Tag: democrazia

  • Antonio Ingroia a Modica per parlare di Costituzione, democrazia e trattativa Stato – Mafia

    Modica (RG) – L’ex magistrato e politico Antonio Ingroia sarà a Modica venerdì 4 ottobre, per l’intera giornata, nell’ambito di un incontro culturale organizzato dal locale Club Unesco, con il patrocinio del Comune di Modica e dell’Istituto d’Istruzione superiore “Giovanni Verga”.

    Due i momenti previsti: l’uno riservato agli studenti delle scuole secondarie superiori, l’altro aperto al pubblico. Alle ore 10,30 nell’Aula magna dell’Istituto “Giovanni Verga” (Piazzale Baden Powell), Antonio Ingroia incontrerà gli studenti per parlare di democrazia e Costituzione in un colloquio dal titolo “Repubblica Italiana: dove va la democrazia?”. Ne discuteranno con lui il dirigente scolastico Alberto Moltisanti, Lucia Muscetti docente di Discipline giuridiche ed economiche del “G.Verga” e presidentessa del Club Unesco di Modica e il coordinatore provinciale di Libera Giorgio Abate.

    Alle ore 17,30 nella Sala Triberio di Palazzo della Cultura (Corso Umberto I, 149) l’ex magistrato presenterà il libro “Io so”, scritto con i giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza e pubblicato da Chiarelettere. Interverranno, oltre l’autore, la presidente del Club Unesco di Modica Lucia Muscetti e il giornalista Angelo Di Natale. Il libro ripercorre il lungo filo nero delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, i depistaggi, le trame occulte, le collusioni e le complicità tra la Mafia e uomini dello Stato, basandosi non soltanto sulle risultanze processuali che dopo vent’anni di indagini non sono riusciti a individuare i mandanti e i loro complici paraistituzionali, ma anche su ipotesi e argomenti di carattere storiografico perché, come diceva Pier Paolo Pasolini, è possibile sapere e capire anche senza avere le prove.

    Antonio Ingroia (Palermo, 1959) è stato magistrato della Procura di Palermo fino al 2012 dove, nelle vesti di pubblico ministero ha portato avanti, tra l’altro, il processo sulla Trattativa Stato-Mafia.

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  • Fondazione Grimaldi, sabato 5 gennaio si presenta il libro “Democrazia a sorte”

    Modica (RG) – Se estraessimo a sorte una quota di parlamentari tra i cittadini, l’efficienza del sistema democratico aumenterebbe? Sembra di sì, secondo gli autori del volume “Democrazia a sorte ovvero la sorte della democrazia” (Malcor D’ Edizione). Il saggio, in libreria dallo scorso novembre ma già diventato un “caso” editoriale, è frutto di uno studio interdisciplinare elaborato da cinque docenti dell’Università di Catania: gli economisti Maurizio Caserta e Salvatore Spagano, i fisici Andrea Rapisarda eAlessandro Pluchino e il sociologo Cesare Garofalo.

    Gli autori presenteranno il libro “Democrazia a sorte” sabato 5 gennaio alle ore 18.00 a Palazzo Grimaldi (Corso Umberto I, 106). Interverrà Giuseppe Barone, preside della Facoltà di Scienze politiche dell’ateneo catanese e presidente della Fondazione Grimaldi. Modererà il giornalistaSalvatore Cannata.
    La tesi generale del libro, già anticipata dagli autori in un articolo sulla rivista internazionale «Physica A», è che un certo margine di casualità migliora l’efficienza di un sistema politico.
    L’uso del sorteggio come strumento di democrazia e di selezione della classe dirigente, spiegano gli autori, ha una lunga tradizione storica come deterrente per arginare la tendenza oligarchica
    dei gruppi politici organizzati. Fin dalle epoche più remote, infatti, si introducevano fattori di causalità, come i sorteggi, per “aprire” i gruppi oligarchici ai rappresentanti di più ampi interessi collettivi. Il libro dimostra, con l’applicazione di modelli fisico-matematici e computazionali, come quella prassi avesse inconsapevolmente un fondamento scientifico.
    Il libro, infatti, applica all’ambito dei sistemi politici e sociali il principio dell’efficacia delle promozioni casuali dei dirigenti già dimostrato per organizzazioni gerarchiche complesse come le aziende, con cui tre degli autori – Garofalo, Pluchino e Rapisarda – hanno vinto nel 2010 il prestigioso premio Ig Nobel per il Management all’Università di Harvard (Boston, Usa).
    Sulla base di questi risultati, gli autori formulano una proposta concreta per un nuovo sistema elettorale, basato su una combinazione ragionata di sorteggio ed elezioni, di facile e immediata realizzazione, già presa in seria considerazione da politologi e giornalisti.
    L’evento è organizzato dalla Fondazione Giovan Pietro Grimaldi.

    Info e contatti
    Fondazione Grimaldi,
    Corso Umberto I, 106, Modica
    Tel: 0932 752415
    www.fondazionegrimaldi.it

    Approfondimenti
    www.pluchino.it/parliament-ita.html

  • Chioggia come Milano: possibile innammissibilità di un candidato alla carica di Sindaco?

    “C’è la questione San Felice” – spiega Giuseppe Casson – “che vede il Comune di Chioggia dichiarato Colpevole dal Consiglio di Stato che ha condannato la città a risarcire una cifra che potrebbe avvicinarsi ai 4 milioni di Euro.”

    Il Comune ha gia mandato una lettera indirizzata a Fortunato Guarnieri in data 11 marzo 2010, che si rimette in allegato, in cui avverte Fortunato Guarnieri che il Comune potrebbe rivalersi su di lui visto che è stata accertata la sua responsabilità in merito alla questione San Felice.

    “Ció significa che” – prosegue Casson – ” i casi sono due: se Guarnieri diventasse sindaco potrebbe trovarsi nella situazione di dovesri farse causa e questa evenienza implicherebbe la sua incompatibilità alla carica di sindaco. Dovrebbe dimettersi. Oppure, cosa ancor più grave, potrebbe decidere di non farsi causa… E questo significa che potrebbe decidere di non proseguire con la linea a difesa degli interessi del Comune e questo sarebbe estremametne grave per la collettività. La verità è che Guarnieri deve a questa città la condanna del Consiglio di Stato e credo sia inaccettabile che Fortunato Guarnieri sia ancora qui a cercare di ricoprire incarichi pubblici quando dovrebbe pensare a come chiedere scusa a Chioggia per la condanna ricevuta.”

  • Decreto sulle intercettazioni, per De Pierro è il massacro della libertà

    Roma – «Con il passaggio al Senato del ddl sulle intercettazioni si è avuta la certezza, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che l’attuale maggioranza è una lobby politico – affaristica sbarcata in Parlamento grazie all’inganno mediatico di un impeccabile illusionista che si spaccia per Premier.

    E’ iniziato il massacro della libertà e il corto circuito della democrazia».

    Durissimo il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro alla notizia del via libera del Senato al ddl sulle intercettazioni, approvato con 164 voti favorevoli e 25 contrari.

    Blindato dal voto di fiducia, il provvedimento è stato approvato senza il Pd, che ha abbandonato l’aula in segno di protesta.

    «L’Italia dei Diritti si oppone a questo ennesimo colpo di mano sudamericano e piduista e chiama a raccolta per una mobilitazione civile tutti coloro che hanno la forza di far sentire la voce scandalizzata del dissenso – tuona De Pierro – occorre risvegliare le coscienze addormentate dalla mistificazione operata dai media di regime».

    Forti reazioni al provvedimento da parte di magistratura e società civile: mentre l’Associazione Nazionale Magistrati ritiene che il provvedimento «metterà in ginocchio l’attività di indagine di Pm e polizia», il popolo viola si è radunato, nella tarda serata di ieri, per un sit – in davanti a Palazzo Grazioli. Dello stesso avviso De Pierro:«Si tratta di un clamoroso regalo alla criminalità, contro il rispetto della legalità che da sempre propugniamo».

  • “Votate Grillo”, provocazione di De Pierro per le primarie del Pd

    Roma – “Sulle primarie di domenica per l’elezione del segretario del Partito Democratico, che hanno visto il materializzarsi di una battaglia senza esclusione di colpi soprattutto tra i due contendenti maggiori, Franceschini e Bersani, aleggia la pesante ombra dell’esclusione di Beppe Grillo.

    La gran parte delle persone ha rimosso questo episodio che noi invece teniamo a rievocare, affinchè l’oblio non abbia il sopravvento sulla verità storica, come spesso è consuetudine nelle italiche vicende anche in contesti molto tragici. L’esclusione del comico genovese è stata un segnale molto forte e grave di antidemocrazia nell’ambito di un partito che il nobile aggettivo ‘democratico’ ce l’ha integrato nel nome”. Così Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, ha espresso il suo parere sulle consultazioni del principale partito di opposizione che nella giornata di domenica prossima vedranno la mobilitazione di iscritti e simpatizzanti nei gazebo per esprimere una preferenza su chi vorranno alla guida del nuovo soggetto politico nato dalla fusione di Ds e Margherita. “ Non è possibile non ravvisare nel diniego della tessera a Beppe Grillo – ha poi aggiunto De Pierro – il germe di una inconfessabile paura che potesse risultare vincitore e turbare gli equilibri interni. Noi intendiamo lanciare un segnale forte di democrazia, invitando tutti a scrivere il nome del comico sulla scheda e quindi far invalidare il voto stesso. Qualora dovessero prevalere le schede nulle, anche se non ci spero molto perché i votanti sono stati perfettamente addestrati e manipolati nelle coscienze dalle varie correnti in gara, il risultato sarebbe una grande vittoria della democrazia e della libertà. Valori che il Pd dovrebbe riappropriarsi dal suo patrimonio storico, per poter scagliare un’offensiva valida e credibile verso il sistema politico-affaristico e plutocratico che sta conducendo l’Italia a una deriva istituzionale senza precedenti”.

  • Censura Borromeo e Vauro, De Pierro contro Marano


    Roma – “Ancora una volta sono costretto a chiamare questo esecutivo con il suo vero nome, ‘Regime’ ”.
    Questo il lapidario commento di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, sulla sospensione della messa in onda dell’intervista a Beatrice Borromeo e Vauro Senesi, rilasciata al programma “L’Era Glaciale” di Daria Bignardi. Non sarà possibile assistere alla puntata prima delle elezioni per decisione del direttore di RaiDue Antonio Marano, secondo cui i due ospiti avrebbero affrontato questioni politiche in periodo elettorale senza contraddittorio. “ E non mi si venga a dire – ha continuato De Pierro – che ho usato un termine antiquato e anacronistico, perché il mio non è un parallelismo con il fascismo, frutto di un ideale insano che ormai ha fatto il suo tempo. Questo è un regime mediatico, moderno, ma sempre pronto a marciare con i cingoli sulle fondamenta della democrazia. In genere quando avviene un colpo di Stato, i fautori cercano sempre di impossessarsi del Parlamento e delle televisioni, noi questo pericolo non lo corriamo. Questo Governo le televisioni le possiede già. E non c’è bisogno di manganelli, olio di ricino e squadracce, anche se di tanto in tanto qualche rigurgito reazionario ce le ripresenta nel tessuto sociale con le loro spettrali sembianze. Gli stessi risultati sulla mente dell’ignara popolazione sono ottenuti semplicemente con il bombardamento mediatico che fa leva sull’assoluta stupidità, incapacità critica e memoria corta di un’amplissima fetta di italiani. Quando invece si teme che qualche fervida mente pensante possa risvegliare dal torpore delle coscienze qualcuno un po’ più arguto, allora si mette in atto con abilità la mannaia della censura. Mi fa sorridere che Antonio Marano dichiari di non avervi mai fatto ricorso in vita sua. Certamente gli italiani, ben addomesticati da televisioni manipolate e Tg abusivi, difficilmente ricorderanno la grave epurazione di Massimo Fini e quella ancor più assurda ai danni di Francesco Paolantoni, entrambe su ordine di Marano. In quest’ultimo caso il direttore di Rai Due, quando visionò il programma del comico napoletano prima di essere trasmesso, si accorse di una pericolosa malattia che aveva colpito l’attore fin dalla nascita, cioè quella di essere partenopeo. Sembra proprio che la giustificazione sia stata quella di non poter affidare il programma a un napoletano, perché lo stesso Marano era stato, parole sue, ‘messo lì dalla Lega’. La trasmissione fu poi affidata al padano doc Daniele Bossari e fece un flop colossale negli ascolti. Però almeno la purezza della razza padana era stata preservata. Mi auguro che questa panzana di essere totalmente estraneo a meccanismi censori sia ritirata, perchè alla luce di questi fatti sembra proprio che il direttore sia particolarmente avvezzo a questa pratica. In special modo quando intravede il pericolo che trapeli anche il minimo barlume di autenticità che rischi di far vacillare il potere di una banda di ‘ladri’ di democrazia”.