Tag: bulimia

  • Settima tappa per il tour italiano della singolare performance-mostra sui disturbi dell’alimentazione

    IO SOTTRAGGO.

    LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO

    Progetto performativo-espositivo di Giovanna Lacedra

    a cura di Grace Zanotto

    MUSEO CIVICO DI STRIANO – Piazza D’Anna – STRIANO (NA)

    Con il Patrocinio del Comune di Striano

    In collaborazione con Centro Culturale Arianna

    Partner: Famiglia Margini

    Live Performance: sabato 7 luglio 2012, ore 18.30

    Mostra diari, foto e video: dal 7 al 21 luglio 2012

    Ingresso libero

    Foto di Massimo Prizzon


    “La violenza non si dimentica. Bisogna ricrearla per sbarazzarsene”.
    Parte da questa citazione di Louise Bourgeois, l’artista Giovanna Lacedra per spiegare il punto di partenza della sua singolare performance-mostra itinerante IO SOTTRAGGO. La triangolazione cibo-corpo-peso, curata da Grace Zanotto, che dal 7 al 21 luglio 2012 sarà ospitata negli spazi espositivi del Museo Civico di Striano.

    Il progetto è partito un anno fa dalla galleria Famiglia Margini di Milano, per toccare poi Pescara, Nocciano, nuovamente Milano al Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, Cesena, Napoli. E, a un anno dalla presentazione, quell’atto performativo, derivante dall’urgenza personale dell’artista di trasformare la patologia che la affligge da quindici anni in Arte, è giunto a prendere la forma di una vera e propria esperienza di condivisione/informazione sui disturbi dell’alimentazione.

    Nel suo viaggiare di luogo in luogo, da spettatore a spettatore, IO SOTTRAGGO documenta un percorso individuale di riappropriazione della vita, dei sogni, del corpo, degli appetiti e persegue un ben preciso obiettivo: sensibilizzare le coscienze e combattere la dilagante disinformazione legata alle patologie della nutrizione.

    IO SOTTRAGGO, afferma Giovanna Lacedra, è un’azione che crea e ricrea l’ingranaggio patologico, rimettendo in scena le dinamiche ossessive anoressico-bulimiche. Perché forse anche questa forma di violenza, come ogni altra, va rivissuta, per potercene sbarazzare.

    E continua: dopo 15 anni, finalmente ho capito che quel vuoto poteva diventare uno spazio creativo, potevo legittimarlo ad esistere e portarlo fuori da me attraverso una forma d’arte. Attraverso una performance. Oggi quel vuoto esiste non più dentro, ma fuori di me, in un perimetro triangolare fatto di vasetti vuoti. Il mio vuoto arredato di tutte le ossessioni che per 15 anni lo hanno abitato: uno specchio, una bilancia, cibo negato e cibo abusato, tabelle caloriche per mangiare numeri e numeri sputare.

    “La violenza non si dimentica.
    Bisogna ricrearla per sbarazzarsene”


    [Louise Bourgeois]

    Donne che si sfondano di cibo

    e vomitano infilandosi due dita in gola,

    al fine di espiare una colpa che si radica molto più in là di una folle orgia alimentare.

    Donne che si sfondano di cibo

    e non vomitano, creando – con un corpo in dilatazione – barriere con le quali

    difendersi dal mondo e da una dimensione dell’affettività, che genera in loro

    inadeguatezza e panico.

    Donne che non mangiano

    per dimostrare a se stesse e al mondo che le terrorizza,

    quale alto dominio sono capaci di esercitare su se stesse e sui propri appetiti.

    Autocontrollo, perdita patologica di controllo.

    Dispercezione, devastazione, perfezionismo e inibizione.

    Desolazione del corpo, desolazione del cuore.

    Donne che si riempiono di cibo.

    Donne che si svuotano di sé.

    Perché il dolore che le fa agire rigidamente e pulsionalmente,

    è in verità un dolore profondissimo.

    Perché è di una rabbia ancestrale e di un’assenza remota, che si tratta.

    Non di semplice fame.

    Anoressia, Bulimia, Binge Eating, Obesità. Mali dell’anima, prima che del corpo.

    Mali di un amore mai o mal vissuto. Mali di un amore forse mai ricevuto.

    Mali di un amore che non ha nutrito. E che ci ha rese presentificazioni della sua assenza.

    Un amore rotto, crepato, sbriciolato.

    Come uno specchio, o come un pezzo di pane.

    Un amore perduto prima di essere trovato.

    Un amore scarno. Un amore violato.

    Un amore abusato, come quel corpo che non sappiamo “indossare”.

    Come quel corpo al quale non sappiamo dare tregua.

    Abbuffarsi per sentirsi ancora sazie di quel vuoto.

    Edificare, in luogo di quell’assenza, un’ideale. Una bugia.

    Una parvenza che sappia dissimulare la pochezza.

    Uno scudo, per le nostre ferite ancora aperte.

    Una fortezza, perché nessuno possa attaccarci ancora.

    Indossare l’ideale di un corpo impeccabile diventa l’unica salvezza.

    Una salvezza da pagare a caro prezzo…

    Un corpo inappuntabile, ineccepibile, insostanziale, invisibile e indicibile.

    Un corpo perfetto.

    Un corpo in frantumi.

    Frantumi di un amore sbriciolato, assemblati da un’illusoria caparbietà.

    A costo della vita, svuotarsi da ogni dolore. Essenzializzarsi. Fino quasi a non “pesare”.

    E i tacchi a spillo si fanno piedistallo di un’assenza.

    Alta, eterea, inarrivabile.

    Ormai non potete più toccarmi.

    Presto non sarò quasi più.

    Ma questo mi fa sentire salva.

    Dispercepisco me stessa e distorco la realtà

    Su questi tacchi me ne sto, per sentirmi vincente.

    Per rendere più convincente questa messa in scena.

    Per essere distante.

    Per evitare ogni contatto.

    Perché nessuno tocchi ancora le mie piaghe.

    La perfezione è una maschera. Il perfezionismo, una prigione.

    L’anoressia è una fame infinita, tenuta in catene.

    La bulimia è invece, una legione di appetiti che sconfina.

    Attacca la roccaforte dell’ipercontrollo, l’abbatte, e disintegra ogni impalcatura scenica. L’architettura futuristica del sintomo è una città svettante,

    che sale verso un ideale di emancipazione dall’amore e dalla sua mancanza.

    Una scultura di Giacometti cammina nella città di Sant’Elia.

    E tutto questo per restare a galla.

    È la paura che ci allontana dal cibo. È la paura che ci spinge verso il cibo.

    È la paura di quel vuoto d’amore, che ci spinge a riempirlo di altro…

    È la paura di quel vuoto d’amore che ci impone di dilatarlo, per abituarci a esso.

    Anoressia, Bulimia, Binge Eating, e Obesità sono espedienti autodistruttivi,

    ricercati per sopravvivere a tutto il resto.

    Per tentare di governare quel vuoto.

    Per provare a non sprofondare.

    Presto, però diventano vere e proprie dipendenze. Fino a trasformarsi in mortali patologie.

    Cibo negato. Cibo abusato. Cibo-veleno. Cibo-eroina.

    Cibo non più cibo.

    Presto o tardi, però, l’impalcatura crolla.

    Scendi dai tuoi tacchi a spillo con le ossa che sporgono e le dita violacee,

    e se hai ancora un briciolo di forza, provi a rompere il silenzio.

    Rimetti le parole al posto del cibo.

    E questo è il primo passo salvifico.

    Tutto il resto è un lungo, faticoso cammino individuale, necessario per tornare a riappropriarti della tua vita, dei tuoi sogni, del tuo corpo, dei tuoi appetiti.

    IO SOTTRAGGO è un grido contro il silenzio di chi non sa e non vuole vedere,

    di chi ignora e superficializza. Di chi sceglie di non capire.

    IO SOTTRAGGO vi costringe a guardare nel perimetro triangolare di questa verità.

    IO SOTTRAGGO combatte l’omertà.

    IO SOTTRAGGO è un’azione che crea e ricrea l’ingranaggio patologico,

    rimettendo in scena le dinamiche ossessive anoressico-bulimiche.

    Perché forse anche questa forma di violenza, come ogni altra,

    va rivissuta, per potercene sbarazzare.

    Giovanna Lacedra

    SCHEDA INFORMATIVA

    IO SOTTRAGGO.

    LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO

    Progetto performativo-espositivo di Giovanna Lacedra

    a cura di Grace Zanotto

    Official Web Site: www.iosottraggo.it

    MUSEO CIVICO DI STRIANO – Piazza D’Anna – STRIANO (NA)

    Con il Patrocinio del Comune di Striano

    In collaborazione con Centro Culturale Arianna

    Partner: Famiglia Margini

    Live Performance: sabato 7 luglio 2012, ore 18.30

    Mostra diari, foto e video: dal 7 al 21 luglio 2012

    Orari: lun – sab 18:00 – 21:00

    Ingresso libero

    Info:

    Tel.: 081 8276261 / 081 943453

    Mobile Phone: 339_8835735 / 339_7547717

    Mail: [email protected] / [email protected] / [email protected]

    Ufficio stampa FLPress

    Flavia Lanza

    Mail: [email protected] [email protected]

    Ph: +39 340_9245760

  • I disturbi dell’alimentazione diventano protagonisti di un evento artistico di grande impatto

    Arriva a Napoli, dopo l’esordio a Milano e le tappe di Cesena e Pescara, la performance-mostra itinerante di Giovanna Lacedra “IO SOTTRAGGO. LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO”.

    I disturbi dell’alimentazione diventano protagonisti di un evento artistico di grande impatto che vuole trasformare in arte la patologia del disturbo anoressico-bulimico: dal 14 al 21 aprile alla Galleria LineaDarte Officina Creativa, con il Patrocinio del Comune di Napoli.


    Foto di Massimo Prizzon

    Foto di Massimo Prizzon


    Napoli, 14 aprile 2012: alle ore 18:00, la galleria LineaDarte Officina Creativa ospiterà “Io sottraggo. La triangolazione cibo-corpo-peso”, una performance-confessional autobiografica, ideata, scritta e agita da Giovanna Lacedra, artista di origine lucana e fiorentina di formazione, che vive e lavora a Milano.

    L’evento, curato da Grace Zanotto, con video-sonorizzazione di Giuseppe Fiori, mette in scena, nello spazio creativo-distruttivo-creativo-rigenerativo di venti minuti, i rituali ossessivi-compulsivi che normalmente vengono consumati in segreto da chi sviluppa una patologia del comportamento alimentare, svelandone ogni crudezza.


    “E’ un atto performativo caustico, autentico, catartico e sensibilizzatore – afferma l’artista – in cui è il corpo stesso a confessare la verità che è dentro tutto il cibo divorato e rifiutato. La verità che è dentro tutto il nutrimento sottratto e vomitato. La vera patologia è la piaga del disamore. La corrosione del contatto. La voragine di una mancanza. L’incolmabile precipizio dentro il cuore e nello stomaco. Perché nei disturbi del comportamento alimentare non è l’appetito a essere disturbato, ma l’anima, l’emotività, il vuoto affettivo, la relazione”.

    Giovanna Lacedra ha deciso di prendere tra le mani la materia informe della propria sofferenza per trasformare in arte la patologia del disturbo anoressico-bulimico e per sensibilizzare le coscienze verso un disagio troppe volte sottovalutato o, peggio ancora, tenuto nascosto.

    E così, può capitare che una donna, artigliando nelle sabbie mobili della propria fragilità, si ritrovi sotto le unghie briciole di coraggio. Un coraggio inaspettato ma utile per gridare il proprio dolore, il proprio disagio, la propria fame. Può capitare che una donna, confessando se stessa, con la parola, con l’azione, con il corpo, riesca a prestare la propria voce, la propria rabbia e la propria speranza a milioni di altre donne che invece tacciono. Per paura o per vergogna. O per non disturbare. Perché a tutt’oggi, scandalosamente, i disturbi del comportamento alimentare sono ancora sottovalutati, superficializzati, e ignobilmente derisi. Patologie che uccidono, sono lette come capricci.

    Una mostra in cui nulla più si nasconde, e ogni crudezza si svela: a integrare le tematiche affrontate dalla performance, una sequenza di foto-reportage che hanno catturato dettagli di un corpo in spigoloso dissolvimento e le intime pagine dei diari scritti nei mesi più deliranti della patologia.

    Trasformare in arte la patologia.

    Fare in modo che il corpo, da anni ostaggio di rituali ossessivi, da anni contenitore di vuoti affettivi, di assenze e di mancanze, da anni vittima e carnefice di se stesso, diventi racconto espressivo e creativo di una tra le più paradossali malattie: il disturbo anoressico-bulimico.

    Mangiare niente come mangiare tutto. Svuotarsi come ingombrarsi.

    Mettere dentro il mondo intero, o il mondo intero rifiutare.

    Sbranare pulsionalmente l’amore che non si ha. O scegliere stoicamente la rinuncia.

    Controllare il corpo per illudersi di controllare la vita intera.

    Operare calcoli minuziosi, e istituire una vera e propria aritmetica del desiderio.

    Sottrarsi chili per sottrarsi ai desideri. Scarnificarsi e rischiare la vita, pur di rendersi visibili. Fingersi inarrivabili, perché il contatto è già una ferita.

    Non ho bisogno di niente. Non ho bisogno di cibo. Non ho bisogno di te

    IO SOTTRAGGO. LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO.

    IO SOTTRAGGO è atto performativo caustico, autentico, catartico e sensibilizzatore. Un atto in cui è il corpo stesso a confessare la verità che è dentro tutto il cibo divorato e rifiutato.

    La verità che è dentro tutto il nutrimento sottratto e vomitato.

    La vera patologia: la piaga del disamore.

    La corrosione del contatto. La voragine di una mancanza. Incolmabile precipizio dentro al cuore e nello stomaco. Perché nei disturbi del comportamento alimentare non è l’appetito a essere disturbato, ma l’anima, l’emotività, il vuoto affettivo, la relazione.

    Anoressia, Bulimia, Bing Eating, Obesità. Malattie della nutrizione. Malattie dell’amore.

    Perché il nutrimento cui si anela, quello stesso nutrimento che si teme, e che spinge a divorare bestialmente tutto e più di tutto, cibo cotto, cibo crudo, perfino cibo congelato, prima dolce e poi salato… quel nutrimento, non sarà mai cibo. Mai.

    Inutili orge alimentari si alternano a digiuni ascetici: corse al massacro, per il corpo e per l’anima, schiaccianti quanto vacue al fine di anestetizzare una fame insaziabile. Un flusso di vacuità non arginabile. Perché è l’amore il nutrimento primario che chiamiamo all’appello, con un grido che dalle fauci si perde in corridoi infiniti, e senza ascolto. E’ l’amore, e non il cibo, il nutrimento che ci affama.

    Il cibo non è che una dipendenza e un’astinenza. È il sintomo di una patologia.

    Ma la verità è altrove: è nel bisogno di non aver bisogno. È nell’inesauribile fame di tutto. È in quell’anoressia che nel tempo massimo di un infinitesimo, si trasforma in bulimia, Perché la bulimia, in realtà, è sempre stata lì appostata, ad aspettare il momento della resa. La bulimia in realtà è quel mostro che brama e trama dietro le quinte dell’anoressia.

    Dai diari in mostra:

    14 Maggio 2005

    “Voglio diventare la trama di me stessa. Devo diventare quello che c’è sotto.

    Si può incontrare la verità delle cose… quando si impara a levare il superfluo.

    4 Luglio 2005

    “Lasciarsi morire di fame. Sottrarsi al mondo.

    Farlo con coscienza. Sceglierlo, ogni giorno, con vocazione.

    Oggi: 475 Kilocalorie.”

    22 Luglio 2005

    “ Ore 9.00: Kg 40.8. Anche dopo i dieci vasetti di yogurt ingurgitati, il mio peso è rimasto invariato. Ho paura del tempo, soprattutto quando non scorre. Devo pianificarlo. Devo controllarlo. Ore 18.00: Kg 40.7”

    28 Luglio 2005

    “Sento il cuore rallentare… freddo e formiche tra le costole…sento la mia bradicardia…il formicolio nella testa… le gambe di gesso… la vita che si slaccia da me…”

    SCHEDA TECNICA

    IO SOTTRAGGO.

    LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO

    di Giovanna Lacedra

    a cura di Grace Zanotto

    Galleria LineaDarte Officina Creativa

    Via Domenico Soriano 34 –Napoli

    con il Patrocinio del Comune di Napoli

    Live performance: sabato 14 aprile 2012, ore 18.00

    Mostra diari, foto e video: dal 14 al 21 aprile – dalle 16.00 alle 19.00

    Ingresso libero

    Infoline: 081 5494271

    www.lineadarte-officinacreativa.org

    [email protected]

    [email protected]

  • Bulimia e disturbi del comportamento alimentare

    BulimiaBulimia e disturbi del comportamento alimentare

    Una rigida e lunga dieta affrontata può indurre le persone a sfogarsi in una lunga abbuffata liberatoria. Dopo mesi di stenti e di regole, di esercizio fisico e di sforzi, il corpo e la mente chiedono “time out”. Una piccola pausa durante la quale potersi concedere uno sfogo. Questo sfogo può costare caro. Ci sono casi in cui le persone dopo essersi “sfogate” vengono assalite da un enorme senso di colpa che le spinge a riparare i danni. Il vomito autoindotto è, di solito, il mezzo per riparare ai danni dell’abbuffata. Dieta ferrea – abbuffate – senso di colpa – vomito autoindotto è il circolo vizioso all’interno del quale vengono a trovarsi persone affette da bulimia. Il vomito autoindotto, anche se il più usato, non è l’unico mezzo con cui si sceglie di riparare ai danni fatti: lassativi, diuretici, digiuno dei giorni seguenti, eccessivo esercizio fisico e raramente, chi soffre di questo disturbo, arriva ad usare degli ormoni tiroidei per accelerare il metabolismo e controllare il peso. Succede anche a te? Non sai come uscirne fuori? Guarire si può, basta affidarsi ad un esperto psicoterapeuta che ti porterà alla coscienza e alla conoscenza del tuo corpo e all’eliminazione delle idee sbagliate su di esso. Lo psicoterapeuta cercherà di ridurre il numero delle abbuffate e di conseguenza normalizzare il comportamento alimentare attraverso una riduzione dell’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee.

    Studio Associato Logos
    Centro di Psicoterapia a Roma

    www.centropsicoterapia.it

  • Problemi ai denti? La causa potrebbe essere la bulimia

    I disordini dell’alimentazione comportano numerosissimi problemi a livello emotivo, psicologico e fisico; vediamo insieme al dentista di Bologna quali sono quelle che riguardano la sfera odontoiatrica.

    Erosioni dentali, frattura dei margini degli incisivi, perdita di smalto dei denti e aumento della sensibilità dentale sono solo alcune delle complicanze a cui vanno incontro i pazienti che soffrono di disturbi alimentari. Vediamo più in dettaglio quali possono essere le ripercussioni sulla salute orale e in che modo il dentista può fornire un valido aiuto e sostegno al paziente affetto da disordine alimentare. Nel caso di soggetti bulimici si stima che addirittura l’89% presenta segni di erosione dello smalto dentale provocata dalla ripetuta esposizione agli acidi gastrici. A causa del vomito autoindotto, infatti, il costante passaggio di succhi gastrici innesca un processo di demineralizzazione dello smalto dei denti; questo perché i succhi gastrici contengono sostanze acide che vanno a penetrare nelle microporosità della struttura dentale danneggiandola in modo irreparabile. La gravità dell’erosione dentale è direttamente proporzionale alla quantità e frequenza degli episodi di vomito.

    Nel caso in cui, dopo mesi, il soggetto affetto da disturbo alimentare tende anche a spazzolare in modo vigoroso i denti, per eliminare ogni traccia di vomito e la sgradevole sensazione organolettica ad esso legata, l’integrità dello smalto viene ulteriormente compromessa, sottoponendo i denti ad un’aggressione che ne mina considerevolmente la salute. Altra conseguenza del vomito autoindotto è la frattura dei margini dei denti incisivi, la quale dipende principalmente dal loro esiguo spessore (e dalla maggiore suscettibilità alle erosioni in genere) e dalla posizione assunta per vomitare. Infine, nei pazienti affetti da bulimia si riscontra un generalizzato aumento della sensibilità dei denti, come conseguenza della perdita dello smalto dentale (e dunque della sua funzione protettiva).

    Le conseguenze di quanto sopra elencato sono di ordine sia estetico, sia funzionale, con una diminuzione delle capacità masticatorie. Il ruolo del dentista è pertanto di fondamentale importanza. Il professionista della dentizione avrà il compito di informare il paziente di tutti i problemi a cui rischia di andare incontro; monitorare costantemente il livello di salute dentale al fine di individuare eventuali lesioni sul nascere evitandone il peggioramento; intervenire tempestivamente laddove il problema sia già in atto (dove necessario con l’utilizzo di materiali ricostruttivi); ripristinare le funzioni masticatorie ed estetiche. L’esame dei denti è in grado di rivelare molte cose riguardo alla salute del paziente e, in particolare, un dentista è perfettamente in grado di accorgersi dei problemi legati alla bulimia, individuando un’anomala presenza di carie e/o l’erosione dello smalto dentale a causa dell’eccessiva esposizione all’acidità del vomito. Stilando una diagnosi precoce il dentista può anche tentare di instaurare con il proprio paziente un rapporto di fiducia e confidenza, consigliandogli, con il maggior tatto possibile, di rivolgersi ad un centro specializzato per la cura di disordini alimentari.
    Nel sito www.dentista-a-bologna.it troverai altri articoli di interesse generale come: “Perchè i denti si rovinano?“, “ L’Apparecchio Invisibile: la novità dell’ortodonzia” … e tanti altri!

  • In libreria “Dipendenza da cibo” un libro su una dipendenza in crescita

    Immagine

    ISBN 9788895437385

    Autore: Matteo Pacini

    Collana: Dissertatio

    Genere: Saggio

    Pagine: 147

    Uscita libro: Marzo 2010

    Descrizione: Del cibo abbiamo bisogno, e sicuramente in tal senso ne dipendiamo. Tuttavia, non è questo che rovina il rapporto con esso, ma piuttosto un infelice incontro tra l’appetito e il significato estetico e di successo legato al peso e alla forma fisica. In tutto il mondo milioni di persone sottopongono l’appetito ad un maltrattamento continuo, e pretendono che si calmi e se ne ritorni da dove è venuto. Parallelamente, il peso medio nei paesi ricchi aumenta anziché diminuire, e l’appetito diventa sempre più arrabbiato e sempre più associato ad un umore agitato e insoddisfatto. Mangiare male, ancora prima che un problema di scelta degli alimenti e dei ritmi, sta nel non conoscere quali sono le funzioni che regolano il comportamento alimentare. È necessario sapere che c’è la fame e c’è l’appetito, e che non sono la stessa cosa. La dieta dialoga con la fame, ma è l’appetito che risponde, e i conti non torneranno mai in questo modo. Non tornano sulla bilancia, così come nella capacità di imparare a controllarsi. Mangiar male significa diventare dipendenti da un piacere che tutto dovrebbe fare fuorché togliere felicità. Questo libro è un tentativo di riunire una serie di semplici conoscenze sui meccanismi della fame e dell’appetito e su come possono impazzire nei disturbi del comportamento alimentare, fino a trasformare un elemento scontato e piacevole, in una schiavitù angosciante. Non ci aiutano i nostri geni, che sono soltanto capaci di farci mangiare di più, e di farci immagazzinare di più quel che mangiamo, e neanche il nostro istinto, che cresce sia quando è stimolato, che quando è bacchettato. Men che meno ci aiuta una cultura che ci chiede ciò che è biologicamente impossibile, cioè di tenere a freno gli istinti, inondandoci poi di tentazioni e di abbondanza. La maggior parte delle soluzioni risolvono ciò che possono risolvere, che è solo la punta dell’iceberg di un problema cerebrale, prima che dello stomaco.

    Prezzo di copertina: 12,50 €

    Clicca QUI per ordinare il libro.

  • E’ USCITO “NOI, PIN UP DEL 2000”, IL LIBRO PER DONNE ORGOGLIOSE DELLE PROPRIE CURVE


    Noi, Pin Up del 2000 è il libro per donne formose che si sentono le Pin Up di oggi con le loro curve e rotondità mediterranee.
    Un libro che inneggia alla donna ad essere sé stessa con tutti i chili al punto giusto ed a combattere gli stereotipi imposti dalla moda e dallo spettacolo della donna magra e al limite dell’anoressia. Perché la maggior parte delle italiane veste la taglia 44-46-48.
    Perché il corpo mediterraneo è tipicamente pieno di forme morbide e sensuali.
    Pin Up del 2000 è un libro a tratti duro dal contenuto sofferto ma anche gioioso e spensierato proprio come l’autrice.
    Simona inviata di Start Music su Sky 830 e conduttrice di Trendy Night, ha “partorito” questo lavoro per combattere anoressia e bulimia ed aiutare così le tante ragazze che si rivolgono a lei.
    Il libro è nato dopo il successo del suo blog Pin Up del 2000 http://pinupdel2000.myblog.it/, del circuito Virgilio My Blog, che da un anno è molto apprezzato e visitato da tante ragazze e donne perfettamente riconosciutesi nel suo progetto culturale.

    Il libro Noi, Pin Up del 2000 è stato presentato in esclusiva nazionale alla Blog Fest 2008 di Riva del Garda nell’ambito del My Blog Camp di Virgilio.
    La Sessa da anni si batte contro l’anoressia e la bulimia e per farlo sta cercando di riportare in auge un modello di bellezza più in carne e sexy come quello delle Pin Up degli anni ’40 e ’50.
    “Ho deciso di scrivere questo libro tratto dal mio blog per aiutare quanto più ragazze possibili – spiega la Sessa -. Per farlo propongo illustrazioni delle Pin Up e delle maggiorate e scrivo articoli dove spiego il mio punto di vista e quello degli uomini sul pianeta donne. Fino ad ora sono tante le ragazze che ogni giorno mi scrivono e che si riconoscono in un modella di bellezza più mediterraneo e sano”.

    Perché la nascita del blog e del libro? “Non solo per raccontare la mia esperienza drammatica ma per aiutare chi sta vivendo il mio dramma, ormai superato. Venti anni di bulimia. Venti anni per accettare il mio corpo formoso. Venti anni per capire che sono bellissima così: taglia 44-46. Nessuno può dirmi quanto pesare”.
    Un attacco duro al mondo della moda e dello spettacolo che impongono modelli di bellezza filiforme, malata e anoressica: “Basta con questo lavaggio del cervello. Amiamoci per come siamo e impariamo a essere orgogliose delle nostre curve. Saremo davvero felici se ritroveremo la nostra femminilità”.

    Simona, Pin Up Woman, e promotrice dello style Pin Up e della moda vintage in Italia ha aperto con successo il sito www.womanshop.it il 1° Pin Up Store d’Italia con lingerie, scarpe, accessori e moda in grado di sottolineare la femminilità delle donne.
    Si tratta di un Eros Shop della seduzione dove trovare tutti i segreti e i capi in grado di trasformare tutte le donne in femmine con la F maiuscola.
    Nell’home page è stata inserita la Pin Up Web Tv d’Italia dove vanno in onda spezzoni e immagini delle Pin Up e maggiorate italiane.
    Da poco Simona ha aperto il sito Donne Formose per donne orgogliose delle proprie curve e combattere l’anoressia e la bulimia www.donneformose.com
    Perché gli uomini preferiscono la carne….
    La Sessa, inoltre, grande esperta di seduzione, sta disegnando la 1° linea di calze Pin Up italiana specializzata in modelli Vintage con una novità assoluta. Top Secret per ora.
    “La mia missione? Aiutare tutte le donne a ritrovare la propria femminilità e diventare sexy come lo erano le donne negli anni ’50. Formose, abbondanti e super sensuali. Perché femmina si nasce e poi si diventa…”, conclude Simona.