{"id":83991,"date":"2024-05-28T11:37:19","date_gmt":"2024-05-28T09:37:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/?p=83991"},"modified":"2024-05-28T11:37:19","modified_gmt":"2024-05-28T09:37:19","slug":"aggredito-da-boss-e-punito-da-polizia-de-pierro-deposita-simbolo-idd-per-europee-e-protesta-al-viminale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/2024\/05\/28\/aggredito-da-boss-e-punito-da-polizia-de-pierro-deposita-simbolo-idd-per-europee-e-protesta-al-viminale\/","title":{"rendered":"Aggredito da boss e punito da Polizia, De Pierro deposita simbolo IdD per Europee e protesta al Viminale"},"content":{"rendered":"<p><em>Il giornalista presidente dell&#8217;Italia dei Diritti &#8211; De Pierro il 22 aprile depositer\u00e0 il contrassegno del movimento per partecipare alle elezioni europee e poi manifester\u00e0 davanti al Ministero contro l&#8217;assurda vicenda che lo vede protagonista. Da poliziotto fu aggredito e minacciato da Armando Spada, ma fu sanzionato da Gabrielli<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.italymedia.it\/images\/299671195_6144014885613973_4848119079025231541_n.jpg\" alt=\"Antonello De Pierro\" \/><br \/>\nRoma &#8211; Sabato 8 e domenica 9 giugno prossimi gli italiani saranno chiamati alle urne per eleggere i loro 76 parlamentari che li rappresenteranno in seno al Parlamento Europeo e gi\u00e0 da qualche tempo i partiti sono in fermento per l&#8217;organizzazione di una campagna elettorale che si annuncia molto combattuta e ricca di sorprese.<br \/>\nIl percorso burocratico che immetter\u00e0 le forze politiche nella competizione inizier\u00e0 presso il Viminale domenica 21 e luned\u00ec 22 aprile con il canonico rito del deposito dei simboli, tappa obbligata per chi vuole presentare le liste di candidati presso le Corti d&#8217;Appello di Roma, Napoli, Milano, Venezia e Palermo nelle giornate del 30 aprile e del 1 maggio e partecipare pertanto alla tornata elettorale. Agli appuntamenti in programma non mancher\u00e0 il movimento Italia dei Diritti &#8211; De Pierro, realt\u00e0 ormai consolidata nel panorama politico italiano con vari eletti in seno a numerosi consigli comunali, ma comunque presente ovunque  nei territori con un esercito di esponenti territoriali, i cosiddetti consiglieri ombra, i quali monitorano costantemente l&#8217;attivit\u00e0 dei vari enti, denunciando mediaticamente e amministrativamente eventuali distorsioni e carenze gestionali e risultando spesso pi\u00f9 efficaci delle opposizioni elette. La formazione politica, che fa capo al noto giornalista e gi\u00e0 poliziotto Antonello De Pierro, ha annunciato che, come gi\u00e0 accaduto in altre competizioni, anche questa volta parteciper\u00e0 alla lunga maratona del Viminale, depositando il proprio simbolo nella giornata di luned\u00ec 22 aprile. Sar\u00e0 lo stesso De Pierro, accompagnato come di consueto da alcuni collaboratori, a espletare le pratiche previste per il deposito dei contrassegni. Ma quest&#8217;anno ci sar\u00e0 una novit\u00e0. Il leader dell&#8217;IdD, dopo la fine delle operazioni, dalle 16,30, manifester\u00e0 davanti al Ministero dell&#8217;Interno per portare davanti all&#8217;opinione pubblica e sensibilizzare la coscienza collettiva su quella che da sempre ritiene una grave e clamorosa ingiustizia subita in seno ai ruoli della Polizia di Stato, Sar\u00e0 solo l&#8217;inizio di una serie di proteste a oltranza, gi\u00e0 annunciate e cantierizzate da tempo, ma sempre procrastinate per varie ragioni, che lo vedranno manifestare davanti alla Questura di Roma, presso l&#8217;Aeroporto di Fiumicino e nei pressi di molte altre sedi istituzionali o di organi di informazione.<br \/>\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.italymedia.it\/images\/Italia_dei_diritti_logo.jpg\" alt=\"\" \/><br \/>\nE&#8217; gi\u00e0 nota a molti la vicenda che lo ha coinvolto, suo malgrado, insieme alla sua famiglia, in particolare sua madre Lucia Salvati, dirigente statale in pensione, i quali, dopo aver presentato un esposto per abusi edilizi sono stati risucchiati in un vortice kafkiano fatto di intimidazioni, coperture istituzionali, aggressioni mafiose. Il giornalista e politico romano, affiancato spesso anche da sua madre, da anni sta combattendo per far emergere la verit\u00e0 e accendere definitivamente i riflettori su una storia torbida fatta di clamorose omissioni da parte di chi, nel tessuto istituzionale, in particolar modo di Ostia, avrebbe dovuto vigilare e far rispettare le norme codificate nel nostro ordinamento giuridico. Soprattutto \u00e8 balzata pi\u00f9 volte agli onori delle cronache l&#8217;episodio che vede De Pierro e suo fratello vittime di un&#8217;aggressione fisica, condita da minacce di morte, da parte del noto boss mafioso Armando Spada. L&#8217;esponente del clan, cugino di quel Roberto Spada che colp\u00ec con una testata il reporter Daniele Piervincenzi, \u00e8 lo stesso che minacci\u00f2 di morte  (&#8220;Ti sparo in testa&#8221;) e sequestr\u00f2 la giornalista di Repubblica Federica Angeli, che vive sotto scorta. E&#8217; questo il personaggio che un giorno si present\u00f2 alla porta del numero uno dell&#8217;Italia dei Diritti, accompagnato in macchina da Alfonso De Prosperis, noto imprenditore della lavorazione del ferro e da sua moglie Angela Falqui, per indurlo, con le maniere forti (dopo l&#8217;aggressione fu costretto a ricorrere, insieme a suo fratello, alle cure dei sanitari), a farlo desistere dal proseguire a chiedere giustizia per i torti che riteneva di aver subito. La Falqui era l&#8217;intestataria di un immobile, confinante con la propriet\u00e0 di De Pierro, in cui erano state realizzate delle imponenti opere edili (si parla della trasformazione di una porzione di villetta bifamiliare in 4 appartamenti, poi tutti venduti). Dalla famiglia dell&#8217;ex direttore di Radio Roma erano stati presentati degli esposti per chiedere la verifica della liceit\u00e0 dei lavori effettuati, ma non ci sono stati mai riscontri. Come non ci sono stati in merito a un&#8217;altra costruzione, sempre della Falqui, risultata poi abusiva, che non solo non rispettava i canonici 5 metri di distanza dal confine altrui, ma addirittura sconfinava di circa 50 cm, come dimostrato apoditticamente con videoriprese da De Pierro. Un illecito visibile ictu oculi e accertato successivamente in sede giudiziale solo su impulso di parte, tramite una citazione in giudizio in sede civile, terminata con una condanna alla demolizione, che per\u00f2 2 vigilesse in servizio a Ostia, Patrizia Sgueglia ed Emanuela Spito, non solo non notarono, ma arrivarono addirittura a dichiarare che la propriet\u00e0 della Falqui era stata ispezionata, ma non erano state riscontrate irregolarit\u00e0.<\/p>\n<p>E&#8217; questo il contesto in cui si incardina un&#8217;altra clamorosa vicenda, direttamente connessa e che \u00e8 pi\u00f9 che lecito domandarsi come sia stato possibile che abbia avuto luogo, in quanto assolutamente in conflitto con qualsivoglia criterio logico e razionale. Non tutti sanno che prima delle intense attivit\u00e0 di tipo giornalistico e politico, De Pierro ha espletato per lungo tempo l&#8217;attivit\u00e0 di poliziotto, a cui ha affiancato un efficace impegno sindacale, iniziato col Siulp e continuato con la Uil Polizia, incassando molti risultati a favore della categoria rappresentata.<\/p>\n<p>In occasione dell&#8217;episodio intimidatorio posto in essere dal boss Spada, che era stato accompagnato dalla coppia De Prosperis e Falqui, si verificarono alcune circostanze che suscitano quantomeno qualche perplessit\u00e0 oggettiva. I componenti della volante del Commissariato di Ostia, intervenuti sul luogo dell&#8217;aggressione, avvenuta con l&#8217;ausilio di un bastone ,in via Peio, all&#8217;Infernetto, dove \u00e8 ubicata anche la sede nazionale dell&#8217;Italia dei Diritti, si rifiutarono, nonostante le insistenze del loro collega De Pierro, di sequestrare il prefato bastone, e di perquisire l&#8217;esponente del clan, il quale, in base a quanto riferito loro dallo stesso De Pierro, sembra avesse portato la mano alla tasca come per estrarre un coltello, ma poi avesse desistito dopo che questi si era qualificato come appartenente alla Polizia di Stato. E il sospetto del poliziotto, stando ai fatti registrati dalla cronaca mesi dopo, era alquanto fondato. Infatti lo stesso Spada tempo dopo fu arrestato per aver tagliato la gola a un uomo con un coltello.     <\/p>\n<p>Il procedimento attivato dalla denuncia presentata dal giornalista e da suo fratello fu ascritto alla competenza decisionale del Giudice di Pace, con imputati Armando Spada e Alfonso De Prosperis, a seguito di un&#8217;informativa di P.G., redatta presso il Commissariato di Ostia, che sembr\u00f2 non proprio idonea a tratteggiare fedelmente la dinamica di un episodio di minacce e aggressione da parte di un boss mafioso, ma soprattutto perch\u00e9 l&#8217;oggetto del reato (bastone) non fu posto sotto sequestro.<\/p>\n<p>Ma peggio accadde presso la caserma dei Carabinieri di Casal Palocco, a seguito di una denuncia che De Prosperis e Falqui redassero contro il presidente dell&#8217;Idd e i suoi familiari, probabilmente per attenuare la presenza ingombrante di Spada, con una versione dei fatti che agli occhi, anche distratti, di chiunque abbia un pizzico di buonsenso e obiettivit\u00e0 non pu\u00f2 che risultare sprezzante del ridicolo.<\/p>\n<p>Quello che era diventato &#8220;il sig. Spada&#8221; fu fatto nascondere nell&#8217;autovettura per evitare un suo coinvolgimento nell&#8217;aggressione che De Pierro e suo fratello avevano posto in essere contro coloro i quali avevano accompagnato il boss mafioso di Ostia, che si era spaventato di fronte a loro. Per ci\u00f2 che riguarda il bastone servito per colpire il fratello del leader politico, il suo utilizzo nella grottesca ricostruzione dei denuncianti era cambiato. In base alla loro versione dei fatti era servito allo Spada per difendersi da un &#8220;pericoloso animale&#8221; che il giornalista-poliziotto gli aveva aizzato contro, con riferimento a un cane, che era uscito dall&#8217;abitazione saltellando come qualsiasi cucciolo di 6 mesi di vita (era questa la sua et\u00e0 anagrafica all&#8217;epoca).<\/p>\n<p>Sulla conseguente informativa di P.G., redatta presso la suddetta caserma di Casal Palocco, \\a firma del maresciallo Giuseppe Liguori, venne  indicato il boss Armando Spada come teste, ma non vennero riportati i suoi dati anagrafici (luogo e data di nascita), n\u00e9 fu scritto nulla sulla sua nota caratura criminale. Comunque, il procedimento penale che vedeva indagati Antonello De Pierro e suo fratello, con l&#8217;unica &#8220;colpa&#8221; di aver subito un&#8217;aggressione mafiosa, non fece registrare alcuna istruttoria dibattimentale e fu inghiottito dalle sabbie mobili della prescrizione.<\/p>\n<p>Ebbene, in base a questa circostanza, il dott. Tiziano Vetro, allora direttore della V Zona della Polizia di Frontiera di Fiumicino e titolare della potest\u00e0 disciplinare circa le condotte del De Pierro poliziotto, consider\u00f2 affidabili le assurde affermazioni dei signori De Prosperis e Falqui, che avevano accompagnato il boss Spada, il quale ha poi posto in essere l&#8217;intimidazione mafiosa, e ritenne che il suo comportamento da appartenente alla Polizia di Stato, vittima dell&#8217;aggressione in esame, di cui sembra giusto sottolineare la matrice mafiosa, fosse meritevole di una sanzione disciplinare severa e avvi\u00f2 un procedimento affinch\u00e9 fossi sottoposto al giudizio del Consiglio Provinciale di Disciplina. L&#8217;ipotesi irrogativa fu individuata nella punizione estrema della destituzione. In pratica De Pierro, da sempre impegnatissimo per garantire e difendere il rispetto della legalit\u00e0 e della giustizia, da poliziotto in primis, ma anche nell&#8217;esercizio delle attivit\u00e0 giornalistica e politica, non meritava di continuare a far parte dei ruoli della Polizia di Stato. In sede di processo disciplinare l&#8217;ipotesi iniziale fu derubricata e gli fu comminata la pena della deplorazione, ugualmente inaccettabile per chi non solo non ha commesso nulla, ma \u00e8 stato vittima di un&#8217;azione malavitosa da parte di un boss mafioso.<\/p>\n<p>La notifica del procedimento disciplinare avviato dal dott. Vetro, ex coordinatore del Servizio del Dipartimento della Protezione Civile e stretto collaboratore dell&#8217;allora capo della Polizia Franco Gabrielli, quando era al vertice della Protezione Civile, nominato da Mario Monti e confermato poi da Enrico Letta e Matteo Renzi, avrebbe cagionato ingenti danni alla persona del leader dell&#8217;Idd, inizialmente di natura clinica (a parte il prevedibile e fisiologico stress emotivo fu costretto solo pochi mesi dopo a un approccio farmacologico, pressoch\u00e9 definitivo, per la cura dell&#8217;ipertensione arteriosa sistemica, manifestatasi proprio in quel frangente e che poi gli ha procurato una retinopatia ipertensiva), ma successivamente anche carrieristici e patrimoniali di non poco conto. E non solo a lui, ma a tutta la collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Nell&#8217;immediatezza del fatto fu colto da reattivit\u00e0 ansiosa situazionale, indubbiamente fisiologica di fronte a un provvedimento tanto assurdo, peraltro con la triste e dolorosa consapevolezza di essere la vittima dell&#8217;episodio disciplinarmente contestato. Nonostante fosse gi\u00e0 duramente provato da tutta la vicenda, peraltro gi\u00e0 nota presso quegli uffici, e dalle tante collusioni istituzionali annesse, ora stava provando anche il sapore amaro della beffa come destinatario di una paradossale contestazione disciplinare di grado estremo.<\/p>\n<p>Come conseguenza alla reazione ansiosa fu inviato da parte del medico della Polizia di Stato presso la Commissione Medica Ospedaliera di Roma Cecchignola per essere sottoposto a visita collegiale, al fine di verificare la sua idoneit\u00e0 al servizio, con la formulazione diagnostica di &#8220;ansia reattiva situazionale e ipertensione arteriosa&#8221; (infatti i valori pressori, a seguito dell&#8217;episodio notificatorio dell&#8217;avvio procedimentale, si erano alzati di molto). In pratica il poliziotto De Pierro, vittima, sotto casa sua, di un atto criminoso da parte del boss Spada, recatosi appositamente l\u00ec al fine di compierlo, veniva strappato al suo lavoro, che stava svolgendo con grande passione e abnegazione, per essere sottoposto all&#8217;umiliante iter delle visite mediche accertanti la sua idoneit\u00e0 al servizio, e venivo lasciato in malattia per oltre un anno, a spese dei contribuenti, solo perch\u00e9 il dott. Vetro aveva creduto alle affermazioni alquanto grottesche di chi aveva accompagnato con la propria autovettura il boss in questione, il quale, coadiuvato, secondo l&#8217;accusa, da De Prosperis, aveva compiuto l&#8217;azione delittuosa.<\/p>\n<p>Al termine dei vari accertamenti, terminato anche l&#8217;iter disciplinare con la gi\u00e0 accennata deplorazione (pertanto anche altri appartenenti di vertice della Polizia di Stato avevano creduto alla versione di chi aveva accompagnato in macchina il boss mafioso, ritenendolo colpevole, ma non tanto da essere destituito), rientr\u00f2 in servizio, ma con una prospettiva di carriera bloccata. Infatti il suo rapporto informativo, gi\u00e0 penalizzato dagli effetti di una gravissima situazione di mobbing subita in passato (in un altro reparto capitolino tra il 2001 e il 2005) ed esauritasi nella sua messa in pratica soltanto a seguito di un esposto presentato presso la Procura della Repubblica, a causa della deplorazione comminatagli, sub\u00ec una variazione peggiorativa e si attest\u00f2 sotto il giudizio di buono, circostanza che tradotta in termini carrieristici dispiegava effetti consistenti nel naufragio di ogni possibilit\u00e0 di avanzamento professionale ed economico per molti anni. Tale situazione fu aggravata dall&#8217;esclusione dal concorso da vice ispettore proprio a causa della sanzione ascrittagli. Dopo le notifiche di questi ultimi provvedimenti, che andavano ad aggiungersi, essendone tra l&#8217;altro la conseguenza diretta, a quanto gi\u00e0 avvenuto a livello procedimentale, fu inviato nuovamente presso la Cmo, a causa di una nuova manifestazione ansiosa reattiva e sfidiamo chiunque a non esserne vittima a seguito di un tale accanimento da parte della Polizia di Stato, che invece di stargli accanto in quanto vittima di mafia, aveva immotivatamente infierito su di lui proprio credendo a quanto affermato da chi era arrivato sotto casa sua in compagnia dell&#8217;esponente del clan.<\/p>\n<p>Dopo un lungo periodo trascorso in malattia, non richiesto, a carico dei contribuenti (giova ricordare, sempre riconducibile al procedimento avviato dal dott. Tiziano Vetro, che aveva dato per buone le dichiarazioni di chi aveva visto arrivare in compagnia di un boss mafioso), questa volta, al termine di un ulteriore cospicuo lasso temporale passato in convalescenza, sempre a carico dei contribuenti, di un poliziotto strappato alla sua attivit\u00e0 istituzionale da un provvedimento che, secondo i canoni della logica, non avrebbe mai dovuto esistere, fu giudicato non idoneo in maniera assoluta al servizio di polizia.<\/p>\n<p>&#8220;A mio avviso \u2014 afferma De Pierro \u2014 e di quanti ne hanno avuto cognizione e mi conoscono, il provvedimento della Cmo, non corrisponde al mio reale stato clinico, ma mi giunge con un sapore alquanto epurativo. Infatti, non solo non ho mai avuto alcuna necessit\u00e0 di sottoporsi ad alcun tipo di approccio curativo e pertanto di fare ricorso ad uno specialista, ma la mia intensa attivit\u00e0 politica (sono titolare di ben 3 cariche elettive), sociale e giornalistica, cresciuta enormemente da quanto sono assente dal servizio (non per mia scelta e pertanto, in perfette condizioni di salute, non ho ritenuto opportuno fermarmi), a mio avviso, e non solo, appare assolutamente in insanabile conflitto col giudizio diagnostico e prognostico formulato dalla Cmo (mi si indica addirittura come soggetto con rapporti sociali ridotti, circostanza agevolmente confutabile anche da un&#8217;infinita e pubblica piattaforma probatoria edificatasi in tanti anni di intense e ovvie relazioni sociali, che ha suscitato l&#8217;ilarit\u00e0 di chiunque ne sia venuto a conoscenza),che mi avrebbe condannato alla quiescenza a poco pi\u00f9 di 50 anni, con una pensione pagata da chi \u00e8 costretto a lavorare fino a 67 anni e oltre. In ogni caso, se il dottor Vetro non avesse creduto alla versione di persone le quali hanno accompagnato, nel frangente dell&#8217;aggressione, un esponente di vertice di un&#8217;organizzazione mafiosa, non starei ora a sindacare l&#8217;infausto approdo decisionale a cui \u00e8 giunta la Cmo, che ha strappato ai servizi d&#8217;istituto un poliziotto&#8221;.<\/p>\n<p>Inevitabilmente il presidente De Pierro, che \u00e8 anche, nell&#8217;ambito territoriale della Citt\u00e0 Metropolitana di Roma Capitale, capogruppo dell&#8217;Italia dei Diritti in seno al consesso consiliare del Comune di Roccagiovine, consigliere presso l&#8217;Unione dei Comuni Valle Ustica e capogruppo dell&#8217;Idd nel consiglio comunitario della X Comunit\u00e0 Montana dell&#8217;Aniene (temporaneamente commissariata per ultimare la trasformazione in Unione dei Comuni Montani) si \u00e8 visto costretto a proporre ricorso di gravame alla Commissione Medica di II Istanza, al fine di vedere accogliere le sue doglianze circa la valutazione del suo reale stato clinico e affinch\u00e9 si esprimesse in riforma di quanto decretato dal precedente consesso medico-legale.<\/p>\n<p>Avrebbe potuto godere di una baby pensione, sfruttando sin da subito i vantaggi di essere un giovane pensionato, ma ha preferito opporsi categoricamente. L&#8217;ha fatto soprattutto perch\u00e9 non sarebbe stato eticamente giusto dover gravare sulla collettivit\u00e0, costretta a corrispondergli un trattamento pensionistico in assenza di una patologia che giustifichi tale approdo decisionale, deciso a dimostrare in ogni sede che la formulazione diagnostica partorita dai medici della Cecchignola non \u00e8 conforme al reale quadro clinico a lui riconducibile.<\/p>\n<p>Sarebbe stato questo, qualora fosse stato confermato dalla Commissione di II Istanza il giudizio medico-legale espresso dal consesso della Cecchignola, e di conseguenza il transito allo stato di quiescenza, il grande detrimento arrecato ai contribuenti come conseguenza dell&#8217;avvio del noto procedimento da parte del dottor Vetro, che di fatto ha privato il tessuto sociale di un&#8217;unit\u00e0 lavorativa nel pieno della sua potenzialit\u00e0 energetica e della sua capacit\u00e0 produttiva.<\/p>\n<p>Una circostanza che puntualmente si \u00e8 purtroppo materializzata, con un iter procedimentale che, al di l\u00e0 dell&#8217;approdo decisionale conclusivo, lascia spazio a molti dubbi, anche sotto il profilo burocratico-amministrativo oltre che medico-legale, e che verr\u00e0 approfondito e denunciato mediaticamente in altra occasione, Tanto pi\u00f9 che una relazione peritale, frutto di un attento lavoro d&#8217;indagine diagnostica svolto da autorevoli esperti, ha assolutamente smentito quanto decretato dalla deputazione del Celio e di conseguenza da quella antecedente della Cecchignola, Per tutto ci\u00f2 sar\u00e0 esercitato naturalmente il diritto di accesso alla giurisdizione competente a conoscere della questione, al fine di ottenere un annullamento del provvedimento, appena le condizioni giuridiche lo permetteranno. Attualmente ci\u00f2 non \u00e8 ancora possibile, ancorch\u00e9 ci sia una corposa piattaforma documentale a conforto, in quanto non esiste allo stato attuale un provvedimento di dispensa dal servizio. Infatti dopo la pronuncia della Commissione di II Istanza il presidente dell&#8217;IdD si \u00e8 trovato di fronte a una scelta. Da una parte avrebbe potuto attendere la messa in quiescenza, cosa scartata a priori per i motivi gi\u00e0 argomentati. Dall&#8217;altra avrebbe potuto optare per il transito ai ruoli civili del Ministero dell&#8217;Interno o di altra Amministrazione dello Stato. La sua scelta \u00e8 stata proprio quest&#8217;ultima, formulando un&#8217;istanza a tutte le Amministrazioni dello Stato con l&#8217;esposizione del divenire fenomenico della paradossale vicenda al fine di rendere edotti tutti i destinatari di quanto accaduto. Una scelta obbligata e sofferta per evitare il pensionamento da parte di chi avrebbe potuto continuare a svolgere regolarmente il suo lavoro di poliziotto se qualcuno un giorno non avesse deciso di perseguirlo disciplinarmente e rovinargli il suo percorso professionale e biologico dando credito a persone che si erano recare sotto casa sua accompagnando un boss mafioso, il quale nella circostanza l&#8217;aveva minacciato e aggredito, peraltro senza tenere assolutamente in considerazione che l&#8217;esponente del clan nella circostanza era stato rinviato a giudizio insieme a uno degli accompagnatori per l&#8217;aggressione posta in essere proprio nei confronti di De Pierro. Una congiuntura completamente ignorata dalla Polizia di Stato, che ha assurdamente trasformato, in sede di istruttoria disciplinare, la vittima in aggressore. Lo Stato ha investito dei fondi per formare un poliziotto, il quale aveva superato un concorso pubblico e aveva scelto questo lavoro con grande passione, in servizio e fuori dal servizio, come si evince palesemente dalla grande quantit\u00e0 di atti prodotti anche fuori dall&#8217;orario di lavoro, con vari interventi che hanno contribuito a rendere pi\u00f9 sicuri i cittadini, arrestando rapinatori, sventando furti, etc., non tirandosi mai indietro di fronte a quanto gli veniva imposto dal suo ruolo istituzionale. E ora, esclusivamente a causa di un procedimento avviato dal dott. Vetro, solo perch\u00e9 quest&#8217;ultimo ha ritenuto pi\u00f9 attendibili le parole di gente in rapporti con un esponente mafioso, da circa 8 anni il suo apporto sociale in qualit\u00e0 di poliziotto, da sempre acerrimo propugnatore dei valori di legalit\u00e0, giustizia ed etica (qualcuno in sede di visite medico-legali ha avuto anche l&#8217;ardire di affermare che inseguire la verit\u00e0 in nome di questi valori non \u00e8 compatibile con l&#8217;idoneit\u00e0 psicofisica al servizio di polizia), \u00e8 venuto meno e probabilmente lo rester\u00e0 per sempre. Il consigliere comunale di Roccagiovine ha chiesto a gran voce che quel provvedimento cos\u00ec paradossale venisse revocato in autotutela (lo ha fatto anche sua madre rivolgendosi direttamente agli allora ministra dell&#8217;Interno Luciana Lamorgese e Capo della Polizia Franco Gabrielli), ma nessuna risposta \u00e8 mai pervenuta in merito e che ora continuer\u00e0 a chiedere con le manifestazioni che saranno poste in essere.<\/p>\n<p>Ha le idee chiare De Pierro sul fatto che una simile assurdit\u00e0 meriti, senza alcuna remora, di essere diffusa il pi\u00f9 possibile e che venga sollecitata inevitabilmente l&#8217;indignazione dei cittadini onesti, &#8220;perch\u00e9 chi non oppone sdegno di fronte a una vicenda del genere foraggia il germe dell&#8217;illegalit\u00e0, di cui si nutre il sistema mafioso&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Se qualcuno si illude  \u2014  ha dichiarato con convinzione  \u2014  che tutto ci\u00f2 possa finire come se nulla fosse accaduto e su questa vicenda possa calare il velo dell&#8217;obl\u00eco sbaglia di grosso.<\/p>\n<p>Con questa manifestazione continua, per me e per il movimento politico Italia dei Diritti, che presiedo, una tetragona battaglia senza precedenti, condotta a oltranza, affinch\u00e9 sui fatti in argomento possano accendersi perpetuamente i riflettori e vengano esposti al giudizio della pubblica opinione. E credo che sar\u00e0 davvero arduo imbattersi in qualcuno, nel tessuto sociale sano della nostra nazione, che possa esprimersi a favore di un procedimento disciplinare, avviato dalla Polizia di Stato, nei confronti di un poliziotto, in riferimento a un episodio in cui \u00e8 stato vittima di un&#8217;aggressione con minacce di morte da parte di un boss mafioso. L&#8217;unica cosa certa \u00e8 che non mi rassegner\u00f2 e non mi fermer\u00f2 di fronte a questa vergogna, che ha calpestato la mia dignit\u00e0, riducendola a puro sussurro.<\/p>\n<p>Si parla tanto di suicidi nelle forze dell&#8217;ordine e mi piacerebbe indagare le vicende professionali e disciplinari delle vittime. La nostra battaglia sar\u00e0 anche a favore di tutti gli uomini in divisa affinch\u00e9 fatti del genere non si ripetano mai pi\u00f9. Promuoveremo ogni iniziativa che riterremo idonea a suscitare l&#8217;indignazione anche dell&#8217;ultimo cittadino. Organizzeremo altre manifestazioni di protesta presso ogni sede istituzionale, partendo da altre sedi della Polizia di Stato, per continuare con tutte quelle che riterremo opportune, comprese le redazioni di organi di stampa e televisione. Avremo a disposizione costantemente il nostro ufficio stampa per tutti i lanci mediatici dell&#8217;accaduto, con comunicati e video su tutte le piattaforme disponibili. Io e la mia famiglia siamo stati finora coinvolti in una vicenda kafkiana e ci siamo trovati a fronteggiare personaggi che sono stati capaci di accompagnare il boss Armando Spada in occasione dell&#8217;aggressione subita e tutte le cellule deviate e colluse delle istituzioni che li hanno favoriti, ma mai avremmo pensato che io avrei dovuto difendermi anche dalla mia tanto amata Polizia di Stato, che invece di tutelarmi (e i fatti erano gi\u00e0 noti in atti che il mio reparto gi\u00e0 custodiva) mi ha avviato un procedimento disciplinare e mi ha inflitto una sanzione che mi ha notevolmente indebolito nella mia battaglia contro questi soggetti e contro un esponente di una clan mafioso, che di fatto, e questa \u00e8 la triste realt\u00e0, sono stati indirettamente favoriti nella circostanza e hanno condizionato il mio divenire carrieristico.<\/p>\n<p>A chi finora \u00e8 rimasto indifferente verr\u00e0 chiesta la propria opinione ufficialmente e pubblicamente tramite i canali mediatici. Perch\u00e9 di fronte a una circostanza del genere le risposte possono essere solo 2. O si \u00e8 d&#8217;accordo con un procedimento per destituzione a carico di un poliziotto, in riferimento a un episodio in cui questi \u00e8 stato vittima di un boss mafioso, oppure non lo si \u00e8. Delle due l&#8217;una. Il silenzio non pu\u00f2 essere ammesso.<\/p>\n<p>E l&#8217;avremmo voluto chiedere in primis al dott. Tiziano Vetro, che , a prescindere dall&#8217;accaduto, ho sempre stimato per il suo alto senso delle istituzioni, il quale prima di approdare alla meritata quiescenza e godersi, anche se per poco tempo, la sua pensione, ha assunto una decisione incomprensibile e inaccettabile che mi ha rovinato professionalmente, ma mi ha penalizzato notevolmente anche sotto il profilo esistenziale. Purtroppo non sar\u00e0 possibile in quanto deceduto. Da lui avremmo voluto sapere anche come sia stato possibile tutto questo. Perch\u00e9 qualcuno, alla luce dell&#8217;assurdit\u00e0 della vicenda in esame, potrebbe porsi un quesito: &#8216;Ma la polizia \u00e8 con la mafia o con i poliziotti?&#8217;. Io che ho fatto parte (e ancora sono legato con un sottile filo) della Polizia di Stato so per certo che la polizia \u00e8 contro la mafia. E&#8217; per questo che \u00e8 ancora pi\u00f9 importante un intervento chiarificatore in merito.  <\/p>\n<p>Come faremo con tutti gli ex ministri del&#8217;Interno che si sono succeduti dopo la vicenda e con l&#8217;attuale Matteo Piantedosi e con l&#8217;ex capo della Polizia Franco Gabrielli, che ha lavorato a stretto contatto con il dott. Vetro quando era a capo della Protezione Civile e che ha firmato il provvedimento disciplinare in esame, e con gli altri capi della Polizia, in particolare l&#8217;attuale Vittorio Pisani. Qualcuno dovr\u00e0 pur spiegarcelo come sia potuto accadere. E chiederemo anche di annullare in autotutela decisoria tutta la vicenda disciplinare, quantomeno per limitare gli ingenti danni provocati.<\/p>\n<p>Ma chiederemo un&#8217;opinione sulla vicenda (e in questo caso anche come sia stato possibile giungere a un processo disciplinare e alla comminazione di una sanzione) altres\u00ec a tutti i dirigenti e funzionari coinvolti nel procedimento, che hanno continuato tranquillamente la loro carriera mentre la mia, quella di un poliziotto vittima di mafia, \u00e8 stata annientata. A iniziare dalla dottoressa Eva Claudia Cosentino, funzionario istruttore nel procedimento, la quale, pur essendo stata resa ben edotta in afferenza ai fatti ed essendo statale fornita una cospicua documentazione in merito, ha insistito per la destituzione. Lo chiederemo all&#8217;allora questore di Roma Nicol\u00f2 D&#8217;Angelo, il quale aveva conferito l&#8217;incarico istruttorio alla dottoressa Cosentino, e al dott. Giovanni Battista Scali, il quale ha presieduto il consiglio di disciplina, che ha irrogato la sanzione della deplorazione, derubricando s\u00ec la punizione estrema della destituzione, ma riconoscendo ugualmente meritevole di censura me, aggredito e minacciato di morte dal boss Armando Spada, e agli altri componenti del sopracitato consesso giudicante che si sono espressi favorevolmente per la sanzione.<\/p>\n<p>Ma chiederemo il suo punto di vista, inerente all&#8217;evento procedimentale e alla censura concretizzatasi, anche all&#8217;attuale dirigente della Polaria di Fiumicino, mio reparto di appartenenza, il dott. Giovanni Casavola, estraneo alla vicenda disciplinare, ma che, messo pi\u00f9 volte a conoscenza dei fatti non ha speso al mio indirizzo nemmeno una parola di conforto. Mi sarebbe bastata quella. Come colui il quale \u00e8 stato a capo della V Zona di Fiumicino fino a qualche tempo fa, il dott. Bruno Megale, anch&#8217;egli inequivocabilmente a conoscenza dei fatti, ma a quanto pare ha preferito ignorare. Va detto che il dott. Megale, ha raccolto il testimone del dott. Vetro solo pochi mesi dopo (marzo 2017) che quest&#8217;ultimo aveva avviato il procedimento in parola (notificato il 7 dicembre 2016)  a mio carico ed era in carica a Fiumicino anche all&#8217;esito della pronuncia decisionale del consiglio di disciplina (luglio 2017). Ora \u00e8 stato nominato questore di Reggio Calabria, ironia della sorte proprio la provincia in cui mio cugino, carabiniere, perse la vita in servizio, in un attentato mafioso nel 1994, e la Scuola Allievi Carabinieri reggina \u00e8 a lui intitolata.<\/p>\n<p>Fortunatamente io, che ho da sempre amato fortemente la Polizia di Frontiera di Fiumicino e ho svolto con impegno anche il ruolo di dirigente sindacale per la Uil Polizia, ho incassato, in compenso, la solidariet\u00e0 di tantissimi colleghi, scandalizzati e increduli di fronte all&#8217;assurda vicenda. In particolare tengo a sottolineare l&#8217;espressione, da parte mia, di un sentimento di grande gratificazione per la vicinanza dimostratami dall&#8217;allora mio diretto superiore, il dott. Giuseppe Manzo, con cui ho lavorato per molti anni con ampia motivazione professionale, in un rapporto di reciproca stima, e che ora \u00e8 entrato a far parte del movimento politico che presiedo.  <\/p>\n<p>Ma comunque ogni prefetto, come ogni questore, dirigente o funzionario della Polizia di Stato, ma anche ogni ufficiale, dirigente o funzionario degli altri corpi di polizia e delle Forze Armate verr\u00e0 invitato pubblicamente a esprimersi in merito. Come anche i medici della Cmo che hanno giudicato, con disarmante freddezza e distacco rispetto a una vittima di mafia, il mio stato clinico fino a definirmi non idoneo al servizio di polizia, visto che alla mia domanda specifica de visu non si sono degnati di rispondere. E naturalmente tutti i dirigenti nazionali e provinciali dei sindacati della Polizia di Stato, finora rimasti silenti di fronte a un avvenimento di eccezionale gravit\u00e0. <\/p>\n<p>L&#8217;ultimo barlume di speranza a cui era aggrappata la mia permanenza nell&#8217;attribuzione mansionale rivestita fino a qualche anno fa, ancorch\u00e9 fortemente penalizzata dalle inaccettabili vicissitudini di natura disciplinare in questione, sarebbe stato un favorevole verdetto medico-legale da parte della Commissione Medica di II Istanza, a cui ho rivolto per competenza la formulazione del ricorso di gravame, che avrebbe sanato, almeno sotto il profilo clinico e medico-legale, una grottesca vicenda che ormai si trascina da lungo tempo. Ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto ed \u00e8 ancora pi\u00f9 clamoroso alla luce di un relazione peritale pro veritate redatta da autorevoli esperti, che ha demolito nel merito, punto per punto, le statuizioni promananti dal consesso in parola sotto il profilo clinico, senza tener conto di vari e clamorosi vizi di legittimit\u00e0 che a mio avviso e secondo il parere di esperti in diritto amministrativo interpellati, si sono formati in varie fasi endoprocedimentali e che presto saranno oggetto di valutazione giurisdizionale. <\/p>\n<p>E non essendosi concretizzata quest&#8217;ultima&#8217;ultima evenienza vorr\u00e0 dire che io, dipendente civile dello Stato, con una retribuzione quasi raddoppiata per via della pensione privilegiata ordinaria o    pensionato baby sulle spalle dei cittadini (\u00e8 questo il messaggio che dovr\u00e0 principalmente passare all&#8217;opinione pubblica) a seguito delle conseguenze di un procedimento travalicante i confini del paradosso, in cui la Polizia di Stato ha perseguito un dipendente con la sola colpa di essere stato vittima di un boss mafioso, continuer\u00f2 a svolgere la professione giornalistica in via parziale nel primo caso o in via esclusiva nel secondo, eventualmente anche senza retribuzione (mi occuper\u00f2 molto anche di questioni inerenti alla Polizia di Stato), E soprattutto continuer\u00f2, da presidente del movimento Italia dei Diritti, a lottare, insieme ai tanti dirigenti, eletti e attivisti, per salvaguardare la tutela dei diritti dei cittadini, e a onorare i 3 mandati politici di natura elettiva, come gi\u00e0, perfettamente in ottima salute (a parte i gi\u00e0 citati problemi ipertensivi, manifestatisi subito dopo l&#8217;avvio del procedimento in questione), ho fatto almeno fino a circa un anno fa (quando ho subito un trauma cranico occipitale che ha rallentato notevolmente la mia attivit\u00e0), arrivando a lavorare fino a 20 ore al giorno per l&#8217;esercizio dei mandati politici, un impegno e una profusione di energie un po&#8217; insoliti per chi \u00e8 stato giudicato affetto da patologia di tipo ansioso cos\u00ec invalidante, con buona pace di chi, inverosimilmente, ha formulato, con riferimento alla mia persona, l&#8217;improbabile e ridicola definizione di un soggetto con rapporti sociali ridotti.    <\/p>\n<p>Ma verr\u00e0 chiesto di esprimersi nel merito e contestualmente tributare un messaggio di solidariet\u00e0 (naturalmente in via ufficiale tramite canali mediatici) a ogni personaggio istituzionale che riterremo utile alla causa, e senz&#8217;altro al presidente della Repubblica, del Senato, della Camera dei Deputati, del Consiglio dei Ministri, a tutti i deputati e senatori, a tutti i presidenti di Regione e agli altri esponenti regionali e a tutti i sindaci e amministratori locali.<\/p>\n<p>Chiederemo alle assemblee consiliari di tutti i comuni italiani, dando ampia diffusione a mezzo comunicato stampa, di votare una mozione di solidariet\u00e0 sull&#8217;accaduto, che vede un poliziotto punito dopo essere stato aggredito da un boss mafioso.<\/p>\n<p>Saranno avviate petizioni sul web.<\/p>\n<p>Ma soprattutto chiederemo di esprimere pubblicamente la propria solidariet\u00e0 nei miei confronti a tutti i miei numerosi amici personaggi pubblici con cui ho avuto rapporti di lavoro nei tanti anni di attivit\u00e0 giornalistica, specie nel decennio trascorso come direttore di Radio Roma.<\/p>\n<p>E a coloro i quali non rientrano nella mia rete amicale l&#8217;invito sar\u00e0 rivolto mediaticamente. Ma il nostro ufficio stampa sar\u00e0 a disposizione di chiunque, anche meno noto (attori, attrici, soubrette, cantanti, etc. &#8211; o aspiranti tali), creder\u00e0 di voler lanciare un messaggio di solidariet\u00e0 in difesa della mia dignit\u00e0 e del mio onore.<\/p>\n<p>Come sar\u00e0 anche al servizio di mia madre Lucia Salvati, dirigente dello stato in pensione, che ha espresso la ferma volont\u00e0 di sostenermi attivamente in questa battaglia.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 sar\u00e0 aperta anche a imprenditori che vorranno farlo a nome della loro azienda. Anzi, specie dopo la crisi causata dall&#8217;emergenza Covid 19, verr\u00e0 offerta un&#8217;esposizione pubblicitaria gratuita su tutti i canali mediatici da noi direttamente controllati. E comunque, chiunque vorr\u00e0 registrare un video solidale potr\u00e0 farlo e questo sar\u00e0 pubblicato sui canali che sono gi\u00e0 attivi e su quelli che attiveremo.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 affinch\u00e9 su questo caso, rimasto ormai fin troppo nell&#8217;ombra, anche per mia scelta, in quanto non ho mai voluto che fosse reso noto per tutelare l&#8217;immagine di quella Polizia di Stato, che finora poco si \u00e8 preoccupata dell&#8217;intima sofferenza che mi \u00e8 stata cagionata, non venga mai scritta la parola fine. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 su una vicenda come questa \u00e8 per me un dovere civile e morale tenere alta l&#8217;attenzione presso l&#8217;opinione pubblica&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giornalista presidente dell&#8217;Italia dei Diritti &#8211; De Pierro il 22 aprile depositer\u00e0 il contrassegno del movimento per partecipare alle elezioni europee e poi manifester\u00e0 davanti al Ministero contro l&#8217;assurda vicenda che lo vede protagonista. 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