Tag: delfini

  • Nasce Adria Watchers: l’associazione per l’osservazione e la conservazione dei cetacei del nord Adriatico!

    Adottando un delfino aiuterai concretamente il progetto di Adria Watchers proteggendo i tursiopi che abitano le acque del nord Adriatico e contribuirai, con consapevolezza, alla salvaguardia di tutti i delfini e il loro ambiente naturale.

    Hook, Macchia, Freccia e Flippy ti aspettano…!!!

    Le priorità del progetto Adria Watchers sono: – studiare la distribuzione e la densità relativa dei grandi vertebrati marini del nord Adriatico, e allo stesso tempo evidenziare eventuali aree di particolare importanza per la specie Tursiops truncatus; – attuare un programma di foto-identificazione: comparare le fotografie, provenienti da altri gruppi di ricerca che operano in Adriatico settentrionale (Italia, Slovenia e Croazia), per valutare se gli individui che si incontrano in acque italiane sono gli stessi che frequentano le altre zone, nazionali e internazionali.

    Nei mesi di marzo, aprile e maggio effettueremo programmi di divulgazione scolastica tarata per scuole primarie e secondarie sia di primo che di secondo grado, mentre nei mesi estivi i programmi di divulgazione verranno allargati ai turisti, illustrando le specie presenti nel mare Adriatico, la biologia dei delfini e semplici regole per non inquinare il mare e per imparare ad amarlo. Dai un’occhiata alla sezione del sito dedicata ai volontari!

    Aiutaci anche tu a portare avanti la nostra campagna di sensibilizzazione, adottando uno dei nostri delfini oppure partecipando ad uno dei turni di volontariato che vengono effettuati a Riccione presso la nostra associazione in cui parteciperai attivamente alla ricerca dei cetacei e al loro studio, diventando un “volontario ricercatore” a tutti gli effetti!!! Maggiori info su Adria Watchers

  • I delfini comunicano in modo simile agli umani

    Cominciamo da una notizia apparsa in rete relativamente di recente, riguardanti le modalità con cui si esprimono i delfini. Vi riporto l’articolo tradotto da Erica Dellago per Coscienza.org (grassetti miei):

    I delfini “parlano” tra di loro, e per produrre i loro suoni acuti usano lo stesso processo usato dagli esseri umani, secondo una nuova analisi dei risultati di un esperimento degli anni Settanta.

    Di recente accade estremamente di frequente che studi etologici precedenti siano rivisti e reinterpretati (ovvio che i progressi tecnologici registrati negli ultimi decenni giochino spesso un ruolo fondamentale nella nuova analisi dei vecchi dati).

    I risultati dicono che i delfini in realtà non fischiano come si è a lungo pensato, ma invece si basano sulle vibrazioni dei tessuti nelle loro cavità nasali, analoghe alle nostre corde vocali.

    Solo ora gli scienziati stanno comprendendo tutto questo, “perché certamente il suono è simile a un fischio”, ha detto il ricercatore dello studio Peter Madsen dell’Istituto di Bioscienze presso la Aarhus University in Danimarca, aggiungendo che il termine è stato coniato in un articolo pubblicato nel 1949 sulla rivista Science. “Ed è rimasto così da allora”.

    La scoperta chiarisce una questione che ha fatto scervellare a lungo gli scienziati: Come possono i delfini produrre fischi identificativi della loro identità sulla superficie dell’acqua e durante le immersioni profonde dove la compressione determina che le onde sonore viaggiano più velocemente e potrebbero cambiare la frequenza di questi suoni.
    Per rispondere a questa domanda, Madsen e i suoi colleghi hanno recentemente analizzato le registrazioni digitalizzate di un delfino tursiope maschio di 12 anni (Tursiops truncatus) dal 1977. A quel tempo, i ricercatori avevano fatto respirare al delfino una miscela di elio e ossigeno chiamata Heliox. (Usata dagli esseri umani, la miscela Heliox produce un suono tipo Paperino). La miscela Heliox aveva lo scopo di imitare le condizioni durante una immersione in profondità in quanto provoca un cambiamento nella frequenza. Sia respirando aria sia respirando heliox il delfino maschio, tuttavia, ha continuato a produrre gli stessi fischi, con la stessa frequenza.

    Al posto delle corde vocali, i delfini probabilmente usano le vibrazioni dei tessuti nelle loro cavità nasali per produrre i loro “fischi”, che in fin dei conti non sono veri fischi. I ricercatori indicano che responsabili del suono sono strutture nella cavità nasale, chiamate labbra foniche.

    I delfini non stanno realmente parlando, però.
    “Non significa che parlano come gli esseri umani
    , solo che comunicano con un suono prodotto nello stesso modo”, ha detto Madsen a LiveScience.

    Stephan A. Schwartz dello SchwartzReport sottolinea come nonostante la scoperta, l’arroganza umana sia sempre lì: “Non abbiamo idea di cosa stiano facendo, e quante siano le informazioni che si scambiano. Ma solo che lo fanno. […] Sappiamo così poco del mondo, eppure crediamo di sapere così tanto”.

    Schwartz si riferisce alle affermazioni “I delfini non stanno realmente parlando, però” e “Non significa che parlano come gli esseri umani”.
    E in effetti, cosa vogliono dire queste due frasi?
    “Non significa che parlano come gli esseri umani”. Ovvio che qui non ci si riferisce al fatto che non discutano in inglese o spagnolo di una qualche classe politica marina, si intende che, benché comunichino tramite modalità di produzione dei suoni simili alle nostre, comunque “I delfini non stanno realmente parlando”.
    Perché quello lo fanno gli umani. Si dibatte ancora su quali siano le peculiarità fondamentali del parlare umano, qui ci limitiamo a ricordare che tale questione è da sempre uno dei principali discrimini posti tra l’uomo e gli altri animali. (Ne abbiamo parlato di recente nell’articolo su Lacan). Spesso il discrimine si basa sul fatto che agli animali sono attribuite solo reazioni e non risposte, ovvero, solo comunicazioni strettamente “meccaniche”. Ma come dice Schwartz, in realtà non abbiamo una conoscenza tale da permetterci di definire tanto la quantità quanto la qualità delle informazioni che si scambiano i delfini.
    Finiamo di leggere l’articolo:

    “Gli antenati dei cetacei vivevano sulla terra circa 40 milioni di anni fa e producevano suoni con le corde vocali nella loro laringe”, ha detto Madsen, riferendosi al gruppo di mammiferi a cui appartengono i delfini. “Hanno perso tutto ciò nel corso dell’adattamento ad uno stile di vita completamente acquatico, ma hanno sviluppato la produzione del suono nel naso che funziona come quello delle corde vocali”.

    Probabilmente questa facoltà vocale dà ai delfini anche una gamma più ampia di suoni.

    “Poiché la frequenza è cambiata cambiando il flusso d’aria e la tensione delle labbra del tessuto connettivo nel naso, il delfino può cambiare frequenza molto più velocemente che se dovesse farlo cambiando i volumi dell’alveolo”, ha detto Madsen. “Ciò significa che vi è un potenziale molto più grande per produrre una gamma di suoni più ampia e aumentare quindi il passaggio delle informazioni”.

    I dettagli della ricerca sono pubblicati questa settimana sulla rivista Biology Letters. [Purtroppo non sono riuscito a reperire altre informazioni].

    Quindi i delfini comunicano fra loro tramite un sistema estremamente complesso, simile a quello umano. Non tramite un fischio ma attraverso vibrazioni delle loro “labbra foniche”.
    Ma attenzione ai verbi che usiamo: “comunicare” è un verbo neutro (definiamolo così), perciò affermare che i delfini comunicano fra loro in modi di cui solo ora cominciamo a comprendere la complessità, è corretto.

    Dire: i delfini parlano tra loro invece no. Parlare è un termine problematico, perché in genere appannaggio solo degli esseri umani. Meglio che i delfini comunichino fra loro, anziché parlare, perché se parlassero noi umani potremmo correre il rischio di sentirli troppo vicini a noi.

  • CAMPAGNA DI MONITORAGGIO AVVISTAMENTO DELFINI ALLE EOLIE CON L’AEOLIAN DOLPHIN RESEARCH DI MILAZZO


    Una campagna di monitoraggio per l’avvistamento dei delfini è stata organizzata dall’associazione milazzese “Aeolian Dolphin Research”, col patrocinio dell’Amministrazione comunale di Lipari e della città di Milazzo.

    L’associazione è impegnata nel controllo dei cetacei del Mediterraneo, nello specchio d’acqua che va dalla costa messinese fino alle Eolie. L’attività di ricerca inizierà nei prossimi giorni e si concluderà nel mese di ottobre.

    Operazioni che consistono nella osservazione del mare e, dopo l’avvistamento dei mammiferi marini, alla registrazione di dati utili per lo studio di questi animali.

    “Tutti i dati raccolti nella campagna di monitoraggio – spiega Laura Abbriano, coordinatrice dell’attività scientifica e presidente dell’”A.D.R.”, serviranno a delineare un quadro sulla situazione locale, sulla presenza dei cetacei, la distribuzione, lo stato di salute e le interrazioni con le attività di pesca lungo la nostra costa”.

    La ricerca avviata dall’associazione rappresenta una forma di turismo sostenibile e gli amanti del mare e della vela potranno partecipare alla campagna di monitoraggio e godere allo stesso tempo di un’intelligente e rilassante vacanza. I controlli saranno svolti sia in barca a vela sia in gommone ed in navigazione sarà possibile: imparare a distinguere le varie specie di cetacei; conoscere le tecniche di avvistamento e foto-identificazione; conoscere il comportamento e le caratteristiche di delfini e balene ed ascoltare il suono prodotto dagli animali avvistati grazie all’impiego di un idrofono. L’attività scientifica è coordinata da Laura Abbriano e qualsiasi informazione è visibile nel sito www.aeoliandolphin.com