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  • L’antica tradizione del colore blu nella pittura di Roberto Re

    L’antica tradizione del colore blu nella pittura di Roberto Re

    Roberto Re olio materici oro zecchino su telaRisale alla notte dei tempi l’origine del colore blu. In particolare, si tramanda che furono gli antichi Egizi nel 2200 a.C. a scoprire il suo valore intrinseco connaturato, nel tentativo di creare un pigmento permanente, che potesse essere applicato ad una varietà eterogenea di superfici, con un utilizzo duttile e versatile. Da allora, il blu ha continuato ad evolversi e svilupparsi con svariate tonalità e sfumature affascinanti. Il blu è sinonimo di sentimenti di pace, di calma, di piacere, di beatitudine intima. Il blu associato a elementi naturali come il cielo terso e l’acqua limpida e cristallina è diventato uno dei colori preferiti e prediletti dagli artisti di ogni epoca, che lo hanno scelto come mezzo di espressione fondamentale della loro poetica comunicativa. Tra gli illustri e autorevoli maestri della storia dell’arte, anche Pablo Picasso ha avuto un cosiddetto “periodo blu” in cui tutti i dipinti erano realizzati usando la tonalità del blu e del blu-verde, per imprimere un’atmosfera particolare. Sulla scia di questa tradizione millenaria Roberto Re ha deciso di intraprendere la sua esclusiva e distintiva ricerca sul colore blu.

    La dottoressa Elena Gollini ha commentato la recente mostra di Re all’interno della piattaforma online da lei curata, dove sono presenti in esposizione 20 opere di grande pregio. In particolare, ha affermato: “Insieme a Roberto abbiamo designato la mostra con un titolo davvero speciale, Rhapsody in blue, per fare emergere appieno il potere evocativo musicale sprigionato dal blu, riprendendo e richiamando l’accattivante sonorità melodica del noto brano Rhapsody in blue di George Gershwin. Il blu è per Roberto un colore a se stante, che riesce a infondere allo scenario narrativo astratto lo stesso potere di una formula figurale. Il blu è personificazione, è identità, è connotazione, è preambolo e preludio di emozione pura, catalizzatore di sentimento incondizionato e incontaminato. Il blu ha una sua magia innata, che Roberto trasporta nella costruzione ed enfatizza al meglio con una propria personale e soggettiva rivisitazione e trasfigurazione. Il blu protagonista prediletto nei quadri troneggia nel suo radioso splendore illuminante, come la metafora di una rivelazione misteriosa tutta da scoprire e rivelare, che lo sguardo dell’osservatore deve saper carpire e decifrare, instaurando una coesa sintonia di complicità con Roberto e attivando una spiccata sensibilità intuitiva, che lo trasporta direttamente dentro il nucleo e il fulcro cromatico acceso e vitale“.

    Postato da elenagolliniartblogger

  • Milano Art Gallery: mostra in onore del maestro De Dominicis prorogata con la curatela di Sgarbi

    A fronte del grande successo ottenuto, la mostra “D’Io” in omaggio al maestro Gino De Dominicis, con la curatela di Vittorio Sgarbi, è stata prolungata fino al 29 giugno 2015. L’esposizione è organizzata dal manager della cultura Salvo Nugnes all’interno dello storico spazio milanese della “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 ed è visitabile con ingresso libero al pubblico.

    Il Prof. Sgarbi, che negli anni ha instaurato una solida amicizia con De Dominicis, basata sulla reciproca stima e ammirazione personale oltre che professionale, ha espresso considerazioni interessanti sulla figura di questo artista di spicco, che ha tracciato un solco profondo nel mondo dell’arte contemporanea, con uno stile unico ed inconfondibile, volutamente al di fuori di ogni convenzione imposta e paradigma dogmatico predefinito. In particolare, il noto critico ha rimarcato: “La posizione di Gino era per definizione e direi anche per carattere eccentrica senza essere periferica, anzi, essendo centrale al problema stesso dell’espressione. In un certo senso, ha agito in lui la lezione di Lucio Fontana, che arrivò al limite estremo dell’immaginazione senza uscirne. Gino non ha voluto sottrarsi al confronto e ha ostinatamente cercato di verificare e dimostrare, che è il quadro che fa l’ambiente“.

    E ha aggiunto sottolineando: “Gino fu classico e ricco, allegro e malinconico, senza crisi e disagi, senza tormenti e turbamenti, luminoso e notturno, nero e oro; e nero e nero; e oro e oro; oggi riappare, presente e sfuggente, benché fosse più sfuggente quando era presente. E invece, ora e sempre, hic et nunc, è. Nel suo tempo. In tutti i tempi. Fuori del tempo“.

  • L’Astrattismo di Osvaldo Mariscotti in esposizione alla Milano Art Gallery di Venezia, con la curatela di Vittorio Sgarbi

    Si prevedono grandi consensi di pubblico per la mostra “Pro Biennale”, allestita presso gli spazi culturali della Milano Art Gallery di Venezia, in Calle dei Cerchieri – Dorsoduro n. 1270, vicino a Campo San Barnaba, dall’8 Maggio al 4 Giugno 2015. L’evento è curato dal sorprendente critico d’arte Vittorio Sgarbi e organizzato dal manager Salvo Nugnes, presidente dell’Associazione culturale “Spoleto Arte”, e verrà inaugurato in data venerdì 8 Maggio 2015 alle ore 18.00, in concomitanza con l’inizio della Biennale, ma anche con il compleanno di Sgarbi, che cade proprio in tale data.

    Tra gli artisti presenti all’esclusiva manifestazione, il pittore Osvaldo Mariscotti con le sue originali costruzioni astratte. Nato ad Alessandria, Mariscotti, a causa di continui viaggi e spostamenti con la famiglia, in Europa e in America, acquisisce una formazione internazionale, che influenzerà la sua evoluzione artistica e gli darà la possibilità di esporre le sue opere in tutto il mondo. La sua è una pittura astratta ed essenziale, lineare e schematica, caratterizzata da immagini di immediato impatto, con colori accesi e vivaci, che conferiscono una forte carica energica all’opera.

    Bisogna andare oltre l’apparenza per capire le opere astratte di Mariscotti, che risultano, a uno sguardo più attento, ben altro che semplici accostamenti di forme e colori, come spiega anche la dottoressa Elena Gollini: “La struttura si carica di energia, che si sprigiona dinanzi allo spettatore e delinea una “realtà-non realtà” inafferrabile, mutevole, in continuo e rapido divenire, che corrisponde un po’ alla realtà dei nostri sogni e del nostro immaginario fantasioso. Ogni opera acquista una propria specifica identità distintiva e qualificante e una propria dimensione non soltanto fisica, ma anche concettuale, che partendo dalla frammentazione astratta si riconduce a un ordine, che potremmo definire supremo e a una ricerca di armonia e unità universali”.

  • “Spoleto incontra Venezia”: L’arte cosmopolita e orientaleggiante di Stella Maris Garro Pecchioli in esposizione

    Si annuncia un evento di acclarato successo la grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” che si svolge dal 28 settembre al 24 ottobre 2014 a cura di Vittorio Sgarbi con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. La location allestita per la pregevole iniziativa è lo sfarzoso Palazzo Falier, che risale al XV secolo e si trova affacciato sul Canal Grande a Venezia. In esposizione personalità illustri del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì. La nota pittrice Stella Maris Garro Pecchioli rientrante nell’esclusivo gruppo di artisti, porterà le sue pregevoli creazioni pittoriche ispirate dalla matrice cosmopolita, etnica e orientaleggiante.

    Le peculiari trasparenze irregolari e patinate dei fogli di carta di riso utilizzati come superficie di base, mostrano le pennellate variopinte inchiostrate e impresse dalla pittrice: tratti dati in senso circolare o anche ascendente, rossi e neri, neri e gialli, scale di grigio e nero graffiate, colori accoppiati talvolta miscelati a punteggiati di cromia d’orata molto discreti e sobri. Le forme circolari rievocano gioiose girandole fantastiche o anche occhi interiori, che scrutano nascosti in un io vorticosamente turbato una qualche interessante realtà da apprendere, attirare oppure fuggire, allontanare.

    Di lei hanno scritto “I movimenti ascendenti di piante fiorite e girasoli raggianti, dominati decisamente dagli inchiostri gialli, verdi e neri, ma al contempo tenui, sono veramente affascinanti. Figure, che si allontanano con tenacia verso l’alto, ma in un movimento delicatamente circolare di spirale appena accennata. Dipinti, che sanno coniugare i contrasti cromatici con la loro contemporanea delicatezza in un gioco sapiente di tinte decise, ma delicate. Così anche il movimento delle figure predilige in taluni casi una circolarità ascendente o profonda in altri. La sensazione, che se ne riceve è quella di una felice e armoniosa -commistione- di contrari. Lavori dal sapore orientale estremo, con il tocco e il carattere di un’artista fine, che ha saputo sapientemente reinterpretare quel gusto secondo un umore e un carattere tipicamente occidentale. Non è escluso, senza false congetture, che ci si possa trovare di fronte a una considerevole autentica novità“.

  • Alle mostre di “Spoleto Arte” applausi per le suadenti composizioni floreali della pittrice Angelica Cioppa

    Le mostre di “Spoleto Arte” inaugurate il 27 Giugno e allestite nel sontuoso Palazzo Leti Sansi, in Piazza del Mercato a Spoleto, stanno radunando tanti visitatori interessati e appassionati, così come numerosi esperti e collezionisti di settore. La prestigiosa iniziativa, che durerà fino al 24 Luglio, è posta sotto la curatela del critico Vittorio Sgarbi, mentre il comparto organizzativo è gestito dal manager produttore Salvo Nugnes.

    In questo importante contesto si trovano alcune suggestive opere di Angelica Cioppa, che ha conquistato parole lodevoli di apprezzamento. La Cioppa mette in scena l’anima vegetativa del mondo e dell’uomo. Quella, che guida le funzioni fisiologiche istintive e anche le grandi passioni: gli amori, gli intrecci dei corpi, come gli stami e i pistilli dei fiori. Nell’apparente monotonia del soggetto la Cioppa affresca la sintesi del destino umano, la sua bellezza e l’insieme della sua fugacità. In ogni fiore è custodito il mistero della vita come della morte. Nulla, è meno fecondo e meno duraturo di un fiore. Nell’esercizio paziente della sua pittura ci racconta l’eterna lotta tra Eros e Thanatos.

    A lei Sgarbi riserva parole significative, definendola “Sofisticata, soprattutto nell’affrontare il mondo misterioso dei fiori”.

  • José Van Roy Dalì parla della sua mostra alla Milano Art Gallery dedicata al padre Salvador Dalì maestro del Surrealismo

    Intervistato José Van Roy Dalì, in occasione della mostra personale “La verità surreale” il giorno dell’anniversario dei 110 anni della nascita del padre, il celebre maestro del Surrealismo Salvador Dalì, presso la storica Milano Art Gallery via Alessi 11, Milano dall’11 al 26 maggio 2014, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes. L’esposizione verrà inaugurata domenica 11 maggio alle ore 18.00, con un prestigioso evento di vernissage in presenza dell’artista.

    1) Ci racconta com’è avvenuto il suo esordio nel mondo dell’arte? E’ vero, che già dai 7 anni dipingeva?

    Il mio esordio nel mondo dell’arte forse non è ancora mai avvenuto. Prima di tutto, io non sono un artista, non mi ci sento, dipingo per il mio grande egoismo, per il gusto di fare una cosa che mi piace. Ogni volta che faccio una mostra per me è una sofferenza, un atto di esibizionismo. Espongo e poi scompaio per un po’ di tempo, quindi è come se non avessi mai esordito nel mondo dell’arte. Quando realizzo un quadro o dei quadri mi piace guardarmeli, magari farli vedere agli amici e basta. È una vita che dipingo e che espongo, ma cerco di farlo a piccole tappe. Quando era piccolo cercavo di scimmiottare mio padre che non mi permetteva di andare nell’area in cui lavorava perché aveva paura che gli rovinassi i quadri, ma sono giochi da bambini, sono cose che fanno tutti, anche quelli che poi da grandi non fanno i pittori o gli artisti.

    2) Che rapporto aveva con suo padre il grande Salvador Dalì? Ha qualche particolare aneddoto, che vuole rivelarci?

    Di aneddoti ne ho tantissimi, mio padre è stato molto particolare! Da ragazzino lo vedevo pochissimo, lui e mia madre erano impegnati nelle loro mostre, li incontravo quando i miei tutori, ai quali mi avevano affidato in Italia, mi portavano in Spagna. Poi li ho rivisti da adulto, dove è cambiato un po’ il legame, ma resta un rapporto particolare con due persone particolari, perché i miei genitori erano molto giocherelloni, si divertivano con tutto e soprattutto con gli esseri umani e ancor di più con me, facendomi degli scherzi. Gli aneddoti che mi vengono in mente sono due: il primo, quando mio padre Salvador, si è presentato ai piedi del mio letto in piena notte con una candela, una lampadina accesa in mano, sotto il volto e ha fatto finta di essere il demonio, al quale erano cadute le corna sulle labbra e ha cercato di spaventarmi. Un’altra volta invece, ricordo che si è nascosto, salendo sulle scale, dietro un orso imbalsamato, e con un tubo dell’acqua e un imbuto ha fatto finta di essere stato ingoiato e mi ha chiesto aiuto. Poi delle volte parlava in trequattro lingue, mescolandole con il latino per vedere il mio stupore, perché non capivo quello che mi diceva.

    3) Un commento di riflessione sul concetto di arte;

    E’ la cosa più difficile del Mondo, è come parlare del concetto di anima. Io non so se quello che faccio è arte, so solo che realizzo delle cose che a me piacciono. Credo che chi fa arte forse è una grande ricerca d’amore, per attirare l’attenzione delle persone comuni e per ottenerne il plauso, una ricerca d’affetto, di amore insomma. Su questo punto sono svantaggiato, sono sposato da più di quarant’anni con l’unica donna che ho amato nella mia vita, e non ho bisogno di amore, faccio questo perché mi piace. Quindi il concetto dell’arte credo sia quello di offrire al pubblico la medesima emozione che l’artista o il presunto tale ottiene creando quel lavoro.

    Il concetto dell’arte è il concetto della bellezza, l’arte si può paragonare a qualsiasi cosa sublime ma anche ad un manufatto, ad una casa, un fiore. Le cose sublimi della natura che ci stupiscono e appagano il nostro animo, il nostro sguardo si possono paragonare all’arte. Non a caso per me l’arte è morta dopo il Rinascimento, tranne qualche rara eccezione, però in realtà ci sono ancora delle cose bellissime, che donano delle emozioni, e le emozioni sono la cosa più difficile da avere in questa vita.

    4) Che ricordo ha dei suoi genitori? E della sua infanzia vissuta con i suoi tutori adottivi tra Verona e Roma?

    Ho lasciato molti ricordi a Verona. Quando sono andato li con mia moglie, dopo 36 anni, per fargli vedere le bellezze di Verona, ho ritrovato le emozioni di vedere l’Arena per esempio o altre cose di questo genere. Quando abitavo a Verona, affianco al portone dell’abitazione dei mie tutori, c’era un negozio di Bauli e una giornalaia. Quando sono tornato ho visto una signora con i capelli bianchi e le ho domandato se fosse la signora Gemma e ha risposto di sì. Avrà avuto più di 90 anni, quando le ho raccontato chi ero io, ha cominciato a chiamare la gente raccontando delle mie gesta da bambino. Questa signora molto anziana si ricordava tutti i guai che avevo fatto a Verona, ad esempio quando correvo con i pattini a rotelle al secondo piano dell’abitazione e disturbavo a qualsiasi ora, gli abitanti del piano di sotto. Dei miei genitori, ho solo ricordi bellissimi, erano talmente speciali nei loro scherzi, nel loro modo di fare, che quando li vedevo abbracciati normalmente o sulla barca o che giocavano a scacchi per esempio, mi sembravano ammalati, perché erano in continuo movimento, una creatività continua per quanto riguarda i giochi, gli scherzi e le risate.

    5) La data d’inaugurazione della sua mostra milanese, l’11 maggio, cade proprio nel giorno di celebrazione del simbolico anniversario dei 110 anni dalla nascita’ di suo padre; E’ compiaciuto di questa coincidenza speciale? E’ stata appositamente predisposta per creare un significativo filo conduttore di unione tra i due importanti eventi?

    Sono felice e onorato di questa coincidenza, anche se una parte di me è dispiaciuta di dover mostrare al mondo la diversità tecnica e artistica che mi divide da mio padre, mio padre è stato un grande, io sono uno che gioca a fare il pittore, quindi in un certo senso sono felice perché è sempre difficile dimenticare una persona come mio padre, però forse ci vuole un nuovo genio per ricordare la sua bravura, naturalmente lo faccio con tutta la modestia che mi distingue. Davanti a mio padre sono soltanto un dilettante meglio e peggio di tanti altri miei colleghi, solo che di geni così ne nasce uno ogni duecento anni.

  • In esposizione alla Milano Art Gallery José Van Roy Dalì, figlio del mentore del Surrealismo Salvador Dalì, con l’organizzazione del manager Salvo Nug

    La storica “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 a Milano, ospita un evento di forte risonanza mediatica accogliendo la mostra pittorica “La verità surreale” di José Van Roy Dalì figlio dell’esimio mentore del Surrealismo Salvador Dalì, organizzata dal noto manager produttore Salvo Nugnes. L’esposizione si terrà dall’11 al 26 maggio 2014, con vernissage inaugurale in data domenica 11 maggio alle ore 18.00. Nell’occasione speciale verrà celebrato l’anniversario dei 110 anni dalla nascita del grande Maestro catalano.

    José Dalì ha un percorso esistenziale intenso e ha sempre saputo portare con consapevole responsabilità e coerenza il suo famoso cognome, dimostrando doti innate di autentica genialità e sviluppando una propria ricerca stilistica personalizzata e innovativa. E’ uno degli artisti di spicco più interessanti del panorama contemporaneo, ma ha scelto di vivere la sua dimensione artistica e professionale con estrema riservatezza, privilegiando la vita familiare e privata. Il suo prorompente DNA ispiratore lo ha stimolato a cimentarsi attraverso ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, dalla poesia alla scrittura narrativa, dall’incisione all’arte orafa.

    Sul periodo dell’infanzia vissuto in Italia racconta “Mia madre era ebrea e allo scoppio della guerra i miei dovettero rifugiarsi negli Stati Uniti. Prima di salire sul transatlantico incontrarono a Mentone la famiglia veronese Rossi, alla quale mi affidarono e con la quale ho vissuto a lungo. Considero la mia infanzia felice a Verona un magnifico regalo del destino e sono immensamente riconoscente ai miei tutori adottivi anche per il fatto di avermi sempre supportato. I miei genitori vennero spesso a trovarmi“.

    Emerge tutto il suo carismatico eclettismo nella significativa frase da lui pronunciata, quando parodiando l’affermazione paterna “La differenza tra un pazzo e me, è che io non sono pazzo” dichiara con ironica provocazione, che “l’arte è anche follia. La differenza sostanziale tra gli altri pazzi e me, è che io lo sono davvero e consapevolmente“.

  • Intervista – “Marcolongo Pubblicità” collabora alla realizzazione della mostra di Amanda Lear alla Galleria Cavour di Padova

    1) Come e quando inizia la storia di Marcolongo pubblicità?

    L’azienda nasce nel 1935 ed è stata fondata da Guido Marcolongo. Nasce come azienda di piccole dimensioni e poi negli anni si è ingrandita.

    2) Nel 1960 avete ampliato la vostra attività e vi siete trasferiti a Sarmeola di Rubano. Quali i motivi?

    L’azienda si è trasferita negli anni 60 a Sarmeola di Rubano essenzialmente per motivi di spazio. Avevamo bisogno di un magazzino molto più grande.

    3) Siete stati la prima azienda di manufatti pubblicitari in grado di segnalare e comunicare la posizione geografica su Padova. Cosa significa per voi?

    Rappresenta un motivo di orgoglio, anche perché abbiamo cercato di farci conoscere negli anni come azienda seria ed affidabile per cui siamo riusciti ad ottenere un buon inserimento nella realtà economica della zona.

    4) Quale la vostra mission?

    La mission? Rendere efficace la comunicazione cercando, con la creatività, di venire incontro alle esigenze del cliente.

    5) Quali i vostri valori?

    La puntualità, la cura del lavoro, che è un lavoro “su misura” tenendo sempre presenti le esigenze dei clienti. Siamo una realtà artigianale, ma con un occhio al futuro. Lavorando anche con gli enti locali ci occupiamo anche della manutenzione dei servizi che forniamo.

    6) Mi può descrivere i servizi che offrite ai vostri clienti?

    Affittiamo spazi pubblicitari su supporti di nostra proprietà (dislocati sulle strade). Trattasi quindi di uno spazio affittato per un certo periodo. Inoltre produciamo, realizziamo, installiamo e vendiamo cartellonistica, totem ed insegne aziendali a led.

    7) Recentemente avete realizzato la comunicazione pubblicitaria della Mostra di Amanda Lear che si è tenuta presso la Galleria Cavour a Padova (stendardi e totem). È compiaciuto della collaborazione?
    Fondamentalmente si, è stata una bella esperienza di collaborazione.

  • RENAULT CAPTUR PRESENTA “URBAN STORYTELLERS”


    Renault Captur, il primo urban crossover dell’innovativa Casa francese, dà appuntamento al pubblico per presentare la mostra fotografica Urban storytellers: racconti urbani, interpretati e rappresentati da Martin Parr, il più celebre fotografo inglese contemporaneo, e da sei fotografi di Contrasto.

    Dopo le preview in varie città italiane, Fondazione Forma per la Fotografia ospita il
    momento conclusivo della rassegna dedicata alla visione della città. Urban storytellers è una mostra dedicata alla città con oltre 60 immagini realizzate da Martin Parr e da sei tra i fotografi italiani più di talento. Una raccolta di sguardi dinamica e vivace, capace di far scoprire gli aspetti del quotidiano che i nostri occhi spesso non riescono a cogliere, visioni inedite e sorprendenti del tessuto urbano nel quale viviamo. Come dei moderni flaneur, gli autori in mostra accompagneranno il pubblico attraverso un viaggio fantastico per le strade di una città ideale. Il paesaggio urbano si fa sentimento e si lascia finalmente guardare senza presunzione, in un gioco continuo fra sorpresa e contemplazione.

    La mostra Urban storytellers è impreziosita dalle fotografie inedite e mai esposte prima realizzate da Martin Parr con Renault Captur a Roma in occasione di uno shooting esclusivo realizzato per le strade della capitale, un racconto, dinamico e divertente, fatto di istantanee che interpreta la realtà attraverso lo sguardo ironico e irriverente del celebre fotografo inglese. Renault, coerentemente con la sua capacità di interpretare la contemporaneità proponendo modelli che consentono di godere di ogni attimo del viaggio, si lega al mondo della fotografia per presentare Captur. Infatti, il primo urban crossover di Renault è il compagno ideale per esplorare e scoprire le città e le tribù urbane che le popolano e catturarne la vita in ogni attimo con la stessa istantaneità propria della fotografia. La fotografia, infatti, testimonianza di un momento, di un’epoca, di gusti e comportamenti, si prefigge di catturare tratti di esistenza ed emozioni e diventare parte del quotidiano.

    Il legame tra Renault Captur ed il mondo della fotografia è iniziato con “Life. I grandi fotografi”, la mostra fotografica aperta fino al 4 agosto presso Auditorium Expo del Parco della Musica di Roma. Questa mostra dona una retrospettiva di immagini ed emozioni dagli anni Trenta ad oggi ed è stata l’incipit di un progetto più ampio che si è poi sviluppato in Urban storytellers, una mostra itinerante in quattro tappe, partita da Bologna per poi approdare a Milano, a Roma ed infine Napoli. Inoltre, saranno esposte le foto dei tre vincitori del contest Instagram #360Captur,
    selezionate tra i 3.000 scatti pubblicati degli oltre 900 partecipanti chiamati a catturare istanti di vita quotidiana con l’immediatezza di un social network e le sei menzioni speciali assegnate dai fotografi di Contrasto. “Abbiamo voluto abbinarci al mondo della fotografia per la sua istantaneità nel raccontare la vita cittadina da scoprire, con uno sguardo diverso, con il nostro urban crossover Captur. – afferma Francesco Fontana Giusti, Direttore Comunicazione di Renault – Con il concetto di “Urban StoryTellers”, Renault Captur attraverso lo sguardo dei grandi fotografi, racconta gli istanti catturati dalla realtà e reinterpretati per restituire visioni in movimento e inediti punti di vista.”

    “Contrasto è felice di aver collaborato con Renault alla produzione di una mostra vivace e contemporanea con vari sguardi d’autore sulla città – afferma Roberto Koch, Presidente Contrasto e Fondazione Forma per la fotografia -. Siamo anche molto contenti che insieme ai fotografi italiani, Martin Parr della Magnum Photos abbia avuto modo di mostrare con il suo stile squisitamente originale, un punto di vista molto particolare che susciterà l’interesse di tutti gli appassionati di fotografia”.

    Urban StoryTellers
    Fondazione Forma per la Fotografia
    Milano, Piazza Tito Lucrezio Caro, 1
    Dal 7 settembre al 6 ottobre 2013. Da martedì a venerdì dalle 15 alle 2; giovedì dalle 15 alle 23; sabato – domenica 11 alle 21. Lunedì chiuso.

  • Milena De Martino espone al Padiglione Tibet con l’organizzazione di Salvo Nugnes

    Con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes Direttore di Promoter Arte, Milena De Martino porta un’opera astratta e materica al Padiglione Tibet a Venezia, che mostra la sua evoluzione artistica, recentemente concentrata su una pittura che lei definisce “Astratto materico informale” e che vede come protagonisti oggetti spaziali come galassie, comete e stelle.

    Della sua opera l’artista dice: “Io espongo un quadro materico, che chiamo Astratto Materico informale, che è il frutto del mio percorso, mi sono liberata dal sistema raffigurativo della pittura e adesso faccio rilievi, pitto-scultura e così via. Questo perché secondo me la trasformazione della materia ci porta sullo spazio. In particolare l’opera che espongo rappresenta galassie e pianeti, quello che secondo me è molto lontano da noi.”

    La celebre artista genovese, laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università di Genova, ha conseguito un master in filosofia orientale, detto Reiki, iniziando in seguito ad occuparsi sempre più di “Poesia visiva” esponendo in varie gallerie d’Italia.

    Nella foto di repertorio qui riportata possiamo vedere la De Martino in compagnia del celebre attore, registra e produttore cinematografico statunitense Denzel Washington; infatti l’artista nel corso della sua carriera ha avuto la possibilità di conoscere molte celebrità del mondo dello spettacolo, della cultura e dell’arte.