Tag: monza

  • Dalla Casa della Poesia di Monza …..riflessioni

    In che direzione sta andando la nostra comune cultura del testo poetico? All’orizzonte s’intravede una pluralità di giovani voci. Con le sue acute riflessioni, Antonetta Carrabs, presidente de La Casa della Poesia di Monza, prova a darci la sua chiave di lettura.

    In questi ultimi mesi le pagine dei nostri quotidiani si sono animate di uno spazio nuovo di congiunzione e confronto sulla scrittura poetica. Ho cercato di capire le distanze metodologiche della critica, o i diversi movimenti di pensiero dei poeti. Ho apprezzato le riflessioni di Alfonso Berardinelli, anche se forse un po’ troppo severe con i poeti contemporanei, soprattutto con i poeti cosidetti baroni che hanno imposto le loro correnti editoriali dando origine a vere caste letterarie difficili da raggiungere se non si è nel cerchio degli eletti.

    Sono meravigliata di fronte alla grande quantità di libri poetici che si stampano rispetto al relativo scarso numero di lettori delle stesse opere. Sono altresì meravigliata di fronte alla proliferazione di piccole o medie case editrici rispetto ai tre o quattro grandi editori che decidono le leggi del mercato editoriale.

    Ci vorrebbe il persiano di Montesquieu della Francia dell’ancien règime per una lettura di quello che sta accadendo, oggi, in Italia; il persiano di Montesquieu per dare voce a quei poeti civili che sono l’espressione della nostra poesia alta. Poeti che non hanno voce perché hanno preferito il silenzio alle leggi di mercato in cui la nostra poesia, oggi, è purtroppo relegata.

    Sono d’accordo nella non reductio ad unum concentrata intorno a tre o quattro grandi figure, ma vorrei capire se questa ricchezza di nuove giovani proposte, questa origine plurale, questa moltiplicazione di giovani voci pluripremiate alla loro opera prima abbiano sostituito il vecchio perché portatrici di un nuovo linguaggio poetico.

    Quali sono le nuove pulsioni espressive? Qual è il valore di verità che i giovani raccontano? Quale il senso? Siamo di fronte ad una nuova ricchezza lirica sulla quale si interrogano i vecchi poeti, non di certo perché le giovani voci rappresentano lo specchio di vanità dei baroni.

    I nostri poeti si dispongono in uno spazio aperto illimitato pronti ad accogliere la poesia vivente nella sua molteplicità, nella sua libertà. Voglio sperarlo.

    Antonetta Carrabs

    Presidente Casa della Poesia di Monza

    [email protected]

    Per info:

    Ufficio Stampa Artémida:

    Emanuela Lodolo – [email protected]

    Tel: 02 45482672 – Mob: 333 2648370

    www.lacasadellapoesiadimonza.it [email protected]

  • Segui il ritmo con le scuole di ballo di PoinX Monza

    Se sei stufo di regalare impersonali cravatte e pigiami, ma l’ultimo ritrovato tecnologico è un po’ fuori dal tuo budget, PoinX ti propone alcune divertenti idee regalo. Se l’ennesima borsa rischia di restare inutilizzata nell’armadio, è molto meglio regalare un’attività divertente e coinvolgente, magari da fare insieme.

    PoinX Monza ti offre incredibili offerte nelle migliori scuole di ballo a Monza: sconti fino al 70% per provare per qualche lezione un modo diverso di tenersi in forma. Il ballo in tutte le sue forme è senza dubbio un modo completo e divertente per fare attività fisica, migliorando l’agilità e la coordinazione. I corsi proposti da PoinX nella sua offerta sono vari e permettono di andare incontro a tutti i gusti: dall’orientale e sensuale danza del ventre, fino ai passi moderni dell’hip hop. Ad esempio con soli 10 euro potrai ottenere un buono per 5 lezioni di danza del ventre a Monza oppure di country line(il cosiddetto “ballo in linea”, in cui tutti i ballerini, disposti a quadrato, eseguono gli stessi passi). Non importa quale sia la tua agilità, i corsi sono adatti a tutti e permetteranno di sperimentare nuove attività a prezzi piccolissimi.

    Sei stato coinvolto anche tu dalla passione per i ritmi latino-americani? Con PoinX puoi provare 4 Lezioni di balli latino-americani a Monza a soli 10 euro. Scegliendo tra Bachata, Merengue, Salsa o Cha-cha-cha potrai imparare i passi e farti coinvolgere dai ritmi caraibici. Quale modo migliore per divertirsi insieme e conoscere nuove persone?

    Grazie al sistema dei gruppi d’acquisto online, PoinX ti permette di risparmiare e concederti qualche svago in più senza pensare al portafogli.

  • Incontro con Andrea Tornaghi, architetto


    Il settore dell’architettura vive una fase di evoluzione permanente: nello specifico, si tratta di uno scenario in cui emergono sempre nuove esigenze di tipo abitativo civile (per i privati) e di tipo business (per le superfici retail, per le sedi aziendali e per location di eventi), uno scenario complesso che vede impegnati diversi professionisti nel realizzare progetti ad hoc per l’organizzazione ottimale e funzionale degli spazi. Ne parliamo con l’architetto Andrea Tornaghi, monzese, classe 1967, professionista con un significativo background maturato sia in Italia che all’estero negli ambiti edilizia, ristrutturazioni, interior design, retail and hospitality design, certificazioni energetiche e industrial design.


    Dottor Andrea Tornaghi, oggi, cosa significa essere architetto?

    “Essere architetto è un privilegio che porta con sé molte responsabilità. Significa poter inventare ogni giorno spazi e oggetti nuovi, ma, soprattutto, confrontarsi con chi dovrà fruire ciò che noi, per suo conto, progettiamo. Il “Design”, non solo industrial, deve rispettare sia forma che funzione, troppo spesso, quest’ultima, dimenticata. Significa anche, sempre di più, attenzione ai nuovi materiali e tecnologie: solo pochi anni fa, nessuno sapeva cosa fosse un “cappotto” e, ora, costruiamo case con consumi energetici estremamente ridotti e sempre più orientate verso l’autosufficienza energetica”

    Che ruolo svolge l’architettura nell’ambito della società contemporanea?

    “Davvero una bella domanda. L’architettura è portatrice di una forza dirompente, è una delle ultime discipline umanistiche in grado di cambiare il nostro modo di vivere e il nostro territorio. Nel corso dei secoli, ha prestato la sua arte sia per luoghi di culto che per fortificazioni ed edifici monumentali e celebrativi. Oggigiorno, perlomeno in Italia, sembra un po’ svilita quasi fosse inutile. I nuovi monumenti sono diventati i centri commerciali e le amministrazioni non si prodigano di certo per creare veri luoghi di aggregazione e concreti spazi pubblici. Sono stato di recente a Barcellona ed è stata una boccata d’aria: la città vive e ogni edificio pubblico è pensato per la collettività anche negli spazi accessori. Quanto ai centri commerciali di cui sopra, è stato appena inaugurato in Piazza di Spagna quello realizzato dalla mano di Foster al posto della Plaza de Toros o, meglio, dentro di essa: un esempio di come sia possibile integrare una funzione nuova e moderna nel mezzo della storia della città”

    In base alla sua pluriennale esperienza, come nasce un progetto architettonico e quali sono le sue principali linee guida?

    “La partenza sono le necessità del cliente e i suoi desideri che trovano espressione e guida nel nostro intervento. Sia che si tratti di un’abitazione, di uno spazio retail o di un albergo, muovo dai volumi, dal generale scendendo, poi, via via fino al minuto particolare. Ci sono però idee che permeano di sé il progetto fin dall’inizio, quali i materiali che si intendono usare o il tipo di percezione che si desidera avere dei volumi”

    A suo avviso, quale deve essere il risultato finale di un progetto architettonico?

    “Il benessere. Come dicevo prima, l’architettura influenza la nostra vita e lo fa spesso fisicamente. Le faccio un esempio: a Milano, in Via Montenapoleone, c’era un negozio di Versace estremamente decorato, in stile neoclassico del quale molti sono stati detrattori. Gli spazi erano però molto ben progettati e soprattutto vi erano armonia e proporzione: dentro quel negozio si stava molto rilassati, a proprio agio. L’obiettivo era stato raggiunto completamente. Per contro, vi sono edifici che ci fanno stare male: a Basilea, vi è lo Schaulager, edificio progettato come magazzino di opere d’arte, aperto per alcuni mesi l’anno come museo. L’edificio è interessante, senza dubbio un ottimo magazzino, ma, per il visitatore, risulta stressante e claustrofobico: durante la visita, sono stato colto da nausea crescente, scomparsa una volta uscito all’aperto”

    Sul versante dell’impatto visivo, che cosa deve comunicare ai propri fruitori la realizzazione finale di un progetto architettonico ottimale?

    “Non credo ci possa essere una risposta univoca a questa domanda. Ognuno di noi ha una propria sensibilità estetica, a volte, molto sviluppata e, altre volte, pochissimo sviluppata. Inoltre, differenti sono le richieste in partenza. In linea generale, dovrei rispondere “appagamento” per il risultato raggiunto: qualcosa che rispecchi e, se possibile, superi le aspettative del cliente. Si tratta di fattori quali la freschezza per un negozio, l’autorevolezza per uno studio legale, la magnificenza per uno spazio celebrativo…”

    Lei è anche designer di interni, in particolare, per il settore furniture. Quale deve essere il valore aggiunto di un prodotto di design?

    “La comodità, la semplicità e la logica di fruizione. Un qualsiasi prodotto viene prima disegnato e il riconoscimento del creatore è storia recente. C’è stata una corsa all’oggetto di “design” inteso come accattivante, strano, esteticamente riuscito: in questo ambito, Alessi ha fatto storia. Questo ha, però, portato all’esasperazione e alla riduzione, spesso, del design a una valenza puramente estetica, mentre è vero il contrario: la parte tecnica ha un’enorme importanza. Quindi, il valore aggiunto, ciò che rende un prodotto di design degno di tale nome è il perfetto amalgama tra forma e funzione, quasi diventassero una cosa sola”

    In assoluto, qual è il progetto al quale lei sente di essere maggiormente legato?

    “In realtà più di uno, ma forse l’ultimo, che mi sta dando molte soddisfazioni. Una ristrutturazione di un edificio industriale trasformato in residenza dove la sintonia con la committenza è stata totale e in cui abbiamo potuto utilizzare materiali naturali come il sughero e la lana e ci siamo confrontati con spazi forse rigidi ma ampi: con una serie di aperture, abbiamo realizzato dei cannocchiali per cui da ogni locale si leggono due, tre piani in profondità e si percepisce come un costante fluire di un locale dentro un altro, fino al giardino”

    Info:

    [email protected]
    http://it.linkedin.com/pub/andrea-tornaghi/27/363/956

  • Natale 2009: regala un hot lap a Monza a tuo marito o al tuo fidanzato

    La scuola di pilotaggio Puresport ti dà la possibilità di acquistare un giro hot lap come passeggero su una vettura GT e sfruttarlo per i regali di Natale.

    Un giro di pista in autodromo su una Ferrari F430 F1 o sulla Lamborghini Gallardo E Gear sarà un regalo natalizio inaspettato e assolutamente gradito agli amanti dell’adrenalina e dei motori. Natale 2009 sarà davvero indimenticabile per tutti i giovani appassionati di automobilismo e corse in macchina.

    Non dovrai fa altro che scegliere la vettura e la data. Quest’anno i ragazzi potranno chiedere ai genitori come regalo un giro in hot lap a Monza su una Ferrari F430 F1 o sulla Lamborghini Gallardo E Gear.

    Puresport si rivolge a tutti i fidanzati e mariti con la passione per la velocità e le auto super sportive ed ha pensato a questo pacchetto, un’idea regalo originale e personalizzata che vi farà farà una bellissima figura col vostro uomo.

    Il costo di un giro di pista come passeggero hot lap in Ferrari o in Lamborghini ha un costo di € 112,5 (iva esclusa), mentre è possibile pagare direttamente all’ingresso dell’Autodromo il biglietto di €5 per potervi accedere.

    A Natale fai un regalo assolutamente sorprendente all’uomo che ami: i giri in Hot Lap come passeggero della scuola di pilotaggio Puresport su una Ferrari o una Lamborghini. Divertimento e scariche di adrenalina, in tutta sicurezza!

    Fonte: Intarget.net News

  • Orbite: il nuovo disco dei Quarzomadera


    Esce il secondo album dei Quarzomadera: una combinazione tra rock italiano, psichedelia e ballate dal taglio descrittivo. Con semplicità, profondità e fantasia il duo monzese consegna al pubblico un lavoro maturo



    ORBITE
    …il nuovo album dei Quarzomadera…


    Videoradio, 2009
    11 brani, 58 minuti

    Orbite è il secondo disco dei Quarzomadera, il giovane duo monzese che dopo Cardio & Psiche rafforza il sodalizio con la Videoradio di Beppe Aleo (etichetta di Andrea Braido, Walter Calloni, Trio Bobo, This Harmony etc.), cimentandosi in un lavoro più maturo e riflessivo. La band è nata nel 2000 e in seguito ad alcune variazioni è ora composta dal duo creativo Davide Sar e Tony Centorrino: dopo molte esperienze live e con costante passione, con Orbite propongono al pubblico un robusto rock italiano incentrato sulla forma-canzone, con influenze psichedeliche anni 60/70 e suggestioni post-grunge. Il disco è diviso in due parti, la prima più immediata e graffiante, la seconda più riflessiva e introspettiva (vedi il primo singolo Agrodolce), con temi che vanno dalle esperienze personali, alla vita quotidiana fino ad arrivare a tematiche sociali come in Etica o TV ipnosi (nuovo singolo).

    Arrangiato con cura e con strumenti inconsueti per un certo rock come le percussioni, il flauto bansuri e l’arpa vietnamita, Orbite è un disco sano e godibile per i molti spunti che offre. Si legge su Beat Bop A Lula: ” il gruppo Quarzomadera verrà a prendervi per mano per portarvi nel rock dark ipnotico di una band che ha intrapreso un sentiero multiforme e arduo da percorrere”; Saltinaria invece dichiara: “Orbite è il disco della grande opportunità, del big jump dei Quarzomadera, il classico disco di cui potreste leggerne le infinite sfumature già dopo il primo giro”; da KD Cobain: “il pop incontra l’alternative rock di matrice italiana e lo fa in maniera semplice senza sperimentazioni ma con un songwriting deciso ed incisivo”.

    Il disco vede la preziosa collaborazione di ospiti come il popolare Luca Urbani (Soerba, Zerouno), Stefano Floriello (Soerba, Rapsodia) e il musicista monzese David Flores. Interessante notare che Quarzomadera è un cristallo che rappresenta la forza della luce capace di stimolare l’introspezione e il risveglio dell’anima, perfettamente in linea con l’ultimo brano Raga del risveglio, sognante omaggio alla cultura psichedelica degli anni ’60. I brani possono essere ascoltati interamente in streaming su Deezer.com. Il cd è disponibile online, nei negozi su ordinazione e direttamente dai Quarzomadera in occasione dei loro concerti.

    Quarzomadera:
    Davide Sar: voce, chitarre e programming
    Tony Centorrino: batteria
    Orbite ospita:
    Stefano Floriello: percussioni, flauto e tastiere
    David Flores: piano, basso e arpa vietnamita
    Luca Urbani: archi sintetici

    Info:

    Quarzomadera:
    http://www.myspace.com/quarzomadera

    Agrodolce – videoclip:
    http://www.youtube.com/watch?v=lWsS8nXzX2E

    TV Ipnosi – videoclip:
    http://www.youtube.com/watch?v=T3x4bTMhRrs

    Videoradio:
    http://www.videoradio.org