Mese: Maggio 2020

  • Intervista a Daniela Rebuzzi di Spoleto Arte: l’arte, un viaggio spirituale

    Intervista a Daniela Rebuzzi di Spoleto Arte: l’arte, un viaggio spirituale


    Spoleto Arte - Daniela Rebuzzi

    Lugano, 6 maggio. La passione per i viaggi è il filo conduttore che collega Daniela Rebuzzi alle sue opere. Viandante tra spiritualità e colore, l’artista della rosa di Spoleto Arte crea lavori che accendono nell’osservatore il desiderio di perdersi al loro interno. Perdersi sì, ma per poi ritrovarsi. Daniela mette nelle sue opere tutta la sua esperienza e ricerca per trarne la parte migliore. Come una guida, ci conduce per mano in un sentiero che si apre su risonanze positive. Ecco perché osservando le sue creazioni si prova il segreto piacere di stare in pace con se stessi. Dal 23 aprile è possibile sperimentare la sensazione di essere tutt’uno con questo mondo anche sulla piattaforma Arte in quarantena del Tgcom24. E proprio dopo un contributo a lei dedicato, abbiamo voluto farle qualche domanda.

    Le piace l’iniziativa del Tgcom24 di portare direttamente a casa l’arte contemporanea durante l’isolamento?

    Quando me ne hanno parlato, mi è sembrata un’ottima iniziativa. L’espressione artistica riesce a raggiungere lo spettatore, anche se non direttamente, avendo la possibilità di espandersi e dimostrare la propria forza. Sono fermamente convinta che ogni espressione d’arte è una “medicina invisibile” a portata dell’uomo e che, specialmente in questo periodo, ne abbiamo urgentemente bisogno.

    Daniela Rebuzzi

    Secondo lei per fare vera arte occorre viaggiare oppure l’arte è un viaggio che cominciamo in noi stessi?

    Per quanto mi riguarda, entrambe le cose. Il viaggio della mia vita, specialmente il mio cammino spirituale, influenza molto la mia pittura. D’altro canto il mio universo personale viene ampliato grazie alla mia passione per i viaggi che sono un vero percorso interiore, tracciato spesso in solitaria, al fine di entrare in comunione con i luoghi e le culture incontrate. Una sorta di studio che successivamente, dai miei taccuini, si traduce in arte.

    Nelle sue opere c’è effettivamente una forte componente spirituale e cromatica. Come comunicano queste due realtà nei suoi lavori?

    La realtà spirituale e quella cromatica coesistono nelle mia creatività e si fondono per esaltare il concetto che desidero esprimere attraverso un’opera d’arte. La sperimentazione della componente cromatica e l’energia dei colori delineano e rafforzano i concetti spirituali.



    Che funzione ha la parola nelle sue creazioni?

    Il gesto e la materia sono uno dei punti chiave da cui si dirama la mia arte dove confluisce spesso anche la parola, in foggia di scrittura o di poesia, sulla scia del desiderio di far emergere il concetto delle mie creazioni.

    C’è un’opera a cui è affezionata?

    L’opera a cui sono molto affezionata è senza dubbio Grandmother. Si tratta di un dipinto eseguito con tela dipinta ad olio lavorata a maglia. È stata un’opera che mi ha portato molto successo e visibilità, apprezzata inoltre dal critico Vittorio Sgarbi. Un dipinto che ho dedicato a mia nonna, la quale mi ha tramandato la passione per la manualità e insegnato il sapere dei lavori artigianali di un tempo.

    Come ha conosciuto Spoleto Arte e il suo presidente?

    Durante le selezioni della Biennale Milano 2017. In quell’occasione ho conosciuto il suo presidente Salvo Nugnes, grazie al quale nel corso degli anni ho partecipato a diverse esposizioni collettive.

    POSTATO da Ufficio stampa (Valentina Rossi)

  • Iniziativa “In Missione per la Speranza” con “Segregata. Una madre contro il coronavirus”.

    Iniziativa “In Missione per la Speranza” con “Segregata. Una madre contro il coronavirus”.


    IL RICAVATO DELLA RACCOLTA FONDI ANDRA’ AL 100% IN BENEFICENZA.

    Fondazione Cariplo e Fondazione Comunità MB aiutano una madre lombarda a lanciare un e-book in beneficenza per celebrare la vita e la speranza

    Nasce dal cuore di una mamma un libro che è un inno alla Gratitudine, alla Positività e alla Speranza. Vincenzo Mollica firma la prefazione e regala la poesia “La Speranza”.

    PARTECIPA E DONA ORA ⋙

    IN MISSIONE PER LA SPERANZA: UN SOGNO CONDIVISO

    Il sogno di Fabiola M. Bertinotti è raccogliere 100.000 Euro per aiutare Intensivamente Insieme, fondazione operante nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale e Neonatologia dell’Ospedale San Gerardo di Monza, e UILDM – Unione Lotta alla Distrofia Muscolare ai fini del progetto di percorsi di autonomia e Vita Indipendente rivolti ai giovani con una disabilità neuromuscolare. É un’iniziativa al 100% in beneficenza!

    Piattaforma di distribuzione editoriale = Lipsie Editore

    #Segregata #IlCuoreUnisce #FabCommunications #conFondazioneCariplo

     

    “Ciò che il male separa, il Cuore unisce”

    SEGREGATA – Una madre contro il coronavirus è un libro che nasce dal cuore di una mamma e, significativamente, sulla copertina riporta: “Ciò che il male divide, il Cuore unisce”.

    La prefazione è firmata da Vincenzo Mollica, amico e mentore dell’autrice Fabiola Maria Bertinotti, alla quale ha regalato la poesia La Speranza contenuta nel libro.

    La produzione del libro, presto in uscita anche negli Stati Uniti, in Francia ed in Gran Bretagna, è stata possibile grazie al duplice aiuto sia della Fondazione Cariplo che ha concesso il patrocinio e fornito un primo contributo economico al progetto avviandone lo start-up, sia della Fondazione della comunità di Monza e Brianza che ha contribuito a strutturare il fondo speciale che accoglierà le donazioni e seguirà la parte di rendicontazione puntuale, ma anche e grazie all’apporto linguistico, creativo e digitale di Agenzia Traduzione-IN, che ha curato l’editing in italiano, le traduzioni in inglese e francese e la creazione e realizzazione dei video relativi a tutta l’iniziativa, e a Lipsie Languages, che ha creato e fornito gratuitamente una piattaforma ad hoc per il downloading dell’ebook.

    SEGREGATA – Una madre contro il coronavirus narra l’esperienza drammatica di Fabiola, una mamma monzese, durante la prima ondata di coronavirus in Italia. Sono i giorni drammatici che vedono la Lombardia e il nord Italia cadere in ginocchio sotto i colpi devastanti di un virus di cui si sa poco o niente.

    Come un flagello, il COVID-19 semina migliaia di morti, panico e disperazione, straziando il popolo italiano che, pur smarrito ed indifeso, reagisce con atti di grande abnegazione e solidarietà, dimostrando coraggio e reattività dinanzi agli occhi attoniti del mondo.

    Ai primi sintomi della malattia, Fabiola sceglie volontariamente di entrare in segregazione nella sua camera da letto, dove vivrà in solitudine per quaranta lunghi giorni. La terrorizza l’idea di costituire un pericolo letale per il figlio affetto da distrofia e per gli anziani genitori, entrambi categorie ad alto rischio. Il libro si snoda lungo due filoni.

    Inizia con una testimonianza puntuale e accorata sull’iter della malattia, “un nemico subdolo e pericolosissimo contro cui l’umanità è in guerra”, e continua in un crescendo di profonda analisi per cui, nella stanza dove Fabiola è reclusa per amore, “si apre” una vera e propria finestra sul mondo dalla quale lei osserva i fatti della cronaca, della scienza e della politica italiana e mondiale.

    Il sogno di Fabiola è raccogliere 100.000 Euro entro il 30 ottobre 2020 per celebrare la Vita e la Speranza.

    I due enti beneficiari sono: Intensivamente Insieme per l’acquisto di una culla mobile per il trasporto di emergenza dei neonati in pericolo di vita; l’associazione UILMD (Unione Lotta alla Distrofia Muscolare) per supportare i giovani con disabilità neuromuscolare a sperimentarsi in percorsi di autonomia e Vita indipendente.

    SEGREGATA – Una madre contro il coronavirus sarà scaricabile in formato ebook dalla piattaforma di crowdfunding a partire dal 6 maggio 2020.

    L’acquisto, che rappresenta una bellissima idea regalo per la Festa della Mamma, sarà effettuabile a fronte di una libera donazione e il ricavato andrà interamente in beneficenza.

    SEGREGATA – Una madre contro il coronavirus porterà una carica di positività a tutti i suoi lettori, suscitando una voglia irrefrenabile di rinascita morale, sociale, politica ed economica. Una svolta verso il futuro dell’Italia che, come Fabiola spesso ripete nel suo libro – è il Paese più bello del mondo.

    Monza, 6 maggio 2020

    PER DONARE: Iniziativa In missione per la Speranza
    PER SAPERE: Genesi dell’ebook Segregata
    PIATTAFORMA DI DISTRIBUZIONE EDITORIALE: Lipsie Languages
    IDEAZIONE E PRODUZIONE VIDEO: Agenzia Traduzione-IN

    POSTATO da ebertinotti

  • Fake news mascherina 1522: nessun messaggio in codice per l’aiuto in farmacia, Fofi chiarisce

    Fake news mascherina 1522: nessun messaggio in codice per l’aiuto in farmacia, Fofi chiarisce

    Violenza sulle donne, Fake news mascherina 1522: nessun messaggio in codice per l’aiuto in farmacia, Fofi chiarisce

    Roma, 6 maggio – Non v’è alcuna necessità che le donne vittime di violenza domestica o stalking per ricevere aiuto dal farmacista debbano usare una parola d’ordine o messaggio in codice. La notizia, circolata in questi giorni, è frutto di un fraintendimento che sarebbe nato da  una dichiarazione del presidente della Regione Emilia Romagna, ampiamente riportata dalla stampa locale e nazionale e che la Fofi, con una nota diramata ieri, si è subito preoccupata di chiarire.

    Il protocollo sottoscritto da Fofi,  Federfarma e Assofarm con la ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti (nella foto) per potenziare l’informazione per le donne vittime di violenza domestica e stalking durante l’emergenza coronavirus prevede, invece, che le donne oggetto di queste vessazioni possano chiedere esplicitamente al farmacista le indicazioni necessarie a rivolgersi alla rete dei centri antiviolenza, e che nelle farmacie sia visibile il vademecum che il Dipartimento ha preparato per fronteggiare queste evenienze.

    In questo momento l’uso di “messaggi in codice”, soprattutto nella forma “mascherina 1522”, può causare per evidenti ragioni confusione e incomprensioni. “Da sempre le farmaciste e i farmacisti sono un riferimento anche sul piano personale per le loro comunità” afferma il presidente della Fofi, Andrea Mandelli. “E non credo ci possano essere difficoltà a rivolgersi esplicitamente a loro anche in situazioni drammatiche come quelle di cui stiamo parlando”.




    Elena Bonetti Ministro per le pari opportunità e la famiglia
    Elena Bonetti, 45 anni, sposata con Davide, mamma di Tommaso e Chiara. Vive a Mantova. Professore Associato di analisi matematica all’Università degli Studi di Milano.
    Si è laureata in matematica nel 1997 presso l’Università di Pavia. Ha conseguito il PhD in Matematica presso l’Università degli Studi di Milano nel 2002.
    Collabora con numerose Università ed enti di ricerca italiani e internazionali.
    Da sempre impegnata nel mondo giovanile e educativo dello scoutismo.

    “Considero la politica come servizio e farò del mio meglio per garantire a tutte e tutti pari opportunità e fare delle famiglie il pilastro della comunità”

    ha detto il ministro Elena Bonetti il giorno in cui le è stato conferito l’incarico.

     

    FONTE: rifday.it | famiglia.governo.it/
    IMMAGINE: facebook.com | wikipedia.org

  • Giornata mondiale dell’igiene delle mani (5 maggio) il video dell’Istituto superiore di sanità

    Giornata mondiale dell’igiene delle mani (5 maggio) il video dell’Istituto superiore di sanità

    Giornata mondiale dell’igiene delle mani (5 maggio) il video dell’Istituto superiore di sanità

    Roma, 5 maggio – Le mani curano, danno assistenza e conforto, e sono anche la prima arma a disposizione di tutti per la difesa da tutte le infezioni, a partire da quella da Covid-19. Tenere le mani pulite quindi diventa un gesto d’amore nei nostri confronti e di chi ci sta intorno. È questo il senso video realizzato dall’Istituto superiore di sanità per la Giornata mondiale dell’Igiene delle mani che si celebra oggi, con il claimCura le mani, le mani curano”, che è alla base anche di due infografiche che spiegano come garantirne una corretta igiene.

    Nel video le mani sono rappresentate in molte delle loro funzioni, da quelle che abbracciano a quelle che assistono. Non mancano i riferimenti all’epidemia attuale, dalle immagini di operatori sanitari a un dito che preme il pulsante di un ascensore, che ricorda uno dei modi di trasmissione documentati ai tempi della Sars.

    La giornata, quest’anno dedicata ad infermieri e ostetriche, è l’occasione per sensibilizzare il pubblico sul fatto che l’igiene delle mani aiuta a prevenire ogni tipo di infezione, non solo quella da Covid-19, ad esempio durante l assistenza ai malati. In Italia, riporta un lancio di askanews,  ogni anno vengono stimati 10.000 decessi per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, 200.000 casi di infezioni da germi multiresistenti, quattro persone ogni 100 nelle lungodegenze hanno una infezione correlata all’assistenza, sei pazienti ogni 100 presenti in ospedale e nell’assistenza domiciliare hanno una infezione correlata all’assistenza. La media del consumo di soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani in Italia è però di 15 ml per paziente al giorno, al di sotto del minimo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (20 ml per paziente al giorno). Il 30-50 % delle infezioni correlate all’assistenza di queste potrebbero essere prevenibili e uno dei caposaldi è proprio l’igiene delle mani.

    Bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per 40-60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani con almeno il 60% di alcol. Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi evita di toccarli con le mani non lavate, come spesso succede come gesto naturale. Non bisogna invece lavare solo il palmo e il dorso delle mani, ma bisogna eseguire un lavaggio completo di tutte le parti compresi gli spazi tra le dita.

    I guanti non devono sostituire la corretta igiene delle mani. Il lavaggio delle mani non deve essere eseguito senza rimuovere i gioielli. Alla fine del lavaggio non bisogna toccare i rubinetti per richiudere l’acqua ma utilizzare un fazzoletto o la piega del gomito per evitare che le mani pulite entrino a contatto con superfici sporche. Dopo essersi lavate le mani non bisogna toccare oggetti (es. maniglia della porta). Si può usare un fazzoletto di carta per aprire la porta. Non si devono lavare i guanti monouso, potrebbero rovinarsi.

    FONTE: rifday.it
    VIDEO: youtube.com

  • Nicola Stiso, Grazie a te – raccolta di brani di essenzialità positiva

    Nicola Stiso, Grazie a te – raccolta di brani di essenzialità positiva

    Nicola Stiso, Grazie a te

    In radio il singolo che dà il nome all’album del cantautore

    Grazie a te” è una raccolta di brani dove si evince nella totalità l’essenza positiva dell’autore.
    Una visione gioiosa della vita nonostante le prove che essa sottopone, sotto ogni punto di vista.
    Un album che pone l’accento su diverse problematiche a sfondo sociale, trasformando in parole musicate pensieri, speranze e sfide.
    Una ripresa.
    Una sorta di punto e a capo.
    La voglia, non di continuare, ma di decollare con brio e consapevolezza.

    L’autore Nicola Stiso con questo suo lavoro discografico si rivolge al cuore e alla mente della gente, a coloro i quali occupano anche posizioni di comando e di prestigio, a chiunque abbia voglia di offrire un contributo per migliorare concretamente le condizioni di vita di ogni persona, dalla più piccola di età alla più anziana, a chi ha il coraggio di denunciare le ingiustizie, a chi non intende arrendersi alle stesse.




    Per quantità e qualità il progetto è per lo più un doppio album che tratta molteplici argomenti e spazia tra diversi stili musicali. A comporlo ci sono ben 18 brani inediti in cui il cantautore pone al centro la persona, i suoi problemi, le sue delusioni, i suoi sentimenti, le sue aspettative.
    Brano dopo brano il connubio tra musica e parole suscita forti emozioni, ponendo attenzione al presente e riponendo fiducia nel futuro.
    Ricco di canzoni d’amore, queste ultime si lasciano apprezzare anche per le melodie realizzate oltreché per l’originalità dei vari aspetti e tipi di amore esaltati, senza nascondere quello per Dio, per il prossimo e per la vita in generale.
    Danno forma e sostanza all’album anche brani augurali, festosi, ballabili e orientati al sano divertimento.

    Emblematico è il titolo che l’artista ha dato a questo ampio lavoro, a riprova del suo desiderio di ringraziare chi fa parte della sua vita o chi in qualche modo lo ispira.Il cantautore peraltro manifesta e soddisfa questo desiderio anche con una canzone specifica, terza traccia di questo suo nuovo album, che per l’appunto non poteva che intitolarsi: Grazie a te.

    Nicola Stiso scopre la musica e il canto fin dà piccolo e a soli 6 anni comincia a prendere lezioni private di fisarmonica.
    Crescendo si cimenta con diversi strumenti musicali, tra cui la batteria e il basso, ma è come fisarmonicista, tastierista e cantante che via via si afferma.
    Adolescente, a metà degli anni 80, fonda una band con un gruppo di amici, “i Centaury“, riuscendo a coltivare la sua passione fino al momento della laurea.

    Le esigenze lavorative, più tardi, lo portano lontano da casa recidendo in tronco il suo rapporto con la musica in termini di esibizioni.
    Quando si ha passione per l’arte però non la si può sottacere a lungo, perciò nel giro di pochi anni escono i suoi lavori:
    Un sogno che vivo, 2008;
    Finché ci sei tu, con cui partecipa e vince nel 2009 un concorso canoro organizzato dalla casa discografica torinese Note Pulite;
    Fai la tua parte, 2009;
    Fai del tuo meglio e prega, 2010;
    Vieni, 2011;
    Per niente facile, 2012;
    Seguono anni di pausa a causa di veri e propri terremoti che sconvolgono la sua vita privata ma nel 2017, in ricordo del padre scomparso l’anno prima, incide il singolo “Ti sono accanto” e ha il privilegio di cantarlo insieme a sua sorella Teresa.




    Sito web:
    https://www.nicolastiso.com/

    Social:
    https://www.youtube.com/nicolastiso1
    https://www.facebook.com/fbnicolastiso/
    https://www.instagram.com/nicolastiso/

    Press, radio, Tv Agency
    DCOD Communication By GB Play
    [email protected]
    [email protected]

     

  • Covid-19, poster delle parafarmacie per evidenziare contributo nell’emergenza

    Covid-19, poster delle parafarmacie per evidenziare contributo nell’emergenza

    Covid-19, poster delle parafarmacie per evidenziare contributo nell’emergenza

    Roma, 27 aprile – Un poster per ribadire la vicinanza delle parafarmacie ai cittadini, ma anche per ringraziare tutti i farmacisti e questo indipendentemente da dove essi esercitino.
    Questa l’iniziativa a firma del Movimento nazionale liberi farmacisti, della Confederazione unitaria delle libere parafarmacie Italiane, della Federazione farmacisti e disabilità Onulus e della Federazione nazionale parafarmacie italiane con il patrocinio della Fofi.

    Covid-19 Manifesto delle parafarmacieIn tutte queste settimane le parafarmacie, riconosciute dalla Presidenza del Consiglio come servizio essenziale  e  quindi sempre aperte, hanno fatto ogni sforzo per rimanere vicino ai cittadini, cercando d’informare e risolvere tutte le problematiche legate al Covid-19, pagando inevitabilmente un prezzo pesante all’esposizione al rischio: molti sono stati i contagiati dal coronavirus, che ha prodotto anche due vittime tra i farmacisti che operano nelle parafarmacie.
    “Al fianco della gente” è lo slogan principale del poster che sarà presente nelle vetrine di tutte le parafarmacie e diffuso via social media.
    “Le parafarmacie in tutti questi giorni hanno svolto un lavoro silenzioso, ma efficace al fianco delle istituzioni, cercando di superare tutte le difficoltà legate sia al reperimento degli strumenti per difendere i colleghi e poi cercando di reperire quanto utile ai cittadini per proteggersi” si legge in un comunicato diffuso da Mnlf, “In alcune Rregioni, ove la sensibilità non ha confini corporativi, queste è stato possibile con grande giovamento per la popolazione, in altre si sta lavorando per far comprendere l’utilità di allargare al maggior numero di attori servizi come la distribuzione delle mascherine alla popolazione”.




    I farmacisti delle parafarmacie affermano il loro orgoglio  per il lavoro fatto, pienamente consapevoli che “lo stesso è stato fatto dai colleghi che operano nelle farmacie, a dimostrazione del fatto che la categoria, al di là dei ‘campanilismi’ di appartenenza è forte nella propria professionalità e competenza e questo indipendentemente da dove si operi: il farmacista pur rischiando molto, è tra le figure centrali nella lotta al coronavirus”.

    FONTE: rifday.it
    IMMAGINE: facebook.com

  • Gregory Bateson – Un risveglio spirituale per superare le dipendenze?

    Gregory Bateson – Un risveglio spirituale per superare le dipendenze?

    Gregory Bateson – Un risveglio spirituale per superare le dipendenze?

    Questo bel film di Ken Loach, che ormai risale a diversi anni fa, parlava della vita di un membro di Alcolisti Anonimi.

    My name is Joe Film 1998
    L’antropologo Gregory Bateson ( biografia su wikipedia )aveva analizzato in profondità l’epistemologia dei percorsi basati sui dodici passi, e così si possono riassumere:

    Analisi dell’alcolismo

    • Molto spesso parenti ed amici dell’alcolista lo spingono ad “essere forte” e a “resistere alla tentazione”. Lo stesso alcolista, nei momenti di sobrietà, concorda con questa visione del problema. Si fa riferimento ad un conflitto tra spirito e materia, tra l’Io cosciente e il resto della personalità. Se non sei forte, se non sai resistere allora sei dipendente, non libero!
    • L’ “orgoglio” dell’alcolizzato non si basa su successi avuti in passato, non è l’orgoglio per qualcosa che si è compiuto. L’accento non è su “Io sono riuscito…” ma su “Io sono capace…”. Inoltre l’orgoglio dell’alcolizzato colloca l’alcolismo fuori dall’io: “Io sono capace di oppormi al bere”. Quindi la dimostrazione della indipendenza e libertà sta nella mia capacità di decidere quando essere sobrio e quando bere…
    • Ritenersi “capace di mantenersi sobrio” da parte dell’alcolista è ciò che lo predispone alla prossima sbornia. AA ristruttura questa credenza ripetendo che “Una volta alcolizzati, si è alcolizzati per sempre”.
    • “Cercare di impiegare la forza di volontà è come cercare di sollevarsi tirandosi su con i lacci delle scarpe”.
    • Se lo stato di sobrietà dell’alcolizzato lo spinge in qualche modo a bere, non ci si può aspettare che un metodo che rinforzi il suo particolare modo di essere sobrio (che faccia appello alla sua forza di volontà) possa ridurre o controllare il suo alcolismo. Inoltre in questo particolare modo di essere sobrio ci deve essere un qualche errore o una qualche patologia. Allora il ricorso alla sostanza, dal punto di vista dell’alcolizzato, serve a rimediare a questo errore, rappresenta un correttivo.
    • Importante notare che l’errore alla base del tentativo dell’alcolista di mantenersi sobrio, cioè la retorica del controllo e del conflitto interiore, è lo stesso che permea il modo di pensare della società occidentale: l’alcolizzato, il dipendente, è solo più sensibile degli altri a queste premesse errate. Premesse che vengono superate dai primi 2 passi:
      1. Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili.
      2. Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi potrebbe ricondurci alla ragione.
    • «Il socio [di A.A.] non è mai stato schiavo dell’alcool. L’alcool è semplicemente una fuga dalla schiavitù personale dei falsi ideali di una società materialistica» (B. Smith).
    • Non è che egli si rivolti contro gli insensati ideali che lo circondano, ma piuttosto sfugge alle sue proprie insensate premesse, che vengono continuamente rinforzate dalla società circostante.
    • La “dipendenza dell’alcolista” è la ricerca di uno stato di ebbrezza che è sollievo di sentirsi parte di un tutto più grande sul quale non può esercitare alcun controllo; una sorta di nostalgia di una visione spirituale.




    La filosofia di AA nella descrizione di Bateson

    1. Esiste un Potere più grande dell’io. Il rapporto di un individuo con questo “potere” viene definito nel modo migliore con le parole “l’individuo è parte di”.
    2. Ciascuno si sente intimamente legato a questo Potere. È «Dio, come noi potemmo concepirLo». E il modo di essere in relazione a questo potere è soggettivo. Il rapporto in cui “io” mi trovo rispetto a un qualunque sistema più vasto che mi circondi e che comprenda altre cose e persone, sarà diverso dal rapporto in cui “tu” ti trovi rispetto a un sistema simile che circondi te.
    3. Si scopre un rapporto ”favorevole” con questo Potere, tramite il “toccare il fondo” e la “resa”.
    4. Resistendo a questo Potere, gli uomini, e in particolare gli alcolizzati, si attirano addosso il disastro. La filosofia materialistica, che vede l’uomo ergersi contro l’ambiente, sta rapidamente crollando a mano a mano che l’uomo tecnologico diviene sempre più capace di opporsi ai sistemi più grandi. Ogni battaglia da lui vinta porta una minaccia di disastro. L’unità di sopravvivenza (sia nell’etica sia nell’evoluzione) non è l’organismo o la specie, ma il più ampio sistema o “potere” in cui la creatura vive: se la creatura distrugge il suo ambiente, distrugge se stessa.
    5. Tuttavia – e ciò è importante – il Potere non premia e non punisce, non ha “potere” in questo senso: per dirla con la Bibbia, “tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Iddio”. E, viceversa, di coloro che non lo amano. L’idea di potere nel senso di controllo unilaterale è estraneo all’AA.

    L’articolo contiene ora un contributo si Fabio Anibaldi Cantelli:

    “L’autotrascendenza


    La parola autotrascendenza mi ha infatti rivelato quello cercavo, e con me milioni di ragazzi che in quegli anni si sono giocati la vita sedotti dal canto delle sirene. Autotrascendenza è la parola giusta perché dice che cercavamo non solo il piacere o una medicina al male di vivere – come si crede perlopiù – ma quel sentimento di appartenenza e fusione col Tutto che in un passato remoto, indefinibile, ci pareva d’aver provato e il cui richiamo si faceva tanto più impellente quanto più sentivamo soffocante il vestito dell’io: armatura più che vestito, pozzanghera che pretende di contenere l’oceano, prigione che a furia di raccontarsi come giardino finisce per credere di esserlo. Ma perché è nell’adolescenza che si avverte quel bisogno di superarsi, di trascendersi? Credo per due motivi, complementari.

    Primo perché da adolescenti si sente per la prima volta la lacerante distanza dal mondo degli adulti e a volte anche dei coetanei, distanza che può diventare conflitto. Secondo, perché nell’adolescenza è ancora vivo il segno – non dico il ricordo, perché in quei momenti non eravamo ancora “noi” – dell’esperienza da cui tutta l’umanità è passata e passerà, il che spiega da un lato l’uso millenario delle droghe in quanto veicoli che quell’esperienza riproducono, dall’altro il loro uso massificato in un mondo che quell’esperienza ha cancellato e poi rimosso. Di quale esperienza sto parlando? Beh, immagino sia chiaro, a questo punto: dei nove mesi passati nel grembo materno. È lì che per la prima volta abbiamo provato quel sentimento di fusione col Tutto che Romain Rolland definì “oceanico” suscitando la perplessità di Sigmund Freud, troppo occupato a sezionare scientificamente l’Io per accettare l’ipotesi di una vita del tutto inconscia, allo stato puro, per di più capace di condizionare quella cosciente fino alla morte.





    Auto-trascendenza è la parola giusta: dice che cercavamo non solo il piacere o una medicina al male di vivere, ma quel sentimento di appartenenza e fusione col Tutto che in un passato remoto, indefinibile, ci pareva d’aver provato: l’esperienza dei nove mesi nel grembo materno

    È questo che abbiamo cercato nelle droghe ed è per questo che non si può affrontare il problema della droga e dei suoi danni senza un radicale ripensamento di una società che in nome della ragione economica ha perso ogni legame col sacro. Non mi si fraintenda: sacro non vuol dire “al di là” ma aldiqua, finestra aperta sull’infinito che permette al nostro povero io ogni tanto di sporgersi e placare la sua sete, sentirsi investito da quel Tutto da cui proviene e a cui spera di tornare. In una parola: di essere felice. Si pensi solo ai “riti di passaggio”, esperienze anche traumatiche che le società avvedute hanno ideato per celebrare la gloria della nascita e ridimensionare la beatitudine di ciò che l’ha preceduta, riti ridotti e poi azzerati in nome del diritto “moderno” a autodeterminarsi. Risultato: la gioventù, che attraverso la durezza del rito scopriva la sua anima e manteneva la sua diversità (sviluppando una vita adulta in sintonia con le sue attitudini), è diventata una pappa indistinta spalmata su tutte le età. Si vuole e si può essere giovani a vita, col risultato di aver ridotto la gioventù a maschera, se non a caricatura.”

    Potete leggere l’articolo completo e recentemente rivisto su www.pragmatica-mente.com

    Postato da Fabrizio