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  • Sicurezza stradale, per De Pierro manca volontà istituzionale


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Duole constatare che i comportamenti realmente pericolosi per l’incolumità degli utenti della strada vengono sottovalutati. Mi auguro che prima o poi qualcuno si svegli e pensi realmente a risolvere concretamente questo problema”

    Roma – “Per l’ennesima volta abbiamo assistito a iniziative di sensibilizzazione per il triste e grave fenomeno, per altro lungi dall’essere risolto, degli incidenti stradali dovuti a cause legate a responsabilità individuali, che sicuramente potevano essere evitati.

    Mi duole dover constatare che i familiari delle vittime continueranno ancora a protestare e a manifestare il loro dolore per i tragici eventi da cui sono stati colpiti, ma purtroppo tali manifestazioni resteranno inutili se dall’altra parte le istituzioni continueranno a essere sorde agli appelli, trincerate dietro il cinismo e l’egoismo dei propri rappresentanti”. Con queste parole Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, esprime il suo commento sulla “Giornata Mondiale di Memoria per le vittime della strada”, celebratasi il 15 novembre. In Italia ogni anno perdono la vita 7 mila persone a causa di incidenti stradali o perché vittime di pirati della strada, 18 al giorno, 145 mila sono i ricoveri ospedalieri, più di 300 mila i feriti.

    “E’ ora di dire basta alle morti evitabili – tuona categorico De Pierro – Certo, le fatalità non si possono combattere, ma ciò che si può evitare è un sacrosanto dovere di chi governa e un diritto inalienabile per chi subisce le conseguenze di tale negligenza, immobilismo e indifferenza. Noi dell’Italia dei Diritti da sempre avanziamo le nostre proposte, come per esempio l’arresto immediato per chi viene fermato in stato di ebbrezza, magari tenendo presente come parametro di valutazione un tasso alcolemico un po’ più alto di quello che la legge considera sanzionabile. All’arresto dovrebbe essere consequenziale la revoca definitiva della patente. Però se mancano i controlli è chiaro che sarebbero in molti a farla franca lo stesso. Purtroppo, a livello di violazione del codice stradale sembra che l’orientamento istituzionale sia più quello di fare cassa piuttosto che di comminare sanzioni per reprimere, e di conseguenza disciplinare in maniera utile il comportamento degli automobilisti. Lo dimostra per esempio l’accanimento con gli autovelox, ottimo deterrente ci mancherebbe, ma quando si posizionano in punti dove si vuole appositamente far cadere l’automobilista in errore, magari con vecchi limiti di velocità, il trabocchetto è fin troppo evidente. Lo dimostra anche l’accanimento che i vigili urbani mostrano nel sanzionare alcuni divieti di sosta, magari perché una ruota della vettura sfiora il marciapiede”.

    “Purtroppo – conclude preoccupato il leader del movimento nazionale – duole constatare che i comportamenti realmente pericolosi per l’incolumità degli utenti della strada vengono sottovalutati. Come per esempio alcuni passaggi col rosso in incroci tristemente noti. Mi auguro che prima o poi qualcuno si svegli e pensi realmente a risolvere concretamente questo problema e che siano sempre meno le famiglie a piangere vittime della strada, a cui va la nostra assoluta vicinanza. Non esito a ritenere responsabili di molte morti alcuni organi istituzionali, decisionali e di controllo”.

  • Ancora vittime sulla strada per alcool, per De Pierro è l’ora della tolleranza zero

    Roma – Tra i vari obiettivi che l’Italia dei Diritti persegue da tempo, c’è quello della sicurezza stradale.

    “Ancora una volta ci troviamo a dover parlare di vite spezzate sulle strade italiane a causa dell’eccesso di alcool o di sostanze stupefacenti da parte di chi guida”, ha commentato così Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, le notizie che la cronaca di questi giorni sta portando alla luce sulle vittime dei pirati della strada. “Ormai siamo talmente abituati a questi eventi che i nomi delle vittime diventano dei numeri che rientrano nella normale contabilità giornaliera.

    Non possiamo e non dobbiamo dimenticarci che dietro a ogni morto c’è una tragedia di vaste proporzioni: famiglie distrutte, conseguenze psicologiche. Nel caso di Anna, la ragazza di 23 anni morta ad Ardea, oltre al tragico evento di una vita così giovane distrutta in pochi attimi si accosta il dramma di un bimbo di 5 anni che resta solo al mondo. Anna, infatti, era una ragazza madre. Non si può più rimanere indifferenti di fronte a questa strage, le istituzioni devono fare il loro dovere prendendo i dovuti provvedimenti. È ora di finirla con la propaganda, le intenzioni sbandierate devono tradursi in atti concreti ed efficaci. Noi da sempre sosteniamo l’introduzione dell’arresto obbligatorio per chi viene fermato alla guida di un automezzo sotto effetto di alcool o droghe. Abbiamo anche proposto di elevare l’attuale limite che magari può sembrare troppo basso. Una volta colti in flagrante i trasgressori però bisogna usare il principio della tolleranza zero – conclude De Pierro – e poco importa se tra le persone coinvolte ci siano indisciplinati rampolli di politici o potenti di turno. Non sarà qui forse la chiave di cotanto permissivismo?”

  • Tre mesi di carcere per un filone di pane, la polemica di De Pierro


    Roma – “Rimango sconcertato davanti a notizie di questo tipo.
    Chi ruba oggetti per un valore di uno o due euro, si ritrova in carcere, com’e successo già qualche tempo fa, quando una persona è stata condannata a tre anni di reclusione per avere rubato un pacco di biscotti”. Queste le parole con le quali, Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, ha commentato la notizia di un barbone arrestato, mentre era ricoverato all’ospedale Santo Spirito, per fargli scontare una pena residua di tre mesi perché aveva rubato un filone di pane in un supermercato romano, nel quartiere di Monte Mario.

    “Per fortuna non sono situazioni molto diffuse – continua De Pierro – e trattandosi di notizie eccezionali trovano ampio spazio sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Nulla da eccepire per quanto riguarda il livello giuridico, perché il giudice applica alla lettera il codice, ma sicuramente a livello logico si percepisce chiaramente che c’è qualcosa che non va, se poi chi ruba miliardi, o si sottrae al fisco per cifre molto più consistenti, grazie a sotterfugi, leggi ad hoc e cavilli giudiziari, riesce spesso a farla franca.

    Un’iniquità di trattamento, indubbiamente preoccupante, anche perché spesso per la pena relativa ai reati di poco conto si va a determinare un sovraffollamento delle carceri, che sta portando le strutture al collasso. Se il reo è responsabile di un reato più o meno lieve è lo Stato che poi si trova nella posizione incredibile e imbarazzante di violare la legge. Ad esempio spesso non viene rispettato il principio di territorialità della pena.

    Per ritornare al barbone che sta scontando i tre mesi di reclusione, a quanto pare nel braccio infermeria del penitenziario, ci sono da fare alcune riflessioni.

    Non dimentichiamo che il valore di quel filone di pane viene abbondantemente ripagato al supermarket dai cittadini, con l’imposizione del pagamento della busta, che reca tra l’altro la pubblicità del supermercato stesso, contro cui noi dell’Italia dei Diritti stiamo portando avanti una battaglia da diverso tempo. Secondo i nostri calcoli questo stratagemma farebbe incassare circa 60.000 euro in più all’anno ad ogni esercizio. L’altra faccia della vicenda ha dell’incredibile. Per un furto di una oggetto dal valore inferiore ai due euro lo Stato si ritrova a spendere un cifra molto più sostanziosa per la detenzione del barbone. È probabile che al termine della pena – conclude il presidente del movimento – l’uomo esprima la volontà di rimanere in carcere, con un letto e un pasto caldo assicurato, per non essere di nuovo costretto a rubare un tozzo di pane per mangiare”.

  • Caso Eliantonio, Ferraioli pronto a scendere in piazza per la verità


    Genova – “L’Italia dei Diritti, fedele alla sua funzione, vigilerà, anche e soprattutto attraverso la madre della giovane vittima, sull’andamento dell’indagine ed è pronta, sin da ora, a manifestare anche pubblicamente la solidarietà alla stessa”.

    E’ quanto detto da Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia di Diritti, sul triste caso Manuel Eliantonio, tornato alla ribalta delle cronache nazionali grazie all’interessamento da parte del movimento presieduto da Antonello De Pierro, il quale , in un recente intervento, ha chiesto giustizia e verità, interessando i responsabili territoriali e tenendo fede alle finalità dell’Italia dei Diritti, movimento che da sempre si occupa di tutelare i diritti dei cittadini e di sollevare di fronte all’opinione pubblica eventuali soprusi ai danni di essi.

    Una vicenda, quella di Manuel Eliantonio, assai delicata che presenta dei punti oscuri rispetto ai quali la famiglia chiede trasparenza. Chiarezza che non è stata ancora concessa nonostante la madre del ragazzo, secondo gli organi giudiziari morto suicida in carcere, abbia cercato in tutti i modi di provare la tesi secondo la quale il figlio non si sia suicidato date le vistose percosse riportate sul corpo. A debellare la motivazione ufficiale del decesso ci sarebbe, sempre a detta della madre, una lettera firmata dalla vittima e giunta ai familiari in ritardo, ovvero dopo la sua morte, che parlerebbe di abusi nei suoi confronti. Sembra infatti che Manuel subisse violenze fisiche e fosse costretto a ingerire psicofarmaci contro la sua volontà.

    “Continuiamo a chiedere chiarezza sul caso Eliantonio – dice Ferraioli – non per schierarci incondizionatamente e in maniera semplicistica dalla parte di chiunque, ma perché mi sembra legittima la richiesta della madre sulle cause della morte”.

    “Chiediamo, inoltre – aggiunge il responsabile ligure dell’Italia dei Diritti – all’amministrazione giudiziaria di rendersi quantomeno disponibile nei confronti di una famiglia che auspica una serena risoluzione di quanto accaduto. La quale può giungere esclusivamente facendo chiarezza totale senza lasciare ombre o dubbi su questa vicenda”.

    Poi aggiunge: “ Ci sembra il minimo, anche in virtù del fatto che il decesso di questo giovane è avvenuto all’interno delle mura carcerarie. E’ per tale motivo che la ricerca della verità e la trasparenza devono essere i fattori trainanti . D’altra parte siamo certi che i giudici di competenza, nella loro imparzialità, riusciranno a portare avanti un’indagine corretta che, oltre a incarnare l’espletamento della propria funzione di lavoro, ridarà almeno quel minimo di serenità alla famiglia del defunto Manuel Eliantonio”.

  • Minacce a De Magistris e Alfano, la condanna dell’Italia dei Diritti


    Roma – Ingiurie di morte all’ex magistrato Luigi de Magistris e a Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, giornalista ucciso dalla mafia nel 1993, sono oggi apparse sui muri di un edificio a Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo.

    “È un episodio molto grave – afferma Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti – tra l’altro non abituale per una regione come l’Abruzzo, e mi auguro che sia solo una messa in atto di un mitomane o di alcuni fanatici inebriati dal recente exploit del centrodestra”. Dichiarazione che fa da eco a quella di Emiliano D’Alessandro, responsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti: ”Sono sconvolto e voglio esprimere la mia solidarietà nei confronti di De Magistris, Sonia Alfano, e di tutte le persone coinvolte da questa infame minaccia”. Una preoccupazione comune, quella dei due esponenti, motivata dalle parole dello stesso messaggio: «De Magistris, Alfano, Nodari siete condannati a morte». “Purtroppo – riprende De Pierro – quando persone come De Magistris vengono attaccate anche da settori dell’apparato istituzionale solo per aver svolto con diligenza e con coriaceo senso dello stato il proprio lavoro, il messaggio che viene trasmesso alla popolazione può creare alterate convinzioni”. Una posizione che trova in accordo lo stesso D’Alessandro, che si dice inoltre fiducioso su una possibile reazione rapida da parte degli Abruzzesi: “I nostri cittadini non sono abituati a stare in silenzio in un clima di omertà, e anche se apparentemente insignificante, questo gesto è un campanello d’allarme. Si devono svolgere subito indagini approfondite per prendere i responsabili del gesto e schiacciare sul nascere una possibile infiltrazione da parte di movimenti mafiosi nel territorio Abruzzese”. Su questo De Pierro aggiunge: “Spero che in Italia questo episodio non vada dimenticato a causa di tutti quegli operatori dell’informazione illuminati da vocazione al servilismo e perfettamente genuflessi al potere”.

  • Altri morti per ubriaco al volante, De Pierro furioso


    Roma – “Ora siamo stufi. Dopo l’ennesimo incidente causato da un conducente risultato successivamente ubriaco e drogato, è ora di mettere un punto a questa lugubre contabilità con provvedimenti severi.
    Inutile puntare il dito, strumentalmente, contro gli stranieri. Questa volta non si tratta di un immigrato. A prescindere dalla nazionalità chi sbaglia in questo modo deve pagare”. Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, esprime così il suo disappunto per il terribile incidente avvenuto ieri sulle strade di Roma, a causa del quale hanno perso la vita due persone. L’automobilista responsabile dello scontro, in gravissime condizioni, è risultato positivo a test droga e alcol. Denunciato, per questo, per omicidio colposo.
    A proposito di eventuali responsabilità, il presidente dell’Italia dei Diritti continua: “Non era la destra della ‘tolleranza zero’, più volte sbandierata in campagna elettorale? A me sembra la destra delle bandane (ricordate il premier?) e delle panzane. Siamo stanchi di un esecutivo che prende quotidianamente in giro i cittadini. Abbiamo Giovanardi che giura una dura guerra alla droga, ma allo stesso tempo un decreto sulle intercettazioni che di fatto impedisce agli inquirenti di procedere liberamente sui reati di droga. E’ questo che dovrebbero dire agli italiani. Non sarà che – ironizza De Pierro – uno dei nostri politici teme in realtà l’effetto boomerang? Non sarà che qualche giovane rampollo con vocazione per lo sballo possa subire le conseguenze di un’eventuale inasprimento delle pene? D’altronde non è un mistero che nell’alta società alcol e droga scorrono a fiumi. E’ inutile tergiversare, per chi uccide qualcuno causando incidenti per abuso di alcolici e sostanze stupefacenti, deve essere previsto l’omicidio volontario con arresto immediato. Aggiungo, come già detto altre volte, che chiunque venga trovato con un tasso alcolemico elevato, deve essere arrestato e subire il ritiro immediato della patente. Ritengo in ogni caso che il limite attuale di 0,5, attualmente previsto, sia troppo basso per provvedimenti così duri. Chiediamo di alzare il limite ma di incrementare le pene”.
    Antonello De Pierro prosegue poi invitando a un’attente riflessione: “Tali misure dovrebbero essere attuate da questo governo per riacquistare credibilità. Credo infatti che anche coloro i quali hanno subito l’effetto ‘torpore delle coscienze’, sopraggiunto per effetto di una campagna mediatica mirata a mistificare artatamente la realtà, a questo punto inizi a svegliarsi e a mettere a fuoco un quadro più nitido della verità storica dei fatti”.
    Il presidente dell’Italia dei Diritti conclude dichiarando l’impegno del movimento, ovvero: “Scendere in piazza nei luoghi in cui ci sono state vittime e organizzare proteste eclatanti all’uscita dei locali, a scopo di sensibilizzazione sul fenomeno ”.

  • Ennesimo incidente per alcool, De Pierro alza la voce


    La cronaca delle ultime ore fa registrare un’altra morte causata da guidatori in stato di ebbrezza.
    Un cittadino romeno di 31 anni è stato investito e ucciso domenica sera mentre camminava lungo il margine della strada provinciale 51/B che dalla Tiberina conduce a Capena. Alla guida dell’auto che lo ha investito c’era un ragazzo italiano di 24 anni risultato positivo al test alcolemico, con tassi di alcool nel sangue superiori a 1,5 g/l, e successivamente anche alla cocaina e ai cannabinoidi.
    “Ancora una volta assistiamo a una vita spezzata dall’abuso di alcool e droghe del conducente di un’autovettura”, ha dichiarato Antonello De Pierro, Presidente dell’Italia dei Diritti. “Evidentemente – continua De Pierro – le misure e i controlli non sono sufficienti a garantire degli standard di sicurezza accettabili”.
    Uno sfogo, quello del Presidente del movimento nazionale, che prende di mira anche la strumentalizzazione che molti media ed esponenti politici portano avanti in materia. “Ormai è molto tempo – spiega De Pierro – che assistiamo a un balletto fortemente strumentale tra opposti schieramenti, mirato a stilare una stupida quanto inutile contabilità su chi provoca determinati eventi tragici snocciolando cifre distribuite più o meno fedelmente tra italiani e stranieri. E’ ora che questo patetico comportamento termini. Il numero di incidenti causati da persone che guidano in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti indica manifestamente che quanto da noi sostenuto in merito a un inasprimento sanzionatorio efficace si rende più che mai necessario. A noi poco importa la nazionalità o il colore di chi commette l’illecito. Ci interessa, invece, impedire che l’illecito stesso venga perpetrato, e quindi evitare la conseguente consumazione dell’effetto dannoso”.
    Quanto alle soluzioni fin qui proposte dal governo per risolvere il problema degli ubriachi al volante il Presidente dell’Italia dei Diritti aggiunge: “E’ ora di smetterla con le esternazioni propagandistiche quali addirittura quella di abbassare ulteriormente il tasso alcolemico. Come movimento siamo favorevoli anche a un eventuale leggero innalzamento di questo limite, a patto di sanzionare poi decisamente i trasgressori, per i quali noi da tempo chiediamo arresto immediato e revoca della patente. A nostro avviso – conclude il Presidente dell’Italia dei Diritti – chi guida in stato di evidente ebbrezza si trova in una posizione giuridica di chi tenta un omicidio e di conseguenza se un incidente mortale è causato da persone con queste caratteristiche, chiediamo che l’omicidio diventi volontario e che venga garantita l’applicazione degli effetti di legge del reato specifico”.

  • Incidente per alcol a Cesano Maderno, la rabbia di De Pierro


    Roma – Ennesimo incidente mortale causato dall’alcol.
    A Cesano Maderno, in provincia di Milano, un ragazzo, con un tasso alcolico di poco superiore al limite consentito, ha travolto una comitiva che stava salendo su un pullman, uccidendo un uomo e ferendo 26 persone: tra queste tre gravi tra cui una bambina di sette anni. Il responsabile è stato arrestato con l’accusa di omicidio colposo aggravato dal fatto di guidare in stato di ebbrezza. Sull’ episodio è intervenuto Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, che ha ribadito la proposta, sostenuta da tempo, che prevede l’arresto obbligatorio e la revoca definitiva della patente per chi guida in stato di ebbrezza nonché l’affidamento dei responsabili ai servizi sociali con attività da svolgere presso un obitorio o una struttura di pronto soccorso. De Pierro rincara la dose: “Provo sempre più rabbia nel commentare incidenti di questo tipo, anche se questa volta c’è scappato il morto, non bisogna però dimenticare – prosegue – i feriti: dopo l’incidente spesso la vita di molte persone cambia radicalmente sia sotto il profilo psicologico, sia fisicamente in seguito alle lesioni riportate che in molti casi causano invalidità permanente. Il mio risentimento deriva dalla mancanza di misure concrete, presto inseriremo nelle nostre battaglie iniziative mirate a sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto le istituzioni su questo grave problema.” A tal proposito De Pierro menziona un episodio personale: “Ogni volta che succede una cosa del genere la memoria mi riporta dolorosamente, con grande coinvolgimento nelle mie corde emotive, all’estate del 2007 quando fui vittima d’un tentato investimento. Ancora oggi mi chiedo come fu possibile che il conducente in questione, in evidente stato di ebbrezza, non fu sottoposto al test dell’etilometro né ad esami ematici in ospedale, nonostante le mie pressanti richieste, da due ispettrici del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Ostia Lido. Tra l’altro – conclude il presidente – scrissi una lettera riservata personale di diciotto pagine all’allora dirigente del commissariato stesso, il dottor Rosario Vitarelli, e a distanza di più un anno sto ancora attendendo una risposta”.