Tag: farmaco equivalente

  • Differenza tra farmaci generici e brand, sostenibilità e obiettivi terapeutici

    La spesa sanitaria pubblica corretta per il potere d’acquisto in Italia, è tra le più basse d’Europa. Nel 2012 era pari al 7% del PIL (9% in Francia e 8.7% in Germania) ed era pari a 2345 Euro pro-capite, contro i 3204 della Francia e i 3436 della Germania (media Europea 2950). In particolare, la spesa farmaceutica è in continuo calo e nel 2013 è stata pari a circa il 7% della spesa sanitaria pubblica globale.

    Tuttavia, a fronte di un calo di spesa pubblica farmaceutica è aumentata la spesa di compartecipazione dei cittadini (da 0.98 miliardi nel 2010, a 1.44 miliardi nel 2013). Risulta abbastanza sorprendete che in Germania, paese che viene preso ad esempio per l’elevata percentuale di prescrizioni di farmaci generici, la spesa farmaceutica sia molto più alta che in Italia.

    Ciò è dovuto al fatto che in Italia i farmaci costano meno (fatto 100 il prezzo medio in Italia, in Germania il prezzo è 141.1, in Inghilterra 129.6, in Francia 111.9).

    Va poi ricordato che nell’ambito delle patologie cardiovascolari, il costo dei farmaci è una voce marginale perché ciò che costa sono gli eventi he portano ai ricoveri in ospedale. I costi ospedalieri giustificano infatti il 73% dei costi totali della malattia coronarica , il 94% dei costi dell’ictus e l’80% circa dei costi dello scompenso cardiaco.
    Occorre quindi invertire la prospettiva e pensare ai farmaci come a un investimento utile a ridurre le spese future e, soprattutto, a migliorare lo stato di salute dei pazienti.

  • Farmaco brand e farmaco generico: l’utilizzo nei pazienti con problemi cardiovascolari

    Lo scorso 21 Giugno 2014, a Ivrea, si è svolto il convengo AUDITA La gestione del malato con Ipertensione e Scompenso cardiaco, progetto presentato da Angelo Testa, Presidente Nazionale SNAMI e medico di medicina generale, durante un’intervista del TG5.


    Obiettivo primario del convegno, che verrà replicato a partire da settembre nelle città di Pescara, Trapani e Bolzano, è il perfezionamento dell’abilità diagnostica e il miglioramento della capacità di gestione delle principali problematiche correlate alla patologia croniche dell’apparato cardio-vascolare.


    Durante il convegno a Ivrea sono stati affrontati numerosi temi inerenti all’utilizzo dei farmaci nei pazienti tra i più comuni, ovvero con patologie cardiovascolari: le prescrizioni dei farmaci brand e bioequivalenti, la sostituibilità dei farmaci, la differenza tra i farmaci generici e brand, la confusione delle “scatolette” nei pazienti anziani, le cure e le responsabilità legali, penali e civili dei medici e dei farmacisti nella prescrizione del farmaco.


    Su questi temi sono intervenuti numerosi relatori che hanno fatto chiarezza e sfatato alcuni tra i luoghi più comuni: il cardiologo Francesco Vittorio Costa, docente universitario; Gaetano Senatore, primario della cardiologia di Ivrea-Ciriè; Gianfranco Breccia, medico di famiglia e l’avvocato Andrea Castelnuovo, esperto in questioni sanitarie.

  • Aderenza e persistenza. Il problema della sostituibilità del farmaco

    Nella realtà clinica di tutti i giorni i pazienti tendono spesso a interrompere la terapia prescritta o a eseguirla in maniera scorretta. Nel caso dell’esecuzione scorretta (dosi, orari o modi di assunzione sbagliati) si parla di scarsa Aderenza, mentre quando il paziente tende a sospendere prematuramente il trattamento si parla di scarsa Persistenza. I fattori che più interferiscono con aderenza e persistenza sono legati di solito a un rapporto medico-paziente poco buono ma anche a problematiche legate al farmaco, in particolare la comparsa di effetti indesiderati o la sua scarsa efficacia. Al ridursi di aderenza e persistenza aumentano le complicanze delle malattie e quindi aumentano i costi.

    A complicare ulteriormente la situazione, si è aggiunta la problematica relativa all’impiego dei farmaci generici. I farmaci non brand ai fini di aderenza e persistenza sono favoriti dal fatto che i pazienti non devono pagare la differenza col brand di tasca propria. Il dover pagare, infatti, riduce l’aderenza in misura proporzionale all’esborso economico.

    Tuttavia l’uso dei generici può associarsi a ridotta aderenza: ciò è stato dimostrato per numerose famiglie di farmaci (antidepressivi, bifosfonati, antipertensivi, etc). Le ragioni di questo fenomeno sono complesse e molteplici. In particolare, quando il farmaco originale viene sostituito possono intervenire vari fattori che riducono l’aderenza (quindi l’efficacia).

    C’è innanzitutto il problema della non equivalenza terapeutica tra farmaci generici e farmaci brand: per i farmaci generici infatti non è necessario dimostrare l’efficacia clinica, ma semplicemente la bioequivalenza, cioè la similitudine (non l’identità) tra le concentrazioni plasmatiche nel tempo con un ampio margine di tolleranza rispetto al farmaco originale che va dal -20 al + 25%.

    A ciò si aggiunte il fatto che i generici sono tutti singolarmente bioequivalenti rispetto al farmaco brand ma non lo sono tra loro (fenomeno detto biocreep) e quindi passare da uno all’altro (come spesso succede) può portare a continue oscillazioni dei livelli ematici). Un altro fattore è legato alla confusione che i pazienti fanno quando forma e colore delle compresse sono diversi da quelli cui erano abituati.

    Infine, esistono in letteratura numerose segnalazioni di ridotta efficacia di farmaci generici rispetto ai farmaci originali. Il medico in questa situazione è disarmato in quanto a meno di non utilizzare nella prescrizione la clausola di non sostituibilità, il farmacista è tenuto a dare al paziente il generico. E in Italia, a differenza di quanto avviene negli USA, non esiste un elenco dei generici interscambiabili tra loro (Orange book). La letteratura presenta poi diversi casi in cui la sostituzione del brand col generico ha provocato seri problemi nel controllo delle malattie. Il medico dovrebbe sempre ricordare che La scelta del farmaco meno costoso è logica/doverosa solo a parità di beneficio.

  • Farmaci generici: l’importanza dell’aderenza alla terapia

    Il prof. Claudio Borghi, Ordinario di Medicina Interna al Sant’Orsola Malpighi di Bologna, sottolinea l’importanza dell’aderenza alla terapia e quanto questa sia condizionata dalle caratteristiche del farmaco. L’aderenza può modificarsi se il paziente non riconosce nel farmaco generico quello a cui ha familiarità e qui sta al medico spiegarlo al paziente. Quanto più un farmaco si mantiene riconoscibile tanto più il paziente l’assume con continuità.

    Quanto è importante l’aderenza alla terapia?

    L’importanza dell’aderenza alla terapia è assolutamente fondamentale. In generale la prevenzione e il trattamento delle patologie cardiovascolari si basa sull’uso di sostanze efficaci in grado di prevenire lo sviluppo di queste condizioni e altrettanto, vero che la probabilità che un farmaco sia in grado di esercitare questo tipo di prevenzione dipende dalla assunzione costante da parte del paziente. Per cui quanto è più alta l’aderenza tanto maggiore è la probabilità che quel farmaco eserciti un effetto misurabile e quindi sia in grado di esercitare un grado di prevenzione sostenibile. In pratica solo i farmaci che vengono assunti sono in grado di essere efficaci, solo i farmaci con elevata aderenza sono in grado di prevenire le complicanze cardiovascolari.

    Quindi è fondamentale che il paziente “riconosca” il farmaco?

    Ma come assicurare la riconoscibilità. L’aderenza è condizionata molto spesso dalla caratteristiche del farmaco, quindi dalla sostanza in esso contenuto. Se la sostanza è di buona qualità e l’aderenza al trattamento è sempre lo stesso sia che il farmaco sia brand o di natura generica sarà efficace. Ovviamente alcuni aspetti dell’aderenza alla terapia potrebbero modificarsi soprattutto perché il paziente potrebbe non riconoscere in un farmaco generico il farmaco con il quale ha familiarità. Qui sta al proprio medico spiegare al paziente quale sia la sostanza fondamentale dei farmaci generici e il fatto che se assunti in maniera adeguata funzionano in maniera analoga. La maggior parte dei pazienti non è in grado di riconoscere le caratteristiche dei farmaci dal punto di vista chimico perché si tratta di un aspetto tecnico ma li riconoscono dal loro aspetto. Molto dei nostri pazienti quando interrogati dicono che stanno prendendo una pillola bianca, una pillola gialla o rossa o ricordano perciò le caratteristiche della scatola, il colore e il carattere con cui è scritto il nome del farmaco. Quindi la riconoscibilità del farmaco è in pratica l’elemento nei cui confronti il paziente ha fiducia e quanto più un farmaco si mantiene riconoscibile tanto più esiste la certezza da parte del paziente di ottenere l’efficacia della terapia con l’assunzione in continuità di un farmaco.

  • Differenze negli eccipienti di farmaci brand e generici

    In questa intervista il Prof. Gallelli approfondisce il tema spiegando le differenze negli eccipienti di farmaci brand e farmaci generici

    Gli eccipienti sono delle sostanze che servono a veicolare il farmaco all’interno dell’organismo.

    Malgrado alcune volte qualcuno possa pensare che siano delle sostanze che non abbiano nessun ruolo per quanto riguarda l’effetto di un farmaco all’interno di un organismo stesso, ci sono due lavori molto importanti, uno di Miller nel 2001 e uno di Guln nel 2010, che documentano come gli eccipienti giochino un ruolo importante in tutte le tappe farmacocinetiche, per quanto riguarda l’assorbimento e la distribuzione del farmaco ma anche e soprattutto per quanto riguarda la loro escrezione e il passaggio anche del farmaco per tutti quanti i dipartimenti biologici.

    Proprio per questo motivo non si può pensare che non abbiano un ruolo. Hanno un ruolo anche per quanto concerne le interazioni farmacologiche e anche la tossicità. Perché questo? Sia perché molto spesso si sente dire che i pazienti possono essere allergici agli antibiotici. Magari non sono allergici al principio attivo, sono allergici solo agli eccipienti come ad esempio il caso della saccarina che ha allergie crociate con i sulfamidici. E cosa pensare per quanto concerne, invece, i soggetti diabetici? Ci sono alcuni eccipienti come il glucosio e il saccarosio che in questi pazienti non dovrebbero essere somministrati.

    Ugualmente esiste il problema dell’intolleranza al lattosio, anche questo è un eccipiente, e ci può essere il problema dell’aspartame nei soggetti con fenilchetonuria oppure il problema dell’amido di frumento per quanto riguarda i soggetti celiaci.

    Ora tutto questo ci dice una cosa: gli eccipienti hanno un ruolo, hanno un ruolo importante, hanno un ruolo per quanto riguarda l’efficacia del farmaco e per quanto riguarda la sua sicurezza, cioè lo sviluppo di effetti collaterali. Magari non in tutti i pazienti, in pazienti che possono avere delle predisposizioni o possono avere già di base delle intolleranze o delle patologie che possono essere anche di natura genetica.

  • Farmaci generici e diritti del paziente: cosa sapere

    Con i farmaci generici cambia il rapporto del paziente con il farmacista?

    A questa domanda risponde Gianfranco Iadecola, Avvocato già Magistrato di Cassazione, approfondendo il tema dei diritti del paziente e del rapporto paziente – farmacista.

    Quando il paziente munito della ricetta rossa del medico si reca presso la farmacia e il medico non ha apposto sulla ricetta la clausola di non sostituibilità del farmaco prescritto, il farmacista deve comunicare al paziente l’esistenza di farmaci generici (quindi equivalenti) a costo minore. In tal caso il paziente deciderà quale farmaco preferire. Al contrario, se il medico appone la scritta “non sostituibile” con una piccola motivazione, il farmacista è obbligato a consegnare al paziente il farmaco prescritto.

    Il farmaco generico, malgrado sia bioequivalente rispetto al farmaco originale o branded, in realtà ha eccipienti diversi che potrebbero essere responsabili di effetti avversi (es. allergia) o di ridotta efficacia, per cui il farmacista dovrebbe stare attento in questa fase di sostituzione.

    Quali sono i diritti del paziente?

    Il diritto fondamentale del paziente è quello della salute e del rispetto della privacy, pertanto nel rapporto con il farmacista il paziente deve essere informato relativamente alla disponibilità di farmaci equivalenti a minor costo ma dovrebbe essere anche informato relativamente alla differenza in termini di eccipienti e di indicazioni tra la formulazione prescritta e quelle equivalenti.

    Il problema nasce se il paziente, sapendo di essere intollerante al lattosio o al glutine, non viene informato della presenza di questi eccipienti nelle formulazioni. In tal caso ecco che il diritto alla salute viene meno, ugualmente è difficile che un farmacista possa chiedere quali patologie ha il paziente al fine di rispettare la privacy di quest’ultimo.

  • Come avviene la registrazione per i farmaci generici?

    Il processo di registrazione per i farmaci generici è molto semplificato rispetto a quello richiesto per i farmaci originali. Per i farmaci generici si richiede semplicemente la cosiddetta “bioequivalenza”: misurando nel sangue le concentrazioni del farmaco generico e valutando se le concentrazioni che il farmaco generico raggiunge nel sangue e mantiene nel tempo sono simili a quelle del farmaco di marca.

    Gli studi sulla bioequivalenza dei prodotti confrontano la biodisponibilità sistemica di due prodotti, che può poi risultare simile ma non identica, in quanto ci si basa sul concetto che due preparazioni farmaceutiche dello stesso principio attivo, pur avendo un profilo di disponibilità diverso (purché compreso in un certo ambito di valori), possano essere equivalenti sul piano terapeutico. Simili ma non identiche perché i regolamenti internazionali ammettono delle variazioni rispetto al farmaco di marca comprese tra il -20 e il + 25%.

    Professor Costa come sono condotti i test di bioequivalenza?

    Gli studi di bioequivalenza non vengono condotti nei pazienti che poi utilizzeranno i farmaci ma vengono condotti su volontari sani.

    Le leggi internazionali e quelle europee prevedono che si debba studiare un minimo di dodici soggetti, tutti sani, tutti giovani, dai 18 ai 55 anni, con una alimentazione particolare e in condizioni standard, nella grande maggioranza dei casi soggetti di sesso maschile, per evitare il rischio di somministrare farmaci a donne in età fertile.

    Gli studi di bioequivalenza consistono in valutazioni farmacocinetiche dopo somministrazione di dosi singole del prodotto generico e di quello di marca. Questa parzialità di studio può portare alcuni problemi soprattutto nei farmaci utilizzati nelle terapie croniche; molti farmaci cambiano il loro assorbimento e la loro eliminazione quando vengono somministrati ripetutamente nel tempo

    Ai farmaci generici, inoltre, non viene richiesta la valutazione in soggetti che hanno ad esempio alterazione della funzione del fegato o della funzione renale, cose che nella pratica clinica succede invece abbastanza di frequente. Questo è un altro limite di questi studi di registrazione dei farmaci generici pur non inficiandone sicurezza ed efficacia.

  • Le differenze tra farmaco di marca e farmaco generico

    A questa domanda risponde il Prof F.Vittorio Costa, specialista in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare e Hypertension Specialist della Società Europea dell’Ipertensione, approfondendo il tema dell’efficacia.

    Secondo la normativa italiana, un farmaco generico è considerato equivalente rispetto al farmaco di marca se ha la stessa composizione qualitativa e quantitativa in termini di principio attivo compresa nel range ±5%, la stessa forma farmaceutica e una simile bioequivalenza (±20%) dimostrata da studi di biodisponibilità.

    Occorre però ricordare che la legislazione non prevede che per i farmaci generici sia valutata l’efficacia dal punto di vista clinico. Il Legislatore suppone che, riscontrandosi simili concentrazioni nel sangue di principio attivo, i farmaci abbiano anche un effetto terapeutico identico.

    Alcuni dati in letteratura sembrerebbero tuttavia contraddittori da questo punto di vista: vi sono alcuni esempi che dimostrano come anche i farmaci che avevano superato l’esame di registrazione – e quindi con equivalenza della concentrazione nel plasma simile – possano risultare in qualche misura meno efficaci rispetto ai farmaci originali. Sarebbe auspicabile che la letteratura scientifica dedicasse maggiore attenzione a questo specifico tema, tuttavia tra i pochissimi studi di confronto sull’efficacia farmaco originale/farmaco generico, molti dimostrerebbero che potrebbero esserci delle differenze in termini di efficacia. A tale scenario si aggiunga che il Decreto Legislativo 219/06 non obbliga le aziende che producono i generici ad effettuare studi specifici sulla valutazione dell’efficacia.

    Farmaco di marca e farmaco generico, come si fa a individuare tra i generici il più equivalente all’originale?

    A questa domanda risponde il Prof F.Vittorio Costa, spiegando il concetto di equivalenza tra i farmaci generici e i farmaci di marca. La mancanza di studi sull’argomento e l’impossibilità per il medico di capire quale farmaco generico sia il più equivalente a quello di marca, comporta una serie di rischi, soprattutto per quelle terapie per le quali vengono utilizzati farmaci a ristretto indice farmaceutico, come ad esempio gli antiepilettici.

    I medici non sanno esattamente se quel tipo di farmaco generico che andranno eventualmente a prescrivere abbia una bioequivalenza vicina al 100% rispetto al farmaco di marca/farmaco originale o viceversa uno scarto del -20/+25%come consente la legge, perché nella scheda tecnica dei farmaci generici non è previsto che sia segnalata la bioequivalenza specifica di quel farmaco.

    Anche se naturalmente tutti i farmaci generici in commercio sono bioequivalenti con l’originale, il problema che si presenta nella pratica quotidiana della sostituzione di un farmaco in farmacia è quello dell’assenza di strumenti e informazioni per valutare l’effettiva equivalenza tra i vari generici di diverse marche.

    Negli Stati Uniti, per risolvere la questione legata alla sostituzione, è stato creato un libro denominato The Orange Book, che elenca i farmaci “sostituibili e intercambiabili tra loro” e viene aggiornato periodicamente con dati relativi alle singole formulazioni generiche secondo una valutazione degli studi disponibili da parte di una apposita commissione della Food and Drug Administration (FDA). Questo libro rappresenta uno strumento a disposizione dei medici, dei farmacisti e anche dei cittadini per scegliere tra i vari generici sulla base di pareri autorevoli e neutrali.

    In Italia, in assenza di un auspicato strumento quale l’Orange Book, la sostituzione potrebbe essere praticata su considerazioni di disponibilità immediata o di carattere economico.

    L’unico sistema che il medico ha per testare la validità di questi farmaci è provarli sul campo e vedere come funzionano.

    La letteratura segnala diversi casi d’inefficacia o di minore efficacia dei farmaci generici rispetto ai farmaci di marca. Sono stati, ad esempio, rilevati casi, in Italia e all’estero, di pazienti malati di epilessia che, in cura con farmaci a ristretto indice farmaceutico, passando dal trattamento con il farmaco di marca a quello con il farmaco generico hanno avuto nuovamente crisi epilettiche.

    Il rimborso completo del farmaco di marca avviene solo nei casi di comprovata minore efficacia del farmaco generico, come successo per i farmaci utilizzati nella cura dell’epilessia.

    In caso di colesterolo alto o pressione alta il riscontro è più complicato, dato che le misurazioni dei parametri subiscono oscillazioni minori e, soprattutto, sono difficilmente dimostrabili evidenti conseguenze di una possibile minore efficacia della terapia.

  • Farmaco generico e farmaco brand: quali sono le differenze?

    Il farmaco brand è il farmaco originale, il farmaco di riferimento, il farmaco che viene registrato con nomi di fantasia.

    Dalla registrazione abbiamo quella che viene definita “durata brevettuale” del farmaco “brand”. Normalmente un brevetto ha una durata di venti anni. Non bisogna però pensare che il brevetto duri veramente venti anni: un farmaco può essere brevettato, quindi ne viene dato l’esclusivo utilizzo all’azienda farmaceutica, subito dopo la fasi precliniche di sperimentazione e quindi prima delle fasi cliniche di sperimentazione e della successiva commercializzazione.

    Le fasi cliniche di sperimentazione, normalmente, durano otto/dieci anni pertanto, se viene commercializzato il farmaco al termine di queste fasi di sperimentazione, il brevetto avrà una durata effettiva di utilizzo, proprio per le aziende, di circa dieci anni.

    Al termine della durata brevettuale ogni altra azienda farmaceutica può produrre un proprio farmaco generico che, secondo il decreto legge del 1996, deve essere simile per quanto riguarda il principio attivo nella composizione qualitativa e quantitativa: deve avere la stessa formulazione del farmaco brand di riferimento, le stesse indicazioni e una simile bioequivalenza.

    Malgrado queste siano le uguaglianze fra farmaco originale e farmaco generico, da queste nascono anche delle differenze tra farmaco brand e generico dal punto di vista clinico. Sempre per Legge ci può essere una differenza di più o meno il 5% del principio attivo tra farmaco generico e farmaco brand, ci può essere una differenza più o meno 20% per quanto concerne la bioequivalenza tra farmaco brand e farmaco generico. Non si fa riferimento agli eccipienti, sebbene sia una cosa importante e ci possano essere differenze per quanto riguarda le indicazioni cliniche.

    A mio parere questo potrebbe porre il medico a un dubbio per quanto concerne le indicazioni reali, quindi la possibilità che questo farmaco una volta sostituito possa essere somministrato come farmaco “off label” cioè non indicato per quel dato tipo di paziente. Un esempio tipico è il Ramipril, laddove Ramipril brand può essere utilizzato nei pazienti con insufficienza cardiaca ed ipertensione arteriosa, mentre invece il Ramipril generico non ha tutte le indicazioni e questo rappresenta una significativa differenza fra farmaco brand e farmaco generico.

  • Farmaci generici, il fenomeno del Biocreep

    Il Prof. Francesco Scaglione, Professore di Farmacologia presso l’Università degli studi di Milano spiega il fenomeno del biocreep e la bioequivalenza tra generici.

    La scadenza brevettuale di alcuni farmaci e la conseguente immissione in commercio di farmaci generici è un fenomeno interessante degli ultimi anni e rappresenta un’opportunità per gli Stati sia perché i generici costano meno rispetto ai farmaci di marca sia perché alla loro immissione in commercio si assiste generalmente ad un abbassamento del prezzo dei farmaci di marca, comportando in ultima analisi un abbassamento dei i costi delle cure.

    Occorre però prestare attenzione all’utilizzo dei generici. Uno dei fenomeni da tenere in considerazione è quello del biocreep: un generico per essere approvato deve essere bioequivalente al brand. Ciò significa che la quantità di principio attivo del farmaco presente nel sangue dev’essere simile a quella del farmaco di marca, potendo variare del +20% o -20%. Questa situazione non garantisce che due o più generici dello stesso originatore siano tra loro bioequivalenti, per cui la sostituibilità potrebbe avvenire tra originatore e generico ma non tra generico e generico.

    Immaginiamoci per ipotesi che un farmaco generico abbia una bioequivalenza del +20% e un altro farmaco generico dello stesso tipo del -20%. Entrambi sono bioequivalenti all’originatore, ma tra di loro la differenza è del 40% e quindi potrebbero non essere intercambiabili. I problemi si verificano se il paziente cambia farmaco generico o brand più volte nel corso di una terapia cronica. In questo caso ci possono essere oscillazioni di farmaco nel sangue che possono portare a problemi, soprattutto per i farmaci a indice terapeutico ristretto come gli antiaritmici e gli antidepressivi.

    Quindi se il farmacista cambia la marca di generico più volte il paziente può andare incontro a questo fenomeno?

    Non siamo a conoscenza delle reali conseguenze di oscillazioni così importanti nel sangue. E’ vero che nella maggior parte dei generici le variazioni sono minime, però il fatto che siano alte non è escluso, e il medico non sa se la percentuale di variazione che intercorre tra un generico e un altro sarà alta o meno.

    E’ naturale quindi chiedersi se non sia possibile avere espresso il valore di biodisponibilità sulle confezioni e sul foglietto illustrativo in modo da poter sapere quanto quel generico è simile al farmaco originale?

    Mi chiedono spesso perché la bioequivalenza non venga messa sul foglietto illustrativo o sulla scatola del farmaco, in modo tale da conoscere l’esatto valore di quel farmaco. Il fatto è che la bioequivalenza non è un parametro fisso caratterizzante, ma regolatorio, utilizzato cioè dalle agenzie regolatorie nazionali per approvare il farmaco. La pratica clinica è un’altra cosa e quindi è il medico che deve stabilire con il paziente il prodotto migliore per la cura.