{"id":68464,"date":"2022-05-31T17:18:57","date_gmt":"2022-05-31T15:18:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/?p=68464"},"modified":"2022-05-31T17:18:57","modified_gmt":"2022-05-31T15:18:57","slug":"arte-la-mano-di-rubens-sullacquaforte-lultima-cena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/2022\/05\/31\/arte-la-mano-di-rubens-sullacquaforte-lultima-cena\/","title":{"rendered":"Arte: la mano di Rubens sull&#8217;acquaforte l&#8217;ultima cena"},"content":{"rendered":"<p>Giovanni Battista De Andreis, artista sperimentatore e studioso di tecniche calcografiche, analizza storia e tecnica dell\u2019incisione<br \/>\nderivata dal Cenacolo di Leonardo per una circostanziata e attendibile<br \/>\nattribuzione al celebre maestro di Anversa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se ne conosceva l\u2019esistenza da sempre, da quando si \u00e8 cominciato a<br \/>\nscrivere di Rubens come incisore e pi\u00f9 importante diffusore di questa<br \/>\nparticolare tecnica d\u2019arte.<br \/>\n\u201cGli amatori hanno cercata avidamente la stampa rappresentante il<br \/>\nfamoso Cenacolo di Leonardo da Vinci\u201d cos\u00ec la presenta il Ferrario nel<br \/>\nsuo Le classiche stampe dal cominciamento della calcografia, del 1836.<br \/>\nOgni trattato ne parla, a partire dal Settecento, primo fra tutti il<br \/>\nMariette, assieme alle due uniche acqueforti concordemente attribuite<br \/>\nal Maestro fiammingo: la Santa Caterina d\u2019Alessandria e la Vecchia<br \/>\ndella candela.<br \/>\nLa notizia: L\u2019ultima cena, una tra le pi\u00f9 ricercate incisioni di<br \/>\nRubens, \u00e8 recentemente riapparsa presso un professionista Romano, il<br \/>\ndottor Gilberto di Benedetto (psicologo e psicoterapeuta).<br \/>\nCertamente un omaggio importante per il celebre e sfortunato Cenacolo<br \/>\ndipinto da Leonardo sul finire del Quattrocento per il refettorio di<br \/>\nSanta Maria delle Grazie in Milano.<br \/>\nUn bulino che per le dimensioni insolite (mm 996 x 298 al bisello) \u00e8<br \/>\nstato realizzato su due matrici congiunte: procedimento non certo<br \/>\nconsueto all\u2019epoca, dovuto probabilmente alla difficolt\u00e0 di produrre o<br \/>\nincidere matrici in rame di dimensioni cos\u00ec ragguardevoli.<br \/>\nTanto per l\u2019esecuzione quanto per la storia che l\u2019accompagna il<br \/>\nrecente rinvenimento merita pi\u00f9 di una riflessione o di una expertise<br \/>\nsbrigativa. La tradizione \u00e8 unanime nell\u2019attribuire l\u2019incisione alla<br \/>\nmano di Soutman, peintre-graveur allievo di Rubens e cresciuto alla<br \/>\nsua bottega.<br \/>\nL\u2019autenticit\u00e0 della stampa \u00e8 garantita dalla tiratura coeva, in primo<br \/>\nstato, impressa su carte con filigrane di Leida, in ottimo stato di<br \/>\nconservazione. Le matrici originali sono tuttora conservate presso lo<br \/>\nStedekijk Prentenkabinet di Anversa.<br \/>\nLe scritte della legenda sottostante, chiare ma non senza enigmi,<br \/>\nimpongono qualche considerazione non inutile.<br \/>\nA sinistra, fatto il dovuto riferimento a Leonardo (Pinxit) si legge<br \/>\nP. P. Rub. Delin. (disegn\u00f2). Manca del tutto l\u2019indicazione solita<br \/>\ndell\u2019incisore esecutore, accanto al termine excudit . Perch\u00e9?<br \/>\nDopo il termine invenit, (qu\u00ec sostituito da pinxit, l\u2019autore dell\u2019<br \/>\noriginale) il termine delineavit indica l\u2019autore del disegno<br \/>\nesecutivo, in questo caso Rubens.<br \/>\nA rigore dobbiamo dedurre che Rubens disegn\u00f2 &#8211; di questo possiamo<br \/>\nstare certi, scrupoloso com\u2019era &#8211; ma che nessuno esegu\u00ec (sculpsit o<br \/>\nexcudit). Com\u2019\u00e8 possibile? Le ipotesi non sono poche: l\u2019impossibilit\u00e0<br \/>\ndi menzionarlo, che l\u2019artista non l\u2019abbia ritenuto pertinente o<br \/>\nnecessario, che non era semplice stabilirlo o perch\u00e9, semplicemente,<br \/>\ngli incisori erano due.<br \/>\nDa notare che l\u2019acquaforte, a differenza del bulino che viene inciso,<br \/>\nin effetti viene \u201cdisegnata\u201d. Forse in questo il senso di quel<br \/>\ndelineavit, che nel presente contesto assumerebbe un significato<br \/>\nparticolare: l\u2019autore del disegno potrebbe coincidere con l\u2019autore<br \/>\ndell\u2019acquaforte?<br \/>\nLa Pinacoteca Repossi di Chiari (Brescia) possiede un foglio similare<br \/>\na questo, non coevo per\u00f2 e sprovvisto di filigrana dove curiosamente<br \/>\nsi legge, nella specifica della Collezione: \u201cIl nome dell\u2019incisore \u00e8<br \/>\nstato sostituito da quello del disegnatore\u201d. Una ammissione incauta<br \/>\nche non fa che ravvivare gli interrogativi appena esposti. Curioso<br \/>\nanche &#8211; sempre a proposito di questo lavoro e prassi generalizzata &#8211;<br \/>\ncome gli studiosi parlino indifferentemente ora di acquaforte ora di<br \/>\nbulino, mai accennando ad una tecnica composta o comunque menzionando<br \/>\nle due tecniche.<\/p>\n<p>Un po\u2019 di storia, intanto.<br \/>\nDisceso in Italia, come ogni buon nordico che intendesse temperarsi<br \/>\nnella cultura italiana, certamente impressionato dalla Cena di<br \/>\nLeonardo, Rubens non avrebbe esitato a copiarla. E\u2019 quanto<br \/>\n\u00e8 sempre stato scritto. Ipotesi suffragata, nel caso, dall\u2019unico<br \/>\ndisegno esistente del maestro riferibile a un particolare della Cena,<br \/>\nconservato nella collezione Devonshire a Chatsworth, con ogni<br \/>\nprobabilit\u00e0 databile tra il 1600 e il 1612 (J.S.Held, L.Burchard, R.A.<br \/>\nd\u2019Ulst).<br \/>\nL\u2019interrogativo se il disegno esecutivo finale abbia invece altra<br \/>\nprovenienza viene dall\u2019esistenza di una copia del Cenacolo vinciano &#8211;<br \/>\nsingolare per l\u2019orizzontalit\u00e0 del formato e la totale assenza di<br \/>\nspazio prospettico &#8211; dovuta ad allievi di Leonardo (Boltraffio o Marco<br \/>\nd\u2019Oggiono ) e conservata alla Royal Academy di Londra (ipotesi E.<br \/>\nMoeller del 1952).<br \/>\nNeppure da trascurare, come ulteriore possibile spunto iconografico,<br \/>\nuna copia della Cena di imponenti dimensioni esistente gi\u00e0 nel 1545<br \/>\nnell\u2019abbazia di Tongerloo, a qualche decina di chilometri da Anversa<br \/>\n(A. e P. Philippot nel 1967-68).<br \/>\nSempre in tema di un iter creativo che non pu\u00f2 che avvalorare<br \/>\nl\u2019importanza data dal Fiammingo a questo lavoro, esiste un disegno, al<br \/>\nGabinetto dei Disegni del Louvre, assai curioso ed eloquente. Sono<br \/>\nrappresentate in controparte le sole figure del Cristo e dell\u2019apostolo<br \/>\nSimone: un particolare di un eventuale prototipo esecutivo? Il foglio<br \/>\nsi impone per una peculiarit\u00e0 non indifferente: se da un lato vi<br \/>\nappaiono particolari identici all\u2019incisione, dall\u2019altro la posizione<br \/>\ndelle mani rispetta quella di Leonardo, soprattutto quella a sinistra<br \/>\nnella stampa.<br \/>\nSe il disegno fosse derivato dall\u2019incisione le mani non potrebbero che<br \/>\nriprendere quelle dell\u2019incisione e non certo tornare al modello di<br \/>\nLeonardo. Ma la comparsa del tendaggio, cos\u00ec come il calice e il pane<br \/>\ndavanti a Cristo, richiamano perfettamente la stampa, per cui,<br \/>\nsoltanto considerandolo uno studio creativo intermedio (un occhio<br \/>\nancora a Leonardo e un altro teso a modificare) si pu\u00f2 legittimarne<br \/>\nl\u2019origine non di riporto ma creativa: la mano di Rubens o di chi per<br \/>\nlui.<\/p>\n<p>Per cui, nonostante questa Cena incisa pretenda presentarsi come<br \/>\nfedele copia nella legenda sottostante &#8211; referenza non da poco per il<br \/>\nsuo successo &#8211; l\u2019occhio di oggi non pu\u00f2 che coglierne lo spirito di<br \/>\nlibero d\u2019apr\u00e8s, ricco di vistose ablazioni. Ambiente prospettiva e<br \/>\noggetti sono scomparsi, ad eccezione del pane e del calice. In<br \/>\naggiunta, l\u2019esuberante Rubens ha innalzato alle spalle del Cristo il<br \/>\nvistoso panneggio piramidale appena menzionato che, mentre evidenzia<br \/>\nla maest\u00e0 del Maestro, crea un trasfigurante moto ascensionale su<br \/>\ntutta l\u2019orizzontalit\u00e0 della scena. Libert\u00e0 espressive che non lasciano<br \/>\ndubbi sulla disinvoltura toccata al capolavoro vinciano.<br \/>\nCreativa dissacrazione che aggiunta all\u2019incuranza di presentarsi<br \/>\ninvertita (speculare) rispetto all\u2019originale conferma la tensione del<br \/>\nFiammingo di avvalersene pi\u00f9 per una propria rappresentazione che per<br \/>\ndiffonderne l\u2019icona originaria. Una anomalia che \u00e8 bene non trascurare<br \/>\nperch\u00e9 mai attuata da Rubens per nessuna trasposizione in stampa delle<br \/>\nsue numerose opere di pittura. Trasgressione legittimata forse<br \/>\ndall\u2019opportunit\u00e0 che, standogli sott\u2019occhio la perfezione del suo<br \/>\nprototipo, egli stesso abbia temuto di indebolirla rovesciandola, per<br \/>\nnon dire affidarne ad altri il rischio. Un Leonardo alla rovescia per<br \/>\ncui, a tutto vantaggio dell\u2019energia del foglio, che dice quanto<br \/>\nl\u2019Artista tenesse a questo lavoro, vivendolo come un vero e proprio<br \/>\nfurto creativo.<br \/>\nNon poco, per l\u2019artista trentenne che si riveler\u00e0 il maggiore<br \/>\n\u201cimprenditore\u201d della storia dell\u2019arte: fregiarsi d\u2019un colpo della<br \/>\ngrande tradizione rinascimentale con un trait d\u2019union degno di un vero<br \/>\nprotagonista.<\/p>\n<p>Da tali premesse, considerato il prestigio del lavoro, pu\u00f2 essere<br \/>\nverosimile che Rubens abbia saputo trattenersi dall\u2019intervenire<br \/>\ndirettamente sulla matrice?<br \/>\nUna occhiata non superficiale convince della assoluta armonia<br \/>\ndell\u2019insieme: incastri perfetti di luci e ombre, un controllo del<br \/>\nsegno sempre di ammirevole perfezione: assolutamente convincente nei<br \/>\npanneggi e di massima espressivit\u00e0 nei volti: sempre inventato e<br \/>\narticolato nella raffinata tornitura<br \/>\ndelle mani dei tredici personaggi. Tutto con sintesi da maestro. Dove<br \/>\nsarebbe improprio cercare il pathos distintivo del Rubens maturo, quei<br \/>\nviluppi di energia che lo fanno unico. Piuttosto risulta palpabile una<br \/>\ncerta sospesa atmosfera di attesa che riporta, per equilibrio e<br \/>\ncompiutezza, a quel capolavoro giovanile di fascinante bellezza che \u00e8<br \/>\nla tela \u201cRomolo e Remo\u201d della Pinacoteca Capitolina di Roma, dipinta<br \/>\nad Anversa nel 1616.<br \/>\nL\u2019attribuzione a Pieter Claesz Soutman &#8211; cos\u00ec come quella pi\u00f9<br \/>\ndifficilmente sostenibile a Vosterman, di recente avanzata da De<br \/>\nLiberis &#8211; merita qualche riflessione. Intanto la curiosa, non<br \/>\ntrascurabile coincidenza che un foglio importante del Soutman, La<br \/>\nCaccia al cinghiale, risulta inciso su due matrici, esattamente come<br \/>\nil nostro soggetto. Tecnicamente E\u2019 sempre presente in Soutman (come<br \/>\nha rilevato con acutezza L. Leeber) un puntinato fine, a volte<br \/>\ncirconflesso, per accompagnare il volume dei corpi e dare rilievo agli<br \/>\nincarnati nei passaggi di maggiore finezza; procedimento tipicamente<br \/>\npittorico di possibile suggerimento (o suggestione) rubensiano.<br \/>\nMancano comunque prove certe, nonostante il Soutman fosse pittore e<br \/>\nincisore, di una collaborazione ristretta tra lui e Rubens nell\u2019ambito<br \/>\ndell\u2019incisione. Ci\u00f2 che sposterebbe questa attribuzione ad altri<br \/>\nincisori: Cornelis Galle il Vecchio (conosciuto da Rubens in Italia),<br \/>\nBoetius Adamsz Bolswert, Willem Isaac Swanenburgh e qualche altro, o<br \/>\nconfermare l\u2019incisore eccellente dell\u2019atelier Rubens, Lucas Vosterman.<br \/>\nEvidente, consentendo quest\u2019ultima attribuzione, che la data verrebbe<br \/>\ndilatata dal 1610 al 1620.<\/p>\n<p>Ma in quale ottica il Maestro vedeva il rapporto con i suoi<br \/>\ncollaboratori? Una solidale vicinanza \u00e8 certa, ma lo \u00e8 ancor pi\u00f9 la<br \/>\npuntigliosa accuratezza che egli pretendeva nella fase di riproduzione<br \/>\ndi prototipi che egli stesso era solito portare alla perfezione. E\u2019<br \/>\ncertamente la causa dei ruvidi, avventurosi contrasti emersi con<br \/>\nVosterman (troppa albas\u00eca, a detta di Rubens), unanimemente<br \/>\nconsiderato il suo intagliatore di maggior talento, ma il cui rapporto<br \/>\ncon il Maestro, per quanto ci riguarda, viene costretto ai quattro<br \/>\nanni che vanno dal 1618 alla tempestiva rottura del 1622; per<br \/>\nriprendersi poi (miracoli dell\u2019arte!) dopo il 1630.<br \/>\nRubens era fin troppo consapevole, a sue spese, che quando non<br \/>\npersonalmente controllata la qualit\u00e0 del lavoro poteva slittargli di<br \/>\nmano. Mi piace citare l\u2019umilt\u00e0 davvero commovente dell\u2019Artista che<br \/>\naveva ormai conquistate tutte le corti d\u2019Europa. \u201cCon tutto ci\u00f2 posso<br \/>\ndire con verit\u00e0, che li dissegni sono pi\u00f9 finiti e fatti con pi\u00f9<br \/>\ndiligenza che le stampe, li quali dissegni io posso mostrare ad ognuno<br \/>\npoiche li ho in mia mano\u201d.<br \/>\nCome accaduto per la disgraziata serie delle illustrazioni per la vita<br \/>\ndi Ignazio di Lodola &#8211; incise a Roma dopo la sua partenza per Anversa<br \/>\n&#8211; di una mediocrit\u00e0 disarmante, bench\u00e9 \u201cL\u2019unico disegno che ne<br \/>\nconosciamo, ora al Louvre, sia di rara intelligenza e sensibilit\u00e0\u201d (D.<br \/>\nBodart 1977).<br \/>\nQuanto egli stesso lamenta in una lettera enigmatica del 23 gennaio<br \/>\n1619 diretta a Pieter Van Veen e riferita probabilmente al Vosterman:<br \/>\n\u201cHavrei ben voluto che l\u2019intagliatore [bulinista] fosse riuscito pi\u00f9<br \/>\nesperto ad imitar bene il prototypo, pur mi pare minor male di vederli<br \/>\nfare in mia presenza per mano di un giovane ben intentionato che di<br \/>\ngran valenthuomini secondo il loro capriccio\u201d. Non c\u2019\u00e8 migliore<br \/>\nconferma della preferenza di Rubens per intagliatori rispettosi delle<br \/>\nsue direttive piuttosto che per l\u2019estro di genialit\u00e0 ingovernabili.<br \/>\nFederico Zeri amava ripetere (l\u2019ha scritto anche in qualche suo libro)<br \/>\nche mentre un capolavoro sopporta qualsiasi ingrandimento, sempre<br \/>\nmigliorando, una brutta opera non pu\u00f2 che peggiorare mano a mano che<br \/>\nviene ingrandita.<br \/>\nEntrando nell\u2019incisione, si riscontrano subito due differenti<br \/>\ntecniche. Un potente ingrandimento permette di distinguere le diverse<br \/>\nspecie e modi di interventi e, ci\u00f2 che pi\u00f9 importa, i \u201ctempi di<br \/>\nesecuzione\u201d. Intanto la traccia, cio\u00e8 il disegno che contorna forme e<br \/>\nfigure, risulta incisa all\u2019acquaforte: un segno morbido e sensibile,<br \/>\nrobusto e deciso. Tutte le figure e i profili dei volti appaiono<br \/>\ntracciati da questa mano: una variet\u00e0 e intensit\u00e0 d\u2019espressioni non<br \/>\ncerto da copista! Il secondo stadio risulta eseguito al bulino: una<br \/>\nmano assai abile ha dato corpo alle figure con un<br \/>\nintaglio secco e preciso. Di rilevante interesse i punti pi\u00f9 delicati<br \/>\ndegli incarnati: la mani soprattutto, trattate con interventi di<br \/>\nfinissimi punteggiati, vibrazioni infinitesime per imitare una resa di<br \/>\nmateria pittorica.<br \/>\nEcco al terzo livello riapparire l\u2019acquaforte. Com\u2019\u00e8 possibile,<br \/>\ntrattandosi sempre di acquaforte, che le due fasi non siano state<br \/>\neseguite contemporaneamente?<br \/>\nE\u2019 questa la scoperta pi\u00f9 affascinante. Scrutando l\u2019energica<br \/>\ntratteggiatura delle massime ombre (specie tra i capelli degli<br \/>\napostoli e ovunque appaiano rinforzi consistenti) si osserva che le<br \/>\nlinee di di tratteggio procedono a scatti, come a balzelli. La mano<br \/>\ndell\u2019incisore sa riconoscere tali scatti: il caratteristico salto<br \/>\ndella punta d\u2019acciaio (puntasecca) ogniqualvolta interseca i solchi<br \/>\ndel bulino o dell\u2019acquaforte sottostante. La sicurezza con cui si<br \/>\nriesce qui a padroneggiare la direzione del segno, per quanto gli<br \/>\nincavi possano impedirlo, rivela l\u2019artiglio del Maestro. Per<br \/>\nesperienza so quanto in un intervento del genere risulta difficoltoso,<br \/>\nanche alla mano pi\u00f9 esperta, mantenere la direzione voluta.<br \/>\nSe un intervento all\u2019acquaforte &#8211; dove si disegna, \u00e8 l\u2019acido a<br \/>\nincidere &#8211; pu\u00f2 risolversi in tempi rapidi, la lavorazione a bulino<br \/>\ncomporta, oltre una ammirevole pazienza, tempi notevoli: un rapporto<br \/>\nda giornate a mesi.<br \/>\nQuesta considerazione conferma che un disegnatore prodigioso come<br \/>\nRubens era in grado di intervenire in tempi assai rapidi<br \/>\nall\u2019acquaforte, lasciando al paziente lavoro del bulinista tutto il<br \/>\nrimanente, purch\u00e9 sempre sotto controllo. Un procedimento identico a<br \/>\nquello di molti suoi disegni. Nelle stupenda Testa a sanguigna di<br \/>\nbambino qui riprodotta egli traccia appunto a sanguigna le parti pi\u00f9<br \/>\nluminose e delicate, lasciano poi agli interventi energici del<br \/>\ncarboncino tutte le parti rinforzate in ombra. Nell\u2019incisione la<br \/>\nsanguigna corrisponde al bulino e il nero del carbone all\u2019acquaforte.<br \/>\nLa lettera sopra menzionata evidenzia che l\u2019Artista considerasse<br \/>\nl\u2019incisione come emanazione della sua propria creativit\u00e0. Il suo<br \/>\nocchio straordinario non poteva che fargli ricercare nell\u2019opera<br \/>\nstampata quelle stesse caratteristiche di verit\u00e0 ed energia che<br \/>\nricercava nell\u2019opera dipinta.<br \/>\nUna energia che egli riusciva a suscitare, come nel caso di questa<br \/>\nincisione, avocando a s\u00e9 tanto la parte iniziale quanto quella finale<br \/>\ndel lavoro, con la stessa fluidit\u00e0 con cui riusciva nei dipinti a<br \/>\ninterscambiarsi con i suoi valorosi aiuti. Una bottega, la sua, che ha<br \/>\nsaputo gestire, oltre uno stuolo di incisori di considerevole statura,<br \/>\nartisti della levatura di Van Dyck o Jordaens: il pi\u00f9 importante<br \/>\nesempio di gestione di creazione artistica di ogni tempo.<\/p>\n<p>Eccessivo pretendere che per questa Cena il Maestro abbia messo mano<br \/>\nanche al bulino, nonostante la sua pratica accertata dello strumento e<br \/>\nla definizione di \u201cPittore del bulino\u201d attribuitagli da Mariette.<br \/>\nPer mio conto \u00e8 sufficiente, dato il valore del suo doppio intervento<br \/>\nin acquaforte, la certezza che egli ha tenuto sotto controllo l\u2019intera<br \/>\nlavorazione, con un\u2019attenzione specifica all\u2019intaglio. Per il quale<br \/>\nnon credo ragionevole, in ultima analisi, spostarsi da Soutman; non<br \/>\nfosse che per le sue documentate capacit\u00e0 e per rispetto di quella<br \/>\ntradizione che concordemente lo richiama. Una attribuzione diversa<br \/>\nsuonerebbe meno giustificata, come anche quella a Vosterman, avanzata<br \/>\nda De Liberis, mi sembra posticipi troppo una esecuzione che io sento<br \/>\ncollocarsi nel primo decennio del Seicento.<br \/>\nPer cui, come per gran parte del suo stile di produzione pittorica, \u00e8<br \/>\npossibile a pieno titolo ascrivere al nome di Rubens la piena<br \/>\npaternit\u00e0 di questo stupendo e insolito foglio. Una qualit\u00e0 e una<br \/>\nrarit\u00e0 di cui non \u00e8 certo agevole ipotizzare un possibile valore di<br \/>\nmercato. Nella misura in cui \u00e8 difficile precisare quale valore si<br \/>\nintenda e, soprattutto, a quale mercato ci si voglia riferire.<br \/>\nCome artista e come appassionato studioso di questa meravigliosa arte<br \/>\nsu carta non posso che concludere: allo stesso modo che un<br \/>\nappassionato di Rubens ricerca una sua opera autentica di pittura si<br \/>\npu\u00f2 parimenti restare affascinati da questa originalissima \u201cUltima<br \/>\ncena\u201d del grande maestro di Anversa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Battista De Andreis, artista sperimentatore e studioso di tecniche calcografiche, analizza storia e tecnica dell\u2019incisione derivata dal Cenacolo di Leonardo per una circostanziata e attendibile attribuzione al celebre maestro di Anversa. &nbsp; Se ne conosceva l\u2019esistenza da sempre, da quando si \u00e8 cominciato a scrivere di Rubens come incisore e pi\u00f9 importante diffusore di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7433,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[],"class_list":["post-68464","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-comunicati"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Arte: la mano di Rubens sull&#039;acquaforte l&#039;ultima cena - area-press.eu<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Arte: la mano di Rubens sull&#039;acquaforte l&#039;ultima cena - area-press.eu\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Giovanni Battista De Andreis, artista sperimentatore e studioso di tecniche calcografiche, analizza storia e tecnica dell\u2019incisione derivata dal Cenacolo di Leonardo per una circostanziata e attendibile attribuzione al celebre maestro di Anversa. &nbsp; 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