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  • Presentazione de C’ero una volta… e altri racconti di Beatrice Benet, 7 novembre, Villalba di Guidonia

    “[…] La ragazza era rimasta in silenzio tutto il tempo limitandosi a rispondere quasi a monosillabi alle domande che ogni tanto la donna le poneva, a cena non aveva toccato cibo e il padre l’aveva giustificata dando la colpa all’emozione che sicuramente l’aveva travolta. […]” da “Pazza”

    È fissata per giovedì 7 novembre la prima presentazione della nuova pubblicazione dell’autrice Beatrice Benet. “C’ero una volta… e altri racconti” sarà così proposto al pubblico della Libreria Hemingway alle ore 18:00, in via Tiburtina 143 a Villalba di Guidonia.

    Beatrice Benet sarà accompagnata in questa serata da due ospiti d’eccezione, presenterà infatti Enzo Martino e Linda Cifaldi allieterà con un delizioso reading. Sarà presente un buffet ed aperitivo aperto a tutti, gentilmente offerto dall’autrice.

    “C’ero una volta… e altri racconti” è una raccolta di racconti che vede “C’ero una volta” come racconto principale e maggiormente esteso rispetto agli altri presenti (“Notte”, “Il mandolino”, “La lupa”, “Le sorelle R”, “Pazza”).

    Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Edizioni DrawUp nel mese di agosto 2013, nella collana editoriale “Oubliette”.

    Dalla prefazione di Maurizio Righetti

    “Il romanzo rifugge da tentazioni pedagogiche, le sue risposte le sceglie sul piano concreto. E, facendo proprio uno degli insegnamenti pirandelliani (“quando vedi due occhi pieni di rabbia, cadono tutti i sistemi filosofici”), evita di fornire alibi giustificatori che, per una sorta di cedimento istintivo al relativismo più spinto, finiscono per rendere accettabile tutto quello che succede intorno. Se capita agli altri poi…

    Il racconto degli eventi è crudo. Non perché manchi una morale. Piuttosto per far capire, quand’anche ce ne fosse bisogno, che al sopruso non si risponde né con la passività né con la vendetta, ma con la reazione e – soprattutto – con la denuncia. Meglio se coraggiosa. E, per quanto le circostanze lo consentano, immediata.”

    Enzo Martino è il Responsabile della Prevenzione e Sicurezza presso l’Italian Hospital Group, è una persona speciale, di grande cultura, amante della lettura.

    Linda Cifaldi si occupa di teatro sia come attrice che come regista, segue vari laboratori teatrali nelle scuole e con l’associazione culturale che ha fondato. Per parecchi anni ha lavorato con Beatrice Benet nel centro diurno Alzheimer che io coordino ottenendo ottimi risultati nella riabilitazione di questi pazienti anche attraverso il teatro.

    Beatrice Benet nasce ad Udine, si laureata in logopedia, è da tempo impegnata nell’assistenza ai malati di Alzheimer come coordinatrice dei servizi di assistenza domiciliare e centro diurno in un ospedale di Guidonia (Roma). Ha pubblicato nel 2007 per la SBC edizioni “Più lontano del mare e del cielo” una raccolta di quattro racconti al femminile che trattano storie difficili di donne di epoche e Paesi diversi passando dal dramma del carcere, alla dittatura sudamericana, per finire con la struggente storia di una malata di Alzheimer. Per Einaudi nel 2009 ha pubblicato il racconto “Giulia” nel volume di AAVV “Io mi ricordo”, uno spaccato del novecento attraverso i ricordi dei figli o nipoti dei protagonisti delle storie e per l’editore Fabio Croce cinque racconti all’interno del volume “Le opere e i giorni”. Sempre nel 2009 per la casa editrice Rupe Mutevole esce il secondo romanzo “L’Amante, colei che ama”, una lunghissima lettera che il destinatario probabilmente non leggerà, una lettera che racconta di un amore e dell’enorme divario tra la sensibilità maschile e quella femminile, del coraggio del vivere e della paura che porta a negare. Nel 2011, con “L’amante, colei che ama” si aggiudica la prima posizione della sezione A (prosa) del Concorso Nazionale Letterario Oubliette 01. Nel 2011 ha pubblicato, ancora per l’Editore Croce, tre poesie nel volume di AAVV “Poesie d’amore – poeti italiani del terzo millennio”.

    Ingresso libero

    Written by Alessia Mocci

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  • Intervista di Alessia Mocci a Beatrice Benet ed alla sua nuova pubblicazione C’ero una volta… e altri racconti

    Comunque non era quello il momento per mettermi a filosofeggiare sul senso da dare alla mia vita, questi avevano chiaramente intenzione di lasciarmi arrostire dentro la palestra e immaginavo anche da chi erano stati pagati per questo lavoretto.”

    Un racconto thriller che lascia con il fiato sospeso ed un’autrice che ancora una volta sorprende con la sua poliedricità.

    Beatrice Benet, conosciuta per svariate pubblicazioni, nel 2007 con una raccolta di quattro racconti al femminile “Più lontano del mare e del cielo”, nel 2009 partecipa ad una raccolta di racconti edita da Einaudi con l’opera “Giulia” e pubblica una lunghissima lettera d’amore, “L’amante, colei che ama”, con la quale ha vinto la Prima edizione del Concorso Nazionale Letterario “Oubliette 01” per la sezione romanzo. Nel 2011 pubblica tre sue poesie con Editore Croce nel volume “Poesie d’amore – poeti italiani del terzo millennio”.

    C’ero una volta… e altri racconti” è una pubblicazione particolare che vede un racconto madre che da il titolo al libro ed altri cinque racconti brevi “Notte”, “Il mandolino”, “La lupa”, “Le sorelle R”, “Pazza”. Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Edizioni DrawUp nel mese di agosto 2013, nella collana editoriale “Oubliette”.

    A.M.: Ciao Beatrice, grazie per aver concesso questa intervista che servirà, non solo a noi ma anche ai lettori, a darti lo spazio necessario per esplicare qualche considerazione sulla tua nuova pubblicazione. Infatti, come prima domanda mi piacerebbe sapere qualcosa del tuo passato letterario prima di “C’ero una volta… e altri racconti”.

    Beatrice Benet: Il mio primo libro pubblicato è stato “Più lontano del mare e del cielo”, storie di donne di epoche, età e Paesi diversi. “L’Amante, colei che ama” ha come protagonista sempre una donna, “l’altra”, quella che da sempre è considerata la rovina famiglie e che invece viene descritta solamente come una persona che si è innamorata e che ha accettato il ruolo di “seconda” fino alla sua presa di coscienza dell’ambiguità di questo uomo che credeva perfetto. Con questo libro ho avuto la soddisfazione di vincere la prima edizione del Concorso letterario nazionale “Oubliette 01”. Poi ci sono stati racconti e poesie pubblicati con l’editore Croce di Roma e un racconto con Einaudi in un bel libro di AAVV “Io mi ricordo” che attraverso storie, tutte vere, ha tracciato uno spaccato del novecento italiano veramente interessante.

    A.M.: “C’ero una volta… e altri racconti” è una raccolta di racconti un po’ particolare. Come nasce l’esigenza intellettuale della costruzione del libro?

    Beatrice Benet: “C’ero una volta…ed altri racconti” nasce dalla richiesta precisa di raccontare il dramma che l’ha segnato per tutta la vita fattami da un giovane uomo conosciuto casualmente in palestra. Un’amicizia nata per caso che l’ha portato in un periodo di grande sconforto a cercarmi per potersi liberare del peso di una storia di abusi che era durata per parecchi anni durante la sua infanzia. Un argomento delicatissimo, difficile da trattare e soprattutto da descrivere perché i bambini dovrebbero essere sempre protetti e fa orrore sentirsi raccontare tragedie di questo genere soprattutto se a farlo è proprio chi le ha subite. Ho avuto un momento di crisi dopo aver descritto la violenza e anche di incertezza se fosse il caso di continuare. Alla fine sia per mantenere una promessa fatta, sia per contribuire a mantenere alta l’attenzione su un problema così serio, ho deciso di portare a termine il racconto. Anche negli altri racconti ho cercato di toccare temi simili, come la violenza sulle donne che ultimamente ha riempito le cronache italiane di femminicidi, nel 2012 circa uno ogni 2 giorni, o l’abuso di potere così comune una volta nei confronti delle figlie femmine. Mi sono poi permessa un ricordo personale di tre donne straordinarie che mi hanno accompagnato per un lungo tratto della mia vita.

    A.M.: Paolo, uno dei tuoi protagonisti, è costretto su una poltrona a causa di un incidente e questo provoca l’inizio di una sorta di narrazione impreziosita da flashback spontanei. Quanto è pesante il passato per un essere umano?

    Beatrice Benet: Io credo che il passato ci formi e ci condizioni, soprattutto quando non si trova la forza di risolvere ma si rimuove il dolore per sopravvivere. Prima o poi tornerà fuori con violenza e ci obbligherà ad una resa dei conti dove non sempre si riesce ad essere vincitori.

    A.M.: Non solo scrittrice ma anche promotrice di aggregazione letteraria. Com’è stata l’esperienza della gara letteraria che hai promosso lo scorso agosto e che metteva in palio ben 6 copie di “C’ero una volta… e altri racconti”?

    Beatrice Benet: L’esperienza della gara letteraria legata all’uscita del mio libro è stata veramente entusiasmante soprattutto per la grande partecipazione che c’è stata. Ho avuto modo di leggere degli scritti molto belli, intensi e non è stato facile alla fine fare una scelta. Siccome non sono una critica letteraria mi sono lasciata guidare dalle sensazioni che avevo provato mentre leggevo e quindi diciamo che le mie valutazioni sono venute dal cuore.

    A.M.: Il 7 novembre presso la libreria Hemingway a Villalba di Guidonia ci sarà la presentazione ufficiale della tua raccolta. Ci può svelare qualcosa sulla serata?

    Beatrice Benet: Sarà un incontro fra amici a partire dalle 18.00. Uno stimatissimo collega, il dottor Enzo Martino, presenterà il libro e una bravissima attrice, regista, insegnante di teatro nonché educatore professionale, la dott.ssa Linda Cifaldi, si occuperà delle letture. Poi un aperitivo per finire il pomeriggio parlando di libri e di letteratura.

    A.M.: È la tua prima pubblicazione con la casa editrice laziale DrawUp. Siamo appena agli inizi, ma di sicuro avrai già un pensiero sull’operato sino ad oggi, dunque come ti stai trovando? La consiglieresti?

    Beatrice Benet: Sì, con la DrawUp è la prima volta che pubblico, ho cercato a lungo un editore che mi desse fiducia e garanzie soprattutto per quanto riguarda la distribuzione del libro. Mi è piaciuto dare fiducia a un giovane editore carico di entusiasmo e quando ho visto la cura che c’è stata per l’editing e la scelta della copertina, ho avuto la conferma di aver fatto la scelta giusta. Spero che questa nostra collaborazione possa durare e credo che invierò a questa casa editrice anche il lavoro a cui mi sto dedicando ora.

    A.M.: Una curiosità: ricordi il momento esatto nel quale hai sentito la letteratura come parte integrante del tuo essere?

    Beatrice Benet: Già da piccola sono stata una lettrice accanita in un’epoca in cui ai bambini si dava da leggere i condensati dei libri per adulti. Ero affamata di parole e di storie che mi facessero fantasticare. Riuscivo a leggere di tutto tanto che i classici della letteratura russa me li sono divorata intorno ai 14 anni, compreso “Guerra e pace”… Poi ho cominciato a scrivere le storie che mi si affollavano in mente. Solamente in età più matura mi sono sentita pronta a condividere con altri i miei scritti accettando quindi i complimenti, ma anche le critiche che aiutano a crescere.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Beatrice Benet: Vorrei che tutti i “Paolo” del mondo ricordassero quello che dice William Ernest Henley: “Non importa quanto angusta sia la porta,/ quanto impietosa la sentenza,/ sono il padrone del mio destino,/ il capitano della mia anima”

    Vi ringrazio e vi aspetto tutti il 7 novembre novembre presso la libreria Hemingway a Villalba di Guidonia per la prima presentazione de “C’ero una volta… e altri racconti”.

    A.M.: Grazie Beatrice, ti auguro una splendida presentazione, io purtroppo non potrò esserci per la lontananza ma sarò presente con la mente. Ti auguro un fine 2013 pieno di soddisfazioni letterarie, te lo meriti!

    Written by Alessia Mocci

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  • Ricordi di poesie, silloge di Rosario Tomarchio – recensione di Cristina Biolcati

    Ricordi di poesie” rappresenta la terza raccolta poetica del giovane scrittore siciliano Rosario Tomarchio. Dopo la “Musica del silenzio“, pubblicata da Statale 11 nel 2010, raccolta di poesie giovanili e “Storia d’amore” di Aletti Editore nel marzo del 2012, dove l’amore viene cantato in tutte le sue espressioni, ecco giungere l’opera della maturità.

    Attraverso la poesia l’autore racconta un amore più concreto, che va dal tenero sentimento per le persone care, a quello più sensuale che si esprime nel ricordo. La nuova pubblicazione è edita dalla casa editrice Edizioni DrawUp, nella sottocollana Oubliette. Il poeta sembra prendere coscienza della presenza dell’amore ovunque sulla terra e la sua poesia diventa atto comunicativo nel momento in cui ne realizza il concetto.

    L’opera, dedicata ad una bambina, “alla piccola Annamaria”, si compone di 31 poesie, aventi come tematica l’amore, per le persone care, per un ricordo, per la natura. La lirica d’esordio è All’ombra del tuo amore, dove il poeta si propone di ringraziare una figura di donna che lo ha tanto amato e alla quale deve tutto.

    Eccomi nonna seduto sulla tua bianca pietra / all’ombra del tuo amore eterno per me”. Dove per “ombra” s’intende un rifugio, riparo da tutte le esperienze negative che purtroppo la vita ci sottopone. Il grande sentimento cristiano dell’autore pervade l’intera opera, come quando egli si rivolge Alla mamma celeste, chiedendo di prenderlo per mano, di confortarlo dal dolore, di sostenerlo.

    “Con te non posso vacillare” è la certezza che gli dà la sua fede. L’amore che muove tutto per Tomarchio, confluisce in un tipo di sentimento diverso, quasi carnale. “Non scorderò mai i tuoi baci / il fruscio delle lenzuola / di seta che avvolgevano e / disegnavano il tuo corpo”. Un ricordo di gioventù, A donna Ester, che non ha avuto lieto fine, e si mescola al ricordo della morte, di questa donna “portata via crudelmente da questa vita”.

    L’autore rievoca immagini e versi leopardiani, che pongono in evidenza un sentimento di solitudine di fondo, quello dell’essere poeta col “cuore che batte per ogni rima”. Come per esempio in Poesia: “Una parola non detta / un’emozione raccolta al volo / come un fiore raccolto / nel giardino della vita”. Parole che si ripetono ed esercitano il loro fascino creando figure retoriche. Ricordi di tempi andati, profumi, odori che rievocano episodi di vita. L’Etna viene descritto come una “nobile donna di bianco vestita”, ed esprime tutta la sua bellezza pur rimanendo forza distruttiva per l’essere umano.

    Singolare è la concezione che il poeta ha del mare, visto come “specchio della mia anima /…ti agiti nel silenzio / e nel silenzio risciacqui la mia mente”. La donna è sempre cantata come essere fragile, delicato, immersa in profumi, circondata da fiori. In Donna amata si legge: “Donna in te c’era il tutto e il niente / il sì e il no / l’amore che muove il mio cuor / e per te vive”. Una donna angelica, vista come musa ispiratrice, che ha sapore d’altri tempi agli occhi del poeta. Come si evince nella poesia Cristina: “Tu sei l’angelo della notte / che ti dà la buonanotte e porta in cielo / tra le stelle i sogni più belli”.

    Ricordi che si fondono e creano una visione di vita. Pensieri nei quali le persone rivivono, il passato ritorna. “Ricordo un uomo vivo e morto / morto nell’anima e nel corpo / morto per un male senza tempo”. La nebbia rappresenta per il poeta ciò che nasconde le bellezze di questo mondo, ma allo stesso tempo, anche ciò che ne cela la cattiveria.

    Il poeta si sente come una foglia portata via dal vento e, nella precarietà della vita, egli riesce a trovare la pace soltanto nella potenza della sua lirica, nell’illusione che dona la poesia e lo fa sentire un “re”.

    In La solitudine delle idee si legge: “Con la solitudine delle idee / me ne sto nel sacro recinto / al sicuro dei colpi / di mamma natura / Solitario ma non solo…”. Un discorrere, visto come “trionfo” delle parole, che può essere trionfo di morte così come d’amore; perché nella poetica di Tomarchio non vi sono opposti che si attraggono, ma tutto rimane possibile, poiché facente parte del regolare ciclo della vita e della natura.

    La luna, “mamma della notte”, guida i passi del poeta, gli fa accettare serenamente il suo destino, il “tramonto del sole sulla sua vita”. L’opera si conclude con la poesia Alessia, in cui il poeta chiede: “Tu che mi leggi e mi giudichi / non essere pietosa ma giusta. / Oh giovincella cara, se un giorno troverò riposo / all’ombra del cipresso / ricordati di me / che fui gentil poeta”. Licenze poetiche, figure retoriche, profumi, ricordi. Un poeta maturo che guarda oltre, e riesce ad immaginare il suo futuro.

    Perché la mente ricorda tutto, e da lì parte per “ricostruire” la vita.

    Written by Cristina Biolcati

    Alessia Mocci

    Addetta Stampa ([email protected])

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    http://rosariotomarchio.altervista.org/

    http://www.edizionidrawup.it/74-ricordi-di-poesie-9788898017690.html

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    http://oubliettemagazine.com/2013/08/01/ricordi-di-poesie-silloge-di-rosario-tomarchio-recensione-di-cristina-biolcati/

  • Ricordi di Poesie di Rosario Tomarchio – recensione di Daniela Schirru

    Il poeta siciliano Rosario Tomarchio ha recentemente pubblicato la sua terza silloge poetica, dopo le prime due, La musica del silenzio e Storia d’Amore, intitolata Ricordi di Poesie, editto dalla casa editrice DrawUp. Silloge dove prosegue la tematica dell’amore verso la donna, verso la natura.

    In ogni sua lirica, il poeta esprime tutta la sua passione, mediante diverse emozioni, stati d’animo di solitudine del cuore, di ricerca di se, attraverso nuove identità. Sono presenti numerose metafore, similitudini che sogliono esprimere incatenare l’animo del poeta nel suo intimo, cingendolo dentro parole ricche di magnetismo. Già, perché ogni poesia lascia dentro un che di magico, che ti porta a immaginare l’emozione, il sentimento provato dal poeta nell’istante in cui ci si immerge nella lettura di codeste liriche.

    Come accade nella poesia dedicata all’Etna, il maestoso vulcano siciliano, simbolo di tanti misteri, idilliaci sogni, che in queste rime è vista come una donna dall’animo nobile vestita di bianco, considerata come la migliore amica di tanti poeti, il sogno incantatore di quegli eroi del tempo che fu, imprigionati dal profumo che lei riesce ad emanare, con il suo fuoco sempre vivo, emanando quella passione che solo una donna riesce a regalare, anche sotto le sembianze di un vulcano in eruzione.

    Oppure si riscontrano sentimenti di amore verso la terra amata, nel ricordo della nonna e della mamma mai dimenticate, ma sempre vive nel suo ricordo di fanciullo. In esso il poeta, vuole esprimere quel senso di gratitudine e di ringraziamento verso gli insegnamenti ricevuti, quando cerca di immaginare la nonna seduta accanto a se, mentre lui osserva e scruta l’orizzonte dei ricordi che la nonna gli ispira. Egli “pensa a lei e a quando non sarò più di questo mondo”, vuole esprimere il senso di solitudine che lo colpisce nella realtà, cercando rifugio, come detto, nei ricordi della tanto amata nonna, nel desiderio di non averla persa, per poter trascorrere quei momenti di cuore solitario solo con lei, con la speranza di rincontrarsi insieme seduti su quella radura, dove passavano il loro tempo ascoltandosi. Similitudini riscontrate anche nella poesia successiva, dedicata alla mamma, anche in questi versi il poeta esprime uno stato di solitudine, e la sua ricerca di conforto tra le braccia della madre come della nonna, vogliono esprimere l’amore di un figlio verso la propria madre,, l’amore di un nipote verso la propria nonna.

    Ogni poesia è una raccolta di figure retoriche che si intrecciano le une con le altre, in un gioco di similitudini, di metafore, di ripetizioni per regalare attimi al cuore di coloro che le leggono, le leggeranno e sapranno amarle. E’ un dono, che solo pochi riescono ad avere, ebbrezza di emozioni, di parole che si muovono nell’altalena dei ricordi. Espresso anche dalla poesia dedicato al lavoro nei campi, profumo di immaginazioni, di quel tempo che si è tanto amato, quando si vendemmiava il vino, dal profumo del mosto, dei vigneti, del sole che albeggiava e tramontava. Sembra un soave ritorno negli anni della sua infanzia, ma anche una visione dei tempi passati nella sua vecchiaia. Ne parla come se quei campi fossero ormai spenti, abbandonati a se stessi, e si lascia andare a un ricordo di un futuro prossimo…. come colui che “aspetta beatamente il calar del sole sulla vita mia”.

    Rime che spiegano, che sopravvivono nel tempo come rimembranze, come panorami estivi, notturni, lunari, nell’opposizione tra amore e morte, tra sole e luna, tra luce e buio. Indefinita bellezza, inaspettate dediche a donne che hanno rappresentato la sua vita, come quella dedicata ad Alessia, colei che si occupa dell’editor dei suoi libri, vista come una “giovane bella e divinamente ispirata dalla rima baciata”, a cui chiede di essere giusta e pietosa, nella lettura e nel giudicare i suoi canti di amore, ma che allo stesso tempo spera si ricorderà di quel gentil poeta, all’ombra del cipresso della vita. Dà un senso di leopardiana vitalità, ma anche di pascoliana poetica, nel suo essere fanciullo dall’animo puro. Oppure, nell’altra dedica all’amica Cristina, riconosciuta come “il soffio eterno che da vita, la mussa leggera e delicata che soave riposa sulle acque del mar dell’emozione”. E’ una bellissima metafora di luce, che esprime tutta la gradita amicizia del poeta verso questa donna, dal cuore animato da tanta profondità.

    Ricordi di poesie, cuore multicolore di immagini di donne, di emozioni che solo il poeta sa esprimere dentro il suo cuore. Un’identità di poeta, sempre gentile e mai espositore di se stesso, del suo essere poeta, del suo essere uomo innamorato della vita, della donna, vista come un fiore di vita, come musica composta da mani trasparenti che accarezzano il cuore di ogni essere musicista in versi. Versi dettati dal cuore.

    Merita di essere scoperto, in ogni suo verso. Merita di continuare a regalare quei battiti del cuore che i suoi ricordi hanno suscitato in lui.

    Written by Daniela Schirru

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    http://oubliettemagazine.com/2013/08/19/ricordi-di-poesie-terzo-libro-di-poesie-di-rosario-tomarchio-recensione-di-daniela-schirru/

  • Intervista di Alessia Mocci a Roberto Lirussi ed al suo Dalla Svastica alla Bibbia


    Nella storia i vari popoli sono sempre stati identificati e riconosciuti come portatori di particolari tratti, somatici o di abbigliamento. Per il caso ebraico ciò avviene per le loro usanze culinarie o rituali, la circoncisione, culto religioso esclusivista. Tra di loro si pensa: ”Noi, corretti” e “gli altri” immorali e deviati. Forse anche questo aspetto ha origini mesopotamiche.”

    Dalla Svastica alla Bibbia” è il secondo saggio storico di Roberto Lirussi, edito nel giugno 2013 dalla casa editrice Edizioni DrawUp per la collana editoriale “Oubliette”.

    Il primo saggio dell’autore, “La regalità calò dal cielo”, edito nel settembre del 2012 dalla casa editrice Edizioni Segno, ha sbancato la classifica di vendite su Ibs lo scorso maggio riuscendo a posizionarsi nella top ten subito dopo autori di fama internazionale.

    L’interesse sempre più crescente verso il passato, ma soprattutto verso la verità, decreta un passaggio storico di notevole importanza grazie a coloro che continuano una lotta contro la storia ufficiale che ormai ha i giorni contati.

    C’è bisogno di una revisione seria di ciò che conosciamo e Roberto Lirussi è un vero attivista in questo. Lo ringraziamo e vi lasciamo alla breve intervista realizzata per conoscere meglio la sua ultima pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: “Dalla Svastica alla Bibbia” è un saggio storico che prende ad esame un periodo specifico della storia della civiltà umana, potresti raccontarci quando nasce la tua passione per il mondo antico?

    Roberto Lirussi: Innanzitutto grazie a Te, Alessia ed alle Edizioni DrawUp per darmi la possibilità di esprimere i miei pensieri con questa intervista. I temi trattati nel libro che DrawUp ha pubblicato, “Dalla Svastica alla Bibbia – Nascita ed evoluzione di etnie e religioni” sono: Mesopotamia-Proto-Sumeri-Akkadi-Assiri-Babilonesi-Aramei-Caldei. Mi fermo al periodo di Hammurabi (che “non” ha scritto il primo codice di leggi), circa nel 1500 a.C. Ho scavato nei meandri dei periodi più bui della storia dell’uomo, quando cominciò a civilizzarsi, unendosi in tribù, poi in clan, per poi aggregarsi nelle prime città. Oltre a questo mi interessa la Storia di quella che io chiamo “antropologia religiosa”. Non vi è mai stata una etnia od un popolo completamente ateo, come mai? Si trovano, invece, analogie quasi tra tutte le religioni, e come lo si spiega se gli stessi fatti vengono tramandati da popoli distanti tra di loro nel tempo e nello spazio? Ho deciso di iniziare a studiare all’Università come Operatore dei beni culturali. Ulteriore interesse l’arte e la miniatura islamica, che porterà poi a concludere il libro. Vi si spiega che non fu Allah o Maometto a proibire la raffigurazione degli esseri viventi, ad esempio. Il frutto di questi studi è raccolto ne “Dalla Svastica alla Bibbia”, quindi non pongo ipotesi fantascientifiche ma mi baso su dati certi, storici. Prima di pubblicare questa raccolta di saggi, ho dato alla stampa il thriller storico religioso “La Regalità calò dal cielo”, nel quale, con il fine di mandare un messaggio di pace in questo periodo di scontri religiosi, cerco di spingere, nel mio piccolissimo al dialogo tra confessioni. I fatti narrati sono reali, accaduti addirittura a Gemona del Friuli, frazione Taboga, ove io risiedo, o derivano sempre dai miei studi universitari e li ho intrecciati in un canovaccio di eventi ove insieme alla storia non mancano crimini, rituali, terrorismo, misteri, segreti, tavolette d’argilla sumeriche, ed ha la caratteristica di fare un ritorno ogni certo numero di capitoli al passato, all’impero degli Hittiti, alle Crociate, alla II° Guerra mondiale. Vi sono accenni, poi, fissati sul territorio, come il cimitero ebraico di S. Daniele e l’Abbazia delle Suore Clarisse di Moggio udinese con la loro fornitissima biblioteca. Insomma, chi l’ha letto mi ha riferito quasi sempre la stessa frase: “Volevo fermarmi ma mi dicevo -ancora una pagina-, quindi, suspande assicurata.”. Con “La Regalità calò dal cielo”, da esordiente, a 48 anni ho avuto la soddisfazione di fare ben due settimane in classifica in mezzo a nomi che mi fanno rabbrividire quali, Carrisi, Wilbur Smith, Patricia Cromwell, Saviano, Stephen King.

    A.M.: Il saggio, dalla sua uscita, è stato chiacchierato per quella che si pensa sia la provocazione del titolo. Perché hai scelto un titolo così provocatorio?

    Roberto Lirussi: Lo “swastica” (maschile) o svastica è un simbolo magico-religioso costituito da una croce a quattro bracci uguali, terminanti in un segmento ad angolo retto (per questo chiamata anche croce uncinata o gammata, dato che sembra il frutto dell’unione di quattro gamma greche scritte maiuscole: Γ). Il suo nome deriva dal sanscrito SU-AS che significa “bene” “essere”, nel senso di salute e di fortuna.
    Tale simbolo ha origini molto antiche ed è connesso con il culto del sole, del quale, infatti, riproduce il moto (apparente) rotatorio. Il sole, con il passaggio dal giorno alla notte e viceversa e l’alternarsi delle stagioni, ha condizionato la vita dell’uomo, fin dalla sua comparsa sulla terra ed, in particolare, dopo il passaggio dal nomadismo alla sedentarietà, quando esso influiva sulle coltivazioni e sulla maggior parte delle attività svolte dagli umani. Per questo, fin da tempi antichissimi, è sempre stato adorato come una divinità e l’uomo ha sempre cercato di rappresentare il suo moto. La svastica deriva da rappresentazioni primitive del sole, quali il cerchio, vuoto o con croce inscritta, dai quali si è arrivati ad avere un cerchio con una croce uncinata e le successive raffigurazioni, fino alla spirale ed alla triscele, o triskell che è una svastica priva di un uncino. Tutte queste rappresentazioni rendono il movimento rotatorio dell’astro.
    Esistono diverse rappresentazioni del motivo della svastica (tre), anche se tutte derivano da quella semplice, rivolta a destra od a sinistra e si differenziano soltanto nella raffigurazione dei bracci (ad andamento retto, curvo, meandroide, con uncini rivolti esternamente o internamente alla figura, con apici agli stessi o con figure umane sedute). Il segno compare, primariamente, a quanto sappiamo finora, grazie ai dati archeologici, nella zona mesopotamica ed in quella egeo-cipro-anatolica, a partire dal IV millennio a.C. In particolare, in Mesopotamia compare su un cinturone frammentario da una tomba di Koban, su una moneta e su un frammento ceramico da Mussian Tepe (Turchia -Armenia) e su un rilievo iraniano. Sempre dall’area mesopotamica ci sono giunte notizie sull’osservazione di astri, nei quali gli uomini dell’epoca (3000/2000 a.C.) credettero di riconoscere la forma di una svastica. Molti sono stati gli usi di questo simbolo da parte di movimenti che lo avevano assunto come “loro” manifesto. “Dalla Svastica alla Bibbia” NON ha alcun riferimento con il Nazismo.

    A.M.: Parlare di antico passato, secondo te, potrà indicarci la verità soprattutto in questa era che, grazie ad internet, permette la condivisione delle informazioni?

    Roberto Lirussi: In questo periodo in cui è estremamente facile comunicare ed abbiamo a disposizione tecnologie fino a poco tempo fa impensabili, io ho voluto proprio indagare su due elementi di cui tanto si parla e poco si sa: il Libro più importante della storia, la Sacra Bibbia, e gli Ebrei che, come la storia narra sono sempre e da sempre al centro di contrasti, successi, tragedie. Quello che è successo dal 500 a.C. in poi è abbastanza conosciuto, quindi io nel libro mi fermo all’età “assiale” così venne definita, in quanto in questo periodo sono comparsi in svariati luoghi della terra diversi “saggi”, uomini che, da Zoroastro, a Buddha, ai Profeti biblici, hanno contribuito a guardare ad un aspetto forse sinora accantonato: la metafisica, ed a considerare l’uomo come individuo e non come parte di una “massa”.

    A.M.: È in corso una gara di racconto breve e poesia che mette in palio tre copie del tuo saggio. Quand’è la scadenza?

    Roberto Lirussi: La gara letteraria di racconto breve e poesia “Dalla svastica alla bibbia” scadrà il prossimo 25 luglio. Invito, innanzitutto, tutti i lettori di questa intervista a partecipare alla gara, infatti non c’è nessuna tassa d’iscrizione da pagare. Si partecipa liberamente e con opere sia edite sia inedite. La giuria, di cui farò parte, dopo aver eletto una rosa dei finalisti decreterà i tre fortunati che riceveranno a casa una copia del mio ultimo saggio. Dunque vi aspetto numerosi!

    A.M.: Una curiosità… hai sempre pubblicato saggi storici oppure ti sei cimentato in qualche altro genere letterario?

    Roberto Lirussi: Mi succede spesso di scrivere poesia e racconti brevi sui quali argomenti ho due gruppi su facebook. Non mi sento chiuso nel dover scrivere di storia, ma ad esempio, lavorando la notte, rientro verso le 04:00, e questo è un momento magico per la poesia, quindi, quasi casualmente, mi cimento anche in questo sublime metodo espressivo (a livello elementare, evidentemente…). Mi piace anche il “racconto breve” e mi sto esercitando a scriverne diversi, credo di avere una vena che mi porta a tale struttura letteraria. Ultima cosa ho in stesura due romanzi che crescono parallelamente, mi piacerebbe scrivere un mini-saggio sulla Papirologia. Punto. Ah, e poi mi devo laureare.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Edizioni DrawUp?

    Roberto Lirussi: Per ora a livello di editing e grafica ottimamente, anche grazie a Te, Alessia, che sei una mente eccelsa. Ora viene un altro momento fondamentale per il libro, cioè, la distribuzione, forse una delle 4 colonne che sostengono un libro di successo.

    A.M.: Ci sono delle novità in arrivo? Puoi anticiparci qualcosa?

    Roberto Lirussi: Seguitemi e lo saprete! Però, devo togliermi un sassolino dalla scarpa, in quanto la tua ultima domanda mi dà l’occasione di farlo. Vari editori mi hanno proposto di modificare tratti più o meno brevi del primo libro “La regalità calò dal cielo”, evidentemente per vendere di più, ma io mi sono sempre rifiutato di farlo. Un Libro è come un figlio: si può correggere, ma NON cambiare.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Roberto Lirussi: A questo punto la citazione di Guglielmo d’Orange giunge a puntino: “Non è necessaria la vittoria per portare sempre alta la propria bandiera“. Il mio obiettivo non è “insegnare”, come qualcuno potrebbe aver dedotto, ma comunicare conoscenza, quando mi vengono poste delle domande e mi si guarda negli occhi aspettando risposte io ho già raggiunto il mio obiettivo e sono sicuro che “Dalla Svastica alla Bibbia” porrà molti interrogativi ma darà anche molte risposte a chi vuole sapere. Grazie e un grande abbraccio a tutti.

    A.M.: Roberto ti ringrazio non solo per questa intervista ma per l’importantissimo impegno che hai preso nella vita: sapere la verità!

    Written by Alessia Mocci

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    Info

    https://www.facebook.com/roberto.lirussi1

    https://www.facebook.com/groups/160247187335810/

    http://www.edizionidrawup.it/75-dalla-svastica-alla-bibbia-9788898017706.html

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2013/07/15/intervista-di-alessia-mocci-a-roberto-lirussi-ed-al-suo-dalla-svastica-alla-bibbia/