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  • “Realtà diversificate”: dal 7 al 14 giugno, sei artisti si incontrano a Palazzo Margutta

    Roma, 27 maggio 2014 – Un confronto fra autori che utilizzano linguaggi diversi e pubblico per riflettere insieme su alcuni aspetti significativi delle varie tendenze artistiche, mettendo in luce le modalità con le quali ciascuno di essi esprime sé stesso e il proprio talento, esorcizza le proprie paure e racconta la propria visione del mondo, comunicando allo spettatore le emozioni che lo invadono.

    Questo il fil-rouge attraverso il quale si sviluppa la collettiva “Realtà diversificate”, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’Arte” e in programma nella storica sede di Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) da sabato 7 a sabato 14 giugno prossimi (ingresso gratuito).

    Sei i pittori che, con i propri lavori, prenderanno parte a questo piacevole scambio artistico: Giuseppe D’Alessandro, Herbert D’Ambrosio, Daniele Frenguellotti, Enzo Lauretti, Carla Romani, Silvia Scandariato. A selezionare ciascuno di loro, ognuno caratterizzato da un proprio stile, una tecnica differente e una diversa estrazione socio-culturale, il Maestro Elvino Echeoni e Remo Panacchia, soci fondatori de “Il Mondo dell’Arte”, che, da anni, propone nella sede espositiva di Via Margutta artisti professionisti, Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo.

    La mostra, che è uno degli incontri fissi nel calendario della nota galleria romana, punta – oltre che a sviluppare come sempre la capacità critica dello spettatore, indispensabile per consentirgli di riconoscere le peculiarità di ciascun pittore e apprezzarne le differenze – anche ad azzerare qualsiasi “distanza” tra il pubblico e i Maestri in esposizione fino a creare un legame tra loro.

    Così – raccolte in questa preziosa collettiva – trovano il proprio spazio tele caratterizzate da un linguaggio forte e da una vitalità espressiva unica che sono testimonianza della realtà circostante ma anche il segno incisivo e fiero del mondo interiore che anima e ispira l’artista. Una a fianco all’altra, differenti eppure perfettamente amalgamate tra di loro, esse generano nello spettatore emozioni intense che si collocano talvolta a metà strada tra suggestioni oniriche e colorati tuffi nella memoria sempre capaci di dar vita a composizioni armoniche e di testimoniare come l’arte non rimanga statica ma conosca evoluzioni continue e sia capace di rappresentare realtà differenti e diversi modi di approcciare ad essa.

    “Tutti gli autori coinvolti nell’esposizione – ha detto il Maestro Elvino Echeoni, Presidente dell’Associazione Margutta Arte e direttore artistico della società Il Mondo dell’Arte – affrontano temi diversi e presentano tecniche originali e generi differenti: si va dall’arte astratta e polimaterica a quella figurativa e minimalista passando per un surrealismo fiabesco immerso in un mondo poetico incantevole, nutrito di una magia sospesa dove è possibile volare sulle ali della fantasia”.

    “In quest’esposizione – ha tenuto a precisare il gallerista Remo Panacchia – abbiamo cercato di mettere in evidenza le differenze stilistiche e tematiche di artisti, di provenienza, non soltanto formativa e culturale, assolutamente diversa. Così facendo siamo riusciti, a mio avviso, a presentare visioni differenti della realtà da cui prendono forma lavori che, seppur eterogenei, sono ugualmente coinvolgenti”.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 7 giugno 2014 dalle 18.30 alle 22.00.

    Giuseppe D’Alessandro: leccese di nascita, si diploma all’Istituto Statale d’Arte Giuseppe Pellegrino e si abilita a Cagliari in Disegno e Storia dell’Arte. Autorevole testimone e interprete del mondo che lo circonda e della gente del Salento, partecipa attivamente alla vita artistica della sua regione ricevendo importanti riconoscimenti, tra cui il primo premio al concorso internazionale di pittura presso il palazzo del turismo a Milano nel 1975. Nel 1980 realizza un grande pannello decorativo, in rame sbalzato, che campeggia all’ingresso della scuola media 4° nucleo di Lecce e un’opera di pittura presente presso la scuola media 3° nucleo della stessa città. La sua attività d’artista si snoda attraverso mezzo secolo, i suoi temi, ispirati alla gente e al paesaggio del Salento, sono realizzati attraverso l’inusuale e difficile tecnica della “pirografia”.

    Herbert D’Ambrosio: romano di nascita e umbro di adozione, classe 1955, da giovanissimo manifesta una predisposizione per l’arte e frequenta la fonderia dello zio, maestro nella lavorazione del bronzo. Lì impara a modellare e a creare dal nulla, incontra artisti provenienti da tutto il mondo e affina quella sensibilità che è patrimonio necessario a ogni artista e di cui peraltro è già particolarmente dotato. Sarà questa la scelta che condizionerà il suo futuro. Frequenta il liceo artistico, la scuola di figura e di scultura. Da quel momento il suo percorso è in continuo crescendo e le sue opere vengono attualmente apprezzate, oltre che in Italia, anche in Europa, Giappone e negli Stati Uniti.

    Dicono di lui: “Nelle sue tele il trionfo dei colori regna sovrano, in un universo nel quale la finezza miniaturistica dona un vero e profondo vigore all’immaginazione. La produzione artistica di D’Ambrosio riesce a trasmettere emozioni e sentimenti perduti nel tempo, creando un ponte ideale tra il mondo reale ed il mondo magico della fantasia. Un collegamento, quindi, spontaneo, fortemente concentrato sulla forza del sogno, dell’immaginazione, del tutto affrancato da orpelli o sovrastrutture che avrebbero disturbato l’autenticità della poesia”. (Anna Maria Tarantino)

    Daniele Frenguellotti: perugino, classe 1974, dopo aver frequentato un corso sulla decorazione di interni e aver lavorato per anni privatamente come decoratore con la tecnica del “trompe l’oeil”, si specializza nella rappresentazione della pittura su tela con colori a olio e acrilici. Successivamente si concentra sulla riproduzione della realtà che lo circonda, riportando su tela ambienti lacustri, distese di girasoli, algidi paesaggi, tramonti su laghi e altre immagini della sua terra. In seguito denuda la realtà quotidiana, dedicandosi a un mondo fatto di simboli, uno tra tutti la maschera, rappresentata come una forza che prende il sopravvento sull’essere umano e che, in una società dove è sempre più difficile mostrarsi per ciò che si è rispetto a ciò che ci viene richiesto di essere, diventa un elemento necessario. Ha effettuato diverse mostre pittoriche personali e collettive a Todi, Gubbio, Assisi, Castiglione del lago, Perugia e Roma, città nella quale vive e dove continua a lavorare.

    Enzo Lauretti: romano, classe 1942, ancora giovanissimo, dopo interessi e studi sulla pittura metafisica e informale polimaterica, comincia negli anni ’70 una produzione in opere in ferro per collettive romane. In contemporanea inizia a operare nel campo dell’antiquariato, ambito che lo porta a esporre in tutta Italia. Con l’occasione comincia a presentare alcune opere che, in questi ultimi anni, hanno ottenuto un ampio riscontro. Nella piena maturità il suo impeto creativo si indirizza verso le istallazioni polimateriche, a lui istintivamente più congeniali sia per lo slancio verso l’arte contemporanea che per il suo naturale desiderio di mettersi in discussione e sperimentare.

    Carla Romani: nasce a Perugia, dove vive e lavora. Dopo la laurea in materie letterarie con indirizzo storico artistico all’Università degli Studi di Perugia, ha conseguito il Master in Conservazione dei Beni Culturali e dell’Ambiente presso la Lumsa di Roma. Attualmente lavora presso la Fondazione Perugiassisi 2019, istituita per la candidatura di Perugia con i luoghi di Francesco d’Assisi e l’Umbria a Capitale Europea della Cultura 2019. Dal 1982 ha allestito numerose mostre personali e partecipato a varie esposizioni collettive sia in Italia che all’estero, ottenendo ampi consensi da pubblico e critica. Dal 2010 ha allestito uno spazio espositivo permanente presso lo studio di Civitella d’Arna. Raffinata, elegante, capace di regalare con le proprie immagini sensazioni fortissime, l’artista gioca con la tavolozza trasfigurando i propri sogni, espressi e impressi sulla tela in un trionfo di caldi colori che rappresentano la sua anima e la sua voglia di vivere.

    Silvia Scandariato: romana, una laurea in Farmacia, è nipote d’arte grazie al legame con la soprano Angela Rositani. Autodidatta, entra nel mondo artistico nel 2002, esponendo circa trenta quadri che, realizzati a china nera o colorata su carta con l’ausilio di un pennino, suscitano particolare interesse nel pubblico. Negli anni, attraverso diverse sperimentazioni, cambia tecnica e dimensione dei quadri. Oggi lavora su tela e con il colore acrilico. Ama i colori accesi e decisi, volti a un’astrazione che dilatandosi riempie lo spazio: dal rosso al giallo, dal bianco al nero, dal verde al blu. Le sue tele, ricche di sentimento ed emozioni, ritraggono, oltre a soggetti differenti, la natura, continuamente rielaborata e trasformata così da ottenere immagini delicate e decise che lasciano il segno nell’osservatore. In alcuni casi, utilizza anche materiali particolari: bottoni, cerniere lampo, cannucce. Capace di centellinare le tinte con un gusto tutto femminile, è un’artista raffinata che non accetta sbavature e dipinge grazie alla solarità dei colori un mondo di gentilezza. Le sue superfici raccontano poeticamente favole di sogno lontane dalle tragiche vicende che ne scandiscono la quotidianità, filtrandole in un’anima che sa trarne il nettare della gioia di vivere illuminata da quella catarsi che ne deve costituire il succo. Ha al suo attivo diverse esposizioni sia in Italia che all’estero (Bulgaria,Germania e Stati Uniti).

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra collettiva degli artisti: Giuseppe D’Alessandro, Herbert D’Ambrosio, Daniele Frenguellotti, Enzo Lauretti, Carla Romani, Silvia Scandariato.

    Vernissage cocktail sabato 7 giugno 2014, ore 18.30 – 22.00.

    La mostra si protrarrà fino al 14 giugno 2014: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (domenica pomeriggio aperto – lunedì mattina chiuso).

  • Dal 15 al 22 marzo, a Palazzo Margutta, un’antologica rende omaggio a Dino Piazza, esponente di spicco della “Scuola romana”

    Roma, 6 marzo 2014 – Dal 15 al 22 marzo, la Galleria “Il Mondo dell’Arte” ospita a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) una mostra antologica dal titolo “Disegni e pitture di Dino Piazza. 1940 – 1953” dedicata a Dino Piazza (1899-1953), personalità artistica tanto eccezionale quanto affascinante, dotata di una straordinaria capacità tecnica, ma soprattutto “narratore dal temperamento avventuroso, curioso e, allo stesso tempo, incontentabile”, come ricorda Ugo Moretti, che di lui dice “è il più stupefacente risultato di una serie di incroci, innesti e contaminazioni, il più curioso prodotto di una selezione eclettica che si possa trovare nei dintorni di Villa Strohl-Fern”.

    Capace di avvicinarsi alle cose e alle persone con la partecipazione affettuosa della loro realtà e, allo stesso tempo, con la lucidità fatale di un clinico, Piazza è dotato di una curiosità intellettuale e di un’autentica vocazione pittorica sulla quale lasciano traccia l’arte di Matisse, Van Gogh ma anche Picasso, Morandi, Cacciagrossi e il Monachesi del periodo più fauve e che va oltre la tela, trovando sfogo nell’apertura verso linguaggi diversi: nelle tempere, che riverberano il mondo perduto di Cezanne e di Proust, come nell’acquarello; nel disegno a china come nella fotografia.

    Artista estremamente eclettico, questo pittore geniale e sensibile sembra trarre spunto da un’infinita varietà di tematiche per arrivare alla creazione di uno stile personale e originale che esce dagli schemi tradizionali. Capace di scandagliare senza remore né timori l’animo umano, che diventa protagonista assoluto del suo percorso, Dino Piazza realizza una pittura che è, allo stesso tempo, narrazione di un’indagine paziente ed elaborata e risultato di una ricerca artistica millimetrata e ricca di sperimentazioni che parte dallo schizzo e dal disegno per arrivare all’acquerello, al ritratto, al paesaggio, alle forme astratte.

    Ora decorativo, ora lirico, ora viaggiatore nel mondo delle sensazioni, ora ironico, egli anatomizza la realtà travalicandone i limiti oggettivi: non si limita, infatti, a fissare materialmente sulla tela l’attimo compositivo, ma lo fa diventare testimonianza di come la vita possa assumere significati essenziali se misurata e valutata nei suoi contenuti interiori.

    A curare l’esposizione, che ripercorre i tre periodi pittorici dell’artista, così come le tre fasi significative della sua vita e della sua opera, il Maestro Elvino Echeoni e Remo Panacchia, soci fondatori de “Il Mondo dell’Arte”, che da anni propone, nella sede espositiva di Via Margutta, Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo. L’allestimento della mostra è stato, invece, curato dal gallerista Adriano Chiusuri.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 15 marzo 2014 dalle 18.30 alle 21.30.

    Nell’esposizione con la quale la famiglia ha scelto di rendergli omaggio un’ampia raccolta di opere pittoriche caratterizzate dal senso del colore, reso ancora più acuto dai toni discreti della sua tavolozza, da un’originale ed elegante immaginazione della forma, dal potere di evocare e aprire nel piano dello spazio trasparenze e profondità. Tutti elementi, questi, che contribuiscono a rendere oggi l’opera di Piazza ancora viva, fremente e capace di conservare il proprio slancio e la propria intenzione. Realizzati con tecniche diverse e spesso miste, compresi oli su tela, disegni a china, bozzetti e acquerelli che ritraggono composizioni figurative e floreali, ritratti o semplici figure isolate, che siano mendicanti, zingari, baiadere o arlecchini, questi lavori offrono al pubblico la possibilità di ammirare uno spaccato importante della vasta e ricca attività di quest’esponente di spicco della scuola romana generando un percorso che dagli esordi arriva fino alla piena maturità artistica e testimonia la crescita stilistica del pittore.

    Figlio di famiglia mista, padre ebreo e madre cattolica, David Italo Piazza nasce a Roma nel 1899. Le possibilità economiche dei genitori gli consentono di studiare e di laurearsi, dopo la conclusione degli eventi bellici, in ingegneria edile. Nella guerra del 1915-1918 milita nell’arma degli Alpini: dell’esperienza riporterà toccante testimonianza in un esteso diario di guerra, sua unica opera letteraria, che ne preannuncia la personalità pittorica. Dopo la laurea e il matrimonio con Natalina Luzi, da cui nasce la figlia Elena, si trasferisce a Milano e lì esercita fino al 1924 la professione di ingegnere edile. Rientra nella Roma neorealista dell’immediato dopoguerra e la sua casa diventa meta di molti artisti e intellettuali: i pittori Savelli, Avenali, Minei e Guttuso, gli scultori Daini, Petrone, Peikof, i letterati Moravia, Flaiano, Moretti, Silvana Giorgetti, il poeta Lorenzo Ercole Lanza di Trabia, la critica d’arte Lorenza Trucchi, i giornalisti Jolena Baldini (Berenice), Antonio Bonavita, i cineasti Roberto Rossellini, lattrice Ione Salinas e il marito Antonio Musu, produttore. Intanto, a partire dagli anni ’30, si dedica alla fotografia, che gli permette una ricerca appassionata e indagatrice della realtà. Questi scatti, quadri già di per sé, colpiranno l’amico pittore Marino Mazzacurati, che, intuendone le grandi capacità e la sottile sensibilità, incoraggerà Piazza, assieme ad altri artisti amici, tra cui lo scultore ungherese Amerigo Tot, a dedicarsi alla pittura. Pur sopperendo al padre nell’attività di famiglia, Piazza inizia a dipingere assiduamente e segue con attenzione la pittura italiana e straniera contemporanea, lasciandosi ispirare, fra gli altri, da Van Gogh, di cui lo attrae la forza del colore, Matisse, che influenza soprattutto i suoi ritratti a olio, Gauguin, Cézanne, Modigliani, Klee, Kandisky e Marc. A segnare simbolicamente il debutto pittorico sarà un suo autoritratto del 1939 a cui seguiranno altri ritratti: in questi l’espressione interna della personalità viene delineata attraverso varie sperimentazioni stilistiche e tecniche ed è forte l’influsso e la fascinazione di grandi maestri del passato. Nel 1941 Dino Piazza partecipa a una collettiva a Viareggio. In questa fase la ricerca è indirizzata alla rappresentazione di figure, spesso donne, o interni in cui spicca l’influenza cezanniana. Immediatamente dopo iniziano lo studio e la rappresentazione del nudo femminile. Emerge così la figura della “donna-fiore” o della “baiadera” a cui darà evoluzione nel corso della sua pittura, mentre oggetti e forme perdono peso rimanendo sospesi in uno spazio etereo. La svolta astratta, verso il 1948, l’artista la compie come necessità di proseguimento e continuazione rispetto al suo cammino stilistico. L’uso dei toni freddi, dei colori “lunari” accentuano il carattere metafisico, irreale dei soggetti presenti nelle sue tele, e la narrazione prosegue su un terreno che reinventa la realtà ma che non ne è via di fuga. Tra il 1948 e il 1953, anno della sua morte, Piazza partecipa a poche esposizioni pubbliche (la personale alla galleria La Margherita del 1948 e due quadriennali, quella del 1948 e quella del 1951), ma lavora intensamente e verifica i sistemi espressivi tradizionali e d’avanguardia saggiati in funzione del rapporto con la cruda realtà con cui aveva dovuto confrontarsi all’indomani del secondo conflitto mondiale. Incoraggiate dai giudizi espressi a seguito di una personale postuma, moglie e figlia decidono di far conoscere meglio la sua arte. Nel 1969 la giuria della Quinta Biennale dell’Umorismo nell’Arte, al termine di una mostra rievocativa, assegna all’artista un diploma d’onore e una medaglia d’oro alla memoria evidenziando, come aveva già notato anche Mario Rivosecchi, la presenza nella sua pittura di una forte vena umoristica che gli consentiva di relazionarsi con gli altri e con le vicende che lo circondavano e lo rendeva libero di esprimere quello che sentiva o ironizzare su sistemi borghesi troppo rigidi.

    Dell’artista rimangono fra le 250 e le 300 opere, alcune delle quali conservate in collezioni pubbliche.

    Di lui hanno detto: “Sulle tele di quest’uomo è passata, lasciando tracce evidenti e non taciute, anzi coraggiosamente denunciate, l’arte rivoluzionaria di Matisse e di Van Gogh: ma i risultati si avvicinano piuttosto (volendo scegliere tra i nostri pittori) ai quadri di Monachesi del periodo più “fauve” e di questi hanno la violenza coloristica, il distacco dalla preoccupazione formale, la pennellata intera, e decisa; ma insieme si differenziano da quella maniera per una certa ironia mondana che lo spinge a far sorridere le sue modelle emerse dalle matasse dei colori puri come indicazioni allusive e caricaturali. Anche i rari paesaggi, tracciati con voluto fare sprezzante, sembrano frammenti d’un mondo goduto in fretta, portati via dalla velocità della vita moderna. Mondo non ancora risolto in un gusto personale, nella preoccupazione di aggiornarsi troppo rapidamente lasciando indietro, senza avvedersene, una propria visione”. (Valerio Mariani)

    “Figuratevi un personaggio di Strindberg che sia stato a scuola da un fachiro, ambientatelo in un grattacielo di vetro, nutritelo di Heine e di Voltaire, laureatelo in ingegneria e fatelo soffrire perennemente di ulcera duodenale. Avete nella sua complessità il pittore Dino Piazza. Che è il più stupefacente risultato di una serie di incroci, innesti e contaminazioni, il più curioso prodotto di una selezione eclettica che si possa trovare nei dintorni di Villa Strohl-Fern. Alto, magro, astenico, con un volto da protagonista segnato da migliaia di pensieri, sorrisi ed amarezze. Elegante nel gestire clownesco, col passo pesante di Atlante che regge il mondo sul groppone. Si diverte a vedersi vivere, a veder vivere gli altri, ma nessuno conosce la sua vita, quella che è sotto le rughe, dietro i suoi piccoli occhi di elefante in sofferenza. Forse i suoi quadri lo conoscono meglio, le sue tempere che riverberano il mondo perduto di Cezanne e di Proust, il mondo della sua infanzia. Forse Piazza è morto da bambino, ma nessuno se ne è accorto e lui ha continuato a camminare, a dipingere, a sorridere. Il sorriso di Piazza è una cosa crudele, iperborea. Con quel sorriso egli domina la giungla dei fatti e dei drammi umani come un pachiderma ironico, un Tabù. E i suoi quadri sorridono nella stessa maniera.” (Ugo Moretti)

    “Il travaglio creativo di Dino Piazza non si limita a fissare materialmente sulla tela l’occasione di un attimo meramente compositivo, ma va oltre, sino a diventare testimonianza di come la vita possa assumere essenziale significato se misurata e valutata nei suoi contenuti interiori. E l’arte è tale quando travalica i limiti crudamente oggettivi, quando scandaglia, anatomizza la realtà per tradursi in una nuova realtà o meglio in una realtà riscoperta. Proprio in questo senso ha operato Dino Piazza: scoprendo, attraverso i suoi registri cromatici, l’illeggibilità di una consistenza oggettiva e ricavando da un’apparente squallida rappresentazione i motivi di un’elevata poeticità e gli elementi di un dramma consumato nel più frenato dolore. E se qualche volta egli è sceso all’ironia, ha lasciato sempre affiorare le sottili venature della tristezza quasi a conservare una sua spirituale e sofferta partecipazione alla vita. Negli impasti regolati dai toni discreti della sua tavolozza (dove peraltro le accensioni bruciano pur sempre in una controllata castigatezza), Dino Piazza è riuscito a materializzare la profondità dei sentimenti umani in un’orchestrazione vibrata e conclusiva, mirando al valore assoluto della forma nella quale il gesto pittorico si è mantenuto vivo e durevole anche per quel contenuto di illimitata essenziale disperata umanità. Nell’operare di Dino Piazza non esistono, direi, fratture né contrasti perché gli sviluppi ascendono per gradi e arrivano pienamente a una salda coerenza stilistica. Gli assunti formali si orientano decisamente verso un’estetica espressionistica, ma ridimensionata in vibrazioni più pensate, controllate – non marcate e angosciose, quindi – miranti comunque a risolvere una condizione spirituale secondo stabilite intenzioni e concetti lungamente maturati. Sugli esempi anche della cultura francese tardo-impressionistica, Dino Piazza affina il suo temperamento, tenendo presente la «purificata e essenziale poetica di Matisse», ma non disdegna di guardare a Modigliani: questi continui ripensamenti, curati in un clima di calibrata osservazione, corroborano la sua sensibilità. La sua singolarità creativa, ricca di emozioni fin troppo spontanee che pare nascano da un suggerimento naif, esce invece da un rigore mentale, oltre che dal cuore, si fa sostanza pittorica e vive naturalmente, senza supporti tecnicistici; e la ricerca è millimetrata, quasi inavvertibile; il respiro, sempre ampio. Così è nata la pittura di Dino Piazza; nei fermenti più vitali di una civiltà pittorica particolarmente europea, coi propositi di un linguaggio soprattutto aderente agli stimoli urgenti di una ricerca non soltanto legata ai valori della pittura.” (Carlo Giacomozzi)

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra personale: Mostra antologica di Dino Piazza

    Vernissage cocktail sabato 15 marzo 2014, ore 18.30 – 21.30.

    La mostra si protrarrà fino al 22 marzo 2014: dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (aperto domenica pomeriggio – chiuso lunedì mattina).

  • “Atmosfere contemporanee”: dal 15 al 22 febbraio, a Palazzo Margutta, sei artisti si raccontano

    Roma, 4 febbraio 2014 – Da sabato 15 febbraio Il Mondo dell’Arte presenta nella storica sede di Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) la mostra dal titolo “Atmosfere contemporanee”, in programma fino al 22 febbraio prossimo (ingresso gratuito).

    Esprimere sé stesso e il proprio talento, raccontare la propria visione del mondo e condividere con il pubblico le proprie emozioni attraverso l’utilizzo di tecniche e tematiche differenti, linguaggi unici e diversi tra loro ma capaci di riprodurre un’atmosfera che, agli occhi dello spettatore, assume comunque una valenza contemporanea. E’ questo il fil-rouge che anima il piacevole scambio artistico al quale prendono parte con i propri lavori sei artisti: Cristina Basso, Arianna Cox, Giancarlo de Gennaro, Angelo Fois, Laura Piccininni e Roberto Salvatori.

    La mostra – che è uno degli appuntamenti più attesi nel calendario della nota galleria romana – punta, oltre che a sviluppare come sempre la capacità critica dello spettatore, indispensabile per consentirgli di riconoscere le peculiarità di ciascun artista e apprezzarne le differenze, anche ad azzerare qualsiasi “distanza” tra pubblico e i pittori in esposizione fino a creare un ponte tra questi due soggetti.

    Una a fianco all’altra, differenti eppure perfettamente amalgamate tra di loro, trovano così spazio tele, dai colori molti intensi o decisamente più tenui ma sempre caratterizzate da un linguaggio forte e da una vitalità espressiva unica, che generano in chi le osserva emozioni uniche, talvolta a metà strada tra suggestioni oniriche e colorati tuffi nella memoria ma comunque capaci di dar vita a composizioni armoniche che evocano un vigore espressivo di grande suggestione e spingono lo spettatore in un interminabile viaggio all’interno dell’animo umano.

    A selezionare i pittori e organizzare l’esposizione il Maestro Elvino Echeoni e Remo Panacchia, soci fondatori de “Il Mondo dell’Arte”, che, da anni, propone nella sede espositiva di Via Margutta Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo.

    “Assolutamente diversi i generi in mostra: dall’arte iperrealista e astratta a quella che ripropone un surrealismo fiabesco, in cui l’uso del colore, talvolta forte, riesce ad accendere l’immaginazione dell’osservatore, o ancora un mondo poetico nutrito di una magia sospesa in uno spazio quotidiano familiare e privato”, ha detto il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico de Il Mondo dell’Arte e Presidente dell’Associazione Margutta Arte.

    “In quest’esposizione – ha poi precisato il gallerista Remo Panacchia – abbiamo cercato di mettere in evidenza le differenze stilistiche e tematiche di artisti, di provenienza, non soltanto formativa e culturale, assolutamente diversa. Così facendo siamo riusciti, a mio avviso, a presentare visioni differenti della realtà da cui prendono forma lavori che, seppur eterogenei, sono ugualmente coinvolgenti”.

    L’allestimento della mostra è stata curata dal gallerista Adriano Chiusuri. L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 15 febbraio 2014 dalle 18.30 alle 22.00.

    Cristina Basso: nasce a Savona nel 1960. Appassionata di pittura e poesia fin da bambina, nel 1981 apre a Celle Ligure (Sv) un laboratorio di artigianato artistico, che si occupa della lavorazione della ceramica e del vetro a mosaico e fuso. Con il laboratorio prende parte a numerose mostre in località diverse tra cui Savona, Genova, Firenze, Milano e Lugano. Alcuni suoi pezzi sono presenti in collezioni in Italia, Francia, Svizzera, America e Africa. Da alcuni anni si dedica esclusivamente alla pittura, soprattutto a olio, e alla poesia. Attualmente vive a Roma.

    Arianna Cox: nasce a Parma nel 1975. Studia disegno e pittura affiancata anche dallo zio materno, pittore professionista, il cui studio diventa per lei il più bel parco giochi che possa esistere. Questo vivere l’arte nel quotidiano fin dai primi anni di vita, la rende ricettiva e affascinata da ogni sua forma, a cominciare dalla scrittura, suo primo amore. La passione per la pittura arde sotto le braci di innumerevoli sperimentazioni. E’ proprio la morte dello zio a restituirle vivi i ricordi d’infanzia e a portarla a reinterpretare se stessa nella sola dimensione che meglio la rivela. Di sé dice: “L’Arte è una grande maestra di vita e io, come l’Apprendista Stregone, continuerò a sperimentare, sbagliare, capire”.

    Giancarlo de Gennaro: atleta prima, tecnico e dirigente sportivo poi, ha scoperto, nel tempo libero, fra gli altri, anche il piacere della matita e della china. Di una buona manualità nell’uso della prima si era reso conto già ai tempi del liceo scientifico, mentre la passione per la seconda l’ha scoperta attraverso i lavori di Remo Sagnotti, conosciuto personalmente e frequentato nel retrobottega del negozio di cornici che gestiva con i figli. Proprio da lui ha appreso, ventenne, l’arte della china e di lui si sente, avendone carpito direttamente i segreti, il successore. Attratto dal gioco delle ombre e delle luci, oltre che dall’impatto di queste sulle superfici, è affascinato anche da ciò che la matita può realizzare senza l’ausilio del colore. I suoi lavori pur nella loro specificità possono essere inseriti nel filone dell’iperrealismo, un genere di pittura basato sulla riproduzione di un soggetto fotografico.

    Angelo Fois: sardo, fin da bambino avverte la passione per l’arte e inizia a lavorare la creta e a tracciare i primi schizzi. A 16 anni si trasferisce a Roma, città che accresce ulteriormente la sua attività espressiva e la passione per i pennelli, che non abbandonerà neanche quando sarà chiamato ad assolvere agli obblighi militari legati alle vicende belliche in Spagna e Albania. Nel 1945 rispolvera la passione per la scultura e più tardi ricomincia a dipingere con costanza ed espone per la prima volta. Negli anni ’50 aderisce all’Associazione Artistica Internazionale. Frequenta poi l’Accademia di Belle Arti, perfeziona il suo sviluppo culturale in stretto contatto con gli artisti della “Scuola Romana” e ne coglie le peculiarità, in particolare il Tonalismo. Solidamente inserito nella cultura contemporanea, dai suoi dipinti emerge un personale mondo poetico nutrito di una magia sospesa in un’area quotidiana familiare e privata. Espone in diverse gallerie e sedi espositive non solo romane. Autore di talento, imposta la sua esistenza sulla costante ricerca della qualità e mai dal protagonismo o dal clamore del momento. Dagli anni ’60 in poi la pennellata di Fois si fa più vigorosa e tende a una sintesi plastica non estranea alla suggestione dell’informale. Riceve nel tempo diversi riconoscimenti ufficiali. Il suo nome è citato nei cataloghi generali di importanti collezioni pubbliche e private. Alcune sue opere sono custodite in spazi museali in Italia e all’estero.

    Laura Piccininni: nata a Molfetta (BA) nel 1964, si diploma in Scenografia all‘Accademia delle Belle Arti di Bari. Inizia a esporre dal 2007 in personali e collettive (a Molfetta, Giovinazzo, Genzano di Roma, Nemi, Marino, Roma, Milano e in Brasile, a Olinda). Autonomamente porta avanti una personale ricerca artistico-pittorica, sperimentando diverse tecniche: dall’acrilico all’olio e al collage su vari substrati (tela o corteccia d’albero), realizzando attraverso l’uso del colore il contatto emotivo con la realtà. Attualmente vive a Genzano di Roma e insegna Arte e Immagine. E’ stata inserita nell’annuario artisti contemporanei Il punto Arte 2009-2010-2011, nel catalogo on-line dell’Enciclopedia d’Arte Italiana 2010-2011.

    Roberto Salvatori: romano, classe 1962, vive e lavora nella capitale. Ha diverse passioni: dalla lettura allo sport, ma da sempre è affascinato dalla pittura, tanto che nel 2005 inizia la sua carriera da autodidatta. La necessità di esprimersi lo porta, attraverso un percorso in continua evoluzione, a seguire sia il filone della ritrattistica (con tecnica a olio), sia quello della paesaggistica (sempre con tecnica a olio) per finire con una più recente incursione nell’astrattismo per il quale utilizza colori acrilici con tecnica mista. Il suo carattere introspettivo gli fa prediligere volti offuscati dalla malinconia, dal ricordo, forse dal rimpianto. Ciò che più lo appassiona è il riuscire a catturare l’espressione di chi è intento a guardare qualcosa di impreciso, quel punto lontano che è poi, nella realtà, un frammento importante della propria vita. La stessa inquietudine traspare nei suoi paesaggi, uggiosi e malinconici, che non rappresenta in maniera fotografica ma dando voce, attraverso le cose, al suo personale stato d’animo. Nell’astratto ama catturare, utilizzando una tecnica mista, i colori della natura come l’acqua, il cielo, lo spazio, reinterpretandoli completamente.

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra collettiva degli artisti: Cristina Basso, Arianna Cox, Giancarlo de Gennaro, Angelo Fois, Laura Piccininni e Roberto Salvatori.

    Vernissage cocktail sabato 15 febbraio 2014, ore 18.30 – 22.00.

    La mostra si protrarrà fino al 22 febbraio 2014: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (domenica pomeriggio aperto – lunedì mattina chiuso).

  • A venti anni dalla scomparsa, il mondo dell’arte rende omaggio a Novella Parigini con una mostra e altre iniziative dal 21 novembre a Palazzo Margutta

    Roma, 21 novembre 2013 – Da giovedì 21 novembre la Galleria “Il Mondo dell’Arte” ospita, in occasione dei venti anni dalla sua scomparsa, una retrospettiva dal titolo “Novella Parigini. Un mito preannunciato” e una serie di iniziative dedicate all’artista che ha segnato con la sua pittura la storia dell’arte contemporanea, rappresentando il secolo passato, ed è stata il simbolo della Dolce Vita.

    L’esposizione – a ingresso libero e in programma a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) fino al 30 novembre – racconta, attraverso un’ampia raccolta di opere realizzate durante una lunga esperienza artistica, la pittrice e permette di conoscere il costume e la cultura degli anni ‘50 e ’60 attraverso un intreccio quasi surreale tra i maggiori protagonisti di quei tempi.

    Accanto ai quadri di dimensioni diverse, sui quali campeggiano figure androgine e creature surreali a metà tra la donna e il gatto, ma anche paesaggi sognanti dalla natura lussureggiante e dolcissime Madonne velate, un video-testimonianza, in cui l’artista racconta sé stessa, la propria vita e il proprio pensiero, e una serie di gigantografie che riproducono alcune testate dell’epoca e le lettere nelle quali il Vate suggerisce il nome di Novella a Emilia, la madre dell’artista, affidandole anche le istruzioni di un infallibile talismano da lui regalatole.

    Nata a Chiusi da un’aristocratica famiglia senese, Novella cresce negli ambienti intellettuali parigini. Nella capitale francese, dove si trasferisce ancora giovanissima, frequenta l’Accademia delle Beaux Arts e vende i propri quadri in strada pur di riuscire a mantenersi in quella cultura internazionale fatta di personaggi del calibro di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, madre del movimento femminista, Jean Genet e il poeta Jean Cocteau, amico di Picasso, Matisse e Man Ray, che la formano come donna ricca di spirito e d’intelligenza. Conosce prima l’esistenzialismo, di cui diventerà ambasciatrice, e poi il surrealismo. Esuberante, disinvolta, assetata di vita, interprete di un pensiero libero, la Parigini, rientrata in Italia, diventa la protagonista indiscussa dell’arte romana, signora della “Dolce Vita” celebrata da Fellini. Nel suo studio, di Via Margutta, da lei eletta a palcoscenico delle sue avventure esistenziali e artistiche, passano le personalità dell’arte e del cinema di tutto il mondo: da Dalì a De Chirico, da Sartre a Cocteau e poi i grandi divi di casa nostra, come Sophia Loren e Vittorio Gassman, e le star internazionali Tyrone Power, Linda Christian, Ava Gardner, Marlon Brando e l’amica di sempre Ursula Andress. Fine conoscitrice del jet set internazionale, riesce a fare della mondanità un’arte nell’arte. Nel 1954 è a New York dove allestisce grandi mostre, ma a ospitare le sue esposizioni saranno presto diverse tra le più importanti città del mondo. I suoi lavori figurano in importanti collezioni e musei del mondo. Prima artista europea a esporre in Cina, riceve l’omaggio anche dalle poste francesi che le dedicano un francobollo.

    La sua tecnica, straordinaria nel dosaggio, nell’accordo cromatico, nella leggerezza e nella precisione del tratto, la sua rara maestria nel disegno non cessano di stupire. Ma è soprattutto una questione di contenuti, di ricchezza del mondo espressivo che determinano la costante fonte di fascino del suo temperamento intimistico, romantico, sognatore. Le figure femminili dai grandi occhi felini e gli zigomi pronunciati, che se riportate agli anni ’50 dimostrano l’incredibile modernità di questa pittrice, e i gatti, diventati nel tempo un suo alter ego, sono protagonisti inconfondibili di una contrapposizione tra edonismo ed etica formale, ma rimangono capaci di privilegiare l’espressione libera da qualsiasi legame politico o sentimentale per far emergere una nuova figura d’esempio all’impegno femminile.

    In omaggio a questo personaggio dallo straordinario talento e dalla profonda umanità, nota ai rotocalchi mondiali per le sue trasgressioni e i suoi eccessi, e indiscussa icona della libertà e dell’uguaglianza dei diritti della donna, per l’intera durata dell’esposizione ogni sera alle 19.00 attrici professioniste, coordinate da Virginia Barrett, promotrice del progetto “Donne d’amore”, giunto quest’anno alla sua quarta edizione, reciteranno, a titolo di denuncia contro il femminicidio e i tanti gravi episodi di violenze rivolti contro le donne, poesie tratte dal libro Lorma, presentato da una prefazione di Vittorio Sgarbi, e scritto dal poeta vicentino Enrico Hullweck e monologhi su vari temi al femminile suggeriti da numerosi autori ed autrici. Profondamente affascinato dalla figura e dalla pittura della Parigini, Hullweck, che fin da giovane aveva iniziato a recarsi a Roma e a frequentare i dintorni di Via Margutta nella speranza di conoscere personalmente l’artista della Dolce Vita, le è sempre rimasto legato tanto che quest’amicizia virtuale, celebrata grazie a una mostra alla Basilica Palladiana, da lui fortemente voluta ai tempi in cui era primo cittadino di Vicenza, continua ancora oggi a ispirare diversi suoi testi, poesie, monologhi e altri scritti.

    La retrospettiva e tutte le altre iniziative a essa collegate vogliono essere il tributo con il quale Elvino Echeoni e Remo Panacchia, rispettivamente direttore artistico e gallerista de “Il Mondo dell’Arte”, unitamente a Benedetta Parigini, figlia dell’artista, rendono omaggio alla donna e alla pittrice, oltre all’indissolubile legame che con lei si è creato e che è stato celebrato anche nel libro firmato da Il Mondo dell’Arte “Novella Parigini. Un mito preannunciato”.

    “Quella di Novella Parigini – ha spiegato il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico de “Il Mondo dell’Arte” e Presidente dell’Associazione Margutta Arte – è una pittura profonda, fatta di una perfezione sottile da cui emerge con forza un mondo intimo che è, allo stesso tempo, estremamente ricco di emozioni e simboli personali ma anche capace di sottrarsi alla moda e all’effimero e rimanere fedele a un proprio universo di sentimenti, emozioni, sogni”.

    “La sua opera, nella costante evoluzione delle tecniche e dei moduli espressivi, ribadisce – conclude Echeoni – quella tensione emotiva che la caratterizza e che si è mantenuta valida malgrado il trascorrere del tempo”.

    L’organizzazione della mostra, realizzata con il contributo della Banca di Credito Cooperativo di Roma, è stata curata da Il Mondo dell’Arte.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per giovedì 21 novembre 2013 dalle 18.00 alle 22.00.

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra dell’artista: Novella Parigini.

    Vernissage cocktail giovedì 21 novembre 2013, ore 18.00 – 22.00.

    Lettura di poesie del poeta Enrico Hullweck e altri monologhi suggeriti da altri autori: venerdì 22, sabato 23 e domenica 24 novembre a partire dalle ore 19.00.

    La mostra si protrarrà fino al 30 novembre 2013: dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (lunedì mattina chiuso).

  • A Palazzo Margutta, dal 12 al 21 dicembre, la pittura del Maestro Elvino Echeoni celebra “La cabala del 12”

    Roma, 12 dicembre 2012 – Da mercoledì 12 dicembre, la Galleria “Il Mondo dell’Arte” ospita la personale tutta da vedere “La cabala del 12”, dedicata al Maestro Elvino Echeoni, pittore e scultore, e al suo portafortuna, il numero 12.

    L’esposizione – a ingresso libero e in programma a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) propone un’ampia raccolta di opere nate dall’estro artistico di Echeoni che, con una mostra inaugurata proprio il giorno del suo sessantaduesimo compleanno, ha scelto di festeggiare le sempre verdi emozioni che l’arte, la pittura e la vita continuano a donargli, ma anche di celebrare i tanti significati che la numerologia e la cabala attribuiscono al numero 12, da sempre suo personalissimo talismano.

    La mostra – che si concluderà il 21 dicembre prossimo, data spartiacque e fatidica in cui, stando al calendario maia, è previsto un evento, di natura imprecisata e di proporzioni planetarie, capace di produrre una significativa discontinuità storica con il passato – rappresenta un ampio excursus nella produzione creativa, anche recentissima, del Maestro, noto al grande pubblico e alla critica per essere considerato “il più innovativo tra gli artisti contemporanei”. Accanto alle opere dedicate alla “Realtà Virtuale” o ai “Momenti Musicali” e ai lavori che, figli di un elaborato racconto pittorico nato dall’incontro tra armonia del colore e tecniche sapientemente usate, raffigurano tramonti e notturni, anche i pezzi che, risultato degli ultimi mesi di ricerca e sperimentazione, sono stati ispirati dalle musiche del musicista e amico Mario Torosantucci e raffigurano i colori e le atmosfere della tempesta. Immancabili, alle pareti, i quadri in cui protagonista assoluto è il numero 12, anche se poche sono le indiscrezioni in merito: potrebbe trattarsi di 12 pezzi, magari di dimensioni 12 centimetri o 12 decimetri per 12, ma anche di 12 stili diversi. Una sola certezza: tutto verterà sui mille significati che la cabala attribuisce a questo numero.

    Dodici sono i mesi in un anno solare, i segni dello zodiaco occidentale, cinese e indiano, le ore meridiane e quelle antimeridiane che compongono il giorno, i semitoni che, nel sistema musicale occidentale, per convenzione formano un’ottava. Nella mitologia greca sono dodici gli dei principali del monte Olimpo ma anche le fatiche che Ercole affronta e supera. Anche in ambito religioso questo numero riesce a imporsi rispetto agli altri: nelle religioni bibliche tanti sono i figli di Giacobbe, i profeti minori e le tribù di Israele da cui discendono i patriarchi. Ma non è tutto. Il numero dodici segna gli anni di ingresso nella pubertà, inducendo l’idea di una trasformazione radicale che si fonda su di un passaggio molto difficile e faticoso. E’ proprio per questo motivo che, nella maggior parte delle società, i riti iniziatici destinati a far accedere allo stato di adulto si praticano nel dodicesimo anno di età e che questo numero diventa la rappresentazione implicita del superamento di ostacoli, passaggi difficili ed enigmi da risolvere.

    Nella vita di Echeoni “il dodici è sempre stato un numero scaramantico e, fin da subito, di buon auspicio”, come racconta lo stesso artista. Alla sua nascita, nei primi anni del dopoguerra, in un periodo in cui l’Italia era tutta da ricostruire e le famiglie stentavano a sopravvivere anche soltanto nel quotidiano, la madre decise di acquistare alla riffa natalizia il numero 12, giorno in cui aveva dato alla luce Elvino. Il caso volle che quel numero venisse estratto e che, per tutta la famiglia, finisse per rappresentare la classica, inaspettata boccata di ossigeno.

    Ma quest’anno il Maestro Echeoni, che ha festeggiato gran parte dei propri compleanni abbinandoli a una mostra o a una performance, ha scelto di dedicare a questa incredibile “cabala del 12”, un evento unico almeno quanto le incredibili e irripetibili coincidenze che si verificheranno in quel giorno su questo numero. Affinché si ripresenti questa “magica” coincidenza che vede rappresentati dalla stessa cifra, oltre al giorno e al mese, anche l’anno, infatti, si dovrà aspettare il prossimo millennio. Ma non è tutto: il numero “12” assume un significato particolare in quanto il giorno 12-12-12 Echeoni compie 62 anni. Scomponendo la cifra e moltiplicandola, si ottiene di nuovo il numero che rappresenta il giorno del suo sessantaduesimo compleanno: il 12.

    “Anch’io come molti – ha spiegato il Maestro Echeoni – do un significato speciale al giorno in cui sono nato e quest’anno mi è sembrato assolutamente doveroso dedicare un’intera mostra al “12” che, da sempre, mi protegge. Ma solo chi visiterà la mia esposizione scoprirà se, alla fine, sono riuscito nell’intento di dare il giusto omaggio a questo mio speciale talismano”.

    Ma l’istrionico Echeoni è anche un talentuoso musicista, compositore e autore di testi, e come tale, a fine serata, darà spazio alla musica suonando il pianoforte e cantando. E chissà che, anche per questo, non riesca a riproporre la “cabala del 12”.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per mercoledì 12 dicembre 2012 dalle 18.00 alle 22.00.

    Elvino Echeoni – pittore, scultore, incisore, restauratore, scenografo ma anche designer, musicista, compositore e autore di testi – è tra i più rappresentativi artisti italiani in campo internazionale, avendo portato l’arte moderna del Bel Paese in tutto il mondo: dal Canada agli Stati Uniti, dal Perù agli Emirati Arabi, passando anche per la Cina dove, proprio in occasione dell’Expo del 2000 di Shangai, grazie ai suoi lavori indirizzati a rappresentare la Realtà virtuale e i Momenti musicali, si è visto riconoscere dalla critica il titolo del “più innovativo tra gli artisti contemporanei”. Frutto della sua costante ricerca tra l’astratto e il figurativo, anche i pezzi in cui sintetizza tramonti e notturni e che, grazie a un intenso racconto pittorico tra armonia del colore e tecniche sapientemente dosate, riescono a far sognare lo spettatore. Artista completo e poliedrico, da giovanissimo e per diversi anni, Echeoni, nel pieno della Dolce Vita fatta nascere da Novella Parigini e immortalata da Federico Fellini, esercitò la professione del musicista, esibendosi in Italia e all’estero. A metà degli anni ‘70, abbandonata la musica, Echeoni intraprese la strada della pittura. Nello stesso periodo incontrò di nuovo Novella Parigini, con cui nacque un indissolubile sodalizio artistico che non si concluse neanche nel 1993 con la scomparsa della pittrice a cui successivamente dedicò il libro “Un mito preannunciato”, nel quale viene ricostruita, attraverso testimonianze dell’epoca, la vita della straordinaria artista.

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra: Elvino Echeoni

    Vernissage cocktail mercoledì 12 dicembre 2012, ore 18.00 – 22.00.

    La mostra si protrarrà fino al 21 dicembre 2012: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (chiuso lunedì mattina).

  • Dal 24 al 31 maggio Palazzo Margutta presenta la collettiva “Stili, culture e tecniche diverse”

    L’arte come ponte capace di mettere in contatto culture completamente differenti fra di loro o visioni della realtà eterogenee e che danno corpo a opere altrettanto diverse. Questo il filo conduttore sulla base del quale si sviluppa la collettiva “Stili, culture e tecniche diverse”, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’arte” e in programma a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) dal 24 al 31 maggio prossimi (ingresso gratuito).

    L’esposizione, che è uno degli appuntamenti più attesi nel calendario della nota galleria romana, punta a far sì che lo spettatore entri in contatto con artisti che – pur avendo origini, percorsi formativi, patrimoni conoscitivi, esperienze e produzioni assolutamente diversi – sono concordi nel riconoscere all’arte il ruolo di maestra capace di parlare un linguaggio universale, di unire in un discorso comune popoli e civiltà lontane o diverse, di abbattere barriere e confini, avvicinando gli animi e sconfiggendo l’imbarbarimento che spesso ci circonda.

    Così, raccolte in questa preziosa collettiva e perfettamente amalgamate tra di loro, trovano il proprio spazio tele che evocano un vigore espressivo di grande suggestione, quadri che ripropongono atmosfere rarefatte e silenziose, lavori che spaziano nel metafisico e, per finire, scatti fotografici che sfidano sé stessi lanciandosi alla ricerca di nuovi punti di vista. Tutte queste opere, che nascono da ispirazioni e tecniche stilistiche diverse, sono caratterizzate da un linguaggio forte e da una capacità comunicativa unica che animano e ispirano gli artisti presenti, e rappresentano un intreccio estremamente variegato di fili differenti tra di loro ma assolutamente capaci di generare allo stesso modo nello spettatore emozioni intense.

    A selezionare i pittori il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico della celebre galleria che, da anni, propone nella sede espositiva di Via Margutta Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo.

    “In quest’esposizione – ha detto il Maestro Elvino Echeoni, Presidente dell’Associazione Margutta Arte e direttore artistico della società Il Mondo dell’Arte – abbiamo appositamente scelto di mettere a confronto autori provenienti dal nord, dal sud e dal centro dell’Italia ma anche da altri paesi dell’Europa. L’obiettivo è stato quello di presentare artisti che, avendo bagagli culturali diversi, hanno visioni differenti della realtà e danno vita a pezzi eterogenei ma ugualmente coinvolgenti” .

    L’organizzazione della mostra è stata curata dal Maestro Elvino Echeoni unitamente a Remo Panacchia e Adriano Chiusuri. A prendere parte a questo piacevole scambio artistico: Anna Rita Alatan, Natalia Cojocari, Fabio D’Antoni, Kirsten Murhart, Andrea Pirazzi e Lorena Ulpiani.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per giovedì 24 maggio 2012 dalle 18.30 alle 22.00.

    Anna Rita Alatan: nasce a Roma, dove tuttora vive. Il suo percorso creativo, dopo gli anni di studio al Liceo Artistico e all’Istituto di Moda e Costume, la porta a una crescita professionale e a una maturazione continua. Fin dal 1970 le sue opere vengono esposte in personali e collettive e la sua fama cresce a livello internazionale. Nel 1992 studia nell’Atelier del Professor Hugo de Soto, pittore autodidatta cubano, trasferitosi in Europa dal 1961 che dice di lei: “Un’artista piena di immaginazione, fantasia e anche metier, cosa molto rara oggi che il mondo dell’arte sembra andare alla ricerca dell’effimero”. Ha esposto ottenendo un ottimo successo di critica e pubblico anche in Francia, Austria, Stati Uniti, Cina ed Emirati Arabi. “Per me – dice l’artista – dipingere è amore: libera la mente da falsi pudori e fa sognare. Questo è quanto vorrei trasmettere a coloro che regalano un minuto del loro tempo ai miei quadri”.

    Di lei hanno detto: “Il discorso pittorico di Anna Rita Alatan è tutto incentrato sul mondo femminile e racchiude i sogni, i desideri, quanto di più magico o di più doloroso ci possa essere nella vita. L’artista attraverso immagini sia dolci che sensuali svela intense emozioni, trasfigura la realtà, la memoria e ci fa partecipi delle profonde passioni che le sue donne, lontane, irraggiungibili, immerse in atmosfere rarefatte, silenziose, evocano con una “vis” espressiva di grande suggestione. Protagonisti assoluti, dalla linea incisiva e duttile sono i corpi ma Anna Rita esplora il loro animo con tutte le problematiche esistenziali che, s’intuisce, non si allontanano mai da un grande desiderio d’amore.” (Mara Ferloni, critico d’arte)

    Natalia Cojocari: nasce nel 1979 in una piccola città della Moldavia. Dopo il diploma all’Istituto di Belle Arti, nel 1996, si iscrive al corso di laurea in Belle Arti e Design dell’Università Pedagogica dello Stato “Ion Creanga”. La passione per la pittura di Natalia è dovuta all’amore per l’arte trasmessole dai genitori. Nel tempo affina la sua passione partecipando a numerosi concorsi di pittura. Attualmente vive e lavora in Italia. In lei risulta sempre vivo il desiderio di approfondire le proprie conoscenze artistiche e la voglia di affermarsi in questo settore.

    Fabio D’Antoni: Nonostante sia uno tra i più giovani artisti del nostro paese, il Maestro, di origine catanese, è già affermato nel mondo dell’arte contemporanea come pioniere di uno stile pittorico che lui stesso ha battezzato “Cyber “. Quest’artista dalla spiccata personalità e dalla forte creatività ha saputo imporsi per la capacità di dare un’affascinante impronta metafisica alle proprie opere, lavori nei quali spicca la suggestiva surrealità degli sfondi di cui paesaggi e figure finiscono per essere parte. Eccellente ritrattista riesce a esprimere, tramite il movimento, l’armoniosa bellezza del corpo umano. Nei ritratti e nei volti di donne da lui realizzati si percepiscono sentimenti e stati d’animo di un mondo sospeso tra realtà attese e fantasia. Ma è nell’amore per la mitologia classica, quella greco-romana, che emerge, quasi in contraddittoria apparenza, un puro realismo in un chiaro stile futurista. Un’ariosa festività anima le scene mitologiche in cui la grazia e la raffinatezza delle immagini non giungono mai a espressioni forzate. Apprezzato e recensito da illustri critici tra i quali Alfredo Pasolino, Elena Caruso, Roberto Carnevale, Silvio Rossi, Nadia Velani, Milena Nencioni, Ivano Davoli, ha ricevuto diverse note di apprezzamento ed encomi. Ha esposto in numerose gallerie prendendo parte anche a svariate collettive e riscosso un notevole successo di pubblico e critica.

    Kirsten Murhart: espressionista figurativa dotata di grande humor, ha lavorato per oltre venti anni come giornalista ed editorialista. E’ stata allieva di due famosi Maestri danesi, l’artista litografico Alfred Immanuel Jensen, e il pittore e artista litografico Ole Vincent Larsen. Nel 2003 ha preso parte a svariate esposizioni e deciso di iniziare a dedicarsi a tempo pieno alla pittura. Da allora ha esposto in Danimarca, Polonia, Russia e Olanda. Le sue opere sono presenti, tra l’altro, anche al museo d’arte contemporanea di Yekaterinburg in Russia e al museo di Sopot in Polonia.

    L’ispirazione le arriva direttamente dal mondo reale, dalle piccole stranezze che caratterizzano la vita quotidiana, dalle nuove emozioni o da episodi brevi e divertenti, dove sono presenti tanto l’ambiente e la natura quanto la toccante poesia dei clown. I suoi dipinti sono spesso il commento pungente – realizzato in uno stile che è stato definito severo e caricaturale – a problemi etici, tra i quali la tecnologia genetica e la clonazione.

    Andrea Pirazzi: romano, classe 1973, non si definisce un fotografo ma uno a cui piace l’immagine. Autodidatta, inizia a muoversi in questo campo verso la fine degli anni ’90, frequentando corsi. Successivamente comincia a lavorare sui set cinematografici per l’allestimento dell’illuminazione della scena e, a stretto contatto con direttori della fotografia, ha l’opportunità di continuare a impararne diversi segreti. Attratto fin da bambino dalla regia cinematografica, lavora attualmente come protezionista. Si dedica anche alla scrittura di soggetti e sceneggiature, realizza cortometraggi e documentari e, naturalmente, scatta fotografie. E’ alla prima esposizione fotografica. Tema centrale del suo lavoro il Colosseo.

    Lorena Ulpiani: marchigiana di origine e padovana d’adozione, persegue una formazione storico-artistica all’Università di Verona. Arriva al pubblico con la personale “Shanti” a Cortina d’Ampezzo. La mostra rappresenta l’avvio di un percorso che la porterà a breve ad altre personali impegnative: a Roma, a Montreal, a New York, dove ha già esposto a Soho da gennaio a fine marzo, e a Ferrara. Diverse le collettive, alle quali impone però una rigorosa selezione prediligendo gallerie di consolidata notorietà o sedi museali, dalla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia, al Palazzo della Gran Guardia a Verona, al Museo del Balì a Fano. Ad attirare l’attenzione sulla pittrice padovana è la leggerezza del suo astratto geometrico. Nei suoi quadri linee e curve si armonizzano nell’uso di grigi colorati e di tinte pastello, sottolineati da rare note di colore puro. A ridare slancio alla sua passione per la pittura il trasferimento a Belluno, capoluogo montano caratterizzato da inverni lunghi e orari poco adatti alla vita sociale. Il contatto con il locale Circolo artistico Morales di cui è parte e l’amicizia con la presidente di questo, Francesca Lauria Pinter, pittrice e critica d’arte, hanno fatto il resto. E da fisiologico dialogo con se stessa al quale è stata abituata dall’infanzia la pittura di Lorena è diventata “opera”, linguaggio di un’avventura che l’artista intende sperimentare in tutte le sue forme e potenzialità. Attualmente è presente alla Galleria Spazio Arte Immagine di Cremona e Harry Ward Nasse Gallery di New York.

    Di lei hanno detto: “Informale, si potrebbe chiamare la geometrica creazione che sentiamo respirare attraverso i colori delle tele di Lorena, ma le ricerche possono essere considerate antiche: come la scuola delle geometrie di Pitagora o di Euclide, in cerchi e quadri. Una presentazione dalle mille forme conosciute nel converso ciclo dei colori. In Lorena, figlia d’arte, si riconosce l’astratto-informale, semplice, di cui Kandinzkij è stato l’iniziatore che lei tiene nella memoria profonda. (…)”. (Massimo Deyla, poeta)

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra collettiva degli artisti: Anna Rita Alatan, Natalia Cojocari, Fabio D’Antoni, Kirsten Murhart, Andrea Pirazzi e Lorena Ulpiani.

    Vernissage cocktail giovedì 24 maggio 2012, ore 18.30 – 22.00.

    La mostra si protrarrà fino al 31 maggio 2012: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (lunedì mattina chiuso).

  • Dal 31 marzo al 10 aprile Palazzo Margutta ospita “Paesaggi italiani”

    Osservare da nord a sud, attraverso le opere di quattro artisti contemporanei, il paesaggio che caratterizza il Bel Paese fino a penetrare e assaporare, una dopo l’altra, le emozioni che esso genera in ciascuno di loro. Questo l’obiettivo della collettiva dal titolo “Paesaggi italiani”, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’arte” e in programma a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) dal 31 marzo al 10 aprile (ingresso gratuito).

    In esposizione le opere di pittori italiani contemporanei (Antonio Anelli, Luigi Modesti, Sandro Negri ed Enrico Sereni) che rendono omaggio alla propria terra, d’origine o d’adozione, regalandoci un quadro unico del nostro stivale. Dai casolari e i cipressi dell’alto Lazio ritratti da Luigi Modesti alla campagna della pianura padana di Sandro Negri, intento a celebrare la laboriosità tipica dei contadini del mantovano, fino alla Città Eterna di Enrico Sereni, i cui colori e la cui atmosfera senza tempo investono – anche dalla tela – lo spettatore, e al paesaggio pugliese, immortalato dai lavori di Antonio Anelli, in cui ulivi secolari guardano il mare.

    A selezionare i Maestri, che ormai da anni fanno parte della scuderia de Il Mondo dell’Arte, il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico del celebre gruppo di gallerie, che da anni propongono nella sede espositiva di Via Margutta Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo.

    L’organizzazione della mostra è stata curata dal Maestro Elvino Echeoni unitamente a Remo Panacchia e Adriano Chiusuri. A prendere parte a questo piacevole scambio artistico: Antonio Anelli, Luigi Modesti, Sandro Negri, ed Enrico Sereni.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 31 marzo 2012 dalle 18.00 alle 22.00.

    Antonio Anelli: nasce a Bari (1941) dove si diploma all’Istituto d’Arte. Paesaggista dai tratti inconfondibili, racconta con tinte tenue ma piene di luce il paesaggio tipico della sua terra, la Puglia, dipingendo bianchi casolari e terreni rocciosi. La tavolozza di Anelli cattura i colori riflessi dalle albe a mare e dai tramonti con i loro susseguirsi di ombre e chiarori notturni. La sua pittura vive dell’emozione del presente e del passato, di quella emozione che in lui è senza tempo. E’ questo il creato che Anelli coglie e ci trasferisce con mano sicura nei suoi aspetti più suggestivi, nella sua genuinità espressiva, in contrasto anche con l’odierna civiltà, inaridita, imbarbarita. Egli è il testimone della solarità ancora viva e della natura che va amata, curata, difesa affinché possa continuare a emozionarci. Artista apprezzato dalla critica e dal pubblico, espone in Italia e all’estero. I suoi lavori figurano in collezioni e pinacoteche pubbliche e private.

    Luigi Modesti: dopo la maturità artistica, frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Roma sotto la guida di Renato Guttuso e Piero Guccione. Artista talentuoso e sensibile, propone soggetti, siano esse figure umane o esseri inanimati, avvolti in atmosfere fatte di silenzi. A campeggiare sulla sua tela sono, però, soprattutto i paesaggi – sentiti e vissuti come luogo della memoria, come dimensione, allo stesso tempo, del fuori e del dentro di noi – che si tingono di colori caldi e intensi, di trasparenze, di luminosi contrasti cromatici, finendo col dar vita a uno stile del tutto personale e di per sé geniale. Attraverso il filtro della memoria, il pittore si è dimostrato capace di maturare e descrivere il proprio mondo di casolari e cipressi, di alberi e cespugli, di fossi e declivi tipici dell’alto Lazio che, in ogni momento, comunque rimandano e suggeriscono la presenza, spesso silenziosa, dell’uomo. Nei suoi quadri traspare, in filigrana, il rimando alla tradizione degli impressionisti che viene interpretata con tecnica ricca di effetti di leggerezza. Attualmente vive e lavora a Rignano Flaminio. Fino ad oggi ha esposto le sue creazioni in numerose rassegne d’arte nazionali (Roma, Rimini, Ancora, Bergamo) ed internazionali (Budapest, Stoccolma, New York). Il suo nome e le sue opere sono presenti nei più prestigiosi annali e cataloghi d’arte moderna e contemporanea. I suoi lavori figurano in collezioni e pinacoteche pubbliche e private di diverse città italiane, oltre ad abbellire numerose chiese della nostra regione.

    Sandro Negri: nasce nel 1940 a Virgilio (Mn). Artista versatile, dotato di una carica comunicativa immediata, trasferisce sulle proprie tele il legame tenace di comunanza che stabilisce con il mondo rurale, celebrandone la tipica laboriosità. Esordisce con una personale nel 1970. Nell’intera sua opera uno dei temi privilegiati è il legame tenace di comunanza che stabilisce con l’ambiente rurale e che affonda le origini nella sua fanciullezza. La sua prima monografia viene pubblicata nel 1976 con la prefazione di Dino Villani. Nel 1989 apre un atélier a Parigi. Nel 1991 riceve l’incarico di eseguire manifesti pubblicitari per il film Vincent e Theo di Robert Altmann con l’obbiettivo di mettere in luce la tragedia affettiva che avviluppa i due fratelli. Dal 1995 apre uno studio a Montanara di Curtatone (Mn), nel seicentesco Palazzo Cavalcabò. Dal 1997 due disegni di Negri entrano a fare parte della collezione permanente “Vivian and Gordon Gilkey” del Portland Art Museum. Nel 2004 inaugura un’altra sede a Portland (USA). Nello stesso anno Silvana Editoriale inquadra la sua opera con una pubblicazione di grande rilievo a firma di Raffaele De Grada e Claudio Rizzi. Nel 2008 Swatch Group, in collaborazione con la Gioielleria Azzali 1881 di Mantova, lo sceglie per celebrare i suoi venticinque anni di attività e gli consente di personalizzare una serie di 299 orologi, pezzi unici presentati nel suo atelier in una giornata-evento dedicata ai collezionisti degli Swatch Club. Un’intensa documentazione critica correda il percorso di lavoro. Negli suoi oltre 50 anni di carriera Negri ha esposto in gallerie private e sedi istituzionali di numerose città italiane e straniere.

    Enrico Sereni: umbro di nascita e romano d’adozione, inizia a dedicarsi all’arte pittorica giovanissimo, anche grazie all’insegnamento del Professor Alberto Viveri. Egli ritrae la Città Eterna con il colore, il fascino, l’atmosfera e l’imperiosità che Roma trasmette a tutti coloro che l’attraversano. La sua pittura, che per la rappresentazione naturalistica si può definire classica, anche se in molti dipinti sono presenti tematiche proprie del panorama contemporaneo internazionale, mostra a chi la osserva i profondi sentimenti che lo hanno mosso a realizzarla. Evidenti e ben noti sono anche i suoi dipinti di scorci e vicoli di antichi paesini umbri e toscani, illuminati da tocchi di luce abbaglianti, che creano visioni di particolare purezza e ci fanno percepire l’essenza dello spazio e della profondità che li caratterizza. Artista di grande talento, a cui la critica ha dato l’appellativo de “il pittore sensibile”, ha saputo coniugare perfettamente la padronanza tecnica con l’ispirazione. Le sue opere, esposte in numerose mostre personali e collettive, hanno sempre ottenuto pieno consenso e sono sempre state premiate per l’originalità oltre che per la maestria dell’esecuzione. I suoi lavori sono ospitati in collezioni private nel nostro paese in Itala e all’estero, in particolare negli Stati Uniti.

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra collettiva degli artisti: Antonio Anelli, Luigi Modesti, Sandro Negri ed Enrico Sereni.

    Vernissage cocktail sabato 31 marzo 2012, ore 18.00 – 22.00.

    La mostra si protrarrà fino al 10 aprile 2012: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00.

    Domenica aperto, lunedì mattina chiuso.

  • Dal 25 febbraio al 3 marzo Palazzo Margutta presenta “Espressioni eterogenee”, una collettiva per riflettere sulle differenze di diversi stili

    Roma, 18 febbraio 2012 – Un confronto artistico fra tematiche e tecniche diverse per riflettere insieme sulle differenze delle tendenze pittoriche contemporanee, apprezzandone l’eterogeneità. Questo l’obiettivo della collettiva dal titolo “Espressioni eterogenee”, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’arte” e in programma a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) dal 25 febbraio al 3 marzo prossimi (ingresso gratuito).

    L’esposizione, che è uno degli appuntamenti fissi nel calendario della nota galleria romana, punta a sviluppare nello spettatore una coscienza critica che gli permetta di riconoscere e apprezzare le differenze presenti nei lavori e nella visione di ciascun artista, ma mira anche a migliorare la capacità del pubblico di distaccarsi dai condizionamenti imposti dalle mode e dalle omologazioni volute dal mercato per lanciarsi, invece, alla ricerca del senso più profondo dell’opera d’arte.

    Così, raccolte in questa preziosa collettiva e perfettamente amalgamate tra di loro, trovano il proprio spazio tele caratterizzate da un linguaggio forte e da una vitalità espressiva unica indirizzate verso la ricerca e la valorizzazione di ogni singolo potenziale espressivo e comunicativo di chi decide di mettere in gioco la propria identità artistica. Tutti questi lavori sono il segno incisivo e fiero del mondo interiore che anima e ispira gli artisti presenti, un intreccio estremamente variegato di fili differenti tra di loro ma assolutamente capaci di generare allo stesso modo nello spettatore emozioni intense.

    A selezionare i pittori, tutti caratterizzati da estrazioni socio-culturali differenti e da soluzioni artistiche diverse, il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico della celebre galleria che, da anni, propone nella sede espositiva di Via Margutta Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo.

    “Tutti gli autori in esposizione – ha detto il Maestro Elvino Echeoni, Presidente dell’Associazione Margutta Arte e direttore artistico della società Il Mondo dell’Arte – presentano tecniche originali e affrontano temi differenti. Si va dall’arte surreale a quella astratta, passando per lavori in cui si evidenzia un uso del colore forte, talvolta inquieto, che fa vibrare l’animo di chi lo osserva”.

    L’organizzazione della mostra è stata curata dal Maestro Elvino Echeoni unitamente a Remo Panacchia e Adriano Chiusuri. A prendere parte a questo piacevole scambio artistico: Pietra Barrasso, Elisa Camilli, Guido Chiaraluce, Vincenzo Forletta, Kim Frugoni e Silvia Scandariato.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 25 febbraio 2012 dalle 18.00 alle 22.00.

    Pietra Barrasso: artista poliedrica, è attenta e alla continua ricerca tanto dei cambiamenti dell’arte contemporanea quanto di quelli della società. Dopo un caldo percorso figurativo, che le ha consentito di ottenere ottimi risultati in Italia e all’estero, per esprimere i contenuti alchemici della propria creatività, affida l’itinerario pittorico alla memoria, alle emozioni e alla suggestione di una tavolozza caleidoscopica. In una struttura articolata e libera si dipana il colore che elabora e modula con sorprendente luminosità i chiaroscuri. Il segno man mano acquista una dimensione immateriale, seguendo una graduale astrazione, una sintesi nella quale il cromatismo, assoluto protagonista, cattura il ritmo vitale, dando luogo a composizioni dinamiche con strati che si sovrappongono e si fondono con lo spazio, cercando un collegamento tra superficie e colore, tra poesia e tecnica, tra simbolismo inconscio e razionalità.

    Di lei hanno detto: “Le linee, immerse nel magma cromatico, in un intreccio di colori e segni dai quali filtra sempre la luce del sole, si trasformano e danno significato ai tanti splendidi fiori rossi, gialli, bianchi, che la natura, ad ogni stagione, ci regala ma che sulle tele di Pietra restano eternamente vivi, fuori dal tempo e in stretto rapporto con la sua interiorità. Infatti il linguaggio di Pietra Barrasso dai toni forti e vibranti, con quel giallo tra le varie sfumature dei colori dell’anima, sempre presente, particolarissimo e personale, non tende all’astrazione in sé; ma ad una concettualità che racchiude oltre ad una profonda espressività, una evidente spiritualità. E’ un affascinante dialogo tra realtà e sogni che si confondono nello spazio diventato fluido che fissa ed accoglie sensazioni, emozioni, dilatazioni sottili della memoria, velature che sprigionano la misteriosa magia di quella luce che s’infiltra nell’anima di chi, sensibile ai valori dello spirito, è teso a godere della bellezza. (Giuseppe Selvaggi, critico d’arte e giornalista)

    Le solari, armoniose opere di Pietra Barrasso mi riportano ad alcuni versi di una poesia di Antonio De Marco: “Luce densa di luce/luce viva di luce/Luce calda di luce/: miscuglio di raggi di sole/filtrato con gocce di luna/di bianchi cristalli/per una sintesi di luce/di luce in cielo…..E’ la visione …. che mi fa dipingere/che accende e fa vibrare i miei colori/anche se cala l’ombra della sera!/….la mia tavolozza….è sempre d’oro!”. (Mara Ferloni, critico d’arte)

    Elisa Camilli: originaria della provincia di Rieti, si laurea in sociologia presso l’Università La Sapienza di Roma. Fin da giovane si dedica alla pittura, usando tecniche e materiali diversi (inchiostri, carboncini, pittura su porcellana e su seta, olio). Nel tempo frequenta corsi dedicati alla pittura del ‘600 e al nudo, anche se ormai da un po’ si dedica esclusivamente alla pittura ad olio su tela. I suoi quadri sono un invito alla riscoperta di se stessi, di quell’io dimenticato da una società sempre più frenetica. Nelle sue opere l’artista cerca di esprimere, attraverso l’armonia dei colori e l’espressività dei volti, un’emozione così forte da suscitare e calamitare l’attenzione dello spettatore che può trovare in essi una reificazione dei suoi sogni. Diversi anche i lavori dedicati alla rappresentazione della natura: composizioni floreali, paesaggi, nature morte, cavalli che galoppano nello spazio infinito e che simboleggiano la libertà.

    Attualmente vive e insegna a Roma.

    Guido Chiaraluce: nato a Palermo nel giugno del 1942, da sempre vive e lavora a Roma.

    Di lui hanno detto: “Nei quadri di Chiaraluce, si vede come ed in che modo egli sia arrivato ad un’articolazione astratta della superficie cromatica accentuando il tutto con forti segni ricordanti la pittura e filosofia orientale, ove ricorrenti si trovano volte e segni circolari. La forza che viene sprigionata dalla composizione si può subito carpire seguendo l’andamento ellittico delle linee contrapposte alle masse di colore, che assumendo una vita propria sembrano quasi voler ottenere un dialogo con l’osservatore. Da ciò nasce una composizione fluida cangiante e una volontà propria nata dal segno. In ultima analisi il tutto appare come una massa ibrida e solubile ma, quando viene osservata, assume una compattezza di pensiero forte e dinamico.” (Manlio Scaduti, critico d’arte)

    Enzo Forletta: frequenta la facoltà di Architettura presso l’Università La Sapienza di Roma e contemporaneamente porta avanti la passione per la pittura, partecipando a diverse esposizioni sia al nord che al centro Italia. Successivamente si dedica all’attività di scenografia e arredamento in diverse produzioni cinematografiche in Italia e all’estero. Anni di lavoro gli fanno maturare una notevole esperienza nel settore ma la spinta all’espressione artistica anche attraverso la pittura torna a farsi sentire prepotente e lo spinge a riprendere la ricerca legata alle molteplici esperienze maturate in giro per il mondo. Vive e lavora a Roma.

    Di lui hanno scritto: “Dai graffiti preistorici sulla roccia ai graffiti sui muri e sulle saracinesche attraverso impressionismo, divisionismo, surrealismo, cubismo, futurismo, realismo: dalla Gioconda alle Ninfee ai Girasoli tutto è stato dipinto infinite volte, ma la spinta all’espressione continua e ogni pennellata è sempre la prima e ogni colore o impasto è sempre unico, originale mai uguale perché conta solo l’essenza quando la si riesce a cogliere ….”

    Kim Frugoni: nativa di Ragusa, si laurea in grafica e progettazione multimediale alla Facoltà di Architettura “Valle Giulia” La Sapienza. Negli anni universitari comincia a esprimere le proprie sensazioni attraverso una serie di schizzi e quadri grafici in digitale, che simboleggiano la sua vita di quel periodo. Successivamente consegue un master in postproduzione cinematografica. La maggior parte delle sue opere non solo sono lo “specchio” della sua personalità, ma riportano sempre ad altre persone, ad altri oggetti e a ricordi. L’artista rappresenta ogni momento con simboli che si ricongiungono direttamente con il suo passato e che diventano un emblema nei suoi quadri. Pur dando un significato proprio a tutto ciò che crea, Kim riesce a non imporre una linea di lettura, ma a dare a ciascun osservatore la possibilità di leggere e interpretare le sue opere a piacimento, passando quindi da un significato personale a uno universale.

    Silvia Scandariato: romana, si laurea, dopo studi classici, alla facoltà di Farmacia dell’Università La Sapienza. Nipote della soprano Angela Rositani, entra nel mondo dell’arte nel 2002.

    Autodidatta, esordisce in una personale con una trentina di quadri che, realizzati a china nera o colorata su carta con l’ausilio di un pennino, suscitano particolare interesse nel pubblico. Negli anni l’artista, attraverso diverse sperimentazioni, cambia tecnica e dimensione dei propri quadri. Oggi lavora su tela e con l’acrilico. Ama i colori accesi e decisi: dal rosso al giallo, dal bianco al nero, dal verde al blu. Le sue tele sono ricche di sentimento e di emozioni e ritraggono soggetti differenti. La sua principale fonte d’ispirazione è la natura, continuamente rielaborata e trasformata così da ottenere immagini delicate e decise che lasciano il segno in coloro che osservano le sue opere. In alcuni casi, utilizza anche materiali particolari come bottoni, cerniere lampo, cannucce. Capace di centellinare le tinte con un gusto tutto femminile, non accetta sbavature e s’impegna con la solarità dei colori a dipingere il suo mondo di gentilezza con quella levità che solo la difficile arte del colore permette. Le sue superfici colorate raccontano poeticamente favole di sogno lontane dalle tragiche vicende che ne scandiscono la quotidianità, filtrandole in un’anima che, pur condividendone le ambasce, sa trarne il nettare della gioia di vivere illuminata da quella catarsi che ne deve costituire il succo. Ha al suo attivo diverse esposizioni.

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra collettiva degli artisti: Pietra Barrasso, Elisa Camilli, Guido Chiaraluce, Enzo Forletta, Kim Frugoni e Silvia Scandariato.

    Vernissage cocktail sabato 25 febbraio 2012, ore 18.00 – 22.00.

    La mostra si protrarrà fino al 3 marzo 2012: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (lunedì mattina chiuso).