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  • Terapia ormonale sostitutiva in menopausa: meglio i cerotti?

    Milano, 16 giugno 2010 – La terapia ormonale sostitutiva in menopausa (HRT – Hormone Replacement Therapy) è indicata per ridurre i sintomi della menopausa che possono avere un impatto molto pesante sulla qualità della vita: lo sanno bene le tante donne che soffrono di “vampate”, disturbi del sonno, tachicardia, sudorazioni profuse, disturbi della sfera sessuale.

    Gli ormoni, estrogeni con o senza progestinici, possono dare grande sollievo

    In passato alcuni studi epidemiologici avevano ipotizzato che questi ormoni, oltre a ridurre i sintomi da menopausa, potessero addirittura avere un effetto protettivo sul rischio di malattie cardiovascolari da Trombosi, quali Trombosi venose, Infarto cardiaco e Ictus cerebrale. Malattie che, com’è noto, sono meno frequenti nelle donne rispetto agli uomini prima dei 50 anni, ma che aumentano dopo la menopausa, come se gli ormoni naturali prodotti dalla donna in età fertile avessero un effetto protettivo e, al calare di questi, si riducesse la protezione.

    Nella percezione collettiva questa azione protettiva è stata considerata talmente forte che, per anni, molte donne hanno assunto gli ormoni non per limitare i sintomi della menopausa, ma per preservarsi dall’invecchiamento e ridurre la probabilità di malattie cardiovascolari.

    Negli ultimi anni questo effetto protettivo è stato clamorosamente messo in dubbio da studi clinici randomizzati: non solo gli ormoni sintetici non proteggono, ma addirittura possono aumentare il rischio di eventi da Trombosi nelle donne che li assumono. In particolare è stato segnalato un aumento della probabilità di Ictus cerebrale, che può addirittura raddoppiare.

    Lo studio

    Nell’ipotesi che gli ormoni assunti per via transdermica (cerotti, gel, creme), anziché per bocca, possano essere meno rischiosi, i ricercatori della McGill University (Montreal, Canada)[1] hanno analizzato i dati messi a disposizione da 400 medici di medicina generale nel Regno Unito, contenuti nel General Practice Research Database, e hanno studiato l’incidenza di Ictus cerebrale nelle donne fra i 50 e i 79 anni, dal 1987 al 2006.

    Su un totale di 15.710 casi di Ictus cerebrale, il rischio per le donne che assumevano ormoni per via transdermica era uguale a quello delle donne che non assumevano terapie ormonali, ed era maggiore nelle formulazioni a più alto contenuto di estrogeni. Le donne che assumevano ormoni per bocca, a basse o alte dosi di estrogeni, avevano, invece, un rischio di Ictus più alto rispetto alla popolazione femminile generale.

    I ricercatori hanno concluso che ormoni somministrati per via transdermica e a basso contenuto di estrogeni non sembrano aumentare il rischio di Ictus nelle donne in menopausa.

    Altri studi saranno necessari per arrivare a conclusioni certe che permettano ai medici di prescrivere le terapie ormonali sostitutive in menopausa senza aumentare il rischio di eventi cerebrovascolari da Trombosi nelle loro pazienti.

    Donne e malattie cardiovascolari

    «Le donne sono diverse dagli uomini non solo per l’aspetto fisico, ma anche e soprattutto per differenze biologiche e fisiologiche – spiega la dr.ssa Lidia Rota Vender, Presidente di ALT Onlus – le loro arterie, ad esempio, sono più piccole e si ammalano in modo più subdolo. Le donne soffrono spesso di anemia, che riduce la disponibilità di ossigeno per le cellule, e i farmaci che prevengono le malattie cardiovascolari negli uomini spesso nella donna non sono altrettanto efficaci».
    [1] Renoux et al 2010. McGill Pharmacoepidemiology Research Unit, Center for clinical epidemiology, Jewish General Hospital, Department of Epidemiology and Biostatistics, McGill University, Montreal, Canada.

    In Europa 55 donne su 100 e 40 uomini su 100 muoiono per malattie cardiovascolari: nella donna l’Ictus è la seconda causa di decesso, nell’uomo è la terza.[2]

    «Le donne che sopravvivono all’Ictus sono più spesso non autosufficienti, rispetto agli uomini. Le conseguenze della Trombosi cerebrale sono l’inabilità e la demenza, con un impatto facilmente immaginabile sulla famiglia e sull’intera società. Eppure solo 13 donne su 100 considerano le malattie da Trombosi come un nemico da combattere. La Trombosi è, invece, la minaccia più grave per la qualità e per la durata della loro vita futura. Credendo di essere protette – conclude la dr.ssa Lidia Rota Vender – le donne fanno meno attività fisica, non controllano il livello del colesterolo e la pressione del sangue, fumano e non vogliono smettere, sono sovrappeso, hanno il diabete e, spesso, non lo sanno».

    Viola Dapiaggi

    ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus

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    Tel. 02 58 32 50 28 – Fax 02 58 31 58 56

    e-mail [email protected]www.trombosi.org

    ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus è un’associazione libera indipendente e senza fini di lucro che dal 1987 è impegnata nella prevenzione delle malattie cardiovascolari da Trombosi e nel sostegno alla ricerca scientifica interdisciplinare. ALT Onlus realizza sul territorio nazionale campagne educative mirate a combattere i principali fattori di rischio e a creare consapevolezza sui sintomi precoci delle malattie che la Trombosi determina. ALT Onlus sostiene finanziariamente la specializzazione di giovani medici e i progetti di ricerca di giovani scienziati in questo campo. Dal 1995 rappresenta l’Italia in EHN – European Heart Network. Per maggiori informazioni www.trombosi.org.

    Fonte: British Medical Journal

    [2] European Cardiovascular Disease Statistics – EHN February 2008.

  • Per favore, non trascurate il cuore delle donne! Un appello ai legislatori europei e agli scienziati

    Nizza, 5 novembre 2009 – Si svolge in queste ore presso la Heart House a Sophia Antipolis – Nizza (Francia) la conferenza “Red Alert for Women’s Hearts”: affronta il tema dell’incidenza delle malattie cardiovascolari declinata al femminile, secondo i nuovi orientamenti richiesti dalla medicina di genere.

    La conferenza, organizzata da EHN – European Heart Network e da ESC – Società Europea di Cardiologia, permetterà di presentare i dati del Work Package 6 – WP6 del progetto EuroHeart (1).

    ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari Onlus e la Fondazione italiana per il Cuore, da anni impegnate nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, hanno collaborato alla realizzazione del progetto EuroHeart in Italia, raccogliendo dati sull’impatto delle campagne di sensibilizzazione rivolte alle donne e dei programmi di formazione ed educazione destinati agli operatori sanitari nazionali.

    Le malattie cardio e cerebrovascolari (ictus, infarto, trombosi arteriose e venose) rappresentano la principale causa di morte nelle donne in tutto il mondo, causando la morte di oltre 8 milioni di donne ogni anno, più del totale dei decessi provocati da cancro, tubercolosi, AIDS e malaria messi insieme.

    A questo numero contribuisce il fatto che la percezione del rischio cardiovascolare nelle donne è troppo spesso sottovalutata, da parte delle donne stesse e troppo spesso anche dai medici. Una spiegazione potrebbe essere il fatto che l’esordio delle malattie cardiovascolari nelle donne avviene di solito circa dieci anni più tardi rispetto a quanto accade negli uomini: è noto che il rischio aumenta dopo la menopausa, in parte per il diverso equilibrio ormonale legato alla perdita di fertilità, che favorisce l’insorgere di ipertensione, diabete, dislipidemia, obesità e sindrome metabolica.

    «Le donne sono diverse dagli uomini non solo per l’aspetto fisico – afferma la dott.ssa Lidia Rota Vender, Presidente di ALT Onlusma anche, e soprattutto, per le caratteristiche anatomiche, biologiche, ormonali, metaboliche che nelle donne sono peculiari e determinanti».

    Il prof. Rodolfo Paoletti, Presidente della Fondazione italiana per il Cuore, concorda con la dott.ssa Vender e sottolinea «l’esigenza di conoscere le differenze tra la donna e l’uomo che si manifestano già a livello cellulare, per le differenze cromosomiche (XX e XY) la dotazione dei telomeri (legati alla aspettativa di vita) nei confronti della resistenza agli insulti biochimici e fisici; tali differenze si innestano poi sul patrimonio endocrino e biochimico tra i due sessi. E’ noto – aggiunge il prof. Paoletti – che il metabolismo dei farmaci è spesso differente tra uomo e donna, e questo va tenuto presente anche perché ancora oggi si usano farmaci studiati molti anni fa sull’uomo e meno sulla donna» .

    La conferenza “Red alert for women’s hearts” pubblica i risultati di un lungo lavoro di revisione dell’approccio all’universo cardiovascolare femminile in termini di letteratura scientifica, sperimentazioni cliniche, linee guida e processi normativi.

    Obiettivo della ricerca è la formulazione di raccomandazioni destinate agli opinion leader, ai politici, alle agenzie per il finanziamento della ricerca ed agli enti di regolamentazione, a livello nazionale e comunitario.

    Il prof. Marco Stramba Badiale, del Dipartimento di Medicina Riabilitativa dell’Istituto Auxologico Italiano IRCCS, conferma che le donne sono sottorappresentate nell’ambito della ricerca cardiovascolare in Europa. «Su 62 studi clinici, pubblicati tra il 2006 e il luglio 2009, solo il 33,5% dei partecipanti erano donne». In particolare negli studi mirati a valutare l’efficacia di farmaci che riducono i livelli di colesterolo e in quelli che riguardano la cardiopatia ischemica e lo scompenso cardiaco. (2)

    Il prof. Roberto Ferrari, Presidente della Società Europea di Cardiologia, aggiunge che in ambito cardiovascolare vi è una carenza di dati sulle donne, semplicemente perché i trials clinici sono condotti sugli uomini. E’ importante avere studi clinici condotti solo sulle donne, perché la patologia cardiovascolare delle donne è diversa da quella degli uomini.

    “Red alert for women’s hearts” valuta anche le misure con le quali i diversi Paesi Europei cercano di supplire alla disinformazione della popolazione e degli operatori sanitari, fornendo una panoramica delle campagne realizzate e analizzandone l’impatto a livello nazionale.

    Negli ultimi 20 anni, nei 19 Paesi della UE che partecipano al WP6 del progetto EuroHeart, sono state organizzate oltre 60 campagne focalizzate alla sensibilizzazione sul problema specifico della relazione tra donne e malattie cardiovascolari, a riprova del fatto che le Associazioni, le Fondazioni e le Società scientifiche sono ben consce dell’urgente bisogno di sensibilizzare le donne e gli operatori sanitari.

    Le campagne hanno ottenuto un aumento della consapevolezza che le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nelle donne, ma ciò nonostante, in troppi Paesi della UE, mancano ancora programmi di formazione specifica per i cardiologi in merito alle differenze di genere.

    Dallo studio emerge, inoltre, che solo il 50% degli studi clinici condotti negli ultimi tre anni ha analizzato i risultati in base al genere.

    Susanne Løgstrup, direttore di EHN – European Heart Network, sottolinea che «la sicurezza e l’efficacia dei diversi farmaci sono state valutate prevalentemente sulla popolazione maschile».

    Il prof. Marco Stramba Badiale si augura che questa conferenza possa avviare fra gli scienziati un nuovo approccio che coinvolga sistematicamente le donne negli studi clinici. «I risultati di studi condotti in questa nuova prospettiva dovrebbero migliorare la gestione clinica delle malattie cardiovascolari nella donna e, in futuro, permettere lo sviluppo di nuove possibili strategie diagnostiche e terapeutiche specifiche in base al genere».

    ALT – Onlus dedica il 2010 alla prevenzione delle malattie cardiovascolari da Trombosi nella donna: per questo motivo l’Agenda del Cuore di ALT 2010 sarà interamente rivolta all’universo femminile.

    La Fondazione Italiana per il Cuore da anni è impegnata insieme alla Fodazione Giovanni Lorenzini sul fronte della protezione della salute della Donna con una serie di campagne attivate fin dal 1995 a sensibilizzare la attenzione verso la prevenzione delle malattie dopo la menopausa. Più recentemente la Fondazione Giovanni Lorenzini in collaborazione con gli NIH (Istituti Nazionali per la Salute Americani) coordinava una ricerca internazionale dedicata a conoscere la realtà di dette patologie, con una serie di stimoli di intervento per ridurne l’effetto.

    «Anche nei prossimi anni – afferma la dott.ssa Folco, Segretario Generale della Fondazione Italiana per il Cuore e della Fondazione Giovanni Lorenzini – proseguirà Red Dress Italia. Il progetto dal 2007 con il patrocinio del Ministero della Salute si è innestato sulle esperienze precedenti e sta individuando concretamente percorsi scientifici che mettano in evidenza le differenze tra uomo e donna nello studio e nel trattamento delle patologie del cuore e dei vasi. Il Comune di Milano e in particolare l’Assessorato alla Salute ci sono vicini e ci sostengono con la loro guida».

    Per maggiori informazioni:

    Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus

    Viola Dapiaggi- Responsabile Ufficio Stampa

    Via Ludovico da Viadana, 5 – 20122 Milano

    Tel. 02. 58 32 50 28 – fax 02.58 31 58 56

    [email protected]www.trombosi.org

    Fondazione Italiana per il Cuore

    Maria Luce Ranucci

    Via Appiani, 7 – 20121 Milano

    Tel. 02 29007018 ; fax 02 29007018

    [email protected]www.fondazionecuore.it

    Riferimenti:

    1. EuroHeart coinvolge 21 Paesi europei ed è co-finanziato dal Public Health Programme 2003-2008 della Commissione Europea.

    http://www.escardio.org/about/what/advocacy/EuroHeart/Pages/Presentation.aspx

    2. Ricerca pubblicata da ESC – European Society of Cardiology e EHN – European Heart Network nel report: Red Alert for Women’s Hearts, Women and Cardiovascular Research in Europe (Novembre 2009).