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  • Si conclude il vertice Francia-Germania: verso un governo economico dell’Euro ma gli Eurobond sono per ora esclusi

    All’ euro serve “un vero governo economico”, che si riunisca con regolarita’, e regole vincolanti su finanza pubblica, debito e deficit, da inserire al piu’ presto nella Costituzione di ciascuno dei 17 Paesi membri. E’ il messaggio lanciato dal presidente francese Nicolas Sarkozy e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, a conclusione dell’atteso vertice di oggi a Parigi.

    Al riguardo dei paesi latini il presidente francese Nicolas Sarkozy ha elogiato i loro sforzi per il risanamento. “Italia e Spagna hanno preso decisioni estremamente importanti per la credibilità dell’Eurozona” ha affermato il capo dell’Eliseo nel corso della conferenza stampa al termine dell’incontro. Inoltre il presidente francese ha ribadito che “tutti i paesi dell’Eurozona devono adottare la regola d’oro del pareggio di bilancio entro l’estate del 2012” avvertendo che “Francia e Germania non sono disposte a sottoscrivere indefinitamente i debiti degli altri paesi.”

    Gli eurobond “non rappresentano una soluzione alla crisi dei mercati”, ha chiarito la Merkel rispondendo alla domanda di un giornalista, dopo le voci che davano i bond europei tra i punti esaminati durante il vertice. Per Sarkozy “gli eurobond si potranno immaginare un giorno, ma alla fine del processo di unificazione dell’Unione europea. Potranno eventualmente essere la fine del processo di unione totale dei mercati ma non l’inizio, perché si rischia di bloccare il processo di sviluppo economico di alcuni Paesi”. Secondo il presidente francese gli eurobond “non hanno legittimità democratica” e “non sarebbero in grado di controllare il debito e la finanza dei paesi”.

    Secondo Fabio Grosso, adivsor in Credit Agricole come riportato precedentemente dal Lyra, “dall’incontro non ci aspettava molto e una presa di posizione sugli eurobond era esclusa dai mercati. Sicuramente i governi conoscono bene i rischi per la finanza europea e per i mercati ma prima di entrare in un percorso, quello degli eurobond, da cui poi sarà difficile tornare indietro, vogliono prima tentare altre strade, più ‘soft’.” Tra le strade alternative si allora parlato di “governo di natura economica dell’euro” che si “riunirà una volta al mese” per difendere la finanza dell’euro con un presidente stabile per due anni e mezzo. Sarkozy già anticipa un nome, quello di Herman Van Rompuy, che “è una persona di assoluta credibilità e spessore internazionale”.

    Ciò che comunque ha preoccupato di più i mercati è stata la proposta congiunta di Francia e Germania di tassare le transazioni finanziarie. La discussione sulla questione è rimandata a Settembre ma i mercati internazionali sono già di cattivo umore.

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  • Con l’euro in crisi e la finanza che barcolla riprende il traffico di capitali in Svizzera. L’analisi effettuata dal Lyra.

    In Svizzera stanno lentamente ritornando tutti gli italiani: a nulla è servito lo scudo fiscale che ha fatto sobbalzare dalla sedia le maggiori banche del Canton Ticino diversi mesi fa. Si sa, adesso i mercati soffrono e ora sono molti di più a tornare dopo l’affrettata e incerta manovra sulla finanza italiana da 45 miliardi di euro. Se già il traffico verso la Svizzera si era riattivato dopo la prima stangata di Luglio, “ora chi valica il confine è il 20%” in più afferma una fonte di Ubs Mercati che preferisce restare anonima. “I mercati sono in tempesta, gli stati sono in crisi e tasseranno di più in prospettiva, meglio allora correre ai ripari e rifugiarsi in Svizzera dove sei sicuro che i tuoi risparmi non te li tassano” conclude G.H. Kesenberg di AG Capital One della divisone svizzera intervistato dal Lyra.

    E così in attesa delle conversione in legge del decreto d’urgenza che dovrebbe riportare fiducia sui mercati e sulla finanza italiana, indietro tutta, si torna in Svizzera. I 63 miliardi emersi dal paese elvetico con lo scudo-ter probabilmente sono stati già tutti rimpiazzati in pochi mesi. Se la Confederazione non aveva pianto allora – visto che le stime chiarirono subito che lo smobilizzo non superò il 30% dei depositi – oggi senz’altro gioisce. E del resto quando le cose vanno male oltreconfine, in Italia, a Lugano invece, si fa festa.

    E i dati stanno dalla parte degli svizzeri. Le cassette di sicurezza sono piene e non sene trovano neanche a pagarle a peso d’oro né a Lugano, né a Bellizona né nei piccoli centri. I piccoli risparmiatori si sentono continuamente ripetere “Spiacente, qui le cassette sono esaurite” oppure “ di cassette di sicurezza sono disponibili solo quelle grandi, costano di più ma ci può mettere anche le scatole di gioielli. Sa, da qualche mese è ripreso, e tanto, il movimento di italiani, tutti vogliono una cassetta, i mercati e la finanza italiana è in crisi”.

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  • Cosa sono i credit default swaps (cds)

    Negli ultimi tempi la crisi ha sdoganato i cds, i credit default swaps, sugli stati sovrani. Dato che non a tutti è chiaro cosa sia questo importante strumento derivato, cerchiamo di darne una concisa spiegazione.

    I cds sono strumenti finanziari attraverso cui un soggetto si protegge dal rischio di insolvenza di un debitore (in questo caso uno stato sovrano). I cds sono calcolati in dollari americani o talvolta in euro e hanno durata quinquennale. I valori sono generalmente espressi in punti base ed indicano in percentuale il costo della copertura del rischio di credito sui titoli sovrani. Se, ad esempio, il valore dei titoli sottoscritti dal creditore è pari a un milione di euro ed il valore dei cds è di 100 punti base, significa che il creditore che intende assicurarsi dal rischio di insolvenza dell’emittente (lo stato sovrano) dovrà pagare l’1% annuo (10,000 €).

    I valori dei cds sui debiti sovrani sono raccolti e diffusi in tempo reale dal Lyra, l’istituto europeo sulla finanza e sui mercati, ed è possibile trovarne un estratto ogni giorno all’indirizzo http://www.lyrapartners.com/it/mercati/cds.html