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  • Esplorare l’India come detective per i diritti umani

    Esce il terzo libro in tre anni di una autrice che propone un nuovo genere: racconti di viaggio , dei suoi viaggi, come detective dei diritti umani. Dopo i Pigmei e i Nativi Americani

    (Io e i Pigmei, Polaris, 2011, e La mia Tribù, Polaris 2013) esce: In India. Cronache per veri viaggiatori di Raffaella Milandri (Ponte Sisto, 2014).

    La Milandri -scrittrice, fotografa e attivista per i diritti umani-viaggia in solitaria in remoti angoli di mondo per raccogliere prove e testimonianze di violazioni dei diritti umani dei popoli indigeni, quei popoli che, lontani dalla frenesia del mondo occidentale, ne sono spesso vittime allorquando, nelle loro terre, vengono scoperte risorse preziose all’ “uomo moderno”.

    E’ questo il caso degli indigeni di Niyamgiri, in Orissa: un ricco giacimento di bauxite ha sconvolto le loro vite pacifiche nei villaggi. Una multinazionale ha aperto una miniera per estrarre il minerale e e un impianto di lavorazione per trasformarlo in alluminio. Una montagna sacra alla gente dei villaggi viene violata dagli scavi e l’inquinamento distrugge piante, e uccide animali e uomini. Portare a galla la verità sarà lo sforzo della Milandri, detective instancabile: e saranno proprio gli indigeni a raccontarla e a svelare una realtà molto peggiore del previsto; a testimoniare, anche la tribù primitiva dei Dongria Khond. La situazione di Niyamgiri è tuttora in bilico e la miniera ancora minaccia i villaggi: il libro della Milandri è estremamente attuale e racconta una verità diversa da quella che dipingono i media. Ad arricchire il libro, preziosi consigli di viaggio per l’India, per come viverla fuori dagli schemi,

    e una serie di preziose immagini in bianco e nero. Dice l’autrice: “Un viaggio estremamente pericoloso, dove il fatto di essere donna mi è stato di estremo aiuto: sono stata sottovalutata e grazie a questo ho avuto accesso a luoghi inaccessibili e informazioni riservate”.

    Chi è Raffaella Milandri

    Dice Raffaella Milandri : “Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l’animo dei popoli”. Scrittrice, fotografa e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni, è viaggiatrice

    solitaria ed è stata accolta da tribù nei più remoti angoli di mondo.

    La Milandri si dedica alla scrittura, alla fotografia e ai reportage, intesi come strumento di sensibilizzazione e divulgazione sul tema dei diritti umani e delle problematiche sociali.

    Dice di sè: “Amo le persone semplici, e sono fiera di essere una di loro”. Raffaella Milandri si impegna in campagne informative e lancia appelli e petizioni attraverso conferenze, filmati, libri e interviste diffusi su media e social network. Varie le partecipazioni televisive e radiofoniche in Italia , numerosi gli articoli sui suoi viaggi, su quotidiani e riviste. I suoi viaggi in diretta su Facebook sono un evento mediatico molto seguito. Dal 2010 è membro adottivo della tribù dei Nativi Americani Crow, in Montana.

  • L’India che non ti aspetti: educational Evolution Travel Italia Tuor Operator

    Dedicato a un gruppo di agenti di viaggi provenienti da tutta Italia, questo secondo educational organizzato da Evolution Travel Italia Tuor Operator in collaborazione con Turkish Airlines, si è rivelato, come il precedente realizzato nel mese di marzo, un grande successo.

    Grazie alla profonda esperienza e grandissima passione di Bruno Bottaro, responsabile della destinazione India per Evolution Travel Tour Operator, abbiamo dimostrato che Evolution Travel nonostante operi come Tour Operator da pochi anni su questa destinazione è perfettamente in grado di dare un servizio di altissima qualità e professionalità. Bruno ha accompagnato gli agenti di viaggio in educational, trasmettendo loro la nostra filosofia di “Sarti del viaggio in India” che si fonda sulla cura nei minimi dettagli dei particolari e del servizio offerto, mantenendo allo stesso tempo un prezzo competitivo rispetto al mercato.
    La “filosofia” è stata recepita ed i risultati si stanno vedendo con le prenotazioni. Molti contatti ci sono stati nelle scorse settimane e questo speriamo possa concretizzarsi con le 5 partenze di gruppo (50 posti) che abbiamo fissato per agosto!

    Ma non finisce qui: un’altra cosa molto indicativa è il fatto che quattro agenzie del triveneto abbiano chiesto proprio a Bruno Bottaro di organizzare una serata indiana a Padova per i loro clienti per far conoscere meglio il paese e quindi promuovere i viaggi. Al momento è stata fissata la data dell’11 giugno presso il ristorante Rangoli a Padova e prevediamo circa 80 persone!

    Un gran bel risultato, come sempre frutto di un grande impegno e di una grande passione che Bruno Bottaro ci trasmette pienamente in questo suo racconto di viaggio:

    “Dal 29 aprile al 6 maggio si è svolto un Educational in India organizzato da Evolution Travel Italia in collaborazione con Turkish Airlines e che interessava 26 agenti di viaggio di tutta Italia interessati a conoscere e a promuovere questo paese. Per la maggior parte di loro si trattava della prima esperienza di viaggio in questa destinazione.

    Partire per la prima volta per l’India significa provare un certo timore. Non si sa quali saranno le reazioni del corpo e della mente alla vista di un qualcosa di così profondamente diverso dal nostro. Eppure ciò che colpisce, fin dalla prima boccata d’aria, è il profumo di un paese ancora intatto. Si rimane inebriati, anche se non si è ancora visto nulla. Ed è forse questo il fascino più grande dell’India: saper evocare i suoi colori solo attraverso una folata di quegli odori così forti e così affascinanti. Le strade si trasformano allora in documentari viventi, dove tutto parla di una vita, viva e povera allo stesso tempo, fatta di cose semplici, ormai lontane dalle nostre strade occidentali. I marciapiedi ricoperti di frutta, dove donne e uomini mostrano la loro merce migliore; i carretti delle vivande, che ricordano i tempi antichi di una comunità viva; i barbieri con lo specchio attaccato ad un muro, che lavorano per le strade incuranti degli scatti dei turisti; le mucche, nere e smunte, che rievocano la sacralità del popolo indiano; le docce a cielo aperto, fatte di un secchio e di un sapone che non provano vergogna; i camion dalle fantasie più eccentriche, sui quali la scritta Horn Please invita a suonare quel clacson che sa animare anche i turisti più stanchi; le donne dal volto bellissimo, i cui colori sono il simbolo di un popolo esuberante; i cammelli mansueti lungo le strade, dove qualsiasi mezzo di trasporto è ammesso; le case fatte di mattoni, dove la porta è ancora aperta.

    Ma l’India è anche il paese di ricchezze artistiche meravigliose che conserva gelosamente, negli angoli più nascosti delle sue strade. Si dischiudono come scrigni segreti, protetti da quelle decine di venditori ambulanti che sanno lasciarti senza fiato, ma che ti divertono per la loro spontaneità. Senza accorgertene hai acquistato le cose più inutili. Non ricordi né come né quanto, ma la tua borsa alla fine del viaggio sarà così piena da scoppiare. Guarda, ad esempio, Abhaneri, che ti accoglie con la sua festosa povertà e ti regala il palazzo-pozzo, un complesso dal fascino irresistibile che mai ti saresti aspettato dietro un cancello nell’entroterra più sperduto. La gente più comune ti accoglie nel suo nulla, e apre la porta di una casa dai colori i più vivaci possibili. Si mette al lavoro e ti mostra la sua abilità. Dove due minuti prima aleggiavano nell’aria noia e mosche, d’improvviso si anima una comunità che comincia a fare bicchieri in argilla, che si aggiungeranno alle migliaia accatastate nel cortile di casa, a cucinare i cibi più strani, dove riconoscerne gli ingredienti è davvero impossibile, a venderti qualsiasi cosa, pur di parlare un po’ con lo straniero, a guardarti con occhi curiosi, di chi vede la stessa gente da troppo tempo. Evolution Travel Tour Operator India

    L’India è il paese dei grandi contrasti. Dentro la calma di una paese dalle antiche tradizioni. Fuori l’entusiasmo di una nazione in crescita. Sopra i grandi alberghi di lusso all’occidentale . Sotto la gente comune all’indiana. Nell’animo una non violenza dalle radici profonde. Al di fuori una vivacità travolgente. Ne è dimostrazione il Taj Mahal, simbolo di un’India non più povera, ma capace di mostrare la propria magia. Perché trasformare il proprio amore verso una donna in un mausoleo dalla bellezza accecante significa fare dei propri sentimenti una realtà maestosa, dove il bianco della natura conserva lo spirito puro di un passato che non è poi così lontano.

    Visitando anche una sola piccola parte del continente indiano, ti accorgi che tutto ciò che non ti saresti mai aspettato è davanti ai tuoi occhi. E puoi solo innamorartene a prima vista. L’India dei libri e dei documentari salta fuori dalla finzione e sa inebriarti con i suoi odori colorati. Prendi ad esempio Delhi, la città dall’eleganza anglosassone, con i suoi giardini all’inglese che sanno mescolarsi perfettamente con il colore di una pelle arsa dal sole, a volte molto cocente. L’eredità della colonizzazione non ha intaccato infatti quello spirito indiano, capace ancora di entrare in un tempio a piedi scalzi. La natura è parte integrante di una cultura che fa della mescolanza fra uomini, animali e terra, la realizzazione di quello spirito religioso così mansueto e lento all’ira, dove mille religioni convivono insieme senza che l’una intacchi in qualche modo l’altra. Ecco allora, da un lato il tempio Sikh Gurdwara Bangla Sahib, ricco di odori, di colori, di gesti, di volti, di preghiere, di rispetto, di vita, e dall’altro il grande complesso Qutab Minar, il cui monumentale minareto parla, in silenzio, di un tempo antico e glorioso. Sullo sfondo il Raj Gath, il luogo della cremazione di Gandhi, che evoca nella memoria di chiunque la parola non violenza, l’ideale di giustizia, il coraggio della parola. Egli è divenuto il simbolo di quello spirito di civiltà che ancora oggi vive nell’anima indiana: quello spirito di rispetto verso la natura, di gentilezza verso l’uomo, di intelligenza verso gli animali.
    E guarda anche a Jaipur, la città dei colori. Il rosa, elegantemente femmineo, delle antiche mura ed il giallo, cocente e distante, del Forte di Amber, così maestoso e così timido in lontananza. Arrivarci sopra ad un elefante sa condurti ai tempi de Le mille e una notte, quando la fantasia trasformava i sogni più nascosti di una donna. Quel giallo così intenso nasconde i colori di sete, tappeti e pietre preziose. Quei gradini così alti, simbolo di veri uomini robusti, conducono a quella dolcezza femminile che non ti aspetti, nelle linee inaspettate e nei simboli ricorrenti. Simboli che segnano con forza Fatehpur Sikri, la città abbandonata dove convivono cristianesimo, induismo e islamismo. Le stanze delle donne parlano, nella loro semplicità artistica, di quei dettagli così insignificanti che sanno farci conoscere uno spirito anche senza averlo conosciuto. A Fatehpur Sikri è il silenzio a raccontare la favola di una città ancora perfettamente intatta, dove un albero solitario in mezzo all’arenaria sa comunicare il fasto di un tempo oramai troppo lontano.

    Sembra di sentire ancora le voci di uomini e donne, i profumi di sete e cuscini, i segreti di cuori e pensieri.

  • Popoli indigeni e diritti umani: il caso di Niyamgiri, Orissa, India

    di Raffaella Milandri

    La storia dei popoli indigeni si ripete, ancora ed ancora.

    Sempre si ripete, laddove c’è un popolo indigeno, pacifico, che vive a contatto con la natura,

    felice dei prodotti della terra e e di uno stile di vita tradizionale senza ambire ad avere un McDonald’s dietro l’angolo, un SUV parcheggiato sul retro di casa e un iPad

    dalle mille funzioni.

    Gente semplice, fiera, come potevano essere i nostri antenati.

    Eppure, proprio per questa semplicità, invece di essere salvaguardati in quanto unici,

    sono oggetto di discriminazioni razziali e,

    spesso, di persecuzioni feroci; in particolare quando, nelle loro terre spesso

    autentici paradisi terrestri-incontaminati, senza inquinamento, spesso anche senza quei fili

    elettrici e telefonici che ovunque scorrono come cicatrici ed elementi alieni-

    viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa

    da sfruttare-petrolio, foreste.

    Poco importa a governi e multinazionali di questi popoli, queste famiglie, queste

    culture antiche che sono patrimonio dell’Umanità: lo abbiamo visto

    nei secoli-indiani d’America, aborigeni australiani- e lo vediamo oggi-

    boscimani, pigmei, adivasi, indios e tante etnie con l’unica colpa di vivere oggi

    come centinaia, migliaia di anni fa.

    E queste etnie sono a rischio di estinzione: una volta fagocitati dal nostro “Progresso”,

    una volta allontanati dalle loro tradizioni e dalle loro terre ancestrali, cadono vittima di alcolismo,

    depressione, AIDS, ad una velocità terribile ed impressionante di adeguamento alla nostra “civiltà”.

    “Sto investigando su alcune situazioni-Boscimani del Kalahari, Dongria Khond di Niyamgiri-

    da vicino, in alcuni casi mi assoggetto ai rischi che corre il testimone oculare di

    un crimine” dice Raffaella Milandri.

    “E’ un vaso di Pandora orribile e devastante. Popoli che andrebbero subito protetti soggiacciono

    a raggiri, ricatti, ingiustizie e crudeltà inimmaginabili. Oggetto di razzismo nei loro stessi

    Paesi. ” La storia-e il cinema-ci hanno fatto conoscere la storia degli indiani d’America,

    messi nelle riserve dopo un genocidio spietato, oggi tuttora soggetti a leggi diverse.

    Il 29 luglio scorso il Presidente Obama ha firmato il Tribal Law e Order Act:

    una legge che permette finalmente alla polizia tribale di avere maggiori poteri e

    una preparazione adeguata a portare giustizia nelle riserve.

    Le statistiche dicono infatti che nelle riserve indiane degli Stati Uniti, ad oggi, il tasso di criminalità è dall 2 alle 20 volte superiore che nel resto del Paese; un dato, ci si augura,

    destinato a cambiare.

    In Orissa, India, coesistono ben 63 etnie di popoli indigeni diverse, di cui alcune primitive.

    “Le tribù Bonda e Dongria Khond, ad esempio, vivono tuttora su remote aree montane,

    scendono a valle molto raramente. I loro costumi, le loro usanze si presentano incredibilmente intatti dopo migliaia di anni. L’impatto devastante con il “progresso” in questi casi va mediato

    e centellinato, le loro preziose culture vanno preservate così come i loro linguaggi peculiari.”

    L’Orissa è un territorio caratterizzato proprio da questa massiccia presenza di popoli indigeni;

    ma da pochi anni sono state messe a sfruttamento anche le numerose miniere di bauxite presenti.

    Non solo quindi le miniere minacciano -ed in alcuni casi hanno già devastato-le terre ancestrali di

    questi popoli, ma le multinazionali-Vedanta e Posco- oltre all’estrazione compiono in loco anche la

    lavorazione della bauxite, che causa un pesante inquinamento dell’aria e delle falde acquifere.

    E’ il caso di Niyamgiri. Attorno a Niyamgiri Hill, una collina sacra a tutti gli abitanti della zona,

    sorgono oltre 300 villaggi di tribù di Dongria Khond , Kutia e altri popoli indigeni.

    Oltre a casi di espropriazione illecita dei terreni, nei villaggi in pochi anni l’ambiente divenuto malsano

    ha generato molti casi di tumori della pelle, malattie polmonari, e malaria, con decessi e molte

    persone ammalate. C’è stata una moria di bestiame, le coltivazioni sono rovinate.

    Fieri e combattivi, gli abitanti di Niyamgiri non demordono e lottano strenuamente per difendere

    la loro terra, la loro vita. “Ho avuto modo di raccogliere molte testimonianze dalla gente

    semplice dei villaggi, che con un incredibile sorriso amaro mi ha raccontato di arresti, torture,

    soprusi, ricatti. In alcuni casi sospetti omicidi. Una forma più raffinata e sottile forse, ma molto simile a quella che ha portato gli indiani d’America ad essere quasi decimati.” dice la Milandri.

    “Mi hanno raccontato di come emissari di questa multinazionale, la Vedanta, vadano nei villaggi, offrendo alcolici, promettendo lavoro e nuove terre alla gente. Promesse mai mantenute. “

    Attorno allo stabilimento, che occupa 62 kmq ed è in espansione, un muro di cinta che ha tagliato

    villaggi, distrutto case, e fatto sì che i bambini di alcuni villaggi ora debbano compiere, per andare a

    scuola, 8 km a piedi ogni mattina anzichè 1 km. Ironicamente, sui muri dello stabilimento, immagini

    che inneggiano ad un futuro migliore per tutti.

    “Ho realizzato alcuni filmati di denuncia, con interviste ed appelli. Questa gente semplice ma

    fiera merita un aiuto. Il Governo indiano, che dà potere ai singoli Stati del Paese,

    non riesce a monitorare la situazione in mano ai politici locali.” All’inizio di luglio 2010

    il tempio sulla collina sacra è stato distrutto proprio per indebolire quella fede indomita dei popoli

    indigeni locali. Il 16 agosto 2010, il Comitato Saxena, preposto dal Governo indiano ad esaminare il caso, ha emesso un report dove denuncia la Vedanta per la violazione in Niyamgiri del Forest Rights Act, una legge che protegge i popoli indigeni proprio da questi abusi sulle loro terre.

    Un lume di speranza? Staremo a vedere. Come dice Kumti Majhi, a capo di una associazione di

    oltre 10.000 abitanti di Niyamgiri “Solo la diffusione della informazione ci può salvare”

    CHI E’ RAFFAELLA MILANDRI
    Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
    si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
    Sta portando avanti una campagna a difesa dei diritti umani dei popoli indigeni:

    boscimani, pigmei, adivasi, aborigeni australiani. Con interviste di denuncia anche scioccanti.

  • EUROPA e INDIA: il panorama politico internazionale sul tema della protezione dei dati


    Sono due tra le più grandi democrazie del mondo, ancorate al loro ricco passato e nello stesso tempo proiettate verso il futuro, unioni di stati che comprendono lingue, religioni e culture differenti. Europa ed India sono un esempio unico di storia e valori condivisi e non c’è da stupirsi che abbiano di recente trasformato la loro secolare relazione in una partnership privilegiata. Componenti essenziali della partnership euro-indiana sono i comuni obiettivi politici – combattere il terrorismo, risolvere i più gravi conflitti internazionali e regionali, cooperare contro la povertà e i disastri naturali – e un forte legame economico, che ha portato l’Unione Europea ad essere il più grande investitore straniero e il principale partner commerciale dell’India.
    Il 24 e 25 settembre 2009, il progetto europeo RISE (Rising pan-European and International Awareness on Biometrics and Security Ethics) promuove un evento di alto livello a New Delhi organizzato dal Data Security Council of India (DSCI), per affrontare temi come la sicurezza, la privacy e la protezione dei dati. Principale obiettivo dell’evento è quello di sostenere il dialogo internazionale tra i due paesi su queste delicate e tanto attuali tematiche.
    Negli ultimi anni l’India ha giocato un ruolo chiave nell’economia internazionale. L’outsourcing (letteralmente, esternalizzazione di alcune fasi del processo produttivo) è uno dei settori che hanno maggiormente contribuito alla grande crescita economica indiana. L’India rimane una delle destinazioni preferite delle società europee e statunitensi che fanno outsourcing, soprattutto nel settore dell’informatica. In linea con la crescita di questo mercato, sono tuttavia cresciute anche le preoccupazioni sulla sicurezza dell’enorme flusso internazionale di dati. La necessità di un accordo con il governo indiano sugli standard per la protezione dei dati e il rispetto della privacy sembra dunque essere di cruciale importanza al fine di sostenere lo sviluppo di uno dei principali settori dell’economia indiana.
    Ma la protezione dei dati non riguarda soltanto l’outsourcing. E’ di pochi giorni infatti la notizia che il governo indiano ha deciso di avviare il progetto UID (Unique Identification) che avrò lo scopo di assegnare ad ogni cittadino una Carta d’Identità Nazionale che, tra le altre informazioni personali, conterrà anche i suoi dati biometrici. Il progetto UID è uno dei maggiori programmi di identificazione collettiva mai organizzati, e vedrà coinvolti 1.2 miliardi di cittadini. “Per la prima volta avremo la possibilità di dare un’unica identità ai nostri cittadini. Avremo la possibilità di trasformare il nostro Paese”, sottolinea Nandan Nilekani, nominato dal governo a capo del progetto. Le carte di identificazione biometriche serviranno a dare un’identità sicura anche a chi oggi non esiste per lo Stato, e si spera possa essere uno strumento in più nelle mani del governo per la lotta contro la criminalità e il terrorismo. Tuttavia, molti mettono in guardia sulla grave minaccia che questo progetto potrebbe portare alla privacy e sicurezza di milioni di persone, visto la grande quantità di dati personali presenti in un unico e immenso database.
    L’evento organizzato dal Consorzio RISE si svolgerà presso l’HOTEL TAJ PALACE, New Delhi il 24 & 25 settembre 2009. Tra gli speakers, parteciperanno autorità europee, statunitensi e indiane e importanti esponenti del mondo accademico e dell’industria operanti nel settore delle tecnologie di identificazione e della protezione dei dati.

    Per maggiori informazioni, si prega di contattare:
    Silvia Venier [email protected]
    Segreteria del progetto RISE
    Centro per lo studio della Scienza, Società e Cittadinanza (CSSC) – Roma
    Nikhil Chachra [email protected]
    Organizzatore del Meeting di New Delhi
    Data Security Council of India (DSCI) – New Delhi

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    Il progetto RISE
    RISE (Rising pan-European and International Awareness on Biometrics and Security Ethics) è un progetto finanziato dall’Unione Europea con l’obiettivo di svolgere un’azione di supporto alle politiche europee esplicitamente dedicata alla biometria e alle tecnologie per la sicurezza. Il progetto, lanciato il 1 marzo 2009 e di durata triennale, segue le due precedenti iniziative (i due progetti BITE – www.biteproject.org – e HIDE – www.hideproject.eu ) che hanno dato il via al dialogo internazionale tra Europa e Stati Uniti su etica e biometria, culminato nelle due conferenze internazionali di Bruxelles nel 2005 e Washington nel 2006. RISE vuole continuare questo dialogo ed ampliarlo all’emergente continente asiatico, portando all’organizzazione della terza Conferenza Internazionale di Hong Kong nel gennaio 2010.
    Il progetto RISE vede coinvolti nove partner, tra università e centri di ricerca europei, statunitensi ed asiatici, coordinati dal Centro per lo studio della Scienza, Società e Cittadinanza (CSSC) di Roma.
    Per ulteriori informazioni, visitare il sito internet del progetto: www.riseproject.eu.

  • Crossing Borders al Fotocineclub Sambenedettese

    Raffaella Milandri Venerdì 23 gennaio 2009 alle 21,30 si terrà al Fotocineclub “Crossing borders”, proiezione di foto di Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa. Le foto saranno un interessante estratto di 4 reportages: Alaska, India, Nepal e Giappone. “Ogni foto è un’emozione, e da questi Paesi così diversi ho riportato sensazioni completamente diverse: la forza della Natura in Alaska, la condizione dell’uomo in India, l’influenza della politica in Nepal e la unicità della cultura giapponese Attraverso le foto , questo vuole essere un invito ad una empatia reale e profonda con questi popoli e Paesi così distanti da noi. ” Prosegue l’artista: ” Ho dovuto annullare il viaggio in Nagaland . La regione è considerata a rischio e non rilasciano i permessi necessari a viaggiatori soli e indipendenti” Figuriamoci ad una donna sola- hanno commentato spocchiosamente alcuni suoi corrispondenti indiani. “Sto valutando il Tibet, sto chiedendo i permessi necessari. Una amica, monaca tibetana , Kunsang, mi ha invitato nel suo monastero.” Raffaella Milandri Via N. Sauro 50 SBT Per comunicazioni e contatti 0735 760211/335 6126630 Email [email protected]

  • Mostra fotografica “Crossing borders: un emozionante cammino nell’India del XXI secolo” di Raffaella MilandriSala Consiliare San Benedetto del Tronto 8 novembre-13 dicembre 2008

    La mostra di Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa, è un emozionante cammino indagatore nella vita di strada, nei mercati e nei vicoli, che svela i mille volti dell’identità culturale e sociale dell’India del XXI secolo, in un rincorrersi di similitudini e dissonanze, contrasti e parallelismi con la ns. cultura . L’ARTISTA L’autrice, ex dirigente d’azienda, , di San Benedetto del Tronto, nei suoi viaggi ama mescolarsi fra la gente in un rapporto senza barriere, ama entrare nelle case, parlare con le famiglie. Le immagini dei reportage di Raffaella Milandri sono il frutto della sua curiosità e della sua voglia di indagare, confrontare e scoprire motivi di affinità ed integrazione tra diversi popoli, oltre a rappresentare la riproduzione visuale di intense emozioni che animano lo spirito di questa artista. Dice la viaggiatrice in solitaria: “Avverto nel mio viaggiare una urgenza dettata dalla globalizzazione galoppante, una premura nel riuscire ad identificare le differenze culturali prima che si annacquino fino a scomparire. Il cosiddetto “mondo occidentale” si è ormai eretto a modello di vita ideale anche in quei Paesi che hanno radici e tradizioni antichissime. Ho visto nel Kutch, regione dell’India, famiglie delle tribù Rabari e Jats, disfarsi di tradizionali e splendidi mobili in legno intarsiato, per far spazio a “moderni” scaffali in plastica. Ho visto abitazioni stupende nella loro precisa identità culturale rimpiazzate da squallidi prefabbricati che incarnano il modello “occidentale” . Non ho parole per descrivere il senso di impotenza e dolore che provo di fronte a questa “modernizzazione” e trovo nelle mie foto un modo per cristallizzare le differenze tra i vari popoli e le varie culture prima che esse vengano fagocitate dal “progresso”. Progresso oggi dovrebbe significare soprattutto istruzione pubblica, assistenza sanitaria per tutti, garanzia dei diritti dell’uomo, della donna e del bambino, ma viene spesso mistificato e confuso con il consumismo: possesso di televisore, cellulare, automobile e così via . L’INDIA E LE IMMAGINI L’India è il secondo paese più popoloso del pianeta ( un miliardo e cento milioni di abitanti ) dopo la Cina, e il settimo per estensione. Il 71% degli abitanti vive in zone rurali e un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà stabilita dai parametri delle Nazioni Unite . La religione dominante, l’induismo, è più un modo di vivere e di pensare che una religione organizzata e influisce tantissimo nella condotta serena e non-violenta di questo popolo, che tende ad accettare pacificamente la propria situazione economica e sociale, pur nella ferma determinazione a migliorare. Le immagini proposte vogliono indicare un percorso nella vita indiana suddiviso in sezioni. Le due sezioni principali sono: -CONDIZIONE FEMMINILE : donne in famiglia e al lavoro, nei cantieri o anche come spaccapietre. Le donne indiane vivono in una condizione di discriminazione : a parità di lavoro una donna percepisce un terzo del salario di un uomo. I lavori più pesanti, la costruzione di strade o di edifici o il lavoro nei campi, sono svolti in gran parte da donne. Col matrimonio la donna diventa “proprietà del marito” : accudisce la casa , i figli e il marito, e lavora per sostenere la famiglia economicamente. Da un rapporto di Amnesty International, si stima che in India il 45 % delle donne sposate subisce violenze fisiche e morali dai loro mariti. Contrariamente a quanto avviene nel resto del mondo, le donne in India rappresentano la minoranza della popolazione (48%). Ci sono 929 donne ogni 1000 uomini: effetto di una selezione spietata, praticata talvolta ancora prima della nascita. L’infanticidio delle figlie femmine è una pratica ancora tristemente diffusa in molte aree rurali dell’India : nelle famiglie povere, la nascita di una femmina significa una bocca da sfamare e una dote da pagare alla famiglia del futuro marito. Secondo studi dell’Unicef, ogni anno nascono 15 milioni di bambine: 5 milioni di queste non vivono oltre i 15 anni. Quaranta donne su 100 non raggiungono alcun grado di istruzione; la presenza femminile nell’università è solo del 5%. Dice Raffaella Milandri: “ Capita sovente che, nel mio girovagare nelle città indiane, alcune giovani donne mi stringano la mano, all’occidentale: per loro questo è un gesto e un simbolo di conquista e di emancipazione, Nei loro sguardi leggo la voglia di superare l’abisso che tuttora le separa da noi donne occidentali. “ -CONDIZIONE MINORILE : uno spaccato sulle condizioni di lavoro minorile, triste consuetudine che stampa rassegnazione sui volti di questi bambini. L’India possiede il triste primato di essere la nazione col maggior numero di bambini lavoratori nel mondo. Secondo un rapporto Unicef del 1996, il numero di bambini lavoratori in India potrebbe attestarsi intorno ai 100 milioni , che si dedicano a ogni tipo di produzione : piantagioni, concerie, cave, miniere, laboratori tessili e di giocattoli, fornaci, edilizia, commercio, lavoro domestico e selezione dei rifiuti. Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), attualmente sarebbero almeno 352 milioni i minori economicamente attivi nel mondo, di cui 246 milioni sfruttati. Di questi, 186 milioni hanno tra i 5 ed i 14 anni. Si stima che in India 40 milioni di persone, di cui almeno 15 milioni di bambini, siano sfruttate economicamente in stato di schiavitù. Il termine “Bonded labor” si riferisce, appunto, all’impiego di una persona in stato di schiavitù per ripagare un debito. A causa degli alti interessi applicati e dei salari incredibilmente bassi, è praticamente impossibile ripagare il debito. La schiavitù per debiti si trasmette così ai figli, di generazione in generazione.