Tag: linguaggio

  • Luca Maris: Intraprendente e carismatico artista tra musica popolare e spiritualità

    Luca Maris, eclettico protagonista del panorama musicale contemporaneo sa spaziare abilmente dalla musica popolare agli arrangiamenti dalla coinvolgente carica spirituale. La profonda valenza filosofica ed educativa, che attribuisce alla musica fa di lui un autore e un uomo dai valori elevati. La sua arte canora è come un dono simbolico, che vuole condividere con generosità in tutta la suggestiva bellezza e intensità, come un “virtuoso talento” ricevuto da distribuire e diffondere, perché possa generare i frutti più proficui e non sterili e fini a se stessi.

    Parlando delle nuove generazioni e del giusto metodo per inculcare l’amore verso la musica sottolinea: “I giovani dovrebbero entrare in modo più serio e meno superficiale nel mondo della musica, ma anche nella dimensione della vita stessa. Due mondi vasti e sconfinati, che per loro dovrebbero anche rappresentare un messaggio educativo e di riflessione, con un senso di appartenenza universale. Basta avere la voglia di applicare e rispettare le regole della vita e parimenti della musica. Inoltre, bisognerebbe non avere pregiudizi su niente e nessuno, poiché ogni creatività così come ogni essere umano può costituire un’esperienza da vivere e che può insegnare qualcosa d’importante nel bene e nel male. La musica come la vita è un linguaggio universale, che appartiene di diritto a tutti. Le nuove leve di aspiranti cantanti e cantautori devono essere disposti a sostenere tanti sacrifici, a fare tante rinunce e ad attendere con tenacia il momento giusto per poter emergere e fare carriera“.

    Sui talent show canori sottolinea: “Ritengo possano offrire buone opportunità per emergere. Tuttavia, penso serva anche un periodo di -gavetta- altrimenti dopo l’immediata popolarità derivante dal talent se non si acquista esperienza concreta, si è poi quasi inevitabilmente destinati a subire un declino professionale. Mi piacerebbe essere chiamato nella giuria di un talent e accetterei volentieri l’invito“.

  • Timidezza e scena muta

    Le persone timide quando si trovano in un gruppo di amici fanno scena muta; preferiscono starsene del tutto in silenzio anziché provare a partecipare. Questo perché sono troppo dalla preoccupazione di quello che devono dire, di come lo devono dire e di cosa ne penseranno gli altri di quello che diranno. E’ una situazione tragica: porsi tutti questi quesiti interiori primi di aprire bocca, significa autosabotarsi!

    Leggi per intero questo interessante articolo su Miglioriamo il nostro benessere fisico e mentale!

  • Promoter Arte: il linguaggio comunicativo nelle opere di Gabriele Contini

    Gabriele Contini camaleontico artista e performer milanese del panorama contemporaneo si è distinto, nei suoi molti anni di carriera, per il sapiente utilizzo all’interno delle sue originali creazioni, di un linguaggio comunicativo verbale che è diventato una vera e propria connotazione distintiva del suo percorso evolutivo nel mondo dell’arte.

    Le parole sono intese come metafore sociali che accorpate alle immagini in sinergica fusione vengono impresse nelle opere insieme alla matericità dei colori, alle sfumature cromatiche create dai giochi di luce e di chiaro scuro, lasciando emergere profondi messaggi che Contini esprime come se scaturissero dalla voce del suo ego più introspettivo trasformandosi in un urlo che squarciando la tela si diffonde prorompente per risvegliare la mente e il cuore dell’osservatore. Contini dice “è un modo per lasciar trapelare il moto dell’anima che mi guida, è una forma di denuncia accorata con valore etico morale che prende vita e si concretizza attraverso la materializzazione di parole e lettere concepite come metaforici simbolismi connessi alla sfera interiore e spirituale più intima. È come se scrivessi un immaginario diario di bordo in cui la tela rappresenta un foglio bianco da riempire e il pennello è lo strumento per imprimere queste forme d’arte verbali che assumono il significato di cornice ideologica e conferiscono un importante plus valore aggiuntivo all’interpretazione delle mie creazioni“.

    Contini rifugge e detesta tutto ciò che impedisce apertura mentale e respiro dell’anima, dall’autoritarismo bigotto alla superficialità culturale, dal pressapochismo intellettuale al potere incondizionato e sfrenato dell’ossessione al dominio considerati come squallidi sinonimi di una pseudo normalità che la società persegue con ambizione come un effimero miraggio di appagamento esistenziale.

  • Lega Nord – Gli imprenditori della paura

    Verona. Pubblicato il tanto atteso libro di Marco Milani

    Lega Nord – Gli imprenditori della paura (Smart Edizioni) è finalmente disponibile sugli scaffali delle più importanti librerie.

    L’opera svela come la Lega Nord ha guadagnato il consenso degli italiani, utilizzando gli stranieri come capro espiatorio, con la complicità delle TV di Berlusconi e il silenzio della Chiesa.

    Con un’analisi attenta Milani indaga la simbologia del Carroccio soffermandosi sul tipo di emotività che il linguaggio leghista suscita negli elettori e sulle ricadute che questa ha avuto sulla concreta azione di governo. L’autore passa quindi in rassegna gli errori che la sinistra ha commesso nel cercare di rispondere alle proposte e alle provocazioni leghiste, suggerendo nuove strategie di confronto e comunicazione. Il fenomeno leghista si innesta all’interno di un immaginario conservatore che in Italia si è fortemente impoverito e involgarito, perdendo a tratti completamente il contatto con la complessa realtà globale nei quali è immerso il nostro presente.

    Sull’apposita pagina Facebook, tutte le informazioni dettagliate:

    http://www.facebook.com/pages/LEGA-NORD-Gli-imprenditori-della-paura/227702007365727.

  • I delfini comunicano in modo simile agli umani

    Cominciamo da una notizia apparsa in rete relativamente di recente, riguardanti le modalità con cui si esprimono i delfini. Vi riporto l’articolo tradotto da Erica Dellago per Coscienza.org (grassetti miei):

    I delfini “parlano” tra di loro, e per produrre i loro suoni acuti usano lo stesso processo usato dagli esseri umani, secondo una nuova analisi dei risultati di un esperimento degli anni Settanta.

    Di recente accade estremamente di frequente che studi etologici precedenti siano rivisti e reinterpretati (ovvio che i progressi tecnologici registrati negli ultimi decenni giochino spesso un ruolo fondamentale nella nuova analisi dei vecchi dati).

    I risultati dicono che i delfini in realtà non fischiano come si è a lungo pensato, ma invece si basano sulle vibrazioni dei tessuti nelle loro cavità nasali, analoghe alle nostre corde vocali.

    Solo ora gli scienziati stanno comprendendo tutto questo, “perché certamente il suono è simile a un fischio”, ha detto il ricercatore dello studio Peter Madsen dell’Istituto di Bioscienze presso la Aarhus University in Danimarca, aggiungendo che il termine è stato coniato in un articolo pubblicato nel 1949 sulla rivista Science. “Ed è rimasto così da allora”.

    La scoperta chiarisce una questione che ha fatto scervellare a lungo gli scienziati: Come possono i delfini produrre fischi identificativi della loro identità sulla superficie dell’acqua e durante le immersioni profonde dove la compressione determina che le onde sonore viaggiano più velocemente e potrebbero cambiare la frequenza di questi suoni.
    Per rispondere a questa domanda, Madsen e i suoi colleghi hanno recentemente analizzato le registrazioni digitalizzate di un delfino tursiope maschio di 12 anni (Tursiops truncatus) dal 1977. A quel tempo, i ricercatori avevano fatto respirare al delfino una miscela di elio e ossigeno chiamata Heliox. (Usata dagli esseri umani, la miscela Heliox produce un suono tipo Paperino). La miscela Heliox aveva lo scopo di imitare le condizioni durante una immersione in profondità in quanto provoca un cambiamento nella frequenza. Sia respirando aria sia respirando heliox il delfino maschio, tuttavia, ha continuato a produrre gli stessi fischi, con la stessa frequenza.

    Al posto delle corde vocali, i delfini probabilmente usano le vibrazioni dei tessuti nelle loro cavità nasali per produrre i loro “fischi”, che in fin dei conti non sono veri fischi. I ricercatori indicano che responsabili del suono sono strutture nella cavità nasale, chiamate labbra foniche.

    I delfini non stanno realmente parlando, però.
    “Non significa che parlano come gli esseri umani
    , solo che comunicano con un suono prodotto nello stesso modo”, ha detto Madsen a LiveScience.

    Stephan A. Schwartz dello SchwartzReport sottolinea come nonostante la scoperta, l’arroganza umana sia sempre lì: “Non abbiamo idea di cosa stiano facendo, e quante siano le informazioni che si scambiano. Ma solo che lo fanno. […] Sappiamo così poco del mondo, eppure crediamo di sapere così tanto”.

    Schwartz si riferisce alle affermazioni “I delfini non stanno realmente parlando, però” e “Non significa che parlano come gli esseri umani”.
    E in effetti, cosa vogliono dire queste due frasi?
    “Non significa che parlano come gli esseri umani”. Ovvio che qui non ci si riferisce al fatto che non discutano in inglese o spagnolo di una qualche classe politica marina, si intende che, benché comunichino tramite modalità di produzione dei suoni simili alle nostre, comunque “I delfini non stanno realmente parlando”.
    Perché quello lo fanno gli umani. Si dibatte ancora su quali siano le peculiarità fondamentali del parlare umano, qui ci limitiamo a ricordare che tale questione è da sempre uno dei principali discrimini posti tra l’uomo e gli altri animali. (Ne abbiamo parlato di recente nell’articolo su Lacan). Spesso il discrimine si basa sul fatto che agli animali sono attribuite solo reazioni e non risposte, ovvero, solo comunicazioni strettamente “meccaniche”. Ma come dice Schwartz, in realtà non abbiamo una conoscenza tale da permetterci di definire tanto la quantità quanto la qualità delle informazioni che si scambiano i delfini.
    Finiamo di leggere l’articolo:

    “Gli antenati dei cetacei vivevano sulla terra circa 40 milioni di anni fa e producevano suoni con le corde vocali nella loro laringe”, ha detto Madsen, riferendosi al gruppo di mammiferi a cui appartengono i delfini. “Hanno perso tutto ciò nel corso dell’adattamento ad uno stile di vita completamente acquatico, ma hanno sviluppato la produzione del suono nel naso che funziona come quello delle corde vocali”.

    Probabilmente questa facoltà vocale dà ai delfini anche una gamma più ampia di suoni.

    “Poiché la frequenza è cambiata cambiando il flusso d’aria e la tensione delle labbra del tessuto connettivo nel naso, il delfino può cambiare frequenza molto più velocemente che se dovesse farlo cambiando i volumi dell’alveolo”, ha detto Madsen. “Ciò significa che vi è un potenziale molto più grande per produrre una gamma di suoni più ampia e aumentare quindi il passaggio delle informazioni”.

    I dettagli della ricerca sono pubblicati questa settimana sulla rivista Biology Letters. [Purtroppo non sono riuscito a reperire altre informazioni].

    Quindi i delfini comunicano fra loro tramite un sistema estremamente complesso, simile a quello umano. Non tramite un fischio ma attraverso vibrazioni delle loro “labbra foniche”.
    Ma attenzione ai verbi che usiamo: “comunicare” è un verbo neutro (definiamolo così), perciò affermare che i delfini comunicano fra loro in modi di cui solo ora cominciamo a comprendere la complessità, è corretto.

    Dire: i delfini parlano tra loro invece no. Parlare è un termine problematico, perché in genere appannaggio solo degli esseri umani. Meglio che i delfini comunichino fra loro, anziché parlare, perché se parlassero noi umani potremmo correre il rischio di sentirli troppo vicini a noi.

  • NEL CUORE DELLA NOTIZIA DA LIPPMANN AL GIORNALISMO SPETTACOLO, DAI FATTI ALLE OPINIONI, VIAGGIO NEL LINGUAGGIO GIORNALISTICO.


    All’inizio era il giornalismo, oggi è il weblog.

    In un’era, che sembra preistorica ma che poi tanto lontana nel tempo non è, la regola dei fatti, dell’obiettività assoluta era una legge indiscussa.

    Poi venne la televisione, e fu un grande scossone per la “vecchia” carta stampata.

    Il linguaggio si modificò e il giornale rinacque più forte di prima.

    Oggi con Internet il modo di gestire, creare, concepire l’informazione è ancora mutato.

    Verso quali prospettive si dirige il giornalismo contemporaneo?

    A questa e a molte altre domande cerca di rispondere l’autrice di questo libro.

    Alla base dell’e-book, pubblicato dalla Discovery Edition casa editrice e discografica intermente on line fondata da Maurizio Agrò nel 2006, si situa la convinzione che nulla come il linguaggio giornalistico, sia della carta stampata che televisivo che interattivo, sia più soggetto ai cambiamenti che si verificano nella società civile.

    Ma il giornalismo è anche capace di produrre dei cambiamenti e, lungi dall’essere un semplice “megafono” degli eventi, è in grado di determinarli scrivendo ogni giorno “l’agenda setting” di milioni di persone.