Tag: carcere

  • Alviero Martini accompagnato dal relatore Salvo Nugnes parla in conferenza al Teatro del carcere di Milano Bollate – Agenzia Promoter

    Il grande stilista Alviero Martini, esponente illustre della moda “Made in Italy” sarà ospite del Direttore Massimo Parisi presso la Sala Teatro della II Casa di Reclusione di Milano, in via Cristina Belgioioso 120 a Milano, per parlare in una conferenza autobiografica dal titolo “Un sogno. Il mondo in valigia“. l’iniziativa a scopo benefico solidale, si terrà Venerdì 31 Maggio 2013, alle ore 19.00, con la partecipazione, in qualità di relatore, del manager Salvo Nugnes Direttore di Agenzia Promoter e Agente di noti personaggi.

    Martini racconterà il suo cammino di vita professionale svelando tanti curiosi e interessanti aneddoti. È conosciuto in tutto il mondo come l’ideatore della celebre linea “Prima Classe” e rappresenta un modello di uomo che si è saputo fare e inventare da solo anche ascoltando i preziosi insegnamenti della madre che lo esortava ad imparare a rialzarsi e a sorridere sempre dopo le cadute. Nasce in un paese vicino a Cuneo da una famiglia di contadini e inizia presto a lavorare per dare supporto economico in casa. Svolge molteplici attività, da garzone di sartoria comincia a disegnare, tagliare e cucire e quando durante l’allestimento di una vetrina ritaglia e incolla su una vecchia valigia una carta geografica acquistata a mosca, realizza un’idea geniale che aveva in serbo da molti anni. Nasce così il marchio “Prima Classe” un’invenzione illuminante che gli regala fama internazionale e gli crea contatti e amicizie altisonanti con vip e membri del jet set suoi entusiasti ammiratori ed estimatori.

    Attualmente Martini sta promuovendo il nuovo brand denominato “Alv” acronimo di “Andare Lontano Viaggiando” che è una significativa evoluzione delle creazioni ispirate all’amore per il viaggio, poiché utilizza la stampa dei timbri dei suoi passaporti riprodotta su pellame, tela, tessuto come un inno simbolico a questa viscerale passione.

    Tra i numerosi tributi di elogio a lui dedicati Ornella Vanoni ha dichiarato “Alviero è arrivato dai campi alla città con la valigia della speranza e la sua carriera testimonia che i sogni si possono realizzare“.

  • ALESSANDRO MELUZZI E SALVO NUGNES OSPITI IN CONFERENZA A SAN VITTORE

    Il professor Alessandro Meluzzi e il manager Salvo Nugnes sono stati ospiti nel carcere di San Vittore, a Milano, per tenere una conferenza davanti ai detenuti, Mercoledi’ 17 aprile 2013.

    l’evento è inserito nel calendario di iniziative culturali organizzate da Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter, nel contesto penitenziario.

    Sul concetto famiglia Meluzzi dichiara “nella vecchia famiglia il senso della vita era qualcosa che si costruiva nella donazione e nella proiezione fuori di sé, nell’accoglienza. La famiglia consegna un uomo e una donna, disarmati da qualche riferimento trascendente e oggettivante, alla tempesta della loro soggettività momentanea. C’è qualcosa che va al di là di noi persino al di là della nostra legittima ricerca della felicità, perché c’è un orizzonte di senso che va oltre i confini del nostro sé. Questa è la grande scommessa della famiglia. È una scommessa in cui è coinvolto il vero amore“.

    Meluzzi ritiene che in passato la famiglia era ancorata a un’oggettività garantita da due fattori, la tradizione cioè l’appartenenza a una dimensione identitaria basata sulla memoria e dai bisogni oggettivi di sopravvivenza. In tutte le culture pretecnologiche la famiglia era un’unità di sopravvivenza. Lo psichiatra spiega “non possiamo parlare razionalmente di famiglia se non accettiamo il fatto che, essa è un’unità di sopravvivenza personale e interpersonale, destinata per sua stessa natura a riverberarsi sul mondo sociale che lo circonda.”

    E aggiunge “anticamente, spesso la famiglia rimaneva insieme, perché era molto difficile scioglierla. C’era una rete di protezione sociale fatta di convenzioni e di scomuniche ambientali. Perciò due persone che si erano scelte erano obbligate a finire il cammino insieme. Non tutto era assolutamente il risultato di un’imposizione, certamente il matrimonio si basava anche sul sacrificio“.

    Meluzzi afferma “il fatto che un amore possa avere in sé un seme o una scintilla di eternità non è una scommessa ideologica, non è un tema che riguarda solo il mistero della fede e della divina umanità, ma riguarda un bisogno che nel cuore dell’uomo si esprime sempre liberamente“. E citando Prevert dice “La vita è una ciliegia, la morte il suo nocciolo, l’amore il ciliegio“.

  • PREMIO ISTITUZIONALE PER PADRE ENZO DURANTE LA CONFERENZA A SAN VITTORE

    In occasione della Conferenza tenutasi Venerdì 22 Marzo 2013 presso il carcere di San Vittore a Milano, Padre Enzo Fortunato, Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi e popolare volto di Rai1, ha ricevuto una prestigiosa targa istituzionale “Per il Suo quotidiano impegno nella diffusione degli insegnamenti di San Francesco d’Assisi” da Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter ed organizzatore dell’evento.

    Padre Enzo, accolto calorosamente, ha parlato delle riflessioni e meditazioni per la vita quotidiana raccolte nel suo libro “Siate amabili” che sono state inserite all’interno degli editoriali della rivista “San Francesco Patrono d’Italia” portando un messaggio di profonda speranza, intensa conversione e radicata fede, fondate sugli insegnamenti perpetrati dal Santo. Padre Enzo spiega “Non esiste strada più solenne della vita di tutti i giorni per ridare bellezza alla nostra umanità attraverso sani pensieri, nobili gesti e soprattutto una fede che, si sforza di essere coerente, una fede colorata di amabilità francescana“.

  • CALOROSA ACCOGLIENZA PER PADRE ENZO FORTUNATO A SAN VITTORE A MILANO

    Venerdì 22 Marzo 2013 Padre Enzo Fortunato, Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi e conduttore della Rubrica “Tg1 Dialogo” su Rai1, ha tenuto una conferenza dinanzi ai detenuti del carcere di San Vittore a Milano, con l’organizzazione di Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter. L’evento si è svolto come iniziativa culturale d’intrattenimento, nel contesto penitenziario.

    Padre Enzo, accolto calorosamente, ha parlato delle riflessioni e meditazioni per la vita quotidiana raccolte nel suo libro “Siate amabili” che sono state inserite all’interno degli editoriali della rivista “San Francesco Patrono d’Italia” portando un messaggio di profonda speranza, intensa conversione e radicata fede, fondate sugli insegnamenti perpetrati dal Santo. Padre Enzo spiega “Non esiste strada più solenne della vita di tutti i giorni per ridare bellezza alla nostra umanità attraverso sani pensieri, nobili gesti e soprattutto una fede che, si sforza di essere coerente, una fede colorata di amabilità francescana“.

    Durante l’incontro, Padre Enzo ha commentato con gioia l’elezione di Papa Francesco dichiarando “Chiamarsi Francesco, è un segnale molto forte. Mezzo secolo fa Giovanni XXIII venne a pregare sulla tomba del Santo e spiegò che, nel nome di Francesco è riassunta in una sola parola il ben vivere, l’insegnamento di come dobbiamo metterci in comunicazione con Dio e con gli uomini. Nel 1978 Papa Wojtyla disse che, il Papa a motivo della sua missione deve avere dinanzi, gli occhi di tutta la Chiesa universale, nelle varie parti del globo e ha bisogno in modo particolare dell’aiuto del Patrono d’Italia, dell’intercessione di San Francesco”.

  • AGENZIA PROMOTER ORGANIZZA A SAN VITTORE LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “DIECI UOMINI PER MARILYN MONROE” DI MONTI E MONTERMINI

    Grande partecipazione da parte dei detenuti del San Vittore, a Milano, che, grazie all’organizzazione di Salvo Nugnes, relatore dell’evento e Direttore di Agenzia Promoter, hanno assistito alla presentazione del libro “Dieci uomini per Marilyn Monroe” degli autori Morgana Montermini ed Enrico Monti.

    L’incontro si è tenuto durante la mattinata di Giovedì 7 Febbraio 2013, presso il noto carcere, dove i due scrittori, da sempre appassionati della grande Diva, hanno offerto ai reclusi, un momento ricreativo e di svago, raccontando uno spaccato della vita di Marilyn, riflesso nelle storie di dieci uomini che durante la sua straordinaria, quanto breve esistenza, l’hanno amata o semplicemente avuta. Da Joe di Maggio al Presidente John Kennedy, da Frank Sinatra al commediografo Arthur Miller e gli altri, che hanno impresso un sigillo significativo nel suo percorso esistenziale.

    Non solo parole, ma anche musica. Infatti, insieme ad Ermanno Bellucci, Enrico e Morgana, che oltre che scrittrice è pure cantante, hanno dato un assaggio dello spettacolo teatral-musicale omonimo al libro, nel quale vengono descritti aneddoti, episodi e vicende su Marilyn Monroe, come una sorta di diario di bordo, recitando, in accompagnamento con la chitarra acustica, una poesia di Pierpaolo Pasolini a Lei dedicata.

  • AGENZIA PROMOTER PRESENTA PRESSO IL CARCERE SAN VITTORE IL LIBRO “DIECI UOMINI PER MARILYN MONROE”

    Giovedì 7 Febbraio 2013, il carcere di San Vittore, a Milano, ospiterà la presentazione del libro, scritto da Morgana Montermini e Enrico Monti “Dieci uomini per Marilyn Monroe” (Incontri Editrice). L’evento si colloca all’interno delle numerose iniziative culturali e d’intrattenimento, offerte ai detenuti ed è organizzato da Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter.

    Il libro è dedicato alla famosa attrice, come riconoscimento simbolico, da parte dei due autori, che, da sempre, nutrono un’intensa passione e ammirazione per Marilyn e desiderano rivalutarne l’immagine, spesso ingiustamente oscurata, sia come donna, sia come professionista. Protagonisti dei racconti, in forma di dialoghi e monologhi, sono i dieci uomini più importanti ed influenti, nella complessa vita di Marilyn, che hanno impresso un profondo sigillo: da Joe di Maggio al Presidente John Kennedy, da Frank Sinatra al commediografo Arthur Miller, da Yves Montand a Clark Gable e gli altri, che l’hanno amata o semplicemente avuta.

    Come spiega Morgana Montermini, che è musicista e cantautrice “Nel libro vengono descritte le storie intime e personali di questi uomini, che parlano di e con Marilyn dall’aldilà, in un mondo dove non esistono barriere, regole e nascondigli dell’anima. Un luogo, in cui l’uomo e la sua anima sono liberi, di raccontare e raccontarsi“.

    Enrico Monti afferma “Negli anni Marilyn è rimasta la mia dolce, perenne ossessione. Ho voluto restituire Marilyn alla dimensione umana sua propria, una donna semplice e complicata, alla perenne ricerca di se stessa. Questo libro, con la collaborazione della musicista Morgana Montermini, è il mio piccolo dono ad una donna, che ho amato e sognato, per regalarle perle di felicità, pace e amore, lontano dalle miserie terrene, che tanto l’hanno fatta soffrire“.

    Il libro è diventato anche uno spettacolo teatral-musicale, con l’omonimo titolo, interpretato dalla Montermini e da Monti, nel quale vengono svelati interessanti aneddoti, episodi e vicende, riguardanti la diva, come una sorta di diario di bordo, corredato da una proiezione originale, che funge da cornice scenografica.

  • Fratello ucciso da Polizia? L’Italia dei Diritti si stringe attorno a Marinelli


    Il presidente del movimento Antonello De Pierro esprime la sua solidarietà al responsabile per il Lazio e per la Tutela dei Consumatori e chiede che sia accertata la verità: “Se ci sono state delle responsabilità auspichiamo che vengano accertate e che chi ha sbagliato paghi in maniera esemplare. Condividiamo con Vittorio il dolore per la grave perdita subita e soprattutto l’impegno affinché, per una vita spezzata troppo presto, sia fatta giustizia”

    Roma – Una gravissima tragedia ha colpito Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio e per la Tuteladei Consumatori dell’Italia dei Diritti. Suo fratello Luigi, 48 anni, è deceduto in circostanze ancora da chiarire, ma che, alla luce di alcuni elementi emersi nell’arco temporale che ha visto il divenire progressivo degli eventi fino al tragico epilogo, allungano pesanti ombre di dubbio sull’operato di qualcuno tra gli agenti di polizia intervenuti. Il germano dell’esponente del movimento extraparlamentare, invalido civile affetto da schizofrenia, si trovava in casa con la madre, un alto dirigente ministeriale in pensione, con cui stava discutendo e sembra che avesse minacciato di usare le mani. La donna, per evitare il peggio, allertava il 113 che inviava sul posto del personale in divisa. A quanto pare sembrerebbe che i primi agenti intervenuti abbiano applicato alla lettera quanto stabilito dal protocollo di intervento e sarebbero riusciti a calmare l’uomo conquistandone la fiducia. La situazione sarebbe poi precipitata quando lo stesso avrebbe chiesto di allontanarsi per raggiungere la sua compagna. Qui, alla presenza del fratello Vittorio, di professione avvocato, giunto da pochi minuti, gli sarebbe stato impedito, giustamente oseremmo dire, in quanto sembra che questi fosse ancora un po’ su di giri. Ma questo rifiuto avrebbe scatenato la sua reazione, che sembra abbia ricominciato ad agitarsi, trattenuto a fatica da tre agenti, che non riuscendo da soli a gestire la situazione, avrebbero chiamato rinforzi. E’ qui il punto da cui inizia il modus operandi contestato dalla famiglia, che parla di analogie col caso Adrovandi, il diciottenne di Ferrara percosso e ucciso da quattro poliziotti poi condannati per i fatti loro contestati. Infatti pare sia giunto sul posto un altro agente di corporatura molto robusta, un vero energumeno, che sarebbe saltato addosso all’uomo ammanettandolo e bloccandolo violentemente contro la porta spingendo con il ginocchio contro la sua schiena. Secondo quanto riferito dal dirigente dell’Italia dei Diritti, suo fratello avrebbe iniziato a sentirsi male, diventando cianotico, con lapalissiane difficoltà respiratorie, e lui avrebbe iniziato a gridare chiedendo di togliere subito le manette, ma pare non ci fossero le chiavi, portate poi da altri agenti. Quando queste sono state rimosse non c’era più nulla da fare, se non un maldestro tentativo di rianimazione che sembra che gli agenti abbiano cercato di fare tramite un massaggio cardiaco. Dulcis in fundo l’arrivo dell’ambulanza, dopo circa un’ora, il decesso del malcapitato, un esame autoptico da cui risulterebbero diverse costole rotte e un’emorragia epatica.

    A testimoniare la vicinanza di tutto il movimento a Vittorio Marinelli e alla sua famiglia è intervenuto il presidente Antonello De Pierro: “Alla luce dei fatti emersi, tutti naturalmente da accertare, parlare di analogie con il caso Aldrovandi mi sembra un po’ azzardato, lì si trattò di violenza gratuita, deprecabile e brutale contro un ragazzo inerme in una congiuntura di grave sottomissione psicologica della vittima, con la capacità di reagire annientata dal terrore del frangente e dal dolore delle percosse, da parte di quattro agenti che purtroppo, per quanto ne sappia, sono ancora in servizio. Qui la situazione è molto diversa, se non nella causa del decesso, che con ogni probabilità è da attribuirsi a ipossia per compressione toracica a causa della postura a cui la vittima è stata costretta suo malgrado. Ciò non toglie che, in base agli elementi testimoniali oculari riferitici da Vittorio, qualcosa nell’applicazione del protocollo procedurale sia stata disattesa. Indubbiamente qualcuno ha superato i limiti concessi dalla codifica normativa. Il tutto, compreso l’inspiegabile ritardo dell’ambulanza, ha causato la morte di una persona. Se ci sono state delle responsabilità auspichiamo che vengano accertate e che chi ha sbagliato paghi in maniera esemplare. Eventi tragici come questo in un paese civile non possiamo accettare che avvengano, è necessaria una maggiore professionalità, perché purtroppo l’approssimazione e la superficialità regnano sovrani. Ci stringiamo attorno a Vittorio Marinelli, che è una delle colonne portanti dell’Italia dei Diritti, e alla sua famiglia, condividendo il dolore per la grave perdita subita e soprattutto l’impegno affinché, per una vita spezzata troppo presto, sia fatta giustizia, dopo aver appurato le eventuali colpe dirette o indirette”.

  • POLIZIA PENITENZIARIA : Manna (Li.Si.A.P.P.) Edilizia penitenziaria tutto fermo – Intanto continuano le aggressioni al personale.

    Oltre un anno fa veniva sbandierato il Piano carceri con l’ampliamento e la realizzazione di nuovi penitenziari per far fronte all’emergenza sovraffollamento messo in cantiere dal Governo, non finisse come il piano caserme (nuove stazioni dei carabinieri in mezza Italia, per dare più sicurezza ai cittadini, un progetto ipotizzato nel 2004 e non ancora ultimato. Intanto afferma il Dott. Mirko MANNA Segretario Generale del Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziaria LiSiAPP, organizzazione sindacale di categoria, continuano i suicidi dietro le sbarre.
    Ciò stante , rimarca il Segr. Gen. LiSiAPP siamo ad oltre 40 del 2011 e fa si che sia un bilancio, fallimentare, di quel piano rimasto l’ennesimo elenco di buoni propositi e protocolli di intesa senza futuro.
    “Oggi – scrive Manna -, un anno e quattro mesi dopo, i detenuti sono 67.648, cioè 2.658 in più rispetto al numero per cui la situazione fu accostata a una calamità. E i posti in più? Pochi, pochissimi. C`è chi dice duemila, con un`approssimazione probabilmente per eccesso, ma sarebbe comunque una cifra inferiore all`incremento degli «ospiti».
    Dunque la realtà è peggiorata.
    Ma non solo per la crescita dei detenuti, ma anche sottolinea il Segr. Gen. del LiSiAPP aumentano di giorno in giorno le aggressioni agli operatori di polizia che tra mille difficoltà riescono a mantenere l’ordine all’interno delle strutture penitenziarie anche subbendo queste vile aggressioni frutto di una carente impalcatura istituzionale.
    Parte delle nuove prigioni – continua Manna – che si è riusciti a costruire sono vuote perché mancano i soldi per metterle in funzione. E soprattutto manca il personale della polizia penitenziaria. Sempre nel gennaio 2010 il ministro della Giustizia Alfano dichiarò che a breve sarebbero entrati in servizio altri duemila agenti. A luglio ribadì la promessa, abbassando i reclutamenti «in prima battuta» a mille. Sono passati altri nove mesi, e ancora si attende l`ingresso di nuovi agenti.
    Attualmente sono in corso le selezioni alcune centinaia di allievi agenti provenienti dalle forze armate. Ma tutto ciò non basta.
    Quando arriveranno il grosso promesso?, paventa qualcuno, saranno meno di quelle che nel frattempo hanno lasciato il servizio per raggiunta pensione o altri motivi. Sono i numeri di una crisi che l`annunciato impegno del governo non è riuscito a scalfire. Di cui la politica generalmente si disinteressa – a parte pochi esponenti sparsi nei diversi partiti -, ma che continua a lasciare il personale di polizia penitenziaria in condizioni al limite della sopportazione.
    La politica è sorda anche ai suoi stessi proclami e così mentre, noi viviamo in una logica fatta di annunci, gli operatori sono chiamati sempre in qualsiasi momento a mantenere l’ordine e la legalità all’interno delle strutture penitenziarie, e quando si scaldono gli animi nella società oltre le mura a pagare in primis sono sempre gli agenti di polizia penitenziaria con le aggressioni.
    Infine aggiunge Manna non dimentichiamo che gli operatori di polizia sono chiamati a sventare numerosi tentativi di suicidi. Questa è l’Italia, ha 150 anni di battaglie civili vinte, ma è come se fosse nata ieri avendo già perso.

  • Tre mesi di carcere per un filone di pane, la polemica di De Pierro


    Roma – “Rimango sconcertato davanti a notizie di questo tipo.
    Chi ruba oggetti per un valore di uno o due euro, si ritrova in carcere, com’e successo già qualche tempo fa, quando una persona è stata condannata a tre anni di reclusione per avere rubato un pacco di biscotti”. Queste le parole con le quali, Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, ha commentato la notizia di un barbone arrestato, mentre era ricoverato all’ospedale Santo Spirito, per fargli scontare una pena residua di tre mesi perché aveva rubato un filone di pane in un supermercato romano, nel quartiere di Monte Mario.

    “Per fortuna non sono situazioni molto diffuse – continua De Pierro – e trattandosi di notizie eccezionali trovano ampio spazio sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Nulla da eccepire per quanto riguarda il livello giuridico, perché il giudice applica alla lettera il codice, ma sicuramente a livello logico si percepisce chiaramente che c’è qualcosa che non va, se poi chi ruba miliardi, o si sottrae al fisco per cifre molto più consistenti, grazie a sotterfugi, leggi ad hoc e cavilli giudiziari, riesce spesso a farla franca.

    Un’iniquità di trattamento, indubbiamente preoccupante, anche perché spesso per la pena relativa ai reati di poco conto si va a determinare un sovraffollamento delle carceri, che sta portando le strutture al collasso. Se il reo è responsabile di un reato più o meno lieve è lo Stato che poi si trova nella posizione incredibile e imbarazzante di violare la legge. Ad esempio spesso non viene rispettato il principio di territorialità della pena.

    Per ritornare al barbone che sta scontando i tre mesi di reclusione, a quanto pare nel braccio infermeria del penitenziario, ci sono da fare alcune riflessioni.

    Non dimentichiamo che il valore di quel filone di pane viene abbondantemente ripagato al supermarket dai cittadini, con l’imposizione del pagamento della busta, che reca tra l’altro la pubblicità del supermercato stesso, contro cui noi dell’Italia dei Diritti stiamo portando avanti una battaglia da diverso tempo. Secondo i nostri calcoli questo stratagemma farebbe incassare circa 60.000 euro in più all’anno ad ogni esercizio. L’altra faccia della vicenda ha dell’incredibile. Per un furto di una oggetto dal valore inferiore ai due euro lo Stato si ritrova a spendere un cifra molto più sostanziosa per la detenzione del barbone. È probabile che al termine della pena – conclude il presidente del movimento – l’uomo esprima la volontà di rimanere in carcere, con un letto e un pasto caldo assicurato, per non essere di nuovo costretto a rubare un tozzo di pane per mangiare”.

  • Caso Eliantonio, Ferraioli pronto a scendere in piazza per la verità


    Genova – “L’Italia dei Diritti, fedele alla sua funzione, vigilerà, anche e soprattutto attraverso la madre della giovane vittima, sull’andamento dell’indagine ed è pronta, sin da ora, a manifestare anche pubblicamente la solidarietà alla stessa”.

    E’ quanto detto da Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia di Diritti, sul triste caso Manuel Eliantonio, tornato alla ribalta delle cronache nazionali grazie all’interessamento da parte del movimento presieduto da Antonello De Pierro, il quale , in un recente intervento, ha chiesto giustizia e verità, interessando i responsabili territoriali e tenendo fede alle finalità dell’Italia dei Diritti, movimento che da sempre si occupa di tutelare i diritti dei cittadini e di sollevare di fronte all’opinione pubblica eventuali soprusi ai danni di essi.

    Una vicenda, quella di Manuel Eliantonio, assai delicata che presenta dei punti oscuri rispetto ai quali la famiglia chiede trasparenza. Chiarezza che non è stata ancora concessa nonostante la madre del ragazzo, secondo gli organi giudiziari morto suicida in carcere, abbia cercato in tutti i modi di provare la tesi secondo la quale il figlio non si sia suicidato date le vistose percosse riportate sul corpo. A debellare la motivazione ufficiale del decesso ci sarebbe, sempre a detta della madre, una lettera firmata dalla vittima e giunta ai familiari in ritardo, ovvero dopo la sua morte, che parlerebbe di abusi nei suoi confronti. Sembra infatti che Manuel subisse violenze fisiche e fosse costretto a ingerire psicofarmaci contro la sua volontà.

    “Continuiamo a chiedere chiarezza sul caso Eliantonio – dice Ferraioli – non per schierarci incondizionatamente e in maniera semplicistica dalla parte di chiunque, ma perché mi sembra legittima la richiesta della madre sulle cause della morte”.

    “Chiediamo, inoltre – aggiunge il responsabile ligure dell’Italia dei Diritti – all’amministrazione giudiziaria di rendersi quantomeno disponibile nei confronti di una famiglia che auspica una serena risoluzione di quanto accaduto. La quale può giungere esclusivamente facendo chiarezza totale senza lasciare ombre o dubbi su questa vicenda”.

    Poi aggiunge: “ Ci sembra il minimo, anche in virtù del fatto che il decesso di questo giovane è avvenuto all’interno delle mura carcerarie. E’ per tale motivo che la ricerca della verità e la trasparenza devono essere i fattori trainanti . D’altra parte siamo certi che i giudici di competenza, nella loro imparzialità, riusciranno a portare avanti un’indagine corretta che, oltre a incarnare l’espletamento della propria funzione di lavoro, ridarà almeno quel minimo di serenità alla famiglia del defunto Manuel Eliantonio”.