{"id":8400,"date":"2016-04-01T20:01:24","date_gmt":"2016-04-01T18:01:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/?p=8400"},"modified":"2016-04-01T20:01:24","modified_gmt":"2016-04-01T18:01:24","slug":"stefano-toma-giornalista-cosa-significa-fare-informazione-nel-mezzogiorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/2016\/04\/01\/stefano-toma-giornalista-cosa-significa-fare-informazione-nel-mezzogiorno\/","title":{"rendered":"Stefano Toma giornalista cosa significa fare informazione nel Mezzogiorno"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Stefano Maria Toma giornalista<\/strong>, iscritto all\u2019Ordine della Campania dal 2011, commenta sul suo blog quanto il panorama delle nuove tecnologie stia mutando la professione giornalistica; dalle deontologie, ai paletti contrattuali, fino alla rielaborazione di patti e di associazioni, di sovrastrutture e di strutture.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3751\" src=\"http:\/\/www.dailyfocus.net\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Stefano-Maria-Toma-fare-informazione-nel-Mezzogiorno.jpg\" alt=\"Stefano Maria Toma fare informazione nel Mezzogiorno\" \/><\/p>\n<p><strong>Stefano Maria Toma<\/strong> afferma: \u201cMeglio fare il giornalista che lavorare. Bei tempi, quelli che consegnavano all\u2019immaginario ironico e scherzoso una professione sospesa fra l\u2019eterno giramondo, la incongrua professionalit\u00e0 e la scarsa propensione alle regole e agli orari, per non dire a una stanzialit\u00e0 allora (e forse anche oggi) fiera nemica della cultura ciabattona e pantofolaia\u201d.<\/p>\n<p>E continua il giornalista: \u201cPer la verit\u00e0 non vi corrispondeva pi\u00f9 di tanto, nemmeno allora, ai tempi in cui la \u201cdiversit\u00e0\u201d del giornalista trasudava dannunzianesimo e pagine a quattro mani fra Tom Antongini e Liala. I primi ad averla inventata quella battuta e a gloriarsene erano proprio loro, i giornalisti in vena ieri ma ancor pi\u00f9 oggi di \u201cvisibilit\u00e0\u201d e di \u201cimmagine\u201d.<\/p>\n<p>Ora stiamo col 2016 e con i giovani che nel Mezzogiorno \u2013 e cos\u00ec entriamo in argomento \u2013 intendono abbracciare questo mestiere. Innanzi tutto, un avvertimento: \u00e8 un mestiere perch\u00e9 qualcuno (cio\u00e8 l\u2019editore) provvede a passare il relativo stipendio. E\u2019una professione in quanto nel suo farsi sottintende una autonomia di pensiero, di libert\u00e0 e di onest\u00e0 (lasciamo nell\u2019utopia l\u2019obiettivit\u00e0 che non \u00e8 di questo mondo). Di fatto l\u2019unica attivit\u00e0 di lavoro sospesa fra l\u2019essere dipendenti e il non esserlo affatto, almeno ideologicamente, nel dispiegare un\u2019attivit\u00e0 di pubblico interesse. Il cui duplice diritto (del cittadino a essere informato e del giornalista a informare) \u00e8 sancito dalla nostra Costituzione. In meno di mezzo secolo su questo lavoro si sono abbattute due rivoluzioni. La prima \u00e8 collegata a come si compila e si stampa un giornale. Dalla stampa \u201ca caldo\u201d con la linotype si \u00e8 passati al \u201cfreddo\u201d del computer, del \u201cdesk top publishing\u201d, letteralmente editoria da scrivania. La seconda rivoluzione ha a che fare con quella definizione che si chiama \u201con line\u201d, in linea di tempo e spazio. Ci riferiamo al mondo \u201cvirtuale\u201d che \u201cnaviga\u201d sempre pi\u00f9 nel reale, attraverso la televisione digitale, interattiva e soprattutto attraverso Internet. Insomma si fanno e si disfano giornali cui la carta \u00e8 completamente sconosciuta. Gli articoli, le foto, le vignette, gli schemi nascono e muoiono nel computer e dal computer vengono \u201cconsumati\u201d da un nuovo popolo di lettori (o di fruitori?) sempre pi\u00f9 vasto e senza alcun confine di spazio e di tempo. Anche questo nuovissimo modo di fare informazione potrebbe essere annoverato nella \u201cnew economy\u201d, cio\u00e8 nella nuova logica di lavorare e di procurare profitto sfuggendo ai settori classici come l\u2019industria, l\u2019artigianato e l\u2019agricoltura, fino a pochi anni addietro, i tre filoni tradizionali su cui fluivano fiumi di iniziative, di investimenti, di occupazione, di catene di montaggio e di prodotti fisicamente individuabili, reali.<\/p>\n<p>Ora se vogliamo metterci nei panni di un giovane, diplomato, meglio se laureato e con un paio di lingue da usare correntemente e con una buona dimestichezza con computer e affini, deciso di dare ascolto alla gente comunicando con essa, ci troveremo subito davanti a uno scenario seguente. Giornali, quotidiani e periodici, che la gente si ostina a non leggere, o a leggere poco, soprattutto nel Mezzogiorno, solo due su dieci, in Europa addirittura la met\u00e0. Difficile per l\u2019aspirante giornalista trovarvi posto fra l\u2019alto livello della disoccupazione di diplomati e laureati e l\u2019offerta che si restringe a imbuto per asfissia di mercato. Ancora pi\u00f9 difficile farsi retribuire per il lavoro svolto dentro e fuori della redazione.<\/p>\n<p>Ammesso che la cosa vada per il meglio (il padre sar\u00e0 un notabile o un politico o egli stesso un giornalista importante o lo zio un illustre prelato e gi\u00f9 di questo passo lungo le antiche condotte del nepotismo locale), il nostro giovane potr\u00e0 assunto in uno dei buoni quotidiani della regione. Oppure in qualche salda emittente radiotelevisiva. Qui, sempre che la fortuna o i magnifici lombi continuino a essergli provvidi, il giovane trascorrer\u00e0 18 mesi di noviziato per apprendere dal vivo il mestiere, essendone anche retribuito. Allo scadere dell\u2019anno e mezzo dovr\u00e0 superare l\u2019esame di idoneit\u00e0 professionale a Roma, scritti e orali.<\/p>\n<p>Fino ad alcuni anni or sono la redazione centrale e i suoi uffici periferici (collegati con le centrali-fonte come questura, carabinieri, ospedali, ecc.) erano l\u2019unico salvacondotto per imparare il mestiere. Mestiere che ha sempre rifiutato le teorizzazioni astratte e le \u201calterit\u00e0\u201d territoriali, tipo scuole o banchi. Poi anche il binomio inchiostro e piombo ha dovuto soccombere.<br \/>\nOra il giovane che ne sia in grado (per titoli ma anche per denaro da investirvi e per la frequentazione) pu\u00f2, in alternativa alla redazione, prepararsi agli esami professionali frequentando una delle nove scuole sparse per l\u2019Italia riconosciute dall\u2019Ordine dei Giornalisti. Se il nostro giovane seguita a trovarsi dalla parte giusta della vita, verr\u00e0 promosso giornalista professionista. (Ah, dimenticavo di dire; che se non si vuole prendere i voti \u2013 e solo quelli \u2013 della clausura giornalistica, il giovane potr\u00e0 stare con un piede in due staffe, come si dice. Continuare a svolgere un altro mestiere, che so, medico, informatico, laureato breve, pubblicitario, e darsi anche all\u2019informazione scritta o parlata, magari negli argomenti di propria competenza professionale.)<\/p>\n<p>Ma che cosa rimane a questo giovane se tutte le condizioni fin qui descritte non gli si addicono? Assai poco, o nulla. Cambiare idea. E\u2019il suggerimento pi\u00f9 saggio e il pi\u00f9 lungimirante. Oppure prescrivergli un suicidio shackerizzato con tanta abdicazione, volont\u00e0 e lavoro gratuito. Con questi tre\u2026boomerang in pugno, il nostro eroe potr\u00e0 sfidare anche le avversit\u00e0 pi\u00f9 coriacee.<br \/>\nOppure\u2026oppure pu\u00f2 \u2013 ed \u00e8 questo il secondo suggerimento \u201con line\u201d \u2013 guardarsi in giro e grazie a Internet e forse a qualche compagno d\u2019avventura, \u201ccostruire\u201d un giornale telematico, diffonderlo in giro, compilare e inviare, che bello!, senza i soldi (molti) per stampare e distribuire e con la realt\u00e0 del tutto gratuita di poter arrivare dovunque, senza dover pagare balzelli di denaro, di tempo e di spazio. Sfiorando e oltrepassando questa soglia, \u00e8 chiaro che l\u2019informazione si attribuisce molte altre spettanze, compresa quella dell\u2019imprenditore-editore. E compreso un definitivo e attualissimo addio al posto fisso.<\/p>\n<p>Il futuro \u00e8 alle nostre spalle. E\u2019un motto di spirito, certo, ma in questo caso, trova alcuni fondamenti nella realt\u00e0. Ai primi dell\u2019800 i giornali potevano essere fatti da una sola persona, compilazione e stampa compresi. Erano i tempi in cui la facevano da padroni con la testa nei caratteri da stampa eroici e remoti precursori di un futuro aziendalistico delle moderne case editrici e dei grandi network televisivi. Con il villaggio globale ridotto ad una piazza di paese, e di cui Internet \u00e8 insieme vestale, sponsor e \u2026prostituta, il futuro non costa nulla, se non qualche idea.<br \/>\nEd allora sotto. Per una volta almeno il Mezzogiorno potrebbe avere alleate quelle doti innate di fantasia e di creativit\u00e0, che, a lungo neglette nell\u2019universo tecnologizzato e \u201cragionierizzato\u201d, stanno per riaffidargli una nuova cittadinanza.<\/p>\n<p>Certo, per\u00f2, che non tutto sar\u00e0 Internet o grande informazione scritta. Emittenti televisive, radiofoniche e quotidiani seguiteranno a svolgere il proprio compito. Pu\u00f2 darsi che ci sia una certa moria. E che di giornali ne sopravvivano pochi, magari i pi\u00f9 importanti. Tanto che, come sostiene Indro Montanelli, il pi\u00f9 ispirato guru di questo mestiere, domani essi saranno una \u201cmerce rara, come i libri, i congiuntivi e le posate d\u2019argento\u201d.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi per\u00f2 \u2013 ed \u00e8 questa la nostra tesi \u2013 che ci sia, dopo la grande stampa, tv e Internet, un quarto spazio per i giovani meridionali \u201cunti\u201d dal bernoccolo del giornalismo. E\u2019 proprio la logica del villaggio, ma questa volta tornato all\u2019origine semantica di piazza di paese o di quartiere a dimensione d\u2019uomo, dove si racconta quel che interessa agli abitanti, e solo questo, notizie di servizio, dunque, cio\u00e8 di quelle che a saperle migliorano la qualit\u00e0 della vita, o informazioni che riguardano tutti da vicino, o campagne di critica e di pungolo perch\u00e9 autorit\u00e0 e istituzioni facciano meglio il proprio dovere a favore della comunit\u00e0. E cos\u00ec di seguito. D\u2019altronde, negli ultimi vent\u2019anni il fenomeno delle televisioni private si \u00e8 potuto espandere e consolidare proprio grazie alla logica della notizia \u201clocale\u201d che interessa noi e il vicino di casa. Il messaggio \u00e8 ben chiaro. Ed \u00e8 la notizia che fa il \u201cmedia\u201d e non viceversa, come \u00e8 ormai degenerato su quelli generalistici e universalistici. Piccolo \u00e8 bello, anche nel giornale e nelle tv\u201d.<\/p>\n<p>Conclude il <strong>giornalista Toma<\/strong>: \u201cE dove si comprende che tutto si mette a soqquadro, tutto torna in discussione, ogni cosa ha bisogno di una sua ricollocazione. Non compaiono punti di riferimento definitivi, immutabili. La stessa professione giornalistica si avvia ad una profonda mutazione. Se ne altereranno i contorni con la procura ad altre deontologie, cadranno i paletti contrattuali. Questo \u00e8 lo scenario che i giornalisti italiani stanno vivendo nella primavera 2016. Nuove tecnologie implicano di riscrivere patti e associazioni, sovrastrutture e strutture, fino forse a nuove deontologie. Questa \u00e8 la sfida che vede impegnati vecchi e nuovi giornalisti. Con la differenza che di questi ultimi le novit\u00e0 sono genitori e non prole\u201d.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>: <a title=\"Che significa nel 2015 fare informazione nel Mezzogiorno di Stefano Maria Toma\" href=\"http:\/\/stefanomariatoma.blogspot.it\/2015\/06\/che-significa-nel-2015-fare.html\" target=\"_blank\">Stefano Maria Toma<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefano Maria Toma giornalista, iscritto all\u2019Ordine della Campania dal 2011, commenta sul suo blog quanto il panorama delle nuove tecnologie stia mutando la professione giornalistica; dalle deontologie, ai paletti contrattuali, fino alla rielaborazione di patti e di associazioni, di sovrastrutture e di strutture. Stefano Maria Toma afferma: \u201cMeglio fare il giornalista che lavorare. 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