{"id":61251,"date":"2021-07-28T13:35:54","date_gmt":"2021-07-28T11:35:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/?p=61251"},"modified":"2021-07-28T13:35:54","modified_gmt":"2021-07-28T11:35:54","slug":"lo-stallo-nei-negoziati-per-lingresso-della-serbia-nellue-avvicina-sempre-di-piu-belgrado-a-mosca-e-a-pechino-di-giancarlo-elia-valori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.area-press.eu\/comunicatistampa\/2021\/07\/28\/lo-stallo-nei-negoziati-per-lingresso-della-serbia-nellue-avvicina-sempre-di-piu-belgrado-a-mosca-e-a-pechino-di-giancarlo-elia-valori\/","title":{"rendered":"Lo stallo nei negoziati per l\u2019ingresso della Serbia nell\u2019Ue avvicina sempre di pi\u00f9 Belgrado a Mosca e a Pechino. Di Giancarlo Elia Valori."},"content":{"rendered":"<p>La Serbia attende dal 2012 che l\u2019Unione Europea dia una risposta alla sua richiesta di diventare membro a tutti gli effetti dell\u2019Unione stessa.<br \/>\nNonostante estenuanti negoziati, questa risposta tarda a venire e la causa principale dello stallo ha un nome preciso: il Kossovo.<br \/>\nL\u2019Unione, prima di accettare la richiesta di adesione da parte di Belgrado, pretende una soluzione definitiva dei rapporti tra Serbia e quella regione che da essa si \u00e8 distaccata dopo il conflitto del 1999, quando in soccorso degli albanesi kosovari si mobilit\u00f2 la Nato e che nel febbraio del 2008 ha proclamato la propria indipendenza.<br \/>\nLa Serbia non ha mai riconosciuto la nascita della Repubblica kosovara, come del resto non l\u2019hanno riconosciuta molti altri importanti paesi: su 193 membri delle Nazioni Unite, solo 110 stati hanno accettato formalmente la nascita della nuova repubblica mentre i restanti, tra cui Russia, Cina, Spagna, Grecia e Romania-per citarne solo i pi\u00f9 importanti- si rifiutano di riconoscere l\u2019indipendenza degli albanesi di quella che un tempo era una regione della Serbia.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea non pu\u00f2 accettare che uno dei suoi membri, come sarebbe il caso della Serbia se la sua candidatura venisse accettata, non sia di fatto in grado di garantire il controllo delle proprie frontiere.<br \/>\nDalla fine della guerra tra Kosovo e Serbia non esiste infatti una chiara e controllata linea di confine tra i due paesi. Per evitare continui scontri Pristina e Belgrado hanno di fatto lasciato aperta la frontiera, chiudendo tutti e due gli occhi sull\u2019 \u201deconomia del contrabbando\u201d che prospera su entrambi i lati del confine.<br \/>\nIn questa situazione, qualora la Serbia divenisse membro a tutti gli effetti dell\u2019Unione Europea, si creerebbe una falla nelle frontiere di tutta l\u2019Area Schengen, in quanto chiunque, passando dal Kossovo potrebbe poi trasferirsi in tutti i paesi dell\u2019Unione.<br \/>\nQuesto non \u00e8 l\u2019unico ostacolo all\u2019adesione di Belgrado all\u2019Unione: molte cancellerie europee guardano con diffidenza alla politica estera serba, che fin dai tempi della dissoluzione della Federazione Jugoslava ha mantenuto un rapporto privilegiato con la Russia, rifiutando di aderire al programma di sanzioni decretate dall\u2019Europa nei confronti del Cremlino dopo l\u2019annessione della Crimea ai danni dell\u2019Ucraina.<br \/>\nDurante la pandemia da Covid 19, la Serbia ha addirittura accettato di produrre direttamente nei propri laboratori il vaccino russo \u201cSputnik V\u201d, snobbando platealmente l\u2019offerta vaccinale di Bruxelles.<\/p>\n<p>Per gli americani e per alcuni importanti stati europei, l\u2019ingresso formale della Serbia nell\u2019Unione potrebbe spostare verso oriente il centro di gravit\u00e0 della geopolitica del Vecchio Continente aprendo, via Belgrado, un canale privilegiato di dialogo tra Mosca e Bruxelles.<br \/>\nQuesta possibilit\u00e0, per\u00f2, non \u00e8 vista con sfavore dalla Germania che nelle intenzioni del Presidente della CDU, Armin Laschet, prossimo candidato alla successione ad Angela Merkel alla guida della Cancelleria Federale, ha di recente dichiarato di essere favorevole a una politica estera che \u201csi sviluppi in multiple direzioni\u201d, avvertendo i partner occidentali del pericolo derivante \u201cdall\u2019interruzione del dialogo con la Russia e con la Cina\u201d. In proposito, Laschet ha pubblicamente dichiarato che \u201cla politica estera deve essere sempre incentrata sulla ricerca di modalit\u00e0 di interazione, inclusa la cooperazione con paesi che hanno modelli sociali differenti dai nostri, come la Russia, la Cina e le nazioni del mondo arabo\u201d.<br \/>\nOggi non sappiamo se Laschet in autunno assumer\u00e0 la guida del Paese pi\u00f9 potente dell\u2019Unione, ma quel che \u00e8 certo \u00e8 che l\u2019eventuale ingresso formale della Serbia nei ranghi dell\u2019Unione potrebbe costringere l\u2019Europa a rivedere alcune delle sue posizioni in politica estera, sotto la spinta di un nuovo asse serbo-tedesco.<br \/>\nAl momento comunque l\u2019ingresso di Belgrado in Europa appare ancora di l\u00e0 da venire, proprio a causa dello stallo dei negoziati serbo kosovari.<br \/>\nNel 2013, Pristina e Belgrado hanno siglato il cosiddetto \u201cPatto di Bruxelles\u201d, un accordo ottimisticamente ritenuto dalla diplomazia europea in grado di portare rapidamente a una normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo, in vista di un reciproco riconoscimento politico e diplomatico.<br \/>\nParte integrante dell\u2019accordo era, da un lato, l\u2019impegno delle autorit\u00e0 di Pristina a riconoscere un alto grado di autonomia amministrativa alle municipalit\u00e0 kosovare abitate da una maggioranza serba e, dall\u2019altro lato, la collaborazione da parte dei serbi nella ricerca dei resti delle migliaia di albanesi Kosovari presumibilmente eliminate dalle truppe di Milosevic durante la repressione che precedette la guerra del\u201999.<\/p>\n<p>Nessuno dei due impegni \u00e8 stato finora rispettato e, durante l\u2019incontro che si \u00e8 tenuto a Bruxelles lo scorso 21 luglio tra il presidente serbo Alexander Vucic e il primo ministro del Kosovo Albin Kurti, sarebbero volate parole grosse e accuse reciproche sulla mancata implementazione del \u201cPatto\u201d al punto che il responsabile della politica estera europea, Josep Borrel, ha pubblicamente chiesto alle due parti di \u201cchiudere il capitolo di un passato doloroso attraverso un accordo legalmente vincolante sulla normalizzazione delle relazioni reciproche, in vista della realizzazione di un futuro europeo per i propri cittadini\u201d. Questo futuro appare quantomeno nebuloso ove si consideri che la Serbia, di fatto, si rifiuta di riconoscere il valore legale di lauree e diplomi rilasciati anche a membri della minoranza serba del Kosovo dalle autorit\u00e0 accademiche kosovare.<br \/>\nAl momento, comunque, in Europa e oltreoceano entrambi i contendenti si stanno assicurando supporti e alleanze.<br \/>\nLa Serbia \u00e8 guardata con favore dal presidente di turno dell\u2019Unione, lo sloveno Janez Jansa, che \u00e8 un sostenitore del suo ingresso perch\u00e9 \u201cquesto sancirebbe in modo definitivo la dissoluzione della Federazione jugoslava\u201d. Anche la stragrande maggioranza dei partiti di destra europei, a partire dal \u201cRassemblement National\u201d francese all\u2019ungherese \u201cFydesz\u201d, approvano la richiesta di adesione di Belgrado e corteggiano apertamente le minoranze serbe che vivono nei rispettivi paesi, mentre l\u2019amministrazione Biden, dopo gli anni del disimpegno americano dai Balcani dai tempi di Bush, di Obama e di Trump, avrebbe deciso di riportare la regione nella lista degli impegni prioritari di politica estera, affidando il \u201cDossier Serbia\u201d al sottosegretario agli Affari Europei ed Eurasiatici, Matthew Palmer, diplomatico di lungo corso e di grande esperienza.<\/p>\n<p>Per sostenere la candidatura serba di adesione all\u2019Europa, Belgrado ha schierato anche dei lobbisti ufficiali.<br \/>\nNello scorso mese di giugno la societ\u00e0 di lobbying \u201cND Consulting\u201d di Natasha Dragojilovic Ciric si \u00e8 ufficialmente registrata nel cosiddetto \u201calbo della trasparenza\u201d di Bruxelles per promuovere il sostegno alla candidatura di Belgrado. La ND \u00e8 finanziata da un gruppo di donatori internazionali e si avvale della consulenza di Igor Bandovic, gi\u00e0 ricercatore dell\u2019americana Gallup e capo del \u201cBelgrade Centre for Security Policy\u201d, dell\u2019avvocatessa Katarina Golubovic del \u201cComitato dei Giuristi per i diritti umani\u201d e di Jovana Spremo, gi\u00e0 consulente dell\u2019OSCE.<br \/>\nQueste sono le truppe legali schierate da Belgrado a Bruxelles per supportare la sua richiesta di integrazione formale in Europa, ma nel frattempo la Serbia non trascura le sue alleanze \u201corientali\u201d.<br \/>\nAll\u2019inizio di questo mese, il capo dell\u2019SVR, il Servizio segreto russo di intelligence estera, Sergey Naryshkin, ha compiuto una visita ufficiale a Belgrado, poche settimane dopo la conclusione di un\u2019esercitazione militare congiunta tra forze speciali russe (gli \u201cSpetznaz\u201d) e forze speciali serbe.<\/p>\n<p>Nella capitale serba Naryshkin non ha incontrato soltanto il suo omologo serbo Bratislav Gasic, capo della \u201cBezbednosno Informativna Agencija\u201d il piccolo ma potente Servizio segreto serbo, ma \u00e8 stato anche ricevuto dal presidente della Repubblica Alexander Vucic allo scopo di rendere pubblica la vicinanza tra Serbia e Russia.<br \/>\nI tempi della visita coincidono con la ripresa dei colloqui a Bruxelles sull\u2019adesione della Serbia all\u2019Unione e possono essere chiaramente considerati come strumentali all\u2019esercizio di una sottile pressione diplomatica tendente a convincere l\u2019Unione dell\u2019eventualit\u00e0 che, in caso di rifiuto, Belgrado decida di voltare definitivamente le spalle all\u2019Occidente, per allearsi con un oriente evidentemente pi\u00f9 disponibile a trattare i serbi con quella dignit\u00e0 e attenzione che un popolo orgoglioso e tenace ritene di meritare.<br \/>\nUna notizia che conferma che la Serbia \u00e8 pronta a voltare le spalle all\u2019Ovest, qualora l\u2019Europa continui a procrastinare la decisione sul suo ingresso nell\u2019Unione: La Cina ha firmato nei giorni scorsi un accordo di Partnership con Belgrado nel campo della ricerca farmaceutica, un accordo che fa della Serbia uno dei maggiori, attuali, partner commerciali di Pechino sul Continente europeo.<\/p>\n<p>Giancarlo Elia Valori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Serbia attende dal 2012 che l\u2019Unione Europea dia una risposta alla sua richiesta di diventare membro a tutti gli effetti dell\u2019Unione stessa. 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