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  • 1500 i morti della missione di pace italiana in Afghanistan, De Pierro indignato

    “E’ l’ennesima conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, che i nostri militari in Afghanistan non sono impegnati in una missione di pace bensì si trovano coinvolti nel pieno di un conflitto senza esclusione di colpi”.

    Questo il duro commento del presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, in seguito a quanto emerso dalla scottante inchiesta del settimanale L’espresso circa le taciute e numerose vittime dei soldati italiani in “missione di pace” in Afghanistan che avrebbero ucciso tra i 1200 e 1500 talebani. Per riportare l’armonia le nostre truppe si servirebbero di “diplomatiche” azioni militari giornaliere con l’utilizzo di mezzi pesanti quali ad esempio cingolati Dardo, autoblindo pesanti Freccia ed elicotteri Mangusta armati con cannoncini. Altro dato sul quale non esistono versioni ufficiali è quello relativo ai prigionieri che in teoria non sarebbero mai stati catturati dagli italiani perché sarebbero stati consegnati ai marines o ai rappresentanti del governo di Kabul. Circa il senso sulla natura dell’incarico delle nostre Forze Armate, aspro l’affondo di De Pierro che chiosa: “Il fatto di aver ucciso, sembra, circa 1500 talebani per fortuna senza vittime tra i civili, oltre ai purtroppo numerosi nostri soldati che hanno perso la vita, ci deve far riflettere sull’opportunità della nostra presenza militare in quelle terre così martoriate. Se nel 2003 erano in loco alcune centinaia di nostri soldati e se alla fine dell’anno in corso è prevista la partecipazione di circa 4000 unità, oltre a rivedere l’utilità della nostra missione non possiamo ignorare gli altissimi costi che questa comporta per le languenti casse dello Stato soprattutto in un periodo di piena crisi economica. Tra l’altro noi dell’Italia dei Diritti – prosegue stizzito De Pierro – vorremmo un’assunzione di responsabilità da parte di questo Governo ed evitare di piangere ancora dei morti tra le nostre file. Per parlarci chiaro il nostro punto di vista è che i militari italiani non fanno parte di alcuna missione di pace ma sono lì per difendere grossi interessi internazionali. I nostri uomini e le nostre donne in divisa vengono sacrificati sull’altare affaristico di chi si arricchisce sulla loro pelle, nella maggior parte dei casi sulle speranze e le aspirazioni di giovani che rischiano la vita per una paga più elevata in vista di un futuro migliore. Tutto ciò ci sembra veramente meschino, vorremmo almeno che, invece di far giacere tutte le informazioni in un assurdo silenzio, gli italiani fossero messi a conoscenza sulla verità dei fatti anche se siamo consapevoli che i nostri desideri s’infrangono sugli scogli dell’utopia”. Vista la rilevanza dell’inchiesta, l’Italia dei Diritti ha provato a contattare l’ufficio di Gabinetto del Ministero della Difesa per conoscere la posizione del Ministro La Russa in relazione a quanto emerso dall’indagine giornalistica. Il portavoce ci ha fatto sapere che qualora il Ministro avrebbe fornito delle dichiarazioni in merito, ce lo avrebbero comunicato. All’ufficio stampa dell’Italia dei Diritti non è giunta ancora nessuna nota, nonostante l’urgenza di una risposta che una simile inchiesta richiederebbe. “Gradiremmo – conclude De Pierro – che il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, prima di dedicarsi alle sue pur legittime sortite mondane, riferisca in Parlamento su quella che è la situazione reale delle nostre missioni, tengo a precisare, di guerra, senza ammorbidirla con mistificazioni di convenienza auspicando la previsione di un progetto di ritiro delle nostre truppe”.

  • Esclusione lista PdL da Regionali Lazio, De Pierro invoca rispetto della legge




    Roma – “È sicuramente triste quanto insolito assistere a una esclusione di questo tipo, e in qualche modo ciò potrebbe disegnare uno scenario elettorale privo di una lista competitiva e rappresentativa come quella del PdL. Però, eccezion fatta per queste considerazioni da cittadino, la vicenda ha messo in evidenza un’incapacità gestionale preoccupante da parte di un partito che da ormai due anni afferma di governare l’Italia, anche se poi nei risultati, eccetto i proclami, tali affermazioni non trovano riscontri apprezzabili”. È quanto dichiarato dal presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, che esplicita pubblicamente la sua posizione sulla possibile esclusione della lista dei candidati della provincia di Roma del PdL, che risulta a tutt’oggi non ammessa alla competizione elettorale per irregolarità nei tempi previsti sulla consegna delle opportune documentazioni. Dopo il rigetto dell’istanza di riammissione, per il partito del premier e la sua candidata alla presidenza del Lazio, Renata Polverini, c’è la possibilità di presentare ricorso all’Ufficio centrale presso la Corte d’Appello.

    “Alla luce dei fatti – rimarca il numero uno del movimento in difesa dei diritti civili – una conduzione così dilettantistica di un passo molto importante quale quello della presentazione delle liste denota incompetenza e incapacità di gestione. Perciò, non ritengo all’altezza gli eventuali eletti di questa lista di poter aspirare al governo di una regione complessa e problematica come il Lazio, nonostante i tanti soldi spesi dai numerosi candidati, che fanno pensare più a un investimento di promozione aziendale che non a una competizione dove spicchi la capacità di autodeterminazione da parte degli elettori”.

    Poi, entrando nel merito della vicenda il leader dell’Italia dei Diritti attacca: “Va da sé che, qualora le regole non siano state rispettate, come sembra, sia giusta l’eliminazione di tale lista dalla tornata elettorale. Credo, inoltre, che anche chi è deputato a decidere dovrà basarsi su dei fatti concreti e inoppugnabili, e quindi, se tutto corrisponde a quanto riportato dagli organi di informazione, la decisione non potrà che essere quella della definitiva esclusione. Mi auguro – conclude De Pierro con tono polemico – che non intervenga qualche provvedimento ‘ad listam’, dopo che la parte politica in questione ci ha abituati, per lunghi e tristi anni, al fenomeno tutto italiano delle leggi ad personam”.

  • De Pierro commenta accuse del Times ai Servizi italiani

    Roma – “ Auspico che la vicenda sia una montatura, anche se il Times è una testata riconosciuta per autorevolezza e serietà professionale e quindi dubito che possa muovere in modo completamente gratuito accuse così gravi”.

    Con questa frase Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, si è espresso sull’ipotesi formulata dal quotidiano della City che i Servizi Segreti italiani abbiano versato dei soldi alle milizie talebane per scongiurare attacchi ai nostri soldati e pacificare così le aree presidiate dal contingente. “ La gravità del fatto ipotizzato – ha chiosato De Pierro – è tale che il Governo dovrebbe rispondere immediatamente al Parlamento e cercare di produrre davanti al’opinione pubblica una corposa piattaforma probatoria con cui fugare anche il minimo dubbio di veridicità delle accuse rivolte. Qualora l’esecutivo non riuscisse a garantire la da noi sinceramente sperata dimostrazione di infondatezza di quanto affermato dal quotidiano, ci troveremmo di fronte ad un crisi gravissima tanto più perché parrebbe che se fosse confermata la versione, ciò sarebbe all’origine del decesso di dieci soldati francesi. In tal caso un governo responsabile e con il minimo senso istituzionale avrebbe l’obbligo morale di dimettersi solo per il fatto di non riuscire a dimostrare il contrario. Chiaramente se ci fossero delle responsabilità accertate, dovrà essere l’autorità giudiziaria a fare piena luce senza sconti agli eventuali colpevoli che dovrebbero essere allontanati definitivamente da ogni attività istituzionale”.

  • De Pierro contro i fascisti in azione alla Rai di Via Teulada


    Sullo stile del ventennio, nella nottata di lunedì, un drappello di militanti di estrema destra, ha scatenato l’inferno alla sede Rai di via Teulada, per sfogarsi contro la trasmissione, “Chi l’ha visto?”, condotta da Federica Sciarelli.
    “Sono sconvolto da una notizia di questo tipo. È la prima volta che accade una cosa del genere contro la Tv di stato.” Tuona il presidente del movimento dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro,
    il quale prosegue portando alla luce le magagne, che sono all’ordine del giorno dell’attuale esecutivo:
    “Non è un caso che sia avvenuto dopo l’avvento della destra al potere, sia a livello nazionale, sia a livello locale. Ma soprattutto a Roma, subito dopo l’elezione di Gianni Alemanno. E non dimentichiamo, che il giorno del suo insediamento, il gesto del saluto romano era più una consuetudine che un’eccezione. Da allora – prosegue il presidente De Pierro – si sono moltiplicate le aggressioni squadriste di tipo razzista e xenofobo. Con una frequenza che non ha precedenti nelle statistiche della storia capitolina recente.”
    Sentendo parlare ancora di questi fatti la memoria scivola nel passato, per cui anche le parole di Antonello De Pierro, puntano il dito verso quel periodo:
    “Cose di questo tipo proiettano inevitabilmente la memoria, in un periodo storico che tutti noi pensavamo fosse confinato solamente nei libri di storia. Ma invece dobbiamo constatare che le manifestazioni amarcord di quella tragica epoca, talaltro aborrita dalla costituzione, continuano a trovare spazio ancora oggi. Non dimentichiamo – prosegue il presidente dell’Italia dei Diritti – che anche Mussolini condannava gli episodi violenti ufficialmente, ma poi la mente pensante, si trovava sempre nel suo entourage.”
    Il presidente De Pierro conclude i suoi pensieri con un auspicio e una speranza:
    “Mi auguro che le compagini politiche a cui questi elementi si riferiscono ideologicamente, si muovano in modo efficace, per fugare ogni dubbio su eventuali responsabilità e che la magistratura si muova con decisione, sfoderando il pugno di ferro. Perché episodi del genere, da qualunque orientamento politico provengano, non trovano nel modo più assoluto alcun margine di giustificazione. Anche se qualcuno – puntualizza De Pierro – come ad esempio, Alessandra Mussolini, ha avuto addirittura l’ardire, di accampare qualche elemento di difesa.
    Se non si interviene immediatamente, – auspica il presidente – si rischia di tornare se non proprio alla dittatura fascista, certamente agli scontri ideologici, che caratterizzarono la storia degli anni ’70.”

  • Antonello De Pierro interviene sul caso Granbassi


    Roma – “Il tutto è nato da una richiesta legittima che Margherita Granbassi ha fatto al ministro della Difesa” ha esordito il presidente del movimento Italia dei Diritti Antonello De Pierro, commentando la nota vicenda della fiorettista azzurra.

    “Ignazio La Russa, da persona gentile qual è, si è reso disponibile a parlare con i vertici dell’Arma dei Carabinieri affinché la Granbassi potesse partecipare, come valletta, alla trasmissione di Santoro. Non ci vedo niente di male – ha continuato De Pierro – nonostante ciò sul caso si è scatenata una polemica certamente ingiustificata. Naturalmente – ha osservato – per quei carabinieri che svolgono servizio operativo in reparti speciali, la cosa potrebbe far emergere qualche incompatibilità, ma l’atleta è già un personaggio pubblico e quando ha vinto il bronzo alle Olimpiadi di Pechino ha dato grande prestigio all’Arma. In quell’occasione il nome che è spiccato è stato il suo e credo che pochi abbiano pensato, in quei momenti, alla sua appartenenza corporativa”.
    Il presidente del movimento Italia dei Diritti ha proseguito sostenendo che “tale vicenda andrebbe conclusa al più presto, senza ulteriori sterili polemiche, anche perché l’affascinante ragazza aveva già da subito rinunciato all’ingaggio, accontentandosi di mantenere il suo canonico stipendio e successivamente ha dimostrato attaccamento ai Carabinieri chiedendo un periodo di aspettativa non retribuita. Probabilmente, se l’Arma non farà marcia indietro, Margherita Granbassi sarà costretta a dimettersi, ma questo – conclude De Pierro – suonerebbe come una pesante sconfitta per il prestigio stesso dell’Arma, che sicuramente potrebbe trarre più giovamento mantenendola in servizio tra le sue file”.

  • Omaggio di La Russa alla Rsi, De Pierro con Napolitano


    Non si placano le polemiche innescate due giorni fa dalle frasi di Alemanno in merito al regime fascista; al contrario, autorevoli esponenti di AN sembrano avere tutte le intenzioni di rinvigorire la fiammella, soffiandoci sopra a pieni polmoni.
    Solo ieri, infatti, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, si rendeva protagonista di un indiretto ‘botta e risposta’ col presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il pomo della discordia, stavolta, era la Repubblica di Salò; mentre Napolitano, infatti, esaltava il ruolo dei militari che rifiutarono di aderire al regime fascista, “tenendo vivo il senso della fedeltà al giuramento..”, La Russa, invece, veniva colto da uno scrupolo di coscienza, dichiarando di non potere, proprio per questo, esimersi dal ricordare che anche i ‘repubblichini’, a loro modo “credevano nella difesa della Patria”.
    Sull’accaduto interviene duramente Antonello De Pierro. “Napolitano ha fatto benissimo a ‘bacchettare’ il ministro della Difesa; è assurdo omaggiare coloro che si opponevano allo sbarco degli Alleati, i quali avrebbero liberato la Nazione dall’oppressione autoritaria e liberticida del fascismo, e proprio nel momento in cui l’Italia era teatro di una sanguinosa guerra civile. D’altronde, in un governo dove figurano personaggi che sono figli di quel regime, ne hanno sempre sostenuto la dottrina, salvo poi ammorbidirla per opportunità politica, è quasi naturale che accadano fatti del genere. E’ una vicenda certamente preoccupante verso la quale bisogna prestare attenzione; io personalmente la interpreto come un pericoloso rigurgito reazionario.”