Tag: Antonio Di Pietro

  • Antonello De Pierro ed Elisabetta Rocchetti al party per Mr. America


    Tanti vip sono accorsi presso “Il Margutta” di Roma per la presentazione del film prodotto da Claudio Bucci

    Roma – Nella splendida cornice del centralissimo ristorante vegetariano “Il Margutta RistorArte” di Tina Vannini, in via Margutta, si è svolta, a Roma, la presentazione del thriller d’autore “Mr. America” di Leonardo Ferrari Carissimi che vede come protagonisti Marco Cocci e Anna Favella.

    Il film, in uscita in questi giorni nelle sale italiane, rappresenta una riuscita fusione di cinema e arte. Nel lungometraggio sono rappresentate le opere del chiacchierato Marco Tamburro, artista che ha curato anche il manifesto del film. L’arte come il cinema emoziona, e quale connubio più potente che unire insieme questi due mondi? Se lo spettatore può sensibilizzarsi nel vedere i dipinti raffigurati nei fotogrammi più salienti della pellicola, può ancor di più appassionarsi nel guardare dal vivo le opere in sala. Infatti, nei principali cinema dove sarà proiettato “Mr. America”, saranno esposte le tele di Tamburro. L’opera in celluloide si sofferma sui possibili effetti nefasti che il celeberrimo Andy Warhol ha determinato sulle vite di chi, a vari livelli, si è avvicinato a lui. Ci sono conseguenze talmente potenti che non si fermano alla distruzione delle vite degli artisti (molti sono morti suicidi o a causa dell’uso di droghe), ma ricadono anche sui loro discendenti simboleggiando il peso e l’influenza che la sua opera ancora rappresenta nel mondo dell’arte e nelle generazioni di artisti a lui successivi.

    “Mr. America” rappresenta la spirale negativa di molti artisti, abbagliati dalla temporanea celebrità che prometteva Warhol, quasi una maledizione che per alcuni è stata decisamente fatale.

    Il film si sviluppa su distinti piani temporali che s’intrecciano vorticosamente finché ogni significato viene pian piano alla luce grazie ai dettagli della psicologia dei personaggi. Gli atti brutali ed ossessivi, che sono stati subiti nell’ infanzia da Penny ed Andy nel film, generano una rovinosa relazione familiare che sarà il fulcro della storia e del suo tragico epilogo.

    Presenti al party di presentazione, oltre al cast al completo, il produttore Claudio Bucci e il regista Leonardo Ferrari Carissimi, e tanti personaggi intervenuti anche per ammirare le opere di Tamburro, esposte per l’occasione nel locale. Gli ospiti sono stati deliziati da un cocktail ispirato alla Pop Art di Warhol: come l’artista utilizzò i barattoli di latta di una nota zuppa come protagonisti di alcuni suoi quadri, così anche Tina Vannini, proprietaria del ristorante, ha fatto degustare zuppe biologiche in barattoli di latta per richiamare l’atmosfera artistica.

    Tra i tanti vip che sono giunti nel locale, accolti dall’incantevole e deliziosa Deborah Bettega, è d’uopo citare le affascinanti Elisabetta Rocchetti, Adriana Russo, Eleonora Vallone, Emanuela Tittocchia, Nadia Bengala, Rita Carlini e il bravissimo attore Fabrizio Bucci, tutti letteralmente presi d’assalto dai paparazzi accorsi per l’evento, come anche Antonello De Pierro, presidente del movimento politico Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it, in passato punto di riferimento dell’emittenza radiofonica come direttore e voce storica di Radio Roma, l’importante emittente capitolina sulle cui frequenze lo stesso produttore del film Claudio Bucci ha condotto un programma.

    E ancora Dario Salvatori, Giovanni Pocaterra, Alex Partexano, Mario Zamma, Gabriella Germano, Mirella Panfili, Steffan Jinny, Mirca Viola, Stefania Barca, Marina Pennafina, Antonella Salvucci, Alessandro Circiello, Leopoldo Mastelloni, i produttori cinematografici Pietro Innocenzi e Pierfrancesco Aiello, il regista Giorgio Molteni, il principi Guglielmo Giovannelli, il prefetto di Chieti Fulvio Rocco, il marchese Giuseppe Ferrajoli, Silvana Augero, il direttore d’orchestra Gerardo Di Lella, il conduttore radiofonico e scrittore Stefano Piccirillo, Roberta Beta, Giada Di Miceli, Marcia Sedoc, Angelo Ciccio Nizzo, l’editore Giò Di Giorgio, don Santino Spartà, i politici Luca Danese, Luca Aubert e Antonio Paris, la giornalista Simona Decina, e i pittori Massimo Catalani e Lorenzo Zichichi.

    (Foto di Luigi Giordani)

  • De Pierro dice addio a Di Pietro e si candida in Molise con Donadi


    Dopo aver siglato un accordo nazionale con Centro Democratico, il presidente dell’Italia dei Diritti ha accettato la candidatura al Senato della Repubblica proprio nella regione dell’ex pm

    Antonello De Pierro

    Roma – Dopo aver annunciato, nel settembre scorso a Vasto, il sostegno del movimento Italia dei Diritti, da lui presieduto, al partito Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, ma solo a precise condizioni, Antonello De Pierro fa sapere che la linea è cambiata ed è stato siglato un accordo con la neonata formazione Centro Democratico, che fa capo a Massimo Donadi, Nello Formisano e Bruno Tabacci. In seguito all’intesa raggiunta il leader dell’Italia dei Diritti è stato schierato in Molise per un seggio al Senato della Repubblica. E’ lo stesso De Pierro, che ha svolto per quattro anni l’attività di Capo Ufficio Stampa per la segreteria romana del partito dipietrista e ha fornito un notevole contributo a smascherare le condotte discutibili dell’ex pupillo del capo Vincenzo Maruccio, a svelare i retroscena della vicenda e a illustrare il percorso che ha condotto all’intesa raggiunta.

    “Da anni, pur senza una presa di posizione netta e ufficiale – ha dichiarato il leader dell’Italia dei Diritti -, abbiamo propugnato le battaglie dell’Italia dei Valori, in quanto le ritenevamo molto vicine alle finalità socio-politiche del nostro movimento, sempre mantenendo comunque la nostra assoluta indipendenza e lasciando ad ogni dirigente la piena libertà di scelta in afferenza alla compagine politica a cui affidare il proprio consenso. E proprio in virtù di quest’affinità ideale, ci siamo recati l’estate scorsa a Montenero di Bisaccia, a un party a casa di Di Pietro per ribadire la nostra vicinanza e, successivamente, a Vasto, quando ormai soffiavano i venti avversi e incombevano le grigie nubi del declino, dove abbiamo lanciato la nostra ciambella di salvataggio per risollevare le sorti del partito, sia in virtù del nostro serbatoio di consensi puliti e spontanei, sia tramite l’impiego delle nostre risorse all’avanguardia nel campo della comunicazione. Nell’occasione abbiamo dettato comunque le nostre condizioni, che non erano cose dell’altro mondo, bensì le più naturali esigenze di chi ha scelto di fare politica per il bene dei corpi collettivi: l’allontanamento delle mele marce e la presenza, subordinata naturalmente alla prima, di nostri rappresentanti nelle liste elettorali. L’appello non è stato purtroppo accolto da un partito, che ancorché propugnasse un’idea sana e assolutamente condivisibile, ha visto suonare il de profundis solo a causa di una gestione forse poco avveduta dei quadri dirigenti, alcuni dei quali, sfuggiti al controllo, hanno dato libero sfogo alla propria vocazione di spregiudicati affaristi, calpestando e mortificando il sacrosanto principio dell’impegno politico a favore della collettività. Rivendico orgogliosamente di aver dato il mio personale contributo per far emergere alcune di queste riprovevoli espressioni comportamentali che, al di là dei risvolti riconducibili a fattispecie con integrazioni penalmente rilevanti, che di certo non sta a noi giudicare, implicano congiunture che impongono un lapalissiano problema etico, dal quale in politica, a nostro avviso, non si può prescindere, ritenendo che l’etica debba rappresentare la quintessenza della politica stessa”.

    Poi il numero uno dell’Italia dei Diritti, che raffigura l’emblema della lotta alla corruzione, in particolar modo quella capitolina, con le sue numerose battaglie e manifestazioni di protesta, è passato a spiegare le motivazioni della scelta di Centro Democratico: “Negli anni in cui, seppur senza una espressione preferenziale ufficiale, siamo stati in contatto con l’Italia dei Valori, abbiamo imparato ad apprezzare la grande professionalità e lo spessore politico, nonché la rettitudine morale, di Massimo Donadi e di Nello Formisano. Alla luce di questo, dopo il terremoto politico e giudiziario che ha investito l’Idv, la formazione Centro Democratico ci è apparsa come la nostra collocazione naturale, ci siamo sentiti a casa, e siamo stati accolti a braccia aperte. Tra l’altro, anche se la nostra storia si è sviluppata su percorsi differenti, nutriamo stima profonda per Bruno Tabacci. Siamo certi di poter apportare un utile contributo a livello nazionale nelle consultazioni elettorali imminenti, con l’auspicio che sia solo l’inizio di una sempre più proficua collaborazione, naturalmente nell’interesse supremo dei cittadini, imperativo costante del nostro impegno politico, che ci impone di orientare la nostra azione sempre verso le cellule più deboli del parenchima sociale”.

  • Pax mafiosa o guerra? Antonello De Pierro con Vince Tempera a presentazione libro di Vincenzo Scotti


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Ogni volta che viene scritto un libro o un semplice articolo sulla Mafia viene fornito un contributo importante a quella che dovrebbe essere una battaglia condivisa e comune, ma che purtroppo la storia ci ha tramandato essere avvenuta sempre a singhiozzi”
    Vince Tempera e Antonello De Pierro

    Roma – “Pax mafiosa o guerra? A vent’anni dalle stragi di Palermo”. E’ questo il titolo del libro, dato da poco alle stampe, scritto dall’ex ministro dell’Interno Vincenzo Scotti e presentato l’altro pomeriggio in una delle eleganti sale del capitolino Palazzo Ferrajoli.

    L’evento, organizzato magistralmente dall’impeccabile e indefessa Sara Iannone, è stato moderato dall’ex direttore del Messaggero Mario Pendinelli, e ha visto la partecipazione, al tavolo del dibattito, di personaggi illustri come il giudice Ferdinando Imposimato, il professor Mario Cicala e il senatore Raffaele Lauro.

    Il volume affronta e analizza, dalla posizione privilegiata di un alto rappresentante istituzionale, sotto il profilo storico – politico, lasciando ai magistrati la scoperta della verità giudiziaria, la Mafia, la famosa parola dalle cinque lettere che ha segnato, condizionato e lacerato, dall’unificazione ad oggi, pesantemente il divenire fenomenico della realtà sociale della Sicilia e di tutta la penisola italiana. Scotti nella sua opera si occupa anche dell’espansione e degli intrecci con le altre organizzazioni malavitose, individuando le collaborazioni internazionali per giungere al debellamento del triste fenomeno.

    All’incontro ha partecipato anche Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, direttore di Italymedia.it ed ex direttore responsabile e voce storica di Radio Roma, che ha dichiarato: “Ho fatto di tutto per essere presente a testimoniare la sensibilità della nostra organizzazione nei confronti di questa angosciosa realtà delinquenziale. Ogni volta che viene scritto un libro o un semplice articolo sulla Mafia viene fornito un contributo importante a quella che dovrebbe essere una battaglia condivisa e comune, ma che purtroppo la storia ci ha tramandato essere avvenuta sempre a singhiozzi. L’intreccio mafia e politica, di cui si parla da sempre, non è stato mai spezzato, non per incapacità operativa, ma per assenza di volontà risolutiva da parte dello Stato, che ha posto in essere azioni contrastanti più vigorose solo quando i mafiosi hanno alzato troppo il tiro. Per il resto purtroppo finanche Mussolini dovette arrendersi, dopo aver inviato in Sicilia il prefetto Cesare Mori, si fronte alle pressioni dei gerarchi fascisti isolani, applicando al suo irriducibile delegato il classico promoveatur ut amoveatur. Addirittura oggi è di stretta attualità una presunta trattativa tra lo Stato e gli apparati criminali, di cui lasciamo a pochi coraggiosi uomini della magistratura e delle forze dell’ordine l’accertamento. In base all’esperienza maturata nell’espressione di contrasto estrinsecata concettualmente da sempre da parte del movimento che presiedo, abbiamo preso atto che, purtroppo, intorno alla Mafia ruotano interessi molto grossi, e non facciamo fatica ad affermare che questi la rendono inesorabilmente l’altra faccia del potere, un efficace scettro di controllo agitato spregiudicatamente dalle classi dominanti. Di mafia si è sempre nutrita la politica siciliana e non solo, intrecciando le istituzioni in un viluppo che oggi è difficile dipanare, a cui non sono stati mai stati estranei la Chiesa e il clero, le banche e i grandi apparati economico – finanziari, e spesso anche giornali e giornalisti. I pochi uomini, ligi servitori dello Stato, che hanno deciso di contrastarla, in un patto legalitario di forte convinzione, sono stati subito invisi al Potere e spesso hanno pagato il prezzo più alto del bene supremo della vita, alcuni con i nomi scolpiti nel marmo dell’ufficialità e altri purtroppo, spesso dimenticati dal grande circo mediatico. Se ricordiamo gli immensi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non possiamo dimenticare quel Boris Giuliano, che con il suo intuito investigativo e grazie all’innovativa applicazione delle nuove tecnologie, riuscì a dare una svolta riuscendo a cacciare nel passato i cosiddetti processi indiziari, che nella maggior parte si risolvevano con valanghe di assoluzioni o pene lievi, aprendo la strada ai processi in cui la piattaforma probatoria aveva uno spessore corposo. Non sarà mai troppo tardi quando si deciderà di inabissare il fenomeno mafia, ma per ottenere un risultato del genere sarà necessario che si diffonda in modo determinato una cultura della legalità a prova di permeabilizzazioni fuorvianti di cellule deviate, da cui purtroppo siamo molto lontani, che porti ad evitare di far riparare sotto l’ombrello politico chi si sporca con i traffici illeciti”.

    Tra i presenti in sala ad assistere all’interessantissimo meeting è d’uopo citare l’on. Francesco Giro, ex sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, il senatore Massimo Palombi, l’ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, l’on. Antonio Paris, il vice procuratore generale della Repubblica Antonio Marini, la scrittrice e psicologa Irene Bozzi, ex moglie di Roberto Vecchioni, la marchesa Dani del Secco d’Aragona, l’incantevole inviata della “Vita in diretta” Camilla Nata, la seducente Janet de Nardis, il maestro Vince Tempera, l’editore Giò Di Giorgio, il principe Guglielmo Giovannelli, il marchese Giuseppe Ferrajoli, Natalino Candido, Paola Pisani e Lilian Ramos.

    (Foto di Andrea Arriga)


  • Pax mafiosa o guerra? Antonello De Pierro con marchesa d’Aragona a presentazione libro di Vincenzo Scotti

    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Ogni volta che viene scritto un libro o un semplice articolo sulla Mafia viene fornito un contributo importante aquella che dovrebbe essere una battaglia condivisa e comune, ma che purtroppo la storia ci ha tramandato essere avvenuta sempre a singhiozzi”

    Antonello De Pierro, la marchesa Dani del Secco d'Aragona ed Emilio Sturla Furnò

    Roma – “Pax mafiosa o guerra? A vent’anni dalle stragi di Palermo”. E’ questo il titolo del libro, dato da poco alle stampe, scritto dall’ex ministro dell’Interno Vincenzo Scotti e presentato l’altro pomeriggio in una delle eleganti sale del capitolino Palazzo Ferrajoli.

    L’evento, organizzato magistralmente dall’impeccabile e indefessa Sara Iannone, è stato moderato dall’ex direttore del Messaggero Mario Pendinelli, e ha visto la partecipazione, al tavolo del dibattito, di personaggi illustri come il giudice Ferdinando Imposimato, il professor Mario Cicala e il senatore Raffaele Lauro.

    Il volume affronta e analizza, dalla posizione privilegiata di un alto rappresentante istituzionale, sotto il profilo storico – politico, lasciando ai magistrati la scoperta della verità giudiziaria, la Mafia, la famosa parola dalle cinque lettere che ha segnato, condizionato e lacerato, dall’unificazione ad oggi, pesantemente il divenire fenomenico della realtà sociale della Sicilia e di tutta la penisola italiana. Scotti nella sua opera si occupa anche dell’espansione e degli intrecci con le altre organizzazioni malavitose, individuando le collaborazioni internazionali per giungere al debellamento del triste fenomeno.

    All’incontro ha partecipato anche Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, direttore di Italymedia.it ed ex direttore responsabile e voce storica di Radio Roma, che ha dichiarato: “Ho fatto di tutto per essere presente a testimoniare la sensibilità della nostra organizzazione nei confronti di questa angosciosa realtà delinquenziale. Ogni volta che viene scritto un libro o un semplice articolo sulla Mafia viene fornito un contributo importante a quella che dovrebbe essere una battaglia condivisa e comune, ma che purtroppo la storia ci ha tramandato essere avvenuta sempre a singhiozzi. L’intreccio mafia e politica, di cui si parla da sempre, non è stato mai spezzato, non per incapacità operativa, ma per assenza di volontà risolutiva da parte dello Stato, che ha posto in essere azioni contrastanti più vigorose solo quando i mafiosi hanno alzato troppo il tiro. Per il resto purtroppo finanche Mussolini dovette arrendersi, dopo aver inviato in Sicilia il prefetto Cesare Mori, si fronte alle pressioni dei gerarchi fascisti isolani, applicando al suo irriducibile delegato il classico promoveatur ut amoveatur. Addirittura oggi è di stretta attualità una presunta trattativa tra lo Stato e gli apparati criminali, di cui lasciamo a pochi coraggiosi uomini della magistratura e delle forze dell’ordine l’accertamento. In base all’esperienza maturata nell’espressione di contrasto estrinsecata concettualmente da sempre da parte del movimento che presiedo, abbiamo preso atto che, purtroppo, intorno alla Mafia ruotano interessi molto grossi, e non facciamo fatica ad affermare che questi la rendono inesorabilmente l’altra faccia del potere, un efficace scettro di controllo agitato spregiudicatamente dalle classi dominanti. Di mafia si è sempre nutrita la politica siciliana e non solo, intrecciando le istituzioni in un viluppo che oggi è difficile dipanare, a cui non sono stati mai stati estranei la Chiesa e il clero, le banche e i grandi apparati economico – finanziari, e spesso anche giornali e giornalisti. I pochi uomini, ligi servitori dello Stato, che hanno deciso di contrastarla, in un patto legalitario di forte convinzione, sono stati subito invisi al Potere e spesso hanno pagato il prezzo più alto del bene supremo della vita, alcuni con i nomi scolpiti nel marmo dell’ufficialità e altri purtroppo, spesso dimenticati dal grande circo mediatico. Se ricordiamo gli immensi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non possiamo dimenticare quel Boris Giuliano, che con il suo intuito investigativo e grazie all’innovativa applicazione delle nuove tecnologie, riuscì a dare una svolta riuscendo a cacciare nel passato i cosiddetti processi indiziari, che nella maggior parte si risolvevano con valanghe di assoluzioni o pene lievi, aprendo la strada ai processi in cui la piattaforma probatoria aveva uno spessore corposo. Non sarà mai troppo tardi quando si deciderà di inabissare il fenomeno mafia, ma per ottenere un risultato del genere sarà necessario che si diffonda in modo determinato una cultura della legalità a prova di permeabilizzazioni fuorvianti di cellule deviate, da cui purtroppo siamo molto lontani, che porti ad evitare di far riparare sotto l’ombrello politico chi si sporca con i traffici illeciti”.

    Tra i presenti in sala ad assistere all’interessantissimo meeting è d’uopo citare l’on. Francesco Giro, ex sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, il senatore Massimo Palombi, l’ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, l’on. Antonio Paris, il vice procuratore generale della Repubblica Antonio Marini, la scrittrice e psicologa Irene Bozzi, ex moglie di Roberto Vecchioni, la marchesa Dani del Secco d’Aragona, l’incantevole inviata della “Vita in diretta” Camilla Nata, la seducente Janet de Nardis, il maestro Vince Tempera, l’editore Giò Di Giorgio, il principe Guglielmo Giovannelli, il marchese Giuseppe Ferrajoli, Natalino Candido, Paola Pisani e Lilian Ramos.

    (Foto di Andrea Arriga)

  • Pax mafiosa o guerra? Antonello De Pierro con Guglielmo Giovannelli a presentazione libro di Vincenzo Scotti


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Ogni volta che viene scritto un libro o un semplice articolo sulla Mafia viene fornito un contributo importante a quella che dovrebbe essere una battaglia condivisa e comune, ma che purtroppo la storia ci ha tramandato essere avvenuta sempre a singhiozzi”

    Antonello De Pierro e Guglielmo Giovannelli

    Roma – “Pax mafiosa o guerra? A vent’anni dalle stragi di Palermo”. E’ questo il titolo del libro, dato da poco alle stampe, scritto dall’ex ministro dell’Interno Vincenzo Scotti e presentato l’altro pomeriggio in una delle eleganti sale del capitolino Palazzo Ferrajoli.

    L’evento, organizzato magistralmente dall’impeccabile e indefessa Sara Iannone, è stato moderato dall’ex direttore del Messaggero Mario Pendinelli, e ha visto la partecipazione, al tavolo del dibattito, di personaggi illustri come il giudice Ferdinando Imposimato, il professor Mario Cicala e il senatore Raffaele Lauro.

    Il volume affronta e analizza, dalla posizione privilegiata di un alto rappresentante istituzionale, sotto il profilo storico – politico, lasciando ai magistrati la scoperta della verità giudiziaria, la Mafia, la famosa parola dalle cinque lettere che ha segnato, condizionato e lacerato, dall’unificazione ad oggi, pesantemente il divenire fenomenico della realtà sociale della Sicilia e di tutta la penisola italiana. Scotti nella sua opera si occupa anche dell’espansione e degli intrecci con le altre organizzazioni malavitose, individuando le collaborazioni internazionali per giungere al debellamento del triste fenomeno.

    All’incontro ha partecipato anche Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, direttore di Italymedia.it ed ex direttore responsabile e voce storica di Radio Roma, che ha dichiarato: “Ho fatto di tutto per essere presente a testimoniare la sensibilità della nostra organizzazione nei confronti di questa angosciosa realtà delinquenziale. Ogni volta che viene scritto un libro o un semplice articolo sulla Mafia viene fornito un contributo importante a quella che dovrebbe essere una battaglia condivisa e comune, ma che purtroppo la storia ci ha tramandato essere avvenuta sempre a singhiozzi. L’intreccio mafia e politica, di cui si parla da sempre, non è stato mai spezzato, non per incapacità operativa, ma per assenza di volontà risolutiva da parte dello Stato, che ha posto in essere azioni contrastanti più vigorose solo quando i mafiosi hanno alzato troppo il tiro. Per il resto purtroppo finanche Mussolini dovette arrendersi, dopo aver inviato in Sicilia il prefetto Cesare Mori, si fronte alle pressioni dei gerarchi fascisti isolani, applicando al suo irriducibile delegato il classico promoveatur ut amoveatur. Addirittura oggi è di stretta attualità una presunta trattativa tra lo Stato e gli apparati criminali, di cui lasciamo a pochi coraggiosi uomini della magistratura e delle forze dell’ordine l’accertamento. In base all’esperienza maturata nell’espressione di contrasto estrinsecata concettualmente da sempre da parte del movimento che presiedo, abbiamo preso atto che, purtroppo, intorno alla Mafia ruotano interessi molto grossi, e non facciamo fatica ad affermare che questi la rendono inesorabilmente l’altra faccia del potere, un efficace scettro di controllo agitato spregiudicatamente dalle classi dominanti. Di mafia si è sempre nutrita la politica siciliana e non solo, intrecciando le istituzioni in un viluppo che oggi è difficile dipanare, a cui non sono stati mai stati estranei la Chiesa e il clero, le banche e i grandi apparati economico – finanziari, e spesso anche giornali e giornalisti. I pochi uomini, ligi servitori dello Stato, che hanno deciso di contrastarla, in un patto legalitario di forte convinzione, sono stati subito invisi al Potere e spesso hanno pagato il prezzo più alto del bene supremo della vita, alcuni con i nomi scolpiti nel marmo dell’ufficialità e altri purtroppo, spesso dimenticati dal grande circo mediatico. Se ricordiamo gli immensi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non possiamo dimenticare quel Boris Giuliano, che con il suo intuito investigativo e grazie all’innovativa applicazione delle nuove tecnologie, riuscì a dare una svolta riuscendo a cacciare nel passato i cosiddetti processi indiziari, che nella maggior parte si risolvevano con valanghe di assoluzioni o pene lievi, aprendo la strada ai processi in cui la piattaforma probatoria aveva uno spessore corposo. Non sarà mai troppo tardi quando si deciderà di inabissare il fenomeno mafia, ma per ottenere un risultato del genere sarà necessario che si diffonda in modo determinato una cultura della legalità a prova di permeabilizzazioni fuorvianti di cellule deviate, da cui purtroppo siamo molto lontani, che porti ad evitare di far riparare sotto l’ombrello politico chi si sporca con i traffici illeciti”.

    Tra i presenti in sala ad assistere all’interessantissimo meeting è d’uopo citare l’on. Francesco Giro, ex sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, il senatore Massimo Palombi, l’ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, l’on. Antonio Paris, il vice procuratore generale della Repubblica Antonio Marini, la scrittrice e psicologa Irene Bozzi, ex moglie di Roberto Vecchioni, la marchesa Dani del Secco d’Aragona, l’incantevole inviata della “Vita in diretta” Camilla Nata, la seducente Janet de Nardis, il maestro Vince Tempera, l’editore Giò Di Giorgio, il principe Guglielmo Giovannelli, il marchese Giuseppe Ferrajoli, Natalino Candido, Paola Pisani e Lilian Ramos.

    (Foto di Andrea Arriga)


  • Pax mafiosa o guerra? Antonello De Pierro con Camilla Nata a presentazione libro di Vincenzo Scotti


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Ogni volta che viene scritto un libro o un semplice articolo sulla Mafia viene fornito un contributo importante a quella che dovrebbe essere una battaglia condivisa e comune, ma che purtroppo la storia ci ha tramandato essere avvenuta sempre a singhiozzi”

    Antonello De Pierro, Camilla Nata e il marito Pierpaolo Senieri

    Roma – “Pax mafiosa o guerra? A vent’anni dalle stragi di Palermo”. E’ questo il titolo del libro, dato da poco alle stampe, scritto dall’ex ministro dell’Interno Vincenzo Scotti e presentato l’altro pomeriggio in una delle eleganti sale del capitolino Palazzo Ferrajoli.

    L’evento, organizzato magistralmente dall’impeccabile e indefessa Sara Iannone, è stato moderato dall’ex direttore del Messaggero Mario Pendinelli, e ha visto la partecipazione, al tavolo del dibattito, di personaggi illustri come il giudice Ferdinando Imposimato, il professor Mario Cicala e il senatore Raffaele Lauro.

    Il volume affronta e analizza, dalla posizione privilegiata di un alto rappresentante istituzionale, sotto il profilo storico – politico, lasciando ai magistrati la scoperta della verità giudiziaria, la Mafia, la famosa parola dalle cinque lettere che ha segnato, condizionato e lacerato, dall’unificazione ad oggi, pesantemente il divenire fenomenico della realtà sociale della Sicilia e di tutta la penisola italiana. Scotti nella sua opera si occupa anche dell’espansione e degli intrecci con le altre organizzazioni malavitose, individuando le collaborazioni internazionali per giungere al debellamento del triste fenomeno.

    All’incontro ha partecipato anche Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, direttore di Italymedia.it ed ex direttore responsabile e voce storica di Radio Roma, che ha dichiarato: “Ho fatto di tutto per essere presente a testimoniare la sensibilità della nostra organizzazione nei confronti di questa angosciosa realtà delinquenziale. Ogni volta che viene scritto un libro o un semplice articolo sulla Mafia viene fornito un contributo importante a quella che dovrebbe essere una battaglia condivisa e comune, ma che purtroppo la storia ci ha tramandato essere avvenuta sempre a singhiozzi. L’intreccio mafia e politica, di cui si parla da sempre, non è stato mai spezzato, non per incapacità operativa, ma per assenza di volontà risolutiva da parte dello Stato, che ha posto in essere azioni contrastanti più vigorose solo quando i mafiosi hanno alzato troppo il tiro. Per il resto purtroppo finanche Mussolini dovette arrendersi, dopo aver inviato in Sicilia il prefetto Cesare Mori, si fronte alle pressioni dei gerarchi fascisti isolani, applicando al suo irriducibile delegato il classico promoveatur ut amoveatur. Addirittura oggi è di stretta attualità una presunta trattativa tra lo Stato e gli apparati criminali, di cui lasciamo a pochi coraggiosi uomini della magistratura e delle forze dell’ordine l’accertamento. In base all’esperienza maturata nell’espressione di contrasto estrinsecata concettualmente da sempre da parte del movimento che presiedo, abbiamo preso atto che, purtroppo, intorno alla Mafia ruotano interessi molto grossi, e non facciamo fatica ad affermare che questi la rendono inesorabilmente l’altra faccia del potere, un efficace scettro di controllo agitato spregiudicatamente dalle classi dominanti. Di mafia si è sempre nutrita la politica siciliana e non solo, intrecciando le istituzioni in un viluppo che oggi è difficile dipanare, a cui non sono stati mai stati estranei la Chiesa e il clero, le banche e i grandi apparati economico – finanziari, e spesso anche giornali e giornalisti. I pochi uomini, ligi servitori dello Stato, che hanno deciso di contrastarla, in un patto legalitario di forte convinzione, sono stati subito invisi al Potere e spesso hanno pagato il prezzo più alto del bene supremo della vita, alcuni con i nomi scolpiti nel marmo dell’ufficialità e altri purtroppo, spesso dimenticati dal grande circo mediatico. Se ricordiamo gli immensi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non possiamo dimenticare quel Boris Giuliano, che con il suo intuito investigativo e grazie all’innovativa applicazione delle nuove tecnologie, riuscì a dare una svolta riuscendo a cacciare nel passato i cosiddetti processi indiziari, che nella maggior parte si risolvevano con valanghe di assoluzioni o pene lievi, aprendo la strada ai processi in cui la piattaforma probatoria aveva uno spessore corposo. Non sarà mai troppo tardi quando si deciderà di inabissare il fenomeno mafia, ma per ottenere un risultato del genere sarà necessario che si diffonda in modo determinato una cultura della legalità a prova di permeabilizzazioni fuorvianti di cellule deviate, da cui purtroppo siamo molto lontani, che porti ad evitare di far riparare sotto l’ombrello politico chi si sporca con i traffici illeciti”.

    Tra i presenti in sala ad assistere all’interessantissimo meeting è d’uopo citare l’on. Francesco Giro, ex sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, il senatore Massimo Palombi, l’ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, l’on. Antonio Paris, il vice procuratore generale della Repubblica Antonio Marini, la scrittrice e psicologa Irene Bozzi, ex moglie di Roberto Vecchioni, la marchesa Dani del Secco d’Aragona, l’incantevole inviata della “Vita in diretta” Camilla Nata, la seducente Janet de Nardis, il maestro Vince Tempera, l’editore Giò Di Giorgio, il principe Guglielmo Giovannelli, il marchese Giuseppe Ferrajoli, Natalino Candido, Paola Pisani e Lilian Ramos.

    (Foto di Andrea Arriga)

  • Pax mafiosa o guerra? De Pierro partecipa con Imposimato a presentazione libro di Vincenzo Scotti


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Ogni volta che viene scritto un libro o un semplice articolo sulla Mafia viene fornito un contributo importante a quella che dovrebbe essere una battaglia condivisa e comune, ma che purtroppo la storia ci ha tramandato essere avvenuta sempre a singhiozzi”

    Antonello De Pierro e Ferdinando Imposimato

    Roma – “Pax mafiosa o guerra? A vent’anni dalle stragi di Palermo”. E’ questo il titolo del libro, dato da poco alle stampe, scritto dall’ex ministro dell’Interno Vincenzo Scotti e presentato l’altro pomeriggio in una delle eleganti sale del capitolino Palazzo Ferrajoli.

    L’evento, organizzato magistralmente dall’impeccabile e indefessa Sara Iannone, è stato moderato dall’ex direttore del Messaggero Mario Pendinelli e ha visto la partecipazione, al tavolo del dibattito, di personaggi illustri come il giudice Ferdinando Imposimato, il professor Mario Cicala e il senatore Raffaele LauroVincenzo Scotti e Antonello De Pierro

    Il volume affronta e analizza, dalla posizione privilegiata di un alto rappresentante istituzionale, sotto il profilo storico – politico, lasciando ai magistrati la scoperta della verità giudiziaria, la Mafia, la famosa parola dalle cinque lettere che ha segnato, condizionato e lacerato, dall’unificazione ad oggi, pesantemente il divenire fenomenico della realtà sociale della Sicilia e di tutta la penisola italiana. Scotti nella sua opera si occupa anche dell’espansione e degli intrecci con le altre organizzazioni malavitose, individuando le collaborazioni internazionali per giungere al debellamento del triste fenomeno.

    All’incontro ha partecipato anche Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, che ha dichiarato: “Ho fatto di tutto per essere presente a testimoniare la sensibilità della nostra organizzazione nei confronti di questa angosciosa realtà delinquenziale. Ogni volta che viene scritto un libro o un semplice articolo sulla Mafia viene fornito un contributo importante a quella che dovrebbe essere una battaglia condivisa e comune, ma che purtroppo la storia ci ha tramandato essere avvenuta sempre a singhiozzi. L’intreccio mafia e politica, di cui si parla da sempre, non è stato mai spezzato, non per incapacità operativa, ma per assenza di volontà risolutiva da parte dello Stato, che ha posto in essere azioni contrastanti più vigorose solo quando i mafiosi hanno alzato troppo il tiro. Per il resto purtroppo finanche Mussolini dovette arrendersi, dopo aver inviato in Sicilia il prefetto Cesare Mori, si fronte alle pressioni dei gerarchi fascisti isolani, applicando al suo irriducibile delegato il classico promoveatur ut amoveatur. Addirittura oggi è di stretta attualità una presunta trattativa tra lo Stato e gli apparati criminali, di cui lasciamo a pochi coraggiosi uomini della magistratura e delle forze dell’ordine l’accertamento. In base all’esperienza maturata nell’espressione di contrasto estrinsecata concettualmente da sempre da parte del movimento che presiedo, abbiamo preso atto che, purtroppo, intorno alla Mafia ruotano interessi molto grossi, e non facciamo fatica ad affermare che questi la rendono inesorabilmente l’altra faccia del potere, un efficace scettro di controllo agitato spregiudicatamente dalle classi dominanti. Di mafia si è sempre nutrita la politica siciliana e non solo, intrecciando le istituzioni in un viluppo che oggi è difficile dipanare, a cui non sono stati mai stati estranei la Chiesa e il clero, le banche e i grandi apparati economico – finanziari, e spesso anche giornali e giornalisti. I pochi uomini, ligi servitori dello Stato, che hanno deciso di contrastarla, in un patto legalitario di forte convinzione, sono stati subito invisi al Potere e spesso hanno pagato il prezzo più alto del bene supremo della vita, alcuni con i nomi scolpiti nel marmo dell’ufficialità e altri purtroppo, spesso dimenticati dal grande circo mediatico. Se ricordiamo gli immensi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non possiamo dimenticare quel Boris Giuliano, che con il suo intuito investigativo e grazie all’innovativa applicazione delle nuove tecnologie, riuscì a dare una svolta riuscendo a cacciare nel passato i cosiddetti processi indiziari, che nella maggior parte si risolvevano con valanghe di assoluzioni o pene lievi, aprendo la strada ai processi in cui la piattaforma probatoria aveva uno spessore corposo. Non sarà mai troppo tardi quando si deciderà di inabissare il fenomeno mafia, ma per ottenere un risultato del genere sarà necessario che si diffonda in modo determinato una cultura della legalità a prova di permeabilizzazioni fuorvianti di cellule deviate, da cui purtroppo siamo molto lontani, che porti ad evitare di far riparare sotto l’ombrello politico chi si sporca con i traffici illeciti”.

    Tra i presenti in sala ad assistere all’interessantissimo meeting è d’uopo citare l’on. Francesco Giro, ex sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali, il senatore Massimo Palombi, l’ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, l’on. Antonio Paris, il vice procuratore generale della Repubblica Antonio Marini, la scrittrice e psicologa Irene Bozzi, ex moglie di Roberto Vecchioni, la marchesa Dani del Secco d’Aragona, l’incantevole inviata della “Vita in diretta” Camilla Nata, la seducente Janet de Nardis, il maestro Vince Tempera, l’editore Giò Di Giorgio, il principe Guglielmo Giovannelli, il marchese Giuseppe Ferrajoli, Natalino Candido, Paola Pisani e Lilian Ramos.

    (Foto di Andrea Arriga)

  • Dopo Vasto De Pierro conferma sostegno a Idv, ma detta le condizioni

    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Chiediamo un’adeguata rappresentanza del nostro movimento con la presenza di un esponente candidato nelle liste dell’Italia dei Valori in ogni collegio elettorale, a garanzia dei nostri sostenitori ed elettori, che avrebbero la possibilità di esprimere in tutta libertà il delegato più idoneo alle loro esigenze. Poi l’assicurazione di avere compagni di avventura privi di ogni possibile dubbio da parte di chicchessia sull’impeccabilità assoluta della loro condotta, con l’impegno da parte di Di Pietro di allontanare ogni eventuale mela marcia che potrebbe avvicinarsi al partito, evento possibile e fisiologico per una formazione politica cresciuta così in fretta”

    Antonello De Pierro e la senatrice Giuliana Carlino

    Roma – Terminati i lavori della kermesse di Vasto, ormai storico appuntamento annuale per l’Italia dei Valori, il presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, insieme ai maggiori esponenti del movimento extraparlamentare, ne ha tracciato il bilancio finale e si è espresso in merito alle decisioni prese in relazione alle scelte politiche da fare nei mesi a venire, in vista delle numerose e ardue consultazioni elettorali, che attendono alle urne una popolazione ormai politicamente disorientata e scevra di ogni certezza, tra vistose venature e profondi solchi di disillusione, nei confronti delle formazioni partitiche, che a loro volta cercano di correre ai ripari per recuperare risicate manciate di consensi e guadagnare qualche spazio prezioso sul terreno di una vacillante credibilità.

    In questo scenario nebbioso e confuso, adagiato su una vacillante piattaforma di desolante indeterminatezza, si infilano e si muovono, con fermenti speranzosi e valori coriacei, le convinzioni decisionali dell’Italia dei Diritti, che dopo avvedute disamine e riflessioni valutative, ha affidato alle parole del suo leader Antonello De Pierro la linea politica da adottare: “Abbiamo seguito con attenzione i lavori della convention di Vasto e, alla luce delle estrinsecazioni concettuali e ideali espresse dalle numerose esplicitazioni dialettiche, abbiamo convenuto che quanto propugnato dall’Italia dei Valori e dal suo presidente Antonio Di Pietro, è perfettamente condivisibile e assimilabile rispetto ai principi più pregnanti e fondanti del nostro movimento.

    Il solco ideologico nel quale ci muoviamo può tranquillamente farci coesistere con l’Idv, a cui possiamo fornire una salutare iniezione di linfa vitale e di energia pulita prodotta da una forza non trascurabile di rappresentanti della società civile, che possono garantire certezze assolute di concentrati di onestà e di candore morale. Però il nostro sostegno non è incondizionato, ma si basa su due richieste ben precise.

    Innanzitutto un’adeguata rappresentanza del nostro movimento con la presenza di un esponente candidato nelle liste dell’Italia dei Valori in ogni collegio elettorale, a garanzia dei nostri sostenitori ed elettori, che avrebbero la possibilità di esprimere in tutta libertà il delegato più idoneo alle loro esigenze. Poi l’assicurazione di avere compagni di avventura privi di ogni possibile dubbio da parte di chicchessia sull’impeccabilità assoluta della loro condotta, con l’impegno da parte di Di Pietro di allontanare ogni eventuale mela marcia che potrebbe avvicinarsi al partito, evento possibile e fisiologico per una formazionepolitica cresciuta così in fretta. E per mela marcia non intendo solo chi ha problemi con la giustizia, anzi fino al terzo grado di giudizio siamo fin troppo tolleranti e assolutamente non giustizialisti, considerando sacrosanta la presunzione di innocenza nella nostra cultura giuridica.

    Ci sono condotte invece decisamente censurabili, pur non essendo riconducibili a esplicite fattispecie di rilevanza penale, e sto parlando di tutte quelle manifestazioni comportamentali che vanno a porsi in contrasto con i principi dell’etica politica, peculiarità a nostro avviso imprescindibile per chi ha avuto in custodia dai cittadini la gestione della cosa pubblica, la cui violazione determina di fatto una grave incrinatura nel rapporto fiduciario tra l’eletto e l’elettore, che si traduce in un abbassamento del livello di fiducia riposta nella rappresentanza politica di riferimento, che nel tempo va a rendere instabile tutto il sistema.

    Se il presidente Di Pietro e l’Italia dei Valori accoglieranno le nostre condizioni, che tra l’altro ci sembrano semplicemente dettate dal buon senso di chi ha a cuore realmente la cosa pubblica, da parte nostra ci sono lunghe autostrade destinate al dialogo. In caso contrario, nostro malgrado, dovremo dirottare altrove i nostri consensi, sempre fermi sulla nostra indipendenza nell’offerta politica”.

  • De Pierro, saremo a Vasto per valutare le nostre scelte politiche future


    Il presidente dell’Italia dei Diritti e candidato a sindaco di Roma Capitale: “Cerchiamo conferme in merito alla linea ideale dettata da Di Pietro, per far convergere sull’Italia dei Valori il nostro bacino di consensi, chiedendo la candidatura di un esponente del nostro movimento in ogni collegio elettorale”

    Antonio Di Pietro e Antonello De Pierro

    Roma – Anche quest’anno, dal 21 al 23 settembre, avrà luogo a Vasto (CH) il canonico incontro dell’Italia dei Valori, giunto ormai alla 7^ edizione. Il motto con cui la compagine partitica capeggiata da Antonio Di Pietro si accinge ad affrontare l’appuntamento è “Il cambiamento utile”. Un’occasione per fare il punto sulla situazione e cercare di individuare la giusta strategia per giungere preparati alle consultazioni elettorali politiche della prossima primavera.

    Anche il movimento Italia dei Diritti guarda con attenzione al rendez–vous politico primaverile, che dovrà designare il destino dell’Italia in un momento notoriamente molto arduo.

    Ed è per questo che l’organizzazione extraparlamentare presieduta da Antonello De Pierro, candidato a sindaco di Roma Capitale, sarà presente nella cittadina abruzzese con una folta rappresentanza di dirigenti e sostenitori.

    A capeggiare la delegazione che parteciperà alla tre giorni vastese sarà lo stesso De Pierro, il quale estrinseca le motivazioni decisionali di tale presenza affidandole ad una dichiarazione di intenti di esplicita matrice: “Dopo aver assistito alla deriva politico-istituzionale del Paese, ridotto socialmente a un cumulo di macerie da una partitocrazia con vocazione elitaria sempre più avida di privilegi e di esclusive prerogative, a danno di un tessuto collettivo sempre più schiacciato, calpestato e mortificato da un cinico ed egoistico menefreghismo e da una disarmante e vergognosa indolenza, siamo costretti a registrare il fallimento inesorabile di una certa politica e a pretendere, a nome di una società appiattita sul presente e proiettata verso l’incertezza fatale di un futuro tremolante, sbiadito e orfano di ogni barlume di speranza, un’inversione di rotta determinata e risolutiva.

    Saremo a Vasto proprio per cercare le conferme che finora ci fanno prediligere l’Italia dei Valori rispetto alle altre formazioni politiche, per incanalare il nostro patrimonio di consensi e farlo convergere verso l’Idv, con l’auspicio che la linea ideale finora condivisa in larga parte non esca ritoccata dall’appuntamento a cui stiamo guardando con notevole interesse. Qualora, come crediamo, i valori e le idee propugnate rimarranno inalterati, saremo ben lieti di corroborare la nostra determinazione decisionale e suggellarla con la candidatura di un esponente del nostro movimento in ogni collegio elettorale e far confluire su di loro la manifestazione di suffragio espressa dal nostro bacino elettorale nel segreto della cabina.

    Non ci resta che attendere quanto emergerà al termine della chiusura dei lavori e, nell’eventualità già argomentata, ci auguriamo che Di Pietro raccolga la nostra sollecitazione, afferrando lesto la nostra mano tesa, che potrebbe fornire all’Italia dei Valori un apporto decisivo per l’esito finale e un’iniezione di valori sani e genuini da parte di elementi accuratamente selezionati, prima di essere ammessi a occupare ruoli predominanti nel nostro movimento.

    Le sirene di altre realtà politiche stanno cercando di incantarci con il loro richiamo, ma noi la decisione per il momento l’abbiamo presa e speriamo di confermarla dopo Vasto, salvo un rifiuto da parte dell’Idv, che ci porterebbe, nostro malgrado, verso risoluzioni diverse per non disperdere quella quota di consensi che abbiamo faticosamente edificato sulla scia di un’infinità di battaglie sociali”.

    Per concludere il numero uno dell’Italia dei Diritti, che sarà presente a Vasto sabato 22, chiosa: “Un accordo del partito di Di Pietro con la nostra entità associativa, che sarebbe in linea con l’apertura annunciata verso società civile e movimenti, lo doterebbe inoltre di una potenza comunicativa esponenziale rispetto a quella espressa finora, sicuramente accettabile, ma assai carente rispetto al potenziale mediatico che, dati i mezzi tecnici ed economici a disposizione, risulta a nostro avviso altamente penalizzato e soffocato. Il raggiungimento della massima forza possibile di divulgazione informativa sarebbe ottenuto grazie al lavoro dei grandi esperti di comunicazione che operano attualmente nell’Italia dei Diritti, che hanno innalzato il nostro movimento a standard di visibilità enormi con l’impiego di risorse economiche pressoché nulle”.

  • Antonello De Pierro annuncia candidatura a sindaco di Roma Capitale


    Il presidente dell’Italia dei Diritti ha sciolto ogni riserva e parteciperà alle eventuali primarie del centrosinistra contando sui voti dell’Italia dei Valori e di Sel

    Roma – Ormai è ufficiale: Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, si candiderà alla carica di sindaco di Roma Capitale in occasione delle prossime elezioni amministrative del 2013.

    La notizia era già nell’aria da tempo, ma De Pierro non aveva ancora sciolto le numerose riserve personali, nonostante da più parti gli giungessero, sempre più numerose, manifestazioni incoraggianti di sostegno in tal senso, da cittadini ormai esasperati dallo strapotere di politicanti e gerontocrati che hanno occupato gli apparati istituzionali, diventati il più delle volte meta per spregiudicati affaristi, che coltivano all’ombra della politica i loro interessi personali, piuttosto che centri di servizio sociale per la collettività.

    E’ lo stesso leader dell’Idd a spiegare le motivazioni che hanno portato a questa svolta decisionale: “Abbiamo assistito impotenti, in questi ultimi anni, alla disastrosa gestione amministrativa della giunta (o meglio delle giunte) Alemanno, con una città che sta pagando un duro prezzo all’insipienza politica di queste persone. Ma nonostante i numerosi scandali che hanno bersagliato implacabilmente il povero, e credo incolpevole, Sindaco, vogliamo concedere l’alibi a questi amministratori dell’errore e non della dolosità, che tra l’altro non spetta a noi giudicare, e attribuire loro un’incapacità operativa disarmante.

    Per quanto riguarda Alemanno, la non colpevolezza diretta che sentiamo di riconoscergli in afferenza agli scandali, non lo assolve certo dalla piena responsabilità politica di aver operato delle scelte collaborative dilettantistiche, che dovrebbero suggerirgli di dedicarsi, magari con successo, ad altra attività, liberando i cittadini dalla sua pressoché inutile presenza nel panorama politico.

    Sono molti mesi che ricevo da ogni parte sollecitazioni e inviti a candidarmi alla carica di sindaco a Roma, e di trascinare in campo quel concentrato di onestà, legalità e trasparenza, che contraddistingue le coscienze soggettive di tutti gli esponenti dell’Italia dei Diritti. Ebbene non potevo deludere siffatte aspettative e ho preso la decisione, per portare nella competizione, ed eventualmente alla guida della città, un forte vento di rinnovamento, stavolta reale e non solo nascosto nella retorica dei proclami elettoralistici di gran parte della nomenclatura che ha rappresentato finora la vita politica nella Capitale.

    La nostra sfida inizia dalla legalità, soprattutto negli stessi apparati comunali, che in alcuni comparti le corruttele e le connivenze hanno ridotto al lumicino. Non si può parlare di sicurezza se non si educa verso il rispetto delle regole chi dovrebbe farle rispettare. E’ chiaro, in questo caso, che mi riferisco alle battaglie portate avanti con decisione dal nostro movimento contro i numerosi comportamenti omissivi e i favoritismi da parte di alcune cellule deviate dei vigili urbani e dei dipendenti degli uffici tecnici comunali, con concrete proposte per arginare il fenomeno, che il sindaco Alemanno ha finto di recepire e di condividere, lasciando poi tutto invariato.

    I cittadini romani, e soprattutto chi delinque sfruttando a proprio e altrui vantaggio posizioni professionali favorevoli, devono sapere che con noi, in tal senso, vigerebbe la tolleranza zero, con vigorosa attività preventiva e, se necessario, repressiva all’insegna dell’esemplarità.

    La gente comune, i più deboli, sarebbero altamente tutelati dall’arroganza di pochi eletti, che con sprezzo della legalità, agitano impunemente lo scettro del potere.

    La nostra sfida si sostanzia inoltre nella promozione culturale, soprattutto nelle periferie, settore che è stato mortificato da persone incapaci di valorizzarlo.

    Soprattutto l’obiettivo da perseguire è quello di una città che risponda totalmente alle esigenze dei cittadini e combatta i privilegi di pochi.

    Sappiamo che la nostra linea non farà piacere ad una certa classe politica ancorata saldamente ai benefici, che cercherà di boicottarci in ogni modo.

    A noi poco importa, a noi interessa il benessere dei corpi collettivi e non certo di un manipolo di politicanti che deve aver scambiato gli scranni istituzionali come la meta di spregiudicati affaristi.

    Perciò, se i cittadini riusciranno, nonostante i boicottaggi, a sintonizzare le loro coscienze sulle nostre frequenze innovative, potranno assistere ad una vera e propria rivoluzione nella gestione della cosa pubblica, che darà ossigeno vitale a tutte le attività quotidiane, che spesso ora si trasformano in odissee per chi è costretto ad affrontarle.

    Si preparino, i signori dei privilegi, a rinunciare a ciò che credono un diritto, ma che è solo una concessione di un potere gestito sui percorsi clientelari.

    Si apprestino ad affidare a sbiaditi ricordi l’uso e l’abuso di auto blu.

    La politica dei trombati inseriti ad ogni costo si abitui a rinunciare a incarichi e consulenze faraoniche: se i compensi proposti non fossero di gradimento esiste un esercito di giovani disoccupati che li accetterebbe volentieri e magari raggiungendo risultati più proficui”.

    De Pierro ha poi concluso: “Se ci saranno le condizioni e i margini necessari per esplicitare e concretizzare in ambito coalizzativo la nostra linea ideale è molto probabile che parteciperò alle eventuali primarie del centrosinistra, per le quali conto sull’appoggio dell’Italia dei Valori, della Federazione della Sinistra, di Sinistra Ecologia e Libertà e dei Verdi Ecologisti, da dove intendo iniziare a edificare la struttura portante per la realizzazione del progetto propugnato. In caso contrario valuteremo il da farsi, cercando di maturare le scelte migliori per trarre i maggiori benefici per la cittadinanza, che a quel punto diventerà decisiva e parte integrante di un progetto ambizioso per consegnare a Roma l’efficienza che le compete di diritto”.