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  • Gabriele Contini viene intervistato sulla sua nuova performance in progetto

    1) Ha in programma qualche performance?

    Si, mi piacerebbe realizzare la performance dal titolo “Dio”. Ci sono cinque attrici che recitano giaculatorie in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo. Io starei dietro le attrici defilato, su di una piccola scala con piattaforma. Io avrei un crocifisso in mano. Al termine delle giaculatorie, a turno, le attrici reciterebbero “Che sarebbe di Dio se esistesse?”; l’ultima in italiano, ad un microfono. Io allora alzerei il crocifisso sopra la testa.

    2) Quale il significato della performance “Dio”?

    Voglio dare un’idea di distacco dalla parte finale a quella iniziale, per far percepire una contraddizione. La performance è fatta in varie lingue.

    3) Dove le piacerebbe realizzarla?

    Al PAC, perché lo considero un luogo privilegiato. Il PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea, è una tra le prime strutture italiane espressamente progettata per l’arte moderna e contemporanea.

    4) Che effetto si aspetta dagli spettatori?

    Io spero di suscitare stupore e meraviglia nei fruitori della mia performance.


    5) Come sceglie i protagonisti delle sue performance? Sono suoi conoscenti oppure sono attori?

    Al momento devo ancora vedere, vorrei chiamare degli attori ma mi devo ancora attivare a riguardo.

    6) Quando realizza le sue performance recita una parte oppure è se stesso?

    No, non direi che recito, piuttosto la mia è una condizione esistenziale, una sorta di immedesimazione.

    7) Solitamente, durante la performance, preferisce improvvisare o tenersi ad una traccia precedentemente scritta?

    Solitamente mi attengo a delle tracce precedentemente stabilite, ma non sempre, dipende dalla performance che voglio andare a realizzare.

  • Gabriele Contini noto performer Milanese, ci racconta il suo rapporto con la religione

    1) Nel 2003 mette in scena Salomè, al Teatro delle Erbe di Milano. Perché ha deciso di fare una performance con una tematica del Vangelo?

    Per realizzare la performance ho preso spunto dal dramma teatrale Salomè di Oscar Wilde. Il dramma è ispirato alla figura della principessa giudaica Salomè, figlia di Erodiade, ed alla sua storia, riportata, pur tacendone il nome, nei Vangeli di Marco e Matteo. Per compiacere la sua volontà, infatti, Erode ordinò la decapitazione di Iokanaan. L’opera venne scritta in lingua francese durante un soggiorno di Wilde a Parigi, appositamente per l’attrice Sarah Bernhardt la quale, nonostante le numerose prove, si rifiutò di interpretare il personaggio sulle scene. Il dramma appare solo in parte come una riproposizione della nota vicenda biblica (Matteo, 14,3-11; Marco, 6, 17-28), e, proprio nel suo essere altro dalla storia antica, ne svela la più recondita, metafisica essenza. Il tema principale è la remissione della propria sorte, il destino che si compie inesorabile e che riguarda l’umanità intera.

    2) Quanto è importante l’arte cristiana nelle sue opere?

    Non ci ho mai pensato! Non la definirei arte cristiana, ma “arte cristica” diretta all’essenza del messaggio recondito di Cristo.

    3) E’ credente? Praticante?

    Credo in Dio perché, come diceva il drammaturgo Carmelo Bene: “Non esiste un Dio, ma una presenza sovrasensibile”.

    4) Cosa ne pensa dell’elezione del nuovo Papa Francesco I?

    E’ una brava persona, ma la cosa non mi interessa.

    5) Secondo Lei, l’attuale Papa contribuirà ad un riavvicinamento dei cristiani alla Chiesa Cattolica?

    Non penso. I cristiani sono tanti e di diverse confessioni.

    6) Regalerebbe una Sua opera al Papa?

    Si, certo ne sarei onorato.

    7) Quale il significato del Crocifisso nelle sue opere?

    Il crocefisso ha un significato simbolico esistenziale formidabile è il segno della resa a qualcosa di più grande. Ne faccio uso per decretare la mia volontà di assumere un destino (quello del dolore, della remissione) sopra le mie spalle.

  • Intervista all’artista Milanese Gabriele Contini

    1) Ha in programma qualche performance?

    Si, mi piacerebbe realizzare la performance dal titolo “Dio”. Ci sono cinque attrici che recitano giaculatorie in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo. Io starei dietro le attrici defilato, su di una piccola scala con piattaforma. Io avrei un crocifisso in mano. Al termine delle giaculatorie, a turno, le attrici reciterebbero “Che sarebbe di Dio se esistesse?”; l’ultima in italiano, ad un microfono. Io allora alzerei il crocifisso sopra la testa.

    2) Quale il significato della performance “Dio”?

    Voglio dare un’idea di distacco dalla parte finale a quella iniziale, per far percepire una contraddizione. La performance è fatta in varie lingue.

    3) Dove le piacerebbe realizzarla?

    Al PAC, perché lo considero un luogo privilegiato. Il PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea, è una tra le prime strutture italiane espressamente progettata per l’arte moderna e contemporanea.

    4) Che effetto si aspetta dagli spettatori?

    Io spero di suscitare stupore e meraviglia nei fruitori della mia performance.

    5) Come sceglie i protagonisti delle sue performance? Sono suoi conoscenti oppure sono attori?

    Al momento devo ancora vedere, vorrei chiamare degli attori ma mi devo ancora attivare a riguardo.

    6) Quando realizza le sue performance recita una parte oppure è se stesso?

    No, non direi che recito, piuttosto la mia è una condizione esistenziale, una sorta di immedesimazione.

    7) 7) Solitamente, durante la performance, preferisce improvvisare o tenersi ad una traccia precedentemente scritta?

    Solitamente mi attengo a delle tracce precedentemente stabilite, ma non sempre, dipende dalla performance che voglio andare a realizzare.

  • MILANO ART GALLERY OSPITA IL NOTO PERFORMER GABRIELE CONTINI ACCOMPAGNATO DA GRANDI PERSONAGGI

    Gabriele Contini, originale performer milanese, è di recente stato ospite della storica galleria Milano Art Gallery, in occasione dell’inaugurazione della mostra d’arte di Alessandra Turolli e della presentazione dell’ultimo libro di Luciano Maria Teodori. Il prestigioso evento, organizzato da Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter, lo ha visto in compagnia di numerosi ospiti di spessore: il grande cantautore Roberto Vecchioni e ancora Franco Iseppi, Fulvio Palmieri, Gigliola Cinquetti, Alberto Artioli, Wilma De Angelis, Enrico Beruschi, Andrea Pinketts e molte altre autorità istituzionali e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo.

    Gabriele Contini, frequenta gallerie e salotti culturali, sin dagli anni ’80, quando approda nell’Universo artistico scrivendo poesie ispirate ai cosiddetti “Poeti maledetti” e iniziando ad interessarsi di pittura ed arti visive. È un artista poliedrico e contemporaneo, un performer dal notevole talento, in continua mutazione e sperimentazione stilistica, che prossimamente lo vedrà protagonista di nuove performance altamente impegnate.

  • IL NOTO ARTISTA GABRIELE CONTINI PARLA DELLE SUE CREATIVE PERFORMANCE

    Diventato performer negli anni ’90, a seguito di uno studio sui metodi espressivi del gesto e del corpo, il poliedrico artista contemporaneo Gabriele Contini, non smette di stupire con le sue esibizioni creative e particolarmente impegnate. Di seguito l’intervista realizzata all’artista milanese.

    IN CHE COSA CONSISTONO LE SUE PERFORMANCES?

    Le mie performances si basano sulla presenza, quasi costante del crocifisso inteso come simbolo di una realtà esistenziale profonda ed incontrovertibile. E’ il simbolo esistenziale dell’impatto formidabile. Ne faccio uso per decretare la mia volontà di assumere un destino – quello del dolore, della remissione – sopra le mie spalle.

    PERCHÉ USA IL CROCEFISSO?

    Mi piace scavare nella profondità del rito religioso restituendolo ad una dimensione estetica inedita.

    IN CHE ANNO REALIZZA LE PRIME PERFORMANCES?

    Dal 2004 iniziano le prime performances itineranti, in strada. Ho realizzato tre spettacoli in via Vigevano, a Milano. Del 2004 è “Io sono il Cristo crocefisso”, del 2005 Corpo: I.n.r.i e Two religions.

    CI DESCRIVA “IO SONO IL CRISTO CROCEFISSO”.

    Il tema ricorrente di queste performance era il crocefisso e il rapporto che ha il mio corpo con esso. Durante le performance, realizzate in via Vigevano, nell’aprile del 2004, camminavo con movenze pesanti, con il simbolo del cristianesimo attaccato alle gambe, col passo strascicato, e un altro crocefisso posto appena sotto al mento.

    IL 12 MAGGIO 2005 HA REALIZZATO, SEMPRE IN VIA VIGEVANO, CORPO: I.N.R.I. . IN CHE COSA CONSISTEVA?

    Durante la performance mi muovevo con due crocifissi in mano, in una sorta di danza, con esito sconcertante. Liberi movimenti in marciapiede che vanno da via Vigevano, a Porta Genova.

    QUALE IL SIGNIFICATO DI CORPO I.N.R.I.?

    Corpo I.n.r.i. è una performance che riguarda il gesto, il corpo e il simbolo sacro del cristianesimo. Il corpo viene usato come veicolo del destino e della sofferenza umana, nel contempo c’è uno scavalcamento, un rifugiarsi in un atto ludico, gioioso che da conto della relatività di qualunque immagine.

    LA PERFORMANCE È STATA RIPROPOSTA ANCHE AL PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA A MILANO?

    Si, nell’aprile 2007.

    LE SUE PERFORMANCE SONO DOCUMENTATE?

    Il video è visibile su Youtube oppure sul mio sito internet: www.gabrielecontini.it.

    HA IN PROGETTO UN’ALTRA PERFORMANCE AL PAC? Mi piacerebbe proporre “La teoria dell’infelicità”, una performance del tutto particolare. Potremmo ricostruire al PAC un ambiente di lavoro impiegatizio, un ufficio; lì dentro io mi muoverei e svolgerei l’attività inerente alla funzione di amministrativo, scrivendo al computer, scrivendo su fogli, telefonando, prendendo un caffè. E’ una situazione di visibilità del triste e routinario compito degli impiegati ed è uno spaccato del lavoro come si svolge in epoca attuale.

  • AGENZIA PROMOTER INTERVISTA IL NOTO PERFORMER GABRIELE CONTINI

    Intervistato il noto artista e performer milanese Gabriele Contini, racconta del suo rapporto con la religione e la Chiesa.

    1) Nel 2003 mette in scena Salomè, al Teatro delle Erbe di Milano. Perché ha deciso di fare una performance con una tematica del Vangelo?

    Per realizzare la performance ho preso spunto dal dramma teatrale Salomè di Oscar Wilde. Il dramma è ispirato alla figura della principessa giudaica Salomè, figlia di Erodiade, ed alla sua storia, riportata, pur tacendone il nome, nei Vangeli di Marco e Matteo. Per compiacere la sua volontà, infatti, Erode ordinò la decapitazione di Iokanaan. L’opera venne scritta in lingua francese durante un soggiorno di Wilde a Parigi, appositamente per l’attrice Sarah Bernhardt la quale, nonostante le numerose prove, si rifiutò di interpretare il personaggio sulle scene. Il dramma appare solo in parte come una riproposizione della nota vicenda biblica (Matteo, 14,3-11; Marco, 6, 17-28), e, proprio nel suo essere altro dalla storia antica, ne svela la più recondita, metafisica essenza. Il tema principale è la remissione della propria sorte, il destino che si compie inesorabile e che riguarda l’umanità intera.

    2) Quanto è importante l’arte cristiana nelle sue opere?

    Non ci ho mai pensato! Non la definirei arte cristiana, ma “arte cristica” diretta all’essenza del messaggio recondito di Cristo.

    3) E’ credente? Praticante?

    Credo in Dio perché, come diceva il drammaturgo Carmelo Bene: “Non esiste un Dio, ma una presenza sovrasensibile”.

    4) Cosa ne pensa dell’elezione del nuovo Papa Francesco I?

    E’ una brava persona, ma la cosa non mi interessa.

    5) Secondo Lei, l’attuale Papa contribuirà ad un riavvicinamento dei cristiani alla Chiesa Cattolica?

    Non penso. I cristiani sono tanti e di diverse confessioni.

    6) Regalerebbe una Sua opera al Papa?

    Si, certo ne sarei onorato.

    7) Quale il significato del Crocifisso nelle sue opere?

    Il crocefisso ha un significato simbolico esistenziale formidabile è il segno della resa a qualcosa di più grande.

    Ne faccio uso per decretare la mia volontà di assumere un destino (quello del dolore, della remissione) sopra le mie spalle.

  • AGENZIA PROMOTER – IL PERFORMER GABRIELE CONTINI PRESENTA LA SUA “TWO RELIGIONS”

    Diventato performer negli anni ’90, a seguito di uno studio sui metodi espressivi del gesto e del corpo, il poliedrico artista contemporaneo Gabriele Contini, non smette di stupire con le sue esibizioni creative e particolarmente impegnate.

    Con “Two Religions” Contini coinvolge tutti gli elementi base del suo concept, inscenando una situazione mistica che comprende i vari rapporti tra tempo, spazio, corpo e relazione con il pubblico. In un contesto underground, come possono essere le vie della sua città, Milano, il performer inizialmente si muove in marcia e saluta militarmente, con indosso un soprabito grigio con il cappello dell’Armata Rossa e due crocefissi attaccati sulle spalle. Successivamente intercede l’uso delle “immagini sacre” dell’Urss e del cattolicesimo e ancora il sapiente utilizzo dei colori rosso, bianco e giallo che userà sopra la sua stessa pelle. Dei simboli forti, due entità contrastanti che donano all’ignaro spettatore intensi spunti di riflessione. In chiave metaforica, infatti, Contini, riesce a penetrare in profondità nei meccanismi rituali religiosi, portando un’innovativa interpretazione, dove i messaggi subliminali svelano la sua eclettica personalità.