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  • D. Lgs. 141 13 agosto 2010: quanti mediatori creditizi sopravvivranno alla mannaia della legge?

    La nuova legge, il D. Lgs. 141 del 13 agosto 2010 che regolamenta la professione del mediatore creditizio imporrà a tutti gli appartenenti a questa categoria, circa 117.000 persone e 9.000 società, di fare delle scelte piuttosto drastiche poiché, per come sono state studiate le cose, oggi il 95% degli iscritti non ha i requisiti richiesti per continuare a lavorare.

    La nuova legge infatti prevede che la professione di mediatore creditizio possa essere svolta solo da società di capitali con capitale sociale interamente versato pari a 120.000 euro. Questo significa che nemmeno tutte le società iscritte all’albo delle persone giuridiche potranno continuare a lavorare così come sono oggi.

    Le alternative per coloro che attualmente svolgono questa professione sono tre:

    § la prima è quella di cambiare mestiere e per alcuni potrebbe essere la via più semplice perché già svolgono la professione in parallelo con altre attività (penso alle molte immobiliari iscritte all’albo) e le complicazioni che porta la nuova normativa forse non valgono gli introiti che la professione portava o se anche li valgono la strada è ostruita da mille ostacoli;

    § la seconda è quella di trasformarsi in agenti in attività finanziaria e legarsi a doppio filo ad un’unica banca. Già le banche hanno iniziato a proporre ai propri mediatori la sostituzione dei contratti di mandato con quelli di agenzia, ingolosendo i futuri agenti con la promessa (falsa) di provvigioni più alte, sottacendo invece il fatto che si tratta di un rapporto monogamico che non permette di avere rapporti con altre banche o finanziarie;

    § la terza è quella di aggregarsi a realtà già esistenti e strutturate secondo i parametri della nuova legge che naturalmente imporranno i propri mandati, le proprie regole e prima o poi degli obbiettivi di fatturato ai propri produttori.

    Premesso che è certo che la nuova normativa imporrà a tutti coloro che vi si assoggetteranno dei costi superiori a quelli che attualmente sopportano o degli incassi inferiori o più probabilmente entrambe, un’altra cosa estremamente irritante che questa normativa comporta per degli imprenditori, abituati a prendere decisioni ed a dare la rotta alla propria attività, è quella di metterli nelle condizioni di fatto di dover prendere ordini e subire le decisioni di altri senza poter far nulla per liberarsi da questa situazione.

    Per capirci, se oggi un mediatore con 2 o 3 mandati subisce dei torti da uno dei suoi fornitori, può semplicemente chiudere quel rapporto e continuare a lavorare con gli altri. Senza contare che ogni mediatore riceve le attenzioni di finanziarie o banche che ciclicamente si presentano a chiedere di lavorare con loro. A chi, grande o piccolo non è mai capitato? Naturalmente ogni mediatore/imprenditore decideva autonomamente se provare il nuovo fornitore, se utilizzarlo parzialmente o se sostituirlo ad un altro meno generoso. Se una banca ci revoca il mandato nel giro di due giorni se ne trova un’altra senza problemi.

    Con la nuova normativa o si ha la forza economica per costituirsi in S.p.A. con tutti i costi amministrativi che comporta, ed allora si potrà continuare a lavorare nello stesso modo in cui si è operato fino ad ora, salvo i maggiori costi dovuti alla nuova struttura, oppure si dovrà scegliere: se si è fortunati uno dei fornitori proporrà di diventare suo agente monomandatario, ma non è detto che a tutti venga offerta questa possibilità.

    Non si potranno più quindi mandare pratiche ad altri. Non si potranno quindi più valutare altre banche e poi scegliere quella che offre le condizioni economiche migliori o le procedure più snelle ed efficienti. Al contrario si dovrà sottostare alle decisioni della banca di cui si è agenti che potrà imporre qualsiasi decisione: da una diminuzione delle provvigioni a determinate caratteristiche dei locali dove svolgere l’attività, fino ad arrivare a dare dei limiti territoriali ecc.

    Qualora invece si scegliesse di affiliarsi ad un grosso mediatore già strutturato secondo le nuove norme non si avrà più facoltà di scegliere il fornitore perché lo sceglierà il mediatore a cui si è affiliati in base a quanto dallo stesso riuscirà ad ottenere di provvigione sulle nostre pratiche. Certo non chiederà magari nulla come costo di affiliazione o tassa annuale ma solo perché la sua parte se la prende prima che arrivi nelle casse del produttore. Inoltre sicuramente imporrà dei livelli minimi di produzione, magari non subito ma prima ci farà acclimatare e poi in un secondo momento lo farà.

    E se voi foste mediatori già però strutturati con una vostra piccola società, dei dipendenti, un sito internet, delle strategie di marketing già consolidate ma l’idea di fare l’agente di un solo interlocutore vi stesse stretta? Dovreste operare come persona fisica al servizio di una S.p.A. e la vostra struttura? Le vostre strategie di marketing? Potreste utilizzarle e come? Probabilmente dovreste rinunciare a tutto questo fermo restando che i clienti dovreste sempre cercarveli voi: questa è l’unica certezza.

    Peraltro le grosse strutture di mediazione creditizia, che sono il modello che la nuova legge ci impone di adottare, pur in un periodo di vacche grasse, come quello fin qui trascorso hanno dimostrato di essere molto deboli e vulnerabili. Il riferimento è ai fallimenti di Forus e Prometeo che erano due tra i più grossi mediatori presenti sul mercato italiano, forse i due più grossi, che nonostante le tabelle provvigionali migliori del mercato, nonostante applicassero provvigioni molto più alte di quelle che un piccolo mediatore può permettersi, restando abbastanza competitivi, hanno fatto una fine ingloriosa con la dichiarazione di fallimento. Le strutture elefantiache che avevano creato non hanno retto nonostante incassi milionari e rapporti privilegiati con i fornitori.

    Questo purtroppo non è servito come monito e chi ha fatto la nuova legge pare non essersi accorto di questa situazione: già oggi con dei livelli provvigionali ottimali le società strutturate secondo quella che sarà la normativa futura finiscono a gambe all’aria. E domani quando tutti gli operatori del mercato saranno costretti ad avere quel tipo di struttura ma gli incassi che sono destinati a diminuire fortemente, verranno a mancare, che cosa succederà?

    Inoltre sempre tenendo presente le motivazioni addotte per giustificare una legge così restrittiva per una professione come quella del mediatore creditizio, relativamente al fatto che tutto questo putiferio è stato messo in piedi per tutelare il consumatore, nella convinzione che le grosse strutture siano più morali ed oneste del piccolo mediatore di provincia, e possano meglio servire le esigenze del consumatore, invito chiunque ad andarsi a visionare nei forum su internet le opinioni dei consumatori/clienti sul trattamento da loro ricevuto proprio da quei mediatori di cui parlavamo prima, quelli che hanno dichiarato fallimento. Ne leggerete di cotte e di crude.

    Morale della favola: già prima di entrare in vigore questa riforma pare destinata ad una brutta fine perché il modello che si è voluto prendere per disegnaci attorno la figura del nuovo mediatore creditizio è già fallito, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista etico come dimostrano i fallimenti, veri, di due tra i più grossi mediatori che hanno operato sul mercato fino a ieri e le opinioni diffuse dei clienti di quei mediatori, per non parlare delle cose che dicono gli ex dipendenti di quelle stesse strutture.

    Vista la situazione personalmente non sono attratto da nessuna delle tre alternative:

    § la prima (cambiare mestiere) perché la HOX S.r.l. come penso moltissimi altri mediatori non ha attività alternative su cui poter continuare ad operare mollando la mediazione e pertanto questo fatto ci costringe a dover decidere di rimanere in questo settore senza però aver capito ancora quale è la veste ideale per continuare a lavorarci;

    § la seconda (diventare agenti monomandatari), che consentirebbe di mantenere la struttura e l’operatività della propria azienda inalterata in realtà credo che sia molto pericolosa perché si finirà per essere schiavi della banca per cui si opera e non si avranno armi per evitare di subire le decisioni della stessa banca come invece è possibile oggi, senza contare che, forse non subito ma sicuramente prima di quanto crediate verranno a darvi istruzioni su quale prodotto vendere di più, quale di meno, sugli aumenti di produzione che dovrete portare ogni anno, ecc.;

    § la terza (diventare affiliati) comporterebbe sicuramente una rinuncia a lavorare coi propri metodi, a lavorare coi propri fornitori ed infine a lavorare con i propri ritmi: infatti per operare come affiliati dovremo adeguarci a tutte le direttive della società affiliante e soprattutto, forse non subito, ma ci chiederanno un livello minimo di produttività e se non lo si raggiungerà il rischio sarà quello di essere buttati fuori.

    L’idea che sto sviluppando è quella di capitalizzare la HOX S.r.l. e di metterla a disposizione di chi, mediatore che opera come persona fisica o attraverso una piccola società, ha le mie stesse perplessità e vorrebbe, per quanto possibile, continuare ad operare come ha sempre fatto cioè:

    § nella massima libertà decisionale,

    § con i propri fornitori,

    § con la possibilità di testarne di nuovi,

    § di mandare le pratiche che il nostro fornitore abituale rifiuta, ad un altro,

    § senza nessun vincolo territoriale,

    § senza nessuna imposizione di produzione minima.

    Qualora poi foste titolari di una società ben strutturate con personale, sito internet ecc. attraverso un particolare schema contrattuale, studiato con i nostri avvocati, potreste continuare ad avvalervi dei servizi della stessa.

    Inoltre questo agglomerato di mediatori porterebbe anche dei vantaggi a ciascuno dei partecipanti poiché unificando sotto lo stesso mediatore la produzione di tutti si potrà chiedere (e soprattutto ottenere) alle banche di avere tabelle provvigionali migliori; questo significherà poter caricare provvigioni più alte a parità di rata per il cliente. Infine si potranno negoziare ed ottenere dalle stesse banche dei premi produzione a fine anno i c.d. rappel.

    Questo alla fine compenserebbe i costi di “affiliazione” che dovranno essere chiesti poiché necessari per sostenere tutto l’apparato amministrativo destinato a gestire i mediatori. Al momento non sono ancora in grado di quantificare questi costi poiché essi dipenderanno dal numero di adesioni che avremo. In linea di massima si tratterà di costi estremamente abbordabili e che soprattutto daranno la possibilità a tutti i partecipanti di avere ancora quella libertà di azione che la nuova legge ha cercato in tutti i modi di toglierci, alla faccia dei proclami di libertà e liberalità di tutti i governi ed i legislatori. Ma, si sa, quando si tratta degli affari delle banche pare che quelle due espressioni non contino più nulla.

  • Legge 141 del 13 agosto 2010: la morte dei mediatori creditizi.

    Con la legge 141 del 13 agosto 2010 si sancisce la definitiva morte dei mediatori creditizi. La legge, con la scusa di fare gli interessi dei consumatori in realtà amplifica ancor di più il potere delle banche che, alla fine, sono gli unici beneficiari di questo decreto legislativo che impone delle regole così restrittive che nemmeno in un regime comunista avrebbero avuto un senso.
    Analizzerò questo decreto nella parte che ovviamente mi riguarda e cioè in quella che impone delle restrizioni pazzesche all’esercizio di una professione, quella del mediatore creditizio, che francamente non mi pare abbia mai fatto danni significativi a nessuno e quand’anche li avesse fatti, li avrebbe fatti vendendo prodotti finanziari delle banche e non propri.

    Diciamo anche che un po’ i mediatori creditizi le rogne se le sono cercate intanto perché invece di gonfiarsi di orgoglio per avere un albo professionale a cui essere iscritti, una sorta di imprimatur della società al loro mestiere, avrebbero dovuto ribellarsi e dire le cose come stavano: cioè la verità è che il lavoro del mediatore è banalmente un lavoro di vendita ne più ne meno come quello di un fruttivendolo o di un venditore della Folletto. Tant’è vero che l’albo è pieno di queste persone che una volta vendevano prodotti di consumo o altri servizi e poi hanno trovato più conveniente entrare in questo mercato. E io credo che abbiano pieno titolo per starci, a differenza di qualche ex fruttivendolo, oggi amministratore delegato di un grosso mediatore di mutui che dopo aver fatto fortuna in questo settore ora auspica che le porte del regno vengano chiuse a tutti i suoi ex colleghi perché non sono degni poiché mancanti della necessaria professionalità.

    E dopo l’albo dei mediatori ci siamo dovuti iscrivere anche all’ISVAP, pagando, e ogni santo anno dobbiamo anche fare uno stupido esame per collocare polizze assicurative che non vengono nemmeno discusse o presentate ai clienti, non per dolo ma, per esempio, semplicemente perché sono obbligatorie in un prestito con cessione del quinto e quindi o il finanziamento lo si prende così o non lo si prende proprio. E anche allora le poche associazioni di mediatori, a cui io mi sono ben guardato dall’iscrivermi, sono state a guardare magari pensando che un’altra iscrizione al solito ente inutile avrebbe aumentato il prestigio della categoria.

    Ed oltre all’inutilità di questi esami ai più è sfuggito come questa iscrizione è diventata una pericolosa arma che consente alle banche di avere potere di vita o di morte sui mediatori creditizi. Come? Intanto sono loro che rilasciano l’attestato di avvenuto passaggio dell’esame. Immaginate questo scenario. Fate l’esame a dicembre con uno dei vostri fornitori. A gennaio vi revoca il mandato, a febbraio gli altri fornitori vi sospendono il mandato poiché non gli avete presentato l’attestato dell’esame. L’attestato vi viene spedito dopo mesi di carte bollate con avvocati e ISVAP messi in mezzo, a fine giugno e voi non avete lavorato per 6 mesi. Questo non è un esempio inventato ma è successo a me pochi anni fa.

    Poi il controllo dell’albo a cui siamo iscritti è passato dallo Stato (UIC) ad una società privata, la Banca d’Italia. Anche questo passaggio di competenze forse dalla maggior parte dei mediatori è stato vissuto come un aumento del prestigio di una categoria. Ma in realtà è stato solo un danno. Infatti i soci della banca sono le aziende di cui collochiamo i prodotti finanziari sul mercato e quel che è peggio sono le aziende i cui guadagni sono sommati ai nostri guadagni su ogni singolo finanziamento per determinare se i costi di tali prestiti sono nei limiti di legge o meno. I primi risultati si sono già visti: “Drago” Draghi il governatore della stessa banca ha detto che i poveri consumatori hanno dei costi esagerati sui prestiti e quindi è necessario tagliarli. Indovinate a chi li taglierebbe? Alle banche o ai mediatori?

    E naturalmente dopo tutto questo prestigio accumulato, mediatori che dichiaravano la straordinaria importanza, delicatezza e competenza del nostro lavoro di consulenza, associazioni di mediatori che rivendicano un ruolo sociale per questa figura professionale così importante, beh, era giocoforza che qualcuno prendesse la palla al balzo e ci dicesse: “bene cari mediatori visto il fondamentale ruolo sociale, l’estrema delicatezza dello stesso, le straordinarie competenze necessarie per fare il vostro mestiere eccovi delle regole ferree a cui non potete sottrarvi”. Ed ecco la legge 141 che di fatto ci rende schiavi delle banche, che come al solito vogliono essere le uniche a guadagnare e di fatto riescono nel loro intento.

    Ma la nuova legge intensifica il controllo sul nostro lavoro: saranno istituiti, nuovi organi di controllo (questa volta li dovremo pure pagare noi perché il ministro ha detto chiaramente che questi organismi dovranno autofinanziarsi). Cioè per essere chiari con la nuova legge noi saremo controllati sempre dalle banche, che oltre a farci gli esami ed a stabilire se prendiamo troppi soldi, ce le dovremo pagare. Un vero successone per una categoria così prestigiosa: pagare qualcuno per farci prendere a schiaffi!.

    Ma la cosa straordinaria è che mentre davanti a noi mediatori alzano dei muri invalicabili per svolgere la professione in funzione della necessità di tutelare il consumatore e dell’altrettanto importante necessità di avere sotto stretta sorveglianza chi svolge un mestiere così delicato come il nostro, sappiate che se vendete frullatori, termocoperte, televisori, motorini usati, ecc. potete vendere anche i prestiti relativi, non solo potete anche farli vendere dai commessi del negozio senza necessità di iscriversi in albi, senza dover fare esami o dover essere persone di specchiata moralità o pagare qualcuno perché controlli che fate bene il vostro mestiere.

    Vedendo questa differenza di trattamento tra chi intermedia i prestiti e chi li propone incollati ad un bene materiale viene qualche sospetto sul reale scopo di questa legge in teoria mirata a favorire i consumatori. L’impressione che ho io è che il reale scopo sia quello di rendere il mercato più favorevole agli interessi delle banche perché esse da un lato trasformano parte dei mediatori in agenti monomandatari che come tali, ad una diminuzione delle provvigioni imposte dalla propria banca di riferimento, non potranno fare altro che chinare la testa ed abbozzare. Senza considerare che a differenza del mercato assicurativo nel mercato dei prestiti non esiste, se non in misura residuale, il c.d. portafoglio clienti, che potrebbe essere l’unica leva per trovarsi un’altra banca se quella di cui siamo agenti non ci soddisfa più, o se la stessa non si vuole più avvalere dei nostri servizi perché rendiamo poco.

    L’altra considerazione che io faccio relativamente all’obbligo di costituire società di capitali con 120.000 euro di capitale sociale è che la necessità di avere interlocutori di grandi dimensioni è figlia della determinazione di diminuire fortemente le provvigioni di mediazione. Per capirci è un po’ quello che avviene nel confronto tra la grande distribuzione e i piccoli negozi. Il piccolo negoziante non potrebbe mai sopravvivere se applicasse i prezzi della grande distribuzione che invece grazie al giro d’affari molto grande sopporta margini esigui sul singolo prodotto.

    Banche e finanziarie stanno già proponendo ai propri mediatori di firmare i contratti di agenzia e grossi gruppi attivi nella mediazione creditizia propongono a chi, oggi mediatore, ritiene di non avere altre alternative, ovviamente imponendo i propri mandati e le proprie regole, di essere inglobati nella propria rete di venditori. L’unica cosa certa in tutto questo è che i mediatori devono mettere in conto, per poter proseguire la loro attività, o un aumento dei costi o una diminuzione degli introiti o più realisticamente entrambe.

    Io sto pensando ad una alternativa poiché le due prospettive, sia quella di diventare agente, sia quella di andare a fare il mediatore per qualcuno che mi detterà delle regole, non mi piacciono. L’alternativa è quella di capitalizzare la mia società, la HOX s.r.l. ai livelli minimi richiesti dalla legge 141 e metterla al contempo a disposizione di tutti quei mediatori che vogliono continuare a svolgere il loro lavoro in completa autonomia, continuando ad utilizzare i mandati con le banche o finanziarie con cui sono abituati ad operare, senza vincoli territoriali o importi minimi di produzione richiesti, ma con qualche piccolo vantaggio in più dato dall’essere all’interno di una struttura che ha più mandati di quelli che aveva il mediatore per conto suo o dal disporre di tabelle più interessanti con la banca con la quale si è sempre operato. Sto pensando seriamente a questa alternativa e vorrei capire se ci sono abbastanza persone tra i mediatori, anche con piccole società che potrebbero essere interessati. Se il progetto interessasse molte persone potremmo anche presentarci sul mercato senza la paura di essere sopraffatti dalle banche. In fondo su 117.000 mediatori oggi iscritti all’albo qualcosa di interessante potrebbe venire fuori.