Tag: forze dell’ordine

  • Protesta della Celere, l’attacco di De Pierro


    Roma – “Da parte nostra giunge ai poliziotti in agitazione la massima espressione di solidarietà.” Queste le prime parole del presidente del movimento Italia dei Diritti Antonello De Pierro alla notizia della protesta dei poliziotti del reparto Mobile di Roma a poche ore dal G8. Prosegue e attacca De Pierro: “Queste sono le prime conseguenze, e temo che molte ne verranno ancora alla luce, dovute a scelte politiche miopi e sconsiderate adottate dall’esecutivo in carica. Se riflettiamo su ciò che è stato fatto in un anno di quello che essi considerano un buon governo ad una disamina attenta e lontana dall’occhio mistificatore dei media asserviti al regime, emergono numerose contraddizioni che si rincorrono dando vita a un mero spettacolo da circo. Una campagna elettorale condotta su una presunta sicurezza inesistente ma che non è migliorata nonostante i numerosi proclami demagogici inizia a mettere a nudo ora l’incapacità gestionale di questi signori, politicanti e vacanzieri da villeggiatura istituzionale. Da un lato si è sbandierato un pericolo sicurezza e dall’altro contemporaneamente si sono tagliate ingenti risorse al comparto specifico, salvo poi organizzare la carnevalata dei militari per strada. Ancora più grave è l’aver congegnato un’abile campagna per ingenerare paure immotivate nella gente per poi servire il piatto forte della Lega vale a dire le ronde che spesso sono proprio i poliziotti a dover scortare e difendere”. Questo il polemico attacco del presidente dell’Italia dei Diritti a sostegno delle rimostranze della Celere il cui dissenso è ancora più significativo perché viene da un sindacato d’ispirazione di centrodestra di recente costituzione che ha provocatoriamente minacciato lo sciopero, normalmente vietato alle forze dell’ordine, per straordinari non pagati da mesi e turni massacranti. Proprio su questo tema l’affondo di De Pierro: “Siamo al teatrino: il mondo ride di noi ma gli organi mediatici accantonano questi problemi e ci offrono in pasto i gossip del premier. Cerchiamo di essere seri, la politica è una cosa troppo importante per lasciarla gestire a questi individui che si mostrano sul proscenio. La sicurezza dei cittadini deve essere garantita dallo Stato, non da ronde improvvisate che sono l’espediente che rivela l’incapacità gestionale, è ora di legittimare il lavoro delle Forze dell’ordine che sono gli unici apparati preposti e in grado di garantire l’incolumità della gente. Quindi – conclude De Pierro – aboliamo la mascherata dei soldati per strada perché non siamo in Colombia. Soffochiamo la vocazione ludica dei leghisti abolendo le ronde e restituiamo dignità e compensi adeguati agli operatori di polizia stanziando fondi più consistenti e aumentando il personale magari andando ad attingere nella folta schiera di raccomandati parcheggiati negli uffici burocratici. E’ ora che il Ministro Maroni dia una risposta seria alle forze di polizia che rappresenta istituzionalmente oppure dovremmo pensare che la loro sorte non gli stia poi così a cuore visto che sulla sua fedina penale, contraddizione tutta italiana, campeggia la macchia di una condanna per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale? ”.

  • Allarme sicurezza, poliziotti malati in servizio


    Roma – “E’ una situazione assolutamente e logicamente inaccettabile, sono seriamente preoccupato a livello sociale perché a questo punto ci sono gli estremi per lanciare un concreto allarme sicurezza, anche a seguito di diverse segnalazioni giunteci da appartenenti al corpo della Polizia di Stato”.
    Questa la denuncia di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, in relazione alla procedura alla quale vengono sottoposti gli appartenenti alla Polizia di Stato che si trovano in stato di malattia. Dopo un certo numero di giorni, la prassi infatti prevede l’obbligo di sottoporsi alla visita da parte di una Commissione Medica Ospedaliera. Successivamente, in base al giudizio, è possibile presentare ricorso avverso alle sue deliberazioni ad una Commissione Medica Ospedaliera di grado superiore, definita “di seconda istanza”. Stando alle risultanze, a partire dall’anno 2005 l’iter procedurale ha subìto una modifica per cui il ricorso non avviene più in un termine di tempo immediato ma entro 10 giorni e attraverso il proprio ufficio di appartenenza e non più la commissione di primo grado. Entro i 5 giorni successivi, questa sorta di “collegio d’appello” deve convocare il soggetto e pronunciarsi nel merito della questione. Secondo gli organi preposti, in questo lasso di tempo compreso tra primo e secondo giudizio e tra una visita e l’altra in sede di seconda istanza, gli agenti avrebbero l’obbligo di rientrare in servizio tranne che non si esibisca un certificato ostativo da parte del medico curante del dipendente. “Abbiamo dunque ragione di credere – ha precisato De Pierro – che ci siano in servizio poliziotti in condizioni precarie di salute, costituendo un pericolo per sé e per gli altri in un tipo di attività professionale che per ovvi motivi impone una perfetta integrità psicofisica oltre che un’estrema lucidità mentale. Se da quanto si apprende la questione perdura dal gennaio del 2005, mi chiedo cosa abbiano fatto finora i numerosi sindacati di polizia per porre fine ad una così grave situazione che vìola anche alcuni diritti fondamentali del lavoratore. A nostro parere verrebbe leso l’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute dei cittadini, nonché l’articolo 2087 del Codice Civile e la Legge 626/94 e successive modifiche e integrazioni. Tra l’altro sembrerebbe che questo provvedimento, che farebbe riferimento al decreto 461 del 2001 in cui non è contemplata la fattispecie della convalescenza, venga attuato soltanto dagli uffici della Polizia di Stato e non da altri corpi, come ad esempio la Polizia Penitenziaria. Tra l’altro essendoci anche una disparità di trattamento tra dipendenti, verrebbe violato anche l’articolo 97 della nostra carta fondamentale. Noi come movimento crediamo che non si possa prescindere dall’immediata abolizione di questa fantomatica circolare che oltretutto parrebbe non essere stata diramata agli uffici operativi ma solo a quelli sanitari della Polizia di Stato, esponendo gli agenti al rischio di non presentarsi sul luogo di lavoro, anche se totalmente in buona fede. Auspichiamo che le sigle sindacali, apparentemente assopite, si attivino immediatamente per denunciare questo discutibile modus operandi, in sinergia con gli organi preposti chiamati a porre fine a questa vicenda poco chiara e vergognosa”.

  • De Pierro, test psicoattitudinali quinquennali per le forze di polizia


    Roma – “E’ assurdo che una persona sia arruolata e poi per quarant’anni di servizio non venga più valutata.
    Perciò è necessario che gli appartenenti alle forze dell’ordine vengano sottoposti a test psicoattitudinali almeno ogni cinque anni. Si tratta, infatti, di persone soggette a forte stress psicologico, di uomini che hanno gli ammortizzatori psichici più cagionevoli e inclini a indebolimento, proprio in virtù dell’arduo e periglioso compito nella prevenzione del crimine e al servizio della collettività. Pertanto occorre costantemente monitorare se ci sono ancora quei requisiti idonei emersi in sede di arruolamento”. Lo dichiara con fermezza il presidente del movimento nazionale Italia dei Diritti Antonello De Pierro, il quale ritiene indispensabile intervenire il prima possibile affinché ci sia un maggior controllo su quei tutori dell’ordine che quotidianamente sono chiamati a salvaguardare e difendere l’ incolumità altrui. Il tutto finalizzato sempre a garantire la totale sicurezza dei cittadini, come precisa lo stesso De Pierro: “Chi possiede in dotazione un’arma di ordinanza deve essere messo in condizione di espletare il proprio lavoro in condizioni di tranquillità estrema e sicurezza assoluta. Proprio per questo – continua – è necessario che venga sottoposto costantemente a verifiche, al fine di impedire che possano crearsi falle a livello psichico”.
    Nel suo intervento, il massimo esponente dell’Italia dei Diritti mette in luce, come già evidenziato da lui stesso in precedenza, anche un altro aspetto, spesso latente ma potenzialmente latore di conseguenze preoccupanti: il fattore mobbing, un fenomeno molto accentuato tra i rappresentanti delle forze di polizia. “L’eventuale cedimento psicofisico non è dovuto solo al lavoro stressante, a motivi familiari o a fattori personali. Infatti, non va dimenticato il mobbing. E questo rischio non riguarda solo il soggetto mobbizzato, ma anche il mobber, cioè colui che esercita azione di mobbing sugli altri proprio perché ha di fondo dei problemi caratteriali, delle frustrazioni, dei tratti di personalità deviati e virtualmente pericolosi, cosa a maggior ragione allarmante in quanto trattasi di persona dotata di un arma”. I test psicoattitudinali servirebbero anche a bloccare questo genere di rischi, contribuendo ad individuare sia il mobber sia il mobbizzato, salvaguardando tutti, tutori dell’ordine e cittadini.
    “L’introduzione di questi test – conclude perentorio De Pierro – è una cosa da cui non si può più prescindere se pensiamo sia alla salute di queste persone che subiscono particolari pressioni psicologiche e stress, sia alla sicurezza della gente comune”.

  • Troppi illeciti e risarcimenti nella P.A., De Pierro solleva il caso


    Roma – “Sono tantissimi i casi di provvedimenti illegittimi emessi dalla Pubblica Amministrazione e, anche se in forma ridotta rispetto al numero di provvedimenti impugnati, sono numerosi i ricorsi al Tar.

    Se a pagare le spese di ciò è soprattutto la Pubblica Amministrazione, e non certo il dirigente o il funzionario responsabile del procedimento, il tutto va a gravare ingiustamente sulla collettività. Infatti, se non è dimostrabile il dolo o la colpa grave da parte del responsabile, non è prevista una rivalsa personale del dipendente oppure di chi è vittima dell’illecito”. È quanto dichiara Antonello De Pierro, presidente del movimento nazionale Italia dei Diritti, sollevando una questione di notevole rilevanza, spesso sottaciuta dai giornali e dai mass media in generale, e di conseguenza ignorata dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. Ogni anno, infatti, sono sempre più cospicui i casi di ricorso al Tar per danni procurati ai dipendenti della Pubblica Amministrazione (oppure a chi ad essa si rivolge) con derivante richiesta di risarcimenti, il cui ammontare a volte raggiunge cifre ingenti e onerose per le casse dello Stato che naturalmente si ripercuotono sulle spese a carico dell’intera comunità.
    “Però, una situazione di questo tipo – spiega De Pierro – a nostro avviso fa sì che si adottino provvedimenti con opinabile superficialità, poiché chi compie l’illecito non rischia nulla a livello soggettivo. Abbiamo rilevato con sommo stupore che molti provvedimenti illegittimi di questo genere, con conseguenti ricorsi ai tribunali amministrativi, vedono come protagonisti dirigenti e funzionari del Ministero dell’Interno. Spesso – prosegue – si attuano provvedimenti illeciti anche contando sul fatto che il danneggiato, il più delle volte e per svariati motivi, non impugni il provvedimento stesso. Personalmente – precisa De Pierro – ritengo che in alcuni casi il dolo o la colpa grave siano desumibili palesemente dagli atti procedimentali. Faccio un esempio su tutti: se si avvia un procedimento che ha una durata stabilita (in genere 90 giorni se l’amministrazione non indica i termini, altrimenti quanto indicato in un lasso di tempo ragionevole), e se poi si emette il provvedimento (per ipotesi un trasferimento) diversi mesi dopo lo scadere dei termini, non è difficile allora evidenziare il dolo o eventualmente almeno la colpa grave, in quanto una cosa del genere è possibile solo in presenza di una pesante negligenza da parte del personale preposto”.
    Il fatto in questione merita una riflessione più approfondita da parte delle istituzioni volta ad individuare i rimedi più efficaci e le soluzioni più soddisfacenti sia per lo Stato sia per i cittadini. Intanto il leader dell’Italia dei Diritti, in base ad una accurata indagine, avanza la sua proposta: “Questa nostra denuncia affonda le sue radici nell’analisi degli sprechi della P.A. a cui il ministro Brunetta ha pensato bene di mettere un freno. A nostro avviso in maniera sbagliata. Chiediamo perciò – aggiunge – che, se non viene dimostrato il dolo o la colpa grave e a livello risarcitorio non ci si può rifare sul responsabile, almeno vengano attuate delle sanzioni consistenti ad esempio in un immediato trasferimento dalla sede di servizio del firmatario dell’atto illegittimo. Noi dell’Italia dei Diritti siamo molto determinati in questa nuova lotta civile che iniziamo oggi, poiché crediamo che da una gestione più oculata di siffatte pratiche ci potrà essere un notevole risparmio per l’Erario, dunque per la collettività, e un significativo sfoltimento dell’aggravio procedurale presso i tribunali amministrativi e civili ”.
    Quindi, chiamando in causa direttamente il titolare del dicastero della Funzione Pubblica, nei confronti del quale è già stato sollevato il problema delle patologie legate al mobbing nel pubblico impiego – problema che marginalmente si manifesta anche nel caso oggetto di discussione – De Pierro afferma deciso: “Crediamo che il ministro Brunetta, a cui penso stia fermamente a cuore una politica di abbattimento degli sprechi, non possa che essere concorde con questa nostra presa di posizione. È in virtù di questo che chiederemo entro breve tempo un incontro con il ministro”.

  • De Pierro, basta con i ‘poliziotti da scrivania’


    Roma – “Alla luce dei recenti provvedimenti sulle ronde e di tutto quanto abilmente e demagogicamente propagandato dall’attuale esecutivo in tema di sicurezza, noi dell’Italia dei Diritti abbiamo monitorato il panorama organizzativo del personale appartenente alle forze dell’ordine ed evidenziato una girandola di contraddizioni”.

    Con questa frase Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, ha espresso il suo disappunto sull’operato del governo in materia e ha avanzato delle critiche sulla distribuzione delle unità di personale deputato al mantenimento dell’ordine pubblico e prevenzione. “ Non possiamo credere – ha sottolineato De Pierro – che si discuta tanto di ronde e si organizzi la carnevalata dell’esercito per le strade, svilendo e colpendo al cuore la dignità dei corpi di polizia che quotidianamente si adoperano per salvaguardare la sicurezza dei cittadini. E’ lo Stato che deve farsi carico di questa esigenza primaria, non certo con trovate folkloristiche che hanno l’unico effetto di amplificare il senso di paura, stornando l’attenzione dai reali problemi che attanagliano il Paese. A fronte di quanti rischiano la loro vita per le strade, esiste un impressionante numero di poliziotti, carabinieri e finanzieri che espletano il loro ruolo comodamente seduti davanti ad una scrivania a parità di stipendio ma con molti meno oneri. Preferisco poi sorvolare su quanti tra questi prestano servizio presso edifici istituzionali, ricevendo un’indennità di palazzo tutt’altro che trascurabile oltre che del tutto ingiustificata, che crea dei consistenti divari reddituali rispetto a quanti sono impiegati in operazioni ad alto rischio. E’ giusto che si metta la parola fine a questa vergogna che consente agli amici degli amici di fare gli ‘impiegati con le stellette’. A nostro avviso è questa la strada da percorrere a garanzia della tranquillità dei cittadini, evitando categoricamente assurdi proclami pubblicitari ”.

  • Altri morti per ubriaco al volante, De Pierro furioso


    Roma – “Ora siamo stufi. Dopo l’ennesimo incidente causato da un conducente risultato successivamente ubriaco e drogato, è ora di mettere un punto a questa lugubre contabilità con provvedimenti severi.
    Inutile puntare il dito, strumentalmente, contro gli stranieri. Questa volta non si tratta di un immigrato. A prescindere dalla nazionalità chi sbaglia in questo modo deve pagare”. Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, esprime così il suo disappunto per il terribile incidente avvenuto ieri sulle strade di Roma, a causa del quale hanno perso la vita due persone. L’automobilista responsabile dello scontro, in gravissime condizioni, è risultato positivo a test droga e alcol. Denunciato, per questo, per omicidio colposo.
    A proposito di eventuali responsabilità, il presidente dell’Italia dei Diritti continua: “Non era la destra della ‘tolleranza zero’, più volte sbandierata in campagna elettorale? A me sembra la destra delle bandane (ricordate il premier?) e delle panzane. Siamo stanchi di un esecutivo che prende quotidianamente in giro i cittadini. Abbiamo Giovanardi che giura una dura guerra alla droga, ma allo stesso tempo un decreto sulle intercettazioni che di fatto impedisce agli inquirenti di procedere liberamente sui reati di droga. E’ questo che dovrebbero dire agli italiani. Non sarà che – ironizza De Pierro – uno dei nostri politici teme in realtà l’effetto boomerang? Non sarà che qualche giovane rampollo con vocazione per lo sballo possa subire le conseguenze di un’eventuale inasprimento delle pene? D’altronde non è un mistero che nell’alta società alcol e droga scorrono a fiumi. E’ inutile tergiversare, per chi uccide qualcuno causando incidenti per abuso di alcolici e sostanze stupefacenti, deve essere previsto l’omicidio volontario con arresto immediato. Aggiungo, come già detto altre volte, che chiunque venga trovato con un tasso alcolemico elevato, deve essere arrestato e subire il ritiro immediato della patente. Ritengo in ogni caso che il limite attuale di 0,5, attualmente previsto, sia troppo basso per provvedimenti così duri. Chiediamo di alzare il limite ma di incrementare le pene”.
    Antonello De Pierro prosegue poi invitando a un’attente riflessione: “Tali misure dovrebbero essere attuate da questo governo per riacquistare credibilità. Credo infatti che anche coloro i quali hanno subito l’effetto ‘torpore delle coscienze’, sopraggiunto per effetto di una campagna mediatica mirata a mistificare artatamente la realtà, a questo punto inizi a svegliarsi e a mettere a fuoco un quadro più nitido della verità storica dei fatti”.
    Il presidente dell’Italia dei Diritti conclude dichiarando l’impegno del movimento, ovvero: “Scendere in piazza nei luoghi in cui ci sono state vittime e organizzare proteste eclatanti all’uscita dei locali, a scopo di sensibilizzazione sul fenomeno ”.

  • Armi facoltative ai vigili, per De Pierro senza senso


    Roma – “Non ha alcun senso emettere un provvedimento che lascia al vigile urbano la facoltà di decidere autonomamente cosa fare”.
    Con queste parole Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, prende una posizione netta riguardo al regolamento approvato un mese fa dal consiglio comunale di Roma sull’armamento del corpo. Secondo tale norma i vigili urbani hanno la facoltà di scegliere se indossare o meno le armi, che in ogni caso possono essere impiegate solo per difesa personale. Esplicito il dissenso espresso dal corpo, che chiede invece, attraverso l’Arvu, Associazione romana dei vigili urbani, e l’Ospol, sindacato di categoria, di potersene servire anche in difesa dei cittadini.
    Il presidente dell’Italia dei Diritti, a questo proposito, sostiene fermamente il suo punto di vista: “Sono favorevole a equiparare i vigili urbani alle altre forze di polizia, ovviamente con il necessario addestramento. Credo inoltre che sarebbe bene che i loro componenti escano dagli uffici, per offrire il proprio contributo alla sicurezza della città. Sembra, dalle pagine di un noto quotidiano, che quasi i due terzi vengono impiegati in mansioni burocratiche; ciò è inconciliabile con i presunti obiettivi della giunta Alemanno”. A questo proposito Antonello De Pierro afferma sarcastico: “Dov’è la sicurezza sbandierata da Alemanno? Nelle ronde? Sarebbe molto meglio dare ai vigili urbani, con un regolamento adeguato, i giusti poteri, e far scendere in strada chi realmente potrebbe essere in grado di dar man forte alla lotta alla criminalità”.

  • De Pierro, mobbing causa un terzo delle malattie nel pubblico impiego


    Roma – “Dopo l’entrata in vigore dell’ormai famoso decreto Brunetta ci siamo attivati con il movimento per evidenziare tutti i fattori influenti negativamente sul personale al quale il provvedimento è rivolto.
    Non sappiamo, ma alla luce dei fatti riteniamo di no, se il ministro Brunetta sia a conoscenza di un fenomeno denominato mobbing che, purtroppo in maniera molto diffusa, affligge parte del personale della Pubblica Amministrazione”. Parole pesanti quelle pronunciate da Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, che hanno come unico bersaglio il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, reo di una politica propagandistica di caccia alle streghe (valga su tutte la lotta ai “fannulloni”), ma ignaro o peggio ancora del tutto indifferente ai reali problemi che attanagliano l’amministrazione pubblica, troppo spesso protagonista di episodi spiacevoli. Tra questi la pratica del mobbing sul posto di lavoro.

    Afferma De Pierro, da sempre sensibile e attento a portare alla luce questi esempi di cattiva governance: “Dalla nostra inchiesta, fatta di sondaggi e interviste, è emerso che parte delle patologie lamentate dai dipendenti traggono origine dalla pressione psicologica e dalle vessazioni subite sul luogo di lavoro. A tutto ciò – prosegue – va aggiunto anche un discreto numero di disturbi che gli impiegati sono costretti a volte ad accusare per sfuggire ai deprecabili e biasimevoli comportamenti legati al fenomeno in questione”.

    Altro aspetto inquietante della vicenda riguarda le azioni mobbizzanti a cui molto spesso sono sottoposti i rappresentanti delle forze dell’ordine, anche in virtù dei delicatissimi compiti a cui devono adempiere nell’esercizio del proprio mestiere: “Non è un caso – chiarisce De Pierro – che nell’Arma dei Carabinieri si registrino numerosi casi di suicidio. Dalla nostra inchiesta sono emersi soprusi che definirei agghiaccianti e che spesso i malcapitati non denunciano per paura di ritorsioni o per la complessità che comporta una citazione in giudizio su questo tema. Tra l’altro, il mobbing spesso va ad agire sulle condizioni psico-fisiche: per chi ha in dotazione un’arma è sempre un rischio dichiarare tali patologie per ovvi motivi di opportunità che metterebbero in discussione il mantenimento stesso del posto di lavoro”.

    Dai risultati in possesso dell’Italia dei Diritti, ottenuti con una specifica inchiesta, si desume un dato allarmante: circa un terzo delle patologie lamentate dagli impiegati della P.A. è causato direttamente o indirettamente dal mobbing. “Noi come movimento – sottolinea il presidente De Pierro – chiediamo al ministro Brunetta di prendere in considerazione e approfondire tale fenomeno, e successivamente attivarsi affinché venga, se non debellato, almeno arginato il più possibile. Tra quegli impiegati «fannulloni» che sono stati lo slogan propagandistico della campagna di Brunetta figurano persone che quotidianamente vengono a contatto e in contrasto con superiori o pari grado che hanno seri disturbi dei tratti di personalità. Pertanto con il loro atteggiamento condizionano pesantemente il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione”. Chiaro il riferimento al mobbing verticale o bossing che si esercita quando l’attività persecutoria è condotta da un superiore verso un subordinato per screditarlo e costringerlo alle dimissioni.

    “Auspico – conclude polemicamente De Pierro – che il ministro si renda conto del doppio disagio a cui viene sottoposto un dipendente vessato da un lato dai mobber e dall’altro da un accanimento deciso dello Stato nel penalizzare l’evolversi clinico delle patologie accusate, un diritto garantito dall’articolo 32 della Costituzione ma che sembrerebbe, in questo frangente, palesemente disatteso”.

  • Poliziotti malfattori a Genova, per De Pierro bisogna usare il pugno duro


    Il presidente dell’Italia dei Diritti auspica sanzioni adeguate e attiva il responsabile ligure del movimento Maurizio Ferraioli

  • Tangenti al Comune, per De Pierro non è una sorpresa


    Roma – “Questa notizia non mi sorprende affatto”.
    Così esordisce Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, nel commentare l’arresto, con l’accusa di concussione, di un funzionario di 54 anni del comune di Roma , appartenente al Decimo Dipartimento.
    “E’ da tempo – dice De Pierro – che denunciamo illeciti e omissioni da parte di alcune unità compiacenti dei vigili urbani e degli uffici tecnici comunali ma, nella maggior parte dei casi, non abbiamo ancora avuto valide risposte istituzionali. Qualche elemento a cui facevano riferimento le nostre segnalazioni è stato già indagato dalla procura per gravi reati specifici; è stato poi sottoposto a indagine ma non, a quanto ci risulta, per quanto da noi indicato”.
    “Presto – aggiunge – penso proprio che chiederò di essere sentito dai magistrati come persona informata dei fatti. Io, onestamente, non ho mai parlato di corruzione, non ne ho gli elementi, però per quanto riguarda illeciti e omissioni mi baso su una piattaforma probatoria di indubbia consistenza”.
    Poi, riferendosi alla proposta, inoltrata proprio dal movimento Italia dei Diritti qualche mese fa, riguardo alla richiesta di rotazione intermunicipale dei vigili e dei dipendenti degli uffici tecnici al fine di garantire una maggiore imparzialità e trasparenza nell’espletamento delle proprie funzioni, dice: “Episodi di questo genere avvalorano la nostra proposta della quale restiamo fermamente convinti”. Iniziativa per la quale lo stesso De Pierro, dopo aver manifestato davanti al comando generale della polizia municipale di Roma, era stato ricevuto, a luglio scorso, dal vice comandante della polizia municipale Diego Porta, il quale, aveva manifestato la disponibilità a valutare un’ipotesi di mobilità “a livello di quadranti territoriali”. In seguito a tale episodio il movimento Italia dei Diritti ha rincarato la dose e ora attende l’incontro con l’assessore al personale Enrico Cavallari, slittato di qualche settimana a causa di problemi di salute del presidente De Pierro, durante il quale si parlerà della rotazione intermunicipale non solo dei vigili urbani, ma anche dei dipendenti degli uffici tecnici comunali.
    “Su questo punto – annuncia De Pierro – saremo irremovibili perché lo consideriamo un provvedimento da cui non si può prescindere”.