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  • Mimmo Liguoro (in)canta al Salotto delle 6

    Il giornalista napoletano, già in passato gradito ospite della rassegna di Pasquale Bottone, si è esibito in un One Man Show sui generis: “L’Italia raccontata dalle canzoni” è stata l’occasione per ripercorrere le vicende del Belpaese attraverso la storia della canzone italiana, rivelatasi la vera protagonista della serata. La sorpresa, poi, è venuta direttamente dal pubblico: non solo numerosissimo, ma talmente coinvolto e partecipe da cantare assieme a Liguoro, peraltro molto intonato, i motivi più belli e conosciuti del nostro patrimonio musicale.

    Distinzione necessaria, attacca Liguoro, quella tra la musica classica, legata ai ricordi più profondi, e le canzonette, intese in generale come elemento secondario ma correttamente definite da Eugenio Scalfari “custodi della memoria, il più perfetto contenitore di volti, luoghi, vicende, amori: una biografia della persona”. Le canzoni come segnali di memoria, legate al passaggio delle epoche storiche, come un susseguirsi delle stagioni.

    Dalle villanelle, forme corali di argomento agreste, apparse inizialmente a Napoli poi divenute fenomeno europeo, alla canzone monodica con voce e strumenti musicali.

    Liguoro si sofferma sulla nota “Michelemmà”, che compare nel “Carosello Napoletano” di Giannini. La prima canzone napoletana, conosciuta dal 1660, tra i cui interpreti figura Roberto De Simone, tratta di una invasione dei Saraceni nella capitale del Sud e Liguoro ne percorre con dovizia di particolari la storia: dal falso operato da Salvatore Di Giacomo per far risalire il testo alla scrittura di Salvator Rosa, al significato ancora incerto del titolo e all’ipotesi che la tarantella sia un inno ad una fanciulla nata ad Ischia, e quindi all’isola.

    Ciò che colpisce dell’approccio di Liguoro è la capacità di integrare in modo gradevolissimo l’esegesi e la storia di testi e musica con una narrazione mai pesante, arricchita da toni sempre pacati e attenti agli umori del pubblico, continuamente stimolato da Liguoro a intervenire intonando.

    È la volta poi di “Santa Lucia”, la prima canzone italiana moderna, trascritta da Cottrau e divenuta un successo all’estero. Seguono “Te voglio bene assaje”, “Addio mia bella Napoli”, “E spingole francese”, “Funiculì Funiculà”, “O sole mio”, accompagnate dal costante canto dell’allegro pubblico.

    L’Ottocento secolo d’oro della canzone napoletana, che esplodeva ogni anno nella festa di Piedigrotta: Libero Bovio, Roberto Bracco, Ernesto Murolo, Ferdinando Russo, Rocco Galdieri, Giovanni Capurro, Salvatore Di Giacomo e la finestrella di “Marechiaro”, Salvatore Gambardella, De Curtis e Nicolardi.

    Un accenno a Petrolini e alla canzone romana – da “Come te posso ama’” a “Affaccete Nunziata” –, sicuramente presente in quantità minore rispetto alla napoletana, e un tuffo nella Prima Mondiale con la “Canzone del Piave” di E.A. Mario, inno nazionale dal 1943 al 1946, e le canzoni di protesta di fine guerra come “Gorizia”, che narravano della difficile vita dei soldati.

    Dalla patria allo spettacolo: la figura della sciantosa, intrigante e ammaliatrice, legata a un’immagine peccaminosa della donna, contrariamente a ciò che avveniva Oltralpe.
    Lina Cavalieri e Maria Ciampi, che inventò la “mossa”, il tramonto della sciantosa e il successo delle interpreti nel varietà. Ancora: tabarin, rivista e sceneggiata, da fine Ottocento agli anni tristi della guerra.

    Il 1932 anno del primo festival di Sanremo, in realtà Festival partenopeo di canti, tradizione e costumi, e qui Liguoro non nasconde un certo campanilismo. La fine degli anni Trenta con la rivalutazione della campagna nelle canzoni – “Amor di pastorello”, “Reginella campagnola” – e la Seconda Mondiale: “Lili Marleen” trasmessa da Radio Belgrado ogni sera alla stessa ora, osteggiata da Goebbels, malinconica e struggente, in breve tempo cantata da tutti, quasi una liturgia, lontana dallo spirito marziale del guerriero, vicina troppo vicina all’uomo, tanto da indebolire il soldato.

    Le parodie del Duce, “Il tamburo principale della banda d’Affori”, e i figli della guerra, “Tammurriata nera”.

    Dalle marce militari a una sorridente marcetta di speranza: “Dove sta Zazà”, che nasce in un momento difficile e fa impazzire la gente oppressa da anni dal conflitto armato, un fenomeno epocale con valore catartico. Tra gli interpreti Aldo Tarantino e Nino Taranto, ma Liguoro insiste sull’interpretazione intimista, splendida, di Gabriella Ferri, che ha saputo donarle toni esistenzialisti, una personale intensa riflessione sul malessere.

    Qui si ferma Liguoro, a furor di popolo il pubblico chiede che il racconto vada avanti, ma l’orario non lo permette. “La seconda puntata nella prossima edizione” è la promessa di Bottone.

    Lasciamo la canzone che ha cantato la realtà collettiva e attendiamo la canzone cantautoriale, espressione di singole sensibilità e individualità, una per tutte Luigi Tenco.

    L’appuntamento è al prossimo anno, i ringraziamenti vanno a Unindustria, alla Provincia, alla biblioteca, ai collaboratori, alla caparbia tenacia di Paolo Pelliccia e alla sua incredibile capacità innovativa.

  • Pasquale Bottone presenta a Napoli “Non rompete i castelli di sabbia”

    Napoli. Martedì 26 giugno alle ore 18.30 si terrà la presentazione del libro “Non rompete i castelli di sabbia” del giornalista Pasquale Bottone, all’interno della rassegna “Poetè – ciclo di letture poetiche (e non solo) infuse di teina” presso il Salottino del Chiaja Hotel De Charme in via Chiaja, 216.


    Il volumetto di Bottone, edito da Sette Città, è la improbabile narrazione delle vicende di due amici, Joe Carmelo Villoso e Fedro Maria Guardaspada, che, stanchi della loro monotona vita di istruttori di sirtaki di scuola Theodorakis, entrambi a corto di assegni familiari e di carte di credito ricaricabili, decidono di regalarsi un anno di vacanza in giro per il mondo, con lo scopo di allontanarsi dai disagi di una opprimente quotidianità verso imprecisate, ma stuzzicanti mete…

    Con la prefazione del noto giornalista tv Mimmo Liguoro e la postfazione di Piero Gaffuri, direttore di rai.it, “Non rompete i castelli di sabbia” si delinea come un romanzo corrosivo, esilarante, dalla lettura godibile e spassosa, una vera e propria metafora dell’assurdo che sembra voler ritrovare ordine, come ha suggerito Vittorio Castelnuovo, curatore di Millepagine per Rai.tv, nel suo sembrare una canzone: un libro con un suo canone musicale dal punto di vista ritmico, cosa che dobbiamo sicuramente aspettarci da un critico musicale come Pasquale Bottone.

    Martedì 26 giugno, ore 18.30

    “Non rompete i castelli di sabbia” di Pasquale Bottone

    Salottino del Chiaja Hotel De Charme
    via Chiaja 216, Napoli

    Letture a cura di Cinzia Cordella
    Coordina l’incontro Claudio Finelli

  • Mimmo Liguoro: gran finale esclusivo al Salotto delle 6

    La rassegna di quest’anno, dedicata a “L’Italia che verrà”, ha voluto indagare il malcontento italiano e l’attuale crisi economica, politica e culturale attraverso alcuni passaggi nodali: il confronto con gli antichi con Michele Mirabella, i costi della malapolitica con Nunzia Penelope, l’incompiuta democrazia nostrana con Oliviero Beha, la tecnologia e internet come veicolo di una corretta comunicazione con Piero Gaffuri, lo scempio delle bellezze d’Italia con Roberto Ippolito.

    A chiudere la kermesse un personaggio d’eccezione in una serata d’eccezione.

    Mimmo Liguoro, giornalista e scrittore, redattore capo e conduttore del TG2 e del TG3, vincitore del Premio Regia Televisiva, è docente di Teoria e pratica del giornalismo televisivo nella Scuola di Giornalismo dell’Università di Salerno e di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico nello stesso ateneo. Cultore della canzone napoletana, alla quale ha dedicato vari lavori monografici, ha avuto rapporti di frequentazione e collaborazione con diversi interpreti, tra cui Roberto Murolo, Egisto Sarnelli e Consilia Licciardi. Il suo ultimo libro, “Dove sta Zazà”, edito da Pironti, è un saggio-racconto ispirato all’omonimo classico partenopeo che gli è valso il Premio “Domenico Rea” per la Saggistica.

    Sarà appunto a partire dalla sua profonda conoscenza e fine passione per il mondo musicale che Mimmo Liguoro offrirà al pubblico del Salotto delle 6 un’esibizione del tutto particolare, pensata in esclusiva per la rassegna di Pasquale Bottone: “L’Italia raccontata dalle canzoni”, un viaggio nella storia del Belpaese attraverso le citazioni delle più belle canzoni del nostro repertorio. Approccio antropologico, sociologico e folkloristico, che rende onore agli autori di testi e musiche ma anche alle innumerevoli voci di persone comuni che le hanno intonate, solo fischiettate o più semplicemente ascoltate. Agli italiani, insomma.

    Un vero e proprio “one man show” – rivela Bottone, ideatore e conduttore della manifestazione – un evento speciale crocevia delle arti, in cui le diverse discipline danno vita a una rappresentazione unica. Unite dalla dialettica del grande Liguoro, la scrittura e la parola a stretto contatto dialogano, si accostano, si accoppiano per esprimere in sinergia la letteratura attraverso lo spettacolo, per tradurre in immagine la parola stessa.

    Il libro e il personaggio-scrittore a servizio del racconto. Il Salotto che si trasforma in teatro.

    Un esperimento, una nuova formula, continua Bottone, che potrebbe diventare un elemento fisso delle prossime edizioni del Salotto, dove protagonisti non sono il numero di copie di libri venduti o la popolarità degli scrittori, ma il tema, l’argomento, affrontato e scandagliato da diversi punti di vista.
    Ed è con questo finale in musica, tra l’altro una delle passioni di Bottone, che Il Salotto delle 6 saluta il suo pubblico, con un messaggio intenso, serio e denso di contenuti, ma allo stesso tempo leggero e di speranza, alla luce soprattutto dei tragici eventi che negli ultimi giorni hanno sconvolto il nostro Paese.

    Il Salotto delle 6
    ospita Mimmo Liguoro
    “L’Italia raccontata dalle canzoni”

    giovedì 24 maggio, ore 18
    Sala Conferenze della Biblioteca Consorziale
    viale Trento, 24

    Il Salotto delle 6 – Ufficio Stampa
    Valentina Petrucci
    [email protected]