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  • I viaggi incentive e il marketing interno: una proposta di TWT


    Definiamo il viaggio incentive come un viaggio speciale che unisca ai significati romantici e quasi innati del viaggio, contenuti opportunistici aziendali di premiazione e gratificazione.
    L’incentive si offre ai dipendenti, in una operazione di marketing interno oppure ai clienti più importanti e non è prerogativa solo della grandi imprese.
    In Italia, purtroppo, il potere decisionale circa le opportunità dei viaggi incentive si è spostato dai massimi vertici strategici agli uffici acquisti, dove, senza togliere nulla alla professionalità dei purchasers, si tengono giustamente in considerazione soprattutto costi e sicurezza.
    L’incentive, si fonda su un messaggio di tipo strategico e pertanto è legato a scelte tecniche non solo di alto valore qualitativo, ma anche di grande contenuto emozionale fatte per vendere di più e meglio.
    A volte nell’incentive sono previste brevi riunioni in cui si presentano obiettivi aziendali oppure si tirano le somme su quanto è stato fatto. Ma le sale riunioni sono oggi troppo piccole per ospitare “l’ego” di coloro che hanno meritato tale gratificazione da parte dell’azienda.
    Dall’esperienza dei Paesi anglosassoni, si tende a portare il percorso d’incentivazione fuori dalle convenzioni della comunicazione aziendale, in una dimensione ludica o di simulazione attraverso la quale si creino nuovi stimoli legati all’emozione e all’esperienza. Per esempio, ci è capitato di organizzare in Sud Africa un safari a piedi in una riserva privata con una prova di orienteering. In una attività dai toni avventurosi, come questa, si esalta il valore della metafora e si creano occasioni insolite per stimolare la creatività e lo spirito di adattamento dei partecipanti.
    È pacifico che Incentivano la produttività quelle aziende che hanno una forte propensione commerciale ed un ampio portafoglio clienti.
    A queste aziende che scelgono l’incentive come raffinato strumento di marketing, si chiede di esercitare l’arte della comunicazione con il “cuore” attraverso l’ascolto attivo dei desideri dei premiati.
    Così non è importante dove si scelga di volare, ma cosa andremo a fare laggiù, cosa impareremo, cosa potremo essere per qualche giorno.
    In Italia, secondo i dati disponibili dalle maggiori incentive house, si crede che l’incentive sia un gadget costoso, che l’azienda regala con gratitudine.
    In realtà incentivare è un’occasione unica per comunicare e trasformare i propri clienti in partner affezionati ed i propri collaboratori in appartenenti orgogliosi al “sistema sociale ridotto” azienda.
    Anche la necessità d’impiegare grosse risorse economiche non è aderente alla realtà dell’incentive, che, secondo i canoni della comunicazione emozionale, può essere realizzato anche dalle PMI con investimenti limitati.
    Ci auguriamo che la voglia di sperimentare e le capacità d’innovazione delle imprese Italiane, non si spengano del tutto offuscate all’ombra del GOLEM della crisi economica che è sicuramente crisi di mercato, ma non è crisi delle idee che creano valore.

    LEONARDO FRONTANI
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  • Eventi e comunicazione commerciale secondo TWT: l’innovatore rischia, ma scrive la storia


    Un evento di comunicazione segue le sue regole.
    Un prodotto, un messaggio, un cliente da raggiungere. Ma se c’è una cosa che ci piace della comunicazione è la possibilità di cambiare sempre le regole. Occorrono capacità, ma soprattutto coraggio.
    Sì, coraggio, perché la scelta è tra arrivare al 100% della propria audience con un comunicazione interessante, ma non irresistibile, rassicurante, ma ordinaria, oppure cogliere la voglia di emozione del 80% della platea e lanciare un messaggio nuovo negli strumenti e nella modalità d’invio.
    Una comunicazione sofisticata non può competere con una emozionale, soprattutto in questo mondo di overdose d’informazione.

    Vedo il product manager dell’azienda “XYZ” agitarsi fuori misura. Mettere le mani ovunque, svolazzare tra il banco regia e il mixer luci, ripetere il programma per la quindicesima volta, controllare e ricontrollare i dettagli.
    Presenta l’azienda ed introduce un ospite illustre e credibile. I convenuti, a tavola, incuriositi, spostano la loro attenzione sul nuovo arrivato.
    Egli è un attore professionista e provoca la platea spacciandosi per un funzionario governativo.
    E’ suo il podio e non contento di tediare gli ospiti sfoggia un’ironia molto offensiva.

    Un uomo, una voce trai convenuti, affronta l’oratore e viene da questi sbeffeggiato. Nasce un alterco, qualche parola grossa, cade un bicchiere. La platea vibra di tensione, qualcuno si alza e vuole andarsene via, altri cercano una spiegazione a quel senso di disagio, ma restano a guardare increduli. I camerieri si fermano preoccupati ed il responsabile del servizio impallidisce.
    Poi cala un telone che annuncia al popolo in subbuglio che sono stati vittima di “Scherzi a parte “. Anche quell’uomo che ha risposto con durezza all’oratore fa parte della gang.

    Uno scherzo, un piccolo scherzo che richiama l’attenzione di un pubblico annoiato e abituato ad eventi promozionali. Durante la cena si chiacchera e si sorride, mentre ci si stupisce del fatto che nessuno si fosse accorto in precedenza dell’inattendibilità degli attori infiltrati.
    E’ tempo di raccogliere ciò che si è seminato. Il product manager invia i suoi a fare domande per avere un riscontro. Vittoria! Nove tavoli su dieci si sono divertiti e ricorderanno questa serata. Il decimo è perduto. Probabilmente ospitava personaggi leggermente antisociali che in effetti, potevano essere opinion leaders inefficaci per l’azienda XYZ.

    Il product manager va a casa, carico di adrenalina, ma convinto di aver fatto più di quanto gli era stato richiesto. E’ andata bene, è stato bravo e coraggioso; è un innovatore e già sta pensando alla prossima occasione che gli si presenterà per cambiare le regole della comunicazione commerciale.

    Leonardo Frontani
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  • Un evento di team building organizzato da TWT


    In generale un’azienda può sentire il bisogno di affidarsi ad un teambuilder professionista in un momento della sua storia in cui si vivono situazioni e problematiche connesse ai confronti, ai conflitti ed ai cambiamenti. Un evento di team building, cioè un’occasione per l’azienda di creare stimoli concreti alla motivazione del personale, può avere obiettivi variabili: il cliente decide dove spostare il “cursore dei contenuti”. Perseguire intenti aggregativi, quindi trovare espressione in un attività simpatica di tipo ludico che consenta alle persone di uscire momentaneamente dai ruoli aziendali facendo gruppo. In seconda battuta potrebbe trattarsi di un evento dal taglio più motivazionale, quasi a volere dare una scossa all’ambiente attraverso emozioni avulse dalla vita aziendale; in ultima analisi il committente potrebbe essere interessato ad un progetto di tipo formativo, quindi orientato a lavorare su elementi importanti di auto formazione attraverso le metodologie esperienziali. Subentrano quindi gli educatori esperienziali cioè formatori, consulenti, team builder, terapisti, professionisti di corsi di sopravvivenza, educatori ambientali, guide, istruttori, coaches, psicologi e così via. Se vogliamo darne una definizione, l’Educatore Esperienziale è colui che insegna attraverso l’esperienza diretta. Le attività che vengono proposte sono tantissime e subentra la necessità di format adatto ad un programma di team building per quella specifica azienda. Gli elementi da tenere in considerazione per scegliere al meglio il programma sono:
    location: alcuni format possono essere realizzati solo in alcune location. E’ fondamentale che si tratti di location raccomandate, in grado di comprendere le esigenze del target specifico.
    Numero di partecipanti: il numero di partecipanti è uno dei parametri importanti per progettare l’evento.
    Budget: poche aziende sono abituate ad indicare il budget di spesa, ma spesso riuscire a farlo consente di formulare al meglio l’offerta che soddisfi le aspettative del management. In genere un evento di team building per 30 persone ha il costo di una escursione turistica guidata.
    Obiettivi: in genere i programmi vengono sempre adattati alla tipologia di azienda, all’evento e agli obiettivi del cliente. Alcuni hanno una struttura prettamente aggregativa, di divertimento e condivisione di momenti lieti per l’azienda. Altri sono applicabili con intenti formativi utilizzando metodologie esperienziali.
    Ci si dovrebbe sempre affidare a chi conosce le aziende ed è sensibile alla differenza tra team building e teamwork. Il committente dovrebbe richiedere i curricula dei trainers e consentire al progettista dell’evento di conoscere bene i partecipanti anche attraverso la somministrazione di un questionario comportamentale. Per una azienda che non ha mai affrontato queste metodologie, consigliamo un piccolo corso di formazione per i managers che vogliano meglio intendere la psicologia di questo tipo di eventi.
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  • Leonardo Frontani: leadership e formazione


    Leadership: è la base di ogni percorso formativo per ogni formatore.
    Alcuni colleghi dicono che nelle aziende non ci sia più bisogno di leader.
    Altri scrivono libri sul “ritorno dei leader”. Esistono alcune reazioni codificate tipiche di chi va in aula ad ascoltare un tizio che ti parla di crescita personale e assertività. Una tipica è quella di coloro che hanno sempre pensato che leader si nasce.
    Sbagliato. Un ambiente favorevole, ti può aiutare a sviluppare un certo tipo di atteggiamento un pò come una incubatrice fa schiudere tutte le uova. In realtà il nostro codice genetico tra tante cose che ci consegna, trascura quel soffio divino che molti chiamano carisma. Il carisma poi è ancora altra cosa. Quello si ha perché qualcuno te lo riconosce. Non è come siamo, ma come gli altri ci vedono. Leader non si nasce; almeno non sempre. Si studia per diventarlo. Il carisma è un’altra cosa.
    Il potere non è leadership e la leadership non ha bisogno di potere. Abbandoniamo l’immagine del capo e perseguiamo il nostro personale stile di leadership.
    Da parte mia, quando affronto questa tematica mi piace dire che non mi interessa ciò che le persone sedute davanti a me oggi rappresentano e sono. Piuttosto ciò che potrebbero essere, cioè il loro potenziale. Andiamo a verificare se esiste piena soddisfazione circa ciò che siamo o se in effetti esiste la convinzione di poter cambiare qualcosa del nostro essere. Essere e fare ciò che si è sempre stati o si è sempre fatto significa non crescere: siamo nati per cambiare le regole. Attenzione: non si vuole agire sulla personalità modificando i tratti che la rendono unica. Qui si intende lavorare sui comportamenti che sono frutto del nostro passato e delle nostre esperienze. Nel bene e nel male, oggi ci comportiamo in un modo a causa di qualcosa che è stato nel nostro passato. Ci possono essere esperienze formative dietro di noi, ma anche sofferenza e paura che ci hanno bloccati e in qualche modo ridimensionati. Nessuno è immune dalla paura, ma un buon modo per affrontarla è stare vicini agli altri imparando una sana condivisione d’idee e passioni.
    La nostra testa spesso impegna energia nel costruire ostacoli che poi faticosamente andiamo a superare: le credenze limitanti. Per definizione sono cristallizzazioni d’idee, come il calcare intorno alla resistenza elettrica e sono quindi ostacoli alla nostra crescita e al buon funzionamento del nostro essere. S’intende, funzioniamo lo stesso, ma con più fatica, con più dispendio di energia; abbiamo bisogno d’investire più energia vitale nelle nostre azioni.
    Fondamentale per un leader avere una rotta. La sua mission personale, pur se ambiziosa è da rispettare; ovviamente dovrà, in un sistema sociale, confrontarsi con quella degli altri e adattarsi con flessibilità. La flessibilità non è opportunismo; la coerenza è una credenza se non supportata da valori. Nelle relazioni, che il leader dovrà coltivare, intense, colorate e numerose, occorre esercitare l’ascolto. Obiettivo ottenere il consenso ed un buon modo per farlo è ascoltare gli altri. Quando si arriva a far condividere la rotta ci sono gli estremi per esercitare la concessione della delega. Delegare vuol dire fidarsi e per il leader significa amplificare le proprie potenzialità. Le persone diventano tutte braccia destre. La fiducia crea coesione e arricchisce tutte le parti in gioco.
    Il concetto più importante di un percorso di questo tipo è quello della causalità. Il leader non deve essere effetto di ciò che lo circonda, ma causa. Il leader è un protagonista e questo non è legato alla sua voglia di essere al centro dell’attenzione. Non profetizziamo un forsennato egocentrismo, ma una piana adesione a ciò che andiamo ad intraprendere. Ci mettiamo tutto quello che abbiamo da dare e questo anche nelle cose insignificanti. Esiste un meccanismo quasi magico che riporta le azioni positive del leader al sistema facendo crescere tutti.

    Leonardo Frontani

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  • TWT-TEAM propone corsi di formazione per riflettere sull’uso di strategie di marketing a basso costo


    “Guerilla marketing (da Wikipedia, l’enciclopedia libera): promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali”.

    In un momento di crisi economica può essere importante aumentare il profitto con una strategia di marketing a basso costo, che parte dall’utilizzo di risorse limitate.
    Le risorse fondamentali diventano la creatività, l’immaginazione e la capacità di costruire eventi pubblicitari emozionanti che facciano parlare dell’azienda. Caratteristica fondamentale di tale strategia, infatti, è la diffusione dell’evento, della notizia da parte del cliente, del consumatore stesso.
    Inoltre attivare tecniche di guerrilla marketing presuppone una riflessione sulle caratteristiche di
    eccellenza del proprio prodotto tenendo in mente il tipo di cliente a cui è rivolto e sull’importanza di cooperare con le altre “tipologie di affari” piuttosto che attivare competizione: può essere utile costruire relazioni di partnership.
    TWT-TEAM organizza corsi per aziende che vogliano utilizzare questo tipo di strategia per promuovere i propri servizi. Nei corsi viene stimolata proprio una riflessione creativa sulla ricerca di risorse a basso costo che permettano di costruire azioni promozionali.
    Inoltre, attraverso l’utilizzo di varie esercitazioni, si avvia un’ulteriore riflessione sulle diverse funzioni che i partecipanti al corso possono attivare per l’utilizzo delle strategie di guerrilla.
    Si sviluppa così un modo di fare marketing con poche risorse che è costruito da quella specifica azienda: non vengono “insegnate” tecniche standard.
    L’utilizzo di tale strategia può interessare l’area del no-profit che come è noto ha risorse economiche molto limitate. TWT sta iniziando ad avviare percorsi formativi con aziende appartenenti a quest’area a partire proprio da una richiesta specifica:promuovere il proprio servizio con poche risorse.

    Sonia russo, psicologa e formatrice

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  • Formazione manageriale: come affrontare la crisi secondo Leonardo Frontani


    Mi hanno sempre colpito le tartarughe. Per essere precisi parliamo delle testuggini terrestri, quelle simpatiche a scacchi che per la gente della mia età una volta si acquistavano da quegli omini che le tenevano in un cartone fuori da un grande magazzino. Le tartarughe, pesanti e goffe, abituate per biologia a portarsi dietro la loro zona di comfort, il solido carapace, sono capaci di scalare muretti e reti di recinzione per andare fuori. Ma fuori da che ?
    Possiamo ammettere che questi animali abbiano la capacità di concepire un dentro ed un fuori ?
    Eppure chi ne ha avute in casa, sa che non c’è scatola, giardino, balcone, in grado di fermarle. Con le loro unghiette primitive scalano proprio tutto portandosi dietro casa e mobili.
    Strano animale. Ha un balcone a disposizione anche carino se vogliamo, ha l’acqua ed una bella lattughina, ma qualcosa la rende inquieta. Deve relazionarsi con il fuori, sempre nel suo lento procedere si dirige verso il limite, il confine. La mia volò dal quarto piano. A parte che ancora oggi non mi spiego come fece a passare tra le sbarre, purtroppo si lanciò nel vuoto. Non ho mai pensato avesse tentato il suicidio. Mai ho concepito quel gesto come la fuga di un prigioniero disposto a tutto. E’ strano. La mia preistorica amica sopravvisse. Non so come fu possibile, magari esistono anche gli angeli custodi di questi animali. Il fatto è che riallestito quel balcone con una rete di 60 cm…bè la mia amica fece un altro salto e questa volta…
    Gli uomini a volte sono come le tartarughe. Devono uscire da dentro ed andare fuori. Uscire, magari sono per fare una passeggiata per poi rendersi conto che andare fuori in realtà significa un andar dentro (Muir). Uscire dalla propria zona di comfort significa abbandonare la routine ed i meccanismi che ci assicurano che le cose sono “abbastanza” sotto il nostro controllo. Nella zona di comfort, area mentale, le nostre credenze sono la legge che rende la vita sicura o perlomeno sperimentata. Alcuni decidono di uscire dalla zona di comfort. Rompono le catene che si sono messi da soli e si lanciano come la mia amica tartaruga. E’ affascinante questa azione di liberazione, di andare oltre e rompere gli schemi, ma non è ciò che mi sento di suggerire. Uscire dalla zona di comfort può essere difficile e doloroso. Può intaccare le relazioni che abbiamo con gli altri e farci cadere in trappole emotive inseguendo chimere dal sapore mitologico. Conosco alcune persone che come me temono la routine; questi si lanciano sempre senza scialuppa di salvataggio o se preferite senza paracadute. Vivono la vita con energia e costruiscono ogni cosa sulle proprie capacità e sui propri desideri. Anche a queste persone non mi sento di esternare il mio plauso. Sono viaggiatori che si muovono leggeri e che poco rispettano le regole di base della società. Piuttosto, auspico che le persone siano orientate, dalla scuola, dalla famiglia, dal mondo del lavoro e quindi dai formatori, ad allargare all’infinito la propria “area sicura”. Impariamo ad includere l’ignoto nella nostra zona di comfort e fare di tutte le cose esperienza ed a trasformare le relazione in conoscenza. Dobbiamo addestrarci a muoverci meglio in una ambiente ostile, che di ostile non avrà quasi più nulla nel momento in cui saremo disponibili a relazionarci con ciò che non conosciamo e abbiamo categorizzato come “alieno”. Comprendere con maggiore sensibilità la diversità degli altri, concepire gli accadimenti sempre come opportunità: “mi è successo questo, come posso utilizzare ‘sta cosa per crescere ancora un po’ ?”
    Saluto la mia tartaruga che forse da lassù mi guarda e mi ammonisce di non restare mai dentro quando fuori esistono milioni di altre verità con cui confrontarsi.

    Leonardo Frontani

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  • Formazione aziendale: cosa serve ad un’azienda moderna secondo Leonardo Frontani


    Il tentativo di misurare il valore di un programma formativo basato su una valutazione economica, sembra affascinare in maniera generalizzata i formatori.
    Questi professionisti, vorrebbero dimostrare cifre alla mano, che formare significa investire sulle risorse umane, aumentare la produttività e la fluidità delle procedure interne all’azienda.
    In realtà, la formazione di tipo comportamentale, nella quale vengono stimolate skills non prettamente tecniche, investe il “benessere aziendale” stimolando i collaboratori ad avere una visione nuova e condivisa delle tematiche aziendali, a creare occasioni di dibattito, a stimolare coloro che credono di possedere un potenziale umano ed emotivo utile anche sul posto di lavoro. Con questo presupposto ogni misurazione quantitativa è fuori luogo.
    Un percorso così concepito potrebbe in primis esplorare le capacità di comunicazione del gruppo, con interventi mirati a sollecitare un ascolto attivo nei confronti di chi sta vicino a noi e a comprendere l’uso di nuovi strumenti per attivare relazioni proficue con clienti e fornitori (CRM).
    Altro passo importante per un’azienda agile e moderna, quello di concepire una netta differenza tra “urgente” ed “importante”, per imparare a governare le crisi stimolate da questo scenario economico in continuo cambiamento. Un intervento sull’organizzazione del tempo sarà a beneficio di tutti, soprattutto nelle aziende con procedure articolate e linee di prodotto molto differenziate.
    Inoltre, ha un taglio accademico, ma mai inutile, andare ad indagare le problematiche legate ai conflitti. Certamente questi temi vengono esplorati parlando di comunicazione interpersonale, ma ci sentiamo di stimolare un passaggio importante nel trattare le tecniche di negoziazione nei rapporti con “le persone difficili”, con i clienti, e soprattutto con i fornitori con i quali instaurare rapporti limpidi e duraturi nell’ottica win/win.
    Anche se queste competenze, vengono trasferite nell’ambito di una serie di brevi workshops monotematici, crediamo siano in grado di stimolare una riflessione e soprattutto un interesse individuale per argomenti che normalmente non vengono mai trattati dalla cosiddetta formazione tecnica. A questi aggiungo senza esitazione il parlare in pubblico, o meglio “al pubblico”, affinché tutti i collaboratori acquisiscano una maggiore sicurezza nel presentare, nel discutere, ma soprattutto nel cercare il consenso dei propri partners o clienti con un atteggiamento comunicativo generoso nei confronti della platea occasionale.
    Si esplorano inoltre le capacità creative dei singoli, ma soprattutto le tecniche per prendere decisioni brillanti in gruppo con un taglio innovativo affinché ci sia una opportunità per tutti di contribuire all’output perseguito.
    Non crediamo che la differenza in senso positivo, in azienda, possa essere determinata dalla performance del singolo. Ci affidiamo piuttosto alla sicurezza che un gruppo coeso può trasferire ad un osservatore esterno. Per stimolare una condivisione forte dei valori aziendali e quindi perseguire una vittoria pubblica, sollecitiamo prima una vittoria privata, chiedendo ai collaboratori di riordinare il proprio giardino di competenze, desideri e procedure utilizzate nella vita di tutti i giorni, imparando ad esercitare il proprio stile di leadership, nella conduzione di se stessi, prima che di gruppi di lavoro.
    Buon lavoro a tutti !
    Leonardo Frontani
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  • LEONARDO FRONTANI, FORMAZIONE INNOVATIVA: la ricerca del benessere in azienda .


    Sempre più spesso ci accorgiamo che le aziende lamentano una preoccupante tendenza a manifestare l’incapacità di riequilibrare il livello di stress accumulato sul lavoro. Managers e collaboratori sembrano particolarmente vulnerabili allo stress. Questo accumulo crea preoccupanti situazioni di disequilibrio nelle relazioni, ma anche nella produttività che viene a fiaccare alcuni individui particolarmente vulnerabili. In seguito a questo assunto si sottolinea l’opportunità di misurare in maniera scientifica il grado di stress dell’azienda che solleva il problema, attraverso la compilazione di un questionario anonimo.

    Esistono motivazioni diverse all’accumulo di stress che viene a manifestarsi in aspetti particolari della nostra vita:

    Fisico: grado di performance delle attività giornaliere con un buon livello di salute.
    Sociale: nasce dall’attitudine alla comunicazione interpersonale.
    Emozionale: significa mostrare un equilibrio nelle emozioni.
    Intellettuale: nell’attitudine alla scelta e nella consapevolezza delle conseguenze.
    Mentale: riuscire a lavorare per perseguire obiettivi personali definiti.
    Spirituale: avere e vivere valori e credenze.

    Le aziende chiedono strumenti operativi pratici e teorici per consentire ai quadri responsabili della popolazione in oggetto per governare distonie organizzative legate ad una caduta del benessere in azienda. Un progetto di questo tipo deve necessariamente essere elaborato con la partecipazione di personale scientifico, affinché si costruisca un percorso formativo flessibile e di facile applicazione ad una realtà aziendale. Questa è la ricostruzione di una ecologia interna all’azienda, una sorta di acquario tropicale. Chi ne ha avuto e gestito uno, conosce quanto sia delicato l’equilibrio tra i suoi abitanti e come sia influente qualunque variazioni climatica, abitativa e anche nelle risorse immesse.
    Partendo dall’analisi dell’ambiente di lavoro come se fosse un delicatissimo acquario, ma tenendo in considerazione gli elementi che investono la soddisfazione individuale, si costruisce un messaggio idoneo a raggiungere con successo diverse tipologie di utenti. Fermo restando che la percezione dello stress è ritenuta in maniera diffusa, largamente soggettiva, crediamo che una comunicazione assolutamente non accademica, possa avvicinarci alla realtà di chi divide il proprio spazio vitale tra famiglia e lavoro: cosa vorrebbe sentirsi dire una persona sulla gestione dello stress e soprattutto da chi.
    Particolare attenzione va data ai bisogni della donna che sembra soggetta ad una pressione supplementare in quanto elemento determinante nell’organizzazione della famiglia. Notiamo anche manifestazioni di stress negativo (distress) per i single e diversamente negativo per coloro che conducono una vita di coppia.
    E’ importante sottolineare che non esistono lavori che si possono definire in assoluto, maggiormente stressanti, piuttosto esiste una risposta diversa a responsabilità, comunicazione ed esercizio della leadership. Da questa analisi emerge la necessità d’insegnare a valutare l’accumulo di stress, imparare a riconoscere stati d’animo negativi procurati ed utilizzare strumenti pratici per alleviarne la dimensione patologica. Un suggerimento pratico è quello di creare in azienda un’area di ricarica, una specie di stazione di servizio dell’emotività. Dovrebbe essere un’oasi di tranquillità, che tutti vorremmo avere a disposizione per poter trovare, dieci minuti di vero relax rigeneratore che permetta poi di affrontare tutti gli impegni con energia rinnovata, determinazione e lucidità. Il tempo dell’ozio creativo dovrebbe essere garantito nei limiti del rispetto delle procedure e delle attività che non è possibile interrompere. Il percorso individuale è quello che richiede alle persone di saper fare, sapere essere e quindi sapere benessere, stimolando anche un maggior rispetto per questa corpo che ci trasporta lungo il cammino della vita.

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