C’è da dire però che, sempre nel 2008, l’Istat rilevava che le famiglie in affitto, in Italia, erano solamente il 19% del totale. Questo dato, solo parzialmente più alto per quanto riguarda le grandi aree urbane, sta a significare che la voglia di casa nel popolo del Belpaese è ancora intatta. Anzi, l’indagine condotta dall’Osservatorio sull’Abitare Sociale in Italia, ha evidenziato flussi abbastanza marcati, in uscita dalla categoria “inquilini” verso la categoria “proprietari”.
Il recente quadro economico purtroppo ha portato sconquassi importanti all’interno di questa situazione. Sono in forte aumento le morosità: ovvero di inquilini che non riescono a pagare il canone di locazione. Non se la passano certo meglio i recenti neo proprietari di casa che, per riuscire ad acquistare l’immobile, sono dovuti ricorrere all’accensione di un mutuo.
L’OASIT, ha rilevato che sono circa 900.000 i “mutuatari” in difficoltà dove le cifre per rata mutuo e spese per la casa superano abbondantemente il 30% del reddito. Guardando con una lente di ingrandimento questi dati possiamo rilevare che l’aumento dell’incidenza percentuale delle “spese casa” sul reddito non è dovuto ad un innalzamento di quest’ultime ma ad una contrazione importanti dei redditi percepiti dalle famiglie italiane.
Nel corso dell’ultimo triennio i prezzi, ad esempio, degli appartamenti a Modena , sono scesi, seppur di poco. Le condizioni dei mutui casa si sono mantenute sugli ottimi valori pre-crisi. Come a dire che per vedere una ripresa importante delle compravendite occorre, nel breve periodo, assistere ad una riduzione dei prezzi delle case. Ci si chiede se sia verosimile che questo accada. Saranno disponibili tutti i proprietari a fare questa considerazione? Secondo noi, no. Se in questi tre anni i prezzi delle case sono scesi di appena un misero 6% non ci si aspetta che nel corso del 2012 vi siano discese vertiginose verso il basso.
Pare invece più probabile aspettare che gli interventi messi in campo in questi giorni dal Governo Monti diano spinta all’economia. Se ci saranno risultati importanti si assisterà anche ad un aumento dei redditi. La ripresa della capacità di spesa dovrebbe risolvere gran parte dei problemi.
Consideriamo però che i primi risultati della cura Monti arriveranno non prima di 1-2 anni. Che fare dunque?
Pare che la soluzione migliore sia il buon senso. Aspettare, cioè, giorni migliori e nell’attesa cercare di risolvere le situazioni di difficoltà. Il “piano famiglie” varato da ABI e associazioni dei consumatori guarda a questa possibilità: la moratoria consistente nella sospensione per un anno del versamento delle rate dei mutui e nell’introduzione del “fondo di solidarietà” con un finanziamento di 20 milioni di Euro, (purtroppo ormai quasi tutto esaurito) sono azioni pratiche per aiutare le famiglie proprietarie di casa.
Che fare invece per le oltre 1,5 milioni di famiglie alle prese con problemi di pagamento del canone di locazione? Le case popolari sono ormai in via di estinzione. Il numero complessivo di alloggi ad Edilizia Residenziale Pubblica è diminuito di oltre 200 mila unità negli ultimi 3 anni. Gli scarsi investimenti in Social Housing iniziano a farsi sentire.
L’offerta di immobili in locazione è abbondante e quindi il problema potrebbe non porsi. Ma torniamo a considerare che gran parte di questo patrimonio immobiliare è sfitto a causa dei prezzi troppo alti rispetto alle disponibilità economiche degli inquilini. Eppure, a ben vedere, i prezzi degli affitti, almeno in Emilia Romagna, hanno subito un forte ridimensionamento nell’ultimo triennio. Provincie come Piacenza e Reggio Emilia hanno visto riduzioni sui canoni di locazione di oltre un 20%. Questo non basta però a ridurre i problemi di pagamento delle famiglie.
Aspettarsi che tutto avvenga grazie ad una ulteriore decurtazione dei prezzi è davvero utopistico. Servono dunque investimenti in social housing che potrebbero avere un riverbero positivo nel mercato della locazione tutto.
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