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  • Last Far West – Uno sguardo oltre la frontiera


    Per la seconda volta in due anni, i registi Christian Iezzi e Chiara De Marchis approdano allo “Short Film Corner” del Festival di Cannes, e lo fanno con un corto intrigante, intriso di tenerezza e sarcasmo. Ma andiamo con ordine.
    Last Far West è la storia di… un funerale! Il rito dovrebbe svolgersi secondo modalità strampalate, subito avversate dai figli della defunta. Sarà il giovane nipote a difendere strenuamente le ultime volontà della nonna. Lo sgangherato corteo si mette in marcia, inerpicandosi per gli stretti e ripidi viottoli del paese, perdendo man mano per strada i suoi partecipanti, finchè il nipote,rimasto da solo…
    Questa la trama, ma è il suo svolgimento che ci interessa da vicino. Strutturato come un complesso gioco di rimandi tra flashback e flashforward, il racconto tgioca con i diversi toni della commedia, ottenendo sfumature via via cangianti, dal comico all’amaro, ad esempio, poi forse via verso l’onirico, il profondo, l’amaro, il giocoso.
    Il concetto di gioco impronta di se questo cortometraggio, lo si nota dalla caratterizzazione garbatamente caricaturale dei personaggi; lo si intuisce da come il concetto di asincronia temporale venga adoperato per mostrare o celare indizi agli spettatori; si disvela (all’interno della trama) nelle indicazioni che la defunta dà per la sua tumulazione.
    Tutto è teso ad indirizzare, depistare, imbonire, divertire, emozionare lo spettatore, conducendolo verso un finale destinato non solo a cambiare le carte in tavola, bensì anche ad instillare un inusitato parallelo tra la squisita, gaia, tenera amarezza che è alla base della storia e quel susseguirsi incoerente di eventi dalle tinte ora gaie ed ora fosche che è la nostra esistenza,
    Il gioco dei flashback-flashforward tende ad emulare il più possibile il funzionamento della nostra memoria: il flusso degli eventi non appare mai come un corpus coerente, bensì è più un susseguirsi di immagini caotiche, confuse fra di loro.
    Con questo sistema i due registi si guadagnano la chiave per l’intimo dello spettatore, lo scrutano fino nell’intimo, restituendogli un palpitante ritratto di sè filtrato attraverso la lente della quotidiana insensatezza.
    Il nerbo dell’intrico visivo tessuto dai due giovani registi è sicuramente la fotografia. Le inquadrature quasi mai seguono canoni tradizionali: c’è sempre un senso di sghembo che, com’è ovvio, introga, coinvolge, trasmettendo però contemporaneamente un vago senso di spaesamento.
    Capranica, coi suoi vicoli, le sue salite, ben si presta ad essere sappresentata come un labirintico mosaico di scorci, degno teatro di questa tragicomica via crucis.
    La scelta di sfruttare, fin dove possibile, la luce naturale conferisce un sapore di concretezza alla vicenda. I colori sono forti, netti , precisi, impietosi come la situazione narrata.
    Una menzione particolare meritano le musiche composte da Michele Bettali, Stefano Carrara e Fabrizio Castania, piacevolmente ispirate alle commedie degli anni ’70
    Concludendo, non è sbagliato affermare che si tratta di un lavoro di pregiata fattura, elegante e maturo, piacevole conferma del talento della coppia Iezzi – De Marchis, di cui aspettiamo curiosi i prossimi lavori.

    Antonino Giorgianni

  • Nevruz – La casa e gli spiriti perduti

    Secondo disco per Nevruz Joku che, dopo i fasti della quarta edizione di X-Factor, si affaccia nuovamente alla ribalta con quella che è a tutti gli effetti la sua opera prima: La casa e gli spiriti perduti.

    Il disco è pubblicato dalla Hukapan Dischi, l’etichetta di Elio e le storie tese. Produzione di tutto rispetto, quindi, per un lavoro che si rivela interessante ed insolito.

    Il cantautore modenese attinge a piene mani alle atmosfere della dark wave italiana (Diaframma e Litfiba su tutti), coniugandole con suoni scabri, precisi ed efficaci. Echi di industrial e possenti riff di puro rock condiscono il tutto. Ne risulta un sound pieno, complesso e robusto che non può non appagare l’orecchio di chi ascolta

    I testi arrivano diretti al bersaglio, precisi come un colpo di bisturi. Parlano di solitudine, follia, smarrimento. Appare evidente l’ossessiva, insistita ricerca del senso della vita attraverso l’amore: sentimento che Nevruz rappresenta come bussola, guida attraverso le pulsioni e le devianze dell’animo umano.

    L’interpretazione dei brani è spesso violenta, sempre passionale. Notevole la versatilità della voce, velata di echi di Modugno, Pelù, Stratos, eppure così personale ed inconfondibile.

    Ad assistere Nevruz nella sua fatica troviamo: Batteria : Matteo Rosestolato – Basso: Alessandro Giliberti – Chitarra : Elia Garutti – Pianoforte & Sinth: Filippo Lui e Giulio Saltini – Viloncello : Pietro Orlandi), ensemble di giovani maestri rock della bassa modenese. Ciliegina sulla torta la collaborazione di Roberto Gualdi, Faso e Cesareo, rispettivamente batteria, basso e chitarre nei brani Magia e Rif

    Il risultato finale è un disco accattivante, energico, aspro, dotato di un appeal non comune, adatto a ben figurare nel panorama musicale italiano e non solo.

    a cura di Antonino Giorgianni

    REDAZIONE ELFA Promotions

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