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  • Gregory Bateson – Un risveglio spirituale per superare le dipendenze?

    Gregory Bateson – Un risveglio spirituale per superare le dipendenze?

    Gregory Bateson – Un risveglio spirituale per superare le dipendenze?

    Questo bel film di Ken Loach, che ormai risale a diversi anni fa, parlava della vita di un membro di Alcolisti Anonimi.

    My name is Joe Film 1998
    L’antropologo Gregory Bateson ( biografia su wikipedia )aveva analizzato in profondità l’epistemologia dei percorsi basati sui dodici passi, e così si possono riassumere:

    Analisi dell’alcolismo

    • Molto spesso parenti ed amici dell’alcolista lo spingono ad “essere forte” e a “resistere alla tentazione”. Lo stesso alcolista, nei momenti di sobrietà, concorda con questa visione del problema. Si fa riferimento ad un conflitto tra spirito e materia, tra l’Io cosciente e il resto della personalità. Se non sei forte, se non sai resistere allora sei dipendente, non libero!
    • L’ “orgoglio” dell’alcolizzato non si basa su successi avuti in passato, non è l’orgoglio per qualcosa che si è compiuto. L’accento non è su “Io sono riuscito…” ma su “Io sono capace…”. Inoltre l’orgoglio dell’alcolizzato colloca l’alcolismo fuori dall’io: “Io sono capace di oppormi al bere”. Quindi la dimostrazione della indipendenza e libertà sta nella mia capacità di decidere quando essere sobrio e quando bere…
    • Ritenersi “capace di mantenersi sobrio” da parte dell’alcolista è ciò che lo predispone alla prossima sbornia. AA ristruttura questa credenza ripetendo che “Una volta alcolizzati, si è alcolizzati per sempre”.
    • “Cercare di impiegare la forza di volontà è come cercare di sollevarsi tirandosi su con i lacci delle scarpe”.
    • Se lo stato di sobrietà dell’alcolizzato lo spinge in qualche modo a bere, non ci si può aspettare che un metodo che rinforzi il suo particolare modo di essere sobrio (che faccia appello alla sua forza di volontà) possa ridurre o controllare il suo alcolismo. Inoltre in questo particolare modo di essere sobrio ci deve essere un qualche errore o una qualche patologia. Allora il ricorso alla sostanza, dal punto di vista dell’alcolizzato, serve a rimediare a questo errore, rappresenta un correttivo.
    • Importante notare che l’errore alla base del tentativo dell’alcolista di mantenersi sobrio, cioè la retorica del controllo e del conflitto interiore, è lo stesso che permea il modo di pensare della società occidentale: l’alcolizzato, il dipendente, è solo più sensibile degli altri a queste premesse errate. Premesse che vengono superate dai primi 2 passi:
      1. Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili.
      2. Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi potrebbe ricondurci alla ragione.
    • «Il socio [di A.A.] non è mai stato schiavo dell’alcool. L’alcool è semplicemente una fuga dalla schiavitù personale dei falsi ideali di una società materialistica» (B. Smith).
    • Non è che egli si rivolti contro gli insensati ideali che lo circondano, ma piuttosto sfugge alle sue proprie insensate premesse, che vengono continuamente rinforzate dalla società circostante.
    • La “dipendenza dell’alcolista” è la ricerca di uno stato di ebbrezza che è sollievo di sentirsi parte di un tutto più grande sul quale non può esercitare alcun controllo; una sorta di nostalgia di una visione spirituale.




    La filosofia di AA nella descrizione di Bateson

    1. Esiste un Potere più grande dell’io. Il rapporto di un individuo con questo “potere” viene definito nel modo migliore con le parole “l’individuo è parte di”.
    2. Ciascuno si sente intimamente legato a questo Potere. È «Dio, come noi potemmo concepirLo». E il modo di essere in relazione a questo potere è soggettivo. Il rapporto in cui “io” mi trovo rispetto a un qualunque sistema più vasto che mi circondi e che comprenda altre cose e persone, sarà diverso dal rapporto in cui “tu” ti trovi rispetto a un sistema simile che circondi te.
    3. Si scopre un rapporto ”favorevole” con questo Potere, tramite il “toccare il fondo” e la “resa”.
    4. Resistendo a questo Potere, gli uomini, e in particolare gli alcolizzati, si attirano addosso il disastro. La filosofia materialistica, che vede l’uomo ergersi contro l’ambiente, sta rapidamente crollando a mano a mano che l’uomo tecnologico diviene sempre più capace di opporsi ai sistemi più grandi. Ogni battaglia da lui vinta porta una minaccia di disastro. L’unità di sopravvivenza (sia nell’etica sia nell’evoluzione) non è l’organismo o la specie, ma il più ampio sistema o “potere” in cui la creatura vive: se la creatura distrugge il suo ambiente, distrugge se stessa.
    5. Tuttavia – e ciò è importante – il Potere non premia e non punisce, non ha “potere” in questo senso: per dirla con la Bibbia, “tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Iddio”. E, viceversa, di coloro che non lo amano. L’idea di potere nel senso di controllo unilaterale è estraneo all’AA.

    L’articolo contiene ora un contributo si Fabio Anibaldi Cantelli:

    “L’autotrascendenza


    La parola autotrascendenza mi ha infatti rivelato quello cercavo, e con me milioni di ragazzi che in quegli anni si sono giocati la vita sedotti dal canto delle sirene. Autotrascendenza è la parola giusta perché dice che cercavamo non solo il piacere o una medicina al male di vivere – come si crede perlopiù – ma quel sentimento di appartenenza e fusione col Tutto che in un passato remoto, indefinibile, ci pareva d’aver provato e il cui richiamo si faceva tanto più impellente quanto più sentivamo soffocante il vestito dell’io: armatura più che vestito, pozzanghera che pretende di contenere l’oceano, prigione che a furia di raccontarsi come giardino finisce per credere di esserlo. Ma perché è nell’adolescenza che si avverte quel bisogno di superarsi, di trascendersi? Credo per due motivi, complementari.

    Primo perché da adolescenti si sente per la prima volta la lacerante distanza dal mondo degli adulti e a volte anche dei coetanei, distanza che può diventare conflitto. Secondo, perché nell’adolescenza è ancora vivo il segno – non dico il ricordo, perché in quei momenti non eravamo ancora “noi” – dell’esperienza da cui tutta l’umanità è passata e passerà, il che spiega da un lato l’uso millenario delle droghe in quanto veicoli che quell’esperienza riproducono, dall’altro il loro uso massificato in un mondo che quell’esperienza ha cancellato e poi rimosso. Di quale esperienza sto parlando? Beh, immagino sia chiaro, a questo punto: dei nove mesi passati nel grembo materno. È lì che per la prima volta abbiamo provato quel sentimento di fusione col Tutto che Romain Rolland definì “oceanico” suscitando la perplessità di Sigmund Freud, troppo occupato a sezionare scientificamente l’Io per accettare l’ipotesi di una vita del tutto inconscia, allo stato puro, per di più capace di condizionare quella cosciente fino alla morte.





    Auto-trascendenza è la parola giusta: dice che cercavamo non solo il piacere o una medicina al male di vivere, ma quel sentimento di appartenenza e fusione col Tutto che in un passato remoto, indefinibile, ci pareva d’aver provato: l’esperienza dei nove mesi nel grembo materno

    È questo che abbiamo cercato nelle droghe ed è per questo che non si può affrontare il problema della droga e dei suoi danni senza un radicale ripensamento di una società che in nome della ragione economica ha perso ogni legame col sacro. Non mi si fraintenda: sacro non vuol dire “al di là” ma aldiqua, finestra aperta sull’infinito che permette al nostro povero io ogni tanto di sporgersi e placare la sua sete, sentirsi investito da quel Tutto da cui proviene e a cui spera di tornare. In una parola: di essere felice. Si pensi solo ai “riti di passaggio”, esperienze anche traumatiche che le società avvedute hanno ideato per celebrare la gloria della nascita e ridimensionare la beatitudine di ciò che l’ha preceduta, riti ridotti e poi azzerati in nome del diritto “moderno” a autodeterminarsi. Risultato: la gioventù, che attraverso la durezza del rito scopriva la sua anima e manteneva la sua diversità (sviluppando una vita adulta in sintonia con le sue attitudini), è diventata una pappa indistinta spalmata su tutte le età. Si vuole e si può essere giovani a vita, col risultato di aver ridotto la gioventù a maschera, se non a caricatura.”

    Potete leggere l’articolo completo e recentemente rivisto su www.pragmatica-mente.com

    Postato da Fabrizio

  • “Nessun Dorma”: il progetto Dianova su bullismo e dipendenze

    Il bullismo a scuola, ma anche nei luoghi della socialità infantile, è un fenomeno in continua crescita. Difficile spiegare cosa spinga un ragazzo a minacciare, umiliare e vessare un suo coetaneo; non esiste un unico fattore per descrivere il fenomeno del bullismo, ma una “multicausalità”. Tra i fattori salienti emergono il genere, le caratteristiche personali, le relazioni familiari, le condizioni socio-ambientali e la dinamica della classe; elementi spesso miscelati tra loro. Ed è cosi che il gruppo diviene sempre più spesso il veicolo principale per esternare tutte le tensioni negative, danneggiando gli altri ma anche sé stessi. E il rischio che con gli anni questo disagio possa sfociare in atteggiamenti ancora più gravi, come l’assunzione e la dipendenza da sostanze stupefacenti, è molto elevato. La sola scuola, tuttavia, non basta per arginare questo problema: è solo attraverso la collaborazione tra insegnanti, operatori del settore e genitori che si può raggiungere un risultato positivo, tanto per i ragazzi vittime di soprusi quanto per i prevaricatori, anch’essi vittime di un disagio che li spinge ad una condotta violenta.

    Con questo intento, dopo aver costruito ed elaborato un questionario somministrato ad oltre 170 studenti, è partito l’intervento costruito ad hoc in una classe campione della scuola media “Josti Travelli” di Mortara (Pv) nella quale è emersa la necessità di prevenire alcuni fenomeni connessi alla prevenzione di bullismo e dipendenze. Dianova ha così dato il via ad ottobre al progetto “Nessun Dorma”, finanziato dalla Fondazione Banca Popolare di Vigevano, che si concluderà a maggio 2013 con l’incontro, ultimo dei sette totali previsti, al Social Camp di Garbagnate, il parco educativo che offre ai partecipanti differenti attività immerse nella natura.

    Una politica scolastica contro il bullismo è quindi essenziale come quadro di riferimento generale. Impegnare i ragazzi a riflettere e a trovare una soluzione a problemi come bullismo e dipendenze è una strategia efficace, ma ancora più importante è il coinvolgimento del mondo adulto per sensibilizzare i giovani su temi fondamentali come il rispetto, l’aiuto reciproco, il sostegno e la partecipazione sociale.

    Dianova è un’ONG Internazionale, presente in 11 Paesi del mondo, è “membro consulente speciale” dell’ONU e ha lo “Statuto Consultivo” dell’UNESCO. Sviluppa programmi e progetti innovativi in educazione, gioventù, prevenzione e trattamento delle dipendenze e nelle aree di sviluppo socio-comunitario.In Italia, Dianova, attiva dal 1984, interviene principalmente nel campo delle dipendenze e del disagio sociale; negli anni, in base all’esperienza maturata e al suo innovativo approccio educativo, Dianova Italia ha sviluppato programmi per i giovani di prevenzione sulle dipendenze di coesione sociale, il tutto, in collaborazione con le reti territoriali.Dianova, con i suoi progetti educativi, vuole offrire una risposta concreta alle problematiche dei giovani e delle loro famiglie.

  • “NON OLTREPASSIAMO LA LINEA GIALLA. INFORMAZIONI E RACCONTI SUL MONDO DELLE DROGHE”

    Dianova Onlus pubblica “Non oltrepassiamo la linea gialla. Informazioni e racconti sul mondo delle droghe”. Un manuale chiaro e semplice che coniuga preziose informazioni su vecchie e nuove droghe alle esperienze personali di chi ha vissuto in prima persona questo grave disagio.

    Il libro non è solo un’aggiornatissima guida sugli effetti e sulle conseguenze dell’uso di sostanze, anche quelle di più recente diffusione, ma anche un supporto a chi è coinvolto in prima persona nella formazione dei giovani. Una pubblicazione capace di mettere in luce molteplici aspetti, e che si rivolge con particolare attenzione proprio alle famiglie e a chi si può trovare a dover affrontare dal punto di vista educativo il problema delle droghe e dell’alcol.

    Umberto Nizzoli, psicologo e direttore della rivista “Personalità/Dipendenze” (già direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Azienda sanitaria di Reggio Emilia) sottolinea: “Viviamo un’epoca di grandi trasformazioni sociali e culturali. Tra i cambiamenti epocali oggi è offerta la possibilità di avere a disposizione con un clic sulla rete una miriade di nuove droghe, presentate come ecologiche e naturali. Le droghe si acquistano non più solo attraverso lo spaccio tradizionale (peraltro ancora molto radicato nel territorio), ma soprattutto attraverso le reti informatiche, che rendono disponibile “tutto e dovunque”. In questo contesto gli educatori, i genitori e gli insegnanti sono travolti dalle continue novità e non riescono a comprendere e a stare al passo con quello che sta succedendo. Proprio per questo motivo sono richiesti nuovi apprendimenti a tutti quelli che fanno il difficile mestiere di educatore”.

    Nizzoli fa riferimento ai capitoli del libro che trattano le sostanze e i loro effetti. Dall’eroina, che sta tornando in auge, alla ketamina e ad altri nuovi stupefacenti che si diffondono nel panorama attuale. “In questo processo di aiuto agli adulti per recuperare un ruolo e una vicinanza rispetto ai giovani e all’uso delle sostanze si inserisce ‘Non oltrepassiamo la linea gialla’. Questa pubblicazione non è solo utile per i genitori per capire che cosa sono le smart drugs -peraltro in barba al nome per nulla intelligenti- ma anche per essere consapevoli di quali rischi si corrono. Uno strumento completo che mette a disposizione un gran numero di informazioni e porta all’attenzione del lettore un’esperienza vissuta, fattori assolutamente necessari per chi vuole svolgere funzioni genitoriali ed educative”.

    La prima parte dell’indice è arricchita da capitoli che trattano le conseguenze mediche e legali dell’uso di sostanze illecite, mentre nella seconda spiccano le numerose testimonianze dirette. Storie dure ma anche piene di speranza; in alcuni casi reali, in altre con il velo della favola che aiuta a spiegarne in pieno il significato e il valore. La terza parte è un alfabeto ideale per accompagnare educatori, formatori e genitori nel loro cammino: dalla A di Autonomia alla Z di Zorro, con lo scopo di lasciare un segno nella vita dei ragazzi e nella società. Completa il libro una panoramica sui servizi socio-sanitari pubblici deputati a intervenire nella prevenzione e nel trattamento delle dipendenze, per capire a chi rivolgersi in caso di necessità.

    L’obiettivo del libro lo sintetizza Mauro Luccardini, presidente di Dianova. “La nostra ambizione, nell’editare questo ‘manuale’, è quella di riuscire a presentare una pubblicazione che permetta al grande pubblico di poter ricevere informazioni semplici, sintetiche e corrette riguardo al tema dell’abuso di sostanze, legali o illegali che siano.

    “Non oltrepassiamo la linea gialla” è disponibile on line sul sito di Dianova e negli eventi pubblici sul territorio. Il manuale sostiene le attività di prevenzione, assistenza e recupero che Dianova svolge su tutto il territorio nazionale.

    territorio. Il manuale sostiene le attività di prevenzione, assistenza e recupero che Dianova svolge su tutto il territorio nazionale.
    recupero che Dianova svolge su tutto il territorio nazionale.

  • IL 5X1000 DI DIANOVA A FAVORE DEI GIOVANI

    Anche quest’anno sarà possibile sostenere le attività di Dianova Onlus attraverso il 5×1000.

    Dianova è un ONG Internazionale presente in 11 paesi del mondo che sviluppa programmi e progetti innovativi in educazione, gioventù e prevenzione e trattamento delle dipendenze. In Italia, Dianova, attiva dal 1984, interviene principalmente nel campo delle dipendenze e del disagio sociale, offrendo una risposta concreta alle problematiche dei giovani e delle loro famiglie. A questo proposito, l’Associazione ha deciso di destinare i contributi del 5×1000 a favore di progetti per giovani e adolescenti: il Progetto prevenzione sulle dipendenze e il Progetto prevenzione su bullismo e dipendenze. Nel 2012 Dianova ha incontrato oltre 2.500 giovani attraverso il progetto prevenzione sulle dipendenze e 200 giovani sul progetto di prevenzione bullismo e dipendenze, coinvolgendo anche le loro famiglie. Le due iniziative, tuttora attive, oltre a giovani e adolescenti, si rivolgono anche a genitori, insegnanti e al mondo adulto in generale, affinché tutti vengano sensibilizzati e coinvolti in un processo comune di crescita e condivisione; gli interventi sono condotti da esperti di prevenzione delle dipendenze.

    Nel corso del 2013 saranno avviati altri due progetti: il “Gruppo appartamento LA VILLA” e il “SOCIAL CAMP”.

    La prima è una struttura che può ospitare contemporaneamente fino a 8 ragazzi italiani e stranieri, dai 14 ai 21 anni, provenienti dal Tribunale per i Minorenni o tramite richiesta dei servizi sociali. Un progetto che si pone l’obiettivo, attraverso percorsi esperienziali, di sviluppare un processo educativo all’interno di un contesto protetto, per accompagnare gli/le ospiti ad un processo di responsabilizzazione e piena reintegrazione sociale e familiare. IL SOCIAL CAMP, invece, è un parco educativo che, attraverso le proprie attività, offre a chi vi accede la possibilità di sperimentarsi in un terreno relazionale che ne favorisce lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale. IL SOCIAL CAMP costruisce esperienze perchè ciascun giovane possa sviluppare il proprio potenziale creativo ed attivare le proprie risorse; valorizzare i propri talenti, identificare le proprie inclinazioni e riconoscere desideri e bisogni per costruire un progetto di vita gratificante e concretamente possibile.

    Sostenere i progetti per i giovani destinando il 5×1000 a Dianova è semplice: basta infatti riportare la propria firma nello spazio previsto per l’opzione 5×1000 casella “A” (Onlus, ong e cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, associazioni e fondazioni riconosciute) e riportare il codice fiscale di DIANOVA: 97033640158.

    Per maggiori informazioni su DIANOVA Onlus consultare il nostro sito internet www.dianova.it oppure potete contattarci a: [email protected] o allo 0161/240950.