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  • Italia dei Diritti appoggia Ignazio Cutrò e Valeria Grasso incatenati al Viminale


    L’organizzazione extraparlamentare interviene sul posto per esprimere la propria solidarietà nelle persone del responsabile per la Giustizia, Giuliano Girlando, e del responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata, Francesco Barbato

    Roma – Ignazio Cutrò e Valeria Grasso, due coraggiosi imprenditori siciliani che hanno denunciato il racket della mafia ai loro danni, si sono incatenati stamattina, intorno alle ore 10 circa, davanti al Viminale per protestare contro la condizione di abbandono in cui li ha lasciati lo Stato italiano, dopo che, grazie alla loro collaborazione, alcuni esponenti dei clan Madonia e Di Trapani sono stati assicurati alla giustizia. Chiedono risposte al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e alle istituzioni, sia per garantire la tutela di tutti quegli imprenditori che permettono di far arrestare i loro estorsori, sia per quei collaboratori di giustizia che, come loro due, vengono costantemente minacciati di morte dalla mafia. Questa protesta di disobbedienza civile è volta, inoltre, a reclamare il ripristino delle loro attività commerciali, considerato che, dopo le denunce, le rispettive imprese hanno perso clienti e subito disagi professionali.

    Sono intervenuti sul posto per esprimere la propria solidarietà e vicinanza due esponenti del movimento nazionale Italia dei Diritti, il responsabile per la Giustizia, Giuliano Girlando, e il responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata, Francesco Barbato. L’organizzazione extraparlamentare presieduta da Antonello De Pierro, per voce di Girlando fa sapere che appoggia l’iniziativa e invoca un’immediata risposta dal ministro Maroni.

    Nel merito della questione entra più dettagliatamente Francesco Barbato, che dichiara: “Ignazio Cutrò e Valeria Grasso sono stati praticamente dimenticati dallo Stato, malgrado il loro prezioso aiuto che, anni fa, ha consentito di sgominare i clan mafiosi Madonia e Di Trapani. Già lo scorso anno feci un’interrogazione parlamentare a sostegno di questi due imprenditori. Ma l’attuale Governo è sordo rispetto ai veri problemi che la criminalità organizzata arreca ai nostri connazionali. Un Esecutivo che ‘arresta’ mafiosi e camorristi non fa invece quanto dovuto per i cittadini come Cutrò e Grasso, i quali rischiano la loro vita per aver aiutato lo Stato. Insomma – incalza Barbato –, pretendiamo di essere ascoltati dal ministro dell’Interno, che ho personalmente contattato per telefono e, poiché era impegnato, mi ha detto che mi avrebbe richiamato successivamente. Nel frattempo io resto qui finché qualche rappresentante del Governo non presti attenzione a questa vicenda”.

    Poi, sottolineando il senso del dovere che le istituzioni nazionali sono obbligatoriamente tenute ad osservare, Barbato rimarca: “La sicurezza ai cittadini la si offre stando davvero accanto a persone come Cutrò e Grasso, con atti veri e non con la propaganda. Aggiungo anche che ormai sono diventato il 113 per le chiamate d’emergenza degli italiani, nel senso che sono stato avvertito di questa mobilitazione mentre ero impegnato in un incontro di lavoro, e appena sono arrivato di fronte al Viminale ho visto agenti della Polizia che tentavano di tagliare le catene ai polsi dei due manifestanti, per impedirne la protesta. Io continuerò a svolgere il mio servizio personale di 113 per difendere i diritti dei cittadini. Pertanto – conclude perentorio l’esponente dell’Italia dei Diritti –, resto qui a sostenere i due testimoni di mafia fin quando Maroni e il Governo non ci presteranno ascolto”.


  • Antonello De Pierro su aggressione Barbato a Montecitorio

    Roma – Rovente il clima politico dopo la rissa scoppiata nell’Aula della Camera dei Deputati, a Montecitorio, nel corso dell’esame del disegno di legge Meloni sulle comunità giovanili.

    A farne le spese il deputato dell’Italia dei Valori Francesco Barbato che durante la seduta, a seguito di una lite con insulti e spintoni con alcuni onorevoli del Pdl, si è dovuto recare, accompagnato dal collega e capogruppo Donadi, all’infermeria di Montecitorio e successivamente all’ospedale Gemelli, con una prognosi riscontrata di 15 giorni e un referto chiaro che parla di «trauma contusivo della regione zigomatica e all’occhio destro» e di «cefalea post-traumatica».

    Deciso e a distanza di tempo necessaria per l’accertamento dei fatti è il commento di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti : “Ciò che è successo all’Onorevole Barbato in parlamento è un’ennesima pagina vergognosa della storia della Seconda Repubblica. La cosa non mi meraviglia molto e evidenzia un’incapacità da parte di alcune persone della maggioranza di rispondere con argomenti credibili a dichiarazioni scomode”.

    L’esponente del partito presieduto da Antonio di Pietro, dopo la richiesta di rinvio del testo in commissione da parte del Pdl, con l’accordo di tutti i gruppi e dello stesso ministro della Gioventù, ha sostenuto che la Meloni con questo ddl, volesse finanziare la corrente propria, di Alemanno e dell’assessore regionale Lollobrigida il quale gestirà tali sovvenzioni. Tra le proteste sempre più vive dagli scranni del Governo, Barbato ha proseguito, scatenando le ire di alcuni pidiellini. In seguito, nonostante i tentativi di separazione dei commessi, l’avvicinamento tra le parti e la rissa, dove lo stesso esponente dell’Idv ha ricevuto un colpo, tanto forte da necessitare accertamenti medici e 15 giorni di riposo. La svolgimento dei fatti è ancora poco chiaro ma quel che è certo è che sarà visibile e documentato nei filmati martedì, alla presenza del presidente Fini.

    Oggi invece a parlare è l’occhio nero del deputato, tra lo sconcerto e il disappunto di quanti hanno assistito o semplicemente appreso della vicenda e tra i protagonisti che tentano di difendersi, accusandosi reciprocamente. “Esprimo la mia solidarietà all’onorevole Barbato – prosegue De Pierro – e prendo atto del fatto che abbia reagito con grande compostezza ad un gesto che non esiterei a definire ‘squadrista’ d’altronde non c’è da stupirsi quando tra gli scranni del Parlamento siedono ex picchiatori fascisti che ancora accolgono le vittorie elettorali con il saluto romano. Sono stupito inoltre, per il fatto che nessuno dei suoi colleghi, ha cercato di difenderlo Gli auguro di riprendersi presto – chiosa il presidente dell’Italia dei Diritti – e continuare con le sue denunce pesanti ma sicuramente vitali per quegli scampoli di democrazia che questo regime ancora permette”.