Tag: fotovoltaico

  • MOP – Micro generatore fotovoltaico

    Si tratta di un modulo fotovoltaico modificato per generare potenza elettrica direttamente ad una tensione di 230 V. a corrente alternata.
    Il MOP si utilizza come qualsiasi altro elettrodomestico, inserendo la spina di cui è dotato in una delle prese elettriche di casa.
    La potenza immessa nella rete elettrica sarà così istantaneamente disponibile per le utenze connesse alla stessa rete e non verrà prelevata dal contatore.
    Pertanto il MOP contribuisce attivamente alla riduzione dei prelievi di energia elettrica, in particolare quelli dovuti a consumi costantemente presenti durante la giornata derivanti da stand-by, carica batterie dei telefoni, computer, ecc..

    Il MOP si installa velocemente e non ha bisogno di cablaggi elettrici; è sufficiente posizionarlo per mezzo delle staffe in dotazione su una qualsiasi superficie esposta al sole ed inserire la spina in una qualsiasi presa dell’impianto elettrico esistente.
    Non richiede alcuna comunicazione o pratica presso il gestore di rete o il GSE.
    L’assenza di burocrazia e la semplicità della posa in opera rende il MOP veramente “portatile” e quindi utilizzabile sempre, da chiunque e dovunque, nell’abitazione principale o quando si è in vacanza, da chi abita una casa non di proprietà o risiede in posti diversi durante l’anno.

    Le possibilità e modalità di installazione sono tantissime grazie ai vari KIT di montaggio che estendono le funzionalità del MOP.
    Ad esempio con il Kit MOP-KMO è possibile trasformare il MOP in una pensilina parapioggia/parasole da installare sopra l’ingresso di casa.
    Il Kit MOP-KTT trasforma il MOP in un tavolo da giardino/terrazza; di giorno abbassa il costo della bolletta, la sera vi permette di cenare al fresco …

    La potenza nominale del MOP è di 250 Wp, sufficienti per raggiungere l’obbiettivo prefissato.
    E’ comunque possibile collegare più di un MOP alla stessa rete elettrica (fino ad un massimo di 4 per non superare i 1000 Wp previsti dalla normativa) per far fronte a consumi più elevati della media.

    Il prezzo di vendita si aggira attorno i 550 euro iva compresa ed è detraibile al 50% rendendo il MOP un prodotto veramente alla portata di tutti.
    Tutti i particolari del MOP e dei Kit di installazione sono disponibili nelle pagine del sito www.apigor.it

  • Celle fotovoltaiche: efficienza e produttività

    L’efficienza energetica delle celle fotovoltaiche è tra le caratteristiche principali cui guardare nel momento della scelta dell’impianto da installare; questo perché il costo dell’energia prodotta è fortemente determinato proprio da tale efficienza.

    La “ produttività “ di un modulo fotovoltaico è data dal rapporto tra la potenza elettrica in uscita e la potenza della radiazione solare incidente ricevuta.

    Un miglior rapporto costo-efficacia delle tecnologie fotovoltaiche è la chiave di volta per la diffusione su larga scala di celle e pannelli fotovoltaici in grado di produrre energia pulita. La realtà è che i pannelli fotovoltaici oggi sul mercato accessibili sulla base del costo non sono molto efficienti; infatti, la maggior parte delle celle che costituiscono un pannello convertono in energia elettrica meno di un quinto della luce solare ricevuta.

    Appare quindi normale che la ricerca vada nelle due direzioni, abbattere i costi degli impianti fotovoltaici e individuare nuove tecnologie e/o nuovi materiali utili all’incremento dell’efficienza, ma soprattutto attraverso il minimizzare le perdite di energia radiante ricevuta (per esempio impedendone la dispersione nei materiali di rivestimento) e massimizzarne l’assorbimento e la trasformazione in elettricità.

    Uno dei motivi per cui l’efficienza delle attuali celle fotovoltaiche rimane limitata, e non permette di convertire tutta la luce solare in energia elettrica, è nella capacità di riflessione della cella stessa; in questo senso vanno le ricerche di nuovi materiali di rivestimento e nelle composizioni e disposizioni delle celle tra loro.

    Altri campi di ricerca, che fanno supporre dei significativi passi avanti verso una maggiore efficienza dei pannelli fotovoltaici, sono la colorazione (nero) dei pannelli stessi utili ad aumentare l’ assorbimento della luce ad innovativi materiali a strati. Colorazione che però, nel caso specifico di pannelli realizzati con silicio cristallino, porta le celle a un eccessivo surriscaldamento e quindi ad un decadimento delle prestazioni.

    In questa continua evoluzione della ricerca e conseguente immissione sul mercato di nuovi pannelli fotovoltaici sempre più efficienti, diventa indispensabile poter contare su partners commerciali competenti nel seguire le evoluzioni delle tecnologie e organizzati per fornire il pannello fotovoltaico più evoluto del momento senza i condizionamenti tipici dell’operatore monomarca. Questa è la filosofia aziendale di SolariaEnergy, uno dei maggiori distributori italiani di tecnologie per il fotovoltaico.

  • Ecofriendly a prima vista

    Dichiararsi favorevoli alle energie alternative e alla riduzione dell’impatto aziendale non basta. Occorre anche dimostrarlo, per essere un motivo d’ispirazione per gli altri ed essere coerenti con una condotta etica e virtuosa.

    Con tali motivazioni Varvel SpA, PMI di Crespellano (BO), dal 1955 operante nell’ambito della meccanica e della produzione di variatori, riduttori e motoriduttori, ha deciso di installare un pannello collegato all’impianto fotovoltaico posizionato sui tetti dei propri stabilimenti. Il display mostra in tempo reale la potenza istantanea in kW, l’energia prodotta dal momento dell’installazione in MWh e le tonnellate di CO2 risparmiate dall’installazione dell’impianto. Ubicato in prossimità delle bandiere che sventolano all’ingresso della sede, vuole essere un segno tangibile dell’impegno concreto che Varvel SpA pone nei confronti della salvaguardia ambientale, attraverso l’utilizzo del fotovoltaico, lo smaltimento dei rifiuti industriali, la raccolta differenzia e altre azioni virtuose.

    Dal 2000 Varvel SpA ha introdotto il “Sistema Ambientale”, certificato dal 2001 secondo la norma UNI EN ISO 14001. Secondo quanto riportato nel bilancio di sostenibilità, fin dal 2007 si è provveduto a una conversione della produzione di acqua calda ad uso sanitario (bagni stabilimento, docce e cucina) attraverso pannelli solari, con un risparmio annuo stimabile in circa 10.000 mc di gas metano. Dal 2010 l’azienda ha poi completato la realizzazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, sostenendo una spesa di 600 mila euro per la posa di 675 pannelli fotovoltaici per una superficie netta di 1.110 mq con una potenza installata di 159 kWp.

    La produzione annuale si aggira intorno ai 188.000 kWh, coprendo circa il 20% del fabbisogno aziendale, con una riduzione delle emissioni di CO2 di 109 ton/anno e di NOX di 98 kg/anno, con un risparmio di combustibile fossile di 17 TEP/anno.

    “Crediamo che le imprese debbano guardare al futuro – sostiene Francesco Berselli, Presidente di Varvel SpA – pensando al mondo che lasceremo ai nostri figli e nipoti, investendo non soltanto per crescere nella produzione, ma anche nella riduzione dell’impatto ambientale, ponendosi come esempio. Con questo spirito abbiamo voluto posizionare all’ingresso il display, affinché anche altri ne traggano ispirazione”.

    Dello stesso avviso anche Mauro Cominoli, Direttore Generale di Varvel SpA che conferma come “L’azienda è da sempre attenta al mondo che la circonda e a tutti gli stakeholder. Proprio in segno della massima trasparenza della nostra realtà, ogni anno realizziamo un bilancio di sostenibilità in cui è possibile valutare tutte le azioni dell’impresa e i valori che ci rendono un’impresa socialmente responsabile”.

    Varvel SpA – Via 2 Agosto 1980 n. 9 – 40056 Crespellano BO – Italy – Tel. +39 051 6721811 – Fax +39 0516721825 – [email protected]

    Ufficio stampa: Borderline – Via Parisio 16 – 40137 Bologna Tel. 051 4450204 Fax 051 6237200

    Communication Manager & P.R Matteo Barboni – 349 6172546 [email protected]

  • Gli italiani amano il solare… ma lo conoscono bene?

    Per l’89% degli italiani il solare è l’energia su cui l’Italia, pensando al futuro, dovrebbe puntare. Lo rivela il nono rapporto “Gli italiani e il solare”, pubblicato recentemente dalla Fondazione Univerde ed IPR marketing per l’inaugurazione del Solarexpo 2013. Gli italiani amano il solare dunque, ma lo conoscono bene?

    Come di consueto per l’inaugurazione del Solarexpo la Fondazione Univerde ed IPR marketing hanno pubblicato i risultati del sondaggio “Gli italiani e il solare” , volto a fare il quadro su come viene percepita la questione energetica nel nostro Paese. I risultati sono molto favorevoli alla soluzione solare, giudicata semplice, pulita, sempre più economica, vantaggi che hanno fatto guadagnare al solare la simpatia di oltre il 90% degli Italiani. Una stima quella per la tecnologia solare che può essere tranquillamente condivisa, quello che può essere meno condiviso è il metodo piuttosto semplicistico con cui la ‘soluzione solare’ viene proposta, attraverso domande che forse non lasciano trasparire pienamente il rovescio della medaglia.

    I principali risultati del rapporto si possono così riassumere:

    • Per l’89% degli italiani il solare è l’energia su cui l’Italia, pensando al futuro, dovrebbe puntare. Seguono eolico (54%), Idroelettrico (35%), Geotermia (25%), Nucleare (17%), Biomasse (16%), Gas (14%), Carbone (2%), Petrolio (1%);
    • il 79% degli italiani è propenso ad utilizzare direttamente l’energia solare;
    • il 92% degli italiani sarebbe favorevole ad installare pannelli FV nel proprio condominio utilizzando un incentivo pubblico. (sarebbe stato forse interessante porre una domanda simile per valutare la propensione all’installazione senza incentivo pubblico);
    • il 48% degli italiani sarebbe per l’abolizione degli incentivi se questi venissero sostituiti con semplificazioni burocratiche e la libertà di autoprodurre e vendere energia in rete, il 38% è contrario alla loro abolizione;
    • il 90% degli italiani considera doveroso per la salute e per il clima chiudere le centrali a carbone e ad olio combustibile entro il 2020;
    • Il 77% degli italiani non conosce le smart grid ma il 54% degli interpellati le giudica un’ottima iniziativa quando queste vengono definite le reti intelligenti decise dall‘Unione Europea con cui ogni cittadino potrà non solo ricevere e comprare energia ma diventare produttore, da solo e in comunità, e anche vendere energia ad altri attraverso la rete.
    • l’ 88% degli italiani risulta favorevole all’applicazione di una carbon tax, il 40% pensa però che ciò sarà difficile da realizzare.

    Questi risultati danno un’idea su quello che è il ‘polso’ degli italiani sulla questione energetica, dati certamente interessanti e su cui riflettere.

    Forse però per il sondaggio che precederà il Solarexpo 2014 si potrebbero proporre delle domande un po’ più pragmatiche, pur senza pretendere che i cittadini italiani diventino esperti delle criticità che può comportare per il sistema e per il mercato elettrico un’ampia diffusione del solare. Ad esempio si potrebbe lasciar intravvedere cosa potrebbe comportare dal punto di vista burocratico e fiscale poter vendere ad altri l’energia elettrica attraverso le smart grid (bisognerebbe quanto meno saper comprendere in cosa consiste un contratto di fornitura e si dovrebbe produrre una bolletta, per quanto semplificata). Si potrebbe inoltre suggerire cosa comporterebbe dal punto di vista dei costi dell’energia elettrica l’eliminazione delle centrali a carbone e la loro sostituzione con impianti a fonti rinnovabili. Oppure, per consentire una valutazione più informata, si dovrebbe far sapere agli intervistati che l’applicazione di una carbon tax sui prodotti energetici proporzionale alle emissioni di CO2 risulterebbe in percentuale molto più gravosa per chi ha un reddito basso e può intervenire in maniera marginale sui propri consumi (ad esempio con una ristrutturazione edilizia o acquistando un’auto meno inquinante) mentre risulterebbe in percentuale meno gravosa per chi ha redditi elevati.

    In ultimo una piccola considerazione sul comunicato stampa relativo alla presentazione del rapporto che riporta nel cappello: Dal 90% degli italiani NO al carbone e SI al solare, anche con nuovi incentivi. Pecoraro Scanio: “Nel 2020 chiudere le centrali a carbone e a olio combustibile. Nel 2050, 100% di energia da rinnovabili. Subito nuovi incentivi normativi ed economici”. Un’interpretazione a dir poco assai colorita dei risultati del sondaggio e che sembra voler fornire alla stampa una chiave di lettura preconfezionata dei dati, anch’essa eccessivamente semplificata.

    Leggi l’articolo sul blog di Assoelettrica

    Fonte: Assoelettrica

  • Assoelettrica: “Non possiamo pagare da soli il conto della crisi”

    Tra crisi del settore elettrico, overcapacity e le recenti polemiche sul fotovoltaico, Assoelettrica chiede “equità” verso gli impianti termoelettrici. L’intervista di Chicco Testa alla Staffetta Quotidiana

    Chicco Testa La polemica tra fotovoltaici ed elettrici “tradizionali” si è già surriscaldata, ma ancora non è del tutto chiaro di cosa si parli, quali siano le opzioni in campo. Opzioni che riguardano un problema comune: come gestire questa situazione di overcapacity. Cosa chiede Assoelettrica?

    Intanto vorrei chiarire una questione personale. Oltre alla presidenza di Telit (una società che produce tecnologie per le telecomunicazioni, ndr) ho un’azienda che si chiama Eva. Sette-otto anni fa ho investito insieme a Franco Bernabè in una società di giovani ingegneri bresciani il cui obiettivo era la realizzazione di piccoli impianti idroelettrici. Sviluppare un impianto idro comporta una fatica considerevole perché ogni impianto ha una sua caratteristica, localizzazione, territorio, portata, geologia, idrogeologia ecc. Abbiamo fatto 4-5 impianti e poi ci siamo accorti degli incentivi al fotovoltaico e abbiamo investito. È una cosa molto più semplice, gli impianti sono tutti uguali. Il primo lo abbiamo fatto con l’aiuto di un Epc, poi ci siamo resi conto che l’ingegneria è semplicissima e ce li siamo fatti in casa.

    I pannelli li avete comprati in Cina?

    Ovviamente. E abbiamo realizzato 13 MW. Quando guardo i conti… facciamo 7 milioni di fatturato di cui 5 di Ebitda.

    Tornando al punto: cosa chiedete per uscire da questa situazione?

    Quando sono arrivato in Assoelettrica mi sono reso conto dello sconquasso che il sistema aveva subito. Una buona parte della situazione è compromessa. Il danno più grosso, ancor prima della questione dei costi, è quello prodotto sul sistema elettrico nazionale. La riforma Bersani era ottima (la liberalizzazione del mercato elettrico con il dlgs 79/99, ndr), ha spinto le aziende a fare investimenti importantissimi che hanno rinnovato completamente il parco termoelettrico italiano. Quando eravamo pronti a fare la nostra parte – tra l’altro con il prezzo del gas che scendeva – è arrivata questa botta che ha cambiato le carte in tavola e ha fatto sì che il mercato libero praticamente non esista più. Il 50% circa dei volumi e il 60% del fatturato del settore deriva da vari regimi amministrati. Insomma, il mercato contendibile si è ridotto a un 50% circa in termini di volumi e in termini di fatturato al 40% circa. Da questa situazione non risaliremo più, o comunque ci resteremo a lungo.

    Sul Corriere della sera e su Repubblica sono usciti qualche giorno fa due articoli (un editoriale di Alesina e Giavazzi e un commento di Iezzi) che chiedevano, rispettivamente, il taglio retroattivo degli incentivi alle rinnovabili e la revisione degli oneri di sistema. È d’accordo?

    Non voglio trasformare questa storia in una battaglia. Intanto bisogna mettersi d’accordo su cosa vogliamo. Per me è chiaro che l’Italia ha due obiettivi di politica energetica. Il primo è avere l’energia. Su questo punto siamo tutti d’accordo ma dieci anni fa questo non era un problema banale. Il secondo è avere energia a basso costo. E su questo non c’è accordo. Certo, abbiamo gli impegni di Kyoto e quelli assunti in sede europea, ma le cose andavano fatte in maniera completamente diversa. È stato fatto uno spreco di proporzioni gigantesche. Poi bisogna mettersi d’accordo sui numeri. Come si fa a sostenere che il fotovoltaico porta benefici sui prezzi dell’energia per 1,4 miliardi (il riferimento è al rapporto Irex di Althesys, ndr v. Staffetta XXX)? È chiaro che se aumento l’offerta di energia in determinate fasce, in quelle ore il Pun scende. Il problema è: quanto ho pagato per ottenere questo? Potrei fare anche energia con Chanel n. 5, e l’effetto sarebbe lo stesso, se qualcuno mi pagasse il profumo. Ma quanto mi costa? Senza contare che l’Italia è l’unico Paese che paga sia l’incentivo che l’energia. Un altro punto da chiarire è che non c’è un risparmio sul gas non importato, perché ai produttori fotovoltaici, quando prendono il prezzo marginale, paghiamo un prezzo che comprende anche quello del gas. Io chiedo equità per quanto riguarda gli impianti termoelettrici.

    Quindi la soluzione è un capacity payment? E come finanziarlo?

    Che l’Autorità per l’energia prenda in considerazione tre fattori fondamentali. Il primo è la sicurezza del Paese, cioè quanti impianti servono prendendo in considerazione il caso peggiore, quello in cui piove e non c’è vento e quindi non c’è produzione da rinnovabili intermittenti. Il secondo è la riserva e il terzo la flessibilità che gli impianti devono garantire per adattarsi alla curva di carico che viene determinata in gran parte del giorno dalla presenza o dall’assenza degli impianti fotovoltaici. Quanto costa tutto questo? Non lo so e non spetta a me dirlo. Sono le stesse condizioni che l’Autorità ha già considerato con le gare che vanno fatte quest’anno per il 2017. Ma da qui al 2017 c’è il rischio che una grande quantità di impianti termoelettrici vengano fermati. Insomma, mi sembra che sia giusto che il transitorio venga affrontato secondo questi principi. C’è poi da considerare che nella legge Sviluppo c’è un comma che dice che tutto questo deve avvenire senza oneri ulteriori per il sistema. Su questo sono d’accordo perché altrimenti ammazziamo i consumatori. E quindi i soldi devono essere presi con equilibrio e restando dentro il sistema, andando a prenderli da chi crea le disfunzioni. Se devo garantire la riserva a un impianto fotovoltaico mi sembra giusto che sia l’impianto fotovoltaico a pagarla.

    Dunque una sorta di solar tax, di cui ha parlato qualcuno?

    Qualsiasi misura viene presa l’importante è che le risorse restino all’interno del sistema. Non può essere un’altra tassa che finisce alle Finanze o a risanare il bilancio dello Stato. Anche la benzina ha degli oneri fiscali grossi e probabilmente ingiustificati. Lì però se non consumi benzina non paghi neanche le tasse. Invece gli oneri di sistema sono un ammontare fisso. E se riduciamo la base imponibile, come sta succedendo per il calo dei consumi, entriamo in un circolo vizioso per cui l’energia costa sempre più cara, se ne consuma sempre di meno, le aziende se ne vanno e gli oneri di sistema continuano ad aumentare percentualmente.

    Quindi chiedete un capacity payment transitorio.

    A mio modo di vedere ci vorrebbe un transitorio che risponda alle tre condizioni che ho detto, se vogliamo evitare una chiusura massiccia di impianti termoelettrici. E non sto parlando degli aspetti sociali, questo è un fattore che va trattato separatamente. Io parlo di sicurezza, riserva e capacità di rendere flessibile il nostro sistema elettrico.

    Non crede ci sia stato un eccessivo “entusiasmo” nell’investire in impianti termoelettrici negli anni scorsi?

    Se nel ’98 qualcuno avesse detto alle aziende elettriche che nel 2007 avrebbero fatto partire un ciclo di investimenti incentivato, forse si sarebbero comportate diversamente.

    Tornando alla sicurezza del sistema, in questo momento abbiamo una riserva colossale rispetto alla domanda effettiva. È veramente a rischio la sicurezza se chiude, diciamo, un 30% dell’attuale capacità?

    Non so. Dipende molto dalla situazione “estrema” che si prende in considerazione e dalle diverse zone del Paese. Certo, il margine di riserva oggi è molto alto, e dipende anche dalla recessione. Le nostre aziende stanno ricorrendo alla cassa integrazione. E so benissimo che anche il termoelettrico dovrà pagare il suo prezzo, e già lo sta facendo con la chiusura di piccoli impianti. Ma trovo politicamente ingiusto e sbagliato da un punto di vista generale che a pagare tutto questo debba essere solo l’industria termoelettrica. Io non voglio misure ad hoc che abbiano come obiettivo di salvare questo o quell’impianto. Se dobbiamo fare così, allora sarebbe meglio tornare ai prezzi amministrati. Penso invece che il Paese debba fare uno sforzo per salvare i principi di un mercato liberalizzato. Quindi chiedo provvedimenti che corrispondano a criteri oggettivi. Poi i termoelettrici si faranno i loro conti.

    Quel che è certo è che il sistema è cambiato e che probabilmente andrà sempre più nella direzione, non solo di un maggiore apporto di fonti rinnovabili, ma anche verso un generale aumento della generazione distribuita. Quale soluzione, quale ruolo per i termoelettrici “tradizionali”?

    Il punto è che ogni kWh che transita sulla rete o che usa la rete come magazzino o come sistema di scambio deve concorrere agli oneri di sistema. Non ci possono essere eccezioni. Punto. Se le reti interne di utenza o i sistemi efficienti di utenza sono un sistema per fare in modo che chi prende gli incentivi nemmeno paga gli oneri di sistema… Faccio un esempio: se un’azienda di distribuzione fa un contratto con un’azienda che utilizza come fonte integrativa un impianto a fonte rinnovabile intermittente, deve fornire a questa azienda anche il backup, la riserva. Quanto costa questo? Non può costare come costavano le vecchie tariffe amministrate. Le aziende di distribuzione questi discorsi cominciano a farli. I prezzi andranno rivisti per questo servizio di riserva, di disponibilità e di flessibilità.

    Se è così bisognerà rimettere mano alle regole perché i Seu e le Riu sono esentati, così come lo scambio sul posto.

    Quando parlo di recuperare risorse all’interno del sistema intendo anche questo.

    Una volta ottenuta questa “perequazione”?

    Che nessuno pensi di fare nuovi incentivi. Non si può parlare di grid parity e poi chiedere, come hanno fatto al convegno del Free, un sesto Conto energia.

    Ma non si possono neanche toccare i diritti acquisiti, lo hanno detto anche i “saggi” nella loro relazione…

    Non c’è alcun dubbio che questo dei diritti acquisiti è un grosso problema. Ma un conto è parlare di taglio degli incentivi e un conto è parlare di allocare correttamente i costi. Il punto è che non c’è una chiara percezione di quanto sia cambiato il sistema elettrico. In un sistema pre-liberalizzazione c’è un monopolio e dei pasti gratis perché il monopolio copre tutto. Ora non può più essere così. Dico di più: io sono entrato a gamba tesa nella discussione sulle smart grid, perché come Assoelettrica chiedo ed esigo che ogni investimento sia fatto domandandosi se aumenta o diminuisce il costo dell’energia elettrica.

    Una delle accuse mosse dal fronte dei rinnovabili riguarda l’aumento dei prezzi serali. C’è chi ha parlato di collusione tra operatori termoelettrici.

    Se c’è da vedere qualche cosa si veda. Ma bisogna considerare che l’impianto che sta fermo tutto il giorno, nelle poche ore serali si deve pagare gli ammortamenti, i costi operativi, il gas. Inoltre, in partenza e in fermata le centrali hanno un’efficienza del 20-30%. Faccio una provocazione: se non volete il capacity payment, proviamo a far fluttuare i prezzi liberamente e vediamo dove arriva il MWh il giorno che piove in tutta Italia e posso fare il prezzo.

    I rinnovabili non sono i soli produttori a essere incentivati. Gli impianti essenziali e “must run” sono proliferati negli anni e hanno un costo rilevante. Anche questo “ammazza il mercato libero” e andrà ripensato.

    Come dicevo, dobbiamo trovare principi che valgano per tutti. Non possiamo costruire un sistema elettrico che è fatto tutto di eccezioni. Altrimenti non funziona. Con la gradualità necessaria ma va fatto.

    Sarà un compito non facile. Intanto, vede qualche terreno comune per tutti i produttori elettrici?

    Abbiamo due frontiere che dovrebbero essere comuni. Innanzitutto: come far ripartire i consumi energetici ed elettrici in questo Paese. Ci sono una serie di sbottigliamenti che potrebbero essere fatti, a prescindere dalla recessione, a cominciare dal rispetto delle curve tariffarie che scoraggiano i consumi di energia elettrica in maniera che non ha più nulla a che fare con il problema dell’efficienza o del risparmio. Oggi l’elettricità viene usata con livelli di efficienza molto alti e corrisponde all’idea del benessere. Se devo mettere una pompa di calore o un condizionatore devo passare a 6 kW e la bolletta mi schizza.

    Ma se cambiamo le tariffe in questo modo il cliente residente sotto i 3 kW vedrà aumentare i costi…

    Ma questo cliente avrà un ufficio o una bottega o un’attività: quello che risparmia a casa lo spende da un’altra parte. Alle associazioni dei consumatori dico: vogliamo difendere i consumatori o solo una categoria di consumatori? Allo stato attuale risparmiamo per i consumi in casa e poi le aziende chiudono. Che guadagno abbiamo ottenuto? In Italia c’è una parte dei consumatori che spende meno della media europea e un’altra parte che spende di più. Anche questo andrebbe riequilibrato. Bisogna avvicinarsi alla situazione in cui i prezzi corrispondono ai costi, invece che fare esenzioni e sovraccarichi. La seconda frontiera riguarda l’elettrificazione dei consumi finali di energia. Io non sono un fan sfegatato dell’auto elettrica ma se vogliamo ripulire le nostre città le dobbiamo elettrificare. Prima di parlare dell’auto elettrica vorrei parlare di filobus, tramvie, metropolitane, che sono trasporti con rendimenti enormi rispetto agli autobus a gasolio. In città abbiamo milioni di punti di combustione, motori delle auto e caldaie a gas: se elettrificassimo queste cose miglioreremmo i rendimenti e avremmo città molto più pulite.

    Fonte: Staffetta Quotidiana

  • Rinnovabili. Testa, il circolo vizioso di fotovoltaico e crisi economica

    In una recente intervista rilasciata al settimanale ” Il Mondo”, Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, in relazione ai dati diffusi da Terna sul bilancio elettrico del primo trimestre del 2013, ha affermato che “la situazione è allarmante”, confermando il segnale di pericolo lanciato dalla stessa Assoelettrica a febbraio.

    I dati diffusi da Terna relativi al bilancio elettrico del primo mese del 2013 sono più che deludenti, sono allarmanti”, aveva dichiarato Assoelettrica, lanciando il primo segnale di pericolo in febbraio. Il mese successivo i toni si sono alzati ulteriormente: i dati provvisori su febbraio sono “catastrofici”.

    Chicco TestaChicco Testa, presidente dell’Associazione nazionale che riunisce 120 imprese (90% dell’energia elettrica generata in Italia), fatica a vedere vie di uscita: “Siamo intrappolati in un circolo vizioso: gli oneri di sistema, che sono una quota fissa e indipendente dai consumi, pesano di più sulle bollette man mano che diminuiscono i kilowatt richiesti dal sistema. Le aziende energivore si difendono delocalizzando la produzione. Con il risultato che la domanda cala ulteriormente”.

    Il nodo, insomma, sono gli incentivi alle rinnovabili. La discussa componente A3.

    Non vogliamo fare la lotta al fotovoltaico, ma trovare soluzioni a una crisi che riguarda non solo l’industria termoelettrica ma anche lo stesso settore delle rinnovabili. L’imponente ciclo di investimenti, 30 miliardi di euro, negli impianti a gas e carbone seguito alla liberalizzazione del mercato si è sovrapposto a quello (50 miliardi) per gli impianti fotovoltaici. Cosi ora i due settori si cannibalizzano a vicenda.

    Perché allora a chiudere sono le centrali termoelettriche?

    È un paradosso, visto che producono energia a meno di 10 centesimi al kilowattora mentre quella di un impianto fotovoltaico, considerando gli incentivi, ne costa 40. Ma i produttori da fonte solare, grazie a quegli aiuti, possono venderla sulla Borsa elettrica a prezzo nullo. E in questo modo riducono sempre di più la quota contendibile del mercato elettrico.

    Per questo chiedete che venga remunerata la capacità produttiva messa a disposizione del sistema, indipendentemente dall’utilizzo?

    La scelta compete all’Aeeg: o si riconosce che la flessibilità garantita dai cicli combinati ha un valore, o li si chiude e si rischia che quando non c’è il sole manchi l’elettricità.

    La stessa Aeeg di recente ha comunicato di aver rilevato un importante numero di casi di sospetta traslazione della Robin Hood Tax sui consumatori.

    Quella tassa è stata introdotta dall’allora ministro Giulio Tremonti in modo iniquo, modificando in corsa le norme fiscali solo per alcune imprese. Per quanto riguarda la traslazione, desumerla dall’aumento del margine di contribuzione è impossibile, perché quel miglioramento può dipendere da un taglio dei costi. Comunque, che libero mercato è, se l’Authority interviene sui prezzi? A questo punto i nostri bilanci li scriva lei.

    Fonte: Il Mondo

  • Sgravi fiscali sulle installazioni di pannelli fotovoltaici: rimangono poche settimane per sfruttarli al massimo!

    €29.720! E’ questa l’entità del massimo beneficio economico disponibile per coloro che completeranno entro il prossimo 30 Giugno l’installazione di pannelli fotovoltaici e opteranno per la formula dello “scambio sul posto”, in alternativa al V Conto Energia.

    Un risparmio dovuto al fatto che da Marzo scorso l’installazione di pannelli fotovoltaici è stata ulteriormente incentivata assimilandola ai lavori di ristrutturazione, ossia quelli già soggetti alle detrazioni del 36%, riconoscendo però uno “sgravio fiscale extra“ (appunto quei €29.720 massimi, dovuti all’incremento a €96.000 dell’importo massimo dei lavori e al 50% dell’aliquota di calcolo) relativamente ai lavori eseguiti appunto entro il 30 Giugno.

    Un’occasione da non perdere, una scadenza da rispettare, soprattutto per coloro che già hanno la prospettiva di dotare la propria abitazione di pannelli fotovoltaici.

    Per costoro Solaria Energy si è dotata di un apposito staff in grado di gestire in tempi rapidissimi richieste, redazione di progetti e preventivi, stesura della documentazione tecnica e legale, oltre che ovviamente, installazione e collaudo.

    Il tutto senza trascurare la valutazione delle opzioni fiscali più vantaggiose per ogni singolo, servizio che Solaria Energy ritiene oggi ancora più indispensabile viste le varie opzioni offerte in tema di agevolazioni che ora hanno due possibili percorsi.

    Il primo è quello classico, definibile come “incentivi“, e conosciuto col termine “conto energia“ (nelle sue varie numerazioni progressive date man mano che le dotazioni economiche si esaurivano).

    Il secondo fa riferimento, invece, a un vero e proprio sgravio fiscale, riservato a contratti con la formula “scambio sul posto“ che si suddivide in due fasce:

    quella standard, ossia del 36% su un riferimento di spesa massimo di €48.000, e che sarà lo standard in vigore dal 1° Luglio prossimo

    quella dello sgravio extra, ossia del 50% su un riferimento di spesa massima di €96.000, valido per impianti di pannelli fotovoltaici installati entro il 30 Giugno.

    Come per le normali spese di ristrutturazione, anche per quelle relative ai pannelli fotovoltaici le spese sostenute devono essere documentate e pagate tramite bonifico bancario o postale, dal quale risultino la causale del versamento e i codici fiscali del soggetto che paga e del soggetto beneficiario. Infine va ricordato che la detrazione del 50% va ripartita in dieci quote annuali, ciascuna equivalente al 10% del costo sostenuto.

    http://www.solariaenergy.it

    Via Cornelia, 498

    Centro Industriale Maglianella

    00166 – Roma (Italy)

    E-Mail: [email protected]

    Tel: +39 06 83764051

    Fax: +39 06 83394152

  • Il GSE accredita ERP Italia tra i sistemi riconosciuti per lo smaltimento dei moduli fotovoltaici

    Milano, 12 marzo 2013

    Il GSE accredita ERP Italia come sistema europeo per lo smaltimento, il recupero ed il riciclo dei moduli fotovoltaici a fine vita. Come previsto dalle regole applicative del GSE i produttori di moduli fotovoltaici, per poter accedere agli incentivi previsti dal IV e V Conto Energia, dovranno aderire entro il 31 marzo 2013 ad un sistema europeo accreditato dal GSE e che garantisca il riciclo dei moduli stessi al termine della loro vita utile. Secondo quanto previsto dal Decreto D.M. 5 maggio 2011 e D.M. 5 luglio 2012, tale obbligazione si applica a tutti gli impianti entrati in esercizio a partire dal 1 luglio 2012.

    “ERP Italia ha concluso positivamente l’iter di accreditamento richiesto dal GSE, pertanto i produttori aderenti potranno beneficiare del servizio di garanzia sul riciclo dei moduli immessi sul mercato italiano senza rischiare di non avere accesso agli incentivi previsti. Non solo, in quanto parte del gruppo European Recycling Platform (ERP), sistema collettivo leader a livello Europeo nel trattamento dei RAEE e dei Rifiuti di Pile e Accumulatori, i produttori che hanno scelto ERP potranno contare su un partner esperto ed affidabile anche a seguito del recepimento della nuova Direttiva RAEE in Italia oltre che decidere di estendere la loro adesione ad altri paesi Europei” così ha commentato Alberto Canni Ferrari, Country Manager ERP Italy;

    I soggetti obbligati sono tutti coloro che immettono i moduli fotovoltaici sul mercato italiano a titolo imprenditoriale (fabbricanti o importatori o distributori o installatori). Questi soggetti scegliendo ERP Italia possono accedere ad una soluzione affidabile, semplice e competitiva priva di costi di adesione iniziale, frutto del know-how e degli anni di esperienza maturati in tutta Europea, come dimostrano i quasi 2 milioni di RAEE raccolti e trattati.

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  • Solar Energy Group S.p.A. apre le porte del proprio stabilimento produttivo al pubblico e alle scuole


    Solar Energy Group S.p.A., azienda leader in Italia nel settore delle energie rinnovabili conosciuta attraverso il proprio marchio “Super Solar”, anche quest’anno apre al pubblico ed alle scolaresche interessate le porte del proprio stabilimento produttivo. Proprio in questi giorni infatti l’azienda di Carpacco di Dignano (Udine) ha registrato la prima visita ufficiale, ospitando due classi del corso in Elettronica ed Elettrotecnica dell’Istituto ITIS di Vittorio Veneto: al centro della visita l’intera filiera di produzione dell’azienda friulana, unica in Regione a realizzare moduli fotovoltaici, 100% Made in Italy e a km zero.

    La friulana Solar Energy Group S.p.A. – www.supersolar.it, azienda leader in Italia nel settore delle energie rinnovabili conosciuta attraverso il proprio marchio “Super Solar”, ha aperto ad un gruppo di studenti le porte del proprio stabilimento produttivo di moduli fotovoltaici di ultima generazione, situato a Carpacco di Dignano (Udine). Protagonisti della visita aziendale i ragazzi delle classi IV e V del corso in Elettronica ed Elettrotecnica dell’ITIS “Vittorio Veneto” Città della Vittoria che, accompagnati dai professori Carambia, Pigozzo e Nuvoletta, hanno potuto osservare e comprendere i processi e le tecniche di realizzazione di un modulo fotovoltaico, sistema che consente di convertire la luce solare in energia elettrica.
    Il professor Giuseppe Carambia, docente di elettrotecnica, commenta così l’iniziativa: “Abbiamo scelto di visitare Solar Energy Group S.p.A. perché, oltre ad essere una realtà vicina al nostro territorio, rappresenta un’eccellenza nel settore delle energie rinnovabili. Inoltre, grazie alla completa trasparenza di tutte le fasi di produzione, i nostri studenti di elettronica ed elettrotecnica hanno potuto osservare da vicino, come non avevano mai fatto, processi che solitamente si apprendono soltanto nella teoria”.
    Solar Energy Group S.p.A. è l’unica azienda in Friuli Venezia Giulia che, avvalendosi di una linea produttiva di 52 metri altamente automatizzata, realizza in maniera totalmente indipendente moduli fotovoltaici in silicio policristallino: “Aprire la nostra fabbrica al pubblico è una componente principale del nostro DNA.” – afferma Gianni Commessatti, direttore commerciale di Solar Energy Group S.p.A., che continua – “Da sempre ospitiamo gruppi eterogenei di persone interessate, cui spieghiamo e mostriamo tutte le diverse fasi di realizzazione di un modulo fotovoltaico. L’aver aperto le porte alla scuola è un’estensione di questa logica e, attraverso la dimostrazione diretta del nostro processo produttivo, siamo orgogliosi di poter contribuire attivamente alla trasmissione e alla diffusione della cultura delle energie rinnovabili nelle giovani generazioni”.
    Il processo di produzione dei moduli fotovoltaici “Super Solar” comincia con la selezione e test delle singole celle in silicio policristallino ad opera di robot automatizzati, i quali procedono poi alla saldatura delle stesse in stringhe di celle. Successivamente un braccio antropomorfo colloca le stringhe sopra il vetro, sul quale vengono appoggiati uno strato di EVA (Etil Vinil Acetato) ed un backsheet in poliestere. I componenti passano poi attraverso un ulteriore macchinario, chiamato “laminatoio”, dove vengono incapsulati e saldati ad una temperatura di 140°, dando vita così al pannello fotovoltaico. Infine, per accertare l’efficienza produttiva e a totale garanzia della qualità del prodotto, ogni singolo modulo viene testato con l’utilizzo di un simulatore solare che ne certifica le caratteristiche tecnico-elettriche e ne quantifica la potenza.
    Anche per il 2013 l’azienda friulana rinnova quindi il suo impegno ad ospitare visitatori nel proprio stabilimento, al fine di mostrare e spiegare l’intero processo di produzione dei moduli fotovoltaici “Super Solar”, che le assegna il primato Made in Italy in questo settore.


    Solar Energy Group S.p.A.
    Solar Energy Group S.p.A., fondata nel 1982, è leader a livello nazionale nel settore delle energie rinnovabili: specializzata nella produzione e nella commercializzazione di impianti domestici per il risparmio energetico, è la prima azienda italiana che, con il marchio ‘Super Solar’, produce, vende direttamente ed installa impianti solari fotovoltaici e termici, Made in Italy e a km zero.
    Solar Energy Group S.p.A., con sede a San Daniele del Friuli (UD), conta sulla collaborazione di circa 80 dipendenti ed una presenza capillare sul territorio italiano con una rete commerciale costituita da 14 filiali e oltre 150 consulenti per il risparmio energetico, assicurando così al cliente finale massima vicinanza ed un servizio d’eccellenza.


    Ufficio Stampa Italia per Solar Energy Group S.p.A.
    Blu Wom
    www.bluwom.com | Udine – Milano Tel. 0432 886638
    Resp. Ufficio stampa: Laura Elia [email protected]

  • Nasce Pannello Fotovoltaico Blog

    Pannello fotovoltaico blog è un sito internet che si occupa di trattare argomenti circa gli impianti fotovoltaici. Oggi giorno cercare di comprendere meglio le fonti di energia rinnovabili è molto complicato, tutti ne parlano ma usando termini molto tecnici, noi nel sito utilizziamo un linguaggio semplice e quindi comprensibile a tutti.

    Gli argomenti trattati sono diversi: di che materiale sono fatti i pannelli fotovoltaici, i costi, le aziende che li producono, gli incentivi statali, i migliori impianti fotovoltaici, le tegole fotovoltaiche, e sopratutto spieghiamo attraverso degli schemi come è composto un impianto fotovoltaico.

    Altre informazioni molto importanti che trattiamo nel sito sono quelle inerenti alle tipologie dei pannelli fotovoltaici, come ad esempio i pannelli fotovoltaici trasparenti, flessibili, amorfi, policristallini e monocristallini. Il tutto spiegato con termini semplicissimi per dare l’ opportunità a chi non è del settore di capire bene quanto ci può essere utile impiantare un sistema fotovoltaico nella nostra abitazione o azienda