Tag: carceri

  • Opensun, il 1° ottobre sarà inaugurata l’aula multimediale nel Carcere di Modica (RG)

    logoLunedì 1° ottobre alle ore 11.00 nella Casa Circondariale di Modica (Via Don Bosco, 43) sarà presentata alla stampa una nuova aula multimediale, espressamente realizzata per i detenuti nell’ambito del Progetto Opensun.
    Ideato dall’azienda modicana Sudplus, Opensun è realizzato in collaborazione con l’Istituto tecnico commerciale “Archimede”, il Comune di Modica, Legambiente, l’Associazione So.Li.Ra. (Software libero Ragusa) e il Consorzio RAEcycle. L’Azione pilota punta alla rigenerazione di computer obsoleti a fini di utilità pubblica e sociale. L’obiettivo è stimolare comportamenti ecosostenibili nei cittadini e nelle Pubblche Amministrazioni.
    All’inaugurazione dell’aula interverranno la Direttrice della Casa Circondariale di Modica Giovanna Maltese, il titolare della Sudplus Adriano Spadaro, il sindaco di Modica Antonello Buscema, il Direttore commerciale e marketing di RAEcycle Lorenzo Zubani, il preside dell’ITC Archimede Rosolino Balestrieri e il Presidente dell’Associazione So.Li.Ra. Mario Di Raimondo.
    La nuova aula, allestita all’interno del Carcere, consentirà di svolgere varie attività educative e formative per i reclusi, tra cui anche corsi di informatica sui sistemi Open source. Otto le postazioni informatiche realizzate con PC raccolti nell’ambito del progetto e “rigenerati” grazie all’intervento dei tecnici di So.Li.Ra. che hanno installato sulle macchine una versione del sistema operativo Linux denominata Debian-Edu, provvista di centinaia di programmi Open source a carattere educativo.
    Nel corso della presentazione, inoltre, sarà distribuito del materiale informativo sul progetto e sarà data notizia delle altre postazioni informatiche realizzate negli uffici del Comune nell’ambito di Opensun, che andranno ad aggiungersi all’aula multimediale inaugurata recentemente presso l’Itc “Archimede”.

    Info e contatti

    Sudplus, Via Risorgimento 4, Modica (RG)

    tel. 0932753172

    mail: [email protected]

    web: http://www.sudplus.it/index.php/chi-siamo/opensun.html

  • POLIZIA PENITENZIARIA : Manna (Li.Si.A.P.P.) Edilizia penitenziaria tutto fermo – Intanto continuano le aggressioni al personale.

    Oltre un anno fa veniva sbandierato il Piano carceri con l’ampliamento e la realizzazione di nuovi penitenziari per far fronte all’emergenza sovraffollamento messo in cantiere dal Governo, non finisse come il piano caserme (nuove stazioni dei carabinieri in mezza Italia, per dare più sicurezza ai cittadini, un progetto ipotizzato nel 2004 e non ancora ultimato. Intanto afferma il Dott. Mirko MANNA Segretario Generale del Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziaria LiSiAPP, organizzazione sindacale di categoria, continuano i suicidi dietro le sbarre.
    Ciò stante , rimarca il Segr. Gen. LiSiAPP siamo ad oltre 40 del 2011 e fa si che sia un bilancio, fallimentare, di quel piano rimasto l’ennesimo elenco di buoni propositi e protocolli di intesa senza futuro.
    “Oggi – scrive Manna -, un anno e quattro mesi dopo, i detenuti sono 67.648, cioè 2.658 in più rispetto al numero per cui la situazione fu accostata a una calamità. E i posti in più? Pochi, pochissimi. C`è chi dice duemila, con un`approssimazione probabilmente per eccesso, ma sarebbe comunque una cifra inferiore all`incremento degli «ospiti».
    Dunque la realtà è peggiorata.
    Ma non solo per la crescita dei detenuti, ma anche sottolinea il Segr. Gen. del LiSiAPP aumentano di giorno in giorno le aggressioni agli operatori di polizia che tra mille difficoltà riescono a mantenere l’ordine all’interno delle strutture penitenziarie anche subbendo queste vile aggressioni frutto di una carente impalcatura istituzionale.
    Parte delle nuove prigioni – continua Manna – che si è riusciti a costruire sono vuote perché mancano i soldi per metterle in funzione. E soprattutto manca il personale della polizia penitenziaria. Sempre nel gennaio 2010 il ministro della Giustizia Alfano dichiarò che a breve sarebbero entrati in servizio altri duemila agenti. A luglio ribadì la promessa, abbassando i reclutamenti «in prima battuta» a mille. Sono passati altri nove mesi, e ancora si attende l`ingresso di nuovi agenti.
    Attualmente sono in corso le selezioni alcune centinaia di allievi agenti provenienti dalle forze armate. Ma tutto ciò non basta.
    Quando arriveranno il grosso promesso?, paventa qualcuno, saranno meno di quelle che nel frattempo hanno lasciato il servizio per raggiunta pensione o altri motivi. Sono i numeri di una crisi che l`annunciato impegno del governo non è riuscito a scalfire. Di cui la politica generalmente si disinteressa – a parte pochi esponenti sparsi nei diversi partiti -, ma che continua a lasciare il personale di polizia penitenziaria in condizioni al limite della sopportazione.
    La politica è sorda anche ai suoi stessi proclami e così mentre, noi viviamo in una logica fatta di annunci, gli operatori sono chiamati sempre in qualsiasi momento a mantenere l’ordine e la legalità all’interno delle strutture penitenziarie, e quando si scaldono gli animi nella società oltre le mura a pagare in primis sono sempre gli agenti di polizia penitenziaria con le aggressioni.
    Infine aggiunge Manna non dimentichiamo che gli operatori di polizia sono chiamati a sventare numerosi tentativi di suicidi. Questa è l’Italia, ha 150 anni di battaglie civili vinte, ma è come se fosse nata ieri avendo già perso.

  • POLIZIA PENITENZIARIA : ANCORA VERA EMERGENZA E CONDIZIONI INSOSTENIBILE NEGLI ISTITUTI PENITENZIARI

    SICUREZZA – LISIAPP , La situazione nelle carceri italiane, come noto, è ormai da tempo al limite del tollerabile, un problema quanto mai impellente, spesso trascurato in passato a vantaggio di altri fattori sociali e che oggi rischia di esplodere come una bomba ad orologeria. A sottolinearlo e il Dr. Mirko Manna Segretario Generale del LiSiAPP (Libero Sindacato Appartenenti PoliziaPenitenziaria) il quale rimarca che il numero attuale di detenuti è di 67.318, a fronte di un limite regolamentare che imporrebbe di non superare 45.059: Un surplus di 22.259 detenuti in più rispetto alla massima capienza che determina un indice medio nazionale di affollamento pari al 49,4 % a questo – continua Manna non bisogna dimenticare che la percentuale di stranieri è molto alta pari a 27.152 . I numeri sono impietosi, dichiara il Segretario Generale, sono un giusto specchio di una realtà problematica, e servono continua la nota – a spiegare i recenti fatti di cronaca che hanno visto l’attuale governo costretto a proclamare lo stato di emergenza carceri.

    I fatti di cronaca spiega Manna – sono sotto gli occhi di tutti dagli operatori di polizia penitenziaria che in prima persona soffrono di questa situazione di vera emergenza a tutte le figure professionali che ruotano attorno al mondo penitenziario.

    L’anno è iniziato nel peggior modo ma non tanto diverso da quello appena trascorso continua il Segr. Gen. con 14 suicidi, 201 tentati suicidi e 1087 autolesioni.

    Ad aggravare il quadro complessivo concorrono i 59 episodi di aggressioni in danno di poliziotti penitenziari, che contano 39 unità ferite che hanno riportato ferite giudicate guaribili oltre i sette giorni.

    La gravissima deficienza organica della polizia penitenziaria, stimata intorno alle 6900 unità, non solo determina carichi di lavoro insostenibili – conclude il Segretario Generale del Li.Si.A.P.P. ma produce effetti devastanti per la società civile e per l’ordine pubblico.

  • Tre mesi di carcere per un filone di pane, la polemica di De Pierro


    Roma – “Rimango sconcertato davanti a notizie di questo tipo.
    Chi ruba oggetti per un valore di uno o due euro, si ritrova in carcere, com’e successo già qualche tempo fa, quando una persona è stata condannata a tre anni di reclusione per avere rubato un pacco di biscotti”. Queste le parole con le quali, Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, ha commentato la notizia di un barbone arrestato, mentre era ricoverato all’ospedale Santo Spirito, per fargli scontare una pena residua di tre mesi perché aveva rubato un filone di pane in un supermercato romano, nel quartiere di Monte Mario.

    “Per fortuna non sono situazioni molto diffuse – continua De Pierro – e trattandosi di notizie eccezionali trovano ampio spazio sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Nulla da eccepire per quanto riguarda il livello giuridico, perché il giudice applica alla lettera il codice, ma sicuramente a livello logico si percepisce chiaramente che c’è qualcosa che non va, se poi chi ruba miliardi, o si sottrae al fisco per cifre molto più consistenti, grazie a sotterfugi, leggi ad hoc e cavilli giudiziari, riesce spesso a farla franca.

    Un’iniquità di trattamento, indubbiamente preoccupante, anche perché spesso per la pena relativa ai reati di poco conto si va a determinare un sovraffollamento delle carceri, che sta portando le strutture al collasso. Se il reo è responsabile di un reato più o meno lieve è lo Stato che poi si trova nella posizione incredibile e imbarazzante di violare la legge. Ad esempio spesso non viene rispettato il principio di territorialità della pena.

    Per ritornare al barbone che sta scontando i tre mesi di reclusione, a quanto pare nel braccio infermeria del penitenziario, ci sono da fare alcune riflessioni.

    Non dimentichiamo che il valore di quel filone di pane viene abbondantemente ripagato al supermarket dai cittadini, con l’imposizione del pagamento della busta, che reca tra l’altro la pubblicità del supermercato stesso, contro cui noi dell’Italia dei Diritti stiamo portando avanti una battaglia da diverso tempo. Secondo i nostri calcoli questo stratagemma farebbe incassare circa 60.000 euro in più all’anno ad ogni esercizio. L’altra faccia della vicenda ha dell’incredibile. Per un furto di una oggetto dal valore inferiore ai due euro lo Stato si ritrova a spendere un cifra molto più sostanziosa per la detenzione del barbone. È probabile che al termine della pena – conclude il presidente del movimento – l’uomo esprima la volontà di rimanere in carcere, con un letto e un pasto caldo assicurato, per non essere di nuovo costretto a rubare un tozzo di pane per mangiare”.

  • Braccialetti ai detenuti, De Pierro condivide le perplessità di Maroni


    Il presidente di Italia dei Diritti: “Un provvedimento assurdo che non porterebbe a risultati concreti”

    La nuova proposta avanzata dal ministro della Giustizia Angelino Alfano in merito ad una soluzione per il sovraffollamento delle carceri continua a fare scalpore e a suscitare polemiche.

    Dopo aver prospettato l’idea di rimandare a scontare la pena nei loro Paesi i detenuti stranieri che si trovano nelle carceri italiane, il ministro conferma le dichiarazioni apparse su un quotidiano in merito al braccialetto per detenuti che “garantirà una maggiore sicurezza nelle nostre città”. La questione però ha sollevato un gran polverone, alimentato successivamente dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni il quale si è detto a favore del braccialetto elettronico “solo se avrò la garanzia che le evasioni saranno zero”. Mentre si sta studiando ciò che accade in Francia, dove il braccialetto è già contemplato, il ministro Maroni esprime le sue perplessità, tenendo conto dei costosissimi test effettuati dal Governo Prodi nel 2001 che non hanno portato risultati rilevanti. “Sono pienamente d’accordo con la reazione del ministro Maroni- ha dichiarato il presidente del movimento Italia dei Diritti, Antonello De Pierro- il quale attraverso le sue parole ha lasciato trasparire scetticismo e dubbi. Quello del braccialetto elettronico è un provvedimento assurdo che non andrebbe a migliorare la situazione e sono fermamente contrario ad esso. E’ l’ennesima prova di amnistia mascherata. Come lo è l’arresto domiciliare, una sanzione in controtendenza con lo stesso concetto di pena, la quale diventerebbe incerta e facilmente evitabile, e nello stesso tempo il detenuto agli arresti domiciliari potrebbe ancora una volta delinquere. Per quanto riguarda la proposta di far scontare la pena nei propri Paesi agli stranieri condannati in Italia- ha concluso De Pierro- sono ancora una volta contrario, poiché non ci sarà mai la certezza né che la scontino realmente, nè che una volta espulsi essi non ritornino di nuovo in Italia e di nuovo a piede libero. Quello che si cerca di dare con queste proposte è un messaggio sbagliato e io non sono d’accordo”.