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  • Il Dott. Bruno Bassetto incontra l’Onorevole Bersani e parla dei problemi delle Facoltà di Medicina

    Incontro molto gradito quello fatto dal Dott. Bruno Bassetto in Sardegna dove ha potuto conoscere l’Onorevole Bersani. Bassetto, rinomato chirurgo estetico e plastico conosciuto in tutto il Veneto e il Trentino, ha potuto conversare con Bersani in merito al problema del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina e del fatto che l’esame di ammissione non permette di valutare la preparazione reale dei ragazzi o la loro attitudine a diventare dei bravi medici. Bassetto infatti afferma “Se il Governo non interviene a modificare la legge o togliere il numero chiuso, ci troveremo con un numero di medici insufficiente per i prossimi anni”.

    L’Onorevole Bersani, in pieno accordo con le osservazioni del noto chirurgo veneto, gli ha confidato di auspicare, in un futuro prossimo, all’applicazione del metodo inglese che permette ai cittadini inglesi il libero accesso alla Facoltà di Medicina per il primo anno alla fine del quale sostengono un esame di ammissione agli anni successivi. Bassetto spiega “Questo mi sembra un metodo molto più consono per valutare la preparazione e l’attitudine dei candidati ad entrare in facoltà del genere” e aggiunge “ Sono rimasto positivamente colpito dal fatto che l’On. Bersani fosse senza scorta, come un comune cittadino in vacanza e che abbia potuto darmi ascolto così serenamente e assicurarmi che avrebbe portato il problema al Ministro dell’Istruzione e della Ricerca Carrozza”.

    Il Dott. Bassetto è un punto di riferimento autorevole in campo medico e ha consolidato la sua posizione attraverso anni di intensa formazione pratica e teorica in Italia e all’estero. Finora, vanta più di 5000 pazienti e opera principalmente tra Veneto e Trentino. La sua perla è la Clinica sanitaria Marostica Salus da lui fondata e diretta, con sede a Marostica (VI), dove ha creato una rete assistenziale specialistica modernizzata e di assoluta affidabilità.

  • La Torre presidente ANDIPavia: Contingentiamo gli accessi dei dentisti dall’estero, non quelli dei nostri giovani all’Università

    Di recente sul IlDentale.it é uscita la presa di posizione del dottor Gianfranco Prada Presidente di ANDI nazionale favorevole agli accessi programmati per le facoltà di medicina e odontoiatria.
    Questa la presa di posizione del Presidente di ANDIPavia e Vicepresidente ANDI Lombardia dottor Giuseppe La Torre:

    “Il dottor Prada esprime soddisfazione per la conferma della Corte UE all’imposizione italiana del “numero programmato” ai corsi di laurea in Medicina e in Odontoiatria: è una sua opinione personale, non la posizione ufficiale di ANDI. Approfitto dell’occasione per esprimere un diverso punto di vista.
    Considero del tutto ingiuste, ingiustificate, criticabili e perfettibili le motivazioni e i criteri d’ammissione adottati, al limite della legittimità: in senso specifico per tipologia procedurale ed in senso più generale per sua intrinseca natura, essendo regolamentazione lesiva della libertà di scelta e contraria al principio di uguaglianza e pari opportunità.
    Il corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria deve avvalersi di strutture universitarie perfettamente attrezzate, e di un collegio di docenti adeguato al numero degli studenti: prerogative indispensabili per formare dentisti preparati e capaci.

    Come molti di noi sostengono da sempre, si ammette ora che limitare gli accessi ai corsi di laurea contingentati sia la soluzione non al controllo di un corretto rapporto domanda/offerta secondo normale analisi imprenditoriale, ma più tristemente all’ incapacità organizzativa delle strutture universitarie (per indisponibilità progettuale ed economica dello Stato) a soddisfare adeguatamente la richiesta formativa dei neo-studenti, aspiranti professionisti nel loro e nostro futuro. Pochi posti, troppe richieste: non possiamo concedere a tanti nostri figli la possibilità di realizzare i loro sogni. Si costringe quindi una parte di loro a rinunciare alle proprie aspirazioni, non consentendogli di coltivare personali inclinazioni e realizzare così importanti obiettivi. Consapevoli che il tempo vissuto sul lavoro (laddove esista il lavoro) assorbe la maggior parte della vita dell’individuo, impedendogli di provare a costruirsi una professione gli precludiamo la possibilità di vivere secondo scelta, smorzandone sogni, entusiasmi ed ideali.
    Mentre normative nazionali contingentano il numero di neo odontoiatri italiani, accordi europei impongono di accogliere indiscriminatamente tutti i colleghi stranieri che immigrano dai paesi UE, e sempre più facilmente da Paesi più lontani; colleghi con percorsi formativi e lauree parificabili alle nostre, cui le porte della professione non possono essere né chiuse, né regolamentate; in Europa esistono istituti universitari di ogni livello e tipologia, da ottimi a fasulli, tutti liberamente accessibili.
    Così, i più ostinati tra i “candidati italiani non ammessi” cercheranno fortuna all’estero, mettendo a dura prova affetti e risorse economiche delle famiglie di appartenenza; a laurea ottenuta i migliori di loro troveranno soddisfazione nei Paesi che li hanno accolti, gli altri torneranno e opereranno in barba al contingentamento e alle necessità del mercato, col benevolo assenso del Diritto europeo.
    Non mi sembra, questa, una politica nazionale accettabile; né può essere questione ignorata ancora a lungo, riconoscendo nella problematica un obiettivo sindacale di primaria importanza. ANDI potrebbe richiedere un approccio risolutivo del tutto diverso:
    1) investimenti strutturali per consentire maggiori chance agli aspiranti, riducendo l’enorme divario tra richieste di iscrizione e posti disponibili;
    2) la revisione dei criteri valutativi, assegnando le immatricolazioni per meriti e requisiti, elevandone se necessario il livello; non utilizzando generici quiz, poco o nulla attinenti, che lasciano ampi margini al caso e alla fortuna;
    3) il controllo contingentato, questo sì, degli ingressi dall’estero in funzione dell’ottimale rapporto Sanitari/popolazione, contrastando la “pletora odontoiatrica” non a scapito dei neo Odontoiatri italiani e dando senso compiuto al “patto generazionale” di cui spesso si parla senza peraltro attivare soluzioni concrete e risolutrici.
    Questo e molto altro, dovremmo aspettarci dal più rappresentativo Sindacato di Categoria. A Prada lasciamo le sue opinioni e la soddisfazione per lo “status quo”.
    Gli saremmo grati se, quando si esprime in nome e per conto dell’Associazione, specificasse se si tratta, o meno, di sintesi condivise”.

    Giuseppe La Torre
    Presidente ANDIPavia
    Vicepresidente ANDILombardia