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  • Le novità editoriali per giugno 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità per il mese di giugno 2012:

    “Capelli – dentro la mente di un serial killer” di Massimo Bianco

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. “Capelli” ha un inizio soft, in cui l’attenzione è rivolta alla vita di alcuni ultratrentenni legati da un tragico passato. Ma uno di costoro è scosso da intense e tortuose pulsioni di morte, che durante un sanguinoso mese di agosto lo spingeranno a uccidere tre persone nel giro di pochi giorni, segnando per il lettore l’inizio di un’inarrestabile escalation nell’orrore e di un’approfondita introspezione della mente di un pericoloso serial killer, morbosamente attratto dai lunghi capelli femminili. Invece per l’ispettore Ceriale e per il vice commissario Conti sarà una disperata corsa contro il tempo per fermare la catena di delitti. Massimo Bianco scrive senza mezzi termini, con uno stile deciso e vincente, nonché avvincente, intrigante, dalla capacità di stupire, trascinare e coinvolgere. (…) Oltre a essere un thriller ben fatto ed equilibrato, “Capelli” è anche introspezione, argomento inerente alla devianza mentale, un filo sottile che si avvicina a temi attualissimi come la sessualità malata e sconfinante nella maniacalità, patologia che sfocia nell’assassinio, nelle aberranti conseguenze. (…) In “Capelli” è il serial killer il vero protagonista, non i poliziotti che gli danno la caccia, nonostante ovviamente costoro abbiano comunque ampio spazio.

    “Nudo d’Amore” di Antonio Pelliccia.

    Collana “Trasfigurazioni”. Il tema dell’assenza della donna amata e dunque di una salda ragione di felicità nella vita è l’essenza della raccolta “Nudo d’Amore”, è un’assenza ossessiva che viene celebrata nelle liriche come se fosse tutto ciò che all’Io Poetico resta: l’assenza. Non troviamo, dunque, dei miseri pianti causati dall’allontanamento dell’amante ma, bensì, una realtà altra che si ciba di questa assenza, che realizza il suo vivere, e dunque la sua esistenza, proprio in questa mancanza idilliaca di un amore, di una figura al suo fianco che possa sostenerlo nel momenti ardui ed incostanti. L’Io realizza delle invocazioni alla mancanza come possiamo ben analizzare in liriche come “Lamento”:
    “La tua assenza/ è il mio canto,/ la mia sola ragione,/ la tua assenza/ è il rimpianto sofferto/ del mio tempo,/ una lama che m’infiggi/ nel petto/ e la ferita/ che mi sanguina ancora./ La tua assenza/ è il profumo di fiore/ dei giorni di dolore,/ l’unico fuoco/ che accende le mie ore,/ la tua assenza/ è il rosario che sgrano,/ semina di un ricordo/ per il tuo ritorno.”
    Ma in “Nudo d’Amore” incontriamo anche uno spirito in continuo cambiamento che desidera conoscere il diverso, ciò che ancora non comprende, viaggiare in posti esotici, vedere metropoli lontane, percepire villaggi, assistere a mutamenti climatici, porsi nello sguardo dell’altro, dello sconosciuto per apprendere e portare avanti la trasformazione della percezione tanto cara all’Io, il quale abbisogna di definirsi e scomporsi in ogni istante del suo esistere.

    “Morgete fragranze incise d’agave” di Mario Raso

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Il titolo “Morgete fragranze incise d’agave” è naturalmente ispirato al mio patrimonio genetico ereditato dai miei avi in terra di Morgetia dall’eroe Morgetio condottiero del leggendario re Italo che, appunto, diede nome agli abitanti gli italici anticamente vissuti sulla parte estrema dello stivale ricca di cultura pre-ellenica, l’attuale provincia di Reggio Calabria nella quale crebbe l’odierna amata terra nostra nominata Italia. Fragranze sono i gusti del bergamotto degli ulivi secolari, dei boschi di castagni del parco nazionale d’Aspromonte dove il mio paese è incastonato al centro sul terrazzo da dove si scorge il Tirreno e le isole Eolie quando c’è bel tempo, dei tramonti viola del profumo dei due mari che baciano i fianchi delle costa, del miele d’arancio che mi porto nel cuore e nell’anima. Incisa d’agave perché i primi 18 anni li ho vissuti nella mia amata Cittanova e, l’agave è una pianta anche mediterranea, che fiorisce dopo diciotto anni circa. Il mio Entusiasmo poetico nato dal piacere per un amore immaginato, per un ricordo affiorato all’improvviso, per un segno ancestrale di preghiera come di ringraziamento quanto di immaginazione, per un viaggio col mito ellenico o nordico, oppure dell’estremo oriente o, rivelato da urla del mondo della natura e, anche dell’istinto primordiale di parlare col Creatore, porta l’estro a scatenarsi dall’inconscio.

    “Cor core in pace” di Andrea Furbini

    Collana Poesia. Dalla prefazione di Marco Baldini: Ho conosciuto Andrea Furbini qualche anno fa e subito ho visto in lui del talento. L’ho preso con me in radio e per un anno abbiamo dato vita ai “pensieri di Cassandrino”, uno spazio della mia trasmissione del mattino che andava in onda tutti i giorni. Sono stato colpito dalla facilità che Andrea ha di sintetizzare le situazioni, i fatti di cronaca e anche i sentimenti e trasporli in rima; che siano sonetti, monologhi o piccole poesie. Lo stile è quello dei poeti romani di una volta, quelli che attaccavano alle statue di Roma la loro satira contro i potenti, il malcostume e i soprusi. Erano un po’ la “radio” di quel tempo, il termometro dell’umore del popolo e il loro stile era graffiante, diretto e dotato sempre di un sottile umorismo. Se mi avessero letto una composizione di Andrea e mi avessero detto che era una poesia del XIX secolo, non avrei avuto difficoltà a crederci perché lo stile è quello e non è frutto di studi, anche se Andrea legge molto, bensì di dote naturale, di una magica alchimia che fa sì che un uomo del XXI secolo riesca a scrivere e a pensare come quei poeti di due secoli prima descrivendo l’attualità dei giorni nostri. è per questo che Andrea ha scelto come pseudonimo: Cassandrino, un’antica maschera tipica di quel periodo, divenuta burattino nel XIX secolo (funzione che ebbe anche il burattino di Rugantino), non solo per scrivere ma anche per recitare le sue composizioni nelle osterie, nelle piazze e nei teatri improvvisati come facevano una volta gli artisti di strada.

    “Transiti diversi” di Antonio Pelliccia, Claudia Piccinno, Alessio Salvini, Maria Luisa Lamanna

    Collana “Trasfigurazioni”. Varcare le soglie del verso, insistere sulle particolarità dell’espressione, metabolizzare i pensieri riuscendo a ricavarne immagini condivisibili, rimembrare delle storie esistenti solamente nella memoria, ed infine sottolineare il tutto con una acuta cura della sonorità. Il titolo della raccolta poetica “Transiti diversi” è un calembour che simboleggia il movimento che avviene nella creazione letteraria con l’assembramento dei sintagmi nominali e verbali; dei movimenti diversi dunque, in quanto i quattro autori presenti operano utilizzando stili poetico differenti; ed infine è da intendersi come un transito di-verso e dunque un passaggio da un verso all’altro che si materializza in modo totalmente fluido e naturale. Antonio Pelliccia con “Canzoni d’inverno”, Claudia Piccinno con “Potando l’Euforbia”, Alessio Salvini con “Il canto della sera” e Maria Luisa Lamanna con “Tre brividi soltanto” sono i protagonisti di questo incedere di-verso che omaggia la laboriosità delle emozioni.

    “Petali di clessidra” di Gastone Cappelloni

    Collana “Trasfigurazioni”. Fra amici si dicono a volte cose importanti. Si tratta di quegli attimi di vita quotidiana che rimangono sospesi nel tempo, con la sensazione che non ci saranno molte altre occasioni del genere. Questa poesia è tutta fatta di atmosfere legate ai nostri giorni, ma contemporaneamente ha qualcosa di incorporeo ed infatti sono quasi assenti gli oggetti, con la loro carica consolatoria. Gastone Cappelloni alla ricerca di autenticità ci suggerisce alcune soluzioni per andare avanti, con il suo tono incantato, ironico, scanzonato, amichevole! Postfazione di Giancarlo Lepore.

    “Senza titolo” di Christian Iacomucci

    Collana Heroides. In questa raccolta c’è un canto senza labbra, una musica senza suono, una silloge senza titolo. Che io motivo così: “Quando il metodo sarà infine trovato, non è detto che non me ne disfi e m’interrompa. La lunga distanza porta inevitabilmente con sé un mediocre suicidio d’oltranza. E cominciare altrove”. Ed è esattamente ciò che esalta il libro a una potenza bellissima, fenomenale e luminosa. Christian Iacomucci non è il canuto personaggio che potrebbe venirci in mente leggendolo, anzi, è giovane, non ha nemmeno raggiunto i trent’anni, e se non lo dicessi nessuno lo penserebbe. Questo lavoro sembra lo scritto elaborato di un veterano, di una persona estremamente saggia e navigata, magari un anziano professore in pensione, uno che ha avuto modo di leggere molto, di documentarsi, di esperimentare.

    “Emozioni” di Anna Corsi

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Ecco Anna Corsi nella veste di poeta. La conosciamo come quella signora senza età che tanto ci ha appassionati con la storia della sua vita, i dettagli di tanti anni vissuti nel tortuoso cammino della guerra durante il quale non sono mai mancati il sorriso, l’amore, la speranza. Di tutto quanto letto di questa Autrice, non da meno Il libro di Anna, suo primo lavoro, ne abbiamo tratto molta forza, esemplare oserei dire, la potenza con cui la Nostra scrive, trasmettendo moltissimo coraggio a qualunque lettore. È bello e fa bene dentro attraversare i racconti della Corsi.

    “Demoni in soffitta” di Donatella Canepa

    Collana “Trasfigurazioni”.

    È una comune notte come tutte le altre,
    ma non riuscite ad addormentarvi.
    Sentite qualcosa che si smuove dentro di voi.
    Qualcosa che si muove per la soffitta di casa.
    Stasera non avete letto Dylan Dog.
    Salite le scale, impauriti.
    Il rumore persiste.
    Aprite la porta tremando.
    Vi guardate attorno
    Non c’è nessuno.
    Neanche un topo.
    Ma i rumori aumentano, vi frastornano la testa.
    Una vecchia cassapanca.
    Si muove.
    Con la lentezza di un sogno.
    Cercate di scendere e di tornare a letto.
    Domani sarà mattina.
    Domani si andrà a lavoro.
    È solo un sogno.
    Ma qualcosa di più forte,
    di inspiegabile vi spinge verso la cassapanca.
    Non è una fattore esterno, è qualcosa che viene da dentro di voi.
    Siete voi che portate la vostra mano ad aprirla.

    “Nelle meditate attese” di Alfonso Graziano

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. È sempre un onore ma anche un onere accettare di tenere a battesimo l’opera prima, non che l’Autore in questione mai abbia editato, ma tale è- in verità- il suo primo libro: speziato sì di aromi, di muschio, di ambra e rugiada per il suo senso estetico, del bello, intriso di tenerezza, ma anche un atto di sincera ribellione, di nausea per un mondo volgare, incapace di accettare le «exis», le esigenze umane ma pronto a reprimerle. Da cui la violenza morale, psicologica di una società insensibile e massificata, votata all’utilitarismo più bieco (vedi Violenza ) che in tal journal intime, in tale diario di bordo, sembrerebbe stonare a prima vista, ma non è così. Tutto il libro di Alfonso Graziano è coerente al suo dettato poetico. Se la poesia è voce interiore che reclama e dice (non parla solamente e la differenza è sostanziale) della nostra esperienza esistenziale in senso lato, il Nostro Autore non poteva ingannare la propria coscienza, proprio in quanto guidato da quella voce interiore che si riflette e si espande nella parola, nel verbum. Egli non poteva tacere anche i lati negativi che incontra un’anima bella con il macrocosmo, il fuori di noi, il più delle volte costruzione umana, sociale. Alfonso Graziano dipana la trama originaria del suo essere in questo libro poetico, non silloge semplicemente. Troviamo quindi gioia, dolore, stupore, meraviglia e amore che solo certi spiriti eletti hanno avuto in dono dall’ispirazione di sondare, di esplicare con forma ineccepibile.

    “La via dell’ignoto – riverberi d’ignoto” di Haria

    Collana “Supernal Armony”. Prima parte. Allegato cd musicale.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/04/le-novita-editoriali-per-giugno-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

  • Le novità editoriali per maggio 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben diciannove le collane editoriali della casa editrice, diciannove sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”.

    Ecco le novità per il mese di maggio 2012:

    “Metropoli Tana” di Carla Zancanaro

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Carla Zancanaro: una scrittura pulita. Ma non si creda, con questo, d’imbattersi in modalità narrative flebili e artefatte. Queste narrazioni di Carla Zancanaro sono severe, scandite da cambi di scena taglienti, innervate di scelte linguistiche e stilistiche pesate in modo da lasciare spazio al non detto. Sotto la superficie levigata del linguaggio si avverte il guizzo di una muscolatura pronta allo scatto, la vitalità greve di succhi trattenuti ma pronti a erompere. Uno stile posto al servizio d’intrecci sfaccettati e problematici, che chiamano in causa il lettore.
    Che la vicenda narrata abbia la concisione dell’apologo e della favola nera, l’incalzare affannoso della storia d’azione, o che si distenda in affresco popolato di figure e dislocato attraverso epoche e continenti, con rapidi ed efficaci cambi di prospettiva giocati sapientemente in poche righe, quasi una monumentalità en raccourci, che il personaggio sia poeta o topo di fogna, il denominatore comune è uno, e avvertibile. L’uomo, il senso di umanità, anche quando si tratta di umanità violata, inaridita e braccata: per quanto sia nera la favola, mai come nella scrittura di Carla Zancanaro, de te fabula narratur.

    “Nuove Canzoni” di Antonio Pelliccia

    Collana “Trasfigurazioni”. La riflessione su un rapporto sentimentale, una riflessione durevole che si evolve durante il tempo, durante gli anni. “E poi venne l’inverno/ a strapparci le ali/ con la furia/ improvvisa/ di un temporale./ Il nostro passo era / quello leggero/ di un gabbiano/ che sorvola le onde/ sereno/ e si perde nel cielo.” Una meditazione che oseremo dire “ingarbuglia” la mente, sino all’eliminazione di altri pensieri con la sua identificazione in un inizio che determina quasi una fine: un “e poi” mesto che descrive pienamente anni di raccoglimento attorno ad un concetto da esprimere, ad un verso da scrivere, ad un’immagine da svelare per coloro che riescono a percepire lo scorrere silente dei cicli della natura. La raccolta poetica “Nuove Canzoni” coltiva, al suo interno, un appezzamento di terra ordinato dalla versificazione dinamica e dalla contrapposizione di due tematiche predominanti. Il sentimento amoroso è la matrice parsimoniosa di ogni getto d’inchiostro, quell’origine ingioiellata da santuari che si fanno cielo e, da epicentri emotivi che divengono semenza. Un amore penetrante da non lasciare via di fuga, vie d’uscita dal suo torpore accattivante e confidenziale. Il percorso del Tempo, come secondo oggetto, si manifesta al pari di una cornice sensibile che non solo muta l’ambiente circostante ma, si frappone tra i dettami del possedere una delicatezza ed il vivo ricordo del trascorso precedente.

    “L’ultimo agosto per sempre” di Caterina Pomini

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. La magia di questa raccolta, sa di freschezza, di emblema, di tensioni meravigliose dell’anima, l’istintivo dolore e la capacità di esporlo con una linearità forte e una calibrata misura, che traccia modulazioni dell’essere come fossero pennellate di fatti, a colori o in bianco e nero, ma sempre piene di sfumature intriganti, vivide, che prendono, catturano e trattengono l’attenzione di chi legge dall’inizio alla fine col fiato sospeso e il pensiero colmo di spunti e di motivi per mettersi in discussione.
    Non solo: rivalutarsi, riscoprirsi come persone, esseri che possono immedesimarsi nelle storie raccontate, perché tali narrazioni possono appartenere ad ognuno di noi. Eppure c’è un lato surreale, a volte, che dona maggiore sostanza a tutti gli accadimenti. E chi, in un modo o nell’altro, non ha vissuto fatti che gli sono sembrati addirittura surreali? Pregnante dunque diventa la iterativa misura delle emozioni, tutte affinate in uno stile linguistico chiaro, con metafore lucide, che sembrano illuminare ogni scena e ogni particolare. La fantasia vola al di sopra dell’annichilimento umano, come se l’Autrice volesse smorzare le paure di noi comuni mortali col sogno, con la possibilità, e vivaddio che ce la possiamo costruire, di spaziare nel desiderio di fare quello che vogliamo con la nostra mente.

    “Sophie” di Roberto Ioannilli

    Collana “La Quiete e L’inquietidine”. La riedizione di questo romanzo, voluta dall’Autore e da tutti noi, è motivo per me di soddisfazione, infatti l’irrequieto scrittore dei sensi non poteva mancare nelle mie collane inerenti alla quiete e all’inquietudine. Si aggiunge una ulteriore opera di Roberto Ioannilli e questa volta in narrativa, la sua prima prova in qualità di scrittore, il motivo scatenante che lo ha convinto a mettersi in discussione con la scrittura. Sophie è stata una scommessa, una specie di gioco tra lo stesso Ioannilli e il mondo circostante, la sua famiglia, la sua realtà di impiegato non proprio appassionato della lingua italiana, sempre molto lontano dal mondo della cultura classica. Ma dalla sua Roberto ha sempre avuto una grande creatività, la passione per i viaggi, un camper a cui tiene molto e luoghi che per il suo animo sono poesia, sentimento, armonia e vita. E’ un uomo dai valori saldi Ioannilli e non teme di gridarli al mondo, li difende e protegge con tutta la forza di cui è capace. Forse è proprio questo motivo che lo ha spinto ad usare la penna e a buttar giù pensieri, piccole storie prese da spunti di viaggio e poi l’idea: immedesimarsi in una figura femminile. Come pensa una donna? Come vive le esperienze amorose, le amicizie? Come sarei io nei panni di una donna? La sfida con se stesso, il fatto di amare i dettagli, entrarvi dentro e descriverli. Ecco, da tutta questa storia l’Autore ne è uscito vincitore. Innanzi tutto nel libro c’è un vero e proprio itinerario di viaggio, con la descrizione dei posti, delle tradizioni, della cucina, delle caratteristiche. La Francia, meta che egli stesso ama moltissimo e che gli ha dato modo di ambientare il romanzo proprio tra quelle città, strade, colline, laghi e tanto altro.
    Ho avuto modo di conoscere il Nostro casualmente, proprio quando era appena stata pubblicata la prima edizione di Sophie (che aveva il titolo diverso) e stava riscuotendo già un discreto successo. Il mondo dei camperisti è vasto, e molti di loro hanno accolto questo evento con grande entusiasmo ed enfasi, tanto da organizzare veri e propri raduni a favore del libro. Ioannilli mi raccontò di tutto questo, ed era il mio periodo radiofonico, quello in cui analizzavo in diretta testi poetici.

    “La grande aquila” di Bruno Briasco.

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Non è sempre facile trovarsi tra le mani un libro tanto speciale, forte e delicato nell’insieme, veritiero e foriero di fantasia. La mia collana La quiete e l’inquietudine non può che esserne fiera, devo dirlo, per tale avvincente storia in narrativa che va ad aggiungersi alle numerose già presenti, ma che certamente si distinguerà e spiccherà. C’è un silenzio meraviglioso nella stesura di tale libro, come il volo dell’aquila, appunto, che lacera l’orizzonte senza far rumore, come la neve quando cade, cattura e affascina senza suono, senza disturbo. Leggere questa favola spirituale (per dirla con l’Autore) vuol dire sospendersi tra il reale e l’irreale, con la piacevole impressione di stare dentro alle sottili fila di un sogno. Chi di noi non sente il bisogno di uno stato del genere? Quando stacchiamo e fuggiamo in vacanza, quando desideriamo qualcosa che sia più di qualcosa … e non sappiamo dire bene cosa sia. Ecco, è questo. Un buon libro e una buona storia.

    “Solo un soffio” di Monica Colli

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Monica Colli, un’autrice dalla inquietudine coriacea, vera, pregna della spontaneità che soltanto una persona autentica fino in fondo può possedere in maniera naturale, come fosse pelle che si porta addosso dalla nascita. Una donna a tutto tondo, al cento per cento, che utilizza la propria vena poetica grazie al condotto della sensibilità, quel senso tipicamente femminile, capace di captare l’invisibile e l’inatteso, ciò che mai si penserebbe e che c’è. Il suo soffio è il leit motiv, quel cuore attorno a cui tutto pulsa, si rafforza, velocemente elabora e dona frutti. Notiamo spesso delle titubanze in questa scrittura, qualche piccolo timore, una sorta di timido incedere (vedi i ricorrenti puntini di sospensione), quasi come se Monica si vergognasse di dire, di scoprirsi totalmente, ma, precisiamolo, lei non teme giudizi, anzi, più che altro paventa il confronto con se stessa, con la propria coscienza. La Colli deve sentirsi pulita, sempre, limpida e purificata da ogni pensiero negativo, da ogni agguato alla sua integrità. Con questa silloge vorrebbe spiegare come si ama, come si dovrebbe donarsi.

    “Come le foglie in novembre” di Enrica Renata Ferreccio

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. A volte noi, uomini della modernità, scriviamo. Scriviamo nell’ultimo ritaglio di una giornata, alla luce calda di una lampada. Chiudiamo fuori dalle nostre case la vita frenetica e lavorativa delle città e ci immergiamo in mondi nascosti, luoghi segreti, personali dove le fantasie si liberano e popolano le nostre solitudini. Così in questi strani posti, che non sono altro che il rifugio estraniante della parte più sincera di noi stessi, facciamo nascere riflessioni, pensieri, idee. Si riflette sull’esistenza, sui nostri guai, sulle vicende che ci travolgono e tutto questo accade in disparte, lontano dalla società e dalle sue regole. Siamo in un posto libero, dove il sogno fa presto a diventar poesia. Ecco quindi la poesia che s’ingemma dalla vita e che prende il volo su queste pagine come le foglie d’Autunno in Novembre …

    “Spazio del sognare liquido” di Rita Stanzione

    Collana Heroides. Il poeta è memoria del proprio tempo, testimone di quanto il ricordo possa influire e condizionare presente e futuro. Ma la memoria resta, comunque, intatta, pur se il fluire degli anni arrovella e diluisce le immagini. La sensazione nel leggere la silloge di Rita Stanzione è proprio questa e direi che è magnifica, pare come neve intatta, non calpestata, piena di candore e di luce. Sono estremamente felice di inserire la nostra Autrice ne gli Heroides, la voglio fissare negli annali della storia, appunto, proprio per la distinzione importante e forte che ci regala con questi suoi componimenti, uno più convincente dell’altro. Se dovessi figurarmi un’immagine di questa donna mentre scrive, crea, pensa e riunisce parole, la vedrei accanto a un’insenatura marina, con il salino profumo dell’acqua in un moto ondoso lento, di mattina presto, coi colori ancora sporchi di notte, quindi non sbiaditi ma pennellati incantevolmente nell’arancio del primo sorgere del sole. Nel fare il consuntivo delle proprie emozioni, è difficile non sentire l’amarezza esistenziale, quella polvere sottile che rimane tra le righe, tra anfratti di memoria, appesa in minuscoli granelli che donano, comunque, un tono profondo a quel che rimane poi nella mente di chi legge e si tuffa nel contesto. Perché sfogliando le pagine di questo libro non è possibile non venirne catturati pienamente, con ogni senso ritto, pronto a recepire quelle sfumature cariche di brividi che entrano a far parte di noi, ci immedesimano, ci riempiono l’animo di indissolubili fenomeni emotivi.

    “Versi @ Versi” di Mariangela Ruggiu

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Sono proprio diversi gli scritti di Mariangela Ruggiu, un’Autrice inquieta per antonomasia, che in tale silloge ci regala molta emozione e possibilità di allargare il raggio del pensare. Già, proprio così, molto spesso infatti non ci si sofferma, si passa oltre, magari ascoltando l’emotività che tutti da qualche parte abbiamo, la lasciamo sgorgare, ce ne innamoriamo. Però l’occhio rimane fermo. Invece in questo libro è difficile non farsi prendere dalla tentazione di volare via, non in un posto preciso poiché le tematiche sono vaste e tortuose, penetranti e insinuanti. è così che si arriva a pungolare il lettore, come se attraverso delle pagine bianche potessimo ricevere una scossa, un lampo che ci attraversa le tempie e siamo costretti a sobbalzare. Di verso in verso, appunto, si percorre una strada, che a dirla tutta, non è mai la stessa se ripartiamo dall’inizio per una seconda lettura. è l’ennesima caratteristica del poeta irrequieto? Direi di sì, ed è un grande pregio. Guardate là fuori, nei social network, nei siti delle case editrici, nei blog di scrittura e scambio di battute e finali: c’è un mondo colmo di teste che buttano giù parole e parole, abbozzano concetti, magari prendono spunto da questo o quel fatto discusso al telegiornale, oppure si lasciano andare a confessioni in terza persona per lenire qualche doloroso amore.

    “Vetro in gola” di Niccolò Stoppini

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Vetro in gola è parte di tasselli che vanno a comporre la mia ricerca nella scrittura giovanile, di quei ragazzi che emergono e si distinguono da subito, già nelle loro iniziali stesure. Niccolò Stopponi è uno di questi. Tenace e tenero, uno che ha creduto in se stesso fin dalla prima composizione, ha tenuto duro e sacrificato molto per arrivare a far nascere questa raccolta fortemente voluta, poiché egli grida tutta la sua sana nevrosi in ciò che esprime e disarma per i picchi di candore confusa, tra la rabbia di un giovane portavoce di disagi attuali della società in cui vive. Mi è rimasta dentro, nell’immediatezza, un passaggio che troverete in una lirica appartenente a questa silloge: “ … Ma a me mancano i tuoi abbracci:/paradiso e protezione./Mi manca la tua scia divina”. Quale sarà tale, fortissima mancanza … l’amore, l’amicizia, una persona andata via … L’Autore parla di Leonardo, ma potrebbe essere Giulia, nonna Rosa, il cartolaio Antonio, e chi lo sa. L’emblema conduce agli affetti che restano nella carne, quelli che resistono alle ondate del tempo, che stanno sugli angoli degli occhi come lacrime essiccate. Il pianto, la commozione, riescono a vincere qui anni e contingenze del percorso offrendo forti messaggi di interiorità profonda.

    “Il risveglio” di Germano Tarea

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. L’opera è densa di coloriti passaggi che inducono a pensare. Cosa importa chi è l’elemento scatenante di tale amorosa follia? Sia ella donna di facili costumi o femmina giovane, bella e nuova dentro a una vita trascorsa alla dedizione nei confronti della speranza e alla domanda classica: “Ma questa sarebbe vita?”. Nuova poiché lei è. Lei porta un vento diverso, un azzurro diverso, un sentire diverso, un respirare diverso. Tutto è diverso. Voi direte che è normale quando ci si innamora, o comunque ci si invaghisce, si perde la testa per qualcuno. Forse. Ma non per un tipo come Germano. Lui è stato sempre uno irremovibile, diffidente, provato dall’esistenza, ormai rassegnato al passaggio da comune mortale a etereo ricordo dopo aver donato il suo contributo a Dio, quel Dio che tanto aveva probabilmente invocato bestemmiando e litigandoci quotidianamente.

    “Sogno antico” di Antonella Massa

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. La magia di questa raccolta variegata sta nell’aspetto pregnante delle immagini, nella descrizione costante e coerente delle sfumature. Con ogni sentimento citato, trattato, sentito, Antonella Massa ci trasmette la fragilità dei simboli, delle illusioni, spesso effimere ancor più della loro stessa definizione, spesso elevate all’ennesima potenza da quell’essere chiamato umano, persona, che non riesce a resistere al sogno. Una difesa, normalmente, per chi soffre, per chi necessita di aggrapparsi alla speranza, al futuro rinnovabile in cose migliori. E che ci sarà mai di tanto nuovo? Chiederete. Beh, il nuovo sta nell’imposizione di quel tipo di visioni, a mio avviso incantevoli, che tale penna è capace di dipingere, fotografare. Non è per nulla facile descrivere una sfumatura. Se abbiamo davanti a noi un tramonto suggestivo cercheremo di raccontarlo, no? L’Autrice in questione non descriverà mai quel tramonto, semmai andrà a scavarvi dentro, prenderà i rossi, l’arancio, il rosa, le nube che si mischia alla luce, il vento che muove il ciuffo di capelli davanti allo sguardo … Sogno Antico è un titolo sintomatico: i sogni possono essere le tracce viste come l’unica cosa che resta di ogni passaggio; l’aggettivo antico è dedicato al tempo, il contenitore degli eventi i quali, a loro volta, hanno insiti i soggetti, gli oggetti, le emozioni, i respiri.

    “Luna ed onde” di Rolando Vernaglione

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Credo che in Rolando Vernaglione si respiri del neoplatonismo, quasi un nuovo approccio alla scrittura ellenistica. E’ ovvio che ogni autore abbia in sé e nel proprio stile delle piccole influenze che si porta dietro dal bagaglio culturale, dagli studi compiuti, dalla famiglia, dalle modalità e dal suo stesso essere come persona unica e irripetibile. Tutto ciò costruisce la persona, in questo caso colui che scrive e fa della propria inclinazione un mondo differente da ogni altro. Però qui spicca ampiamente la propensione classica e colta, approfondita, sudata, centellinata. Vernaglione appare poeta veterano e saggio, già abile, quindi potente, con una definizione precisa e, lasciatemelo dire, stupefacente, coinvolgente, di grande fascino. Non conoscendo direttamente l’uomo – Rolando, mi ritrovo di fronte a una mente piena di informazioni, di spunti, un pensiero che sa dove andare a parare e che è capace di prendere tutta l’attenzione del lettore e di tenerla fino alle ultime pagine. Innanzi tutto la forma: oserei dire perfetta, sembra studiata, rivista molte volte, coccolata e limata continuamente, cosa tra l’altro apprezzabilissima in un esperto della scrittura. Eppure lui si dice ancora alla ricerca di una perfezione che non sarà mai raggiunta (ed è qui il lato stimolante e intelligente di questa penna) poiché egli seguiterà a mettersi alla prova in nuove espressioni, nell’infinito spazio che la poesia offre. Ecco perché il ricordo di Platone mi si pone davanti. Non un titolo, non una virgola di troppo, molta tensione verso il bisogno etico – spirituale, religioso addirittura. Ma di una religione appesa, sospesa, avvelenata dalla smania che rende ancora più fonde e fondate tutte le composizioni.

    “Specchi di cielo” di Giovanni Maria Ghidetti

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Come sostiene l’Autore stesso, la raccolta Specchi di Cielo è la traduzione di un patimento pieno di fermento, mai statico, mai fine a se stesso, anzi, un sofferto percorso d’anima, di colori, di sensazioni e considerazioni, nonché di illuminazioni che conducono questa penna a dirsi e a darsi in maniera più completa e graffiante. Inutile negarlo, l’arma della poesia emoziona, avvince, esalta. Se poi nel mezzo usato c’è anche molta metafora, beh, il passo è breve, la conquista è piena. Giovanni Maria Ghidetti sa usare le parole, arriva addirittura a sfiorare il fuoco che unisce la vita e la morte, quelle fiamme avvampanti e rivoluzionarie che tanto affascinano l’essere umano. Il confine tra dolore e appagamento sta proprio lì e a tal punto potremmo affermare che ogni uomo potrebbe poetare, ma … abbiamo detto bene, potrebbe. Nessuno è in grado di prevederlo, la scrittura è per lo più immediata, spontanea, ma poi, quando e se prende la mano, assume una personalità, una vera e propria identità. Ed è il caso di questa silloge, sfociata dalle dita di un Autore capace, che pare esser nato con la poesia addosso. Così che camminando per le vie dell’esistenza, egli ha potuto affinarne i tratti, coltivare la lingua italiana nel modo giusto, seguendo intelligentemente e con umiltà le proprie inclinazioni.

    “Tra cuore ed Eros” di Sonia Consolo Giaccotto

    Collana Heroides. Un lavoro questo che è fonte di deduzione dell’anima, in stretta connessione tra l’incessante erosione interiore in continuo fermento in rapporto con l’essenzialità del sentire. Essenzialità che diviene essenza pura, senso, sensualità, fusione di pelle e di mente. Essenza dunque che la nostra Autrice veste di parole e sfumature sempre diverse, congeniali all’identità fondamentale che Ella percepisce in tutta la silloge. Preciso che ho deciso di collocare questo libro nelle collane Heroides poiché spoglio di ogni orpello inibitorio, sia nei concetti che nella forma. Il cuore e l’eros sono i protagonisti di un connubio che si interseca nella verità metafisica combattendo il nulla asettico del non essere che imperversa nelle mancanze.

    “Il linguaggio della memoria” di Francesco Squintu

    Collana “La Quiete e L’Inquietudine”. Dall’opera poetica di Francesco Squintu, emerge senza ombra di dubbio, la singolarità della silloge stessa, il fatto che sussista da sola, come un grande edificio stabile e ricco di sostegni, fondamenta ben architettate, stile, autonomia piena, appunto. Ed è ciò che mi affascina di questo Autore, che si veste di nuove parole, producendo onde musicali meravigliose. Classicheggiante, ma mai scontato, riesce a stupire, ad ammorbare, a sedurre sublimando se stesso e il proprio vissuto, nonché la sua scrittura.
    Questo linguaggio della memoria infatti, è a mio avviso, il dialogo del futuro, della forza della vita, quella che preme forte tra le vene, pulsando ed emanando esperienza, un organismo incondizionato, potente, indistruttibile. E a modificarlo potrà essere soltanto l’ingegnere che l’ha costruito con tanta dedizione: sofferenza, patimento, riflessione, elaborazione del passato, la memoria, appunto, per farne esperto divenire.

    “Di seta fluida” di Angela Fragiacomo

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Non è possibile leggere la scrittura di Angela Fragiacomo senza tener conto del suo tormentato e inquieto, senza dubbio, mondo esistenziale, della sua combustione letteraria che si fa documento testimoniale e insieme dolente denuncia piena di patimento e di corda tesa. Meravigliosa classe che riecheggia ad ogni verso e verbo, apparentemente un tantino classica, ma poi vera e propria tortura romantica. Il connubio è perfetto, come pietra ben messa a giusta dimora, diamante che spicca sulla ghiera. Un’Autrice che sa di dover affondare le proprie radici nello spirito interiore per dare il meglio, per definire se stessa al centro dell’introspezione, offrendo a piene mani tutta la poetica che scaturisce da anfratti sconosciuti, infinitamente celati ma dall’innegabile fascino.

    “L’erba cattiva” di Noureddine El Harti

    Collana “Trasfigurazioni”. Hippy nell’altra riva del Mediterraneo

    “Erano gli anni settanta.
    Spinelli, antisemitismo e Bob Dylan.
    Eravamo adolescenti e tanti tra di noi
    lo sono ancora.”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/06/11/le-novita-editoriali-per-maggio-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/