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  • In catene in Procura contro omissioni istituzionali a Ostia a favore di persone vicine a un clan

    L’anziana preside Lucia Salvati ha manifestato ancora per portare alla luce l’incredibile vicenda che la vede coinvolta, chiedendo di parlare col procuratore capo Giuseppe Pignatone

    Roma – Continua la protesta di Lucia Salvati, l’ex preside in pensione che aveva già manifestato mesi fa in catene davanti all’Ufficio del Giudice di Pace e nella sala consiliare del Municipio di Ostia, alla presenza del sindaco Marino, in occasione dell’assemblea per l’emergenza criminalità sul litorale, denunciando vessazioni subite e omissioni commesse da parte di alcuni appartenenti alle istituzioni del X Municipio, in primis alcuni vigili urbani e dipendenti del locale ufficio tecnico, per coprire i vicini di casa, contro i quali aveva presentato un esposto per abusi edilizi ai suoi danni, e che, per costringerla a desistere dal chiedere i suoi diritti, non avevano esitato a presentarsi per minacciarla davanti casa con un noto esponente di un clan malavitoso, la cui caratura criminale è emersa in tutta la sua pienezza a seguito dell’inchiesta condotta contro le associazioni mafiose di Ostia, in cui è stato indicato come il capo del clan stesso e mandante di due omicidi.

    La donna, al centro di una vicenda kafkiana che ha coinvolto anche i suoi due figli, questa volta, come aveva già annunciato, si è presentata incatenata all’ingresso del Tribunale di Roma, chiedendo di parlare con il procuratore capo Giuseppe Pignatone, nel quale ripone la massima fiducia. Alla fine l’incontro con Pignatone non c’è stato, ma ha avuto modo di incontrare due uomini della polizia giudiziaria della procura, a cui ha raccontato, con dovizia di particolari e con l’esplicitazione di una consistente mole di ipotesi criminose, la sua assurda storia, che l’ha sfiancata fisicamente ed economicamente. La Salvati, che non ha alcuna intenzione di desistere dalla lotta intrapresa per far emergere la sua incredibile vicenda, che “in uno stato di diritto non avrebbe motivo di esistere, ma che, invece, grazie ai comportamenti omissivi di alcune cellule deviate delle istituzioni si è trasformata in un’odissea dove i delinquenti sono diventati vittime e le persone per bene delinquenti, grazie a chi ha coperto soggetti in rapporti con un clan malavitoso”.”

    Basta fare un sopralluogo in loco – ha spiegato l’anziana preside – e leggere attentamente le carte per comprendere immediatamente ciò che è successo. Continuerò a protestare affinché gli organi competenti facciano luce e puniscano quei comportamenti illegali che denuncio da tempo, ma che per coprire non si è esitato a muovere accuse inventate contro la mia famiglia, traendo a volte in inganno anche i giudici chiamati a decidere, anche se fortunatamente in alcune circostanze qualche magistrato particolarmente attento ha rilevato le false accuse limitando i danni di una storia che ha seriamente minato la serenità della vita mia e della mia famiglia. Abbatterò quel muro di omertà istituzionale che si è creato intorno all’intera vicenda e quella coltre censoria che alcuni media inspiegabilmente hanno opposto finora. Le mie proteste continueranno in forma sempre più eclatante, anche presso le sedi di quegli organi di stampa che finora hanno ignorato la notizia. Hanno provato di tutto per farci desistere dal denunciare gli abusi commessi. Dalle denunce per inesistenti abusi edilizi da parte di alcuni vigili urbani, o più precisamente vigilesse, corredate di dichiarazioni false in merito alla regolarità dei lavori eseguiti da coloro che avevo denunciato, alle intimidazioni dei vicini da me denunciati in compagnia di un noto esponente malavitoso, indicato da inquirenti e media a capo di un clan mafioso. E proprio per distogliere l’attenzione da quest’ultimo episodio, di tale gravità, non hanno esitato a farci piovere addosso, a iniziare dal mese successivo, denunce di ogni tipo, assolutamente inventate, che spesso, come già detto, hanno tratto in inganno anche alcuni giudici, con l’utilizzo di affermazioni che viaggiano tra il surreale e il tragicomico. Si parla addirittura di minacce di morte con l’utilizzo di armi, collocate temporalmente addirittura un anno e mezzo prima. Se hanno sentito il bisogno di denunciare solo dopo così tanto tempo, la paura deve essere stata veramente tanta! Io personalmente, e credo chiunque capace di intendere e di volere, mi sarei barricata in casa e avrei immediatamente allertato le forze dell’ordine. Oppure, in relazione all’episodio dell’intimidazione con il capo del clan, quest’ ultimo sarebbe rimasto talmente impaurito dalla presenza di mio figlio che, ‘vista la pericolosità del soggetto’, sarebbero stati costretti a farlo nascondere dentro la loro autovettura. O ancora, riferendosi all’altro mio figlio, l’hanno definito ‘soggetto molto pericoloso, in quanto esperto di arti marziali’. Peccato che questi non abbia mai messo piede in una palestra e per di più è affetto da serie patologie alla colonna vertebrale. Se chi ha scritto non si è sentito ridicolo, spero che le istituzioni deputate affrontino finalmente tutta la vicenda con attenzione, per ridare a me serenità e fiducia nelle istituzioni, che ho rappresentato fedelmente per 42 anni, e perseguano le condotte di chi finora ha potuto bellamente fare e dire ciò che ha voluto, con la certezza di godere, come più volte anche dichiarato a mo’ di vanto, di varie protezioni. Confido nella presenza a Roma del procuratore Pignatone e del suo pool, a cui aggrappo la mia speranza di far emergere la verità e ottenere giustizia”.

  • De Pierro, ecco perché non mi sono candidato a sindaco di Roma


    Il presidente dell’Italia dei Diritti, che ha sostenuto Ignazio Marino, spiega le ragioni del cambio di rotta rispetto a quanto annunciato mesi fa dichiarando di essere scettico sulla presenza del partito socialista in coalizione

    Antonello De Pierro

    Roma – Aveva annunciato mesi fa la sua candidatura alla carica di sindaco di Roma Capitale, passando per le primarie del Centrosinistra, e aveva iniziato un duro lavoro preparatorio per perseguire l’obiettivo auspicato, ma alla fine ha deciso di non candidarsi e di sostenere Ignazio Marino.

    Infatti, Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, è in prima linea nel sostegno al grande chirurgo che sta correndo per il massimo scranno del Campidoglio e ha scelto di spiegare la sua scelta rinunciataria: “Quando ho preso la decisione di tentare la scalata al Campidoglio, pur essendo trascorso un lasso di tempo piuttosto breve, il panorama politico era in gran parte diverso rispetto ad oggi. Da allora, e parliamo di settembre scorso, abbiamo assistito ad uno sconvolgimento rilevante dell’assetto e degli equilibri partitici, soprattutto con la quasi estinzione dell’Italia dei Valori, partito a cui noi dell’Italia dei Diritti facevamo molto riferimento, e al cui declino, paradossalmente proprio io ho in parte contribuito, col ruolo avuto, che rivendico orgogliosamente, nella vicenda che ha portato allo smascheramento delle condotte quantomeno poco etiche di Vincenzo Maruccio. L’operazione che avevamo in mente di concretizzare era molto simile a quelle che hanno portato alla vittoria di Luigi de Magistris a Napoli e di Leoluca Orlando a Palermo, e per realizzarla contavamo sul sostegno proprio dell’Idv, oltre che a quello di Sel, della Federazione della Sinistra e dei Verdi Ecologisti. E’ logico che con la caduta del partito di Antonio Di Pietro, che avrebbe dovuto essere il pilastro dell’iniziativa, si è sgretolato inevitabilmente tutto l’impianto progettuale”.

    Poi il leader dell’Italia dei Diritti, che attualmente figura al 40esimo posto nella classifica ufficiale dei politici più amati su Facebook, con un trend di crescita che da un mese oscilla permanentemente tra il 3° e il 5° posto, avanza una piccola critica alle primarie a cui avrebbe dovuto partecipare: “Se fossi stato in gara sarei stato molto polemico su come sono state impostate le consultazioni selettive per la scelta del candidato sindaco. Infatti non comprendo perché debbano essere connotate come ‘Primarie del Pd’ e non della coalizione”.

    De Pierro, che in questi mesi è passato anche per una soddisfacente candidatura al Senato nelle liste di Centro Democratico nel collegio molisano, a seguito di un accordo siglato con la formazione di Donadi, Formisano e Tabacci, spiega la scelta da parte del movimento di sostenere Marino, anche se con qualche riserva per la presenza dei socialisti in coalizione: “Alla luce della riduzione del flusso consensuale su cui contavo alle primarie avevo deciso comunque di non proseguire nel progetto della mia candidatura a sindaco e quando ho saputo della presenza di Ignazio Marino tra candidati non ho avuto più dubbi, sarebbe stato lui il nostro candidato. Ed ora, superate le Primarie, anche grazie al nostro contributo, stiamo lavorando per giungere alla vittoria finale del centrosinistra con colui che riteniamo essere il più valido rappresentante della coalizione per indossare la fascia tricolore. Però non possiamo esimerci dall’esprimere il nostro scetticismo per la presenza del Psi in coalizione, e non certo per fattori ideologici o per la presenza nel partito di persone non gradite, anzi l’attuale capogruppo alla Regione Lazio Oscar Tortosa è un nostro validissimo e commendevole esponente, abbiamo sostenuto fortemente la sua elezione e gode di tutta la nostra stima e fiducia. Le ragioni dei nostri dubbi affondano le loro radici nell’incapacità gestionale e organizzativa della dirigenza locale del partito, che già temevamo da tempo e che si è palesata in tutta la sua interezza in occasione della presentazione delle liste per il Comune di Roma Capitale. Basti pensare al fatto che nei Municipi sono state presentate solo quattro liste su quindici e, per giunta, di gran lunga ridotte nei componenti. Addirittura nel X (ex XIII) Municipio si è sfiorato il ridicolo quando da una lista di diciotto persone (la lista completa è di 24) è stata esclusa senza motivo una donna, con il risultato definitivo di un elenco votabile di 17 candidati e con buona pace delle pari opportunità e delle quote rosa. A nostro avviso ciò arreca un danno inestimabile in afferenza ai consensi e penalizza l’intera coalizione e naturalmente il partito stesso che fu, suona un po’ strano, di Pertini e di Nenni. Auspichiamo in merito un intervento deciso e risolutivo da parte del segretario generale Riccardo Nencini, a cui stiamo valutando la possibilità di chiedere un incontro”.