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  • La Chiesa lamenta: Questo aereo militare non s’ha da fare

    L’Italia sta vivendo uno dei momenti più bui della sua pur breve storia. La crisi economica sta portando al disfacimento del tessuto economico produttivo e con esso anche gli strati sociali più interessati dalle vicende dello spread soffrono maledettamente.

    Da ultimo l’IMU, tributo tanto odiato quanto utile a rimpinguare le casse statali, ha sferrato il colpo di grazia alla pazienza dei cittadini italiani.

    Come si accennava, il gettito dovuto dalla riscossione del tributo è stato da record e ha probabilmente contribuito ad evitare il disastro dell’innalzamento dell’IVA al consumo.

    Tuttavia questi 9 miliardi di Euro di introiti non riuscirebbe nemmeno a pareggiare l’esborso dovuto dal Ministero della Difesa per l’acquisto di diversi cacciabombardieri F35.

    Secondo diverse fonti il costo per questa commessa si aggirerebbe intorno ai 12-15 miliardi di Euro con una creazione di posti di lavoro pari a solo 2500.

    Dove sta la convenienza in tutto ciò? Non può l’Italia fare a meno di questi caccia?

    La rete ha fatto sentire la sua e senza peli sulla lingua. I primi a movimentarsi sono stati i siti di religione cristiana manifestando le loro perplessità con editoriali bollenti (si veda Famiglia Cristiana) e un’ampia gamma di articoli religiosi scritti a tutti i livelli sul blog tenuto dal prete di paese ai siti più quotati.

    Secondo Altreconomia non esistono nemmeno penali di sorta nell’uscita dell’Italia dal progetto, ribattezzato Joint Strike Fighter dal nome dei caccia F35 che saranno acquistati.

    Infatti, il memorandum of understanding siglato dai diversi Paesi che hanno aderito a tale iniziativa, prevede che un Paese possa ritirarsi senza pagare null’altro che ciò che è stato effettivamente realizzato. In questo momento, dunque, l’Italia pagherebbe soltanto 2,7 miliardi di Euro per uscire dal programma, costo determinato dalle fasi di sviluppo e pre-industrializzazione già avviati.

    A ragion del vero va detto che la spesa è da spalmare sugli 11 anni che trascorreranno dall’acquisto del primo velivolo a quello dell’ultimo comportando un costo annuo di circa 1 miliardo e 250 milioni annui i quali peserebbero relativamente rispetto ai bilanci annui e che verrebbero in realtà più che coperti dall’IMU.

    Ma, ci chiediamo, non si era detto di tagliare le spese inutili? E allora, quale occasione migliore per dimostrare al Paese intero che si sta cercando seriamente di reinvestire capitali nel sistema economico italiano ?

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