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  • Il caciocavallo silano dop, vero prodotto italiano.


    Il Caciocavallo Silano è uno dei più antichi formaggi a pasta filata del sud Italia, considerato che già Ippocrate disquisiva dell’arte dei Greci nella preparazione dello stesso. La denominazione “Silano” deriva, invece, dalle origini antiche del prodotto legate all’altipiano della Sila, in Calabria, zona tipica di produzione della più originale e sincera tipologia di questa delizia del gusto.

    E’ un formaggio semiduro a pasta filata, acquistabile anche in rete su www.saporidellasibaritide.it, affidabile portale di commercio elettronico di prodotti tipici calabresi, prodotto con latte di vacca di diverse razze, tra cui la Podolica, una tipica razza autoctona delle aree interne dell’appennino meridionale. La sua produzione inizia con la coagulazione del latte fresco a una temperatura di 36-38°C, usando caglio di vitello o di capretto. La fase di maturazione consiste in un’energica fermentazione lattica, la cui durata varia in media dalle 4 alle 10 ore e può dirsi completata quando la pasta è nelle condizioni di essere filata. Segue un’operazione caratteristica, consistente nella formazione di una specie di cordone, plasmato ad arte fino a raggiungere la forma definitiva, sferica, ovale o troncoconica, che varia secondo le diverse aree geografiche di produzione. Il peso è compreso fra 1 e 2.5 kg. La crosta, sottile, liscia, di marcato colore paglierino in superficie, può manifestare la presenza di leggere insenature dovute ai legacci. La pasta si presenta omogenea o con lievissima occhiatura, di colore bianco o giallo paglierino. Il sapore è inizialmente dolce fino a divenire piccante a stagionatura avanzata.

    La sua originalità e squisitezza, è stata tutelata e salvaguardata mediante passi importanti di questi ultimi anni, visto che si è anzitutto ottenuto, con decreto del Consiglio dei Ministri (10/05/1993) il riconoscimento di Denominazione di Origine; fatto seguire in successivo momento (01/07/1996) dall’ambita D.O.P. (denominazione di origine protetta) europea, che ha consentito al prodotto di poter entrare a buon titolo nel gotha di quelli che potranno fregiarsi del marchio di tutela comunitario.

    Con tale marchio si garantisce, in pratica, che quella specifica tipologia ha tutte le caratteristiche di salubrità, schiettezza e genuinità del vero Caciocavallo Silano, visto che si rispettano i principi essenziali propri del disciplinare: utilizzo di latte proveniente da bovini di un delimitato territorio; rispetto delle minuziose fasi nel processo di lavorazione relativo, secondo i canoni della vera tradizione casearia meridionale; apposizione di un fregio a fuoco sul prodotto stagionato, il classico pino dell’altopiano della Sila, una volta trascorsi i tassativi tempi tecnici di stagionatura (60/90 gg).

    Per evitare possano perpetrarsi eventuali frodi ai danni degli ignari consumatori, contestualmente ai menzionati riconoscimenti si è strutturato a Cosenza il Consorzio di Tutela Formaggio Caciocavallo Silano, al quale aderiscono numerose aziende e caseifici. Scopi principali dell’organizzazione sono, ovviamente, tutelare le aziende consorziate da eventuali “falsi” proposti in commercio, considerato che sul mercato esistono numerosi formaggi “omonimi”, ma che in realtà vengono realizzati con latte e/o cagliata di importazione; promuovere iniziative e campagne informative atte a far conoscere le peculiarità del Cacio Silano dop e delle sue caratteristiche organolettiche.

    Il vero Caciocavallo Silano, infatti, è ricco di vitamine, sali minerali e proteine, ed è particolarmente indicato, per via delle sue spiccate qualità nutritive, nelle diete dei più piccoli, di chi pratica sport e di chi è un po’ avanti nell’età. Basti pensare che per produrne un solo kilo occorrono circa 10 litri di latte fresco, con valore nutritivo per ogni 100grammi corrispondente all’equivalente derivante da 180gr di carne bovina o 200grammi di trota.

    Il Caciocavallo Silano può essere consumato come formaggio da tavola o utilizzato come ingrediente per tantissime ricette tipiche dell’Italia meridionale. Possono tornare utili in tale ricerca di chicche ed usi variegati del prodotto, i suggerimenti di www.saporidellasibaritide.it che propone in confezione sottovuoto in rete il Cacio Silano Dop.

    Ancora una volta, dunque, si conferma tutta la versatilità ed originalità in cucina dei prodotti tipici calabresi!!

  • Le tradizioni popolari di un tempo: la sagra dei suini in Calabria.


    Senza dubbio la sagra del suino rappresenta uno delle occasioni più importanti nella produzione dei salumi calabresi, famiglia annoverata di buon grado tra i più rinomati prodotti tipici calabresi.

    In questa regione, ancora una volta è la saggezza popolare che riesce a godere a pieno dei vantaggi derivati dalla macellazione del suino. E’ il popolo che lo alleva, perché il maiale non ha bisogno di cure particolari, è prolifico, è un grande trasformatore di alimenti, anche i più poveri. Si alimenta facilmente, visto che si nutre (….molto economicamente e naturalmente)) con i residui del pasto quotidiano, integrando eventualmente il tutto con ghiande, castagne, ecc., facilmente reperibili in una regione a particolare vocazione agricola, quale è quella calabrese.

    Il periodo migliore per la sagra dei suini è, in particolare, quello a cavallo del periodo natalizio, allorquando la rigidità atmosferica (freddo secco e pungente) favorisce appieno tale “tradizione”, evitandosi il proliferare di eventuali inconvenienti e compromissioni di natura igienica, legate a temperature più elevate.

    Tale evento, per i bambini, è mille volte più importante che andare a scuola; e, parimenti, è essenziale per le famiglie in genere, visto che si provvede a far provvista di tanto bendidio, utile ed opportuno per l’economia domestica di un intero anno . E’ una giornata di festa , di allegria e soprattutto un giorno d’abbondanza, che coinvolge, a turno, interi vicinati o rioni: vicendevolmente, ognuno contribuisce all’evento di questa o quella famiglia (partecipando nell’intenso lavoro che questa tradizione comporta) e, parimenti, potendo contare sull’ausilio di tutti gli altri allorquando arriva il turno del proprio o dei propri animali da portare alla mattanza.

    Già nel corso della stessa giornata si inizia a festeggiare e pasteggiare, consumando le parti più deperibili e/o che non è il caso di conservare oltremodo, o giusto per “saggiare” la qualità delle carni appena macellate, accompagnando ed irrorando il tutto con un buon e corposo vino calabrese. Rispondendo appieno ai principi della economia domestica calabrese (povera!!), secondo la quale “del maiale non si butta via nulla”, quasi tutto il macellato viene utilizzato a vario titolo: financo le ossa, bollite sì da sfruttarne fino all’ultimo il relativo sapore, utilizzando il preparato che ne deriva per gelatine varie; e, in tempi non molto lontani, anche il sangue, per il sanguinaccio, una sorta di crema dolce e spalmabile, che veniva integrata, nella sua preparazione, con noci, pinoli, uva passa e (…perché no) cioccolato in pezzi.

    La naturalezza degli ingredienti utilizzati nelle varie fasi di lavorazione,la produzione di tipo artigianale e casalinga, il pieno rispetto dei tradizionali canoni della cucina tipica calabrese contraddistinguono in maniera inequivocabile ed unico questi ineguagliabili salumi calabresi. Terminata, infatti, la preparazione di salsicce, soppressate, capicollo, pancette e nduje spalmabili, come da tradizione vengono messi, per buona parte, a stagionare naturalmente, senza, cioè, l’ausilio di essiccatori meccanici o altro, e (…in alcuni casi, come si usava un tempo non molto lontano) riposti in appositi contenitori di terracotta (i tarzaruli) con olio o grasso.

    Nelle tecniche più moderne ci si avvale, invece, delle macchine per il sottovuoto, che garantiscono parimenti una buona tenuta, anche in termini di genuinità, del prodotto, consentendone la conservazione per diversi mesi.

    Sulla rete opera www.saporidellasibaritide.it, sito di commercio elettronico di prodotti tipici calabresi, il quale propone, proprio nei mesi successivi al periodo di stagionatura, i salumi “a puntino”, invogliandone l’acquisto con opportune promozioni e tagli prezzo. In particolare, per la nduja spalmabile, vengono ulteriormente suggerite, nella relativa scheda prodotto, opportune originali ricette e consigli d’uso, giusto per dimostrarne la sua versatilità in cucina, uscendo dal suo utilizzo più noto e scontato, spalmata su fette di pane o crostini, per farne gustosi, stuzzicanti ed originali antipasti.

    Ovviamente, anche nella produzione dei salumi non può mancare la gradita partecipazione di sua maestà “il Peperoncino Calabrese”, che naturalmente ricopre e svolge egregiamente la sua parte nelle varie versioni piccanti delle referenze, apportandovi il suo magico tocco in più in termini di sapore e squisitezza.