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  • Come avviene la registrazione per i farmaci generici?

    Il processo di registrazione per i farmaci generici è molto semplificato rispetto a quello richiesto per i farmaci originali. Per i farmaci generici si richiede semplicemente la cosiddetta “bioequivalenza”: misurando nel sangue le concentrazioni del farmaco generico e valutando se le concentrazioni che il farmaco generico raggiunge nel sangue e mantiene nel tempo sono simili a quelle del farmaco di marca.

    Gli studi sulla bioequivalenza dei prodotti confrontano la biodisponibilità sistemica di due prodotti, che può poi risultare simile ma non identica, in quanto ci si basa sul concetto che due preparazioni farmaceutiche dello stesso principio attivo, pur avendo un profilo di disponibilità diverso (purché compreso in un certo ambito di valori), possano essere equivalenti sul piano terapeutico. Simili ma non identiche perché i regolamenti internazionali ammettono delle variazioni rispetto al farmaco di marca comprese tra il -20 e il + 25%.

    Professor Costa come sono condotti i test di bioequivalenza?

    Gli studi di bioequivalenza non vengono condotti nei pazienti che poi utilizzeranno i farmaci ma vengono condotti su volontari sani.

    Le leggi internazionali e quelle europee prevedono che si debba studiare un minimo di dodici soggetti, tutti sani, tutti giovani, dai 18 ai 55 anni, con una alimentazione particolare e in condizioni standard, nella grande maggioranza dei casi soggetti di sesso maschile, per evitare il rischio di somministrare farmaci a donne in età fertile.

    Gli studi di bioequivalenza consistono in valutazioni farmacocinetiche dopo somministrazione di dosi singole del prodotto generico e di quello di marca. Questa parzialità di studio può portare alcuni problemi soprattutto nei farmaci utilizzati nelle terapie croniche; molti farmaci cambiano il loro assorbimento e la loro eliminazione quando vengono somministrati ripetutamente nel tempo

    Ai farmaci generici, inoltre, non viene richiesta la valutazione in soggetti che hanno ad esempio alterazione della funzione del fegato o della funzione renale, cose che nella pratica clinica succede invece abbastanza di frequente. Questo è un altro limite di questi studi di registrazione dei farmaci generici pur non inficiandone sicurezza ed efficacia.

  • Le differenze tra farmaco di marca e farmaco generico

    A questa domanda risponde il Prof F.Vittorio Costa, specialista in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare e Hypertension Specialist della Società Europea dell’Ipertensione, approfondendo il tema dell’efficacia.

    Secondo la normativa italiana, un farmaco generico è considerato equivalente rispetto al farmaco di marca se ha la stessa composizione qualitativa e quantitativa in termini di principio attivo compresa nel range ±5%, la stessa forma farmaceutica e una simile bioequivalenza (±20%) dimostrata da studi di biodisponibilità.

    Occorre però ricordare che la legislazione non prevede che per i farmaci generici sia valutata l’efficacia dal punto di vista clinico. Il Legislatore suppone che, riscontrandosi simili concentrazioni nel sangue di principio attivo, i farmaci abbiano anche un effetto terapeutico identico.

    Alcuni dati in letteratura sembrerebbero tuttavia contraddittori da questo punto di vista: vi sono alcuni esempi che dimostrano come anche i farmaci che avevano superato l’esame di registrazione – e quindi con equivalenza della concentrazione nel plasma simile – possano risultare in qualche misura meno efficaci rispetto ai farmaci originali. Sarebbe auspicabile che la letteratura scientifica dedicasse maggiore attenzione a questo specifico tema, tuttavia tra i pochissimi studi di confronto sull’efficacia farmaco originale/farmaco generico, molti dimostrerebbero che potrebbero esserci delle differenze in termini di efficacia. A tale scenario si aggiunga che il Decreto Legislativo 219/06 non obbliga le aziende che producono i generici ad effettuare studi specifici sulla valutazione dell’efficacia.

    Farmaco di marca e farmaco generico, come si fa a individuare tra i generici il più equivalente all’originale?

    A questa domanda risponde il Prof F.Vittorio Costa, spiegando il concetto di equivalenza tra i farmaci generici e i farmaci di marca. La mancanza di studi sull’argomento e l’impossibilità per il medico di capire quale farmaco generico sia il più equivalente a quello di marca, comporta una serie di rischi, soprattutto per quelle terapie per le quali vengono utilizzati farmaci a ristretto indice farmaceutico, come ad esempio gli antiepilettici.

    I medici non sanno esattamente se quel tipo di farmaco generico che andranno eventualmente a prescrivere abbia una bioequivalenza vicina al 100% rispetto al farmaco di marca/farmaco originale o viceversa uno scarto del -20/+25%come consente la legge, perché nella scheda tecnica dei farmaci generici non è previsto che sia segnalata la bioequivalenza specifica di quel farmaco.

    Anche se naturalmente tutti i farmaci generici in commercio sono bioequivalenti con l’originale, il problema che si presenta nella pratica quotidiana della sostituzione di un farmaco in farmacia è quello dell’assenza di strumenti e informazioni per valutare l’effettiva equivalenza tra i vari generici di diverse marche.

    Negli Stati Uniti, per risolvere la questione legata alla sostituzione, è stato creato un libro denominato The Orange Book, che elenca i farmaci “sostituibili e intercambiabili tra loro” e viene aggiornato periodicamente con dati relativi alle singole formulazioni generiche secondo una valutazione degli studi disponibili da parte di una apposita commissione della Food and Drug Administration (FDA). Questo libro rappresenta uno strumento a disposizione dei medici, dei farmacisti e anche dei cittadini per scegliere tra i vari generici sulla base di pareri autorevoli e neutrali.

    In Italia, in assenza di un auspicato strumento quale l’Orange Book, la sostituzione potrebbe essere praticata su considerazioni di disponibilità immediata o di carattere economico.

    L’unico sistema che il medico ha per testare la validità di questi farmaci è provarli sul campo e vedere come funzionano.

    La letteratura segnala diversi casi d’inefficacia o di minore efficacia dei farmaci generici rispetto ai farmaci di marca. Sono stati, ad esempio, rilevati casi, in Italia e all’estero, di pazienti malati di epilessia che, in cura con farmaci a ristretto indice farmaceutico, passando dal trattamento con il farmaco di marca a quello con il farmaco generico hanno avuto nuovamente crisi epilettiche.

    Il rimborso completo del farmaco di marca avviene solo nei casi di comprovata minore efficacia del farmaco generico, come successo per i farmaci utilizzati nella cura dell’epilessia.

    In caso di colesterolo alto o pressione alta il riscontro è più complicato, dato che le misurazioni dei parametri subiscono oscillazioni minori e, soprattutto, sono difficilmente dimostrabili evidenti conseguenze di una possibile minore efficacia della terapia.

  • Farmaco generico e farmaco brand: quali sono le differenze?

    Il farmaco brand è il farmaco originale, il farmaco di riferimento, il farmaco che viene registrato con nomi di fantasia.

    Dalla registrazione abbiamo quella che viene definita “durata brevettuale” del farmaco “brand”. Normalmente un brevetto ha una durata di venti anni. Non bisogna però pensare che il brevetto duri veramente venti anni: un farmaco può essere brevettato, quindi ne viene dato l’esclusivo utilizzo all’azienda farmaceutica, subito dopo la fasi precliniche di sperimentazione e quindi prima delle fasi cliniche di sperimentazione e della successiva commercializzazione.

    Le fasi cliniche di sperimentazione, normalmente, durano otto/dieci anni pertanto, se viene commercializzato il farmaco al termine di queste fasi di sperimentazione, il brevetto avrà una durata effettiva di utilizzo, proprio per le aziende, di circa dieci anni.

    Al termine della durata brevettuale ogni altra azienda farmaceutica può produrre un proprio farmaco generico che, secondo il decreto legge del 1996, deve essere simile per quanto riguarda il principio attivo nella composizione qualitativa e quantitativa: deve avere la stessa formulazione del farmaco brand di riferimento, le stesse indicazioni e una simile bioequivalenza.

    Malgrado queste siano le uguaglianze fra farmaco originale e farmaco generico, da queste nascono anche delle differenze tra farmaco brand e generico dal punto di vista clinico. Sempre per Legge ci può essere una differenza di più o meno il 5% del principio attivo tra farmaco generico e farmaco brand, ci può essere una differenza più o meno 20% per quanto concerne la bioequivalenza tra farmaco brand e farmaco generico. Non si fa riferimento agli eccipienti, sebbene sia una cosa importante e ci possano essere differenze per quanto riguarda le indicazioni cliniche.

    A mio parere questo potrebbe porre il medico a un dubbio per quanto concerne le indicazioni reali, quindi la possibilità che questo farmaco una volta sostituito possa essere somministrato come farmaco “off label” cioè non indicato per quel dato tipo di paziente. Un esempio tipico è il Ramipril, laddove Ramipril brand può essere utilizzato nei pazienti con insufficienza cardiaca ed ipertensione arteriosa, mentre invece il Ramipril generico non ha tutte le indicazioni e questo rappresenta una significativa differenza fra farmaco brand e farmaco generico.