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  • Posti di lavoro? L’italia può offrire ancora possibilità imprenditoriali di qualità

    Sono disponibili su internet alcuni significativi dati circa il settore della ristorazione rapida che riescono a definire sufficientemente le dimensioni del fenomeno di cui vogliamo trattare.

    Fino ad oggi, per ristorazione veloce si identificavano prevalentemente le catene di fast food, le pizzerie, specie se al taglio, i bar e poco altro. Tutte queste categorie merceologiche sviluppano un fatturato, solo in Italia, di circa un miliardo di Euro che, detto così, fa sembrare questo un settore estremamente interessante e infatti lo è, ma con qualche distinguo.

    E’ inutile negare che la ristorazione veloce e organizzata è stata una delle tante intuizioni U.S.A. e basta solo fare uno sforzo di memoria per ritornare a ricordare la veloce diffusione del Fast food per eccellenza McDonald’s. L’ingresso sul mercato Europeo, e pertanto italiano, è stato a dir poco dirompente e ha dato il via ad un numero sempre più crescente di catene che in qualche modo si rifacevano a quel modello.

    Dall’esperienza McDonald’s sono nati nuovi marchi, catene di pizzeria, di spaghetterie, e chi più ne ha più ne metta.

    Negli ultimi anni tuttavia si sta assistendo ad un fenomeno particolarmente interessante. Questo fenomeno sta facendo registrare una sensibile frenata del gradimento dei più verso una tipologia di ristorazione, possiamo dire, industrializzata e globale, mentre una ristorazione più legata al territorio è in grado di garantire la qualità dell’offerta, registra una sensibilissima crescita. Il fenomeno del calo delle presenze presso i fast food non è un fenomeno che riguarda solo l’Italia. Si basti pensare che un recente sondaggio condotto nel Regno Unito ha rivelato che solo l’1% degli adolescenti tra i 13 ed i 15 anni considera come propri preferiti i pasti serviti da McDonald’s, un’enorme diminuzione rispetto al valore rilevato lo scorso anno presso la stessa fascia d’età, pari all’8%.

    In un primo momento i fast food restituivano alla ristorazione più classica un altissimo numero di clienti ma in questo momento, causa la forte crisi economica che attanaglia l’intero continente, anche la ristorazione classica registra una forte contrazione del valore della ricevuta media. Infatti la suddetta crisi sta generando un fenomeno estremamente pericoloso per la ristorazione classica, che vede appunto stazionario il numero medio di coperti rispetto allo scorso anno ma, appunto, una diminuzione dei ricavi. In pratica, andare al ristorante è ancora una delle abitudini più mantenute dagli italiani che, anziché ordinare lo stesso numero di portate, rispetto allo scorso anno, consumano di meno, causando così una drastica riduzione dei margini per i ristoratori.

    Ma fra pizzerie, bar e altre formule di ristorazione veloce, c’è ancora spazio per nuove aperture? Noi pensiamo di si, se però si pensa ad una formula innovativa. In fondo stiamo sempre parlando di un settore che evidenzia un fatturato medio di 394.606,15 Euro e quindi da tenere in serissima considerazione.

    In questo contesto si inserisce Italia di Gusto, proponendo un format estremamente innovativo, legato alla più stretta tradizione alimentare italiana, con un livello di difficoltà e una richiesta d’investimento molto bassi.

    Italia di Gusto è riuscita ad abbinare la vendita di prodotti alimentari di assoluta qualità, frutto di una selezione attentissima, alla possibilità di degustare presso i propri shop gli stessi prodotti e dei primi piatti tipicamente e genuinamente italiani. Tutto questo in spazi assolutamente ridotti e questo perché la qualità non può sopravvivere in spazi grandi.

    Seguiteci. Magari potremmo essere proprio noi ad aiutarvi a realizzare il vostro sogno imprenditoriale e a ridare, insieme a voi, la giusta evidenza ad una delle cose che sappiamo fare meglio e che tutto il mondo c’invidia. Proporre ai nostri, e magari vostri, clienti la vera eccellenza alimentare italiana.

  • Cibus Tec e l’innovazione tecnologica nell’industria alimentare italiana

    Nell’industria alimentare il made in Italy è da sempre garanzia di qualità. In tempi moderni però alla tradizione culinaria italiana si è lentamente affiancata la tecnologia: nella distribuzione alimentare su larga scala l’industria meccanica per la lavorazione ed il confezionamento del cibo, grazie alla ricerca continua, sta offrendo ottimi nuovi strumenti di lavoro per le aziende italiane che esportano all’estero.

    La conferma del ruolo fondamentale dell’industria meccanica nel settore alimentare si è avuta anche in occasione della ventisettesima edizione di Cibus Tec, Technologies Solutions for the food industry, la fiera internazionale del settore meccano-alimentare che si è tenuta alla Fiera di parma dal 18 al 21 ottobre 2011.

    Le novità tecnologiche in mostra a Cibus Tec 2011 riguardano tutti i settori dell’alimentare, dalla lavorazione delle materie prime come la carne ed il latte all’industria conserviera, dal packaging alle attrezzature per molini e attrezzature pasticceria per pastifici, dalle macchine per la lavorazione del caffè alle affettatrici.

    Dal convegno inaugurale della fiera è emerso che attualmente ben il 43% delle imprese alimentari italiane aggiornano i macchinari e sono estremamente recettive rispetto a quelle che sono le novità che l’industria meccanica crea per il loro settore; tale attenzione si è tradotta in un incremento del 18% dell’export per questa aziende, percentuale che è tripla se confrontata con la percentuale di aumento dell’export per le imprese che invece non hanno innovato. Roberto Monducci direttore del dipartimento per i conti nazionali e le statistiche economiche dell’Istat ha spiegato come “L’innovazione dell’alimentare in Italia si fa soprattutto nel day by day e collaborando con l’università oppure in collaborazione con i fornitori di macchine e impianti”.

    Federalimentare, rappresentata da Annalisa Sassi- presidente dei giovani imprenditori dell’associazione- ha confermato i dati forniti dall’Istat, evidenziando che non tutti gli italiani sembrano essere però consapevoli del valore delle scelta di queste aziende innovatrici, che puntando sull’evoluzione ed il potenziamento delle raffinatrici alimentari, dei macchinari che realizzano il packaging, dei mezzi per la distribuzione. L’imprenditrice sostiene infatti che i consumatori sicuramente apprezzano il contenuto qualitativo delle innovazioni introdotte nel settore alimentare, ma non comprendono a fondo lo sforzo tecnologico che vi è alla base; vedi ad esempio l’introduzione delle vaschette di plastica per la conservazione del prosciutto affettato, che da qualche anno a questa parte ha veicolato una vera e propria rivoluzione nella conservazione e nella durata della shelf life del prodotto stesso, ma che hanno costituito investimento non da poco per le aziende del settore alimentare.

    Alla fiera è stato presentato, tra gli altri, un macchinario che sarà utilissimo per la lavorazione della farina- prima ancora che tramite le impastatrici elettriche– attraverso la pulizia dell’involucro esterno del chicco di grano (cariosside) che grazie ad una“frizione” permette quindi di avere una maggior sicurezza per quanto riguarda le contaminazioni chimiche, biologiche e micotiche. La materia prima così ottenuta è una “farina extra white” estremamente apprezzata nei Paesi del Nord dove si utilizza principalmente per la produzione di pizza e di pasta surgelata.

    Un forte aiuto alle aziende che intendono seguire i processi di innovazione del settore arriva in particolare dalla banca Cariparma Crédit Agricole che, oltre ai classici mezzi per l’erogazioni dei crediti necessari, dispone di una struttura dedicata che prevede ad esempio, l’entrata della banca nel capitale dell’azienda come socio di minoranza consentendo quindi alle aziende di avere una consulenza a 360°, che segue i processi di crescita dell’azienda.

    rticolo a cura di Serena Rigato

    Prima Posizione srl- web marketing strategico

  • Alimentazione: l’Italia diffida del cibo straniero

    Ovviamente come il cibo italiano si è diffuso in tutto il mondo anche in Italia molte sono le tendenze straniere che si stanno diffondendo sempre più. Basta guardarsi intorno con attenzione e si potranno facilmente scorgere numerosi ristoranti cinesi, giapponesi, venditori di kebab, sushi, falafel e altre specialità tipiche di ogni zona del mondo. Per non parlare della capillare diffusione dei fast food di stampo americano che hanno letteralmente invaso i centri commerciali e sono diventati quasi uno status symbol tra i più giovani. Queste nuove tendenze però sono state accolte in maniera abbastanza contraddittoria dal popolo italiano che vanta una tradizione culinaria e gastronomica di eccellenza che si avvale dei prodotti della zona e di numerose specialità che vengono spesso proposte dai numerosi ristorante Padova e di qualsiasi altra città. Da una recente inchiesta di Coldiretti è infatti emerso come la diffidenza verso altre tradizioni culinarie sia molto diffusa tra i consumatori italiani che in questo modo mettono in atto una sorta di “resistenza” alla globalizzazione. Sono ben 4 su 10 infatti gli italiani che dichiarano di non aver mai messo piede in un ristorante straniero. E non certo per intolleranza o razzismo nei confronti di questi prodotti e della cultura che essi portano con loro ma per una vera e propria diffidenza sugli alimenti stessi, sulle materie utilizzate e sulla loro qualità di fondo. Proprio il made in Italy infatti è uno dei settori che più risentono della dura concorrenza di prodotti stranieri che, grazie al loro costo minore che denota molte volte anche minore qualità, hanno letteralmente invaso il mercato italiano. Infatti mentre la resistenza alla globalizzazione può avvenire resistendo al consumo di prodotti di dichiarata provenienza straniera questo non si può prevedere quando questi prodotti vengono utilizzati direttamente dai ristoratori italiani come si può constatare nei numerosi commenti ristorante. Sicuramente l’unico modo per prevenire il consumo da parte nostra di questi prodotti derivanti da surrogati che imitano la qualità del prodotto nostrano è quella di recarci in determinati luoghi di ristorazione, magari effettuando una prenotazione ristorante per essere certi di trovare posto, che possano garantire la provenienza delle materie prime ma soprattutto la loro qualità grazie anche ad innovative tecniche quali telecamere piazzate in cucina che possono mostrare agli avventori il lavoro continuo dei cuochi e dei loro collaboratori in cucina. Ma molte altre sono le tecniche per essere, se non del tutto ma quasi, della buona qualità degli alimenti che quotidianamente consumiamo sia durante pranzi di lavoro sia tra le mura domestiche. Certo nei primi tempi sarà necessario un po’ di tempo per abituarsi a leggere accuratamente le etichette e le indicazioni geografiche però con l’abitudine anche questo diventerà facile e veloce ma soprattutto fondamentale per la nostra salute. Comunque, dopo il via libera della Camera, entro il 2010 dovrebbe essere approvata la legge che obbliga ad indicare all’interno dell’etichetta la provenienza degli alimenti di qualsiasi genere limitando inoltre i messaggi pubblicitari fuorvianti per il consumatore che possano trarre in inganno sul prodotto, la sua provenienza e la sua qualità. A cura di Martina Celegato Prima Posizione srl Risultati garantiti