Tag: Cattaneo Flavio

  • YAP 2013, Flavio Cattaneo, Terna presenta i nuovi tralicci

    Design e tecnologia: Terna presenta i nuovi tralicci. La società, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, dal 26 giugno a metà ottobre, sarà a fianco del MAXXI nel sostegno di YAP 2013, il progetto dedicato ai giovani architetti emergenti, con le immagini inedite dei nuovi tralicci tecnologicamente avanzati e a minor impatto ambientale che l’Azienda sta installando in tutta Italia. Le infrastrutture dell’alta tensione, per la prima volta, in Europa, diventano opere d’arte.

    Terna, la società guidata dall’AD Flavio Cattaneo, dal 26 giugno a metà ottobre, sarà a fianco del MAXXI nel sostegno di YAP 2013, il progetto dedicato ai giovani architetti emergenti, con le immagini inedite dei nuovi tralicci tecnologicamente avanzati e a minor impatto ambientale che l’Azienda sta installando in tutta Italia.

    Un’installazione esterna, costituita da una gigantesca e spettacolare LanTerna luminosa che fluttuerà in aria sulla piazza del Museo per le arti del XX secolo, provocherà una forte interazione anche con il pubblico attraverso il contatto con l’acqua che, gocciolando lungo il perimetro dell’installazione, creerà una cortina rinfrescante per delimitare idealmente lo spazio sotto il volume. Quando scende la notte, l’acqua lascia il posto alla luce e alle proiezioni video che trasformano l’installazione in una LanTerna sospesa nel cielo.

    Nella Sala Scarpa, con apertura al pubblico negli orari del Museo, protagonisti i video della “rete del futuro” con tutte le tipologie innovative e a tecnologia avanzata di tralicci come i Germogli, i Monostelo e Foster, ideati con studi di architettura di rilievo internazionale (come Norman Foster, Hugh Dutton capo progetto studio dell’arch.Rosental) a basso impatto ambientale, in grado di coniugare attenzione al paesaggio ed efficienza del servizio.

    Ampio risalto anche all’intervento artistico site specific della De Lorenzo, vincitrice del PT04, vengono presentati i modelli in scala 1:50 dell’intervento artistico sulla linea elettrica Foggia Benevento. Attualmente in fase di realizzazione, l’opera della De Lorenzo, rielabora la relazione tra l’infrastruttura elettrica e il territorio in chiave contemporanea. Lascerà una traccia permanente e originale sul territorio evidenziando le origini del popolo che vi ha abitato. È la prima volta che, in Europa, le infrastrutture dell’alta tensione diventano opere d’arte.

    FONTE: Terna

  • Flavio Cattaneo, Il quotidiano La Stampa intervista l’AD di Terna

    Il quotidiano La Stampa intervista l’AD di Terna Flavio Cattaneo. Sotto la sua guida, il valore dell’azienda è cresciuto del 70%, rendimento complessivo per gli azionisti oltre il 240%. Inoltre, Terna ha distribuito 2,5 miliardi di euro di dividendi, l’azionariato ha investito 6,5 miliardi per rendere la rete elettrica nazionale efficiente e più stabile. Cattaneo: “Oggi siamo la prima società per presenza di fondi stranieri; quando Terna emette un bond, anche di grande entità, il book viene chiuso in mezz’ora. I numeri sono il risultato di un processo che richiede un duro lavoro”.

    Terna, Flavio Cattaneo

    Cattaneo, Terna è una delle poche cose che vanno bene in un Paese che sembra avviluppato in una crisi drammatica. Qual è il problema dell’Italia, dal suo osservatorio?

    «In Italia il buono c’è ed è “diffuso”, ma non esce in superficie. Lo troviamo nella piccola e media impresa, nella gente che lavora tutti i giorni, nel buonsenso delle persone. Ma se noi italiani presi individualmente siamo bravissimi, quando dobbiamo lavorare insieme allarghiamo le braccia, ed è come se dicessimo “non si può fare”».

    È una specie di carattere nazionale.

    «C’è un vero problema culturale, questo è indubbio. C’è chi fa grandi proclami in cui annuncia che bisogna rifare tutto, ma alla fine non si rifà mai niente; c’è una moltitudine di interessi in competizione fra loro. Tanti, troppi, “tengono famiglia”. Quando l’Italia è entrata nell’euro sembrava che ci si fosse incamminati verso una visione moderna, ma poi ci siamo cacciati in una situazione che ricorda tanto la definizione che dava Carlo Maria Cipolla della stupidità: “compiere azioni senza trarne alcun vantaggio”. Inteso ovviamente come vantaggio collettivo, perché nel trarre vantaggi personali gli italiani sono maestri».

    Un problema culturale che si traduce in numeri, in economia. Nel nostro caso quasi sempre numeri negativi per il Pil, gli investimenti, il lavoro, i consumi. Ce la caveremo?
    «Tutti i “meno” dell’Italia sono frutto di quello che abbiamo detto finora. Per farli diventare dei “più” bisogna invertire quel modo di pensare e di agire. Facciamo degli esempi: perché i turisti cinesi, che pure preferiscono Roma a Parigi, sbarcano a Parigi? Gli aeroporti italiani come sono? E i collegamenti con le città? È vero o no che anche un cinese molto ricco rischia di essere bloccato, quale extra comunitario, dalle leggi sull’immigrazione clandestina? Se non c’è gente di buonsenso che produce regole ragionevoli e applicabili, i “più” non li avremo mai. Tutti, qualunque ruolo ricoprano, devono poter dimostrare di aver fatto bene. E se anche messi nella condizione non lo dimostrano, allora è un dovere cambiarli. Nessuno può pensare di essere inamovibile, a nessun livello».

    Che ne pensa delle politiche di austerità? C’è chi pensa che strangolino l’economia e aggravino la recessione…

    «Mio padre, piccolo artigiano, diceva al suo ragioniere: “lei vuole che io fallisca, ma con i conti in ordine?” I risultati delle aziende, i “numeri”, sono il risultato di un processo. Le politiche di austerità pongono l’attenzione soltanto sui numeri finali e uccidono il processo, con risultati non certo lusinghieri. In Italia siamo stati portati a non consumare: in questo modo la domanda interna cala, calano le entrate e si devono aumentare le tasse. E così si va a fondo. Detto questo, la spesa pubblica non può essere dissipata, ma la giusta oculatezza non può essere utilizzata in maniera sconsiderata se no il risultato è un “meno”».

    E avendo un pacchetto di miliardi da spendere, cosa farebbe per far ripartire il Paese?
    «Primo: ridurre le tasse per chi investe e chi assume. Secondo: chi lascia i soldi in Italia deve essere trattato meglio di chi li porta all’estero. Terzo: chi fa deve essere trattato meglio di chi non fa. Quarto: il reddito creato con il lavoro deve essere agevolato a livello fiscale. Poi, una politica di gestione dell’immigrazione per favorire l’arrivo di gente perbene e con le caratteristiche che occorrono per riattivare l’economia, così come è stato fatto negli Stati Uniti. Infine, una politica di investimento nell’innovazione e nella ricerca e norme, anche europee, per agevolare gli investimenti a lungo termine».

    Ci parli della sua esperienza a Terna.

    «Abbiamo iniziato otto anni fa. Oggi siamo la prima società per presenza di fondi stranieri; quando Terna emette un bond, anche di grande entità, il book viene chiuso in mezz’ora. Abbiamo un costo del debito basso e a lunga scadenza. Abbiamo assunto mille persone, facendo turnover. I nostri operai sono tra quelli meglio remunerati d’Italia, perché un’azienda deve saper diffondere il benessere, quando c’è, a tutti i livelli. Ripeto: i numeri sono il risultato di un processo che richiede un duro lavoro. Noi a Terna abbiamo semplicemente applicato il sano modello della media impresa italiana, che poi è quello dell’impresa ben gestita».

    E alla Rai, dove lei è stato direttore generale dal 2003 al 2005, cosa non ha funzionato?
    «Intanto prendiamo i bilanci di quella gestione, quelli precedenti e quelli successivi. Quando sono uscito, la Rai aveva 400 milioni di posizione finanziaria netta attiva e 180 milioni di utile netto. Sono entrato con un autista e un’impiegata e con loro sono uscito. Mi lasci dire che è stata un’esperienza difficile, ed entusiasmante. È lì che mi sono venuti i primi capelli bianchi. Sul presente non spetta a me dare giudizi, ma è un’azienda che ha tante potenzialità, specie nel prodotto. A volte inutilizzate».

    La lottizzazione politica fa parte o no di quel “problema culturale” di cui parlava? Come si potrebbe cambiare il sistema?

    «La lottizzazione delle nomine pubbliche la critichiamo tutti, non tanto perché le nomine sono decise dai politici, ma perché poi chi è stato nominato quasi mai porta buoni risultati e finisce che le cose vanno male. Il politico che nomina una persona brava merita gli applausi; quello che ne nomina una non brava ma “fedele” che fa andare male le cose merita i fischi. Anche perché questo significa che quel politico, anche quando dovrà prendere altre decisioni, farà prevalere gli interessi personali. Occorre stabilire dei criteri oggettivi, sia per le nomine che per la durata dei mandati: “cambiare il sangue” e premiare i meritevoli fa bene, sia nel pubblico che nel privato. Le prime dichiarazioni del Governo in tal senso lasciano ben sperare».

    Nelle stagioni delle nomine pubbliche lei è sempre citato per questa o quella poltrona. Le piacerebbe cambiare?

    «Ho ancora un anno di mandato qui a Terna: finché lavoro in un’azienda penso solo a quella».

    FONTE: Terna

  • Hub Elettrico Europeo: Flavio Cattaneo, Terna verso ruolo da Leader

    Terna crede nell’integrazione europea e si prepara ad assumere un ruolo fondamentale nel futuro hub elettrico europeo. L’AD di Terna Flavio Cattaneo: “Le nostre priorità: completare il rinnovo e il potenziamento della rete, rafforzando le linee di interconnessione senza trascurare le nuove opportunità in attività non tradizionali in Italia e all’estero”. “Grazie ai 6,5 miliardi di opere realizzate è stato azzerato il gap infrastrutturale nei confronti degli altri Paesi europei e oggi siamo il 1° operatore di rete indipendente in Europa e 6° al mondo con infrastrutture il cui valore è raddoppiato ad oltre 10 miliardi”.

    Terna sempre più impresa infrastrutturale che crede nell’integrazione europea. L’azienda guidata da Flavio Cattaneo, come riporta molto bene “Affari & Finanza” di Repubblica, ha infatti in animo di realizzare nell’immediato futuro un potenziamento della rete elettrica italiana attraverso ingenti investimenti infrastrutturali (7,9 miliardi di euro complessivi nell’arco di un decennio, di cui 4,1 entro il 2017 per la sola componente tradizionale), ma anche di dar vita ad un vero e proprio hub elettrico europeo.

    Un programma ambizioso che, come sottolinea la Lettera all’Investitore riportata dall’inserto economico, vede Terna prepararsi a chiudere il 2013 con un utile a 480 milioni grazie a una crescita del 4,3% dell’Ebitda, atteso in prossimità di 1,45 miliardi, salvo eventi oggi non ipotizzabili. I debiti dovrebbero collocarsi al di sotto di 6,6 miliardi in presenza di 1,2 miliardi di investimenti e grazie ad una generazione di cassa attesa a un miliardo. Non solo: il gruppo dovrebbe confermare una politica di dividendi generosa ma sostenibile.

    Come rimarca l’amministratore delegato Cattaneo le priorità cui l’azienda sta lavorando sono racchiuse in queste parole: “Completare il rinnovo e il potenziamento della rete di trasmissione italiana, rafforzando nel contempo le linee di interconnessione con l’estero in una logica di hub europeo senza trascurare le nuove opportunità in attività non tradizionali sia in Italia che all’estero”. Una strategia che va nel solco delle direttrici del piano al 2017 e “del nuovo volto assunto da Terna dal 2005 ad oggi; otto anni nel corso dei quali si è concretizzata la trasformazione da impresa elettrica ad una società infrastrutturale con un approccio strategico che ha saputo affiancare al core business lo sviluppo di progetti in attività non tradizionali”.

    Ma per far tutto ciò è essenziale “che tutti contribuiscano a far scendere i prezzi delle materie prime, poi, grazie anche alle nuove interconnessioni che stiamo costruendo, l’eccesso di capacità lo si potrà esportare a favore di Francia e Germania che, con la componente nucleare — in parte in via di dismissione come in Germania — non hanno un parco flessibile come il nostro. Naturalmente non possiamo fare tutto da soli, è anzi necessario che l’Europa faccia la sua parte favorendo l’apertura dei mercati. Ma l’Italia ha tutte le carte in regola per essere protagonista nel mercato energetico europeo”.

    Terna è insomma pronta a questo ruolo di capofila europeo, forte anche di una situazione italiana molto efficiente e proficua. “Grazie ai 6,5 miliardi di opere realizzate – afferma sempre Cattaneo -, con un impegno di spesa annua che è quintuplicato sino a toccare quota 1,24 miliardi, è stato azzerato il gap infrastrutturale nei confronti degli altri Paesi europei e oggi siamo il 1° operatore di rete indipendente in Europa e 6° al mondo con infrastrutture il cui valore è raddoppiato ad oltre 10 miliardi”.

    Il mercato intanto continua a premiare Terna. Il titolo ha chiuso in ripresa una settimana negativa (venerdì a +0,71%, recuperando parzialmente sui sette giorni che restano sul segno -) ma che non scalfisce le performance realizzate nell’arco dei 3 mesi (+5.79%), sei mesi (17,63%) e un anno (23,55%). Risultati importanti se si considera che stiamo parlando di un titolo fondamentalmente difensivo i cui ricavi sono pressoché tutti regolati da tariffe che di fatto isolano ricavi e reddito dai volumi del business in quanto dipendono essenzialmente dagli investimenti.

    FONTE: Terna

  • Cattaneo Flavio: Capri ora vede la luce arriva l’elettrodotto

    Capri vede la luce, arriva l’elettrodotto che collegherà l’Isola Azzurra alla rete elettrica nazionale con due cavi sottomarini della lunghezza complessiva di 30 km. “L’intervento – ha sottolineato l’AD Flavio Cattaneo – garantirà maggiore sicurezza, continuità e qualità del servizio elettrico impedendo che si ripeta il fenomeno dei black-out estivi”. La realizzazione del primo dei due cavi previsti è programmata per l’inizio del 2015.

    Un elettrodotto sottomarino ad alta tensione collegherà Capri con la terraferma: il via ai cantieri dell’opera, che sarà realizzata da Terna, alla presenza dell’ad di Terna, Flavio Cattaneo, del presidente della giunta regionale della Campania, Stefano Caldoro e del sindaco di Capri, Ciro Lembo.

    L’intervento prevede la realizzazione di un elettrodotto in cavo sottomarino a 150 kV in corrente alternata della lunghezza complessiva di circa 30 km e di una nuova stazione elettrica a Capri (nell’isola ecologica di Gasto): il tutto servirà a collegare il cavo proveniente da Torre Annunziata centro con la rete di distribuzione locale.

    L’opera si è resa necessaria soprattutto per l’assenza di un collegamento diretto con la rete continentale; circostanza questa che, specie d’estate, aumenta il rischio di black out sull’isola e rende la qualità del servizio elettrico di scarso livello.

    “L’intervento – ha sottolineato Flavio Cattaneo – garantirà maggiore sicurezza, continuità e qualità del servizio elettrico impedendo che si ripeta il fenomeno dei black-out estivi. Il collegamento è stato autorizzato a novembre 2012, dopo un iter iniziato nel 2007 che ha coinvolto Terna e le amministrazione locali nella condivisione del progetto”.

    La realizzazione del primo dei due cavi previsti è programmata per l’inizio del 2015. L’investimento di Terna nel nuovo elettrodotto sottomarino ammonta a 100 milioni di euro. Due i cavi che saranno realizzati, il secondo sarà di scorta al primo per garantire maggiore sicurezza, per un’opera che nel suo complesso dovrebbe essere ultimata entro il 2016 ma che sarà in funzione già con la realizzazione del primo cavo attesa per i primi mesi del 2015.

    “Il costo dell’energia a Capri – ha ricordato Cattaneo – è di 4/5 volte superiore alla media nazionale. Con questo intervento puntiamo al risparmio e risolviamo il problema dei black-out di cui ci siamo fatti carico nell’ambito di un investimento da 2 miliardi che abbiamo previsto in tutte le isole italiane nel pieno rispetto dell’ambiente”.

    “Il collegamento elettrico tra Capri e Torre Annunziata – ha sottolineato il direttore generale del ministero dello Sviluppo economico, Sara Romano – finalmente risolve un problema di sicurezza per l’isola che esisteva da anni”.

    Soddisfatto anche il sindaco Lembo: “Oggi – ha detto – per noi si avvera un sogno. L’inizio dei lavori per il collegamento sottomarino con la rete elettrica di trasmissione nazionale finalmente risolverà il problema dell’approvvigionamento energetico dell’isola con l’immissione di una fonte pulita, meno costosa e adeguata alle necessità della popolazione e delle aziende locali. In questo modo – ha concluso – si garantirà lo sviluppo sociale ed economico dell’isola di Capri”.

    FONTE: Repubblica

  • Flavio Cattaneo: Intervista al numero uno della rete elettrica su La Stampa

    Flavio Cattaneo racconta a La Stampa come Terna, la società che gestisce la rete elettrica italiana, abbia battuto la crisi. Sotto la dirigenza di Cattaneo, AD Terna dal 2005, il valore dell’azienda è cresciuto del 70% e il rendimento complessivo per gli azionisti di oltre il 240%. L’azienda ha distribuito 2,5 miliardi di euro di dividendi e ha investito 6,5 miliardi per rendere la rete elettrica nazionale efficiente e più stabile. Flavio Cattaneo: “I numeri sono il risultato di un processo che richiede un duro lavoro. Noi a Terna abbiamo semplicemente applicato il sano modello della media impresa italiana, che è quello dell’impresa ben gestita”.

    Flavio Cattaneo, 50 anni ancora da compiere, dal 2005 è amministratore delegato di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione elettrica italiana. I numeri sono dalla sua: il valore dell’azienda è cresciuto da allora del 70% e il rendimento complessivo per gli azionisti (TSR) di oltre il 240%. Ha distribuito 2,5 miliardi di euro di dividendi, l’azionariato è vasto e diffuso e soprattutto ha investito 6,5 miliardi per rendere la rete elettrica nazionale efficiente e più stabile.

    Cattaneo, Terna è una delle poche cose che vanno bene in un Paese che sembra avviluppato in una crisi drammatica. Qual è il problema dell’Italia, dal suo osservatorio?

    «In Italia il buono c’è ed è “diffuso”, ma non esce in superficie. Lo troviamo nella piccola e media impresa, nella gente che lavora tutti i giorni, nel buonsenso delle persone. Ma se noi italiani presi individualmente siamo bravissimi, quando dobbiamo lavorare insieme allarghiamo le braccia, ed è come se dicessimo “non si può fare”».

    È una specie di carattere nazionale.

    «C’è un vero problema culturale, questo è indubbio. C’è chi fa grandi proclami in cui annuncia che bisogna rifare tutto, ma alla fine non si rifà mai niente; c’è una moltitudine di interessi in competizione fra loro. Tanti, troppi, “tengono famiglia”. Quando l’Italia è entrata nell’euro sembrava che ci si fosse incamminati verso una visione moderna, ma poi ci siamo cacciati in una situazione che ricorda tanto la definizione che dava Carlo Maria Cipolla della stupidità: “compiere azioni senza trarne alcun vantaggio”. Inteso ovviamente come vantaggio collettivo, perché nel trarre vantaggi personali gli italiani sono maestri».

    Un problema culturale che si traduce in numeri, in economia. Nel nostro caso quasi sempre numeri negativi per il Pil, gli investimenti, il lavoro, i consumi. Ce la caveremo?

    «Tutti i “meno” dell’Italia sono frutto di quello che abbiamo detto finora. Per farli diventare dei “più” bisogna invertire quel modo di pensare e di agire. Facciamo degli esempi: perché i turisti cinesi, che pure preferiscono Roma a Parigi, sbarcano a Parigi? Gli aeroporti italiani come sono? E i collegamenti con le città? È vero o no che anche un cinese molto ricco rischia di essere bloccato, quale extra comunitario, dalle leggi sull’immigrazione clandestina? Se non c’è gente di buonsenso che produce regole ragionevoli e applicabili, i “più” non li avremo mai. Tutti, qualunque ruolo ricoprano, devono poter dimostrare di aver fatto bene. E se anche messi nella condizione non lo dimostrano, allora è un dovere cambiarli. Nessuno può pensare di essere inamovibile, a nessun livello».

    Che ne pensa delle politiche di austerità? C’è chi pensa che strangolino l’economia e aggravino la recessione…

    «Mio padre, piccolo artigiano, diceva al suo ragioniere: “lei vuole che io fallisca, ma con i conti in ordine?” I risultati delle aziende, i “numeri”, sono il risultato di un processo. Le politiche di austerità pongono l’attenzione soltanto sui numeri finali e uccidono il processo, con risultati non certo lusinghieri. In Italia siamo stati portati a non consumare: in questo modo la domanda interna cala, calano le entrate e si devono aumentare le tasse. E così si va a fondo. Detto questo, la spesa pubblica non può essere dissipata, ma la giusta oculatezza non può essere utilizzata in maniera sconsiderata se no il risultato è un “meno”».

    E avendo un pacchetto di miliardi da spendere, cosa farebbe per far ripartire il Paese?

    «Primo: ridurre le tasse per chi investe e chi assume. Secondo: chi lascia i soldi in Italia deve essere trattato meglio di chi li porta all’estero. Terzo: chi fa deve essere trattato meglio di chi non fa. Quarto: il reddito creato con il lavoro deve essere agevolato a livello fiscale. Poi, una politica di gestione dell’immigrazione per favorire l’arrivo di gente perbene e con le caratteristiche che occorrono per riattivare l’economia, così come è stato fatto negli Stati Uniti. Infine, una politica di investimento nell’innovazione e nella ricerca e norme, anche europee, per agevolare gli investimenti a lungo termine».

    Ci parli della sua esperienza a Terna.

    «Abbiamo iniziato otto anni fa. Oggi siamo la prima società per presenza di fondi stranieri; quando Terna emette un bond, anche di grande entità, il book viene chiuso in mezz’ora. Abbiamo un costo del debito basso e a lunga scadenza. Abbiamo assunto mille persone, facendo turnover. I nostri operai sono tra quelli meglio remunerati d’Italia, perché un’azienda deve saper diffondere il benessere, quando c’è, a tutti i livelli. Ripeto: i numeri sono il risultato di un processo che richiede un duro lavoro. Noi a Terna abbiamo semplicemente applicato il sano modello della media impresa italiana, che poi è quello dell’impresa ben gestita».

    E alla Rai, dove lei è stato direttore generale dal 2003 al 2005, cosa non ha funzionato?

    «Intanto prendiamo i bilanci di quella gestione, quelli precedenti e quelli successivi. Quando sono uscito, la Rai aveva 400 milioni di posizione finanziaria netta attiva e 180 milioni di utile netto. Sono entrato con un autista e un’impiegata e con loro sono uscito. Mi lasci dire che è stata un’esperienza difficile, ed entusiasmante. È lì che mi sono venuti i primi capelli bianchi. Sul presente non spetta a me dare giudizi, ma è un’azienda che ha tante potenzialità, specie nel prodotto. A volte inutilizzate».

    La lottizzazione politica fa parte o no di quel “problema culturale” di cui parlava? Come si potrebbe cambiare il sistema?

    «La lottizzazione delle nomine pubbliche la critichiamo tutti, non tanto perché le nomine sono decise dai politici, ma perché poi chi è stato nominato quasi mai porta buoni risultati e finisce che le cose vanno male. Il politico che nomina una persona brava merita gli applausi; quello che ne nomina una non brava ma “fedele” che fa andare male le cose merita i fischi. Anche perché questo significa che quel politico, anche quando dovrà prendere altre decisioni, farà prevalere gli interessi personali. Occorre stabilire dei criteri oggettivi, sia per le nomine che per la durata dei mandati: ’’cambiare il sangue’’ e premiare i meritevoli fa bene, sia nel pubblico che nel privato. Le prime dichiarazioni del Governo in tal senso lasciano ben sperare».

    Nelle stagioni delle nomine pubbliche lei è sempre citato per questa o quella poltrona. Le piacerebbe cambiare?

    «Ho ancora un anno di mandato qui a Terna: finché lavoro in un’azienda penso solo a quella».

    FONTE: La Stampa

  • Cattaneo Flavio: al via l’elettrodotto che collegherà Capri alla terraferma

    Capri, inaugurato il cantiere per la costruzione del collegamento elettrico sottomarino, che correrà per 30 km sotto il mare, che collegherà l’Isola Azzurra alla terraferma. «L’opera che presentiamo – ha dichiarato l’AD di TernaFlavio Cattaneo – è il risultato di valore di un gioco di squadra tra istituzioni locali, nazionali, imprese, cittadini e operatori con noi di Terna. Siamo particolarmente soddisfatti di dare l’avvio ai lavori di questo collegamento che ridurrà gli sprechi e i costi dell’energia a tutto vantaggio di famiglie, imprese, lavoro e sviluppo nei prossimi anni: oltre 100 milioni di euro».

    È un giorno storico oggi e grazie a Terna l’Isola Azzurra sarà collegata al continente da un elettrodotto ad alta tensione che correrà per 30 km sotto il mare. L’avvio dei lavori della nuova infrastruttura tra Capri e Torre Annunziata è stato presentato oggi a Capri dal Sindaco Ciro Lembo e da Flavio Cattaneo, Amministratore Delegato di Terna, alla presenza del Presidente di Terna, Luigi Roth. Sono intervenuti il Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, e il Direttore Generale per l’energia nucleare, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica del Dipartimento di Energia del Ministero dello Sviluppo Economico, Sara Romano.

    «L’opera che presentiamo oggi – ha dichiarato l’Amministratore Delegato Flavio Cattaneo – è il risultato di valore di un gioco di squadra tra istituzioni locali, nazionali, imprese, cittadini e operatori con noi di Terna. Solo se tutti gli attori del sistema elettrico, produttivo e istituzionale si mettono insieme con un comune obiettivo è possibile concretizzare grandi progetti. In questo caso lo scopo era potenziare, rendendola più sicura ed economica, la situazione elettrica di Capri, una delle isole più famose del mondo. Siamo particolarmente soddisfatti di essere qui per dare l’avvio ai lavori di questo collegamento che ridurrà gli sprechi e i costi dell’energia a tutto vantaggio di famiglie, imprese, lavoro e sviluppo nei prossimi anni: oltre 100 milioni di euro che rappresentano un progetto di volontà e impegno in un momento difficile per la nostra economia».

    «Capri, l’isola dei sogni, grazie alla società Terna ne realizzerà uno creduto impossibile – ha commentato il Sindaco della Città di Capri, Ciro Lembo: l’inizio dei lavori per il collegamento sottomarino con la Rete Elettrica di Trasmissione Nazionale. Una grande opera, nata dalla sinergia tra diversi Enti, imprese e cittadini, che finalmente risolverà il problema dell’approvvigionamento energetico dell’isola con l’immissione di una fonte pulita, meno costosa e adeguata alle necessità della popolazione e delle aziende locali. In questo modo si garantirà lo sviluppo sociale e economico dell’Isola di Capri, proiettata nelle sfide importanti che la vedranno protagonista sul mercato del turismo internazionale del futuro».

    «La realizzazione di quest’opera – ha commentato il Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro – porterà sviluppo ed occupazione alla Campania. Un progetto che consentirà all’isola di Capri, una delle mete turistiche più rinomate al mondo, di avere una maggiore sicurezza nel sistema di approvvigionamento elettrico. Un sentito ringraziamento alla società Terna, questo è ancora una volta il segnale che il gioco di squadra produce significativi risultati».

    «Il collegamento elettrico tra Capri e Torre Annunziata – ha dichiarato il Direttore Generale per l’energia nucleare, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica del Dipartimento di Energia del Ministero dello Sviluppo Economico, Sara Romano – finalmente risolve un problema di sicurezza per l’isola che esisteva da anni. E’ un risultato importante che ha visto impegnati in prima persona Terna e le istituzioni nazionali e locali. Non è semplice coniugare le esigenze di sviluppo e di sicurezza elettrica con quelle di qualità ambientale e valorizzazione di un territorio del tutto particolare, come è Capri. Ma l’impegno di tutti ha portato alla progettazione di un’opera che rispetta tutte queste istanze. La giornata di oggi dimostra che si può e si deve lavorare tutti insieme, imprese, istituzioni, singole persone». Il progetto “Capri-Torre Annunziata” servirà ad aumentare la sicurezza e l’affidabilità dell’approvvigionamento elettrico dell’isola con l’obiettivo di minimizzare i rischi di blackout, soprattutto nel periodo estivo quando il turismo, e di conseguenza anche i consumi, aumentano. Con l’entrata in servizio del nuovo collegamento, Terna stima risparmi per il sistema elettrico, quindi per cittadini e imprese, per almeno 17 milioni di euro l’anno.

    Una forte attenzione all’ambiente e al territorio caratterizza il collegamento che sarà a zero impatto ambientale e consentirà di preservare l’enorme valore paesaggistico dell’isola di Capri e della costa campana: l’elettrodotto, praticamente invisibile, si svilupperà per 30 km sott’acqua, tutelando l’ecosistema marino, e per 1 km in cavo terrestre interrato, permettendo la riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera per circa 130 mila tonnellate l’anno.

    Il cavo elettrico proveniente dalla terraferma approderà all’Isola Ecologica di Gasto, dove Terna sta costruendo un’innovativa stazione elettrica ideata dall’Architetto Frigerio, con criteri di basso impatto ambientale e design sostenibile, e quindi collegato alla rete di distribuzione locale. Si tratta di un esempio unico di progettazione d’avanguardia nel campo delle infrastrutture elettriche che sorgerà su un’area di circa 2.700 metri quadrati.

    L’opera, che segue al potenziamento in corso del collegamento di Ischia con la terraferma, coinvolgerà complessivamente 40 imprese (civili, elettriche ed elettrotecniche) e 300 lavoratori, e rappresenta una tappa ulteriore del più ampio “Progetto Insula”, il piano di Terna per collegare le principali isole italiane – Sardegna, Sicilia, Elba, Isole campane, Laguna Veneta – alla terraferma, con cavi sottomarini di nuova concezione e tecnologia che prevede un investimento complessivo di circa 2,3 miliardi di euro.

    FONTE: Terna

  • Flavio Cattaneo la mission di Terna: efficienza, sicurezza e minor costo del sistema

    Terna, gli utili Ebitda 2013 crescono a 1,45 miliardi. L’AD della società Flavio Cattaneo dichiara: “Continueremo a perseguire la nostra mission: efficienza, sicurezza e minor costo del sistema a beneficio delle famiglie e delle imprese e creazione di valore per i nostri azionisti ai quali, daremo ancora molte soddisfazioni. Il pilastro della nostra azione resterà la forte spinta sugli investimenti infrastrutturali per poter dare soluzione alle due grandi sfide del sistema: l’integrazione europea, con un ruolo centrale per le interconnessioni dell’Italia, e la continuità degli investimenti infrastrutturali in aree fondamentali del Paese”.

    L’azienda conferma la politica di investimenti infrastrutturali per potenziare la rete italiana e creare l’hub europeo, senza dimenticare le attività non tradizionali. Un programma che prevede un impegno di 7,9 miliardi nell’arco di un decennio, di cui 4,1 entro il 2017 per la sola componente tradizionale. Il tutto mentre si prepara a chiudere il 2013 con un utile a 480 milioni grazie a una crescita del 4,3% dell’Ebitda, atteso in prossimità di 1,45 miliardi, salvo eventi oggi non ipotizzabili. I debiti dovrebbero collocarsi al di sotto di 6,6 miliardi in presenza di 1,2 miliardi di investimenti e grazie ad una generazione di cassa attesa a un miliardo. Il gruppo dovrebbe confermare una politica di dividendi generosa ma sostenibile.
    Milano «Completare il rinnovo e il potenziamento della rete di trasmissione italiana, rafforzando nel contempo le linee di interconnessione con l’estero in una logica di hub europeo senza trascurare le nuove opportunità in attività non tradizionali sia in Italia che all’estero ».

    Sono queste, puntualizza Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Terna, «le priorità a cui stiamo lavorando nel pieno rispetto delle direttrici del piano al 2017 e del nuovo volto assunto da Terna dal 2005 ad oggi; otto anni nel corso dei quali si è concretizzata la trasformazione da impresa elettrica ad una società infrastrutturale con un approccio strategico che ha saputo affiancare al core business lo sviluppo di progetti in attività non tradizionali». Un doppio binario all’interno del quale, specifica Cattaneo, «continueremo a perseguire la nostra mission: efficienza, sicurezza e minor costo del sistema a beneficio delle famiglie e delle imprese, oltreché la creazione di valore per i nostri azionisti ai quali, ne siamo certi, daremo ancora molte soddisfazioni». Ma c’è pure altro poiché, ricorda il ceo, «i cambiamenti in atto, primo fra tutti la crescita impetuosa delle rinnovabili, stanno ridisegnando il paradigma di riferimento e in questa ottica le reti avranno un ruolo sempre più cruciale». Questo anche se, aggiunge Cattaneo, «il pilastro della nostra azione resterà la forte spinta sugli investimenti infrastrutturali proprio per poter dare soluzione alle due grandi sfide del sistema: l’integrazione europea, con un ruolo centrale per le interconnessioni dell’Italia, e la continuità degli investimenti infrastrutturali in aree fondamentali del Paese». Il tutto nel rispetto di quella solidità patrimoniale e redditività che renderà sostenibile nel tempo una politica di dividendi generosa (vedere approfondimenti sul blog albertonosari.it e sul sito di Repubblica).

    E i numeri del piano al 2017 «testimoniano il nostro impegno poiché gli investimenti nelle attività tradizionali si fisseranno a 4,1 miliardi, di cui fino a 300 milioni dedicati alla realizzazione dei sistemi di accumulo a batteria ». Novità importanti anche nelle attività non tradizionali, ove «abbiamo consolidato una pipeline di circa 400 milioni, a cui se ne potrebbero aggiungere ulteriori 900 non inclusi nelle previsioni di Piano». Di rilievo assoluto i progetti in un orizzonte decennale, nel corso del quale, «sono previsti investimenti per 7,9 miliardi per realizzare tutte le esigenze di efficienza e di evoluzione della rete, con priorità all’incremento delle interconnessioni con l’estero e alla riduzione delle congestioni interzonali tra le zone di mercato o derivanti dall’utilizzo di impianti rinnovabili». In questo momento, commenta Cattaneo «abbiamo in atto investimenti per tre miliardi dislocati su 209 cantieri aperti su tutto il territorio nazionale che danno lavoro a oltre 750 aziende e ad oltre 4.000 persone», mentre sul fronte delle interconnessioni «stiamo realizzando il progetto tra Italia e Francia e quello Italia e Montenegro. Il numero complessivo delle linee di interconnessione salirà così a quota 24 nell’ambito della strategia mirante a fare della rete italiana l’hub elettrico dell’Europa e dei Balcani». Da rilevare inoltre che uno dei temi oggi al centro dell’attenzione, come sottolinea Cattaneo «è la gestione dell’overcapacity, cioè il fatto che il sistema ha a disposizione una potenza di generazione più che doppia rispetto alla massima domanda a causa del calo della domanda stessa conseguente alla crisi e all’aumento dell’offerta conseguente alla messa in esercizio dei massicci investimenti in nuovi cicli combinati a gas degli anni passati ».

    Ed è proprio in questo contesto che, puntualizza il ceo di Terna, «è necessario che tutti contribuiscano a far scendere i prezzi delle materie prime, poi, grazie anche alle nuove interconnessioni che stiamo costruendo, l’eccesso di capacità lo si potrà esportare a favore di Francia e Germania che, con la componente nucleare — in parte in via di dismissione come in Germania — non hanno un parco flessibile come il nostro. Naturalmente non possiamo fare tutto da soli, è anzi necessario che l’Europa faccia la sua parte favorendo l’apertura dei mercati. Ma l’Italia ha tutte le carte in regola per essere protagonista nel mercato energetico europeo». È infine doveroso ricordare che «le iniziative sul fronte dell’efficienza e gli investimenti realizzati dal 2005 ad oggi su sei grandi opere hanno generato un effetto benefico sul sistema di 1,9 miliardi quale valore attuale netto calcolato sulla vita utile dell’investimento stesso, ma il beneficio complessivo per il sistema supera i 5 miliardi se consideriamo gli oltre tre miliardi derivanti dall’ottimizzazione dei flussi di energia nell’ambito del “dispacciamento”». E tale dimensione, puntualizzano, «raggiungerà i 14 miliardi includendo gli effetti delle opere attualmente in fase di realizzazione nell’ambito dei tre miliardi sopra citati». Benefici per il sistema elettrico, con effetti positivi anche per Terna in quanto, «grazie ai 6,5 miliardi di opere realizzate, con un impegno di spesa annua che è quintuplicato sino a toccare quota 1,24 miliardi, è stato azzerato il gap infrastrutturale nei confronti degli altri Paesi europei e oggi siamo il 1° operatore di rete indipendente in Europa e 6° al mondo con infrastrutture il cui valore è raddoppiato ad oltre 10 miliardi». Iniziative attuate nel pieno rispetto di una solida struttura patrimoniale. Un imperativo che verrà rispettato pure nel futuro poiché il piano al 2017 consentirà di ridurre di 600 milioni l’incremento dell’indebitamento finanziario rispetto al precedente piano (da 1,6 miliardi a 1 miliardo) pur salvaguardando una generosa politica dei dividendi e ciò permetterà di migliorare ulteriormente il rapporto fra indebitamento netto e valore degli asset espressi sulla base della Rab, che saliranno da quasi 10 a 13,7 miliardi mentre i debiti netti passeranno da 5,86 a circa 7 miliardi.

    Il tutto all’interno di un percorso che vedrà il 2013 presentare risultati in ulteriore progresso. L’esercizio in corso dovrebbe infatti mettere in luce un utile nell’ordine dei 480 milioni grazie ad una crescita dell’Ebitda del 4,3% a circa 1,45 miliardi. L’Ebitda margin dovrebbe così migliorare di circa un punto collocandosi al 78% lungo un percorso che dovrebbe portarlo all’80% entro il 2017, quando l’Ebitda potrebbe collocarsi nell’intorno di 1,8 miliardi. L’indebitamento netto dovrebbe invece collocarsi a meno di 6,6 miliardi rispetto ai 5,86 del 2012 grazie ad una generazione di cassa prevista a quasi un miliardo e in presenza della stabilità a 400 milioni dei dividendi e di investimenti stimabili nell’intorno di 1,2 miliardi. Alla voce debito finanziario netto: prestiti obbligazionari, finanziamenti a tasso variabile, strumenti finanziari derivati, disponibilità liquide e mezzi equivalenti. Le azioni Terna S.p.A. sono detenute per il 60% da azionisti italiani e per il restante 40% da Investitori Istituzionali Esteri, prevalentemente europei e americani. Attività tradizionali: trasmissione e dispacciamento energia elettrica sulla Rete di trasmissione Nazionale.

    FONTE: Repubblica

  • Flavio Cattaneo: Terna corre allineata alla prestazione del Dax

    La Commissione Ue ha varato la Road Map 2020 nel campo dell’energia per creare un mercato completamente interconnesso. Terna è capofila tra le società interessate a partecipare alla costruzione delle infrastrutture. In borsa l’azienda, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, ha corso allineata alla prestazione del Dax, l’indice principale di Francoforte, toccando il suo massimo storico e raddoppiando il suo valore di quotazione. Dal 2005 il gruppo ha investito 6,5 miliardi ‘in opere concrete’ e per i prossimi 10 anni il piano di sviluppo prevede ulteriori 7,9 miliardi.

    Non chiamatele più attività regolate, definizione riduttiva che non risponde più alle trasformazioni del settore. Soprattutto in vista della rivoluzione a livello europeo che sta per investire le società delle reti. E mentre Piazza Affari arranca (quando gli altri mercati volano ai massimi), tra le blue chip italiane c’è chi si stacca dal resto del gruppo. E’ il caso delle società che gestiscono infrastrutture, dalle reti elettriche alle reti del gas, a cui si possono aggiungere autostrade e aeroporti. Ma anche di quelle aziende in cui una quota dei margini è comunque coperta da attività assimilabili. Sono tutte società le cui performance di Borsa hanno battuto il mercato. E le cui prospettive potrebbero essere ancora più interessanti per gli investitori se sapranno sfruttare l’occasione che viene ora offerta loro da Bruxelles. La Commissione Ue ha varato la Road Map 2020 nel campo dell’energia, per creare un mercato completamente interconnesso. Un’ operazione da centinaia di miliardi di investimenti per cui sono previsti incentivi e finanziamenti a tassi agevolati.

    A tirare il gruppo delle società potenzialmente interessate è Terna, la società che gestisce la rete di alta tensione e che garantisce la trasmissione dell’energia elettrica in tutto il paese. In Borsa, l’azienda guidata dall’ex direttore generale della Rai Flavio Cattaneo, di fatto, ha corso allineata alla prestazione del Dax, l’indice principale di Francoforte, che di recente ha toccato il suo massimo storico: ha guadagnato sul listino il 30 per cento nell’ultimo anno e ha raddoppiato il suo valore dalla quotazione del 2004. Lo stesso ha fatto Terna.

    Un guadagno per chi ha investito nel titolo cui bisogna aggiungere la cedola, che ha garantito ai soci un rendimento attorno al 5 per cento l’anno. Mai venuto meno, neppure con l’introduzione della Robin Hood Tax, imposta dal governo Berlusconi alle società dell’energia, reti e rinnovabili comprese. Questo, in realtà, spiega solo in parte il boom di Terna.

    La società della rete elettrica, nel periodo 2009-2012 ha realizzato quasi 2,3 miliardi di utile netto. Ma di questi, oltre 700 milioni li ha realizzati da attività non tradizionali o non regolamentate. In altre parole, oltre agli investimenti incentivati, il management si è sempre inventato qualche attività collegata (dall’operazione sulle reti in Brasile agli investimenti nel fotovoltaico, entrambi venduti con plusvalenza) che hanno aumentato il monte dividendi. Questo vale anche per Snam, il gruppo che ha appena ottenuto la sua indipendenza dall’ex controllante Eni passando sotto la Cassa Depositi Prestiti. Il suo core business è la gestione delle reti che assicurano la distribuzione del gas, in particolare le dorsali principali che si collegano poi alle reti locali e cittadine. Nei dieci anni di quotazione Snam ha sempre distribuito dividendi ai suoi investitori, per un ammontare totale di 5,8 miliardi, pari a circa all’80 per cento dell’utile netto, con una crescita media all’anno del 4 per cento. Tutto ciò si è tradotto in un rialzo negli ultimi dodici mesi del 15 per cento del valore del titolo. Ma la gestione delle reti è uno dei settori che può vantare una redditività in crescita per un gigante in crisi come Enel, che può vantare un milione di chilometri di elettrodotti che raggiungono 30 milioni di clienti e 55mila chilometri di metanodotti gestiti per 3,8 milioni di utenti serviti in 2mila comuni. La gestione delle reti rappresenta una voce positiva anche nel bilancio delle utility locali quotate in Borsa. Fattori positivi che hanno fatto del settore delle società che gestiscono “servizi pubblici”, secondo la definizione che ne dà la Borsa Italiana, uno dei più ricercati da parte dei fondi internazionali. E che, non a caso, ha messo a segno le migliori performance di Piazza Affari. Ma cosa ha portato a risultati in crescita e come mai proprio in questo periodo di recessione profonda per l’economia italiana? Il calo della domanda di energia e di gas non avrebbe dovuto portare un risultato opposto? Tutto ruota attorno al meccanismo della remunerazione degli investimenti. Detto molto in sintesi, lo Stato riconosce alle società infrastrutturali quanto speso per l’ammodernamento, l’efficientamento e l’espansione delle reti. Nel caso di elettricità e gas è una delle voci della bolletta pagata dai consumatori. Nelle autostrade lo si trova nell’aggiornamento tariffario. E ancora: per gli aeroporti abbiamo appena visto come il governo Monti abbia dato il via libera ai nuovi accordi di programma dei principali scali italiani – ultimo in ordine di tempo Fiumicino – che hanno previsto l’aumento delle tariffe aeroportuali in cambio di un piano di investimenti per i prossimi 20-30 anni. Ecco perché si chiamano attività regolate e perché la sicurezza delle entrate, in cambio di investimenti certi nel tempo, piace ai fondi.

    Prendiamo il caso di Terna: dal 2005 il gruppo ha investito 6,5 miliardi ‘in opere concrete’ e per i prossimi 10 anni il piano di sviluppo prevede ulteriori 7,9 miliardi. Lo steso vale per Adr, la società di gestione di Fiumicino: l’accordo di programma sottoscritto con il governo prevede, sino alla fine della concessione (prevista nell’anno 2044), complessivamente investimenti per 12 miliardi di euro, inclusa l’espansione a nord dell’aeroporto della capitale. Per il periodo 2013-2016 gli investimenti saranno pari a 1,2 miliardi, con un incremento rispetto alle previsioni iniziali di piano fissate in 900 milioni di euro. Non è un caso che il fondo F2i guidato da Vito Gamberale, dedicato proprio alle infrastrutture, abbia investito soprattutto sulle reti locali del gas (di cui è diventato uno dei principali operatori italiani) e ora sta espandendo la sua presenza negli aeroporti: controlla Napoli Capodichino e Torino Caselle, oltre ad avere una quota di minoranza di Linate-Malpensa. Secondo gli analisti finanziari, le reti rappresentano – in un periodo di crisi come quello attuale una sorta di approdo sicuro in termini di rendimenti, abbastanza costante nel tempo. Certo, nel lungo periodo, i rendimenti e i dividendi delle società di produzione che ora soffrono il calo della domanda – potrebbero essere più generosi, visto che quando l’economia tira gli utili sono maggiori. Ma il momento attuale non premia le società che producono e vendono energia. Come si vede dai corsi di Borsa dove molti dei colossi europei, a cominciare dall’Enel, sono vicini ai minimi storici delle quotazioni azionarie. Inoltre, per le principali società infrastrutturali del Vecchio Continente ora si aprono le porte degli incentivi a livello europeo per la realizzazione di reti transfrontaliere. Con tutta probabilità si tratterà di erogazioni a fondo perduto e di prestiti agevolati della Bei. Il progetto è quello di creare una grande rete continentale dell’energia, in modo da sfruttare al meglio le potenzialità degli impianti produttivi. L’Italia, ad esempio, ha il parco centrali a gas più efficiente d’Europa, molte delle quali ora quasi ferme per il calo della domanda, quando invece potrebbero assicurare gli approvvigionamenti nelle ore di punta in Francia, nelle fasi in cui le centrali nucleari non riescono a soddisfare la domanda. Oppure garantire quella dei paesi nordici, ricchi di impianti eolici, nelle giornate scarsamente ventose. Un obiettivo che l’Unione Europa vorrebbe raggiungere entro il 2020 e che si estende anche alla rete del gas.

    E l’Italia, grazie alla sua posizione al centro del Mediterraneo è destinata a diventare un ponte sia con i paesi del Maghreb a sud, sia con la penisola balcanica a est.

    FONTE: Repubblica

  • Flavio Cattaneo (Terna): Parco del Mesma, inizia la riqualificazione

    Parco del Mesma, inizia il progetto di riqualificazione che riguarda 13 ettari di bosco, curato da “Terna Rete Italia”, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, e Comune di Ameno. Il progetto è inserito nell’ambito della “Razionalizzazione della rete elettrica in Val d’Ossola Sud” e riguarda una “compensazione ambientale” su 30 ettari di territorio per un investimento di oltre 100 milioni di euro. Ad Ameno l’intento è quello di valorizzare la funzione turistica e storica, introducendo un miglioramento paesaggistico. Concluso l’intervento, seguiranno tre anni di manutenzione, a garanzia di un risultato duraturo. Avviati ufficialmente i lavori di riqualificazione del patrimonio boschivo del Parco del Monte Mesma (Riserva Naturale Speciale), costituito anche da fondi privati che, negli anni, erano stati “per lo più trascurati e tali da bloccare o rendere pericoloso il percorso dei sentieri o delle vie in selciato in caso di vento o di forte pioggia”. Il progetto, curato da “Terna Rete Italia”, guidata da Flavio Cattaneo, in convenzione con il Comune di Ameno, riguarda 13 ettari di bosco (è esclusa parte della proprietà del Convento francescano situato sulla sommità del monte, cui provvedono gli stessi Frati). Concluso l’intervento, seguiranno tre anni di manutenzione, a garanzia di un risultato duraturo. Il progetto (che comprende anche i lavori sulla linea Cadorna, a Ornavasso, sistema difensivo costruito tra il 1915 e il 1918, danneggiato da un incendio) è inserito nell’ambito della “Razionalizzazione della rete elettrica in Val d’Ossola Sud” e riguarda una “compensazione ambientale” su complessivi 30 ettari di territorio. Ad Ameno l’intento è quello di valorizzare la funzione turistica e storica, introducendo un miglioramento paesaggistico in un’area caratterizzata dalla presenza di due Vie Crucis. Negli anni, infatti, i Francescani che da secoli dimorano nel luogo, hanno effettuato restauri ad edifici, vie Crucis, Cappelle, in un luogo deputato alla spiritualità e alla cultura, frequentato da turisti, fedeli e studiosi. All’avvio dei lavori, il sindaco uscente, Micaela Gerardi, ha voluto ringraziare la Direzione di Terna (con gli ingegneri Francesco Testa e Andrea Sarrapico e la dottoressa Nicoletta Rivabene) e il progettista e direttore dei lavori, Guido Locatelli. Inoltre il comandante del Corpo Forestale di Gozzano, Massimo Rovedone, la dottoressa Lidia Coniglio (a capo delle Guardie della Riserva) e due impiegate del Comune, Daniela Scapardini e Stefania Fantini, autrici delle ricerche per risalire ai proprietari dei fondi che hanno aderito a questo programma. Il Monte Mesma offre un’atmosfera di “particolare sacralità, pace, convivialità” e dal parco sono molti gli itinerari suggestivi, anche attraverso la via Francigena, che giungono sin al lago. Il padre provinciale, Gabriele Trivellin ofm, ha tra l’altro ricordato in un libro che «chi vuol conoscere il Mesma deve forse fuggire dalla prosa del quotidiano, per danzare al ritmo della poesia». “Le due riqualificazioni rientrano – si legge in un comunicato – nel progetto di razionalizzazione in Val D’Ossola Sud, per cui “Terna Rete Italia” ha investito oltre 100 milioni di euro. Per migliorare la qualità e la sicurezza del servizio elettrico sono stati costruiti 105 km di nuovi elettrodotti a valle di Pallanzeno (213 km le linee smantellate risalenti al 1920-1930). L’intervento ha riguardato una porzione di collegamenti impegnati sia nell’importazione di energia elettrica dalla Svizzera sia nel trasporto della produzione idroelettrica locale”. FONTE: Corriere di Novara

  • Cattaneo Flavio: a garantire il miglior rendimento è ancora Terna

    Reti di trasmissione energetica, occhiali o tubi in acciaio. Chiunque avesse puntato sulle aziende leader di questi settori raccoglierebbe a Piazza Affari un investimento più che raddoppiato. Secondo Il Sole 24 Ore a garantire il miglior rendimento è ancora Terna, la società guidata da Flavio Cattaneo, che mette a segno un ritorno complessivo dell’investimento del 163% con un andamento sui listini che segna +68%.

    Reti di trasmissione energetica, occhiali o tubi in acciaio. Chiunque avesse puntato sulle aziende leader di questi settori quando la crisi era ancora lontana raccoglierebbe a Piazza Affari un investimento più che raddoppiato. Basta guardare i dati (su fonte Bloomberg) che indicano il total shareholder return (misura del valore creato da un’impresa per i propri azionisti che somma i guadagni della performance di Borsa ai dividendi pagati) da gennaio 2006 ad oggi per le maggiori quotate: a garantire il miglior rendimento è Terna, la società, guidata da Flavio Cattaneo, che gestisce la rete elettrica nazionale e che mette a segno un ritorno complessivo dell’investimento del 163% con un andamento sui listini che segna +68%. Cresce del 119%, invece, un leader del made in Italy come Luxottica (aiutato da un +90% in Borsa), mentre poco più sotto (ma garantendo comunque il raddoppio dell’investimento) ci sono Snam (106% di Tsr con +30% sui listini) e Tenaris (100% con un +73% di performance in Borsa).

    Insomma in sei anni e mezzo certamente turbolenti chi ha creato maggior valore per gli azionisti sono le eccellenze della moda e le reti e i servizi per l’energia, come dimostra anche il buon posizionamento di Saipem (82% di total shareholder return con una crescita del 55% sui listini). Una tendenza evidenziata non solo nel lungo periodo – capace di depurare i risultati dalle fluttuazioni di borsa e dalla crisi finanziaria – ma anche nel breve. Certo se analizziamo i dati del solo 2013 si vede come il recupero borsistico di alcuni settori abbia trainato titoli più penalizzati in un arco lungo di tempo (i big bancari come Unicredit e Intesa a fronte di un ritorno totale negativo dal 2006 ad oggi, segnato rispettivamente un +20 e un +16% da inizio anno), ma il settore amplio dell’energia e delle utility tiene: escludendo infatti il +33% nella creazione di valore totale messo a segno ancora una volta da Luxottica (grazie a un +31% sui listini da inizio anno), troviamo di seguito titoli come Enel GP (+18% di ritorno complessivo grazie al +16% di Borsa) e ancora una volta Terna che fa segnare +16,3% sia a Piazza Affari che in termini di total shareholder return.

    La società del resto si posiziona fra le prime in termini di rendimento di Borsa e di creazione di valore per gli azionisti anche se si guarda al 2012, quando il gestore della rete elettrica ha fatto segnare un Tsr del 25%, dato superiore a quello di altri big del settore energetico: Enel per esempio conta con un total shareholder return del 6,9% nel 2012 con un dato che diventa negativo del 6,2% nel 2013; Eni, invece passa dal 22% dello scorso anno al 3,8% di quest’anno.

    FONTE: Il Sole 24 Ore