Il governo in carica, ormai una vera e propria tirannia oligarchica – prosegue il segretario regionale – con un colpo di genio da decerebrato allo stadio vegetale, ha cancellato l’unico Ente che, con bilancio praticamente in pareggio, provvedeva seriamente alle ispezioni sanzionatorie sulla evasione dagli obblighi della sicurezza sul lavoro”.

    Con la nuova manovra finanziaria, infatti, il governo chiude l’Ispesl (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro), l’unico Ente di ricerca del Paese, nonostante sia in grado di autofinanziarsi per più del 60% dello stanziamento statale. L’Istituto – parafrasando le parole del Presidente Antonio Moccaldi – garantisce un apporto insostituibile di conoscenza, esperienze e formazione al sistema produttivo del nostro Paese nel delicato settore della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. E se è vero che gli infortuni mortali annui sono diminuiti da 1600 a 1200 (per parlare solo delle cosiddette morti bianche) ciò è ascrivibile anche a tutte le innumerevoli iniziative dell’Ispesl, messe in campo attraverso il suo personale.

    Celardo conclude: “Il risultato di questo progressivo impoverimento delle energie più preziose della nostra nazione, i cervelli, gli studiosi, i ricercatori, si traduce in morti ed ancora morti sul lavoro. ASSASSINATI, UCCISI dalla negletta incuria, dalla vile omertà”.

    Per maggiori informazioni http://www.dlgs81online.it/

    Ufficio stampa e Comunicazione Fasteam

    Addetti Stampa

    Fabrizio Giona, Marco Di Cosmo

    [email protected]

  • Infortuni sul lavoro per gli immigrati

    L’Italia condivide già da tempo con alcuni paesi europei il primato delle morti bianche, ovvero di incidenti ed infortuni sul lavoro. Il dato più inquietante è quello che emerge dalle ultime statistiche dell’Inail, e che riguarda i lavoratori stranieri in Italia. Nel 2008 sono stati il 2% in più rispetto all’anno precedente. Lo dicono i dati pubblicati dall’Inail. Secondo cui il 16,4% degli incidenti ha interessato un immigrato, con un’incidenza media che oscilla tra il 12,3% delle donne e il 18,1% degli uomini. In totale sono stati 143mila gli infortuni sul lavoro che hanno colpito i nati all’estero: il 15,1% in più rispetto al 2005. I casi mortali sono stati, invece, 189. Le differenze sono più evidenti a livello territoriale. Oltre il 57% delle denunce relative a questa categoria di lavoratori si concentra, infatti, in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Le tre regioni sono al primo posto anche per quanto riguarda i decessi, con il 49,2% dei casi registrati contro il 36% della media nazionale. La distanza tra Nord e Sud è estremamente evidente se si considera la percentuale di infortuni, che sono stati denunciati, di immigrati rispetto al totale. L’incidenza oscilla infatti tra i 4-5 punti percentuali del Mezzogiorno e i 29-30 del Nord. In particolare, al primo posto si colloca il Friuli Venezia Giulia, dove un infortunio su quattro riguarda un lavoratore nato all’estero, con punta massima a Pordenone. In Italia, per assumere lavoratori extracomunitari residenti all’estero bisogna presentare una domanda di nulla osta allo Sportello Unico per l’Immigrazione della provincia nell’ambito delle quote previste dall’apposito “decreto-flussi”. In caso di un nuovo contratto di soggiorno subordinato tra lo straniero regolarmente soggiornante e un datore di lavoro che si sostituisce o si aggiunge al primo le parti devono scrivere e sottoscrivere autonomamente il contratto di soggiorno sull’apposita modulistica e inviarlo con raccomandata postale A/R, allo Sportello unico che provvederà a restituire la ricevuta di ritorno timbrata. Le regole per assumere un lavoratore straniero in Italia si sono da alcuni mesi inasprite allo scopo di regolarizzare il fenomeno delle assunzioni e di rendere più sicuri sia i datori che i lavoratori stessi, proprio in conseguenza dei dati provenienti dall’Inail, da tempo attesi. Lo straniero che volesse cercare lavoro in Italia può tranquillamente rivolgersi al Centro per l’impiego della città. E’ bene ricordare che il possesso di un regolare contratto di lavoro è condizione fondamentale per avere diritto al permesso di soggiorno. Irrobustire l’impianto delle regole e della normativa dovrebbe innescare un meccanismo virtuoso che limiti il fenomeno del lavoro nero e dello sfruttamento della manovalanza straniera. Lavorare in Italia

    http://www.radiosound95.it/news/news.php?news=25284

    http://www.immigratiestranieri.it/ita/news_list.php?table=lavorare&ideti=3